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25 settembre 2008

La ricerca della tana perduta



Questa forma di illusione nasce dall'idea che sia possibile ripristinare un grembo materno, dove si è esonerati anche dai bisogni elementari, quali il respirare ed il nutrirsi, perché lo fa la mamma al posto del feto. Se ci pensate per un istante, è una condizione “paradisiaca”, in quanto non occorre fare altro che rilassarsi in un caldo liquido al buio e in un insieme di suoni ovattati. La ricerca della tana perduta è un’illusione che colpisce una percentuale elevatissima di persone, in quanto, visto che si basa su di un’esperienza che tutti gli esseri viventi sperimentano, ci sono 2 possibilità: o la si elabora e la si utilizza consapevolmente, oppure la si agisce, come una cronica tentazione di ripristinare illusoriamente quella condizione. I modi per agire l’illusione di ritrovare la tana perduta sono infiniti: il meccanismo comune è quello di illudersi di aver trovato, finalmente, uno spazio dove restare tranquilli, senza poter essere mai espulsi o maltrattati. Se guardiamo ai rapporti tra le persone, ci accorgiamo di vari esempi di questa illusione. Ad esempio, nelle coppie c’è la dolce illusione di dirsi “staremo per sempre insieme e non ci lasceremo più”. E’ un’illusione dolcissima, se ci pensate.
 E, se ci pensate ancora un po’, vi accorgete di quanto sia falsa: se le cose vanno bene per la coppia, ci si lascerà alla morte di uno dei due. Non tutte le illusioni sono da combattere, perché alcune hanno una funzione evolutiva insostituibile. Ad esempio, quando si è innamorati, oltre a dirsi “non ci lasceremo più”, i due partner si idealizzano reciprocamente, perdendo la testa. Metaforicamente, “perdere la testa” significa porre il cuore al comando della propria vita: infatti, gli innamorati compiono azioni “folli”, dettate dal cuore, che solo i pazzi e i bambini generalmente possono realizzare. Senza quella idealizzazione, difficilmente si incamminerebbero in quel sentiero meraviglioso, complesso e doloroso, che è la coppia. 
Allora, l’illusione dell’innamoramento rende, inizialmente, le cose più semplici, nascondendo momentaneamente i punti di attrito. L’illusione, poi, fisiologicamente, svanisce, lasciando il posto ad un rapporto più maturo, nel quale è possibile affrontare e sostenere quell'utilissimo attrito, che porta alla crescita di entrambi. A questo punto, possono comparire alcune distorsioni. Ad esempio, uno dei due partner, che ha un’idea romantica ed immatura dell’amore, legge la dissolvenza dell’illusione da innamoramento come la fine dell’amore, tronca la relazione e va a cercarsi un altro “innamorato/a”. Questo comportamento è paragonabile a quello di un contadino folle, che, dopo la semina, taglia i germogli appena spuntati per andare a seminare da un’altra parte. Un’altra distorsione, ancora più praticata, per non uscire mai da questa illusione, consiste nel dare per scontata la relazione di coppia, così da strutturare un sistema di pretese nei confronti dell’altro: si può andare dalla pretesa rabbiosa di trovare il pranzo sempre pronto e caldo al proprio ritorno a casa, a quella di essere compresi telepaticamente dal partner. 
Fare del rapporto di coppia la propria tana, dove il partner diventa scontato, quasi come un soprammobile, significa interrompere il fluire della vita proprio laddove andrebbe alimentata, visto che dal rapporto di coppia nascono altre vite. Un ulteriore effetto di ciò è la diminuzione del desiderio sessuale, che in seguito può condurre ad un equilibrio pienamente basato sulla scissione: cercarsi un’amante, con cui vivere la dimensione avventurosa che si comprime nel rapporto di coppia. I divorzi sono in aumento rispetto al passato e questo è un dato, paradossalmente, confortante, nel senso che i rapporti di coppia sono, nella maggioranza dei casi, solo dei ricettacoli di illusione e dei contenitori dove perpetuare i meccanismi trasmessi inconsapevolmente da una generazione all'altra. Almeno, in questo modo, ci si può fermare a riflettere che i conti non tornano. Certo che se i divorzi e le separazioni proseguono in una infinita catena, occorre chiedersi che cos'è che non sta funzionando. Se vediamo la ricerca della tana nella dimensione lavorativa, incontriamo immediatamente la tentazione del “posto fisso”. 
Se ci riflettiamo in termini più sottili, il “posto fisso” altro non è che una tana che assicura il nutrimento a vita, la non espulsione (ci sono, del resto, anche i sindacati che proteggono) e la garanzia che, finalmente, possiamo stare “tranquilli” (addormentati). L’effetto principale di questo tipo di organizzazione, infatti, è l’addormentamento: piano piano l’impiegato assunto nel posto fisso si adatta al sistema di lavoro, fatto di lamentele, di pettegolezzi, di totocalcio, di invidie, di tossine continue da mandare giù. L’ultimo gioco che gira negli uffici da posto fisso è il “toto-morto”, che consiste nello scommettere quale personaggio famoso morirà entro l’anno. Capite quali sono i frutti dell’energia da posto fisso? Lentamente, si apprende a divenire rassegnati, cinici, cioè ad ammalarsi dentro e, in parecchi casi, ad ammalarsi anche fisicamente. Un siffatto sistema non può condurre ad altro. L’illusione della ricerca della tana va nella direzione opposta a quella che caratterizza un ricercatore che comincia ad aprire gli occhi: cercare la pace profonda e definitiva, rilassandosi nel conflitto e nel fluire degli eventi, senza cercare di controllare. Un ricercatore deve chiedersi continuamente se e come sta cadendo nell'illusione di una tana da cercare.

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ItaliaDonna
photo dal web

24 agosto 2008

Attrazione sessuale


Forte sensazione di essere attratti da un'altra persona per le sue caratteristiche fisiche e sessuali; è uno degli elementi centrali dell'amore passionale; rappresenta uno dei catalizzatori principali dell'innamoramento ma non necessariamente è la molla iniziale del coinvolgimento affettivo. Ciò che è attraente fisicamente non è universale e soprattutto ciò che viene considerato attraente è diverso per gli uomini e per le donne. Molti studi hanno mostrato come nella valutazione della bellezza entrino in gioco fattori biologici ma ancor più culturali e psicologici. L'attrazione fisica tra le persone viene segnalata attraverso una serie di messaggi linguistici non verbali: cosa si dice è meno importante di come lo si dice. 

Barbara Palaia
photo dal web

12 luglio 2008

L'importanza dei piedi


L'importanza dei piedi: simbolo sessuale, religioso, di potere. E un mezzo per comunicare.

Cenerentola diventa regina perché ha i piedi molto piccoli. Al principe non importa affatto se sia bella o brutta, intelligente o stupida: per sposarla basta che riesca ad indossare una scarpina (nella leggenda che ha ispirato la celebre fiaba, infatti, le sorellastre non erano né brutte né cattive: avevano solo i piedi più lunghi).
Stranezze dei secoli passati? Niente affatto: anche oggi il piede piccolo è una caratteristica sexy. Tant'è vero che milioni di donne stringono i propri piedi in scarpe a punta dal tacco altissimo, così sembrano più corti e stretti.
E questo è solo un esempio di come i piedi, pur così lontani dalla parte più nobile del nostro corpo (il cervello), sono molto più importanti nella nostra vita di quanto abbiamo mai pensato. Non solo perché ci permettono di camminare (cosa che ci distingue dagli altri animali). Sono l'ultima parte del corpo umano ad essersi perfezionata nel corso dell'evoluzione . Sono il fulcro di riti importanti per molte religioni (fra cui quella cattolica) e popolazioni. E sono fonte di imbarazzi (c'è chi si vergogna a mostrarli), esibizioni (c'è chi ha la mania delle scarpe), perfino feticismi a sfondo sessuale.
Proprio il valore sessuale dei piedi è, secondo gli psicologi, molto grande. Almeno come il seno nelle donne, o la presenza di peli sul viso nell'uomo. I piedi sono infatti un elemento di distinzione tra i sessi: per capire se una persona è maschio o femmina basta guardarle i piedi: quelli femminili sono sottili e mediamente più corti (circa 22-23 centimetri) di quelli maschili (26-28 centimetri), che sono anche più pelosi (sul dorso). Ma c'è di più: il piede è una zona molto sensibile al corpo. Le carezze, gli sfioramenti e i massaggi a queste estremità provocano eccitazione. Non a caso bere champagne dalla scarpa dell'amata è considerato un gesto erotico. E lo è anche sfilare le scarpe agli altri.

Un'altra prova? I contatti fisici interpersonali con i piedi sono rarissimi: solo gli amanti si toccano l'un l'altro con queste estremità. Ecco perché fare "piedino" è un gesto estremamente eccitante, un inequivocabile segno di disponibilità sessuale. Sentirsi toccare i piedi dà brividi lungo tutta la gamba, fino al bacino. Di conseguenza, rende consapevoli dell'esistenza degli organi sessuali. Non a caso è stata la foto di un bacio sull'alluce a provocare il divorzio tra Sarah Ferguson e il principe Andrea d'Inghilterra: è bastato quello a "provare" il tradimento della principessa.
Bisogna distinguere tra coloro che apprezzano il piede del partner dal punto di vista estetico, così come potrebbero appassionarsi al seno oppure alle gambe, e coloro che hanno una vera e propria venerazione per tutti i piedi, compresi i propri. In questo caso si parla di "parafilia", una forma di feticismo, rivolta anziché verso un oggetto, verso una zona del corpo. Spesso sono uomini che adorano annusare scarpe usate o piedi non troppo puliti. Forse perché il loro sudore ha una composizione chimica simile a quello degli organi sessuali.
Questa ambivalenza del piede (eccitante ma a volte disgustosa a causa dell'odore) è stata sfruttata più volte dai pubblicitari per inventare campagne-shock, come quella del cuoio, che proponeva primi piani di piedi alla griglia o spellati come patate. Talvolta il significato sessuale del piede è avvertito inconsciamente. Come succede a molte mamme che coprono con calzine o scarpette i piedi dei loro neonati, anche in estate, quasi provassero disagio per la loro carica sessuale. Del resto anche tra adulti ci sono ottime ragioni per nascondere i piedi: non sanno mentire. Sono la parte più sincera del corpo: per capire se una persona è a proprio agio basta osservarli. Se tamburellano il suolo significa che la persona vorrebbe andarsene.

Il valore simbolico del piede non si ferma qui: rappresenta il legame tra l'uomo e la terra. Per questo motivo alcuni sovrani della regione dei Grandi laghi, in Africa, non toccano il terreno: vengono portati sulle spalle oppure camminano su stuoie. Si dice che la loro potenza di re, attraverso i piedi, inaridirebbe la terra.
Per ragioni simili le danzatrici indiane ricoprono la pianta dei piedi con una tintura rossa: una protezione contro i demoni che i passi di danza potrebbero evocare. In altri casi il piede è decorato per indicare uno "status": per le donne dell'arcipelago di Tahiti, un bracciale tatuato sulla caviglia indica l'appartenenza a una famiglia nobile. E le ragazze dello Yemen, prima di sposarsi, si decorano i piedi con l'henné.


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Anonimo
fotografia: MissLegsfr



01 luglio 2008

Dirty Talk


Accantoniamo per una volta l'amplesso e giochiamo al "dirty talk" o al massaggio erotico. I giochi sviluppano la fantasia e sono un aiuto per l'intimità della coppia... 

Tenerezza, vicinanza fisica, intimità,fantasia e molto gioco: tutte componenti di una sana vita di coppia. Ma ce ne sono altre. E il sesso? Anche quello. Purché non se ne faccia sempre l'obiettivo finale. L'erotismo ha infatti mille volti e non si esaurisce con la penetrazione. Allora, dimenticate le prestazioni aerobiche per una sera e divertitevi giocando insieme al partner. Non ve ne pentirete.Per paradossale che possa sembrare, inventare e raccontare al partner qualche storiella un po' sconcia, può essere un eccitante gioco erotico. Un po' come se si stesse girando con la fantasia uno di quei b-movie orripilanti degli anni Settanta, che tutti amano odiare, ma che si guardano solo ed esclusivamente in compagnia, magari con un sacchettino di pop corn in mano. Oppure raccontare fantasie erotiche inconfessabili, lasciando da parte il pudore e mettendoci quella parte primitiva e bestiale che abbiamo in noi. Al bando dunque il politicamente corretto. In realtà per fare questo basterebbe un cellulare o una mail. E allora perché non un letto? Vi vergognate? Niente paura, qui si gioca in casa, in tutti i sensi. E poi, non dimenticate che Boccaccio, di quelle storielle salaci, ne ha fatto un'opera d'arte. Ma a voi non si chiede tanto. Il gioco potrebbe trasformarsi ben presto in un modo per raggiungere una nuova intimità con il partner. E il tutto senza nemmeno toccarsi.E se proprio la fantasia è troppo scarsa o i criteri estetici troppo alti, si può ripiegare su altri giochi come il massaggio erotico. In realtà non ci sono regole prestabilite per questo tipo di gioco. L'importante è prendersi tutto il tempo che occorre, meglio ancora se si cosparge il corpo del partner con un olio profumato. Il resto dipende da voi e dalla vostra fantasia. Un consiglio ai maschietti: non dimenticate che le donne preferiscono i preliminari, anche se solo immaginati. E le storie sono in realtà soltanto un pretesto. Non c'è scritto da nessuna parte che un incontro amoroso debba obbligatoriamente terminare con un orgasmo. Eppure l'intesa e la complicità che si sente in quei momenti non fa rimpiangere il classico rapporto. Provare per credere.


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15 maggio 2008

All'orecchio!!

Volete farvi sposare (ma anche mandare a segno una tenerezza o un urlo di rabbia)? Meglio rivolgersi all'orecchio a manca: così lui/lei capirà meglio. E un test vi rivela se fa finta di niente... Avete chiesto tante volte al vostro fidanzato/a di sposarvi ed ha sistematicamente cambiato discorso; è scappato in bagno o disinvoltamente ha fatto finta di essere soprappensiero per poi riaversi e dirvi: «Scusa, dicevi?»? Il problema potrebbe essere che da quell'orecchio il vostro lui non ci sente. Non in senso figurato, bensì nel vero significato dell'espressione.
Secondo recenti ricerche, riportate dal quotidiano britannico Times, ci sono cose che, sussurrate in un orecchio, vengono registrate, mentre, dette nell'altro, finiscono direttamente nel dimenticatoio. In particolare, per l'appunto, le dichiarazioni d'amore, gli scherzi e le parole di rabbia arriverebbero a segno se pronunciate all'orecchio sinistro, mentre le istruzioni, i comandi e i messaggi non-emozionali avrebbero maggiore efficacia se indirizzati al padiglione destro. Tutto dipenderebbe dai meccanismi di elaborazione dati del cervello, le cui diverse aree sono dedicate a specifiche funzioni: quelle a sinistra sono più logiche e dominanti, quelle a destra più immaginative, visive, intuitive e legate alle emozioni. Siccome però la parte destra del cervello controlla la parte sinistra del corpo, e viceversa, l'orecchio sinistro si può considerare la via d'accesso privilegiata per le "comunicazioni sentimentali". Secondo lo stesso principio, la guancia sinistra è quella su cui si preferisce ricevere baci e si tende a cullare i bambini con la testa verso manca (secondo una indagine dell'Università del Sussex accade fino all'85% dei casi ed è un comportamento innato delle mamme per captare meglio - da sinistra, appunto - i bisogni del neonato). Anche in età adulta, come conferma una ricerca della Sam Houston University of America, parole dolci o infuriate verrebbero ricordate più se recepite da sinistra (69% dei casi) che da destra (56%). Risultati simili a quelli registrati da uno studio sull'efficacia di messaggi religiosi e spirituali (ricordati nel 66% dei casi se provenienti da sinistra e nel 54% da destra). Attenzione, però: siccome in media i risultati che confermano la teoria della divisione degli emisferi sono più marcati nelle donne che negli uomini, state attente al lato dove si piazzano i venditori e i commessi in un negozio. Se stanno a sinistra siete a rischio spese pazze.
Quanto alla proposta di matrimonio al vostro fidanzato, al Concordia College in Minnesota hanno lavorato per voi mettendo a punto una serie di quattro domande "rivelatrici". Guardandolo negli occhi chiedetegli: 1. Con quali Paesi confina la Svizzera? 2. Tre sinonimi di "camminare". 3. Da che parte guarda Dante nella moneta da due euro? 4. Tre sinonimi di "intelligenza". Alle domande pari - collegate al linguaggio - lo sguardo dell'interrogato punterà a destra; alle dispari - quelle spaziali - a sinistra. A quel punto, per sapere se lui fa solo finta di non ascoltarvi, basterà fare la fatidica domanda e controllare se butta l'occhio a manca. Non avrà più scuse.


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26 aprile 2008

Lo yoga aiuta l'amore


Anni fa, per un’intervista, chiesi al maestro buddhista Namkhai Norbu come mai, secondo lui, in Occidente molte coppie finiscano con il divorziare, perché risulta così difficile una serena vita di coppia. Mi aspettavo, da questo importante lama reincarnato della tradizione Bon, una risposta altamente spirituale, che avesse a che fare con valori e ideali. Lui, invece, saggio, mi rispose: «Perché le persone arrivano a sera come se fossero delle carte accartocciate, talmente stressate dal lavoro, dall’economia, dalla gestione dei tanti impegni da non avere più nessuna disponibilità per ascoltare l’altro». 

Allontana lo stress, facilita il dialogo
Il primo modo in cui lo yoga può aiutare la vita di coppia è proprio questo, perché la pratica ha la capacità di alleggerire il carico dello stress eccessivo, di allontanare fatiche e irritazioni, portando tranquillità e capacità di ascolto. «Quando mia moglie andava in palestra - racconta un manager di 40 anni - ne tornava stanca e irritabile. Ora, frequenta un corso yoga, torna più serena e la nostra quotidianità se ne avvantaggia». «La condivisione della pratica - dice Andrea, insegnante di yoga veneziano, fidanzato con un’allieva incontrata a un ritiro - ha creato fin da subito forti punti di incontro. Anche i nostri momenti di conflitto diventano un momento per mettere in pratica lo yoga. Quando abbiamo qualche scontro, lei mi dice: “calma, mettiamoci su un piano più elevato”. Riferendosi ai cinque “piani” (kosha) delle “Upanishad”, mi suggerisce: “mettiamoci in vijna kosha (l’involucro di coscienza-conoscenza)”. Allora lavoriamo un po’ sul respiro, ci pacifichiamo e poi riusciamo a dialogare con serenità. Penso sia un valore aggiunto avere una compagna che pratica yoga». Rispetto reciproco Giorgio ed Elisabetta Furlan, compagni di yoga e vita da 40 anni, hanno fondato (novembre ‘69) l’Accademia Yoga di Roma, dove insegnano ancora. «Lo yoga - spiega Giorgio - offre alla coppia benefici elevati. Nel cammino spirituale si dice: “se vuoi cambiare il mondo comincia da te stesso”. In una coppia che pratica, nel rispetto reciproco, ognuno può vedere nell’altro il proprio maestro. Si crea così una situazione di maggiore consapevolezza, che risveglia le proprie capacità. Questo procedere insieme crea enormi benefici e moltiplica le forze individuali, insieme si è molto più forti. 
Lo yoga è anche una forma di arricchimento energetico per la coppia, tramite i rituali Tantra di unione sessuale (maithuna) e la recita dei mantra. Grazie a queste tecniche i partner possono entrare nella stessa lunghezza d’onda spirituale. Una famiglia fondata su tali basi sarà benedetta da armonia, gioia, bellezza e felicità, a tutti i livelli, e i figli saranno portatori di vibrazioni d’amore molto alte. Per lo yoga noi non siamo costituiti solo di corpo fisico, abbiamo molti corpi, anche un corpo fatto di felicità: ananda maya kosha». «Dopo tanti anni di matrimonio - confida un’insegnante sposata da trent’anni che vuole mantenere l’anonimato - avrebbe potuto verificarsi un’usura dei gesti d’amore, ma l’apertura emozionale, spirituale e fisica che lo yoga regala alla sessualità permette di viverla con rinnovata creatività, in una dimensione quasi mistica».

Aiuta l'eros 
L’Hatha Yoga migliora la vita erotica, perché aumenta la sensibilità del corpo, nonché la capacità di percepire e dare piacere. È questo il secondo grande vantaggio che può dare a una coppia. Anni fa, la maestra torinese Carla Perotti, scrittrice e giornalista, persona di profonda sensibilità, mi raccontò il caso di una coppia di suoi allievi che pur stimandosi e amandosi erano infelici perché non appagati sessualmente. Ma con la costanza di praticare, gradualmente si alleggerirono dalle frustrazioni. I loro corpi divennero meno rigidi, più sicuri, più aperti, più leggeri e con il passare dei mesi aumentarono i piccoli gesti di affetto reciproco fino a quando, una sera, li vide allontanarsi, mano nella mano, con un sorriso nel volto così aperto da non lasciare nessun dubbio che i vecchi problemi fossero stati superati.


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12 aprile 2008

Predisposizioni


Gli uomini sono generalmente attratti da donne che percepiscono come disponibili a relazioni sessuali di breve durata. Le donne, al contrario, restano affascinate dagli uomini che sembrano affidabili per relazioni a lungo termine. Okay, lo immaginavamo, quello che invece hanno scoperto i ricercatori di tre università, le scozzesi Adardeen e St.Andrews e l’inglese Durham, è che queste “predisposizioni” si colgono dall'espressione del viso. 
A 700 persone eterosessuali sono state mostrate coppie di immagini di volti standardizzati di uomini e donne sui vent'anni. E’ stato chiesto di dire quali, secondo loro, sembravano più disposti a rapporti brevi, da una notte, e quali invece avevano l’aria di volere relazioni durature. Inoltre i ricercatori hanno indagato quali volti i partecipanti trovassero più mascolini e quali più femminili e, in definitiva, quali considerassero più attraenti. Questi giudizi tratti dalla pura percezione dei partecipanti sono poi stati confrontati con le dichiarazioni fatte dalle persone ritratte nelle immagini, alle quali era stato sottoposto un questionario piuttosto dettagliato.
Il risultato sorprendente è stato che la maggior parte dei pareri dati dalle persone a cui le foto erano state mostrate rispondevano alle attitudini effettivamente espresse dai ragazzi ritratti. Così si è scoperto che le ragazze che si erano dichiarate maggiormente aperte a relazioni sessuali brevi e disimpegnate risultano anche più attraenti agli ignari soggetti dello studio. E che i ragazzi che si erano dichiarati interessati allo stesso tipo di relazione sono tendenzialmente giudicati più mascolini, e hanno tratti del viso più marcati, mascella squadrata, naso più grosso, occhi più piccoli. Il ritratto di un predatore…
Lo studio fa quindi luce sulle regole dell’attrazione, o della repulsione, dando una possibile spiegazione di ciò che ci spinge a scegliere un partner. Ma ancora non ci aiuta a capire come far funzionare la coppia. E a voi chi sembra più attraente e chi pensate che sia più adatto a relazioni stabili?
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fotografia: Morgana Pozzi

Quando lei ama lei


Ironico, profondo, commovente, a tratti impudico. Così l’amore fra due donne descritto da Francesca Ramos, abile scrittrice al suo esordio letterario con il romanzo Una come me. Protagoniste, nella cornice di un’incontaminata Formentera anni ’80, Lucida e Julia, con la loro relazione non del tutto regolare e destinata a finire. Ma difesa strenuamente fino alla fine. L’eterno tema della passione amorosa è affrontato, quindi, da una prospettiva diversa: quella omosessuale. Riproducendo insicurezze, lotte interiori, pregiudizi familiari vissuti nella vita reale da chi è gay. Ne parla l’autrice.

Arte, letteratura, pubblicità “giocano” in modo molto disinvolto con l’ambiguità sessuale. Ma in Italia una coppia di donne ha ancora grosse difficoltà ad amarsi pubblicamente. «Nel mondo gay le coppie maschili sono molto più “sdoganate” rispetto a quelle femminili», spiega la scrittrice Francesca Ramos. «Ma quella dell’identità sessuale è una difficoltà che rispecchia la situazione generale: dalle quote rosa in poi, le donne italiane fanno molta più fatica ad affermare se stesse».

«Non c’è paragone tra il nostro Paese e quelli anglosassoni, molto più aperti e con meno pregiudizi nei confronti degli omosessuali. Anche la Spagna, di natura più “godereccia”, appare più libera rispetto alle convenzioni: nel corso degli ultimi anni ha infatti superato molti tabù. L’Italia è ancora un Paese molto ipocrita, un luogo dove tutti fanno tutto di nascosto, ma nessuno dice niente. Nel frattempo, però, continuano a giudicare gli altri».

«Mi è capitato di parlarne con tanti uomini e tante donne. E le risposte sono state divergenti, esistono delle “fazioni”. Lucida, la protagonista di Una come me, per esempio c’è nata. Nel senso che si era resa conto di questo suo percorso diverso già a cinque/sei anni. In realtà, il libro non dà una risposta all'interrogativo. Quello che offre è però l’immagine positiva di una donna omosessuale in viaggio con il suo bagaglio di emozioni, traversie, ricordi, sentimenti».

Prendere coscienza della propria identità sessuale e accettarla non è un processo semplice. «Quello che pesa di più è il giudizio della famiglia. Il timore di essere scoperti è fortissimo, soprattutto durante l’infanzia. Si cresce in un disarmante senso di straniamento, di diversità. Ci si sente inadeguati, sbagliati, colpevoli di qualcosa pur essendo innocenti. È proprio questo senso di colpa, di disagio che il personaggio di Lucida esprime bene nel libro».

«Non hanno capito che sono persone come tutte le altre. Ciò che ho voluto comunicare nel libro è che si è di fronte a una persona (Lucida) con dei sentimenti, un passato, dei dolori, delle tragedie e delle gioie come tutti. Tutta l’attenzione è focalizzata sul suo pensiero, sul suo essere spaesata e al tempo stesso cristallina, sulla sua capacità di dire le cose così come le vengono dal cuore, sui suoi problemi di accettazione dovuti alla madre che ha rifiutato la sua omosessualità».

Rivelarsi ai familiari è la cosa più difficile. «O si ha la fortuna di avere genitori di larghe vedute, che mettono al primo posto la felicità dei figli e non l’onore, oppure si fa molta fatica a parlarne. Poi, per tutta la vita, tutti gli incontri sono una serie di “glielo dico o non glielo dico?”. La difficoltà, insomma, è costante. Nel libro, per esempio, Lucida si fa scrupoli a parlarne. Vive nel senso di colpa. Lei ha trasgredito e, nel tentativo di riparare a un danno grosso, è ligia a tutti gli altri divieti. Ma non si può evitare di essere quello che si è. Finisce che si passa tutta la vita a mettere pezze che non servono a niente…».

«È riuscire a convivere al meglio con la propria identità sessuale. La bellezza in realtà si trova quando si riesce a essere sereni, quando diventa un fatto “normale”. Tuttavia, è spesso “normale” solo per una fetta del proprio universo. E questa parzialità rimane un dolore perpetuo. Perché si ha sempre timore del rifiuto. Lucida dice di aver paura di essere rimproverata. Perché è il rimprovero ricevuto dalla madre che le resta nel cervello per tutta la vita».

Il modo in cui una madre reagisce può fare la felicità o l’infelicità di una donna (e di un rapporto). «Ho notato che molte madri di amiche o donne che ho conosciuto danno un imprinting fondamentale. Se la madre reagisce bene alla verità, la vita è migliore; se si accanisce contro la figlia diventa una sofferenza cronica; difficilmente se ne esce. Perché la madre è per tutti il riferimento primordiale. Quando il cuore della madre esplode di rabbia per aver saputo che la figlia è lesbica, Lucida dice: “Il posto dove stavo di casa (il cuore della madre, ndr.) non c’era più. Dove sarei andata a stare adesso?».

«Dopo un lecito “choc” iniziale, sarebbe bello se i genitori di un/una gay capissero che cosa fa loro male realmente. Se sono le convenzioni, il pregiudizio o se c’è stato un condizionamento generale. Sarebbe bello se iniziassero ad accettare i figli per quello che sono e non per le scelte che fanno. Sarebbe bello se mettessero da parte le aspettative e andassero incontro ai figli aprendosi al dialogo. Purtroppo, nella realtà, difficilmente è così. Ci si rifugia in un’omertà che dura tutta la vita. Il dialogo non è più reale, si omette tutto e si finisce col vivere, di fronte a loro, una vita fasulla».


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Alice Politi
photo dal web

11 marzo 2008

Tacchi a spillo... che piacere!!!


Le amanti dei tacchi a spillo possono continuare a camminare tranquille e felici sui loro trampoli. Secondo una ricerca italiana, pubblicata dalla rivista "European Urology", non solo dona un'andatura sexy, ma avrebbe anche benefici effetti sulla vita sessuale. Pare infatti che influisca sui muscoli pelvici, noti anche come «muscoli del piacere» perché direttamente coinvolti nell'orgasmo. Per la precisione lo stiletto avrebbe la capacità di rilassare i muscoli aumentando, al tempo stesso, la loro forza e la loro capacità di contrazione. Con dei muscoli pelvici ben allenati si avrebbe una maggiore eccitazione sessuale e, di conseguenza, un piacere più intenso. Felicissimo Manolo Blanick, che dello stiletto ha fatto un marchio di fabbrica: «È una splendida notizia, dopo anni di teorie contraddittorie. Per le donne, i tacchi sono un modo per attirare gli uomini... certo, ci vuole misura, perché un tacco superiore agli 11,5 centimetri non solo non fa camminare bene, ma non è nemmeno elegante». Secondo uno studio, gli stiletto fanno bene al sesso. Stimolano muscoli che influiscono sull'orgasmo (oltre a piacere da matti agli uomini). A indossarli si soffre e parecchio, ma sembra valerne la pena. Indossare i tacchi a spillo, infatti, non solo fa girare la testa agli uomini, donando alla silhouette femminile un'andatura sinuosa e sexy, ma sarebbe anche un vero e proprio toccasana per la vita sessuale. Gli stiletto, stando a uno studio di Maria Cerruto (pubblicato sulla rivista European Urology), urologa dell'Università di Verona, sollecitando la muscolatura pelvica, andrebbero a tutto beneficio dell'orgasmo e dell'eccitazione. La notizia è finita subito sul Sunday Times, che ha intervistato la dottoressa italiana: «Adorando le scarpe con il tacco - ha spiegato la Cerruto - ho voluto cercare qualcosa di positivo in loro e alla fine ho raggiunto il mio obiettivo, scoprendo che i tacchi influiscono sull'attività della zona pelvica».

La dottoressa italiana ha seguito 66 volontarie al di sotto dei 50 anni, misurando l'attività elettrica prodotta dai muscoli pelvici con i piedi in differenti posizioni: le donne che tenevano i piedi con un angolatura di 15 gradi dal pavimento, ovvero che portavano un tacco di circa 7 centimetri, mostravano una riduzione di oltre il 15% dell'attività pelvica. Il che comporta una maggiore forza e maggiore abilità a contrarre quella zona muscolare. Non è un segreto, infatti, che i muscoli pelvici ben allenati siano sinonimo di maggior piacere sessuale. Ma quante donne, in concreto, si mettono periodicamente a fare esercizi per quella zona? Se invece, come parrebbe, bastasse indossare un paio di scarpe alte... Sarebbe per tutte fatica risparmiata.


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09 marzo 2008

Il chiodo fisso


A 20 anni come a 70, il sesso per lui è un chiodo fisso! 

Nonostante la rivoluzione sessuale sia ormai solo un ricordo il sesso rimane uno dei più gettonati oggetto di studio. Dopo aver spaziato con i desideri e le frustrazioni di lei, studiosi ed esperti si infilano sotto le coperte di lui per scoprire che il sesso è il suo chiodo fisso. A dire la verità non era necessario scomodare la scienza per scoprire l'evidente verità. I giornali, le riviste e la pubblicità ci bombardano in continuazione con immagini dalla forte valenza sessuale. E persino nel buonista concorso di Miss Italia si è intrufolato il desiderio maschile sotto forma di una richiesta formale della giuria tecnica di poter valutare il "lato b" delle concorrenti. Ma chi crede più alla spiegazione di voler valutare a 360 gradi la bellezza delle candidate?

Il sesso per l'uomo è una costante fino alla fine della sua vita. Ne è convinto Franco Avenia, presidente dall'Associazione italiana per la ricerca in sessuologia (Airs) e vicepresidente della Federazione italiana di sessuologia scientifica. Anche a 75 anni l'uomo vuole avere una vita sessuale attiva ma questo desiderio si scontra con la difficoltà di trovare una donna disposta ad assecondarlo. "Generalmente - spiega Avenia - da noi specialisti arrivano così uomini di 60 anni e più che si lamentano perché le loro mogli non vogliono fare più l'amore. E donne che invece si lamentano di essere assediate dai loro mariti". Dopo la menopausa la vita sessuale della donna è accompagnata da un progressivo calo del desiderio sessuale. Mentre nell'uomo il desiderio resta, così come la capacità funzionale di avere rapporti sessuali, e nei casi in cui questo non fosse possibile viene in aiuto l'industria farmaceutica ma la società è ormai maturata e considera la sessualità come un diritto anche nella tera età.

Fin qui tutto rientra nell'ambito della fisiologia. Quando però la voglia di fare sesso si trasforma in un chiodo fisso si sconfina nella patologia, più specificamente nella dipendenza da sesso, una problematica psichiatrica descritta scientificamente per la prima volta nel 1886 e alla quale nel 2004 è stato dedicato il primo studio italiano. I risultati di quest'ultima indagine hanno portato alla pubblicazione del volume "Manuale sulla sexual addiction. Definizioni, diagnosi, interventi", a cura di Franco Avenia (presidente dell'Associazione italiana per la ricerca in sessuologia, Airs) e di Annalista Pistuddi (psicologa e psicoterapeuta), edito da Franco Angeli e presentato questa sera presso la libreria Croce a Roma.

Lo studio evidenzia che 6% degli italiani ne è dipendente e l'8% rischia di diventarlo. Hanno un'età compresa tra i 26 e i 50 anni. Inoltre, la dipendenza da sesso (DsD) è presente più nei single (64%) che nelle persone con partner (36%). Tra i single è diffusa soprattutto tra vedovi e separati (77%), meno nei soggetti non sposati (23%). Come tutte le dipendenze, la DdS provoca disfunzioni (in questo caso sessuali), diverse a seconda del sesso del soggetto: negli uomini eiaculazione precoce, eccitazione, disfunzione erettile, turbe dell'orgasmo; nelle donne, anorgasmia e difficoltà di eccitazione. Negli Stati Uniti la dipendenza da sesso colpisce 20 milioni di persone.


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fotografia: Thesensualeye

12 febbraio 2008

Ma le gambe....


Lui e lei preferiscono partner con gambe lunghe. Lo rivela uno studio polacco dell'Universita' di Wroclaw: sottoposte a 218 volontari di entrambi i sessi immagini ritoccate al computer. I ricercatori: "Sono sinonimo di buona salute". 

"...Saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu. Ma le gambe, ma le gambe..." La storica canzone italiana sembra svelare, meglio di tante teorie scientifiche, i meccanismi dell'attrazione. Sia per lui che per lei. Uno studio polacco dell'Universita' di Wroclaw, pubblicato su New Scientist, sembra infatti voler dire la parola definitiva sulle capacità seduttive di un paio di belle gambe lunghe. Non importa se fasciate da sensuali calze autoreggenti o coperte da pantaloni maschili. A riprova del detto "altezza mezza bellezza", i ricercatori polacchi hanno mostrato a 218 volontari di ambo i sessi, le immagini di 7 uomini e 7 donne a cui i "trucchi" del computer avevano donato un surplus extra di gambe del 5%, del 10% o del 15%. E hanno chiesto a ciascuno di esprimere i propri giudizi. Ebbene, alle donne e agli uomini piacciono i rappresentanti dell'altro sesso con le gambe lunghe, ma non lunghissime. Dunque i trampolieri perdono di fascino. I più gettonati sono gli esponenti cui gli scienziati avevano allungato le gambe del 5%. Se il software del computer si era spinto al 10% di allungamento, allora l'effetto sul sesso opposto si annullava equiparando il grado di interesse a quello di due gambe non manipolate al Pc. Messi poi davanti a due gambe allungate del 15% l'effetto registrato è negativo. "Due cosce lunghe, sia per lei che per lui - dicono i ricercatori polacchi - sono sinonimo di buona salute. Un meccanismo inconscio che spinge a scegliere il possibile partner dalle gambe più lunghe".


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05 febbraio 2008

Il sesso al lavoro rende più produttivi...


E' questo il risultato a sorpresa di una inchiesta apparsa sul canale "Libero" e che ci piace riportare pari pari senza nulla aggiungere né togliere! State a sentire....



Le relazioni sessuali tra colleghi d'ufficio non distraggono dal lavoro, anzi: pur di stare vicini al proprio partner, c'è chi rimane più a lungo alla scrivania, e in generale migliora il suo rendimento lavorativo. A sfatare il pregiudizio contro i flirt in ufficio ci pensa uno studio condotto nella "fredda" Norvegia dalla sessuologa Elsa Aalmas, pubblicato sulla rivista on-line 'Dagens Naeringsliv', cui fa eco una ricerca condotta in Italia dall'associazione 'Donne e Qualita' della vita' che, sotto la guida dalla sessuologa Serenella Salomoni, ha approfondito l'argomento su un panel di 480 individui di età media fra i 25 e i 55 anni.



Dalla ricerca norvegese emerge che 1 lavoratore su 5 ha ammesso di aver avuto almeno una relazione con un collega e 1 coppia su 10 afferma di essersi formata sul posto di lavoro mentre, in generale, la gran parte degli intervistati afferma che avere una storia con un collega di scrivania dà più felicità ed energia e, dunque, si rende di più. "Le persone che legano con i colleghi - assicura la Aalmas - conoscono meglio i propri sentimenti e questo produce più energia e più capacità di lavoro. Quest'effetto favorisce anche un comportamento più professionale ed elimina la possibilità che si creino problemi con il capo o con altri colleghi". Ad analoghe conclusioni è arrivato lo studio italiano: le persone, per lo più donne innamorate sul lavoro, sostengono di essere più produttive nel 65% dei casi. Un intervistato su tre afferma di superare abbondantemente l'orario sindacale, pur di stare vicino al partner,e uno su due confessa di andare al lavoro più volentieri.


Uno su cinque (soprattutto donne) svela di portarsi perfino del lavoro a casa per mantenere un rapporto ideale e a distanza con la persona amata. Un intervistato su sette ha addirittura rivelato di aver rifiutato offerte di lavoro con aumenti di stipendio o promozioni solo per poter stare vicino alla persona amata. La fallocrazia del mondo del lavoro è confermata però da un dato. Sono il 65 per cento le donne ad avere una relazione con un uomo collocato in una posizione gerarchica superiore. Nel 20% dei casi la relazione è con un pari grado mentre soltanto il restante 15% del campione ha una tresca con un uomo in una posizione inferiore. Quelle donne che hanno una liason con un superiore sono anche disposte ad ammettere (una su tre) che, tra i loro obiettivi 'amorosi', c'è anche la possibilità di un avanzamento di carriera.


Tuttavia appena il 15 per cento delle donne definisce la propria relazione lavorativa 'strumentale'. Significativo il numero di donne che non giudicano negativamente quelle che ricorrono a una relazione per migliorare la posizione sociale. Ben il 24% ammette di capirle, mentre un tollerante 12% non le condanna. Tuttavia rimane un corposo 43% che le definisce 'poco serie'. Le relazioni in ufficio vengono anche promosse dagli uomini coinvolti. Addirittura un 33% ha ammesso di aver conosciuto la propria partner sul luogo di lavoro. Un indicativo 43% non si pente di avere avuto un rapporto sul luogo di lavoro. Per un ottimista 34% una cotta tra le scrivanie migliora la qualità della vita. Per un 23% rende più ottimisti.


Gli uomini, soprattutto quelli piu' in alto nella scala del potere, negano che il sesso in ufficio sia uno strumento di potere. Per l'87% degli intervistati le donne hanno ceduto alla loro corte per motivi che nulla centrano con il loro ruolo sociale. "Un dato discutibile ma evidentemente frutto di miopia e autocondiscendenza maschile", commenta il sessuologo Willy Pasini. C'è anche un cote mediatico dello studio sui capi più vagheggiati. E qui fa capolino l'inquinamento da video. Infatti, il potere soprattutto televisivo si conferma un efficace afrodisiaco se il 18% delle donne si concederebbe all'influente Bruno Vespa per aspirare a una visibilità catodica. Poco sotto (il 17%) quelle che invece unirebbero l'utile al dilettevole con il manager televisivo Giorgio Gori, a seguire con il 13% Matteo Marzotto, apprezzato per le sue qualità manageriali e per la sua indiscussa avvenenza. Quarto con il 9% delle preferenze l'imprenditore Flavio Briatore, miracolatore di molte soubrette da sottobosco gossipparo. A chiudere la top five con il 7% delle preferenze è il "guru" Matteo Cambi.

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02 febbraio 2008

L'immaginazione dei sensi


La donna è una creatura che non è sempre facile comprendere perché ama, senza darlo a vedere, lasciarsi interpretare, proprio come un’opera d’arte contemporanea che non vuole essere compresa al volo, con un solo semplice sguardo, ma pretende una lunga e appassionata contemplazione.
Ella adora imbrogliare sempre più il gomitolo di pensieri di chi non si limita ad una superficiale occhiata, ma sceglie, forse involontariamente, di oltrepassare quella linea gialla su cui appare imperiosa la scritta “attention!”, in cerca di… cosa? Una verità? Un senso? Una storia? Una ragione? Qualsiasi cosa sappia razionalmente spiegare ciò che, come una calamita, attira, ma a cui neanche si sa dare un nome, forse… E così, con un ingenuo errore d’infantile curiosità, si entra in una realtà surreale interamente femminile da cui è molto difficile, se non impossibile, tornare indietro, perché la crescente curiosità di scoprire quel fascino misterioso che ivi impera induce ad immergersi sempre più in una spirale ipnotizzante che alle spalle inghiotte la sempre più lontana entrata nonché unica via d’uscita. La scritta “attention” sulla linea gialla sfuma sino a divenire invisibile, tutto si fa buio ed un angosciante silenzio gela il luogo in cui si è stati catapultati… Un sobbalzo: è stata accesa una potente luce che pare indicare la via da seguire. Con passo lento e timidamente silenzioso ci si avvia… D’improvviso qualcosa cambia. Lo sgomento è padrone di quello che era un corpo ma che ora non più si percepisce; non esiste movimento seppur lo si comandi, non esiste suono vocale seppur si pensi di spalancare la bocca in un urlo, non esiste vista seppur vi sia il disperato desiderio di vedere!
Terrore… Passi… dei passi cadenzati inondano l’unico senso che pare appartenere al corpo insensibile o forse inesistente. Il terrore d’un tratto sparisce, regnanti assoluti di quell'unica percezione sono quei passi imperiosi e incredibilmente sicuri che attraggono su di sé ogni attenzione. Essi ricordano un po’ la figura di un’anziana e austera direttrice di una scuola femminile, rigida e impettita nelle sue lustrissime scarpe a tacco largo e basso, uno di quei vecchi modelli in cuoio marrone con la punta arrotondata, sì, proprio quelli…
Persi nel gioco di quell'immagine disegnata nella mente si viene richiamati da altri passi: questi, contrariamente ai primi, sono irregolari e incerti, dubbiosi e impauriti, come se si vergognassero di non saper camminare, se potessero arrossirebbero d’imbarazzo… non ricordano forse una bambina che, nel fiore della sua fanciullezza, desidera sentirsi una donna? Furtivamente avrà rubato delle scarpe della madre nascondendole sotto la grande felpa per portarle in camera sua e provarle. Ha puntato in alto scegliendo le scarpe col tacco più alto e più sottile dell’intera scarpiera, magari volendosi sentire una principessa ad un ballo ma riscoprendosi in realtà solo una bambina impacciata e ridicola… Ma anche questi passi si perdono nel vuoto sostituiti, dopo un attimo di silenzioso panico, da passi soavi perfettamente cadenzati non troppo leggeri ma piacevoli all'udito, carezzevoli per quanto la cadenza sia accentata. Forse appartengono ad una giovane donna che cammina decisa, indirizzata dalla bussola dei suoi stivaletti le cui punte la condurranno verso la sua indipendenza e la realizzazione del sogno a cui si avvicina ad ogni singolo passo.
E’ la nuova donna, quella che si teme ma che si ammira per la sua delicata forza e imperturbabile tenacia. Tornano i tre passi, ordinatamente prima, ma dando poi l’impressione di incrociarsi e intrecciarsi in un confuso gioco d’inseguimenti a cui si aggiungono altri passi diversi e sconosciuti, che si cerca di isolare ed ascoltare ma che si mescolano al marasma di suoni crescenti di numero e d’intensità… è una follia che s’instaura in quel corpo insensibile o inesistente e che miracolosamente lo muove in uno spasmo involontario teso al raggiungimento di almeno uno di quei passi, desideroso di tastarne la consistenza, ma che si risolve in una rovinosa caduta su quello che a tatto sembrerebbe un terreno semplicemente liscio… Pare tornare, nel nuovo smarrimento, quel corpo che si temeva aver perso. Si può nuovamente sentire il calore e il gelo, il morbido e il pietroso e… i lisci capelli che scivolano come sabbia tra le dita in un lento percorso di studio appassionato che si esaurisce giungendo alle punte perfettamente curate e allineate; quanto deve adorare i suoi capelli questa donna… ragazza… bambina? Il pensiero viene trascinato in un tempo in cui una fresca fanciulla amava la lenta e sottile carezza della spazzola che le trasmetteva ogni volta un piacevole brivido, rendendola così incapace di smettere di trasmettere il suo affetto ai propri capelli così come loro, ad ogni spazzolata, lo trasmettevano a lei. Va da sé che la mano s’allunghi nuovamente verso di essi per provare ancora quella piacevole sensazione di fine amore, ma non è certo fine ciò che s’arruffa sotto i polpastrelli in un attorcigliamento insolubile di tanti fili di grosso cotone! Sembra che vogliano legare per sempre a loro la mano che per sbaglio, innocentemente, si è avventurata tra le loro confuse trame. L’immagine di una giovane confusionaria persa in sogni e svariati pensieri predomina sulle altre; odia forse i suoi capelli ma essi sono la sua firma ed il gioco infantile in cui s’immerge per trovare conforto. Si ritrae la mano spontaneamente, non per orrore, bensì per paura di risultare indiscreta ed estranea a quel mondo così privatamente complicato, ma è proprio nel ritrarsi che essa sfiora qualcosa che ricorda il primo dolce tocco... Capelli naturalmente morbidi e lasciati liberi nel loro semplice essere: ribelli e sicuri di sé perché non hanno bisogno di apparire, vogliono essere solo liberi.
E’ la donna che non vuole essere nulla di diverso da ciò che è, la donna che non ama artifici e che apprezza la naturalezza delle cose, la donna i cui capelli liberi sono specchio del suo essere donna semplicemente libera. Nel carezzevole desiderio di immergersi in quel morbido velo mosso dalla pura libertà della brezza trasportata dalla giovane, non ci si rende conto di ciò che andato formandosi attorno: un groviglio dalla perfetta geometria, come la tela di un ragno tessuta con ingegnosa e crudele pazienza al fine di intrappolare la preda ignara che passa di lì per caso. Solo quando capelli della più svariata natura iniziano a stringersi in quello che inizialmente poteva sembrare un affettuoso abbraccio, ma che poi diviene cinghia di possessivo controllo ed infine di vendicativo tentativo di morte, ci si accorge di aver desiderato troppo, conosciuto troppo… Il corpo si scompone in particelle sempre più minute ed insignificanti fino a divenire nuovamente nulla, ma ciò solo dopo aver permesso all'indesiderato visitatore di assistere al suo ennesimo annullamento. Qualcuno concesse la vista forse per intimidire o forse per maggiormente incuriosire… Tutto appare come un imperturbabile foglio bianco fermo nel suo sicuro candore senza nulla temere, neanche quello che potrebbe sembrare inchiostro fine e regolare che non indugia su nessuna sinuosa rotondità che disegna, riuscendo ad ammorbidire anche il punto in cui la fredda secchezza di una linea decisa dovrebbe primeggiare imperiosa; è l’ordinata e chiara calligrafia di una donna padrona della propria mano tanto da lasciarla sfiorare appena il biancore di quell'immenso foglio che mugolerebbe di sottile piacere se solo potesse. È un calmo e uniforme tratto che par esprimere immensa tranquillità nel toccare quel bianco uniforme per colorarlo d’un nero sorriso.
È il ritratto d’una donna composta nella sua spensieratezza, canticchiante un motivetto improvvisato che forse segue il filo di quella melodiosa scrittura in tonalità maggiore; la graziosa figuretta di una piccola e anziana maestra elementare, calma e composta, che lascerebbe un sorrisetto intenerito se solo si possedessero delle labbra con cui modellarlo... ma non arriva neanche a delinearsi nella mente la naturale e morbida incurvatura di un sorriso che immediatamente viene sostituita da una linea piatta di sgomento dinanzi all'ondeggiare del mare grosso di una nuova calligrafia, che tende prima verso destra secondo un moto sconosciuto di una mano mal ferma, per poi ripiegare a sinistra stufatasi di quell'eleganza corsiva propria dell’inclinarsi leggero verso il lato destro del biancore ormai turbato. Quale immagine proietta agli occhi se non quella d’una giovane curiosa intenta a gettare velocemente la neonata conoscenza sul quel malcapitato foglio per poi poter proseguire con altro e altro ancora, senza mai saziarsi e senza curarsi minimamente del disegno finale, godendo invece delle sue linee e rotondità: forse una parola, una frase, un contenuto? Eccola, la belva nel suo continuo cambiar di posizione non riuscendo a trovarne una che acquieti la sua fame; si porta appresso il bianco foglio, succube, e il nero inchiostro, spietato braccio destro, in ogni suo minimo spostamento, perché non può separarsene, non può, il bisogno di imprimere ogni pensiero è straziante…
È nello sfumare di quella scrittura così carica d’emozione che appare una leggerezza pacata e razionale, semplice nella sua chiarezza estrema ma in realtà solo maschera di una complessità impenetrabile. Lei, seduta compostamente alla sua modesta scrivania, è la precisa e attenta studiosa di quella che è la sua ragion vitale; disegna la propria strada con piccoli e omogenei tratti curvilinei rispettosi degli spazi altrui, tratti discreti e silenziosi sicuri della loro meta, imperterriti nel raggiungerla. Pazientemente il tratto s’allunga ad indicare quella che sembrerebbe la strada da seguire, perdendosi però, ad un certo punto, nel nulla del bianco assoluto… s’attende fissando lì dove pochi istanti prima un puntino nero è scomparso, come assorbito, aspettando che qualcosa ancora appaia, qualsiasi cosa, ma nulla… D’improvviso però s’innalza una sinuosa curva danzatrice come un serpente incantato che si lascia ammirare nella sua pericolosa bellezza; pare ammiccare ed invitare a qualcosa di più del semplice ammirare da lontano, ma mentre si dispera cercando un modo per raggiungerla questa pian piano perde colore e consistenza… si assottigliano gli occhi per vederne le ultime particelle mescolarsi al nulla fino a quando per il dolore gli occhi si chiudono: ed è proprio allora che la sensazione della medesima sinuosità giunge tramite una dolce brezza alle narici che accolgono quelle particelle scomparse poco prima alla vista. Un sottile ed invitante profumo, carico di irraggiungibile ed ignota sensualità, rimanda ad una danzatrice dalla calda pelle impregnata di quell'impalpabile essenza che porta il suo nome; penetra nel profondo prepotentemente, insolente, arrivando a bussare a porte interiori finora sconosciute, da cui sfuggono sensazioni libere e desiderose di maggiore libertà proprio come quella danzatrice la cui anima e il cui corpo all'assoluta libertà sono consacrati.
L’energica flessuosità dei suoi movimenti viene imitata alla perfezione dalla scia del suo profumo ammaliante e sfuggente persino a quell'odorato così attento perché incredibilmente affascinato, ma inguaribile perché mai potrà conoscere il mistero padrone di tale sensualità… svanisce lentamente il profumo inebriante allontanandosi verso chissà quale meta o venendo semplicemente assorbito, lasciando comunque una piccolissima macchia che conduce ad un altro profumo più o meno percepibile inizialmente, ma che diviene sempre più penetrante man mano che questo pare avvicinarsi: un profumo indefinibile e sconosciuto, forse un miscuglio di forti aromi naturali involontariamente aspirati e spesso seguiti da un piccolo arricciamento del naso. L’imperiosa figura di un’austera signora impellicciata compare all'improvviso nella mente che trattiene il respiro per quell'attimo di paura, lasciandosi poi andare in un gioco di sguardi curiosi in risposta a quelli della signora che studia circospetta, dalla punta dei capelli all'unghia del ditino del piede, chi osa passarle a poca distanza, cercando di non darlo a vedere, naturalmente. L’aroma diviene tanto forte da quasi soffocare, ma non c’è nulla che possa impedire di percepirlo; non resta che attendere che l’ebbrezza si attenui e che tale profumo svanisca come tutti gli altri, prima o poi. Si ricerca disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi per fuggire da quella morsa velenosa fino a quando un aroma tanto sottile da dubitare della sua esistenza sembra farsi strada cortese e delicato… porta primavera, fiori, freschezza, ma v’è in esso anche un risvolto appena percepibile che suggerisce qualcosa di gustoso seppur infantile: latte caldo… Si delinea la figura di una splendida giovane mamma che culla il suo cucciolo intenta a concedergli la sua linfa vitale a cui il piccolo si aggrappa affannosamente come se da un momento all'altro potesse finire, ma non finirà… Ci si aggrappa a quel profumo materno lasciandosi andare al desiderio di assaporare quel caldo latte appena nato dal vellutato seno, lo si immagina carezzare la gola dove lo si lascia scorrere fino al raggiungimento della dimora accogliente… non si è mai stanchi, si vuole sempre più, ancora, ancora… Si beve insaziabilmente fino al blocco di ogni facoltà. La morbida quiete in cui si è dolcemente caduti impedisce inizialmente di mettere in moto anche il più minuscolo e insulso meccanismo mentale, ci si limita a leccarsi appena quelle che dovrebbero essere labbra ma che, privi di tatto, non si riesce a percepire; su di essere è però rimasto ancora un poco di quel dolce sapore che si rincorre fino all'ultimo debolissimo goccio, dopo di che, con rinnovata curiosità, si attende nella certezza che qualcosa giungerà per lasciarsi assaporare e mettendosi quindi in posa per un nuovo dipinto… si attende, ma invano, perché nulla giunge.
L’unica spiegazione è che quel lieve ricordo di latte caldo non vuole andarsene, oppure lo si trattiene involontariamente in quanto inconsciamente impauriti da ciò che potrebbe accadere distaccandosene? … D’un tratto qualcosa di nuovo sovrasta il dolce ricordo del latte e su di esso ci si arrampica come su una scala che porta dritta all'uscita. Dovrebbe essere un sapore avvolgente e caldo, seppur non si sia in grado di confermare questa ipotesi ingenuamente formulata; è certamente sensuale e conduttore d’altri sapori che si diramano tra il dolce e il leggermene amaro… vino, vino rosso... sì, decisamente sì. L’atmosfera sfumata e ovattata in cui si è immersi affascina la mente che si lascia condurre ed ammaliare non accorgendosi di avvicinarsi sempre più alla perdizione… con pensieri malfermi si riesce ad abbozzare l’immagine di labbra carnose appena colorate dal rosso penetrante di quel vino, sorridono maliziose e soddisfatte, ma perché? Inutile porsi domande a cui mancherebbe una certa risposta, meglio abbandonarsi all'immagine che ora si espande mostrando una figura di una donna seducente e fatale adagiata su qualcosa che pare un divanetto, o una poltrona?
Poco importa; la si vede abbandonarsi a pose ardite e intriganti distendendo nel mentre le morbide labbra in un sorrisetto ambiguo rivolto ad un ipotetico osservatore che non dà prova di esistere. Tiene in mano un bicchiere in cui talvolta affoga lo sguardo come rapita da quel denso rosso quasi palpabile. La si immagina, d’un tratto, socchiudere le labbra in un piccolo risolino che pare crescere ad ogni piccolo sorso sino a diventare una grassa e gustosa risata totalmente incontrollata; il riso è contagioso ed il bisogno di ridere si fa sempre più intollerabile nell'impossibilità di aprire le labbra inesistenti e lasciar liberamente vibrare le corde vocali altrettanto assenti, ma tutto d’improvviso svanisce, si spegne… L’accendersi di un pensiero elementare provoca il risveglio della mente intorpidita e smarrita che s’accorge che nulla è cambiato, che ancora qualcosa deve succedere… è necessario che succeda perché tutto abbia fine, forse. Ancora in stato semi-confusionale si attende senza saper quantificare il tempo che pare infinitamente dilatato al fine di condurre alla disperazione che si vede costretta a graffiare, tentare invano di lacerare le pareti della mente in cui è chiusa senza alcuna possibilità d’uscita; scroscerebbe in lacrime pregando perché l’essere ormai inumano possa tornare completo, urlerebbe perché qualsiasi cosa appaia ad indicargli una via d’uscita, si dimenerebbe in preda alla pura follia pur di ritrovare la normalità perduta… ma nulla accade… l’acido gusto di vino rivoltato e non ben digerito sembra farsi sempre più forte come a voler prepararsi a respingere un altro sapore che potrebbe sbaragliarlo da un momento all’altro… ma ancora nulla accade… il sapore d’acidume non s’arrende convincendosi di poter vincere ogni nemico che tenti di invadere il territorio conquistato, ma si sbaglia… un nuovo sapore, tanto aspro e forte da risvegliare la mente dal suo lungo torpore, si fa strada: ogni facoltà mentale immediatamente tenta di analizzare ogni suo minimo rimando ad altri sapori in quanto esso pare essere totalmente sconosciuto e prima d’ora ignorato, ma pur tanto chiamata e ricercata una qualsiasi conclusione tarda a giungere… Si rimane così ancora nella quasi totale immobilità mentale concentrandosi unicamente sul nuovo ritratto che attira a sé ogni singola forza rimasta perché possa almeno vagamente formarsi, ma nulla… la creazione del ritratto è forse l’unica via di ritorno, ma come creare un’immagine di qualcosa di assolutamente indecifrabile e sconosciuto? Si cerca un aiuto, anche minimo, ed esso non tarda a farsi avanti: una voce riecheggia stridendo nell'udito ritrovato, blaterando confusamente qualcosa a proposito di un veleno… il tempo che si lascia alla mente di elaborare un qualsiasi pensiero a riguardo, anche futile, non basta, perché dell’altro giunge ed è un dolore che contorce ogni muscolo in spasmi isterici, seguito immediatamente dalla vista di una figura completamente nera di cui si distinguono unicamente gli occhi lucenti di follia dinanzi al terrificante spettacolo probabilmente da lei stessa creato… Il desiderio dell’assoluto annullamento dell’essere e delle sue percezioni segue il ritrovamento di ogni senso di cui ci si capacita grazie all'acutezza della straziante tortura che sembra non giungere ad una fine, per quanto agognata… si va mescolando tutto ciò che si riversa sui sensi dell’essere, che appena riesce a distinguerne alcuni… forse una risata, più risate!
Il contorcimento incontrollato del corpo e la tensione innaturale di ogni muscolo, l’aspro odore e sapore che impregna gola e narici e poi nero, solo nero, vasto, infinito, non delineabile… nero… Tutto si è spento… È forse giunta la morte? No, non può essere possibile… morire per aver peccato di troppa curiosità? Questa è la punizione di chi si ferma a contemplare, ammirare, studiare…? La troppa curiosità di conoscere, il desiderio di arrivare a dare una spiegazione al fascino provocato da qualcosa di misteriosamente inspiegabile e irraggiungibile razionalmente ma anche umanamente… questo è il peccato di cui si è responsabili: l’ardita ricerca di una maggiore conoscenza, forse di una spiegazione, di qualcosa che è probabilmente destinato a rimanere circondato dal sottile alone di mistero che è la sua natura, lontano dalla logica spiegazione umana ma splendido in tutte le sue sfumature di colore come un arcobaleno dipinto ad acquarelli nel cielo; tale è la donna che ama essere ammirata, contemplata ma forse non vuole essere studiata in quanto scrigno intoccabile di segreti a lei stessa nascosti, o forse no…


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