13 dicembre 2009

[ed@]10

Withlove

Distesa sul tavolaccio come sfoglia di pasta fresca ancora da impastare, da lavorare con le mani affondandovi pensieri ed emozioni... con lentezza, pazienza... carezzando quella forma profumata di amore... cibo antico da condire solo con qualche goccia di sensualità e poco altro perché l'aroma vero sei tu. Per chi ama il piccante, due tocchi di eros, non potranno che accelerarne la degustazione... withlove!



eneadarrigo
fotografa: lady m and bello

10 novembre 2009

Tocco la tua bocca


Tocco la tua bocca.
Con un dito tocco il contorno della tua bocca.
La disegno come se uscisse dalla mia mano, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare.
Faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna sul viso, una bocca scelta tra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo viso e che per un caso che non arrivo a comprendere coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.
Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre più da vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo man mano sempre più da vicino e i nostri occhi si fanno grandi, si avvicinano, si sovrappongono e i ciclopi si guardano respirando confusi.
Le bocche si incontrano e lottano tiepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando nel loro recinto dove un'aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio.
Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, di accarezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranze oscure.
E se ci mordiamo il dolore è dolce e se affoghiamo in un breve e terribile assorbersi simultaneo del fiato, questa istantanea morte è bella.
E c'è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura e io ti sento tremare contro di me, come una luna nell'acqua.

*

pa.oletta
fotografia: Sigrid Kleinecke



03 novembre 2009

[ed@]9

 

Una Verità

Ero un pensiero in lista d’attesa

poco prima che il sospetto

togliesse la tenda al palcoscenico

costruito attorno ad una possibilità.

 Ero un pensiero plausibile

frustrato e nero, schiuso d’ali

tra vento e bizze d’aria tra i capelli,

ipotesi possibile da considerare.

 Eppure

tutto portava ad un sospetto che,

preso di petto, non s’aspetterebbe

d’essere pensiero altrui...

carne da cerebro intercluso.

 Ero dappertutto

ad occhi chiusi  e ciechi

mi sentivo dappertutto,

pensato o meno, proprio lì,

tra le tue dita ed una verità!


eneadarrigo

fotografia: Siyah Beyaz Bayan Avatarları

23 ottobre 2009

Femmine


Succede che tra sorelle ci si confidi a volte,e quando poi si lavora insieme di tempo c'è ne a disposizione. Livia parla del suo matrimonio vicinissimo alla rottura definitiva, perché lei ha il sospetto che suo marito abbia un 'amante. La vedo triste e giù di morale, ed in certi giorni non so cosa darei per farla sentire più serena. Mentre stiro, lei riordina la cucina e da una stanza all'altra cerco di farla sorridere con delle battute... ma invano oggi non è giornata. Mi distrae il suono del videocitofono e lei mi dice di rispondiiii! Spengo il ferro da stiro e vedo una macchina bianca parcheggiata fuori la cancellata nera.
Apro? gli chiedo!? Visto che lavoriamo ogni mercoledì in una villetta in campagna è meglio assicurarsi chi entra e chi esce. Apro! la macchina costeggia la strada e raggiunge l'entrata. Mi avvicino e vedo scendere un uomo sui 55 anni, alto dai capelli brizzolati con una valigetta in mano. Mi guarda e sorridendo mi dice...."Buongiorno signora c'è suo marito? mi ha chiamato perché devo vedere il lavoro che debbo svolgere al piano di sopra. Mentre parla io gli guardo le labbra, carnose e disponibili alla parola e quant'altro si possa immaginare, sono in estasi ha una camicia aperta sui primi 3 bottoni che lascia intravedere la pelle, un paio di pantaloni blu, e al braccio sinistro un braccialetto di perline rosse. Ummmhh.... particolare il tipo penso... ora toglie gli occhiali come per dire "ma questa che guarda a fare"?.
hem... mi scusi, si chiama? per togliermi dall'imbarazzo e lui... Sergio!
Ok Sergio, mi sa che oggi ha sbagliato giornata il padrone non c'è e noi siamo le ragazze che vengono a fare le pulizie ogni mercoledì.
Uffa! sbuffa infastidito e pensare che mi son fatto un bel poco di km e con questo caldo che avete qua non è stata proprio una passeggiata per trovarvi poi ho dovuto cercare non poco.
Comunque gli rispondo non posso farci nulla... se vuole entrare, le posso offrire un caffè e poi magari ritornerà un'altro giorno
Acconsente un po' infastidito.
Entra posa la valigetta sul tavolo di legno della sala e si siede.
Però dice guardandosi intorno... mica male qua!
Beh si rispondo io il vedovo non se la passa male, lui ride alla mia battuta...
Vado a prepararle il caffè... ok risponde Sergio, faccia pure.

Accendo la macchinetta e prendo le tazze dalla vetrina mia sorella era nella stanza accanto e mi raggiunge subito chiedendomi "Laura chi è il Tizio?" mah... un geometra venuto qua per un lavoro, ma lo sai... qua è difficile trovare qualcuno che ti dia retta. Bello però dice Livia, sorridendo lo guardiamo ma hai visto che classe dico io... lei si hai ragione!! e quanti capelli ricci... ammazza che macchina che ha...zitta che ti sente, dai su smettiamola non diamo una brutta impressione, portiamogli il caffè. Prendo il vassoio e insieme andiamo da lui. Ah finalmente, non arrivava mai questo caffè dice scherzando....
Si zucchera il caffè e porta la tazzina alle labbra e cosa ho provato in quel momento non so spiegarlo, quella bocca mi stava creando un certo travaglio mentale lui finisce il caffè e guarda Livia e poi me...
Ma siete sorelle? ci chiede, si vede tanto rispondo io...?
Si! siete uguali a parte gli occhi vi somigliate moltissimo!
Comunque io sono Livia... ed io Laura... piacere ragazze siete la cosa più bella oltre al mare che ho visto nel mio viaggio
Ci da la mano e s'avvia verso la porta .Ok vado grazie del caffè!
Ma in quell'istante mentre siamo vicini all'uscita a Sergio cadono dei foglietti che aveva nella cartelletta, Livia si china per raccoglierli e lui malizioso la guarda sotto la gonna. Nel sollevarsi si sfiorano e qualcosa accade... Sergio la prende e l'appoggia al muro, le da un bacio, poi prende anche la mia mano e se la porta sul cazzo.
"Andiamo sul divano... chiudo bene la porta e tiro la tenda della sala... " Sergio si siede sul divano giallo di pelle e noi due incominciamo a spogliarlo. Livia gli sbottona la camicia, ed io i pantaloni... Mani bocche,unghie sul suo corpo su quello sconosciuto così meravigliosamente attraente

E’ nudo, il suo pene diritto è grosso. Ora tocca a me, voglio sentire il suo odore, il suo sapore mi inginocchio davanti a lui e inizio a succhiarglielo. Lui urla di piacere, tirandomi la testa verso di lui, per farlo entrare più in profondità nella mia bocca mi metto di lato in modo tale che Livia possa guardare. Dopo lei toglie le mutandine e si siede sul suo cazzo dritto che aspetta d'esser cavalcato a dovere, lui con le dita lo sistema in modo che possa entrare tutto fino in fondo.
Livia è felice, gli noto nello sguardo una rivincita, una felicità che da molto tempo non aveva negli occhi, la fiamma del piacere si era riaccesa anche per lei. Poi non immaginavo mai quanto potesse attrarmi mia sorella... a saperlo, me la sarei già scopata da un pezzo... proprio una gran figa!!
Sergio ansima e con le mani gli tortura i capezzoli poi passa al culo bello sodo... gli da il giusto ritmo e l'affonda a dovere. Livia apre le gambe per farsi scopare tutta. Dopo avergli dato un bel po' di spinte si solleva e mi da la mano, vieni mettiti con le gambe aperte qua... distenditi voglio scopare anche te. Mi stendo allargo le gambe metto i tacchi intorno ai suoi fianchi e lo spingo dentro me. Il suo cazzo è caldo e la sua cappella mi sfrega deliziosamente il clito, poi s'abbassa con la lingua e me lo succhia e me lo lecca da su a giù con la lingua come se volesse cercare l'inizio di me.
L'eccitazione è indescrivibile. Preso da noi due, non vuole smettere e noi due pretendiamo le sue attenzioni, i nostri odori si mischiano, e ognuna di noi vuole essere scopata all'infinito. Giratevi dice Sergio... mettetevi tutte e due a pecora sul divano, lasciate le scarpe mi eccitate da morire
Prima si dispone Livia ed io vicino a lei.
Sergio si strofina il cazzo e lo dirige verso Livia che aspetta vogliosa, "hai la figa umida dice... umida da leccarla all'infinito".
S'abbassa alla sua altezza e la scopa, gli da dei colpi continui e lei si torce sulla schiena... si tiene ferma allo schienale del divano, Sergio irrefrenabile passa a scopargli il culo.
Io non c'è la faccio più... lo voglio anche io... lo tiro verso di me aprendo anche la mia figa, s'abbassa e incomincia a leccarmi nuovamente. Lo sento entrare dentro più volte ed io mi apro ad ogni sua spinta carnale. Sto per venire dice Sergio... e s'avvicina al seno di Livia che, pronta, glielo accoglie in mezzo poi lo passa anche a me. La sua sborra calda c'invade ci gratifica ci rende femmine.
Ma non smette vuole guardarci ancora... siete bellissime ci dice, sedetevi a gambe larghe mentre mi vesto e masturbatevi per me!
Sergio prende i pantaloni dalla sedia e gli slip e si incomincia a rivestire, non è uno spogliarello io lo chiamerei "vestirello" perché quando un uomo si riveste è sensualmente meraviglioso e masturbarsi non è affatto difficile.
Sono i suoi dettagli che m'accendono nel guardarlo, il modo che ha di sistemarsi l'orologio o tirarsi su la lampo dei pantaloni che mi fa sditalinare ancora....
Si riavvicina lecca Livia e poi me dicendo:
"voglio portarmi via questo sapore oltre a quello del vostro caffè...!"

*
photo dal web

16 ottobre 2009

Ballata della masturbatrice solitaria


La fine della cosa è sempre morte.
Fuori da me stessa il mio respiro 
scopre che te ne sei andato via.
Matto terrore. Mi nutro di me stessa.
Io da sola ogni notte scopo il letto.
Un dito dopo l´altro mi fotto la mia figa.
Non è così lontana. Basta allungare la mano.
La scuoto e la scrollo come una campana. Scivolo
nel nido d´amore dove la montavi
tu che sul letto mi prendevi.
Io da sola ogni notte scopo il letto.

Prendi ad esempio questa notte, amore:
ogni coppia si unisce,
su e giù si capovolge solidale,
si inginocchia spingendo, testa a testa.
Io da sola ogni notte scopo il letto.
Mi distendo, mi penetro.
Mia piccola susina chiamavi la mia passera.
Poi venne la mia rivale, occhi neri,
signora delle acque si leva sulla spiaggia,
ha dita vellutate da pianista,
belle turgide labbra per succhiare,
voce come flauto che seduce.
Io da sola ogni notte scopo il letto

Mi spacco in due come si spacca una pietra.
I ragazzi stanotte e le ragazze
si uniscono e si chiavano, 
aprono le camicie, abbassano
le cerniere, si tolgono le scarpe
spengono la luce – le scintillanti
creature sono piene
di bugie e godimento, brillano
di sudore e di sperma,
si mangiano l´un l´altra, sono sazie.
Io da sola ogni notte scopo il letto.


Anne Sexton
fotografia: Roj Smith

03 ottobre 2009

[ed@]8

 

Provo ad unire con un bacio
la lunga strada dei tuoi piccoli nei.
Esplorato il corpo tutto, da cima a fondo,
avrò una soluzione a pelle
e sarà quel sorriso che ti manca!


eneadarrigo
photo dal web

15 settembre 2009

[ed@]7


Per leggere un buon libro bisogna avere la testa sgombra da pressanti problemi ed occhi in astinenza da morbose emozioni. Per scrivere un buon libro bisogna avere la testa formicolante di grandi pensieri, ispirata da impossibili intrecci, di fervida grammatica ed appetibile punteggiatura. Ci deve essere poi qualcosa di criminale nell’odore della carta così come nel sapore della storia. Dimenticavo... un bacio ed un buon caffè sono d’aiuto!

eneadarrigo
photo dal web

29 agosto 2009

[ed@]6


Anche i sogni 
hanno diritto ad un lembo di terra, in carne ed ossa, 
dove potersi sentire finalmente a casa!

eneadarrigo
photo dal web

20 agosto 2009

Trattato di baci


Mi baciavi con tutta la bocca.

Tanto da pensare che nulla avresti lasciato per te.
Con la robusta freschezza della frutta turgida, le tue labbra.
La tua lingua, un mollusco abile e sorridente.
Il tuo alito mi baciava nelle orecchie
e il rumore sibilante, oscuro,
dei tuoi inviti.
Talvolta mi baciasti nella distanza del corpo.
Sono stata nella tua bocca, nelle tue labbra, nella tua saliva,
nella breve pressione dei tuoi denti,
nel saggio percorso del tuo olfatto.
Mille volte sono stata nei tuoi sorsi di idromele,
fino a quando restò soltanto
un tocco di addio
sulle guance.

*
Magda Zavala
fotografia: Albert Watson



14 agosto 2009

La vetta del piacere



… ancora pochi mesi, e lo chalet di zia Elga sarebbe stato venduto, decisi così di trascorrerci un mese da sola. Entusiasta scesi dal treno e trascinandomi due pesanti valigie giunsi a destinazione, era rimasto tutto come quando da ragazzina ci trascorrevo con mia sorella Sofia il periodo estivo - mille ricordi riaffiorarono nella mia mente. Entrando non mi persi d’animo. Igienizzai i servizi e la cucina, diedi aria alle camere, aspirai la polvere e preparai il letto con lenzuola profumate di gelsomino. Anche se stanca, mi sentivo bene dentro e quell'aria pulita era un vera toccasana per me che ero giunta stressatissima dalla vita di città. Ad un tratto sentì il tintinnio della campana posta sulla porta d’ingresso, mentre una voce di donna mi chiedeva il permesso d’entrare … “avanti!” risposi chiedendomi chi potesse essere, ero del resto arrivata da sole poche ore e rimasi sorpresa nel vedere Miranda, una ragazzina che spesso giocava con noi davanti a casa. 
“Ti ho vista arrivare ed ero più che certa che fossi tu!” mi disse “ho così pensato di preparati una cosa che adoravi per poi portartela insieme al mio saluto”. Ci abbracciamo a lungo, per poi scambiarci davanti a quelle deliziose fette di strudel una serie di chiacchiere veloci, con la premessa che ci saremmo viste il più possibile. Miranda, non aveva figli, da alcuni anni era separata e da quanto potevo capire non amava parlare del suo ex marito, era però sempre la solita burlona, sempre con la battuta pronta e mille cose da fare. Insieme ogni giorno andavamo in paese e a turno mangiavamo in casa mia o sua, ricordando mia zia, sua nonna e le situazioni vissute insieme, era bello rivivere quelle emozioni, era piacevole stare in sua compagnia, rivedere vecchie foto e parlare ore ed ore di noi. Una sera però, mentre ero a cena da lei, prese a piovere come non mai, la vidi farsi seria, e immediatamente mi ricordai che era sempre stata terrorizzata dai temporali, “mica avrai ancora paura dei tuoni?” chiesi sghignazzando e scherzando aggiunsi, “vuoi che resto a dormire qui?” ... “mi faresti un vero regalo!”... “la paura dei temporali è qualcosa di inspiegabile …” 
Poco dopo eravamo sul letto a parlare ancora di noi, e il vederla più serena, mi fece sentire importante, parlando parlando lei prese finalmente sonno ed io notando che il temporale si era allontanato, decisi di salire in mansarda e godermi come quando ero bambina dalla finestrella il cielo … Era proprio bello il mondo da lassù, mi faceva sentire leggera e spensierata, fumai qualche sigaretta, dicendomi che pure io avrei dovuto coricarmi e dormire qualche ora, mi alzai così per tornare a letto, ma il mio sguardo cadde, su un vecchio baule socchiuso, mi avvicinai, e aprendolo mi ritrovai davanti a foto, pagine di giornali, libri e lettere … Sapevo che non avrei dovuto, ma la mia curiosità mi impedì di comportarmi correttamente, aprì così una lettera a caso … “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” la lessi tutta di un fiato, rimanendo di pietra nel vedere che portava la firma di Rebecca, presi allora un'altra lettera, e poi un'altra ancora, iniziavano tutte allo stesso modo e si concludevano con il solito “un bacio sulle tue labbra, tua Rebecca” lettere affettuose, piene di sentimento, che facevano intendere qualcosa, ma che lasciavano in me diversi dubbi, sino a quando in una lessi… “non riesco a dimenticare le tue mani su di me, le tue dita che mi penetrano, il profumo della tua pelle, i nostri orgasmi, se solo loro sapessero di noi, sarebbe la fine …” ora tutto mi era finalmente chiaro, Rebecca la nostra amichetta di allora era stata l’amante del marito di Miranda, continuai incuriosita a leggere, chiedendomi quanto male avesse fatto a Miranda scoprire che la sua migliore amica la stava tradendo con il suo uomo, dicendomi che se fosse capitato a me, l’avrei strangolata. 
Ecco perché non voleva parlarmi di lui, ecco perché non mi aveva menzionato Rebecca, decisi così che avrei letto un'altra lettera per poi richiudere quel baule senza mai più riaprirlo, ancora una volta iniziava con la solita “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” qualcosa però questa volta, era diverso e proseguendo la lettura, mi accorsi che avevo frainteso, non era il marito di Miranda il destinatario di quelle passionali lettere, ma lei! 
Sorrisi, mai e poi mai avrei creduto fosse omosessuale e scendendo silenziosamente le scale, pensai che entrare in quel letto ora mi sarebbe suonato diverso, non che mi scandalizzasse, ma i miei occhi di certo sino allora non l’avevano certo mai guardata in quel modo. Alzai le coperte, mi misi sotto, ma i miei pensieri non riuscirono ad arrestarsi, la osservavo dormire e allo stesso tempo la immaginavo mentre faceva all'amore con Rebecca, decisi di sbirciare il suo corpo sotto le lenzuola, spostando la mia mano più volte a pochi centimetri dalla sua pelle. “Cosa mi sta succedendo?” pensai tra me e me, ma nel vederla darmi la schiena, decisi di sfiorarla, non fece una piega, dormiva come un ghiro, lenta allora sollevai la camicia da notte, scoprendo le sue gambe, le accarezzai, ritraendo la mano velocemente nel sentirla muovere… ma poi pochi istanti dopo, mi ritrovai ad alzare ancora di più quel tessuto di cotone, sfiorai le sue natiche, erano sode, lisce come quelle di una bambina, e pensai che aveva veramente un bel culo, la tentazione di continuare fu tanta, ma la paura di essere scoperta prese il sopravvento, decisi così di girarmi dall'altra parte e provare a dormire, consapevole che tutto quello mi aveva eccitata tantissimo. 
La mia mano intanto aveva preso a sfiorarmi il seno, mentre mordicchiavo nervosamente le mie labbra, la voglia, il desiderio avevano preso strada dentro di me, iniziai così a toccarmi lentamente tra le gambe, quando ad un tratto lei si girò e si appoggiò di peso sul mio corpo. Cercai di scrollarmela da sopra, quando ad un tratto, mi sussurrò “Hai letto le mie lettere vero?” girai il mio viso verso di lei, dicendole “non dovevo lo so, ma è stato più forte di me, perdonami!” con tono malinconico mi disse “fa nulla!” poi si avvicinò al mio viso baciandomi delicatamente sulla fronte, baci per poi fece scendere lentamente, sino a raggiungere le mie labbra, bacio su bacio, la sua lingua prese ad intrecciarsi con la mia, mentre le mie mani presero a slacciarle i laccetti intrecciati sul suo petto, presto mi ritrovai con il suo seno tra le mani, mentre le sue mani accarezzavano energicamente i miei fianchi, le sfilai la camicia da notte, mentre lei sollevò la mia oltre il pelo, ponendo una sua gamba tra le mie, “lasciati andare!” “sarà bello vedrai” mi disse dirigendosi con il viso tra i miei peli, le sue dita raggiunsero le mie umide labbra per poi penetrarmi con un paio di dita mentre passava la sua lingua tra la mia fessura eccitata, la sua lingua, la sua bocca erano decisamente sublimi sul mio sesso e nel vedermi inarcare prese con più forza a fottermi con le dita, aggiungendone non contenta una terza, succhiò la mia clitoride sino a farmi godere, per poi girarsi e offrirmi la sua natura depilata sul viso. 
“Ti prego, fammi godere, leccami …” la mia lingua prese a percorrerla, sfiorai il suo cazzino con la punta della mia ruvida lingua, percorsi le sue labbra aperte e ricolme di umori, per poi proseguire e soffermarmi sul suo buchetto, mentre con le unghie graffiavo le sue natiche. Le piaceva, lo sentivo, percepivo, vedevo. “manca qualcosa vero?” mi disse con voce guduriosa… rovistò sotto il materasso, prese un vibratore non piccolissimo, lo leccò, me lo vece succhiare per poi con decisione infilarmelo dentro. 
“Ti sembra più normale così?” mi chiese con una voce tremolante e ricolma di godimento e nel sentirmi mugolare, lo affondò ancor di più aumentandone la velocità, venni più volte, ripetutamente – Era giunto il momento che fossi io ad occuparmi delle sue voglie, raggiunsi le sue mani sfilandomi il fallo … “Girati Miranda, offriti a me” - lei allora si inginocchiò, porgendo il suo corpo contro la testata del letto, lasciando che i miei seni sfiorassero la sua schiena, le mie mani pizzicassero i suoi seni, le scostai i capelli sul collo e la mordicchiai delicatamente, mentre la mia mano prese a farsi strada tra le sue gambe, la mia lingua percorse la sua schiena, il suo culo, ritrovandomi ancora una volta tra le sue labbra vissute e insaziabili, le mordicchiai, tirai con i denti, notando che ogni mio gesto era da lei apprezzato, per poi senza fermarmi, iniziare a fotterla con lo stesso vibratore che poco prima aveva scopato me, era aperta, bagnatissima e sentirla godere, mi eccitava spaventosamente, continuai facendola godere numerose volte, per poi fermarmi e posizionarmi sotto di lei, il mio pelo ora sfiorava e strofinava il suo pube depilato, le nostre clitoridi duellavano una contro l’altra come se fossero da sempre abituate a muoversi così, godemmo ancora una volta, ed una volta ancora, sino ad abbandonarci stremate tra quelle lenzuola che odoravano dei nostri odori e sapori, dormimmo abbracciate come se fossimo le migliori delle amanti per poi riprendere al nostro risveglio, e continuare così sino al giorno della mia partenza, partenza che poi risultò l’inizio di molteplici nostri incontri, fatti certe volte di sole poche ore, ore che però ci permettevano di continuare a desiderarci, volerci, cercarci … e amarci.

*
photo dal web

01 agosto 2009

Il luogo


Il filo del silenzio si mescola alla mia pelle
mi manca la piega morbida delle tue labbra
il respiro affanna tra molecole di nostalgia
tu sei il luogo, il mare, il sogno...
dove io posso respirare!


*

NeRa
fotografia: Aleksandra88




24 luglio 2009

[ed@]5


“Posizione ed imposizione...

ne scaturisce un gioco da far vibrare i sensi...

puoi metterci la mano sul “fuoco”!

eneadarrigo
photo: lady-m-and-bello

20 luglio 2009

Il mondo altrove



Lo aveva aspettato per un tempo ragionevole, troppo lungo rispetto alle sue fantasie che andavano domate, assecondate, sfamate di un cibo che solo lui sapeva darle. Come qualcosa di raro perché rara era la loro affinità. Non avevano bisogno di parole quando il fuoco cominciava ad ardere dentro e quella sera era una sera organizzata sin dalla mattina. Lunga l’attesa quando ciò che aspetti è ciò che vuoi più di ogni altra cosa al mondo. In quel preciso istante, non un secondo prima, non un secondo dopo. 
Nei tempi si erano sempre ritrovati, in tutti i tempi del mondo, in tutti i tempi scanditi dagli orologi, sincronia perfetta anche nel piacere. Quella sera quando lui arrivò, il fuoco cominciò ad ardere e subito... bastò uno sguardo, parole mute che passarono dall'uno all'altra. Non ci fu posto per un saluto. 
Sentì le sue forti braccia sollevarla da terra come fosse un fuscello mentre le loro lingue si esploravano senza tregua, in un’avidità che le piaceva e che gli piaceva. La portò in bagno e la fece voltare verso il lavabo in pietra, stava ansimando, già sapevano cosa sarebbe successo e non era mai abbastanza. Avidi di loro. Le sollevò il vestito e le sfilò gli slip, con un gesto tanto brutale quanto colmo di quella passionalità che appagava entrambi. Volle possederla da dietro mentre lei gemeva ed era esattamente ciò che desiderava. Attraverso lo specchio poteva vedere il sudore lambirle la fronte e la sua espressione di piacere che non lasciava adito a dubbi sulla sua totale soddisfazione. In un urlo finale, all'apice della sua voglia di godere, in un gesto rapido le tolse il vestito mentre lei lo aiutava a liberarsi degli ultimi abiti che ancora aveva addosso. 
Si annusarono come animali dopo una battaglia, profumo di pelle e di sesso, odore che sapeva di loro. Per lungo tempo dopo che erano stati insieme, lei continuava a sentire il suo odore sulla sua pelle. Era come portarsi dentro una parte di lui, sempre.

Si ritrovarono l’una di fronte all'altro, si baciarono adesso con una delicatezza impensabile, mani tra i capelli e lungo il corpo. Per non perdere nulla, ogni centimetro di bellezza, di follia, di istinto, d’amore, di passione. Tutto. Tutto nelle loro mani ma prima ancora, nella loro mente. Il tempo di assaporarsi con dolcezza, di riprendere fiato, di perdersi negli occhi dell’altro. Poi, all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno lui la prese in braccio da dietro, le afferrò con le mani entrambe le gambe allargandole e così la portò verso l’ampio salone. Le finestre ed il balcone avevano le lunghe tende bianche aperte, la luce era accesa, chiunque avrebbe potuto vedere dal palazzo di fronte. Lei si divincolò un po, era come sempre combattuta tra la paura, la vergogna che qualcuno li vedesse, li spiasse, invadesse la loro intimità e al tempo stesso quel rischio che era trasgressione e dunque fonte di brividi, di piacere a cui non sapeva resistere. Disse un flebile no... ma entrambi sapevano che era ciò che volevano. Era un gioco che già avevano giocato e mai nessuno ne era uscito perdente, solo privo di forze e di energie da recuperare per ricominciare.

La adagiò sul tavolo di rovere e le stuzzicò le parti intime con la lingua, sapeva che questo le avrebbe fatto inturgidire i capezzoli e subito li accarezzò. Li prese tra le mani mentre continuava ad assaporare il frutto del piacere. Quando sentì che stava godendo e che la sua schiena si inarcò, allora le fu dentro in un movimento ritmico sempre più pressante. Non avrebbero voluto nulla di più in quel momento e nulla chiesero se non se stessi. Quando il ritmo decelerò, lei scivolò leggera lungo il tavolo e gli si inginocchiò davanti. Lui chiuse gli occhi, sapeva ma ogni volta era diverso perché ogni volta era diversa lei. Simile forse ma diversa a saperla scrutare con i giusti occhi.

Gli prese il sesso in bocca, lo leccò prima con dolcezza poi con maggiore intensità mentre con la mano lo stimolava in un ritmo che sapeva. Ogni tanto lo guardava, i suoi occhi sognanti e la sua espressione piena di piacere la eccitava ancor di più. Gli prese tutto il suo sesso in bocca fino alla gola, era duro, caldo e pulsava di lei. Quando lo sentì gemere non dovette far altro che aspettare e bere il suo sperma, fino all'ultima goccia. Tutto dentro di lei. Lo gustò come vino pregiato fino a leccarsi le labbra e poi baciarlo sulla bocca, perché sapeva che anche lui voleva assaporare una parte di sé tramite lei.

Una volta le disse che mai nessuna aveva osato tanto e che per lui era forse uno dei gesti intimi che più di tutti gli faceva capire la totale condivisione e accettazione. Le spiegò che spesso altre donne si allontanano al momento giusto e non arrivano a tanto. E lei gli disse che non lo aveva fatto con molti ma solo nelle storie importanti, perché tutto quello era naturale dal suo punto di vista e un piacere da condividere. Poi si sdraiarono a terra, nudi, abbracciati a guardare il soffitto e a parlare. Della vita e di come questa possa riservare sorprese inimmaginabili. Il destino li aveva fatti incontrare e insieme, avevano scoperto parti di se stessi che non conoscevano. Nessun progetto, solo la voglia di vivere quel presente, senza domande, senza perché, senza un luogo... altrove. Il domani non lo conoscevano ma oggi si erano ancora una volta scoperti diversi, si erano regalati attimi di piacere intenso a cui non volevano rinunciare.

*
Strorydream
photo dal web

04 luglio 2009

Tra parentesi


Se solo si potesse vivere tra parentesi
si potrebbe prendere chi vuoi dentro con te,
e il resto del mondo aspetterebbe fuori
a guardare educatamente dall'altra parte.
Se si sbucasse fuori dalla parentesi,
la vita continuerebbe come prima. 
Non ci sarebbero conseguenze 
e per una volta i muri si troverebbero dove vuoi tu. 
Se solo fosse possibile. 
Ma le parentesi esistono solo nei libri. 
E il mondo gira di conseguenza. 

Anna Fienberg
photo dal web

01 luglio 2009

L'attesa



Sono salita come ogni mattina al secondo piano, fa un caldo tremendo e mi sono svegliata con un poco di malessere generale. Cerco le chiavi nella borsa... apro la porta, la casa è sempre vuota, tutti sono al lavoro anche Paolo dovrebbe esser già uscito. Invece con meraviglia noto che la sua giacca è li sul divano. Non ci penso più... mi reco in cucina, cerco i detersivi e l'aspirapolvere per iniziare a lavorare
Riempio un secchio d'acqua dal lavandino, apro le persiane, esco sul balconcino della sala per pulirle le accosto dal di fuori e lascio lo spazio tra una e l'altra per facilitarne la pulizia. Mentre sono quasi a meta' del lavoro sento un rumore provenire dalla camera da letto, guardo bene e dalla persiana semichiusa vedo Paolo... è sceso a prendere qualcosa, senza scarpe, con addosso solo un paio di boxer che addosso gli stanno una meraviglia.
Non mi ha vista, e non sa d'esser osservato. Nel guardarlo mi mordo le labbra e spiarlo mi eccita da pazzi... non l'avevo mai visto cosi'. Lui sempre ben vestito sempre in giacca e cravatta... cosi è più sensuale, più intimo. Di certo una situazione informale di uno che non sa di essere spiato.
Il mio respiro si fa silenzioso e, un po imbarazzata, mi rendo conto di non riuscire a togliergli gli occhi da dosso... qualcosa dentro me mi sta dando un gran calore. Mi scopro con le mutandine bagnate. Lui, nel frattempo, prende un bicchiere e si versa un liquore da bere. Poi, si passa una mano tra i capelli...
Dio! quant'è bello....Voglio ricominciare a respirare, voglio farmi notare... mi piace però tanto anche star li a guardarlo.
Va in bagno togliendosi la camicia nel corridoio, suppongo quindi che stia per farsi una doccia. Lascia la porta socchiusa... sento l'acqua che scorre e decido d 'avvicinarmi di nascosto. Mi decido... entro!
Le vetrate sono appannate e lui non mi vede... è di schiena. Apro lentamente il box della doccia e inizio a toccarlo da dietro, gli carezzo il collo… le spalle ha tutti i capelli bagnati... stranamente non ha una reazione, non si muove, non parla... non mi aspettavo questo ma, è segno che stesse aspettando le mie mani. 
Percorrono ogni centimetro di lui tra la schiuma ed il getto d'acqua... scendo sui glutei e poi, senza più ritegno, cerco le sue palle ora cariche di schiuma profumata.

Ed ecco che si gira e mi sorride, ora ho la certezza che mi stesse aspettando... chiude l'acqua e mi fa inginocchiare tra le sue gambe... il suo cazzo è duro ed umido... lo catturo tra labbra e lingua. Lo assaggio, lo lecco e lui con le mani mi trattiene verso di lui... me lo infila oltre le tonsille. Poi, sfilandolo, mi gira di schiena, io appoggio le mani sulle piastrelle per non scivolare, mi sbottona la divisa e mi trova i capezzoli nel balconcino nero, incomincia a leccarmi la schiena ed il collo. Un turbinio di vibrazioni. Ora stavo in doccia anche io... mi sussurra "ti voglio"... e da un poco che ci pensavo...
"son rimasto a casa apposta ho finto di star male oggi, sapevo che dovevi venire"... così dicendo mi spoglia di ogni mio abito e di ogni ritegno.
Inizia quindi ad accarezzarmi le cosce a mano piena, infila le dita dentro la mia vagina e con la bocca mi succhia la lingua. La sua saliva è crema per il mio cuore! E miele per la mia pelle assetata... un pezzo di un desiderio che si stava realizzando.
La sua carnagione chiara sembra emettere una luce propria, è cosi che mi domina. Non è lui a entrare, ma io a introdurlo in me. Non è lui dentro di me, ma io che avvolgo lui. Il suo movimento è avvincente, una lusinga una promessa, un offrirsi e un immolarsi. 
Lo sento caldo dentro, gonfio, sento che sta per esplodere... lo lascio fare fino all'ultima goccia. Ora è la sua bocca, i suoi denti a lambirmi la pelle, cosi' come l'avevo sempre immaginato e con una punta d'invidia solo osservato.
Mi rimane dentro, il suo seme mi cola tra le gambe.
Esce dolcemente ed io l'abbraccio e lo trattengo a me
Gli chiedo..."ci sara' una prossima volta?" 
Lui e mi bacia sugli occhi mi sussurra "mi hai fatto godere come nessuna… pensiamo ad oggi. Ora rivestiti che ho davvero fatto tardi..."
"Subito, ma prima ti preparo il caffè!"


*
photo dal web



28 giugno 2009

Aforisma



Quando la mano di un uomo tocca la mano di una donna,
entrambi toccano il cuore dell’eternità.

*
Kahlil Gibran
photo dal web

21 giugno 2009

[ed@]4


Dimmi dov’è l’inganno... tra l’avere ed il possedere 
permea il tuo tepore di femmina. 
I tuoi desideri si fanno voglia 
e vestono a festa i centimetri del piacere. 
Neri o bianchi, tacchi impreziositi dalla tua sensualità... 
e piccoli orpelli di seta 
per far di te il piacere della pelle. 
Dimmi dov’è l’inganno... sei mia o solo fotografia?

eneadarrigo
photo dal web

15 giugno 2009

E' quasi amore


Guarda che se ti chiamo "amore" mentre scopiamo non è un dramma, non vuol mica dire che voglio sposarti domani. E' che quando ti guardo negli occhi mentre mi fai venire, non posso fare a meno di amarti per un breve, intensissimo istante. E ti sorrido mentre lo faccio - venire e amarti - perché nemmeno di questo posso fare a meno.

Sorrido tutta, anche dentro, quando ti vedo. E per un secondo - un secondo solo - mi diventano molli le ginocchia mentre mi passi accanto e mi sfiori come per caso tra la gente che ci circonda. Gli attimi in cui ci salutiamo fra gli altri che non sanno e mi stringi la mano quel paio di secondi in più, mentre lasciamo che le dita scivolino via le une dalle altre in un contatto appena più prolungato di quello consentito da un saluto formale, anonimo, tra mille.

Aspetto il prossimo incontro soli tu ed io, nella penombra della tua casa, le tue mani dalle dita lunghe - una fantasia divenuta realtà - che mi toccano e mi fanno impazzire, i tuoi occhi neri e profondissimi, inscrutabili e caldi, ironici e dolci al tempo stesso, pieni di qualcosa che ancora non so definire ma che sento immenso e che mi fa venire voglia di perdermici dentro.

E' quasi amore.



La Cortigiana scrive
photo dal web

12 giugno 2009

Lasciai cadere il tempo sul tuo nome


Lasciai cadere il tempo sul tuo nome, come si adagia il marmo sulla terra e l’acqua si sparge sulle braci. Mi vestii di lutto come le donne che disfano le culle vuote da tanto le guardano; e vidi il sangue scendere finalmente sulla ferita, come la cera che si rapprende sul palmo della mano prima di perdersi nelle dita in polvere. Se ti dimenticai, fu perché volli qualcuno che mi chiamasse, un corpo che fosse un altro sul mio corpo, una voce offerta per la mattina. Ma niente, ma nessuno. Se il tempo non si fosse abbattuto sul tuo nome, avrei potuto almeno ora ricordarti – poiché non c’è lapide senza corpo né cenere che non abbia arso. E la casa è oggi più fredda che mai: lasciai passare il tempo sul tuo nome, e non c’è focolare, non c’è nido, non ci sono figli che si possano perdere da me, né candele per riempire di memoria questo silenzio. 

*
Maria do Rosario Pedreira
(Traduzione di Mirella Abriati)
photo dal web 

03 giugno 2009

Aforisma


Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione
che non è né sicura, né conveniente, né popolare;
ma bisogna prenderla, perché è giusta.

*
Martin Luther King
fotografia: Stanley Kubrick

21 maggio 2009

Il nodo


Quando l’uomo entra nella donna come l’onda scava la riva, ripetutamente, e la donna, godendo, apre la bocca e i denti le luccicano come un alfabeto, il Logos appare mungendo una stella, e l’uomo dentro la donna stringe un nodo perché mai più loro due si separino e la donna si fa fiore che inghiotte il suo gambo e il Logos appare e sguinzaglia i loro fiumi. Quest’uomo e questa donna con la loro duplice fame hanno cercato di spingersi oltre la cortina di Dio, e ci sono riusciti per un momento, anche se poi Dio nella sua perversione scioglie il nodo.

*
Anne Sexton 
photo dal web

19 maggio 2009

[ed@]3


Mi piace l'odore di te che aleggia su tutta Piazza Panama
quando ti siedi al LuxyCafė per far riposare i tacchi!
Attrazione vivente...
monumento pulsante alla tua sensuale femminilità!

eneadarrigo
photo dal web

14 maggio 2009

O.Fallaci


Parlo della gelosia che svuota le vene all'idea che l'essere amato penetri un corpo altrui, la gelosia che piega le gambe, toglie il sonno, distrugge il fegato, arrovella i pensieri, la gelosia che avvelena l'intelligenza con interrogativi sospetti, paure, e mortifica la dignità con indagini, lamenti, tranelli facendoti sentire derubato, ridicolo, trasformandoti in poliziotto inquisitore carceriere dell'essere amato.

*

Oriana Fallaci

photo dal web

13 maggio 2009

Signora, io ti toccherò con la mia mente


Signora, io ti toccherò con la mia mente. 
Ti toccherò e toccherò e toccherò 
finché tu non mi farai di colpo un sorriso, 
timidamente osceno 
(signora io ti toccherò con la mia mente.) 
Toccherò e, tutto qui, 
lievemente e tutta te stessa sarai 
con infinito agio la poesia che io non so scrivere. 

*
Edward Estlin Cummings

12 maggio 2009

Legami


Non importa quanto tu sia lontano.
I legami tra le anime esistono perché creati dal pensiero.
Fili invisibili che legano ricamando sull'anima
tutto ciò che gli occhi non possono vedere,
e lo trasformano in emozione, in gioia, in dolore.
Anche in ricordo.
In sorriso o in lacrima.
Avviene tutto dentro.
Nei meandri del cuore, nei nascondigli della mente.
E vivono come tatuaggio sulla pelle dell’Anima.
E arrivano Ovunque.
E toccano l’Oltre.
Un pensiero mi lega a Te.
Un pensiero che gli altri chiamano Amore.
Io invece lo chiamo con il Tuo Nome.

*
Catherine Morena Ramos
fotografia: Jiri Ruzek

10 maggio 2009

Il peccato




Mi ero preparata esattamente come lui mi aveva chiesto, no, forse come mi aveva ordinato. Perché il suo era un ordine travestito da invito, una richiesta a metà tra il peccaminoso ed il trasgressivo. E io avevo detto di si. Solo un si che aveva il gusto dell’ubbidienza e della sottomissione, un gioco che avevo scoperto con lui e che, mio malgrado, mi attirava ed eccitava. Gli piaceva farsi vedere con me e far vedere sia pur furtivamente, parti di me agli altri che potevano solo guardare, immaginare, sognare ma non toccare. Ero una sua proprietà e questo lo faceva impazzire specie se si pensa che eravamo in una piccola cittadina toscana, quei posti in cui il tempo sembra essersi fermato in attesa di qualcosa che scuotesse il torpore dei vecchietti che giocavano a carte al bar o delle signore noiosamente affacciate alle finestre. Gradiva quel sottile mormorio che accompagnava il rumore dei miei tacchi sull'asfalto e sentire gli occhi puntati su di me o su di lui, come uomo da invidiare. Era certo, lui, di avermi in pugno.
Così, mi ero vestita esattamente come aveva ordinato: scarpe bianche, calze e reggicalze dello stesso colore, tailleur grigio chiaro, gonna corta con spacco inguinale da cui fuoriusciva il pizzo bianco della calza. Sotto la giacca chiusa da un solo bottone, un raffinato reggiseno bianco e nulla più. Il luogo dell’appuntamento era uno dei bar più frequentati della zona. Mentre mi incamminavo sentivo tutti gli sguardi puntati su di me. Ad ogni passo lo spacco si apriva leggermente facendo intravedere per un secondo il pizzo della calza bianca. Occhi… occhi che parlavano di sesso e peccato si stampavano sul mio corpo e sapevo che lui stava guardando, nascosto da qualche parte. Alcuni di quegli occhi erano i suoi. Arrivata al bar mi sedetti fuori, tavolino di ferro battuto nero e sedia di uguale fattura. 

Ordinai un caffè e rimasi in attesa che lui arrivasse. A nessuno avrebbe permesso di avvicinarsi. Sapevo che da qualche parte si stava gustando la scena arrapato. Appena vide un uomo che mi stava avvicinando, sbucò da dietro l'angolo del palazzo, mi si avvicinò, mi scostò i lunghi capelli neri e mordendomi il lobo dell’orecchio lo sentii sussurrare: 
- Brava la mia bambina... 
Poi mi accarezzò la guancia e con un dito percorse le mie labbra leggermente aperte, come se mi stesse mettendo un rossetto. 
L’uomo tornò sui suoi passi. Tutto era prevedibile e tutti stavano parlando di noi. Si sedette di fronte a me. Era vestito come sempre in modo impeccabile, ordinò anche lui un caffè e si accese una sigaretta. Poi si sporse verso di me e lasciò la sua mano percorrere la mia gamba fino a fermarsi e giocare con il reggicalze ormai visibile a tutti. Il mormorio divenne sempre più insistente ma sapevo che era musica per le sue orecchie. Giocherellò con il bottone della giacca fino ad aprirlo. Il seno sembrò esplodere insieme all'eccitazione, non solo sua, ma dei molti attenti osservatori. 
Lentamente e con finto pudore, mi riabbottonai la giacca.
Pagò il conto, mi prese per mano e insieme ci incamminammo per la strada. 
Ancora una volta tutti gli sguardi erano puntati su di noi. Mi era ignota la destinazione ma non il seguito della giornata, non ciò che sarebbe successo, non l’intensità del piacere che avremmo provato. 
Mi condusse dentro un casale abbandonato, appena fuori dal paese. Parte del soffitto era crollato e una luce a tratti assente ed a tratti accecante illuminava quel luogo che sapeva di un tempo morto, perso per sempre. Un luogo che sembrava aspettare noi per tornare a vivere. Su di una vecchia cassapanca impolverata mi fece sedere mentre sempre molto lentamente mi toglieva la giacca. Non ero certa che fossimo soli. Molto probabilmente qualcuno ci aveva seguiti perché fin troppo ovvie erano le nostre intenzioni ed era questo che lui voleva. Mi sollevò la gonna con una lentezza snervante ma eccitante al tempo stesso, mi slacciò il reggicalze. Fece scivolare le sue dita dentro il mio perizoma e poi dentro me, con un movimento prima lento e poi sempre più veloce. Ogni mio sospiro, ogni gemito, ogni parola echeggiava tra quelle quattro mura abbandonate. Mi allargò le gambe e attraverso la stoffa dei pantaloni mi fece sentire il suo sesso duro, voglioso, gonfio di desiderio. Lo sfregò a lungo su di me simulando un vero rapporto. Voleva sentirmi gridare e voleva farmi venire prima ancora che tutto iniziasse veramente. Quando sentì il mio grido di piacere e mi vide aggrapparmi a lui allora con la mano mi fu dentro di nuovo. Solo un attimo per poi portarsi le dita alla bocca e leccarle, gustarle come qualcosa di prelibato. Era un modo di portare me dentro lui, di assaggiarmi, di sentire il mio odore e farlo suo, come qualcosa che gli apparteneva e che per sempre avrebbe fiutato e riconosciuto. Solo allora si slacciò i pantaloni con un gesto rapido quanto urgente. Mi fu dentro e mi penetrò con irruenza. Giocava con la mia eccitazione, si ritraeva e poi tornava sapendo quanto tutto questo fosse snervante ed eccitante al tempo stesso, come un giocattolo che si fa vedere ad un bambino e poi gli si sottrae. E io mi sentivo esattamente così, un giocattolo nelle sue mani. Venni più e più volte, tanto da poter dire che non sentivo l’eco dei miei gemiti ed ero certa che il tempo si fosse fermato per sempre. 
Continuò così con un ritmo sempre più incalzante, era dentro di me, ad ogni spinta lo sentivo sempre più in profondità mentre mi abbandonavo completamente a lui, ormai senza più forze ma paga di un desiderio che ogni volta si rinnovava in evoluzioni mai pensate prima. Rimanemmo così per un po’, aggrappati l’uno all'altra, madidi di sudore mentre il sole dal soffitto diroccato, illuminava i nostri volti persi nel piacere. Poi sentii da fuori il rumore di qualcuno che si allontanava correndo via. Non eravamo stati soli e lui sicuramente lo sapeva. Sapeva che qualcuno ci avrebbe seguito e che lo avrebbe guardato con invidia. Anche questo faceva parte di quel gioco che gli altri avrebbero chiamato “peccato” e che solo noi potevamo gestire. 

*
Storydream
photo dal web


05 maggio 2009

Aforisma


Certe donne amano talmente il proprio marito
che per non sciuparlo prendono quello delle loro amiche.

*
Alexandre Dumas (padre)
fotografia: Douglas Kirkland & Brigitte Bardot model

11 aprile 2009

[ed@] 02


Vederti fare sesso con il cuscino del divano, 

è una pagina di letteratura erotica mai scritta... 

continua quindi a regalarmi altre mille di queste segrete favole. 

Quel cuscino ha impresso in se l'umore della tua carne... 

milioni di scatti emozionali 

capaci di trasferirti addosso tutto il piacere che cerchi!



enedarrigo
fotografia dal web

10 aprile 2009

Il posto delle mele


Francesca ed io ci conosciamo da due anni... la nostra amicizia è nata per questioni di lavoro e ogni tanto ci scambiamo anche delle confidenze. Lei è molto al passo con i tempi, un passato burrascoso alle spalle, due figli ed un divorzio imminente, si mantiene facendo la segretaria all'Università qui in puglia. Mi capita spesso di portargli della frutta a casa oppure, insieme, ci piace andare a raccoglierla dall'orto di un mio amico passando così qualche pomeriggio in campagna. Capita così una domenica che Francesca passa a prendermi con la sua auto per andare a raccogliere. Prendo due cesti di vimini, li carico in macchina e via... si parte. Dopo una ventina di minuti arriviamo, io ho le chiavi scendo... apro il cancello scorrevole e la faccio entrare, perché la strada poderale è stretta e non ci si può parcheggiare. Scendo le ceste e ci avviamo verso gli alberi da frutta, in questo periodo maturano le mele, e lei ne è ghiotta assai. Prendo la scala di legno a pioli e l'appoggio all'albero. Francesca soffre un poco di vertigini così salgo io per prima. Fatti quei pochi gradini, la mia visuale assume contorni inaspettati. Oltre il muretto a secco di confine, poco più avanti, c'è un uomo che dipinge nel proprio giardino... è di spalle e quindi non riesco a distinguerlo bene. Non ha però l’aria d’essere uno del luogo, poi che dipinge... figurati!! 

"Ehi... - dice Francesca - cosa guardi?" 

“Zitta - rispondo - non urlare c'è un uomo qua di fronte che dipinge...” 

Lei di rimando, da buongustaia... "com'è il tipo, è bono?" 
"Dai Fra'... smettila, sempre agli uomini pensi? E' di spalle e non riesco a vederlo." 
"Ok - replica lei - sbrigati allora, raccogli questa frutta e scendi!" 
Incomincio a raccogliere la frutta ma lo sguardo mi va sempre li, su quelle spalle che mi stanno distraendo assai. 
"Uffa, ma ti sbrighi? - grida Francesca - mi sto stancando a tenerti questa scala... Ho capito vado a vedere chi è!" 
"Sarà di sicuro qualcuno che è venuto in ferie". La curiosità stava prendendo anche lei, eppure tanto. Si avvia quindi verso il cancello e mi lascia sulla scala da sola. Io sono sfacciata, l'ammetto, ma una faccia di bronzo come Francesca, in vita mia, non l'avevo mai vista...


"Scusi signore... ehi dico a lei?... Signore? ...Si dico a lei... cosa dipinge???..." 
Ed eccoci arrivate, come due sceme, davanti ad uno sconosciuto che dipinge. Gran bella figura! Quel signore, girandosi verso di noi, si alza e ci viene incontro. E' molto alto, ha un viso disteso e da l'idea d'essere una persona a modo. 

"Buongiorno ragazze, siete del posto??? MA che belle siete! Qual buon vento vi ha portato in questo luogo solitario? Pensavo di passare tutto il pomeriggi tra pennelli e questi bei alberi ma mi sbagliavo, ora ho altro d'ammirare." 

"Maledetta... lo sapevo - gli sussurro -... ehm grazie si, siamo di qui io mi chiamo Anna e lei è Francesca. Siamo qui a raccogliere la frutta quando dall'alto della pianta l'abbiamo intravista, sa… ci ha incuriosito perché un pittore da queste parti non s'era mai visto... e così eccoci qua..." 
"Piacere mio, visto che ora ci siete potete farmi compagnia sempre vi aggrada, anzi... potreste farmi da modelle, sono due giorni che dipingo natura morta. Qualcosa di splendidamente vivo non mi dispiace affatto!" 
Francesca mi guarda basita e mi strizza l'occhio... io gli do un pizzicotto sul braccio, ma inutilmente... lei acconsente per entrambe - "ne saremmo liete, con piacere, e quando ci ricapita di essere modelle"! 
L'avrei ammazzata giuro ma ormai la frittata era fatta. 
"Ehm... lei si chiama?" 
"Sergio, scusatemi non mi sono presentato... sono di Ancona. Qui solo per rilassare la mente in santa pace... potrei io venire dal lato vostro? Gli alberi sono più belli e carichi di frutta. Facciamo così, voi continuate a raccogliere la frutta mentre io vi ritraggo." 

"E lo sapevo... questo ci vuole modellare o scopare? Ma sei tutta scema tu?... bisbiglio nell'orecchio di Francesca. Dai lasciati andare è un'esperienza nuova, chissà che non sia piacevole alla fine..."! 
Così, di nuovo sotto la pianta, riprendo il cesto e molto stizzita mi avvicino all'albero. Sergio si siede, sistema la sua tela e i pennelli e incomincia a dipingere, prima di salire sulla scala mi volto e, per un attimo, i suoi occhi incontrano i miei. Sicuramente, vedendomi alterata, si rende conto che la cosa non mi garbava molto... 
Si alza e viene verso di me chiedendomi "posso?" - "Cosa?" - rispondo io- 
"Posso scioglierle i capelli?" ma senza avere risposta già l'aveva fatto togliendomi la forcina dai capelli. Non pago, con estrema confidenza, mi sbottona un poco la camicetta e poi si avvicina a Francesca... le toglie la collana dal collo e le solleva leggermente la gonna sopra al ginocchio... "in campagna non si va con le collane!" - asserisce. Ci guardavamo esterrefatte... mai visto un tipo così sicuro di se... quelle sue mani di un caldo accogliente, che era bastato sfiorarmi e quel piccolo tocco per avermi quasi rilassata... 
"Dai, fate finta che io non ci sia... raccogliete la frutta come facevate prima..." 
Mentre io salgo sulla scaletta però lui si riavvicina, incomincia a carezzarmi le gambe sulle calze nere... 
"voglio stare un po' qui, fatti guardare..." 
Non c'era un perché a tale disarmante richiesta. Quindi non gli dissi nulla che assomigliasse ad un "no". Sentivo quelle mani calde salirmi addosso, su fino al reggicalze... Francesca, li vicino, mi guardò ed io non trovai una parola, non c'era una valida, ne motivo, ne una giustificazione... così la vidi avvicinarsi all'uomo e, d'istinto, chiedergli: "c'è qualche carezza anche per me?" 
Sergio sempre preso dall'esplorazione, si piega a porgerle la bocca... si baciano, si leccano, avidi, mentre con le dita lui è già dentro la mia figa... me la esplora con delicata perizia come se fossi sua proprietà, come volesse esplorarmi i desideri... l'atmosfera si surriscaldata. 
Bacia lei e contemporaneamente masturba me con le dita. 
"Scendi di qualche gradino, dice, voglio annusarti e tu, rivolto a Francesca, inginocchiati qua tra le mie gambe"! Obbediamo entrambe come fossimo in trance possedute da una foga inconsueta. Dall'alto lo guardo, la guardo... lui ha le dita sporche di colore, sporche di quel blu orizzonte che vuole farmi sentire. Scendo ancora due gradini mentre lui, con il viso, si sposta sotto alla mia gonna. Sposta con sapienza lo slip e la sua lingua mi arriva per direttissima nella figa. Francesca, ai suoi piedi, gli ha aperto i pantaloni, e tiratogli fuori il cazzo, lo sta spompinando di gran gusto. Sergio gode da pazzi e lo spettacolo è davvero eccitante... la sua lingua entra ed esce dalle mie mutandine, la posizione non è delle più comode ma riesco a gustarmi bene anche i loro movimenti e la cosa amplifica il piacere oltre ogni immaginazione. E' un piacere intenso, completo, mai avuto prima. Le sue mani mi vanno dentro ovunque, sono eccitata da morire e lui non è da meno in quanto Francesca, da sotto, gli lecca le palle come una cagna in calore... sale e scende da quell'asta con una fame feroce. Non me la sarei mai aspettata così porca... nel frattempo Sergio gode, alla grande... ha la sua mano sulla testa di Fra' per dargli il giusto ritmo. "Venite qui da me belle ragazze... ora voglio scoparvi entrambe!" 
Scendo definitivamente dal quel mio strapuntino e ci spostiamo vicino al capanno... mi metto al lato di Francesca che ha già divaricato le sue cosce, senza ritegno, la guardo e decido di regalargli un'alternativa, così mi giro e gli porgo il mio gran bel culo... lei è di fronte Sergio, lui ha il cazzo dritto e duro, se lo fa succhiare ancora un poco da lei ma poi mi raggiunge e lo poggia sulle mie natiche... lo struscia bene bene poi si mette le dita in bocca, e le bagna per lubrificare per bene il suo cazzo. 
"Cosi ti scivola bene dentro, sai Anna, vedrai ti piacerà!" 
Fu proprio vero... il suo cazzo entrò dentro al mio culetto in un attimo... ci sono vie del piacere che hanno bisogno di umori per dare il massimo... entrava e usciva con il giusto ritmo della passione... l'asta mi scivolava dentro e fuori. Ad ogni affondo era un sussulto di piacere... 
"Ora a te Francesca, allarga bene bene, ti porto il mio regalino li nella tua tana regale" Francesca appoggia così una gamba sulla scaletta permettendo a lui di penetrarla facilmente sotto ai miei occhi... la scena è molto erotica... vederli scopare sotto ai miei occhi mi fa sbavare dall'eccitazione. La scopa, la allarga, la morde sul collo, la strizza, poi lo estrae e gli passa il cazzo sulle tette e via di nuovo tra le cosce a pettinarle la bionda conciatura della figa. Dopo un poco, torna a corteggiare le mie tette, mi catapulta il seno fuori dal balconcino e incomincia a succhiarmi i capezzoli, poi prende una mela dal cesto e la porge a Francesca... "Mordila gli dice! Mordila... fammi vedere come lasci i segni." 

Francesca anch'essa eccitata, morde la mela tenendola con una mano mentre con l'altra gli carezza le palle. Era un insieme di sospiri di tette che si sfioravano... le mie e quelle di Francesca... ci ritrovammo a limonare come cagne infojate mentre lui entrava ed usciva dai nostri buchi come fosse il padrone, con le sue mille mani. Tutto si stava mischiando e tutti ci leccavamo a vicenda senza ritegno. Quasi esauste ci stendiamo vicine sul prato, poi Francesca prende la mela e me la mette tra le cosce incominciando ad accarezzarmi mentre Sergio è intento ad esplorarmi la figa... si stende anche lui su di noi e ci scopa entrambe, una attende l'altra... una gode del piacere dell'altra... vedo il reggicalze di Francesca sul prato mischiato alle mele, il mio reggiseno impigliato sulla scala... siamo nude, a disposizione di quest'uomo che ci sta scopando. 
"Dai vi voglio insieme... ora leccatevi a vicenda"! Eravamo talmente eccitate che Fra’ non se lo fa ripetere, incomincia a succhiarmi alla grande un clito bollente. Sergio, visto l'andazzo, comincia a leccare la sua di fica, poi si alza e la penetra di gusto da dietro. Il piacere al massimo ed i nostri orgasmi sempre pronti a fioccare
"Dai Anna, invertitevi così mentre Francesca ti lecca, tu mi succhi l'uccello... ho voglia di regalarti tanta bella panna da spalmarti ovunque. 
La mia lingua è ora sull'asta di Sergio mentre, tra le mie gambe, Francesca succhia come ape regina il mio miele. Poi ci volle assieme sulla sua asta a gustarci il proprio latte. Lui ora godeva violentemente e mentre si teneva le due bocche sul pezzo, ci carezzava i capelli spronandoci a non smettere... a continuare. Eravamo lì, ai suoi piedi, pronte a gustarci quello che la natura ci stava offrendo... Il suo cazzo non tardò dal riempirci la faccia di sborra mentre continuavamo a leccarlo fino a quando la sua mano non lo portò per un giro d'onore tra le nostre tette, sui capezzoli induriti dal piacere... 
Dopo l'inaspettata scorpacciata di cazzo che facemmo, io e Francesca potemmo constatare sulla nostra pelle che, le mele, vantano inaspettate proprietà per favorire la digestione. Il giorno dopo eravamo nuovamente sul posto, pronte a raccogliere nuove ceste di frutti ma... non trovammo più alcun pennello! 


*

Cioccolatanera
fotografia: Irina Nekeldicova