30 dicembre 2006
Se cerchi…
28 dicembre 2006
Il domani
23 dicembre 2006
Il Mago di Natale!
20 dicembre 2006
La Fantasima
In quel tempo era tornato a Forlì un giovane di nome Guido Morlaffi, il quale allo studio in Bologna più tosto che a discutere il giure aveva appreso a donneare e a burlare i mariti gelosi.
Di persona bella e gagliarda e di cervello balzano e sagace, in tali arti era divenuto maestro con poca fatica; e con meno fatica raccontando ai compagni le sue gaie vicende, che i compagni narravano di qua e di là, agli occhi delle donne di Forlí diveniva più celebre che s'avesse avuta in testa tutta la glossa d'Irnerio.
Ora, madonna Lisa degli Albizeni voleva esser delle prime a esaminare come messer Guido si fosse addottrinato in Bologna; né il suo era desiderio difficile da esaudire. Già egli la vagheggiava; ed ella incontrandolo per via lo guardava come persona a cui si è pensato piú volte: alla finestra l'attendeva mostrando d'attenderlo e gli sorrideva con gli occhi. Poi al sorriso degli occhi accompagnò il sorriso delle labbra; poi rispose con segni: ella vedeva, ella capiva; e sospirava.
Guido Morlaffi cominciò dunque a scriverle delle lettere tutte miele e tutte fiori, quali s'imparavano solo a Bologna; e le gettava per la finestra; senza fallare. A cui, per bocca d'una servicina, la quale aveva istruita meglio a queste che alle altre faccende, madonna Lisa rispose che essa non aveva pace, tanto ardeva di lui, ma che il marito le stava sempre tra i piedi: ciò perché le donne perbene debbono far parere gelosi e feroci i mariti anche quando sono com'era messer Tonio.
- Appena potrà, mi manderà a chiamarvi - assicurava la servicina. E un giorno venne a dire a messer Guido: - Messer Tonio ha paura degli spiriti, e voi?
- Dove sono? - domandò il Morlaffi.
Rispose l'altra: - In una stanza dove il sere non entra mai e dove madonna vi farà entrare questa notte a pena che il sere dormirà.
Messer Guido sospettò un inganno e chiese:
- Oh!, e madonna non ha paura lei?
- Non l'avrà con voi.
E il giovane promise che v'andrebbe. Né mancò all'ora convenuta; e madonna Lisa, che pareva angustiata e timorosa, quasi senza fiatare l'introdusse nella camera buia degli spiriti; e disse: - Non dorme ancora e bisogna aspettare.
Così messer Guido rimase un pezzo ad aspettare al buio; e la donna non veniva mai, e neppure gli spiriti. Egli sbuffava e imprecava a tutti i mariti che non dormono e a tutte le mogli che non sanno addormentarli, quando finalmente udì dei passi: i passi della servicina che con in mano una lucerna veniva a dire come messer Tonio non aveva sonno. Onde messer Guido, stucco e ristucco, fece per andarsene. Ma non andò.
La serva di madonna Lisa era piccoletta e rotondetta; era fresca e colorita, e a guardarla dava l'idea d'una pera già matura quando è lí che par che dica coglimi. A messer Guido, che era stucco, bisognava attendere dell'altro; e nessuna maggior noia che un'attesa prolungata per chi fra tanto non faccia qualche cosa.
Che cosa fece messer Guido?
Talora accade che un ragazzo nel passare presso un orto scorga una pera già matura la quale in vista da uno dei rami più carichi e più bassi par che dica coglimi; e il ragazzo s'arresta, guata, si delibera, salta la siepe ed allunga la mano: allunga la mano, ed ecco che il padrone gli esce addosso infuriando e tempestando.
Ed ecco aprirsi la porta e comparire madonna Lisa, la quale fermatasi di botto - Buon pro', messere - , disse.
La servicina aveva messo un grido e s'era coperto il viso con le mani. E la padrona aggiunse, piena d'ira:
- Ma dell'ingiuria vi pentirete tutt'e due! - E tornò indietro; e allora fuggì anche la servicina; di guisa che messer Guido rimase così, senz'aver còlto nulla.
Della serva non gli rincresceva molto; ma molto gli rincresceva di madonna Lisa, e del bene perduto prima che goduto. A ricuperarlo - giacché voleva ricuperarlo ad ogni costo e in quella notte stessa - , egli chiese consiglio alla sua matta testa, la quale gli ricordò che messer Tonio temeva degli spiriti: indi l'idea. Subito dal letto, che là era preparato, trasse via un lenzuolo, vi s'avvolse da capo a piedi, e salite le scale brancicando ed inciampando, piano piano si diresse ove di sotto un uscio appariva un po' di luce. L'uscio cedette all'impeto.
- Uh la fantasima! - urlò, balzando, messer Tonio, il quale vegliava in orazione. A che la Lisa si rivolse, e nello scorgere il Morlaffi in tale foggia, co 'l viso deforme e gli occhiacci spiritati, quasi scoppiava per non ridere. Pure disse seria:
- Io non vedo nulla - e richiuse le palpebre.
- È là! È là! - ripeteva messer Tonio, e si faceva di gran croci. Nella stanza, davanti all’immagine sacra, ardeva la lucerna, ma con lume cosí tenue e fosco che tra quel lume e il buio dell'altra camera il mostro bianco, immoto e diritto su la soglia, appariva immateriale e vano al pari d'una larva.
Messer Tonio guardava con terrore, ma preso dal fascino della visione sovrumana non poteva distorre gli occhi da quegli occhi mostruosi; e mentre si segnava con la destra, con la sinistra scoteva madonna Lisa perché partecipasse al suo terrore.
- Vuol parlare! Parla! - egli gemeva.
Lo spettro infatti allargava la bocca senza dir nulla, quasi attingesse ed aspettasse la voce di sottoterra; e con una voce che veniva da sottoterra finalmente ululò: - Ohimè, messer Tonio, ohimè! In purgatorio si sta male!
A messer Tonio pareva d'essere in purgatorio; e - Odi tu? - egli gemette.
- Io non odo nulla - rispose la donna - . Voi sognate. Lasciatemi dormire.
- Non sei in grazia di Dio tu, e non odi nulla! - mormorò il marito; e lo spettro ululando proseguì: - Non per voi, messer Tonio, vo attorno la notte; non per voi: cent'anni andrò attorno la notte se la vostra donna non perdonerà a chi l'offese.
- Perdona, perdona! - scongiurava messer Tonio. E la moglie: - Ma voi siete ammattito a leggere le storie dei Santi! Che cosa andate dicendo?
- Mala femmina! - gridò l'altro vinto, nell'angoscia, dalla rabbia; e la fantasima con voce di lamentosa divenuta terribile, e con le braccia tese, terribile, comandò: - Madonna Lisa, perdonate agli offensori vostri!
- Perdona, perdona! - ripeté disperato e piangente messer Tonio.
- A chi?
- Agli offensori tuoi!
- Bene - disse madonna Lisa - , io che faccio sempre quello che volete e quel che non volete, se volete, perdonerò. Siete contento? E pareva che ella interrogasse la fantasima invece che il marito. Ma la fantasima, dopo avere aperta e chiusa la bocca senza ringraziare, perché la sua voce era tornata sottoterra, scosse le braccia come due ali e lenta e lieve, lenta e lieve sparì nel buio.
Né ricomparve mai più: madonna Lisa aveva perdonato - anche alla servicina.
18 dicembre 2006
La poesia
08 dicembre 2006
Amami così...
Amami per un’ora
soltanto, come se fosse la prima di tante che non sappiamo se arriveranno o
come se fosse l’ultima di tante ore già conosciute. Amami per un’ora con
l’intensità di un anno o amami per un anno mettendoci dentro la pienezza di
ogni ora del tuo essere.
Amami ogni giorno come
se non dovessi vedermi mai più, e poi svegliati la mattina al mio fianco,
sorridendo perché vedi che ci sono ancora.
Accarezzami con la
delicatezza con cui sfioreresti un sogno e prendimi con la forza che useresti
per tenerti aggrappato ad una corda che ti tiene appeso sopra al vuoto di un
burrone.
Amami
nell'intensità di uno sguardo, nel calore di un respiro, nella luce delle
parole e nell'ombra di un silenzio e amami perdutamente come se dalla mia
presenza dipendesse la tua essenza di vita.
Amami come se fossi la
prima e l’ultima, la madre e la prostituta, ama con dolcezza la bambina che ho
dentro e ama con passione la donna che sono fuori.
Amami senza chiederti il
perché… ma domandati sempre se io ti amo altrettanto, non darlo per scontato.
Amami con rabbia e con fatica quando non riesci a capire ciò che ho dentro e
amami senza freni e limiti quando te lo dimostro.
Amami proteggendomi
quando cerco un rifugio tra le tue braccia e amami liberando il mio volo d’ali
quando ho bisogno di scoprire cosa c’è fuori dal nido.
Amami anche con la tua assenza, riempimi l’anima col tuo pensarmi ogni volta che sei lontano, fammi sentire la tua presenza all'angolo della bocca, dove la mia lingua indugia ricordando l’ultimo bacio. Amami pensandomi con un’intensità tale da farmi sentire, solo immaginandole, le tue mani sulla mia pelle.
Amami come un’ombra che mi perseguita ma che non m’imprigiona, come una dolce promessa che si rinnova e come un’eccitante minaccia alla tranquillità del mio quotidiano. Fammi avere paura di tanto amore e fammela passare facendomelo vivere. Fammi sentire incapace di poterlo contenere tutto in una sola esistenza, questo amore, e dimostrami che invece ci sono sempre spazi e tempi per il "troppo" amore. Dammi tanto quando non ti chiedo niente e dammi poco quando vedi che pretendo senza dare.
Per una volta, una volta
soltanto, lasciami dire liberamente come vorrei essere amata… e poi amami per
come sei capace… e se non ne sei capace almeno non farmi del male.
Non voglio amore eterno,
a quello non credo, voglio amore "vero"… un anno, un mese, un’ora…
perdutamente… come dice una certa canzone.
06 dicembre 2006
Aforisma
Se vuoi,
sarò irreprensibilmente tenero
non un uomo, ma una nuvola in calzoni.
Vladimir Majakovskij
02 dicembre 2006
Noi sognatori...
Jack in
the wind
30 novembre 2006
Una lettera d'amore
Ho visto la tua bellezza
triste amore mio... Tu sei un velo finissimo tessuto da un telaio magico che
poteva intrecciare fili di seta ricavati da ragnatele d'oro, nelle tue trame
sono incastonate le più' belle gemme dell'universo... La vita, strega cattiva,
gelosa della tua bellezza, ha fatto scendere su di te polvere di dolore e
lacrime di solitudine, la tua seta non diffonde più' la sua aurea dorata e le
tue gemme non risplendono più' dei colori dell'iride... L'incantesimo potrà'
essere rotto solo da un uomo che ti ama, un uomo che dovrà' essere sensibile,
delicato e dolce, un uomo che, come te, ha sofferto le pene inflettigli dalla
strega della vita... Quell'uomo dovrà' togliere, ad uno ad uno, i granelli di
polvere di dolore, dovrà' asciugare, con le sue labbra, le lacrime di
solitudine, solo così potrai tornare la stupenda tela che eri... Ci vorrà'
tempo, l'uomo dovrà' stare molto attento a non rovinare la tua trama delicata,
dovrà' capire, da un tuo sguardo, da un tuo fremito, da un tuo sospiro, dalle
tue labbra mute, quando togliere un granello o quando asciugare una lacrima...
A volte sbaglierà', ma non rovinerà' la tela, non toglierà' splendore alle tue
gemme, perché' sarà delicato e saprà' fermarsi in tempo... Dovrai fidarti di
quell'uomo, dovrai affidarti al suo amore, piano piano ti accorgerai di amarlo
come lui ti ama, ti accorgerai che anche tu stai togliendo il dolore e le
lacrime dal suo cuore, capirai il suo amore e sarai pronta a donargli il tuo...
Un giorno sarai come prima, un giorno quell'uomo potrà' ammirarti in tutta la
tua bellezza, potrà' vedere la tua aurea dorata, l'iride delle tue gemme... Non
vorrà' nulla da te, l'amore lo ripagherà', non chiederà' nulla per se,
accetterà' solo i tuoi doni, anche un sorriso potrà' ripagarlo delle sue
fatiche... Mi permetterai di essere quell'uomo amore mio ???
Anonimo
Una voce
29 novembre 2006
Aforisma
"Quando si tratta di leggere negli occhi di una donna,
la maggior parte degli uomini è
analfabeta."
Heidelinde
Weis
21 novembre 2006
Grandi fotografi
Jean Francois Jonvelle
La vita è un dono!
… così come siamo, senza
strani accorgimenti, né ombre né contorni. Nella pura essenzialità dei nostri
naturali gesti. La trasparenza necessaria affinché le nostre piccole
imperfezioni vengano facilmente fuori e si facciano valere. Le essenze
profumate, nascondono ingiustamente la nostra naturale traspirazione, il
profumo di una pelle fortunatamente dissimile da persona a persona, da
carattere a carattere. Perché tradire il nostro odore? L’unico vero richiamo
per essere riconoscibili da chi va a caccia di sincerità. Donarsi, alla
fine è l’unica, valida attitudine in questo già fin troppo abusato mercato.
Donarsi non vendersi. Concedersi non barattarsi. Avere la forza di annullarsi
per riemergere nell'anima di qualcun altro in grado di comprendere ed
apprezzare i nostri intenti, la nostra incontenibile generosità. Ogni mio
lavoro è un dono che dedico anche a me stesso. Mi premio così. E più la vita mi
toglie… e più sento il bisogno di gratificarla, perché qui o altrove, so che
ogni mio piccolo sforzo fa sorridere gli angeli… e rende azzurra la mia
tolleranza. Buone ragioni per non sentirmi “nudo”. Legato ad un respiro….
“… Tutto ciò che vale
veramente, che toglie il sonno e che da felicità, si impara presto che non
costa niente, non si può vendere e mai si comprerà. E se faremo un giorno
l’inventario sapremo che per noi non c’è mai fine, siamo l’immenso ma pure il
suo contrario, vizio assurdo ed ideale più sublime… la vita è un dono legato ad
un respiro!”
Renato Zero
19 novembre 2006
Giovinezza
Ci sono cose che non puoi vedere con
gli occhi; devi vederle con il cuore e questo non è facile. Se ritrovi lo
spirito della giovinezza dentro di te, con i ricordi di adesso ed i sogni di
allora, potrai farlo rivivere e cercare una sola strada nell'avventura che
chiamiamo vita, verso un destino migliore. E il tuo cuore non sarà mai stanco
ne vecchio.
Sergio Bembaren
Aforisma
Carlos Drummond de Andrade
17 novembre 2006
Mi piaci quando taci
Mi piaci quando taci
perché sei come assente, e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca.
Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi e che un bacio ti abbia chiusa la
bocca. Siccome ogni cosa è piena della mia anima tu emergi dalle cose, piena dell'anima
mia. Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima, e assomigli alla parola
malinconia. Mi piaci quando taci e sei come distante. Sembri lamentarti,
farfalla che tuba. E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge: lascia
che io taccia con il silenzio tuo. Lascia che ti parli anche con il tuo
silenzio chiaro come una lampada, semplice come un anello. Sei come la notte,
silenziosa e stellata. Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice. Mi
piaci quando taci perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi
morta. Poi basta una parola, un sorriso. E sono felice, felice che non sia
vero.
Pablo Neruda
16 novembre 2006
Tilopa ( il bambù cavo)
13 novembre 2006
La notte lava la mente
Poco dopo si è qui come sai bene,
fila d'anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in
catene.
Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un
punto.
Raramente qualche gabbiano appare.
Mario Luzi
04 novembre 2006
Da "Cronistoria"
Cronistoria
Il mare brucia le maschere,
le incendia il fuoco del sale.
Uomini pieni di maschere
avvampano sul litorale.
Tu sola potrai resistere
nel rogo del Carnevale.
Tu sola che senza maschere
nascondi l’arte d’esistere.
Giorgio Caproni
01 novembre 2006
11 Minuti
L'amore non sta nell'altro,
ma dentro noi stessi.
Siamo noi che lo risvegliamo.
Ma perché ciò accada,
abbiamo bisogno dell'altro!
Paulo Coelho
30 ottobre 2006
Fame d'amore
Volete
davvero provare il gusto di vivere? Assaporate i vostri sensi, il vostro mondo
interiore. Apprezzate il vostro lavoro, la natura... andate in montagna,
lasciatevi incantare dagli alberi e dal cielo stellato. Evitate le folle.
Imparate a stare soli. Nella solitudine nascerà l’amore. Il sentiero per il
paese dell’amore passa attraverso il paese della morte. E comprenderete che il
vostro cuore vi ha portato in un deserto sconfinato. All'inizio,
soffrirete la solitudine. Non siete abituati ad amare gli altri, senza
dipendere da loro. Alla fine, potrete vedere gli altri. Vi accorgerete che il
deserto all'improvviso si trasformerà in amore. Nel vostro cuore ci
sarà musica. E sarà primavera. Date a voi stessi cibo adeguato!
Anthony De Mello
fotografia: Paul Dominique Angier28 ottobre 2006
La canna e il vento
Non era mai accaduto. Nel boschetto
gli alberi erano tutti innamorati di una canna una cannuccia sottile che amava
invece il vento, il vento che porta la pioggia. Così il boschetto l’aveva
ripudiata. La canna innamorata rispose: “Per me questo va bene”. Voi, state
pure tutti da una parte, che dall'altra c’è il vento della pioggia. Così vuole
il mio cuore. Il boschetto offeso, sentenziò la morte per quell'innamorata
dagli occhi di rugiada. Chiamò il picchio dal becco forte, e il picchio colpì
nel cuore tre, quattro, cinque volte nel cuore della piccola canna. Da quel
giorno la canna innamorata divenne un flauto e da quel giorno le ferite degli
amanti parlano con le dita del vento e cantano, ovunque nel mondo.
Sherko Bekas
fotografia Vladimir Zotov24 ottobre 2006
Ricorda...
Ricorda che l'uomo
autentico è quello che vive la vita in ogni istante, a volte cadendo, ma
rialzandosi sempre. Perde solo chi ha paura di sbagliare e cadere. Sii utile e
verrai servito, aiuta gli altri e sarai aiutato, insegna agli altri e starai
imparando. L'uomo perfetto non esiste nella vita. La perfezione è morte. Qui
sulla terra noi non cerchiamo la perfezione ma piuttosto l'equilibrio tra la
luce e le tenebre che sono in tutti noi...
16 ottobre 2006
In punta di dita
15 ottobre 2006
Aprile
fotografia Roman Tkachenko
11 ottobre 2006
Ti vengo a cercare
10 ottobre 2006
Amare...
Amare una persona è...
averla senza possederla.
Dare il meglio di sé
senza pensare di ricevere.
Voler stare spesso con lei,
ma senza essere mossi dal bisogno
di alleviare la propria solitudine.
Temere di perderla,
ma senza essere gelosi.
Aver bisogno di lei,
ma senza dipendere.
Aiutarla, ma senza aspettarsi
gratitudine.
Essere legati a lei,
pur essendo liberi.
Essere un tutt'uno con lei,
pur essendo se stessi.
Ma per riuscire in tutto ciò,
la cosa più importante da fare è...
accettarla così com'è,
senza pretendere che sia come si
vorrebbe.
Omar Falworth
06 ottobre 2006
Donna
Donna
Nel tuo esserci, l'incanto
dell'essere.
La vita, la tua storia,
segnata dal desiderio d'essere
semplicemente donna!
Nel tuo corpo ti porti, come nessun
altro,
il segreto della vita!
Nella tua storia la macchia
dell'indifferenza,
della discriminazione,
dell'oppressione…
in te l'amore più bello,
la bellezza più trasparente,
l'affetto più puro che mi fa uomo!
Eliomar
Ribeiro de Souza
02 ottobre 2006
Lo specchio
26 settembre 2006
Epitaffio
18 agosto 2006
La cucina nuova
L'avevo visto per la prima volta quella mattina che mi recai in ufficio
da lui, mio marito mi aveva dato l'indirizzo perché volevamo ristrutturare la
cucina. Quando entrai nel negozio in centro, mi fece accomodare, mi scostò la
sedia per farmi accomodare… proprio come si fa con una signora!!!
Un uomo di circa 55 anni, sul cartellino appeso al collo con un
laccetto arancione c'era scritto Lorenzo. Incominciammo a discutere del
progetto… mi illustrò minuziosamente le sue idee a riguardo le soluzioni
tecnologiche ma anche il proprio pensiero in materia di risparmio energetico,
bioarchitettura, eco compatibilità e ogni risvolto teso ad un ciclo biodinamico
dei momenti operativi di qualsiasi lavoro cui è chiamata in causa qualsiasi
cucina. Alla fine, stordita da quella montagna di grandi verità, teorie e
soluzioni inaspettate, ci demmo la mano… aveva una stretta decisa di uno che,
certamente, sapeva ciò che voleva ed io, stordita, e non poco affascinata da
tanta competenza e capacità di espressione, lo salutai con l’impegno di un
sopralluogo di verifica delle idee, per il giorno dopo… Non so il perché, ma
gli occhi di quel commesso mi avevano messo a disagio, il suo modo di
esprimersi con proprietà di linguaggio unito a quel modo di fissarmi durante il
corso dell’incontro mi aveva messo sulle spine…
Allora? Signora Luisa, mi ha capito???
Si, si... risposi mentendo spudoratamente!
Facciamo una cosa, gli dissi, riparliamone direttamente domani a casa
mia, le ho lasciato l'indirizzo, in modo che mi potrà spiegare meglio i
particolari che cerca di descrivermi ma che non afferro… sul posto son sicura
che riuscirò ad afferrare la soluzione tecnologica che mi propone…poi
decideremo sul posto!
OK, rispose… ci vediamo domani!
Tutta la notte non chiusi occhio… rivedevo come un film quelle mani,
quella bocca, quelle movenze, quel suo modo di parlare, quella sapiente
sicurezza che nascondeva, con mia somma certezza, l’anima di un uomo molto
diverso da ciò che mi era apparso e che sentivo divorarmi fino in fondo…. dolce
tormento, mischiato all’impazienza dell'indomani.
La mattina dopo mi dedicai la giusta attenzione, doccia, creme per il
corpo, trucco leggero e sotto il mio vestitino a fiorellini, un intimo bianco
traforato con scarpe nere. Tacco alto per essere al suo livello. Ansia e
angoscia per quello stupido appuntamento di cui stavo creandomi un film
inesistente ma che sentivo danzarmi sulla pelle come una pellicola di Dario
Argento…. spiavo dalla tendina in continuazione aspettando che arrivasse, era
in ritardo già di mezzora… ero tutta un fremito perché avevo paura di un
improvviso rientro inaspettato di mio marito… ipotesi da scartare… non doveva
succedere e difatti mi sbagliavo… eccolo li… cappotto nero, sciarpa avvolgente,
con passo elegante s'avvicinò al cancello dopo aver tranquillamente
parcheggiato una autovettura straniera che neanche conoscevo.
Mi affrettai verso il citofono e lo feci entrate.
Scusi il ritardo, disse con tono un po’ nervoso, ma Roma la mattina è
un caos vergognoso…. Non si scusi, non c’è problema… venga le faccio strada, le
mostro il locale da ristrutturare così nel frattempo le preparo un buon caffè…
lo gradisce???
Volentieri… non rinuncio mai ad un buon caffè anche se è il terzo di
questa mattina rispose lui, poggiando la valigetta sul tavolo della cucina.
Gli voltai le spalle per prendere la macchinetta… istintivamente sentii
i suoi occhi puntati su di me. Accesi il gas e, messa su la caffettiera, presi
le tazzine. Se non le dispiace ne frattempo do un occhiata in giro, disse
Lorenzo togliendosi il cappotto.
Fu l'attimo giusto per scrutarlo da capo a piedi… indossava un vestito
grigio con camicia azzurra e cravatta blu, una notevole eleganza sfoggiata con
disinvoltura. Così mi è sempre piaciuto guardare l’uomo, spogliandolo con gli
occhi e pregustando con l’immaginazione un piacere del tutto femminile!
Un fuoco mi stava divampando nello stomaco… non riuscivo a togliere gli
occhi da dosso a quell'abito… era calamita per me… il suo contenuto!
Lorenzo aveva una mano nella tasca e l'altra poggiata al davanzale
della finestra… guardava fuori in giardino… e di profilo notai che nei
pantaloni un certo languorino ribolliva anche lì. Fu in quel momento che,
voltatosi d’istinto, i suoi occhi trovarono i miei, entrambi stavamo percependo
stimoli molto simili.
L’istinto mi fece abbassare gli occhi e, slacciato il mio vestito a
fiorellini legato dietro al collo, lo lasciai scivolare ai miei piedi proprio
mentre l’indole mi fece voltare a porgergli le spalle ma anche altro… lo sentii
avvicinarsi piano, mi spostò delicatamente i capelli con una mano mentre
l’altra era approdata sui miei fianchi… mi baciò lungamente e avidamente sul
collo.
Aveva un respiro profondamente caldo, mentre il suo pizzetto mi creava
giusti effetti per un lungo brivido, pungente, mischiando al calore della sua
lingua la tenerezza di quell'effusione così docile, così libidinosa.
Si fredda il caffè dissi io non ricordandomi d’aver già superato i
convenevoli ed anche ogni sorta di mitigante imbarazzo... lui non rispose
nulla… mi prese per le spalle e mi fece girare per cercare la mia bocca, sempre
facendo percorrere alle sue mani ogni centimetro della mia pelle, certamente
abbondante!
Fu un bacio lungo e intenso… come affondare lingua e labbra in un
vasetto di marmellata di mele, tanto era dolce, o quanto meno così mi sembrava
di essere. In qualsiasi altra parte che non fosse stata casa mia, senza il
pensiero del rientro di mio marito… senza ristrettezze mentali… senza troppe
reticenze fisiche o di timida pudicizia.
Mi spinse verso il basso e mi fece inginocchiare dinanzi lui. Mi
sedetti sopra i tacchi aprendogli la zip dei pantaloni… il fruscio delle calze aveva provocato in lui
un duro contraccolpo e visto che mi trovavo proprio tra le sue gambe, con gli
occhi dritti sul suo cazzo, infilai la mano nella patta e lo estrassi con
caparbia tranquillità. Prima di ricoverarlo definitivamente tra le labbra me lo
strofinai su tutta la faccia, sulle guance e poi ancora giù tra le tette per un
tuffo nel piacere sopraffino di una donna ben dotata come me!
Nel mentre lui mi guidava con entrambe le mani… spostando a suo piacere
la mia testa, quasi fossi il joystick di un gioco tridimensionale perversamente
reale… nel contempo mi infilava le dita nella bocca, ed io le alternavo al suo
cazzo… adoro le dita di un uomo e mi piace succhiarle contemporaneamente magari
anche dopo essere uscite dalla mia fica calda perché ci sono cose che si fanno
senza troppo pensare, nell'attimo stesso che il desiderio ti spunta dallo
stomaco… questo era il mio modo d’assaggiare l’uomo proprio mentre risalivo
verticalmente con la lingua, dalla base alla sua punta, quel cazzo gonfio di
piacere pronto a restituire qualsiasi cortesia nel modo più discreto e
piacevole.
Mi alzai in piedi e lui mi prese per mano portandomi verso il tavolo
della cucina. M’aiutò a sollevare le cosce piene e calde lasciando che i tacchi
si piantassero sul piano di marmo…. divaricai le gambe… tremavo
incomprensibilmente. Lui se ne accorse. Sentivo le labbra di Lorenzo schiudersi
intorno alle grandi labbra mie, divagare intorno al grilletto e giocarci
intorno con grande foga… carezzarlo, spronarlo, succhiarlo. Un brivido di
godimento mi scosse provocando l’automatico inarcamento del bacino, ora stavo
offrendomi, a lui nel mio aspetto più totale ed osceno… aperta a lui come a
nessuno mai!
Anche la punta del suo naso contribuiva a rendere estremamente
piacevole questa sensazione premendo con la giusta forza sul mio clitoride ogni
volta che la lingua sua scendeva più verso il basso ad esplorarmi tutta. Non si
sentivano rumori, solo il suo leggero ansimare di piacere… c’era un’aria
immota, some dopo una nevicata… quasi sapesse non lesinava con le carezze
usando sempre quella lingua meravigliosa anche per leccarmi intorno… sul
reggicalze e sulle balze tra stoffa e pelle per poi andare verso l'interno
delle cosce… e poi fino alle caviglie a carezzare i tacchi ed strofinarli sul
suo petto per poi voglioso, inarrestabile, risalire… e gli piaceva anche
guardarmi mentre godevo di quel suo tocco, gli piaceva guadare me, seduta su
quel tavolo mentre col dito cercavo pace tra le pieghe di una carne ormai alla
brace.
A quel punto gli sbottonai la camicia iniziando a leccargli il petto.
Lo spinsi verso me… verso i miei capezzoli duri, verso un corpo caldo ed
ansimante…. lo volevo sentire dentro così, con una mano, gli presi il cazzo e
lo portai tra le mie cosce, lo sentii premermi sulla fica… entrare in punta di
piedi e poi di seguito farsi già adulto… lo sentii forte farsi strada nella
carne, entrare e uscire, deciso… nerboruto e gonfio e poi ancora spingere e
spingersi dentro verso l’oltre senza confine. Lo sentivo mugolare di piacere
mentre m’allargavo tutta per non perderne neanche un frammento… volevo solo
sentirmi inondata, presa, scopata e desiderata. Lui mi stantuffava col suo
cazzo ormai quasi senza tregua ed io non ero ancora sazia di lui... ad un certo
punto mi fece scendere dal tavolo e mi girò di spalle… mi appoggiai quindi a
pancia sotto sopra il tavolo cercando di sistemare al meglio le mie tette…
m'infilo un dito in bocca che portò direttamente nel mio buchetto inumidendolo
un pochino. Poi prese il suo cazzo con una mano e cominciò a segarsi un poco
prima di dargli strada nel mio di dietro… doveva trovare posto e calore. Sentii
il suo cazzo che mi penetrava, e cercai d’assecondarlo con una serie di
movimenti della schiena e, più aprivo le gambe, più i miei tacchi stridevano
sul pavimento della cucina. Lo sentivo al massimo dell'eccitazione, mi stava
sopra con il corpo caldo e le mani cercavano tutta la mia carne ancora
disponibile poi si sollevò mettendosi in ginocchio a leccare nuovamente i miei
buchi caldi e accoglienti… tane di fuoco a cui stava dando solo un attimo di
tregua, raffreddando la tensione.
Quanto mi piaceva essere il suo oggetto di piacere, mugolavo con in
testa una parola sola "ancora... ancora... ancora… non smettere mai, ti
prego!” mentre sentivo quella sua lingua percorrere nuovamente le mie gambe
verso il basso mentre con le mani mi teneva ferma per le caviglie… nel mentre
il culo si dimenava ad urlare tutta la mia fame, ad invitarlo a nuovo
banchetto. Non ci fu molto da attendere… sentivo che stava per venire, mi
sentii quindi il suo cazzo entrare di prepotenza nella fica e farsi strada con
inquieta determinazione. Qualche istante e lo tirò via dalle mie cosce ancora
zampillante di latte caldo… mi voltai inginocchiandomi dinanzi a lui… lo
detersi con le labbra e con la mano in modo da strofinarlo dappertutto.
Lui era ancora contratto ma aveva la pelle del viso distesa, mi
guardava mentre passavo il suo sperma sulle mie tette… era un messaggio subdolo
di appartenenza, devozione mia al suo padrone, lui! Mi rialzai per sedermi
nuovamente sopra il tavolo… lo presi per la camicia e lo strattonai forte a me,
con i tacchi avvinghiati sulle sue spalle lo baciai ancora e ancora, dandogli
la mia lingua... leccandogli le guance come una cagna in calore! Lui non
parlava, mi stringeva le tette ed io guaivo!
Forse è per questo che, anche a distanza di tempo, mi piace usare
questa cucina per i miei momenti intimi… mi piace agghindarmi di tutto punto e
poi, seduta sopra al tavolo o sulla lavastoviglie, smanettare con le dita la
mia calda figa per appagarla di mai sazie voglie!

































