15 maggio 2020

Cercami



Cercami...
come solo tu sai fare
come bacio sul collo...
come vento sotto la  gonna
Cercami... ovunque
non lasciarmi andare mai
te in me, io in te…
ovunque ci sia un po' di noi.
Guardami dal basso, segui le mie gambe
e raggiungimi la bocca
quella che avvampa e poi  ti chiama.
Cercami comunque
anche quando la mia pelle
ti sembrerà così lontana 
e ne avrai scordato il profumo.
Cercami...
negli stessi occhi tuoi
perché se vivo in te
io saprò non morire mai!

foto dal web

Miele



Lo vidi arrivare da dietro le tendine della cucina... scesi di corsa il vialetto per aprire il cancello... sapevo del suo arrivo e non vedevo l'ora di stringerlo. Il cuore a mille e la pelle che fremeva come non mai era in pieno tumulto... gioia vera!
Lui si ferma davanti alla basculante del garage senza entrarvi... in silenzio scende dalla vettura, mi prende per mano senza rivolgermi parola e mi trascini dentro casa... posate le chiavi sul tavolo mi abbraccia forte. Era eccitato... ed io non trattenni molto la mia le lingue trovatesi all'unisono erano già intrecciate... mi bacia mi succhia, si strofina col suo cazzo già pressante sul vestito...
"Paolo calmati" - gli dico - 
"Questo è niente" - risponde concitato -
Nel mentre mi spingi sul muro vicino la finestra facendoti largo nelle mutandine con le tue dita rovesciandomi una quantità imperiale di baci sul collo.
"Dai Paolo, calmati... abbiamo tutto il tempo che vogliamo, perché questa fretta?"
"Ti ho pensata tutto il viaggio, i tuoi messaggini mi hanno eccitato tantissimo è questo è il risultato... cosa ti aspettavi? Non è fretta, è desiderio portato allo spasmo e ringrazia che non mi sono fermato da Gina a comprare le sigarette..." disse canzonandomi!
"Sei bellissima vestita così! Belle le scarpe rosse, e questo reggicalze nero che ho intravisto appena nelle foto brutte che mi hai mandato ieri, bello anche senza calze"...
Riesco per due minuti a calmarti un poco, così ci sediamo al tavolino e quasi sfinita dalla lotta accavallo le gambe per rilassarmi i muscoli... ma vedo che tu segui le linee delle mie gambe con gli occhi, studi quei tacchi sinuosi con vitale piacere... non ti avevo mai visto cosi eccitato, preso da questa impazienza.
"Vuoi mangiare qualche cosa? Hai sete? Hai voglia di dormire... dai, allora saliamo in camera?"
"No - rispose di getto - voglio star qui in questo angolo di casa vicino al caminetto... è caldo, accogliente, è il posto che ho sognato quando ti vedevo mentre mi chiedevi di scoparti... proprio qui... su questo tavolo".

Senza battere ciglio mi alzai dalla sedia lasciando che dalle mutandine s'alzasse un refolo profumato dei miei umori già in ebollizione alla sola vista di lui... capii così che anche io stavo perdendo il controllo, appoggiai le mani sul tavolo tondo della cucina e vi salii sotto lo sguardo attento di Paolo.
Lasciai cadere i capelli fuori dal tavolo sistemandomi sdraiata proprio davanti ai suoi occhi. Spiandolo di traverso, divaricai appena le cosce, per consentire al suo sguardo un maggiore interesse nella spasmodica ricerca della micia... Paolo era di fronte a me... seduto in fremente attesa degli eventi... si sporse appena dalla sedia allungando la sua mano verso me. Iniziò col a mettermi dentro le sue dita... una per volta, sino ad essere tre, sei... persi il conto. La mia figa era bagnata e calda, sbocciata in bella mostra sulla tavola apparecchiata solo per lui!
Subito dopo, non bastando più le dita a disposizione, si alza e mi sposta lo slip. Con la lingua incomincia a leccarmi la figa sale su fino all'ombelico per poi scendere a succhiare avido i miei umori. Gli afferro la testa portandola verso me mentre lui prima mi succhia il clito poi mi apre le piccole labbra con le dita e ci gioca seguendone i contorni sempre con la lingua.
Gli avvolgo il busto con le gambe stringendogli i tacchi sulla schiena... le scarpe di vernice rossa spiccano sulla sua schiena, sulla camicia bianca che porta ancora addosso appena sbottonata. Urlo appena per il piacere... Paolo ci sa fare, è un maestro nei preliminari sa cosa voglio, sa quello che più mi piace... e si diverte a torturarmi così,
"Aspetta, fammi spogliare, ti prego...
Lui si scosta appena, scendo dal tavolo ed apro lentamente la cerniera la gonna che si sfila, rimango in mutandine e reggicalze... lo prendo per mano e lo porto verso il camino, sul divanetto. Dolcemente mi gira di schiena per avere il mio culo alla sua mercé sollevandomi poi una gamba che appoggia sul cuscino.
"Girati ora e appoggia le tue mani su questo camino... fammi vedere le tue belle unghie rosse sul bianco di questo pietra"
Mi giro sui tacchi e mi metto di culo, di seguito mi slacci il balconcino e con i denti mi mordi il collo. 

"Voglio scoparti cosi... con addosso queste scarpe rosse... rosse come la tua figa che sta esplodendo di umori ed impaziente palpita di desiderio..." - si spoglia anche lui -
"Lasciati la camicia - gli dico - togli solo la cravatta, fallo per me... ora dai fottimi non aspettavo altro" - mugolai con un fil di voce.
Ubbidiente si avvicina con il cazzo che mi punta come un dirigibile dritto e nodoso. Lo strofinò prima nella figa per inumidirlo un poco... già calda e accogliente... poi lo puntò sull'altro buco e pian pianino si fece strada delle mie viscere fino a quando con un colpo secco me lo risucchiai interamente dentro il culo... ora sentivo anche il suo ansimare... 
Iniziò così la danza senza freni, ritmica, aggressiva ma non violenta... entrò ed uscì dentro me molte volte, cambi ritmo ma la spinta rimase sempre quella giusta. Ad un certo punto si fila da dietro e mi prende la figa, cosi bagnata che i miei umori iniziano a colare giù lungo le gambe, poi sulle calze... mi iniziava a piacere assai. Cercai quindi di girarmi per guardarlo negli occhi nel momento del coito, ma lui per nulla turbato mi trattenne..
"Rimani così - mi disse - ti piace vero? ora ti punisco per quanto sei stata monella a farmi arrapare oggi in ufficio".
Mi baci il collo mi mordi continuando a fottermi in quella splendida posizione. 
"Piegata sui tacchi ti arrivo proprio al cazzo, vedi come ti agevolo!?"
"Che troia sei" - fu la sola risposta 
Così continuò ad entrare ed uscire vigoroso... le sue palle mi sbatterono come una bambina da punire... dopo incominciò a strisciarmi le dita sulla schiena ed a mordermi il collo. 
"Mordimi forte Paolo, forte ti prego"... 
"No basta... altrimenti vengono i segni e tuo marito se ne potrebbe accorgere"
"Mi piace invece, su fallo, ti prego..."
Ma continuò perverso a scoparmi da dietro alternando i due buchetti con maestria lasciandomi solo il tempo di un'altro dei miei orgasmi. Uno dei tanti che solo lui riesci a farmi arrivare. Si inginocchiò e mi cominciò a baciare il culo, infilandomi la lingua dentro tutti i buchi, scendendo poi giù fino alle caviglie. A quel punto ero già sprofondata con i gomiti sullo schienale del divano, tenendo la testa riversa dallo sfinire del godimento... si aggrappò con le dita ai miei tacchi portandoli a svettare al lato dei suoi fianchi... inarcai la schiena per agevolare le manovre del suo cazzo oramai irrefrenabile. Il rumore che ascoltai fu quel piacevole sciabordio delle carni senza più vizi ne pudore mentre si sfregano di piacere ed umori alla deriva.
"Ora vieni qua voglio venirti dentro" - disse rigirandomi a sedere.
"Manca poco perché i tuoi umori raggiungano i miei".
"E chi lo dice?" accennò con tono di sfida...
Lo sentivo dal suo ansimare e dal movimento sempre più veloce che ora stava avendo tra le mie gambe... Aprii bene puntando i tacchi sul divano e spingendo il bacino più avanti possibile. Tu entrasti ancora di più, tutto... nella speranza di sentire ogni millimetro di piacere. Con le dita cercai di allargare un poco ancora la mia fica spalancando meglio le labbra mute, oramai quasi allo stremo. Tu ne approfittasti subito per trovare ancora un piccolo posto... Mi penetrò con un desiderio enorme ma dopo un attimo mi sfilò il cazzo dalle gambe per inchinarsi... mi prese il clito ed iniziò a segarlo con le sue labbra... era diventato duro, rosso come un tizzo ed io continuavo a contorcermi sempre più cercando con la mano di scostargli la testa per farlo smettere altrimenti sarei venuta prima. Capì la situazione e si rialzò... in ginocchio prese il suo attrezzo turgido e pulsante tra le mani quasi a farmi vedere l'arma del colpo di grazia... splendido... un cazzo splendido per me... il suo. 
Dopo pochi colpi ancora sentii inondarmi della sua sborra calda... stava venendo... aveva tutti i muscoli del collo tesi. L'abbronzatura della recente vacanza gli donava un qualcosa di ancora più appagante. Mi distrassi un attimo in queste considerazioni quando iniziai a sentire tutto quel seme scivolarmi giù, tracimante sul cuscino, sulla biancheria... 
Non vedendomi venire all'unisono (ero già venuta tre volte), ritrasse il membro continuandomi a scopare con le dita. Vi aggiunsi le mie per raccogliere il liquido suo e portarmelo alle labbra, ma lui continuò ad entrarmi con la sua mano grande e devastante... mi frugò qualche istante appena prima di riuscire a farmi squirtare addosso a lui con le cosce all'aria come una vera troia. Si inginocchiò quindi ad assaggiare anch'egli il mio piacere. Ci baciammo lungamente sfiniti, al tepore del camino acceso...
"Hai un sapore dolce come miele fruttato"
Tu ti chini e prendi un po’ della mia acqua dalle scarpe rosse di vernice... 
"Niente male questo cocktail" - dicesti sorridendo.
Mi lavò in seguito anche le tette con il suo piacere... i capezzoli mi facevano male per quanto mi si erano inturgiditi. Questa dedizione e costanza per i particolari del mio corpo che Paolo aveva, sapeva portarmi in Paradiso... lui era l'unica chiave che riusciva a farmelo spalancare senza troppi bigottismi.
"Hai un sapore buono - fece lui - peccato che mi sento stanco adesso, altrimenti ti scoperei qui, in questo momento, prima di cena"!

*
photo dal web

La musica



E mentre sogno il caldo t’allontana per portarti dentro te
aria oramai sempre più spenta, nessun refolo di vento, se non quello della fantasia. 
Panni stesi dentro al bagno, intimità in mostra per asciugarsi all'afa,
mentre un ventilatore muove i pensieri.
Bella come mai, si siede nella vasca...
le basta poca acqua per bagnarsi lì, dove è già bagnata,
allunga le sue gambe, si guarda, si piace, si osserva, si tocca...
si chiede perché sia sola... poi... poi mi dimentica... va oltre il caldo,
scavalca le proprie fantasie, fa scivolare le sue mani sopra al corpo madido di sudore... si tocca.
In fondo a quella vasca, solo parzialmente coperta di poca acqua,
le mani cercano, trovano, entrano ed è un bagno dentro al bagno,
voglia dentro un’altra voglia, dita che frugano, ansimi,
respiro che si fa sempre più affannoso, occhi chiusi
spalle contro il vecchio intonaco... vola un grido piccolo, sommesso, tenuto a bada.
La radio, spenta, suona una musica che è solo nella sua mente.
Arriva al piacere, si contorce, contrae la sua folle passione, il desiderio, è orgasmo. 
Quella è la vera musica che lei sente... e le fa ballare tutto il corpo, lo fa vibrare, fremere.
Apre poi le affusolate gambe, la mano non indugia... scova, si muove con famelica avidità, geme, urla, tenta di tenere a bada il suo piacere...
la musica è assordante e non riesce, non vuole riuscirci.
Lei si vuole, vuole quell’ orgasmo, vuole sfinirsi, senza più forze, priva d’energie... ed è un attimo in cui, come un vulcano esplode
il suo corpo seminudo in quella poca acqua, annega… ansima, muore e “rimuore”.
Di un piacere finalmente giunto, goduto, afferrato, assaggiato, bevuto, morso...
Poi un silenzio surreale... solo il lento recupero di un respiro a tratti perso. Vita.
Quella vera. Ritrovata in un bagno anonimo, con i panni ad asciugare, una radio spenta ed i suoni della strada che filtrano dai vetri.
Eccola la realtà che ribalta sempre tutte le fantasie.
Dovrebbe sollevarsi e riprendere possesso della sua quotidianità.
Pensa però che non c'è fretta...
che non deve mai esserci fretta per vivere il piacere…
ed è allora che mi ritrova in sogno abbracciata a me
a litigarsi un lembo di lenzuolo ed un guanciale stanco!

Storydream


14 maggio 2020

L’ananas dimenticata



L’ho vista all’improvviso, illuminata da un raggio del sole ormai al tramonto, lì, nel soggiorno ormai deserto, dimenticata da tutti e chissà da quanto tempo. Guardando il suo ciuffo scomposto e incanutito e l’aspetto dimesso, sembrava vecchia, triste e sciupata, ma, avvicinandomi meglio, ho visto che in realtà era ancora bella, ben conservata, ne ho inalato il profumo esotico e ho apprezzato la sua ambrata e lucente coloritura e… l’ho subito desiderata! Non ho esitato, volevo cogliere e assaporare quella piena rigogliosa maturità!

Fissandola con intensità, senza parlare l’ho avvicinata e cingendole i fianchi rotondi e invitanti, l’ho portata con me nell’altra stanza. Mi ha seguito senza fare alcuna resistenza, grata, quasi bramosa, di essere spogliata da quella apparente scorza coriacea con cui il tempo e la solitudine l’avevano imprigionata, e tanto desiderosa di far dono del suo cuore, prezioso come oro e di quel suo corpo appetibile e ricco di promesse, quanto io di riceverlo, scoprirlo e goderne appieno. Giunti nell’altra stanza, al riparo da indiscreti, ho scostato quel ciuffo ribelle che mi impediva di guardarla bene nel profondo. L’ho spogliata per raggiungere l’intimo del suo essere e, mentre la stringevo forte, senza più indugiare ho afferrato il mio arnese già pronto e l’ho guidato verso il centro di quel suo corpo meraviglioso, l’ho penetrata a fondo, ripetutamente, con studiata maestria, assaporando ogni suo umore senza perderne una goccia, godendo con lei del suo accogliermi, del suo aprirsi e del suo donarsi aperta e generosa!

Così, nutrito e dissetato, e lei nuda, quasi distrutta, l’ho adagiata, per immortalarla nel suo splendore, per godere ancora della sua bellezza, per gustarla appieno, per rivoltarla e mordicchiarla gustandola tutta a piene labbra e lambire il massimo della sua succosa dolcezza, celata per troppo tempo! Sento ancora il suo sapore sulle mie labbra martoriate.

Ora vi lascio, devo tornare subito da lei, prima che qualcuno rientri. Lei è di la che mi aspetta, per saziarmi e dissetarmi ancora col suo nettare succoso colmo di dolcezza.

Devo far attenzione, voglio che nessun altro scopra il mio tesoro!




Non solo dobbiamo morire


Non solo dobbiamo morire 
non solo dobbiamo morire,
ma prima di noi
assistiamo alla morte degli altri,
lenta o improvvisa, sempre ingiusta,
infame, orrenda.

Chiarito che contro la morte
nulla possiamo,
non abbiamo altro da fare
che stare attenti e donarci
un attimo di bene, uno alla volta,
uno per noi e uno per gli altri.

Possono essere persone care
o persone sconosciute, poco importa,
quello che conta è rubare il seme del bene
e piantarlo sulle facce della gente.

Franco Arminio