30 dicembre 2006

Se cerchi…


Se cerchi la felicità preparati a far piovere felicità su chiunque incontri. Il mondo è solo un'eco: qualsiasi cosa fai ti torna indietro. Non aspettarti mai amore da coloro a cui tiri delle pietre, e se conficchi spine negli altri non aspettarti niente di più che una ricca messe di ortiche. E' un'eterna legge, che l'odio genera l'odio e l'amore genera amore!

*
Osho Rajneesh
fotografia: Jaroslav Monchak

28 dicembre 2006

Il domani


Non avessi sperato in te

e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore tu che continui a dirmi
che verrai domani e non capisci che per me
il domani è già passato...

*
Alda Merini
fotografia: Steven Meisel

23 dicembre 2006

Alla luce del sole


Lei non temeva pericoli
perché non conosceva peccato!

*
Anonimo
fotografia: Lisa Laqua

Il Mago di Natale!


Se io fossi il mago di Natale farei spuntare un albero di Natale in ogni casa, in ogni appartamento dalle piastrelle del pavimento, ma non l’alberello finto, di plastica, dipinto che vendono adesso alla Upim: un vero abete, un pino di montagna, con un po’ di vento vero impigliato tra i rami, che mandi profumo di resina in tutte le camere, e sui rami i magici frutti: regali per tutti. Poi con la mia bacchetta me ne andrei a fare magie per tutte le vie. In via Nazionale farei crescere un albero di Natale carico di bambole d’ogni qualità, che chiudono gli occhi e chiamano papà, camminano da sole ballano il rock ‘n roll e fanno le capriole. Chi le vuole, le prende: gratis, si intende. In piazza San Cosimato faccio crescere l’albero del cioccolato; in via del Tritone l’albero del panettone; in viale Bruno Buozzi l’albero dei maritozzi, e in Largo Santa Susanna quello dei maritozzi con la panna. Continuiamo la passeggiata? La magia è appena cominciata: dobbiamo scegliere il posto all'albero dei trenini: va bene Piazza Mazzini? Quello degli aeroplani lo faccio in via dei Campani. Ogni strada avrà un albero speciale e il giorno di Natale i bimbi faranno il giro di Roma a prendersi quel che vorranno. Per ogni giocattolo colto dal suo ramo ne spunterà un altro dello stesso modello o anche più bello. Per i grandi invece ci sarà magari in via dei Condotti l’albero delle scarpe e dei cappotti. Tutto questo farei se fossi un mago. Però non lo sono, che posso fare? Non ho che auguri da regalare: di auguri ne ho tanti, scegliete quelli che volete, prendeteli tutti quanti.



*
Gianni Rodari
fotografia: Krysta Marie

20 dicembre 2006

La Fantasima



 
Ogni vecchio marito di moglie giovane vivrebbe d'angoscia senza il conforto della religione; e messer Tonio degli Albizeni pregava molto e consumava molto tempo in esercizi spirituali, sí che, nelle ore che gli rimanevano da star con la moglie, il giorno non s'avvedeva di nulla e la notte non si risentiva di nulla. Il mondo diceva che madonna Lisa non era guardinga e che le fiammeggiavano negli occhi le voglie non sazie; ch'essa tutta cascante di vezzi trescava con questo o con quello e che poco schifiltosa variava troppo gli amori; ma messer Tonio bandiva i sospetti con le orazioni e raccomandava al Cielo la virtù di madonna: giorno e notte, nella sua camera, egli manteneva accesa una piccola lampada dinanzi un’immagine sacra; e, mallevadore il prete cui talvolta aveva espressi i suoi dubbi, quella luce valeva a garantirgli l'incolumità del talamo. Infatti nella stanza nuziale madonna Lisa non aveva peccato mai: a pianterreno c'era una camera da dormire, una camera in cui messer Tonio ospitava gli amici e in cui egli non aveva messo più piede da quando s'era sparsa la voce che ci si vedevano gli spiriti maligni. Madonna Lisa non temeva gli spiriti, anzi non di rado li chiamava lei là dentro; pure come il marito s'impauriva leggendo nelle vite de' santi padri le descrizioni delle orride forme assunte dal demonio per spaventare gli anacoreti e vincerne la resistenza in Dio, e recitava spesso delle giaculatorie che lo difendessero dagli spettri, madonna Lisa biascicava con lui senza ridere le giaculatorie contro gli spettri.
In quel tempo era tornato a Forlì un giovane di nome Guido Morlaffi, il quale allo studio in Bologna più tosto che a discutere il giure aveva appreso a donneare e a burlare i mariti gelosi.
Di persona bella e gagliarda e di cervello balzano e sagace, in tali arti era divenuto maestro con poca fatica; e con meno fatica raccontando ai compagni le sue gaie vicende, che i compagni narravano di qua e di là, agli occhi delle donne di Forlí diveniva più celebre che s'avesse avuta in testa tutta la glossa d'Irnerio.
Ora, madonna Lisa degli Albizeni voleva esser delle prime a esaminare come messer Guido si fosse addottrinato in Bologna; né il suo era desiderio difficile da esaudire. Già egli la vagheggiava; ed ella incontrandolo per via lo guardava come persona a cui si è pensato piú volte: alla finestra l'attendeva mostrando d'attenderlo e gli sorrideva con gli occhi. Poi al sorriso degli occhi accompagnò il sorriso delle labbra; poi rispose con segni: ella vedeva, ella capiva; e sospirava.
Guido Morlaffi cominciò dunque a scriverle delle lettere tutte miele e tutte fiori, quali s'imparavano solo a Bologna; e le gettava per la finestra; senza fallare. A cui, per bocca d'una servicina, la quale aveva istruita meglio a queste che alle altre faccende, madonna Lisa rispose che essa non aveva pace, tanto ardeva di lui, ma che il marito le stava sempre tra i piedi: ciò perché le donne perbene debbono far parere gelosi e feroci i mariti anche quando sono com'era messer Tonio.
- Appena potrà, mi manderà a chiamarvi - assicurava la servicina. E un giorno venne a dire a messer Guido: - Messer Tonio ha paura degli spiriti, e voi?
- Dove sono? - domandò il Morlaffi.
Rispose l'altra: - In una stanza dove il sere non entra mai e dove madonna vi farà entrare questa notte a pena che il sere dormirà.
Messer Guido sospettò un inganno e chiese:
- Oh!, e madonna non ha paura lei?
- Non l'avrà con voi.


E il giovane promise che v'andrebbe. Né mancò all'ora convenuta; e madonna Lisa, che pareva angustiata e timorosa, quasi senza fiatare l'introdusse nella camera buia degli spiriti; e disse: - Non dorme ancora e bisogna aspettare.
Così messer Guido rimase un pezzo ad aspettare al buio; e la donna non veniva mai, e neppure gli spiriti. Egli sbuffava e imprecava a tutti i mariti che non dormono e a tutte le mogli che non sanno addormentarli, quando finalmente udì dei passi: i passi della servicina che con in mano una lucerna veniva a dire come messer Tonio non aveva sonno. Onde messer Guido, stucco e ristucco, fece per andarsene. Ma non andò.
La serva di madonna Lisa era piccoletta e rotondetta; era fresca e colorita, e a guardarla dava l'idea d'una pera già matura quando è lí che par che dica coglimi. A messer Guido, che era stucco, bisognava attendere dell'altro; e nessuna maggior noia che un'attesa prolungata per chi fra tanto non faccia qualche cosa.
Che cosa fece messer Guido?
Talora accade che un ragazzo nel passare presso un orto scorga una pera già matura la quale in vista da uno dei rami più carichi e più bassi par che dica coglimi; e il ragazzo s'arresta, guata, si delibera, salta la siepe ed allunga la mano: allunga la mano, ed ecco che il padrone gli esce addosso infuriando e tempestando.


Ed ecco aprirsi la porta e comparire madonna Lisa, la quale fermatasi di botto - Buon pro', messere - , disse.
La servicina aveva messo un grido e s'era coperto il viso con le mani. E la padrona aggiunse, piena d'ira:
- Ma dell'ingiuria vi pentirete tutt'e due! - E tornò indietro; e allora fuggì anche la servicina; di guisa che messer Guido rimase così, senz'aver còlto nulla.
Della serva non gli rincresceva molto; ma molto gli rincresceva di madonna Lisa, e del bene perduto prima che goduto. A ricuperarlo - giacché voleva ricuperarlo ad ogni costo e in quella notte stessa - , egli chiese consiglio alla sua matta testa, la quale gli ricordò che messer Tonio temeva degli spiriti: indi l'idea. Subito dal letto, che là era preparato, trasse via un lenzuolo, vi s'avvolse da capo a piedi, e salite le scale brancicando ed inciampando, piano piano si diresse ove di sotto un uscio appariva un po' di luce. L'uscio cedette all'impeto.
- Uh la fantasima! - urlò, balzando, messer Tonio, il quale vegliava in orazione. A che la Lisa si rivolse, e nello scorgere il Morlaffi in tale foggia, co 'l viso deforme e gli occhiacci spiritati, quasi scoppiava per non ridere. Pure disse seria:
- Io non vedo nulla - e richiuse le palpebre.
- È là! È là! - ripeteva messer Tonio, e si faceva di gran croci. Nella stanza, davanti all’immagine sacra, ardeva la lucerna, ma con lume cosí tenue e fosco che tra quel lume e il buio dell'altra camera il mostro bianco, immoto e diritto su la soglia, appariva immateriale e vano al pari d'una larva.
Messer Tonio guardava con terrore, ma preso dal fascino della visione sovrumana non poteva distorre gli occhi da quegli occhi mostruosi; e mentre si segnava con la destra, con la sinistra scoteva madonna Lisa perché partecipasse al suo terrore.
- Vuol parlare! Parla! - egli gemeva.
Lo spettro infatti allargava la bocca senza dir nulla, quasi attingesse ed aspettasse la voce di sottoterra; e con una voce che veniva da sottoterra finalmente ululò: - Ohimè, messer Tonio, ohimè! In purgatorio si sta male!
A messer Tonio pareva d'essere in purgatorio; e - Odi tu? - egli gemette.
- Io non odo nulla - rispose la donna - . Voi sognate. Lasciatemi dormire.
- Non sei in grazia di Dio tu, e non odi nulla! - mormorò il marito; e lo spettro ululando proseguì: - Non per voi, messer Tonio, vo attorno la notte; non per voi: cent'anni andrò attorno la notte se la vostra donna non perdonerà a chi l'offese.
- Perdona, perdona! - scongiurava messer Tonio. E la moglie: - Ma voi siete ammattito a leggere le storie dei Santi! Che cosa andate dicendo?
- Mala femmina! - gridò l'altro vinto, nell'angoscia, dalla rabbia; e la fantasima con voce di lamentosa divenuta terribile, e con le braccia tese, terribile, comandò: - Madonna Lisa, perdonate agli offensori vostri!
- Perdona, perdona! - ripeté disperato e piangente messer Tonio.
- A chi?
- Agli offensori tuoi!
- Bene - disse madonna Lisa - , io che faccio sempre quello che volete e quel che non volete, se volete, perdonerò. Siete contento? E pareva che ella interrogasse la fantasima invece che il marito. Ma la fantasima, dopo avere aperta e chiusa la bocca senza ringraziare, perché la sua voce era tornata sottoterra, scosse le braccia come due ali e lenta e lieve, lenta e lieve sparì nel buio.
Né ricomparve mai più: madonna Lisa aveva perdonato - anche alla servicina.


Adolfo Albertazzi

18 dicembre 2006

La poesia



La poesia non è un modo di esprimere un'opinione.

E' un canto che sale da una ferita sanguinante
o da labbra sorridenti.

*

Khalil Gibran
fotografia: Brené Brown

08 dicembre 2006

Amami così...


Amami per un’ora soltanto, come se fosse la prima di tante che non sappiamo se arriveranno o come se fosse l’ultima di tante ore già conosciute. Amami per un’ora con l’intensità di un anno o amami per un anno mettendoci dentro la pienezza di ogni ora del tuo essere.

Amami ogni giorno come se non dovessi vedermi mai più, e poi svegliati la mattina al mio fianco, sorridendo perché vedi che ci sono ancora.

Accarezzami con la delicatezza con cui sfioreresti un sogno e prendimi con la forza che useresti per tenerti aggrappato ad una corda che ti tiene appeso sopra al vuoto di un burrone.

Amami nell'intensità di uno sguardo, nel calore di un respiro, nella luce delle parole e nell'ombra di un silenzio e amami perdutamente come se dalla mia presenza dipendesse la tua essenza di vita.

Amami come se fossi la prima e l’ultima, la madre e la prostituta, ama con dolcezza la bambina che ho dentro e ama con passione la donna che sono fuori.

Amami senza chiederti il perché… ma domandati sempre se io ti amo altrettanto, non darlo per scontato. Amami con rabbia e con fatica quando non riesci a capire ciò che ho dentro e amami senza freni e limiti quando te lo dimostro.

Amami proteggendomi quando cerco un rifugio tra le tue braccia e amami liberando il mio volo d’ali quando ho bisogno di scoprire cosa c’è fuori dal nido.

Amami anche con la tua assenza, riempimi l’anima col tuo pensarmi ogni volta che sei lontano, fammi sentire la tua presenza all'angolo della bocca, dove la mia lingua indugia ricordando l’ultimo bacio. Amami pensandomi con un’intensità tale da farmi sentire, solo immaginandole, le tue mani sulla mia pelle.

Amami come un’ombra che mi perseguita ma che non m’imprigiona, come una dolce promessa che si rinnova e come un’eccitante minaccia alla tranquillità del mio quotidiano. Fammi avere paura di tanto amore e fammela passare facendomelo vivere. Fammi sentire incapace di poterlo contenere tutto in una sola esistenza, questo amore, e dimostrami che invece ci sono sempre spazi e tempi per il "troppo" amore. Dammi tanto quando non ti chiedo niente e dammi poco quando vedi che pretendo senza dare.

Per una volta, una volta soltanto, lasciami dire liberamente come vorrei essere amata… e poi amami per come sei capace… e se non ne sei capace almeno non farmi del male.

Non voglio amore eterno, a quello non credo, voglio amore "vero"… un anno, un mese, un’ora… perdutamente… come dice una certa canzone.


LadyOscar743


fotografia: Edita Vilkeviciute - Anja Rubik model

06 dicembre 2006

Aforisma


Se vuoi,

sarò irreprensibilmente tenero

non un uomo, ma una nuvola in calzoni.

Vladimir Majakovskij


fotografia: Andrew Lucas

02 dicembre 2006

Noi sognatori...


Anche se poi non staremo mai insieme c'è questa particolare affinità, questo darsi senza chiedere... parliamo di noi sognando baci, il fare l'amore il dire no, ma poi forse è un si... io ti cedo la parte migliore di me e anche tu, nella speranza che l'uno o l'altro la rispetti, ci basta poco. Ma si sa, i sognatori vivono una notte come se fosse la vita intera... possiamo darci tutto in un solo momento, si tutto... anima, corpo, respiro e magari poi tornare a sognare e sperare, sperare perché avere un sogno è vivere e sperare è amare il sogno... il sogno dell'amore, quel viandante frettoloso che lascia il segno e non si ferma, quella nuvola che graffia il cielo. Quanti sogni, speranza di vivere quell'attimo eterno di vivere un solo minuto in cambio di una vita ma che sia un attimo di estasi di assenza di movimento di perfetta sincronia tra mente, corpo e spirito e il cuore che si riempie di quell'amore che puro appare agli occhi del sognatore e torna a vivere l'attimo dando sé stesso in cambio quel sé stesso che è ogni giorno uguale che ogni giorno guarda il sole come potesse indicargli la via. Ehi sognatore, che voli con la fantasia restando sveglio, che vegli durante la notte che scruti tra i vicoli del cuore in cerca di ciò che non esiste tu che fai tesoro di ogni granello di sabbia per prolungare il tempo nella clessidra quel tempo indimenticabile quel tempo che ti appare nemico prigione dei tuoi desideri e dei tuoi mille perché questo è un mestiere ingrato ma il sognatore questo lo sa..

Jack in the wind


photo dal web

30 novembre 2006

Una lettera d'amore

Ho visto la tua bellezza triste amore mio... Tu sei un velo finissimo tessuto da un telaio magico che poteva intrecciare fili di seta ricavati da ragnatele d'oro, nelle tue trame sono incastonate le più' belle gemme dell'universo... La vita, strega cattiva, gelosa della tua bellezza, ha fatto scendere su di te polvere di dolore e lacrime di solitudine, la tua seta non diffonde più' la sua aurea dorata e le tue gemme non risplendono più' dei colori dell'iride... L'incantesimo potrà' essere rotto solo da un uomo che ti ama, un uomo che dovrà' essere sensibile, delicato e dolce, un uomo che, come te, ha sofferto le pene inflettigli dalla strega della vita... Quell'uomo dovrà' togliere, ad uno ad uno, i granelli di polvere di dolore, dovrà' asciugare, con le sue labbra, le lacrime di solitudine, solo così potrai tornare la stupenda tela che eri... Ci vorrà' tempo, l'uomo dovrà' stare molto attento a non rovinare la tua trama delicata, dovrà' capire, da un tuo sguardo, da un tuo fremito, da un tuo sospiro, dalle tue labbra mute, quando togliere un granello o quando asciugare una lacrima... A volte sbaglierà', ma non rovinerà' la tela, non toglierà' splendore alle tue gemme, perché' sarà delicato e saprà' fermarsi in tempo... Dovrai fidarti di quell'uomo, dovrai affidarti al suo amore, piano piano ti accorgerai di amarlo come lui ti ama, ti accorgerai che anche tu stai togliendo il dolore e le lacrime dal suo cuore, capirai il suo amore e sarai pronta a donargli il tuo... Un giorno sarai come prima, un giorno quell'uomo potrà' ammirarti in tutta la tua bellezza, potrà' vedere la tua aurea dorata, l'iride delle tue gemme... Non vorrà' nulla da te, l'amore lo ripagherà', non chiederà' nulla per se, accetterà' solo i tuoi doni, anche un sorriso potrà' ripagarlo delle sue fatiche... Mi permetterai di essere quell'uomo amore mio ??? 

Anonimo

fotografia: Andreas Puhl

Una voce


Una voce profonda
mi accarezza...
come dita delicate
mi scivola addosso...
la voce del cuore
chiara e nitida
in un frastuono di voci...
stridule.

Una voce calda,
sensazione di ghiaccio bollente,
voce carezzevole...
mi avvolge
come musica dolcissima...
mi abbandono al ricordo,
voce profonda...
in un sussurro d'amore,
in un attimo di infinito.


photo dal web

29 novembre 2006

Aforisma



"Quando si tratta di leggere negli occhi di una donna, 

la maggior parte degli uomini è analfabeta."

Heidelinde Weis


photo dal web

21 novembre 2006

Grandi fotografi

Jean Francois Jonvelle



"Quando fotografo una donna,
io voglio ch'ella sappia
che è la più bella della terra,
perché una donna che si sente bella
è veramente la più bella donna del mondo!"



Jean-Francois Jonvelle

La vita è un dono!


… così come siamo, senza strani accorgimenti, né ombre né contorni. Nella pura essenzialità dei nostri naturali gesti. La trasparenza necessaria affinché le nostre piccole imperfezioni vengano facilmente fuori e si facciano valere. Le essenze profumate, nascondono ingiustamente la nostra naturale traspirazione, il profumo di una pelle fortunatamente dissimile da persona a persona, da carattere a carattere. Perché tradire il nostro odore? L’unico vero richiamo per essere riconoscibili da chi va a caccia di sincerità.  Donarsi, alla fine è l’unica, valida attitudine in questo già fin troppo abusato mercato. Donarsi non vendersi. Concedersi non barattarsi. Avere la forza di annullarsi per riemergere nell'anima di qualcun altro in grado di comprendere ed apprezzare i nostri intenti, la nostra incontenibile generosità. Ogni mio lavoro è un dono che dedico anche a me stesso. Mi premio così. E più la vita mi toglie… e più sento il bisogno di gratificarla, perché qui o altrove, so che ogni mio piccolo sforzo fa sorridere gli angeli… e rende azzurra la mia tolleranza. Buone ragioni per non sentirmi “nudo”. Legato ad un respiro….

“… Tutto ciò che vale veramente, che toglie il sonno e che da felicità, si impara presto che non costa niente, non si può vendere e mai si comprerà. E se faremo un giorno l’inventario sapremo che per noi non c’è mai fine, siamo l’immenso ma pure il suo contrario, vizio assurdo ed ideale più sublime… la vita è un dono legato ad un respiro!”

Renato Zero




19 novembre 2006

Giovinezza


Ci sono cose che non puoi vedere con gli occhi; devi vederle con il cuore e questo non è facile. Se ritrovi lo spirito della giovinezza dentro di te, con i ricordi di adesso ed i sogni di allora, potrai farlo rivivere e cercare una sola strada nell'avventura che chiamiamo vita, verso un destino migliore. E il tuo cuore non sarà mai stanco ne vecchio.

Sergio Bembaren

fotografia: Dima Begma

Aforisma


Esistono molti motivi per non amare una persona... 
soltanto uno per amarla!

Carlos Drummond de Andrade


in foto: Corine Rottschäfer (Miss World 1959)


17 novembre 2006

Mi piaci quando taci


Mi piaci quando taci perché sei come assente, e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca. Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi e che un bacio ti abbia chiusa la bocca. Siccome ogni cosa è piena della mia anima tu emergi dalle cose, piena dell'anima mia. Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima, e assomigli alla parola malinconia. Mi piaci quando taci e sei come distante. Sembri lamentarti, farfalla che tuba. E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge: lascia che io taccia con il silenzio tuo. Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio chiaro come una lampada, semplice come un anello. Sei come la notte, silenziosa e stellata. Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice. Mi piaci quando taci perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Poi basta una parola, un sorriso. E sono felice, felice che non sia vero.

 Pablo Neruda

photo dal web

16 novembre 2006

Tilopa ( il bambù cavo)


Il bambù è cavo all'interno... Quando riposi, ti senti proprio come un bambù: cavo internamente, vuoto. In realtà è proprio così: il tuo corpo è un bambù, cavo all'interno. La pelle, le ossa, il sangue, fanno tutti parte del bambù; all'interno c'è spazio, una cavità.

Seduto senza far nulla, con la bocca che non pronuncia alcuna parola, inattiva, con la lingua che tocca il palato, ferma, senza il vibrare dei pensieri, con la mente che osserva passivamente, senza aspettarsi qualcosa in particolare, sentiti un bambù cavo. All'improvviso, un'energia infinita si riverserà dentro di te; sarai colmo dell'ignoto, del misterioso, del divino. Il bambù cavo diventa un flauto, e il divino inizia a suonarlo. Quando sei vuoto non ci sono barriere che impediscano al divino di entrare dentro di te.

Provalo, è una delle meditazioni più belle, la meditazione di diventare un bambù cavo. Non devi fare altro, diventa un bambù e tutto il resto accade da solo. Senti subito che qualcosa discende nel vuoto che hai creato. Sei come un utero, in cui entra una nuova vita, in cui cade il seme. E arriva il momento in cui il bambù si dissolve completamente.

Osho Rajneesh

fotografia: Dima H.

13 novembre 2006

La notte lava la mente


Poco dopo si è qui come sai bene,

fila d'anime lungo la cornice,

chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

Qualcuno sulla pagina del mare

traccia un segno di vita, figge un punto.

Raramente qualche gabbiano appare.

Mario Luzi

fotografia: Olga Shelegeda

04 novembre 2006

Da "Cronistoria"



Il mare brucia le maschere,
le incendia il fuoco del sale.
Uomini pieni di maschere
avvampano sul litorale.

Tu sola potrai resistere
nel rogo del Carnevale.
Tu sola che senza maschere
nascondi l’arte d’esistere. 



*
Giorgio Caproni
fotografia: Aleksandra88

Cronistoria


Il mare brucia le maschere,

le incendia il fuoco del sale.

Uomini pieni di maschere

avvampano sul litorale.

Tu sola potrai resistere

nel rogo del Carnevale.

Tu sola che senza maschere

nascondi l’arte d’esistere. 

Giorgio Caproni


fotografia: Aleksandra88


01 novembre 2006

11 Minuti


L'amore non sta nell'altro, 

ma dentro noi stessi. 

Siamo noi che lo risvegliamo. 

Ma perché ciò accada, 

abbiamo bisogno dell'altro!

Paulo Coelho

fotografia: Ruslan Lobanov

30 ottobre 2006

Fame d'amore

Volete davvero provare il gusto di vivere? Assaporate i vostri sensi, il vostro mondo interiore. Apprezzate il vostro lavoro, la natura... andate in montagna, lasciatevi incantare dagli alberi e dal cielo stellato. Evitate le folle. Imparate a stare soli. Nella solitudine nascerà l’amore. Il sentiero per il paese dell’amore passa attraverso il paese della morte. E comprenderete che il vostro cuore vi ha portato in un deserto sconfinato. All'inizio, soffrirete la solitudine. Non siete abituati ad amare gli altri, senza dipendere da loro. Alla fine, potrete vedere gli altri. Vi accorgerete che il deserto all'improvviso si trasformerà in amore. Nel vostro cuore ci sarà musica. E sarà primavera. Date a voi stessi cibo adeguato!

Anthony De Mello

fotografia: Paul Dominique Angier

28 ottobre 2006

La canna e il vento


Non era mai accaduto. Nel boschetto gli alberi erano tutti innamorati di una canna una cannuccia sottile che amava invece il vento, il vento che porta la pioggia. Così il boschetto l’aveva ripudiata. La canna innamorata rispose: “Per me questo va bene”. Voi, state pure tutti da una parte, che dall'altra c’è il vento della pioggia. Così vuole il mio cuore. Il boschetto offeso, sentenziò la morte per quell'innamorata dagli occhi di rugiada. Chiamò il picchio dal becco forte, e il picchio colpì nel cuore tre, quattro, cinque volte nel cuore della piccola canna. Da quel giorno la canna innamorata divenne un flauto e da quel giorno le ferite degli amanti parlano con le dita del vento e cantano, ovunque nel mondo.

Sherko Bekas

fotografia Vladimir Zotov

24 ottobre 2006

Ricorda...


Ricorda che l'uomo autentico è quello che vive la vita in ogni istante, a volte cadendo, ma rialzandosi sempre. Perde solo chi ha paura di sbagliare e cadere. Sii utile e verrai servito, aiuta gli altri e sarai aiutato, insegna agli altri e starai imparando. L'uomo perfetto non esiste nella vita. La perfezione è morte. Qui sulla terra noi non cerchiamo la perfezione ma piuttosto l'equilibrio tra la luce e le tenebre che sono in tutti noi...

Hernán Huarache Mamani

photo dal web


16 ottobre 2006

In punta di dita



In punta di dita
percorro il tuo mondo
indugio
esplorando
lambendo
anfratti e confini.
In punta di labbra
fremendo rispondi
mi sfiori
assaggiando
ogni singolo poro.
In punta di cuore
planando
accordiamo i respiri
smarriti
annegando in profondo.
Al tempo la danza
in armonico effetto
ristora e ci sfianca
arresi vibranti
entrambi vincenti
uniti
in un unico
battito d'ali.


photo Kristina Tripkovic

15 ottobre 2006

Aprile


Vorrei ballare nuda
sotto la fresca pioggia primaverile
lasciarmi travolgere dalle gocce
che bagnano il mio corpo,
farmi inondare da ciò che il cielo mi manda
così precipitosamente
senza lasciarmi nessun tempo
senza accorgermi di niente
così semplicemente libera
in mezzo alla natura
così profondamente
dentro di me.
Vorrei annullare il tempo
per godere infinitamente
di queste gocce
che scendono sul mio viso leggere
che lavano d'ogni angoscia
che mi rendono semplicemente
libera di amare,
perché io amo la pioggia.
Amo il vento
che spettina i prati verdi
sperduti nel mondo,
che crea grandi onde
nel mare della mia vita,
che abbassa timidamente gli alberi
ed i miei occhi.
Mi lascio trasportare dal vento
che mi spinge inconsapevolmente
verso qualcosa
che non sa nemmeno lui
e che mi confonde
di emozioni provate.

Monica De Steinkuel

fotografia Roman Tkachenko

11 ottobre 2006

Ti vengo a cercare




Ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un sentimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te...
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come l'eremita che rinuncia a sé...
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici...
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore con più volontà...
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere l'immagine divina di questa realtà...
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza...

*
Franco Battiato
photo dal web

10 ottobre 2006

Amare...


Amare una persona è...

averla senza possederla.

Dare il meglio di sé

senza pensare di ricevere.

Voler stare spesso con lei,

ma senza essere mossi dal bisogno

di alleviare la propria solitudine.

Temere di perderla,

ma senza essere gelosi.

Aver bisogno di lei,

ma senza dipendere.

Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.

Essere legati a lei,

pur essendo liberi.

Essere un tutt'uno con lei,

pur essendo se stessi.

Ma per riuscire in tutto ciò,

la cosa più importante da fare è...

accettarla così com'è,

senza pretendere che sia come si vorrebbe.

Omar Falworth


photo Vlad Gansovsky


06 ottobre 2006

Donna


Nel tuo esserci, l'incanto dell'essere.
La vita, la tua storia,
segnata dal desiderio d'essere semplicemente donna!
Nel tuo corpo ti porti, come nessun altro,
il segreto della vita!
Nella tua storia la macchia dell'indifferenza,
della discriminazione, dell'oppressione…
in te l'amore più bello,
la bellezza più trasparente,
l'affetto più puro che mi fa uomo!


*

Eliomar Ribeiro de Souza
photo dal web

Donna


Nel tuo esserci, l'incanto dell'essere.

La vita, la tua storia,

segnata dal desiderio d'essere semplicemente donna!

Nel tuo corpo ti porti, come nessun altro,

il segreto della vita!

Nella tua storia la macchia dell'indifferenza,

della discriminazione, dell'oppressione…

in te l'amore più bello,

la bellezza più trasparente,

l'affetto più puro che mi fa uomo!

Eliomar Ribeiro de Souza


fotografia Helmut Newton
model Joanne Whalley Kilmer

02 ottobre 2006

Lo specchio


Uno specchio diceva alla credenza:
Quant'era mejo se restavo un vetro
limpido e puro, senza
'sta vernice de dietro!

Uno de quelli vetri, fatte conto,
incorniciati in certe finestrelle,
che vanno a foco all'ora der tramonto
per aspettà le stelle,
e fanno da vetrina
ar Sole che rinasce ogni mattina.
Invece, èccheme qua! De tanta gente,
sia giovene sia vecchia,
che me passa davanti e me se specchia,
che ce rimane? Gnente!

La vita mia nun è che un'illusione:
rifletto ma nun penso: e se me tocca
de dì la verità senza aprì bocca
nun trovo un cane che me dà ragione.


*
Carlo Alberto Salustri (Trilussa)

fotografia Franco Vaccari 





26 settembre 2006

Epitaffio


Qui giace il Sole che creò l'aurora e diede la luce al giorno 
e nutrì la sera il magico pastore dalle mani luminose 
che fecondò le rose e le sfogliò. 
Qui giace il Sole l'androgino tenero e violento, 
che possedette la forma di tutte le donne e morì nel mare.

Vinicius De Moraes

18 agosto 2006

La cucina nuova

L'avevo visto per la prima volta quella mattina che mi recai in ufficio da lui, mio marito mi aveva dato l'indirizzo perché volevamo ristrutturare la cucina. Quando entrai nel negozio in centro, mi fece accomodare, mi scostò la sedia per farmi accomodare… proprio come si fa con una signora!!!

Un uomo di circa 55 anni, sul cartellino appeso al collo con un laccetto arancione c'era scritto Lorenzo. Incominciammo a discutere del progetto… mi illustrò minuziosamente le sue idee a riguardo le soluzioni tecnologiche ma anche il proprio pensiero in materia di risparmio energetico, bioarchitettura, eco compatibilità e ogni risvolto teso ad un ciclo biodinamico dei momenti operativi di qualsiasi lavoro cui è chiamata in causa qualsiasi cucina. Alla fine, stordita da quella montagna di grandi verità, teorie e soluzioni inaspettate, ci demmo la mano… aveva una stretta decisa di uno che, certamente, sapeva ciò che voleva ed io, stordita, e non poco affascinata da tanta competenza e capacità di espressione, lo salutai con l’impegno di un sopralluogo di verifica delle idee, per il giorno dopo… Non so il perché, ma gli occhi di quel commesso mi avevano messo a disagio, il suo modo di esprimersi con proprietà di linguaggio unito a quel modo di fissarmi durante il corso dell’incontro mi aveva messo sulle spine… 

Allora? Signora Luisa, mi ha capito???

Si, si... risposi mentendo spudoratamente!

Facciamo una cosa, gli dissi, riparliamone direttamente domani a casa mia, le ho lasciato l'indirizzo, in modo che mi potrà spiegare meglio i particolari che cerca di descrivermi ma che non afferro… sul posto son sicura che riuscirò ad afferrare la soluzione tecnologica che mi propone…poi decideremo sul posto!

OK, rispose… ci vediamo domani!

Tutta la notte non chiusi occhio… rivedevo come un film quelle mani, quella bocca, quelle movenze, quel suo modo di parlare, quella sapiente sicurezza che nascondeva, con mia somma certezza, l’anima di un uomo molto diverso da ciò che mi era apparso e che sentivo divorarmi fino in fondo…. dolce tormento, mischiato all’impazienza dell'indomani.

La mattina dopo mi dedicai la giusta attenzione, doccia, creme per il corpo, trucco leggero e sotto il mio vestitino a fiorellini, un intimo bianco traforato con scarpe nere. Tacco alto per essere al suo livello. Ansia e angoscia per quello stupido appuntamento di cui stavo creandomi un film inesistente ma che sentivo danzarmi sulla pelle come una pellicola di Dario Argento…. spiavo dalla tendina in continuazione aspettando che arrivasse, era in ritardo già di mezzora… ero tutta un fremito perché avevo paura di un improvviso rientro inaspettato di mio marito… ipotesi da scartare… non doveva succedere e difatti mi sbagliavo… eccolo li… cappotto nero, sciarpa avvolgente, con passo elegante s'avvicinò al cancello dopo aver tranquillamente parcheggiato una autovettura straniera che neanche conoscevo. 

Mi affrettai verso il citofono e lo feci entrate.

Scusi il ritardo, disse con tono un po’ nervoso, ma Roma la mattina è un caos vergognoso…. Non si scusi, non c’è problema… venga le faccio strada, le mostro il locale da ristrutturare così nel frattempo le preparo un buon caffè… lo gradisce???

Volentieri… non rinuncio mai ad un buon caffè anche se è il terzo di questa mattina rispose lui, poggiando la valigetta sul tavolo della cucina.

Gli voltai le spalle per prendere la macchinetta… istintivamente sentii i suoi occhi puntati su di me. Accesi il gas e, messa su la caffettiera, presi le tazzine. Se non le dispiace ne frattempo do un occhiata in giro, disse Lorenzo togliendosi il cappotto.

Fu l'attimo giusto per scrutarlo da capo a piedi… indossava un vestito grigio con camicia azzurra e cravatta blu, una notevole eleganza sfoggiata con disinvoltura. Così mi è sempre piaciuto guardare l’uomo, spogliandolo con gli occhi e pregustando con l’immaginazione un piacere del tutto femminile!

Un fuoco mi stava divampando nello stomaco… non riuscivo a togliere gli occhi da dosso a quell'abito… era calamita per me… il suo contenuto!

Lorenzo aveva una mano nella tasca e l'altra poggiata al davanzale della finestra… guardava fuori in giardino… e di profilo notai che nei pantaloni un certo languorino ribolliva anche lì. Fu in quel momento che, voltatosi d’istinto, i suoi occhi trovarono i miei, entrambi stavamo percependo stimoli molto simili.

L’istinto mi fece abbassare gli occhi e, slacciato il mio vestito a fiorellini legato dietro al collo, lo lasciai scivolare ai miei piedi proprio mentre l’indole mi fece voltare a porgergli le spalle ma anche altro… lo sentii avvicinarsi piano, mi spostò delicatamente i capelli con una mano mentre l’altra era approdata sui miei fianchi… mi baciò lungamente e avidamente sul collo.

Aveva un respiro profondamente caldo, mentre il suo pizzetto mi creava giusti effetti per un lungo brivido, pungente, mischiando al calore della sua lingua la tenerezza di quell'effusione così docile, così libidinosa. 

Si fredda il caffè dissi io non ricordandomi d’aver già superato i convenevoli ed anche ogni sorta di mitigante imbarazzo... lui non rispose nulla… mi prese per le spalle e mi fece girare per cercare la mia bocca, sempre facendo percorrere alle sue mani ogni centimetro della mia pelle, certamente abbondante!

Fu un bacio lungo e intenso… come affondare lingua e labbra in un vasetto di marmellata di mele, tanto era dolce, o quanto meno così mi sembrava di essere. In qualsiasi altra parte che non fosse stata casa mia, senza il pensiero del rientro di mio marito… senza ristrettezze mentali… senza troppe reticenze fisiche o di timida pudicizia.

Mi spinse verso il basso e mi fece inginocchiare dinanzi lui. Mi sedetti sopra i tacchi aprendogli la zip dei pantaloni…  il fruscio delle calze aveva provocato in lui un duro contraccolpo e visto che mi trovavo proprio tra le sue gambe, con gli occhi dritti sul suo cazzo, infilai la mano nella patta e lo estrassi con caparbia tranquillità. Prima di ricoverarlo definitivamente tra le labbra me lo strofinai su tutta la faccia, sulle guance e poi ancora giù tra le tette per un tuffo nel piacere sopraffino di una donna ben dotata come me!

Nel mentre lui mi guidava con entrambe le mani… spostando a suo piacere la mia testa, quasi fossi il joystick di un gioco tridimensionale perversamente reale… nel contempo mi infilava le dita nella bocca, ed io le alternavo al suo cazzo… adoro le dita di un uomo e mi piace succhiarle contemporaneamente magari anche dopo essere uscite dalla mia fica calda perché ci sono cose che si fanno senza troppo pensare, nell'attimo stesso che il desiderio ti spunta dallo stomaco… questo era il mio modo d’assaggiare l’uomo proprio mentre risalivo verticalmente con la lingua, dalla base alla sua punta, quel cazzo gonfio di piacere pronto a restituire qualsiasi cortesia nel modo più discreto e piacevole.

Mi alzai in piedi e lui mi prese per mano portandomi verso il tavolo della cucina. M’aiutò a sollevare le cosce piene e calde lasciando che i tacchi si piantassero sul piano di marmo…. divaricai le gambe… tremavo incomprensibilmente. Lui se ne accorse. Sentivo le labbra di Lorenzo schiudersi intorno alle grandi labbra mie, divagare intorno al grilletto e giocarci intorno con grande foga… carezzarlo, spronarlo, succhiarlo. Un brivido di godimento mi scosse provocando l’automatico inarcamento del bacino, ora stavo offrendomi, a lui nel mio aspetto più totale ed osceno… aperta a lui come a nessuno mai!

Anche la punta del suo naso contribuiva a rendere estremamente piacevole questa sensazione premendo con la giusta forza sul mio clitoride ogni volta che la lingua sua scendeva più verso il basso ad esplorarmi tutta. Non si sentivano rumori, solo il suo leggero ansimare di piacere… c’era un’aria immota, some dopo una nevicata… quasi sapesse non lesinava con le carezze usando sempre quella lingua meravigliosa anche per leccarmi intorno… sul reggicalze e sulle balze tra stoffa e pelle per poi andare verso l'interno delle cosce… e poi fino alle caviglie a carezzare i tacchi ed strofinarli sul suo petto per poi voglioso, inarrestabile, risalire… e gli piaceva anche guardarmi mentre godevo di quel suo tocco, gli piaceva guadare me, seduta su quel tavolo mentre col dito cercavo pace tra le pieghe di una carne ormai alla brace.

A quel punto gli sbottonai la camicia iniziando a leccargli il petto. Lo spinsi verso me… verso i miei capezzoli duri, verso un corpo caldo ed ansimante…. lo volevo sentire dentro così, con una mano, gli presi il cazzo e lo portai tra le mie cosce, lo sentii premermi sulla fica… entrare in punta di piedi e poi di seguito farsi già adulto… lo sentii forte farsi strada nella carne, entrare e uscire, deciso… nerboruto e gonfio e poi ancora spingere e spingersi dentro verso l’oltre senza confine. Lo sentivo mugolare di piacere mentre m’allargavo tutta per non perderne neanche un frammento… volevo solo sentirmi inondata, presa, scopata e desiderata. Lui mi stantuffava col suo cazzo ormai quasi senza tregua ed io non ero ancora sazia di lui... ad un certo punto mi fece scendere dal tavolo e mi girò di spalle… mi appoggiai quindi a pancia sotto sopra il tavolo cercando di sistemare al meglio le mie tette… m'infilo un dito in bocca che portò direttamente nel mio buchetto inumidendolo un pochino. Poi prese il suo cazzo con una mano e cominciò a segarsi un poco prima di dargli strada nel mio di dietro… doveva trovare posto e calore. Sentii il suo cazzo che mi penetrava, e cercai d’assecondarlo con una serie di movimenti della schiena e, più aprivo le gambe, più i miei tacchi stridevano sul pavimento della cucina. Lo sentivo al massimo dell'eccitazione, mi stava sopra con il corpo caldo e le mani cercavano tutta la mia carne ancora disponibile poi si sollevò mettendosi in ginocchio a leccare nuovamente i miei buchi caldi e accoglienti… tane di fuoco a cui stava dando solo un attimo di tregua, raffreddando la tensione. 

Quanto mi piaceva essere il suo oggetto di piacere, mugolavo con in testa una parola sola "ancora... ancora... ancora… non smettere mai, ti prego!” mentre sentivo quella sua lingua percorrere nuovamente le mie gambe verso il basso mentre con le mani mi teneva ferma per le caviglie… nel mentre il culo si dimenava ad urlare tutta la mia fame, ad invitarlo a nuovo banchetto. Non ci fu molto da attendere… sentivo che stava per venire, mi sentii quindi il suo cazzo entrare di prepotenza nella fica e farsi strada con inquieta determinazione. Qualche istante e lo tirò via dalle mie cosce ancora zampillante di latte caldo… mi voltai inginocchiandomi dinanzi a lui… lo detersi con le labbra e con la mano in modo da strofinarlo dappertutto. 

Lui era ancora contratto ma aveva la pelle del viso distesa, mi guardava mentre passavo il suo sperma sulle mie tette… era un messaggio subdolo di appartenenza, devozione mia al suo padrone, lui! Mi rialzai per sedermi nuovamente sopra il tavolo… lo presi per la camicia e lo strattonai forte a me, con i tacchi avvinghiati sulle sue spalle lo baciai ancora e ancora, dandogli la mia lingua... leccandogli le guance come una cagna in calore! Lui non parlava, mi stringeva le tette ed io guaivo!

Forse è per questo che, anche a distanza di tempo, mi piace usare questa cucina per i miei momenti intimi… mi piace agghindarmi di tutto punto e poi, seduta sopra al tavolo o sulla lavastoviglie, smanettare con le dita la mia calda figa per appagarla di mai sazie voglie!


photo dal web