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20 dicembre 2006

La Fantasima



 
Ogni vecchio marito di moglie giovane vivrebbe d'angoscia senza il conforto della religione; e messer Tonio degli Albizeni pregava molto e consumava molto tempo in esercizi spirituali, sí che, nelle ore che gli rimanevano da star con la moglie, il giorno non s'avvedeva di nulla e la notte non si risentiva di nulla. Il mondo diceva che madonna Lisa non era guardinga e che le fiammeggiavano negli occhi le voglie non sazie; ch'essa tutta cascante di vezzi trescava con questo o con quello e che poco schifiltosa variava troppo gli amori; ma messer Tonio bandiva i sospetti con le orazioni e raccomandava al Cielo la virtù di madonna: giorno e notte, nella sua camera, egli manteneva accesa una piccola lampada dinanzi un’immagine sacra; e, mallevadore il prete cui talvolta aveva espressi i suoi dubbi, quella luce valeva a garantirgli l'incolumità del talamo. Infatti nella stanza nuziale madonna Lisa non aveva peccato mai: a pianterreno c'era una camera da dormire, una camera in cui messer Tonio ospitava gli amici e in cui egli non aveva messo più piede da quando s'era sparsa la voce che ci si vedevano gli spiriti maligni. Madonna Lisa non temeva gli spiriti, anzi non di rado li chiamava lei là dentro; pure come il marito s'impauriva leggendo nelle vite de' santi padri le descrizioni delle orride forme assunte dal demonio per spaventare gli anacoreti e vincerne la resistenza in Dio, e recitava spesso delle giaculatorie che lo difendessero dagli spettri, madonna Lisa biascicava con lui senza ridere le giaculatorie contro gli spettri.
In quel tempo era tornato a Forlì un giovane di nome Guido Morlaffi, il quale allo studio in Bologna più tosto che a discutere il giure aveva appreso a donneare e a burlare i mariti gelosi.
Di persona bella e gagliarda e di cervello balzano e sagace, in tali arti era divenuto maestro con poca fatica; e con meno fatica raccontando ai compagni le sue gaie vicende, che i compagni narravano di qua e di là, agli occhi delle donne di Forlí diveniva più celebre che s'avesse avuta in testa tutta la glossa d'Irnerio.
Ora, madonna Lisa degli Albizeni voleva esser delle prime a esaminare come messer Guido si fosse addottrinato in Bologna; né il suo era desiderio difficile da esaudire. Già egli la vagheggiava; ed ella incontrandolo per via lo guardava come persona a cui si è pensato piú volte: alla finestra l'attendeva mostrando d'attenderlo e gli sorrideva con gli occhi. Poi al sorriso degli occhi accompagnò il sorriso delle labbra; poi rispose con segni: ella vedeva, ella capiva; e sospirava.
Guido Morlaffi cominciò dunque a scriverle delle lettere tutte miele e tutte fiori, quali s'imparavano solo a Bologna; e le gettava per la finestra; senza fallare. A cui, per bocca d'una servicina, la quale aveva istruita meglio a queste che alle altre faccende, madonna Lisa rispose che essa non aveva pace, tanto ardeva di lui, ma che il marito le stava sempre tra i piedi: ciò perché le donne perbene debbono far parere gelosi e feroci i mariti anche quando sono com'era messer Tonio.
- Appena potrà, mi manderà a chiamarvi - assicurava la servicina. E un giorno venne a dire a messer Guido: - Messer Tonio ha paura degli spiriti, e voi?
- Dove sono? - domandò il Morlaffi.
Rispose l'altra: - In una stanza dove il sere non entra mai e dove madonna vi farà entrare questa notte a pena che il sere dormirà.
Messer Guido sospettò un inganno e chiese:
- Oh!, e madonna non ha paura lei?
- Non l'avrà con voi.


E il giovane promise che v'andrebbe. Né mancò all'ora convenuta; e madonna Lisa, che pareva angustiata e timorosa, quasi senza fiatare l'introdusse nella camera buia degli spiriti; e disse: - Non dorme ancora e bisogna aspettare.
Così messer Guido rimase un pezzo ad aspettare al buio; e la donna non veniva mai, e neppure gli spiriti. Egli sbuffava e imprecava a tutti i mariti che non dormono e a tutte le mogli che non sanno addormentarli, quando finalmente udì dei passi: i passi della servicina che con in mano una lucerna veniva a dire come messer Tonio non aveva sonno. Onde messer Guido, stucco e ristucco, fece per andarsene. Ma non andò.
La serva di madonna Lisa era piccoletta e rotondetta; era fresca e colorita, e a guardarla dava l'idea d'una pera già matura quando è lí che par che dica coglimi. A messer Guido, che era stucco, bisognava attendere dell'altro; e nessuna maggior noia che un'attesa prolungata per chi fra tanto non faccia qualche cosa.
Che cosa fece messer Guido?
Talora accade che un ragazzo nel passare presso un orto scorga una pera già matura la quale in vista da uno dei rami più carichi e più bassi par che dica coglimi; e il ragazzo s'arresta, guata, si delibera, salta la siepe ed allunga la mano: allunga la mano, ed ecco che il padrone gli esce addosso infuriando e tempestando.


Ed ecco aprirsi la porta e comparire madonna Lisa, la quale fermatasi di botto - Buon pro', messere - , disse.
La servicina aveva messo un grido e s'era coperto il viso con le mani. E la padrona aggiunse, piena d'ira:
- Ma dell'ingiuria vi pentirete tutt'e due! - E tornò indietro; e allora fuggì anche la servicina; di guisa che messer Guido rimase così, senz'aver còlto nulla.
Della serva non gli rincresceva molto; ma molto gli rincresceva di madonna Lisa, e del bene perduto prima che goduto. A ricuperarlo - giacché voleva ricuperarlo ad ogni costo e in quella notte stessa - , egli chiese consiglio alla sua matta testa, la quale gli ricordò che messer Tonio temeva degli spiriti: indi l'idea. Subito dal letto, che là era preparato, trasse via un lenzuolo, vi s'avvolse da capo a piedi, e salite le scale brancicando ed inciampando, piano piano si diresse ove di sotto un uscio appariva un po' di luce. L'uscio cedette all'impeto.
- Uh la fantasima! - urlò, balzando, messer Tonio, il quale vegliava in orazione. A che la Lisa si rivolse, e nello scorgere il Morlaffi in tale foggia, co 'l viso deforme e gli occhiacci spiritati, quasi scoppiava per non ridere. Pure disse seria:
- Io non vedo nulla - e richiuse le palpebre.
- È là! È là! - ripeteva messer Tonio, e si faceva di gran croci. Nella stanza, davanti all’immagine sacra, ardeva la lucerna, ma con lume cosí tenue e fosco che tra quel lume e il buio dell'altra camera il mostro bianco, immoto e diritto su la soglia, appariva immateriale e vano al pari d'una larva.
Messer Tonio guardava con terrore, ma preso dal fascino della visione sovrumana non poteva distorre gli occhi da quegli occhi mostruosi; e mentre si segnava con la destra, con la sinistra scoteva madonna Lisa perché partecipasse al suo terrore.
- Vuol parlare! Parla! - egli gemeva.
Lo spettro infatti allargava la bocca senza dir nulla, quasi attingesse ed aspettasse la voce di sottoterra; e con una voce che veniva da sottoterra finalmente ululò: - Ohimè, messer Tonio, ohimè! In purgatorio si sta male!
A messer Tonio pareva d'essere in purgatorio; e - Odi tu? - egli gemette.
- Io non odo nulla - rispose la donna - . Voi sognate. Lasciatemi dormire.
- Non sei in grazia di Dio tu, e non odi nulla! - mormorò il marito; e lo spettro ululando proseguì: - Non per voi, messer Tonio, vo attorno la notte; non per voi: cent'anni andrò attorno la notte se la vostra donna non perdonerà a chi l'offese.
- Perdona, perdona! - scongiurava messer Tonio. E la moglie: - Ma voi siete ammattito a leggere le storie dei Santi! Che cosa andate dicendo?
- Mala femmina! - gridò l'altro vinto, nell'angoscia, dalla rabbia; e la fantasima con voce di lamentosa divenuta terribile, e con le braccia tese, terribile, comandò: - Madonna Lisa, perdonate agli offensori vostri!
- Perdona, perdona! - ripeté disperato e piangente messer Tonio.
- A chi?
- Agli offensori tuoi!
- Bene - disse madonna Lisa - , io che faccio sempre quello che volete e quel che non volete, se volete, perdonerò. Siete contento? E pareva che ella interrogasse la fantasima invece che il marito. Ma la fantasima, dopo avere aperta e chiusa la bocca senza ringraziare, perché la sua voce era tornata sottoterra, scosse le braccia come due ali e lenta e lieve, lenta e lieve sparì nel buio.
Né ricomparve mai più: madonna Lisa aveva perdonato - anche alla servicina.


Adolfo Albertazzi

26 settembre 2006

Epitaffio


Qui giace il Sole che creò l'aurora e diede la luce al giorno 
e nutrì la sera il magico pastore dalle mani luminose 
che fecondò le rose e le sfogliò. 
Qui giace il Sole l'androgino tenero e violento, 
che possedette la forma di tutte le donne e morì nel mare.

Vinicius De Moraes

18 agosto 2006

La cucina nuova

L'avevo visto per la prima volta quella mattina che mi recai in ufficio da lui, mio marito mi aveva dato l'indirizzo perché volevamo ristrutturare la cucina. Quando entrai nel negozio in centro, mi fece accomodare, mi scostò la sedia per farmi accomodare… proprio come si fa con una signora!!!

Un uomo di circa 55 anni, sul cartellino appeso al collo con un laccetto arancione c'era scritto Lorenzo. Incominciammo a discutere del progetto… mi illustrò minuziosamente le sue idee a riguardo le soluzioni tecnologiche ma anche il proprio pensiero in materia di risparmio energetico, bioarchitettura, eco compatibilità e ogni risvolto teso ad un ciclo biodinamico dei momenti operativi di qualsiasi lavoro cui è chiamata in causa qualsiasi cucina. Alla fine, stordita da quella montagna di grandi verità, teorie e soluzioni inaspettate, ci demmo la mano… aveva una stretta decisa di uno che, certamente, sapeva ciò che voleva ed io, stordita, e non poco affascinata da tanta competenza e capacità di espressione, lo salutai con l’impegno di un sopralluogo di verifica delle idee, per il giorno dopo… Non so il perché, ma gli occhi di quel commesso mi avevano messo a disagio, il suo modo di esprimersi con proprietà di linguaggio unito a quel modo di fissarmi durante il corso dell’incontro mi aveva messo sulle spine… 

Allora? Signora Luisa, mi ha capito???

Si, si... risposi mentendo spudoratamente!

Facciamo una cosa, gli dissi, riparliamone direttamente domani a casa mia, le ho lasciato l'indirizzo, in modo che mi potrà spiegare meglio i particolari che cerca di descrivermi ma che non afferro… sul posto son sicura che riuscirò ad afferrare la soluzione tecnologica che mi propone…poi decideremo sul posto!

OK, rispose… ci vediamo domani!

Tutta la notte non chiusi occhio… rivedevo come un film quelle mani, quella bocca, quelle movenze, quel suo modo di parlare, quella sapiente sicurezza che nascondeva, con mia somma certezza, l’anima di un uomo molto diverso da ciò che mi era apparso e che sentivo divorarmi fino in fondo…. dolce tormento, mischiato all’impazienza dell'indomani.

La mattina dopo mi dedicai la giusta attenzione, doccia, creme per il corpo, trucco leggero e sotto il mio vestitino a fiorellini, un intimo bianco traforato con scarpe nere. Tacco alto per essere al suo livello. Ansia e angoscia per quello stupido appuntamento di cui stavo creandomi un film inesistente ma che sentivo danzarmi sulla pelle come una pellicola di Dario Argento…. spiavo dalla tendina in continuazione aspettando che arrivasse, era in ritardo già di mezzora… ero tutta un fremito perché avevo paura di un improvviso rientro inaspettato di mio marito… ipotesi da scartare… non doveva succedere e difatti mi sbagliavo… eccolo li… cappotto nero, sciarpa avvolgente, con passo elegante s'avvicinò al cancello dopo aver tranquillamente parcheggiato una autovettura straniera che neanche conoscevo. 

Mi affrettai verso il citofono e lo feci entrate.

Scusi il ritardo, disse con tono un po’ nervoso, ma Roma la mattina è un caos vergognoso…. Non si scusi, non c’è problema… venga le faccio strada, le mostro il locale da ristrutturare così nel frattempo le preparo un buon caffè… lo gradisce???

Volentieri… non rinuncio mai ad un buon caffè anche se è il terzo di questa mattina rispose lui, poggiando la valigetta sul tavolo della cucina.

Gli voltai le spalle per prendere la macchinetta… istintivamente sentii i suoi occhi puntati su di me. Accesi il gas e, messa su la caffettiera, presi le tazzine. Se non le dispiace ne frattempo do un occhiata in giro, disse Lorenzo togliendosi il cappotto.

Fu l'attimo giusto per scrutarlo da capo a piedi… indossava un vestito grigio con camicia azzurra e cravatta blu, una notevole eleganza sfoggiata con disinvoltura. Così mi è sempre piaciuto guardare l’uomo, spogliandolo con gli occhi e pregustando con l’immaginazione un piacere del tutto femminile!

Un fuoco mi stava divampando nello stomaco… non riuscivo a togliere gli occhi da dosso a quell'abito… era calamita per me… il suo contenuto!

Lorenzo aveva una mano nella tasca e l'altra poggiata al davanzale della finestra… guardava fuori in giardino… e di profilo notai che nei pantaloni un certo languorino ribolliva anche lì. Fu in quel momento che, voltatosi d’istinto, i suoi occhi trovarono i miei, entrambi stavamo percependo stimoli molto simili.

L’istinto mi fece abbassare gli occhi e, slacciato il mio vestito a fiorellini legato dietro al collo, lo lasciai scivolare ai miei piedi proprio mentre l’indole mi fece voltare a porgergli le spalle ma anche altro… lo sentii avvicinarsi piano, mi spostò delicatamente i capelli con una mano mentre l’altra era approdata sui miei fianchi… mi baciò lungamente e avidamente sul collo.

Aveva un respiro profondamente caldo, mentre il suo pizzetto mi creava giusti effetti per un lungo brivido, pungente, mischiando al calore della sua lingua la tenerezza di quell'effusione così docile, così libidinosa. 

Si fredda il caffè dissi io non ricordandomi d’aver già superato i convenevoli ed anche ogni sorta di mitigante imbarazzo... lui non rispose nulla… mi prese per le spalle e mi fece girare per cercare la mia bocca, sempre facendo percorrere alle sue mani ogni centimetro della mia pelle, certamente abbondante!

Fu un bacio lungo e intenso… come affondare lingua e labbra in un vasetto di marmellata di mele, tanto era dolce, o quanto meno così mi sembrava di essere. In qualsiasi altra parte che non fosse stata casa mia, senza il pensiero del rientro di mio marito… senza ristrettezze mentali… senza troppe reticenze fisiche o di timida pudicizia.

Mi spinse verso il basso e mi fece inginocchiare dinanzi lui. Mi sedetti sopra i tacchi aprendogli la zip dei pantaloni…  il fruscio delle calze aveva provocato in lui un duro contraccolpo e visto che mi trovavo proprio tra le sue gambe, con gli occhi dritti sul suo cazzo, infilai la mano nella patta e lo estrassi con caparbia tranquillità. Prima di ricoverarlo definitivamente tra le labbra me lo strofinai su tutta la faccia, sulle guance e poi ancora giù tra le tette per un tuffo nel piacere sopraffino di una donna ben dotata come me!

Nel mentre lui mi guidava con entrambe le mani… spostando a suo piacere la mia testa, quasi fossi il joystick di un gioco tridimensionale perversamente reale… nel contempo mi infilava le dita nella bocca, ed io le alternavo al suo cazzo… adoro le dita di un uomo e mi piace succhiarle contemporaneamente magari anche dopo essere uscite dalla mia fica calda perché ci sono cose che si fanno senza troppo pensare, nell'attimo stesso che il desiderio ti spunta dallo stomaco… questo era il mio modo d’assaggiare l’uomo proprio mentre risalivo verticalmente con la lingua, dalla base alla sua punta, quel cazzo gonfio di piacere pronto a restituire qualsiasi cortesia nel modo più discreto e piacevole.

Mi alzai in piedi e lui mi prese per mano portandomi verso il tavolo della cucina. M’aiutò a sollevare le cosce piene e calde lasciando che i tacchi si piantassero sul piano di marmo…. divaricai le gambe… tremavo incomprensibilmente. Lui se ne accorse. Sentivo le labbra di Lorenzo schiudersi intorno alle grandi labbra mie, divagare intorno al grilletto e giocarci intorno con grande foga… carezzarlo, spronarlo, succhiarlo. Un brivido di godimento mi scosse provocando l’automatico inarcamento del bacino, ora stavo offrendomi, a lui nel mio aspetto più totale ed osceno… aperta a lui come a nessuno mai!

Anche la punta del suo naso contribuiva a rendere estremamente piacevole questa sensazione premendo con la giusta forza sul mio clitoride ogni volta che la lingua sua scendeva più verso il basso ad esplorarmi tutta. Non si sentivano rumori, solo il suo leggero ansimare di piacere… c’era un’aria immota, some dopo una nevicata… quasi sapesse non lesinava con le carezze usando sempre quella lingua meravigliosa anche per leccarmi intorno… sul reggicalze e sulle balze tra stoffa e pelle per poi andare verso l'interno delle cosce… e poi fino alle caviglie a carezzare i tacchi ed strofinarli sul suo petto per poi voglioso, inarrestabile, risalire… e gli piaceva anche guardarmi mentre godevo di quel suo tocco, gli piaceva guadare me, seduta su quel tavolo mentre col dito cercavo pace tra le pieghe di una carne ormai alla brace.

A quel punto gli sbottonai la camicia iniziando a leccargli il petto. Lo spinsi verso me… verso i miei capezzoli duri, verso un corpo caldo ed ansimante…. lo volevo sentire dentro così, con una mano, gli presi il cazzo e lo portai tra le mie cosce, lo sentii premermi sulla fica… entrare in punta di piedi e poi di seguito farsi già adulto… lo sentii forte farsi strada nella carne, entrare e uscire, deciso… nerboruto e gonfio e poi ancora spingere e spingersi dentro verso l’oltre senza confine. Lo sentivo mugolare di piacere mentre m’allargavo tutta per non perderne neanche un frammento… volevo solo sentirmi inondata, presa, scopata e desiderata. Lui mi stantuffava col suo cazzo ormai quasi senza tregua ed io non ero ancora sazia di lui... ad un certo punto mi fece scendere dal tavolo e mi girò di spalle… mi appoggiai quindi a pancia sotto sopra il tavolo cercando di sistemare al meglio le mie tette… m'infilo un dito in bocca che portò direttamente nel mio buchetto inumidendolo un pochino. Poi prese il suo cazzo con una mano e cominciò a segarsi un poco prima di dargli strada nel mio di dietro… doveva trovare posto e calore. Sentii il suo cazzo che mi penetrava, e cercai d’assecondarlo con una serie di movimenti della schiena e, più aprivo le gambe, più i miei tacchi stridevano sul pavimento della cucina. Lo sentivo al massimo dell'eccitazione, mi stava sopra con il corpo caldo e le mani cercavano tutta la mia carne ancora disponibile poi si sollevò mettendosi in ginocchio a leccare nuovamente i miei buchi caldi e accoglienti… tane di fuoco a cui stava dando solo un attimo di tregua, raffreddando la tensione. 

Quanto mi piaceva essere il suo oggetto di piacere, mugolavo con in testa una parola sola "ancora... ancora... ancora… non smettere mai, ti prego!” mentre sentivo quella sua lingua percorrere nuovamente le mie gambe verso il basso mentre con le mani mi teneva ferma per le caviglie… nel mentre il culo si dimenava ad urlare tutta la mia fame, ad invitarlo a nuovo banchetto. Non ci fu molto da attendere… sentivo che stava per venire, mi sentii quindi il suo cazzo entrare di prepotenza nella fica e farsi strada con inquieta determinazione. Qualche istante e lo tirò via dalle mie cosce ancora zampillante di latte caldo… mi voltai inginocchiandomi dinanzi a lui… lo detersi con le labbra e con la mano in modo da strofinarlo dappertutto. 

Lui era ancora contratto ma aveva la pelle del viso distesa, mi guardava mentre passavo il suo sperma sulle mie tette… era un messaggio subdolo di appartenenza, devozione mia al suo padrone, lui! Mi rialzai per sedermi nuovamente sopra il tavolo… lo presi per la camicia e lo strattonai forte a me, con i tacchi avvinghiati sulle sue spalle lo baciai ancora e ancora, dandogli la mia lingua... leccandogli le guance come una cagna in calore! Lui non parlava, mi stringeva le tette ed io guaivo!

Forse è per questo che, anche a distanza di tempo, mi piace usare questa cucina per i miei momenti intimi… mi piace agghindarmi di tutto punto e poi, seduta sopra al tavolo o sulla lavastoviglie, smanettare con le dita la mia calda figa per appagarla di mai sazie voglie!


photo dal web

30 luglio 2006

Ancora...


È un viaggio in un'altra dimensione
fuori dal tempo ed oltre ogni ragione.

Onda di fuoco che stritola e travolge
e il cuore allaga colmandolo di vuoto
e in gola trema in cerca di respiro e scampo e luce,
alta dilaga e affanna in urlo muto,
sorda ed attenta ad ogni mutamento
tracimando dagli occhi in baglio cieco,
distrugge e crea e stanca e nutre e spera,
rigenera di gioia e un poco uccide...
e ancora chiede... e ancora... e ancora...

Sempre con me, oltre ogni ragionevole follia
Sempre con te, oltre ogni apparente realtà.

Straniera 

photo dal web

25 febbraio 2006

Vivimi


Vivimi come acqua di fonte
dissetando ogni desiderio.
Vivimi nel vento di un pensiero
fiorito sullo stelo d’un fiore.
Vivimi come coppa che trabocca
d’incensi di cuore,
in silenzio oltre ogni reo tempo
senza rumore.

Vivimi per come sei e siamo.
Nel filo d’un verso
nato oggi che sa di nuovo e chiaro.
Vivimi come sai fare,
con la calma del lago
e l’energia dell’uragano.

Psiche

photo Dan Hecho




13 dicembre 2005

Cominciamo...

Prima o poi bisogna iniziare da qualche parte... ed il mio dialogo inizia qui, forse inascoltato, o forse solamente stupido, come pensi tu, ma vorrei che scivolasse come l'acqua, silenziosa e fluida, per non incagliarmi prima del tempo tra le tue golose primizie!

@blu