“cercavo un paio di sandali con tacco a spillo color argento glitterati, alti almeno 10 cm.”
“mi dispiace, ma al momento non abbiamo sandali, se vuole posso ordinarli, ma temo dovrà aspettare almeno un paio di settimane”
“perfetto, mi servono per fine mese, ci vediamo tra quindici giorni allora e, di certo, prenderò anche qualche altra scarpa. Da quello che ho visto in vetrina avete un sacco di belle cose!” salutai con un sorriso pieno e rientrai in ufficio per terminare le cose lasciate in sospeso.
Per quanto volessi essere accecata di gelosia, non potevo dire che fosse brutta, anzi, era a dir poco splendida e come minimo aveva 5 anni in meno di me.
Il tempo passò così abbastanza velocemente e, mentre stavo dirigendomi al negozio, pensai che forse avrei potuto giocarmelo in un altro modo quell'incontro... telefonai in negozio e le dissi
“Ho qualche contrattempo, è troppo se ti chiedo ti aspettarmi qualche minuto dopo le 12,30?”
restò un paio di secondi zitta e poi con tono scherzoso mi rispose
“solo se poi mi porti a prendere un caffè!?!”
“mi sembra il minimo, contaci, a dopo!”
Con calma curai ogni particolare, dalle unghie dei piedi alla punta dei capelli e puntualmente in ritardo entrai nel negozio alle 12,40, accennando un fiatone, come se avessi corso tutto il giorno. “Scusa! Ho corso per arrivare in tempo ma non ci sono riuscita... dimmi, sono quindi arrivati i miei sandali?”
“li ho messi da stamane sul bancone e, se non fossero stati tuoi, li avrei venduti almeno 8 volte” “Posso provarli? Dopo ti porto a mangiare qualcosa, lo prometto!”
“Non preoccuparti, se resto a digiuno un giorno non sarà assolutamente un danno, fai pure con comodo... anzi, mi farebbe piacere aiutarti?”
"Certo, devi! Visto che sei così disponibile mi occorrerebbero anche un paio di scarpe chiuse e degli stivali, sempre però con il tacco vertiginoso... cosa hai di carino?"
Tornò poco dopo con 6 o 7 scatole. Iniziò a farmi vedere, una ad una, tutte le calzature... erano
una più bella dell’altra e lei sembrava conoscesse i miei gusti come una amica di vecchia data.
Si inginocchiò ai miei piedi, sfilò la mia scarpa e dopo avermi accarezzato il piede delicatamente
mi calzò uno stivale.
“Sicuramente te lo avranno detto in mille, ma hai proprio delle gambe splendide!”
sorrisi dicendo che sarei stata bugiarda se avessi detto il contrario...
“vieni mettiamo anche l’altro, così mi fai vedere quando cammini, come ti stanno!”
passeggiai per un poco sul tappeto rosso e risedendomi dissi “questi li prendo, vediamo le altre” prese da una delle scatole un seducente sandalo pitonato a tallone coperto con sottili listelli incrociati in punta...
“E' bellissima, la voglio davvero!”
“ci avrei giurato, dai proviamola”
Sfilò prima uno stivale, poi l’altro… le sue dita, scivolarono sul contorno delle mie gambe, sfiorando il piede e la caviglia per poi accarezzare più energeticamente i polpacci, questa volta però i suoi occhi non si staccarono dai miei ed io per un istante pensai che, forse, avrebbe già sapeva chi io fossi e la mia presenza lì, stava per tramutarsi in una delle peggiori figuracce che avrei mai anelato fare… le sue mani però proseguirono, salendo oltre il ginocchio. Si chinò con il viso quasi a terra e la sua bocca iniziò a baciarmi i piedi, quel viso stava cambiando persino d'espressione per quanto era eccitata... ritirai di riflesso la gamba, ma lei si avvicinò ancora di più…
“Lucrezia, ti prego, non dirmi di no!”
"Lucrezia...? e come sai il mio nome? Non te l’ho mai detto!”
“Credi forse che non abbia visto le tue foto in casa da Paolo? So anche che vi siete lasciate per la tua eccessiva gelosia ma, credimi, Paolo mi interessa solo come amico, io infatti sono dichiaratamente omosessuale e come puoi ben vedere mi piaci da morire. Non sai quanto abbia sognato questo istante!”.
Restai impietrita davanti alle sue parole, tutto mi sarei aspettata tranne quello che avevo appena appreso. Lei, di contro non accennava minimamente a placare le proprie voglie ed io mi ritrovai con le sue mani e la sua bocca che mi risalivano le gambe... sollevò la mia gonna un po’ e sganciò con pochissimi movimenti gli elastici del mio reggicalze per poi accarezzare il mio interno cosce con la sicurezza di una che sapeva che non avrei detto di no. Le sue mani risalirono ancora sui miei fianchi, sui miei seni, slacciarono la camicia e presero a sfiorare i miei capezzoli ormai palesemente eccitati, la sua bocca fu subito colma dei miei seni mentre i suoi denti mordicchiavano sapientemente la zona vicino ai capezzoli facendomi inarcare, ero pur non volendolo ammettere, eccitatissima!
Mi ritrovai a sfilare la maglietta di Sofia, come avessi fatto se fosse stata un uomo, slacciai i suoi jeans e in pochi attimi ci ritrovammo vestite solo dei nostri due ridottissimi completini intimi … "Oddio, aspetta..." si alzò veloce e, dirigendosi verso la vetrina, chiuse a chiave la porta, rituffandosi voracemente su di me. Entrambe le nostre lingue iniziarono ad indugiare diverso tempo intorno al viso, sfiorarono orecchie, narici, scesero sul collo per poi rimangiarsi con foia una sopra l’altra.
Le mani, intanto, giocavano sui nostri seni, pizzicavano le natiche e si addentravano fin sotto l’elastico. Eravamo entrambi bagnate, piene di voglia, nonostante tutto nessuna delle due voleva addentrarsi per il timore di vedere svanire quel desiderio ai primi veri godimenti, baciando e toccandola la portai verso il bancone di vetro, spostai le cose che c’erano sopra e la feci adagiare, scostai il suo perizoma lievemente e la mia lingua prese a sfiorarla, il suo ansimare mi eccitava e lenta presi a sfiorare il suo fiore anche con le dita, era bagnata, aperta ed io eccitata forse come non mai, mi ritrovai così a penetrarla prima con due dita e poi con tre, mentre l’altra mano graffiava i suoi fianchi e seni facendola contorcere come una serpe… non tardò a godermi tra le labbra e senza perdere tempo, ribaltò completamente il senario, mi ritrovai io seduta sulla poltrona e lei mi calzò i sandali argentati...
“E’ da quando mi hai ordinato questi, che non faccio altro che pensarti... e se solo penso che eri gelosa di me, rido!!” la sua lingua prese a leccare il tacco, le sue braccia alzarono le mie gambe ancora di più, mi eccitava vederle lavorare con la bocca il tacco quasi fosse un pene e quando trovai il coraggio di ammetterlo mi disse, che ero lesbica almeno quanto lei! Piuttosto c'era il fatto che non volevo ammetterlo e quindi cercavo di vedere in un tacco un" fallo” e me lo disse con una voce soffocata dal piacere, mentre scendeva sulla mia natura. Succhiò il mio clitoride, mordendolo, giocando con due dita come fosse un pene in miniatura mentre, con la lingua, entrava ed usciva dalla mia vagina ormai disinibita... aperta ad ogni esperienza. Venni quasi subito, ma Sofia non accennò a placarsi...
“voglio che tu sia mia, che dimentichi Paolo... desidero che ti innamori di me, come io mi sto innamorando di te! Dimmelo che mi amerai!"
“Ti prego… non farmi sentire in colpa, non credo di esserne capace, amo Paolo, lo sai!”
il suo sguardo entrò nel mio, la sua lingua non si fermò, riempì il mio corpo di saliva e baci, ad ogni brivido, seguiva un fremito e la sua passione percorse indecentemente ogni mio poro, ogni mio pensiero... mi ritrovai girata con il viso verso lo specchio e, mentre io le davo le spalle, i suoi peli strusciavano maliziosi le mie natiche. Poi la vidi trafugare con la mano nella sua borsa, prese una cintura, inserì un fallo e mi pregò di chiudere gli occhi, "se proprio non puoi amarmi, fingi che sia lui", la sentii entrare con violenza, come un uomo ferito... subito dopo però sentii le sue mani accarezzarmi i fianchi ed i mi ritrovai a godere di lei, di lui di loro...