28 febbraio 2008

L'amicizia


L'amicizia, come l'amore,
richiede quasi altrettanta arte
di una figura di danza ben riuscita.
Ci vuole molto slancio e molto controllo,
molti scambi di parole
e moltissimi silenzi.
Sopratutto molto rispetto.

*
Rudolf Nureyev
photo dal web

Ecologia pratica


Risparmiate l'acqua, fate la doccia con un amico!

*
Mae West
photo dal web

Tienimi


Esserti di fronte e lasciare quel grido,
che ora è il mio,
sfugga dalle labbra e mi dica “tienimi!”.
Ferma “l’istante” schiaffeggia l’aria di colore,
impastami col cielo e stendimi ad asciugare,
panno caldo che accoglie,
tienimi e lascia che ti senta gridare.


*
Missfoot
fotografia: Frank De Mulder

L'arte della scrittura


Dal non essere nasce l'essere;
dal silenzio,
lo scrittore genera una canzone.

Lo scrittore offre
la fragranza dei fiori freschi,
un'abbondanza di germogli che sboccia.

Venti vivaci sollevano le metafore;
nuvole si alzano
da una foresta di pennelli.

*
Lu Ji
photo dal web

24 febbraio 2008

I sogni...


I sogni sono fatti di tanta fatica. Forse se cerchiamo di prendere delle scorciatoie, perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo cominciato a sognare e alla fine scopriamo che il sogno non ci appartiene più. Se ascoltiamo la saggezza del cuore il tempo infallibile ci farà incontrare il nostro destino. Ricorda: “Quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei. Ricorda il sogno.”


*
Sergio Bembaren
fotografia: Leszek Kowalski

Ogni domenica un'avventura


La città è vuota a Ferragosto. Tutti sono al mare. Quasi tutti. Io ad esempio sono qua, sotto un sole radioattivo ad aspettare un tram che pur non chiamandosi desiderio si sa far desiderare. Che ci faccio qui? Vago nel mio svago domenicale: la “caccia al tesoro”. Sull'asfalto puoi notarci le formiche, ma di auto neppure l’ombra. Nell'aiuola, su un filo d’erba giallastra e gocciolante pipì di chissà quale randagio, un insetto canta, o almeno ci prova. Non è un grillo e neppure una cicala; sembra anzi uno scarafaggio: è nero, corazzato, lievemente peloso. Lo so, gli scarafaggi non cantano, «è tutta fantasia» come direbbe mia moglie; ma potrebbe anche darsi che lo scarafaggio urbano canti un solo giorno l’anno e sempre a ferragosto. Mi viene in mente che la tele ieri aveva detto di un qualche sciopero; nello stesso istante sbuca dall'angolo il tram, s’avvicina, io faccio un cenno, l’autista mi mostra il dito medio, il mezzo passa e non si ferma. Sciopero dei tram, si direbbe. 
La “caccia” oggi non è stata fortunata, sono stanco di vagare, me ne torno a casa, però per far questo dovrò attraversare la città a piedi. Mi butto a testa bassa a seguire i miei passi lungo un viale alberato, passando da un’isola d’ombra ad un’altra, attraversando laghi di bollenti riverberi, sentendo il sole incombere come un implacabile avvoltoio, senza pensare neppure ad un punto d’arrivo. Passa così quasi un’ora e a casa manca ancora parecchio.
Tic tac, tic tac, tic tac… Ecco dei tacchi, una donna, finalmente. È lei ciò che cercavo, è lei il mio tesoro. Davanti a me, svoltando fuori frettolosa da una via laterale, cammina svelta una sagoma femminile. Alzo appena gli occhi, allungo il passo per tenergli dietro. Capelli appena sulle spalle, portamento dritto e disinvolto, gran sedere, fianchi morbidamente oziosi, pelle abbronzata, tesa da un’accennata e godibile opulenza. Alla prima svolta le intravedo il profilo. Seni floridi, lievemente divergenti, genuinamente rilassati. A come vesta, a come sia il suo viso ed a qualunque altra cosa dica di lei la sua persona, fin qui, neppure ho prestato attenzione. Ora m’avvedo della sua eleganza e riflesso in un parabrezza ne scorgo l’aggraziato viso: occhi grandi, labbra curate, trucco malizioso; età fra i quaranta ed i quarantacinque. La signora ora sembra infastidirsi e ancor di più allunga il passo. Io lascio aumentare la distanza fra noi, ma non rinuncio a seguirla. Non mi chiedo dove vada e neppure provo un qualunque imbarazzo per il mio pedinamento: la seguo e basta, pregustando la preda.
Ecco l’imprevisto, entra in un portone. Mi guardo intorno, non c’è anima viva; solo un gatto fa capolino e miagola da sotto un’auto posteggiata. Entro anch'io. L’ombra dell’atrio per qualche istante è un impenetrabile buio, poi lentamente si svela. Lei mi compare lì davanti. Uno sconosciuto, una sconosciuta, una città deserta, l’atrio oscuro di un portone. È il canovaccio per un giallo, per un delitto misterioso o per un morboso e clandestino amplesso.
Lei si alza la gonna. Sotto non porta niente. Si sbottona la camicetta e scopre un candido seno. Si fa all'amore contro il muro, con dolce irruenza, gemendo ma senza dire una parola. Lei geme, poi d’improvviso ha come un brivido, un istantaneo abbandono; ma si ridesta all'istante, mi guarda, si scosta. Un’avventura facile direi. Forse troppo facile.
«Perché hai fatto così in fretta?», le domando accendendomi una sigaretta mentre mi risistemo i pantaloni;
«Perché non ne potevo più. È da stamattina che ti cerco. Non potremmo trovare una soluzione meno assurda?»;
«Forse», mormoro - «Oggi ho girato tutta la città per incrociarti; stavo tornandomene a casa, non t’immagini che sollievo quando mi sono accorta che finalmente mi seguivi». Parla e si controlla i capelli in uno specchietto che ha tirato fuori dalla borsetta. Per un istante la guardo incantato: è così naturale.
«Guarda che bolle che mi sono uscite nei piedi» – continua sfilandosi appena una scarpa e mostrandomi un tallone arrossato e davvero malconcio; 
«È stato un caso. Anch'io ti ho cercato dappertutto. Stavolta non speravo di ritrovarti. Stavo per andare verso il parco ma non c’era il tram, così ho preso il viale che costeggia il fiume per rientrare a casa, proprio non pensavo che in extremis…».
«In ogni modo da domani c’è il rientro. Niente più “caccia al tesoro”. E adesso a casa, su, non vedo l’ora di togliermi queste scarpe dai piedi».
Ma io già non l’ascoltavo: «Pensavo ad una storia nuova… ambientata nei campi… sai, dalle parti di zia Genetta: io sono uno che va a caccia, tu sei una contadina vogliosa che vaga per i campi… tu parti dalla rocca della masserizia, io dal bosco dall'altra parte della vallata… »
«E se facessimo che io sono la signorina delle pulizie e tu un ricco prepotente che abusa di me? Ce ne potremmo stare in casa… almeno per una domenica.»
«No, a casa no. Lo sai che mi opprime.»
«Io vorrei sapere quand'è che ti passeranno queste fantasie!»; quasi mi rimprovera come fossi un bambino, ma con un sorriso ed una luce maliziosa che già mi sembra le brilli in fondo al castano degli occhi. È proprio quando mia moglie mi guarda così che m’ispiro.


*
Raffaele Sari
fotografia: Sara Saudkova

Che ragazzaccia!


Hai il coraggio di avvicinarti?
Non ti mordo
o forse sì
guardami
toccami
esplorami
sono carne fresca
e tremula.
Cosce bollenti
perché troppo a lungo chiuse
ed un seno
troppo compresso nel suo corsetto
che chiede solo di essere liberato
per strofinartisi addosso.
Chi è che arrossisce adesso?
Hai il coraggio di assistere
a questo spettacolo di carnalità?
Il sangue pulsa così forte
che quasi mi soffoca...
Che la linea fra dolore e piacere è sottile...
Hai il coraggio di stringerti al mio collo?
Scivolami addosso
sfilami questi inutili pezzi di stoffa
assaggiami
e poi leccati le dita
che se no godi solo a metà.
Succhiami le labbra
e vediamo come ti sta il mio gloss
Troppo esplicita?
Troppo spinta?
Allora vieni qua
e fammi stare zitta!

*
Formicaculona
photo dal web

Il poeta nasce solo


Il poeta nasce solo, vuole essere solo, necessita di istanti inviolati senza tempo ed umori lasciati stonare. Non si è poeti, se non si accetta lo sfregio del peso del mondo come vergine sposa. Si scrive poesia sofferta, ogni volta strappandoci un pezzo di cuore per donarlo all'ignaro universo. Il poeta viene schernito o adorato senza preghiere postume. Il mondo vacilla e sotto l’oceano, sciami di parole selvagge echeggiano aspettando di venir domate, ed ogni lacrima di poeta è un sorriso di donna che nasce. Non mi interesso del suono che scaturisce da una poesia, mi preoccupo più del tonfo che crea nella mente. Oggi ho finito di leggere l’ennesimo libro e prima di venirne abbandonata, me lo sono stretto fra le braccia, per non farlo svanire, il libro è per me un’amante che ti porti a letto, lascio che mi entri dentro e resto senza lavarmi per mesi, affinché i suoi vagiti di carne mi sfregino il corpo e la mente. Un libro va scopato con correttezza e misticismo. 


*
Ishi'eyo Nish (Due Luna)
photo dal web




18 febbraio 2008

Quando ci piacerà


Tu non sei piccola,
perché già sei cresciuta:
sei grande e giochi con il tempo
e con la vita - come tutti facciamo –
per il gusto di vivere.
Tu non hai compleanno,
perché sei sempre vissuta; 
non sei mai nata, e mai morirai.
Non sei figlia di coloro
che tu chiami papà e mamma,
bensì loro compagna d'avventure,
in viaggio alla scoperta
delle cose del mondo, per capirle...
Vola libera e felice,
al di là dei compleanni,
in un tempo senza fine, nel per sempre.
Di tanto in tanto noi c'incontreremo
- quando ci piacerà -
nel bel mezzo dell'unica festa
che non può mai finire.

*
Richard Bach
photo dal web

Sono quella che sono



Sono quella che sono
sono fatta così
se ho voglia di ridere
rido come una matta.
Amo colui che m'ama
non è colpa mia
se non è sempre quello
per cui faccio follie.
Sono quella che sono
sono fatta così
che volete ancora
che volete da me.
Son fatta per piacere
non c'è niente da fare
troppo alti i miei tacchi
troppo arcuate le reni
troppo sodi i miei seni
troppo truccati gli occhi
e poi
che ve ne importa a voi.
Sono fatta così
chi mi vuole son qui
che cosa ve ne importa
del mio passato
certo qualcuno ho amato
e qualcuno ha amato me
come i giovani che s'amano
sanno semplicemente amare
Amare amare...
che vale interrogarmi
sono qui per piacervi
e niente può cambiarmi!


*
Jacques Prévert

17 febbraio 2008

Estasi


Scorrono le mani a cercare
i tuoi sogni su di me,
senza indugi assorbono gocce d’estasi
che dal mio corpo scivolano sulla tua pelle
a disegnare rivoli d’amore.
Lascia che io sia la custodia dei tuoi pensieri
ed il rifugio dei tuoi desideri.
E sarà con la mia bocca
che urlerai il tuo piacere.

*
Stefy71
photo dal web

Sogni



Contemplo il lago silenzioso
che la brezza fa rabbrividire.
Non so se penso a tutto
o se tutto mi dimentica.
Nulla il lago mi dice
né la brezza cullandolo.
Non so se sono felice
né se desidero esserlo.
Tremuli solchi sorridono
sull'acqua addormentata.
Perché ho fatto dei sogni
la mia unica vita?


*
Fernando Pessoa
fotografia: Christophe Vermare

Bramosia


Quando l’uomo
rinuncia ai desideri che giungono al suo cuore
e trova pace in se stesso,
allora si può dire che la sua mente è in la pace.
Colui la cui mente rimane in pace nelle avversità,
che non è sedotto dai piaceri,
che ha superato passione, paura e collera,
è chiamato saggio dalla mente ferma.
Chi è libero da ogni attaccamento,
chi non prova gioia o dolore
di fronte a fortuna o sfortuna,
è persona che ha raggiunto serenità
e consapevolezza.
Avidità, desiderio e collera:
ciò che viene dal demone della passione
tutto distrugge.
E’ nemico dell'anima.
Come fuoco oscurato dal fumo,
come specchio velato dalla polvere,
come feto ricoperto dalla placenta,
Il tutto è oscurato dalla bramosia.
La consapevolezza è annebbiata dalla bramosia,
eterno nemico dell'uomo assennato.
La bramosia è come fuoco che non si sazia mai.
La bramosia ha trovato dimora nei sensi dell'uomo,
nella sua ragione, nella sua mente.
Da qui essa soffoca la saggezza
e acceca lo spirito dell'uomo.
Trova armonia nei tuoi sensi,
contieni la bramosia,
forza distruttrice di ogni sapere
e di ogni saggezza.

Si dice che grande è il potere dei sensi:
ma la mente è ancora più potente.
Più forte della mente è la consapevolezza,
più forte ancora è lo spirito di tutte le cose.
Sii dunque consapevole di ciò che è
oltre la consapevolezza,
fatti invadere dalla pace dello spirito,
o grande guerriero, e sconfiggi la bramosia,
questo potente nemico dell'anima. 

*
Bhagavad Gita
fotografia: Iolantap

Al mio amante che torna da sua moglie


Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costrutta.
Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d’artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.
Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.
Lei è molto di più.
Lei ti è dovuta,
t’incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento.
Lei è tutta armonia.
S’occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,
ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s’è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,
l’ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un’occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.
Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutte e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro poco sonno.
Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso
al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
- alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa -
al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera - per il richiamo - lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.
Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento,
gradino per gradino.
Lei è solida.
Quanto a me,
io sono un acquerello.
Mi dissolvo.

Anne Sexton
 
fotografia: Pamela Hanson & Monica Bellucci model

Telefono


Era una giornata di fine settembre, dalla finestra guardavo il panorama: le montagne erano scure, avvolte da una leggera nebbiolina mentre la pioggia scendeva fitta e nutriva la terra che a lungo era stata arsa dal sole estivo.

Mi raggomitolai sul divano, pensando a cosa fare per il resto del pomeriggio, quando il mio sguardo cadde sul portatile spento sul tavolino davanti a me. Mi venne così un'idea, lo accesi per poi accedere alla chat. Da poco avevo il collegamento ad internet, qualche volta ero entrata distrattamente in chat ma non ci avevo trovato nulla di particolare; il punto di forza era trovare un nick che stimolasse la fantasia; se, poi, riuscivi a trovare un soprannome molto sensuale, allora era un successo, ti trovavi miriadi di uomini che subito ti sommergevano di messaggi. Pensai allora a quello che per un po' di tempo sarebbe stato il mio soprannome, poi entrai in qualche stanza… Dopo un po' di tempo passato a leggere i numerosi messaggi che mi arrivavano, ne vidi uno che mi spinse ad iniziare una conversazione… Non so se fu il suo nick ad incuriosirmi, o maggiormente il suo modo particolare di parlare, la scelta attenta delle parole, la sua dolcezza che era allo stesso tempo fermezza e decisione, sta di fatto che io e lui iniziammo a parlare di noi, del lavoro, dell'aspetto fisico, del carattere, dei sentimenti, di quello che ci piaceva e di quello che non apprezzavamo. Passammo così, a parlare delle esperienze vissute da ciascuno di noi un bel paio di ore, intanto saliva l'interesse reciproco e qualcosa di sconosciuto, per me, che era la curiosità e l'attrazione verso una persona che non vedevo, non udivo, ma soltanto leggevo. Gli appuntamenti in chat furono frequenti per qualche settimana, fino a quando sentimmo il bisogno di conoscere uno la voce dell'altro. Ci fu così la prima telefonata durante la quale si scherzò e si parlò degli impegni di ciascuno di noi nei giorni a venire. Erano le due di pomeriggio, a breve avremmo ripreso ciascuno il nostro lavoro, ci accordammo allora per una telefonata verso le 18.30 quando saremmo stati tranquilli nelle reciproche abitazioni.

La sua voce era bellissima, come me l'aspettavo, anzi di più… mi smuoveva qualcosa dentro, mi faceva vibrare… Erano le 18.40 ed il cellulare squillò… era lui… risposi, sentii la sua voce ed il mio cuore iniziò a battere velocemente… Mi chiese come ero vestita… Perplessa mi guardai un attimo, ero tornata a casa, non dovendo più uscire ed essendo sola, mi ero messa comoda con una sottoveste - camicia da notte e vestaglia. Pensai per un istante: potevo dirgli che ero vestita in modo sexy, ma poi scelsi di dirgli la verità… Mi chiese allora di aprirmi la vestaglia e di sfilarla molto lentamente, e poi di descrivergli meglio la camicia da notte… era una camicia da notte tipo sottoveste, bianca, corta… mi disse, allora, di guardarmi il seno e dirgli com'era… Come ipnotizzata, ed attratta da un desiderio sconosciuto, feci ogni cosa che lui mi chiedeva in una studiata sequenza. Mi resi così conto che i miei capezzoli, si erano inturgiditi e spingevano contro il tessuto, svettando come le cime delle montagne che qualche settimana prima ammiravo dalla finestra. Questa situazione mi eccitava… Il mio cuore iniziava a battere ancora più velocemente, poi lui mi chiese di accarezzarmi le gambe… notai allora come era bello passare le mie mani sulle mie gambe, le guardai, erano ancora abbronzate, lunghe e lisce, poi più su le mie cosce… erano morbide…
Mi chiese allora com'erano le mie mutandine… dei semplici slip bianchi, sgambati, con qualche inserto di pizzo sul davanti… mi chiese quindi di tracciare i contorni del pizzo con le mie dita… lo feci… sentivo una strana sensazione… come se non fossero più le mie mani a toccarmi, le mie mani, guidate da lui, erano come diventate le sue… La pelle sotto gli slip, al passare delle mie dita fremeva… il mio respiro diventava più veloce,… Mi disse poi di accarezzare la pelle là dove appoggiava l'elastico degli slip… la mia pelle bruciava… Pian piano, sempre guidate da lui, le mie mani scesero ad accarezzare il mio pube… quasi tutto liscio, con una sottile striscia di peli che formava un triangolo… Scoprii allora che tutto ciò che sentivo era una eccitazione fortissima, un desiderio che doveva essere saziato, il tutto amplificato dal fatto che anche lui era eccitato da questa situazione e io lo sentivo dalla sua voce… Mi chiese allora se mi piaceva, se volevo continuare e che se avessi voluto, avrei dovuto fare esattamente ciò che lui mi diceva descrivendogli tutto ciò che sentivo nei minimi particolari… Non sarei comunque riuscita a tornare indietro… era una situazione nuova, intrigante… Mi chiese allora di sdraiarmi sulla schiena piegare le gambe ed allargarle leggermente… Seguii minuziosamente le sue istruzioni e continuando ad accarezzarmi il pube, feci scendere la mia mano sulle grandi labbra… così depilate mi piacevano, erano lisce e turgide… gonfie dal desiderio… mi disse allora di sfilarmi gli slip… Sentivo il cuore battere all'impazzata il desiderio salire sempre di più… "Ora apri bene le gambe - mi disse - e pian piano fai dischiudere le tue grandi labbra e passa le tue dita all'interno" Sentii un forte calore al basso ventre e un fluido scorrere verso la mia vagina… Non riuscii a trattenere oltre i sospiri che, con mio grande stupore, nell'udirli mi eccitarono ancora di più… ed eccitarono lui… "Continua - gli dissi io - sono eccitatissima" Sentii le mie dita bagnarsi del mio umore che scendeva copiosamente, continuai ad accarezzarmi nel modo in cui lui mi chiedeva…
"Bagnati tutta, spalma il tuo umore sulle grandi labbra, sul monte di venere… stai colando, lo sento" Era vero… ardevo dal desiderio di sapere cosa mi avrebbe chiesto di fare dopo… "Apriti… adesso voglio che ti infili due dita dentro e con il pollice continui a stimolarti il clitoride" Così feci… sentii le mie dita fredde che entravano nella mia femminilità… bollente… era bellissima… non l'avevo mai sentita così… così calda morbida e scivolosa… si muovevano bene le mie dita ed il mio desiderio cresceva sempre di più… "Adesso cerca qualcosa… voglio che trovi una cosa da infilarti dentro… voglio che tu sia piena" Sì… era quello che volevo… sentirmi piena, riempire la mia vagina che spasimava e continuava a colare… Mi guardai attorno… nulla… presi poi la mia lacca in formato da borsetta… "Va bene - mi disse - ora avvicinala e strofinala sul tuo clitoride, falla bagnare, ma non la infilare, non fino a quando te lo dirò". Continuai a muoverla avanti ed indietro… e ad ogni passaggio mi aprivo sempre di più… la volevo, la volevo dentro… "Adesso appoggiala all'entrata e aspetta…" La appoggiai… sentivo che tremavo, ero senza respiro… "Dai, ora, spingila tutta dentro, dai amore…" Finalmente… finalmente potevo spingerla dentro… ecco dopo l'attrito iniziale… ecco che la sento entrare… non trattengo i sospiri… mi sento piena ora, è stupendo… La spingo e la tiro fuori, poi la spingo di nuovo dentro… "Fermati ora piccola… piano… più piano…." Mi fermai un attimo e mentre lo ascoltavo, prendevo fiato "Tienila dentro con una mano… e con l'altra toccati… dimmi…" "Sono tutta aperta - gli dico - e bagnatissima… voglio sentirla muoversi dentro di me" "Aspetta… un po' di pazienza… ora voglio che con l'altra mano continui ad accarezzarti… attorno a dove sta entrando… e poi scendi voglio che con il tuo umore ti bagni il buchino…" "Si, oh sì…" Con le mie dita iniziai ad toccarmi e il mio umore scivolava giù verso l'altro mio buchino… stretto… "Bagnalo bene e massaggialo… massaggialo e massaggialo ancora…" "Sì…" Così feci e pian piano lo sentii cedere… sotto la pressione delle mie dita si stava allargando… "Adesso voglio che infili un dito nel tuo buchino… appoggialo poi spingi un pochino così non senti male mentre entra" "Sì… voglio essere piena anche dietro…" appoggiai il dito, e spingendolo un pochino, lo sentii entrare… stretto tra le pareti, spinsi un po' più in su … ed ecco un calore fortissimo pervadermi, il mio cuore battere all'impazzata… il respiro fermarsi e… ascoltando la sua voce che mi dice… "Dai piccola, sì, dai, così, brava… vieni… vieni… mi fai impazzire" esplosi in un orgasmo stupendo. 

*
Sheril
fotografia: Jiri Ruzek

16 febbraio 2008

Felicità divisa


Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale. A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case,del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. 
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza. Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla. Con gli occhi della sua mente così come l'uomo dalla finestra gliela descriveva. Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto. Essa si affacciava su un muro bianco. L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra. L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. "Forse, voleva farle coraggio." disse. Vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare.


*
Anonimo
photo dal web

I bambini sono di sinistra!



I Bambini sono di sinistra. 
Di sinistra, sì, nessun dubbio.
Non soltanto per i pugnetti stretti in segno di protesta...
I bambini sono di sinistra 
perché amano senza preconcetti, senza distinzioni.
I bambini sono di sinistra 
perché si fanno fregare quasi sempre. 
Ti guardano, cacci delle balle vergognose 
e loro le bevono, tutti contenti. 
Sorridono, si fidano.
Bicamerale! Sì, dai !
I bambini sono di sinistra
perché stanno insieme, fanno insieme, litigano insieme.
Insieme, però.
I bambini sono di sinistra 
perché se gli spieghi cos'è la destra piangono.
I bambini sono di sinistra
perché se gli spieghi cos'è la sinistra piangono lo stesso, 
ma un po' meno.
I bambini sono di sinistra perché a loro non serve il superfluo.
Sono di sinistra perché le scarpe sono scarpe, 
anche se prima o poi delle belle Nike o Adidas o Puma,
o Reebok, o Superga gliele compreremo. 
Noi siamo No-Logo, ma di marca!
I bambini sono di sinistra 
malgrado l'ora di religione obbligatoria.
I bambini sono di sinistra
grazie all'ora di religione obbligatoria.
I bambini sono di sinistra
perché comunque, qualsiasi cosa tu gli dica 
che assomigli vagamente a un ordine, fanno resistenza.
Ora e sempre.
I bambini sono di sinistra 
perché occupano tutti gli spazi della nostra vita.
I bambini sono di sinistra 
perché fanno i girotondi da tempi non sospetti.
I bambini sono di sinistra 
perché vanno all'asilo con bambini africani,
cinesi o boliviani, e quando il papà gli dice
"vedi, quello lì è africano", loro lo guardano
come si guarda una notizia senza significato.
I bambini sono di sinistra 
perché quando si commuovono piangono, 
mentre noi adulti teniamo duro, non si sa bene perché.
I bambini sono di sinistra perché se li critichiamo si offendono. 
Ma se li giudichiamo non invocano il legittimo sospetto, 
e se li condanniamo aspettano sereni l'indulto 
che prima o poi arriva: la mamma, Ciampi, il Papa...
I bambini sono di sinistra 
perché si fanno un'idea del mondo 
che nulla ha a che fare con le regole del mondo.
I bambini sono di sinistra 
perché se gli metti lì un maglioncino rosso
e un maglioncino nero scelgono il rosso,
salvo turbe gravi daltonismo o suggerimento di chi fa il sondaggio.
I bambini sono di sinistra 
perché Babbo Natale somiglia a Karl Marx. 
Perché Cenerentola è di sinistra, 
perché Pocahontas è di sinistra. 
Perché Robin Hood è di Avanguardia Operaia
e fa gli espropri proprietari.
I bambini sono di sinistra 
perché hanno orrore dell'orrore. 
Perché di fronte alla povertà, alla violenza, 
alla sofferenza, soffrono.
I bambini sono di sinistra 
perché il casino è un bel casino 
e perché l'ordine non si sa cos'è.
I bambini sono di sinistra 
perché crescono e cambiano.
I bambini sono di sinistra 
perché tra Peter Pan e Che Guevara 
prima o poi troveranno il nesso.
I bambini sono di sinistra 
perché, se ce la fanno, 
conservano qualcosa per dopo. 
Per quanto diventa più difficile, difficilissimo,
ricordare di essere stati bambini. 
Di sinistra, poi.

*
Claudio Bisio

15 febbraio 2008

Io non so volare



Io non so volare
mi piacerebbe poterlo fare,
ma quando mi alzo da terra
i miei sogni si infrangono nel nulla,
le mie ali svaniscono in un lampo
e mi ritrovo con le gambe piantate,
come neve di fango.
Io non so volare,
mani di dolcezza,
mani di seta,
mi piacerebbe poterlo fare
ma il desiderio è un brivido
che si interroga ogni momento
se è più giusto cadere in un fosso
o continuare a vivere di nascosto…
Io rimango
con le gambe piantate
immaginando appigli
e giorni per poter essere felice…
E mi scordo sempre di oggi,
anche oggi è un giorno
per essere felice…
Io non so volare
e quando sto
per poterlo fare
rischio sempre di cadere;
io non so volare
e quando mi sembra
di poterlo fare
le mie ali si fanno piccole piccole
talmente piccole
da non aver più la percezione
di possederle…
E mi ritrovo,
a scuoter le braccia
come un pulcino,
in attesa di spiccare
il volo.


*
fotografia: Guido Argentini

14 febbraio 2008

Colazione d'amore



Era da poco più di un mese che io e Paolo, per colpa della mia gelosia, ci eravamo lasciati. Lui però, da quello che vociferavano gli amici, aveva iniziato ad uscire spesso con la nuova commessa del negozio di scarpe vicino casa sua. Decisi perciò che il giorno dopo sarei andata nel negozio, con il pretesto di comprare dei sandali, per poterla vedere da vicino. Uscii così dall'ufficio mezzora prima della pausa pranzo ed arrivai al negozio pochissimi minuti prima della chiusura.
“Desidera?” 
“cercavo un paio di sandali con tacco a spillo color argento glitterati, alti almeno 10 cm.”
“mi dispiace, ma al momento non abbiamo sandali, se vuole posso ordinarli, ma temo dovrà aspettare almeno un paio di settimane”
“perfetto, mi servono per fine mese, ci vediamo tra quindici giorni allora e, di certo, prenderò anche qualche altra scarpa. Da quello che ho visto in vetrina avete un sacco di belle cose!” salutai con un sorriso pieno e rientrai in ufficio per terminare le cose lasciate in sospeso.
Per quanto volessi essere accecata di gelosia, non potevo dire che fosse brutta, anzi, era a dir poco splendida e come minimo aveva 5 anni in meno di me.
Il tempo passò così abbastanza velocemente e, mentre stavo dirigendomi al negozio, pensai che forse avrei potuto giocarmelo in un altro modo quell'incontro... telefonai in negozio e le dissi
“Ho qualche contrattempo, è troppo se ti chiedo ti aspettarmi qualche minuto dopo le 12,30?”
restò un paio di secondi zitta e poi con tono scherzoso mi rispose
“solo se poi mi porti a prendere un caffè!?!” 
“mi sembra il minimo, contaci, a dopo!”
Con calma curai ogni particolare, dalle unghie dei piedi alla punta dei capelli e puntualmente in ritardo entrai nel negozio alle 12,40, accennando un fiatone, come se avessi corso tutto il giorno. “Scusa! Ho corso per arrivare in tempo ma non ci sono riuscita... dimmi, sono quindi arrivati i miei sandali?”
“li ho messi da stamane sul bancone e, se non fossero stati tuoi, li avrei venduti almeno 8 volte” “Posso provarli? Dopo ti porto a mangiare qualcosa, lo prometto!”
“Non preoccuparti, se resto a digiuno un giorno non sarà assolutamente un danno, fai pure con comodo... anzi, mi farebbe piacere aiutarti?” 
"Certo, devi! Visto che sei così disponibile mi occorrerebbero anche un paio di scarpe chiuse e degli stivali, sempre però con il tacco vertiginoso... cosa hai di carino?"

Tornò poco dopo con 6 o 7 scatole. Iniziò a farmi vedere, una ad una, tutte le calzature... erano
una più bella dell’altra e lei sembrava conoscesse i miei gusti come una amica di vecchia data.
Si inginocchiò ai miei piedi, sfilò la mia scarpa e dopo avermi accarezzato il piede delicatamente
mi calzò uno stivale.
“Sicuramente te lo avranno detto in mille, ma hai proprio delle gambe splendide!”
sorrisi dicendo che sarei stata bugiarda se avessi detto il contrario...
“vieni mettiamo anche l’altro, così mi fai vedere quando cammini, come ti stanno!”
passeggiai per un poco sul tappeto rosso e risedendomi dissi “questi li prendo, vediamo le altre” prese da una delle scatole un seducente sandalo pitonato a tallone coperto con sottili listelli incrociati in punta...
“E' bellissima, la voglio davvero!”
“ci avrei giurato, dai proviamola”
Sfilò prima uno stivale, poi l’altro… le sue dita, scivolarono sul contorno delle mie gambe, sfiorando il piede e la caviglia per poi accarezzare più energeticamente i polpacci, questa volta però i suoi occhi non si staccarono dai miei ed io per un istante pensai che, forse, avrebbe già sapeva chi io fossi e la mia presenza lì, stava per tramutarsi in una delle peggiori figuracce che avrei mai anelato fare… le sue mani però proseguirono, salendo oltre il ginocchio. Si chinò con il viso quasi a terra e la sua bocca iniziò a baciarmi i piedi, quel viso stava cambiando persino d'espressione per quanto era eccitata... ritirai di riflesso la gamba, ma lei si avvicinò ancora di più…
“Lucrezia, ti prego, non dirmi di no!” 
"Lucrezia...? e come sai il mio nome? Non te l’ho mai detto!” 
“Credi forse che non abbia visto le tue foto in casa da Paolo? So anche che vi siete lasciate per la tua eccessiva gelosia ma, credimi, Paolo mi interessa solo come amico, io infatti sono dichiaratamente omosessuale e come puoi ben vedere mi piaci da morire. Non sai quanto abbia sognato questo istante!”.
Restai impietrita davanti alle sue parole, tutto mi sarei aspettata tranne quello che avevo appena appreso. Lei, di contro non accennava minimamente a placare le proprie voglie ed io mi ritrovai con le sue mani e la sua bocca che mi risalivano le gambe... sollevò la mia gonna un po’ e sganciò con pochissimi movimenti gli elastici del mio reggicalze per poi accarezzare il mio interno cosce con la sicurezza di una che sapeva che non avrei detto di no. Le sue mani risalirono ancora sui miei fianchi, sui miei seni, slacciarono la camicia e presero a sfiorare i miei capezzoli ormai palesemente eccitati, la sua bocca fu subito colma dei miei seni mentre i suoi denti mordicchiavano sapientemente la zona vicino ai capezzoli facendomi inarcare, ero pur non volendolo ammettere, eccitatissima!
Mi ritrovai a sfilare la maglietta di Sofia, come avessi fatto se fosse stata un uomo, slacciai i suoi jeans e in pochi attimi ci ritrovammo vestite solo dei nostri due ridottissimi completini intimi … "Oddio, aspetta..." si alzò veloce e, dirigendosi verso la vetrina, chiuse a chiave la porta, rituffandosi voracemente su di me. Entrambe le nostre lingue iniziarono ad indugiare diverso tempo intorno al viso, sfiorarono orecchie, narici, scesero sul collo per poi rimangiarsi con foia una sopra l’altra.
Le mani, intanto, giocavano sui nostri seni, pizzicavano le natiche e si addentravano fin sotto l’elastico. Eravamo entrambi bagnate, piene di voglia, nonostante tutto nessuna delle due voleva addentrarsi per il timore di vedere svanire quel desiderio ai primi veri godimenti, baciando e toccandola la portai verso il bancone di vetro, spostai le cose che c’erano sopra e la feci adagiare, scostai il suo perizoma lievemente e la mia lingua prese a sfiorarla, il suo ansimare mi eccitava e lenta presi a sfiorare il suo fiore anche con le dita, era bagnata, aperta ed io eccitata forse come non mai, mi ritrovai così a penetrarla prima con due dita e poi con tre, mentre l’altra mano graffiava i suoi fianchi e seni facendola contorcere come una serpe… non tardò a godermi tra le labbra e senza perdere tempo, ribaltò completamente il senario, mi ritrovai io seduta sulla poltrona e lei mi calzò i sandali argentati...
“E’ da quando mi hai ordinato questi, che non faccio altro che pensarti... e se solo penso che eri gelosa di me, rido!!” la sua lingua prese a leccare il tacco, le sue braccia alzarono le mie gambe ancora di più, mi eccitava vederle lavorare con la bocca il tacco quasi fosse un pene e quando trovai il coraggio di ammetterlo mi disse, che ero lesbica almeno quanto lei! Piuttosto c'era il fatto che non volevo ammetterlo e quindi cercavo di vedere in un tacco un" fallo” e me lo disse con una voce soffocata dal piacere, mentre scendeva sulla mia natura. Succhiò il mio clitoride, mordendolo, giocando con due dita come fosse un pene in miniatura mentre, con la lingua, entrava ed usciva dalla mia vagina ormai disinibita... aperta ad ogni esperienza. Venni quasi subito, ma Sofia non accennò a placarsi...
“voglio che tu sia mia, che dimentichi Paolo... desidero che ti innamori di me, come io mi sto innamorando di te! Dimmelo che mi amerai!"
“Ti prego… non farmi sentire in colpa, non credo di esserne capace, amo Paolo, lo sai!”
il suo sguardo entrò nel mio, la sua lingua non si fermò, riempì il mio corpo di saliva e baci, ad ogni brivido, seguiva un fremito e la sua passione percorse indecentemente ogni mio poro, ogni mio pensiero... mi ritrovai girata con il viso verso lo specchio e, mentre io le davo le spalle, i suoi peli strusciavano maliziosi le mie natiche. Poi la vidi trafugare con la mano nella sua borsa, prese una cintura, inserì un fallo e mi pregò di chiudere gli occhi, "se proprio non puoi amarmi, fingi che sia lui", la sentii entrare con violenza, come un uomo ferito... subito dopo però sentii le sue mani accarezzarmi i fianchi ed i mi ritrovai a godere di lei, di lui di loro...
*

photo dal web


Le forze vitali


Nel sonno del mio corpo trovo un piacere infinito,
ma il sonno del pensiero è una tortura.
Questa negazione della vita
fa ribellare le mie forze vitali.

*
Sarah Bernhardt
fotografia: Angelina Jolie model

La mia notte


Ogni calar della notte
i miei occhi tentano di vederti,
tu ci sei, ma non ti fai toccare! 
Perché?
La mia mano sfiora il cuscino
dove tu sei stata
irripetibilmente mia!
Tento di ricordare, ma ogni
ricordo mi fa male!
Perché non ci sei?
I miei occhi socchiusi,
vinti dalla notte
ti vogliono, ti cercano...
i miei pensieri assetati t'inventano!
Tu eri mia... ti prego torna, 
non lasciarmi morire!


*
Antonio Zero
photo dal web

12 febbraio 2008

Ma le gambe....


Lui e lei preferiscono partner con gambe lunghe. Lo rivela uno studio polacco dell'Universita' di Wroclaw: sottoposte a 218 volontari di entrambi i sessi immagini ritoccate al computer. I ricercatori: "Sono sinonimo di buona salute". 

"...Saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu. Ma le gambe, ma le gambe..." La storica canzone italiana sembra svelare, meglio di tante teorie scientifiche, i meccanismi dell'attrazione. Sia per lui che per lei. Uno studio polacco dell'Universita' di Wroclaw, pubblicato su New Scientist, sembra infatti voler dire la parola definitiva sulle capacità seduttive di un paio di belle gambe lunghe. Non importa se fasciate da sensuali calze autoreggenti o coperte da pantaloni maschili. A riprova del detto "altezza mezza bellezza", i ricercatori polacchi hanno mostrato a 218 volontari di ambo i sessi, le immagini di 7 uomini e 7 donne a cui i "trucchi" del computer avevano donato un surplus extra di gambe del 5%, del 10% o del 15%. E hanno chiesto a ciascuno di esprimere i propri giudizi. Ebbene, alle donne e agli uomini piacciono i rappresentanti dell'altro sesso con le gambe lunghe, ma non lunghissime. Dunque i trampolieri perdono di fascino. I più gettonati sono gli esponenti cui gli scienziati avevano allungato le gambe del 5%. Se il software del computer si era spinto al 10% di allungamento, allora l'effetto sul sesso opposto si annullava equiparando il grado di interesse a quello di due gambe non manipolate al Pc. Messi poi davanti a due gambe allungate del 15% l'effetto registrato è negativo. "Due cosce lunghe, sia per lei che per lui - dicono i ricercatori polacchi - sono sinonimo di buona salute. Un meccanismo inconscio che spinge a scegliere il possibile partner dalle gambe più lunghe".


*
photo dal web

11 febbraio 2008

Aforisma


Non condannate la masturbazione.
È fare del sesso con qualcuno che stimate veramente!

*
Woody Allen
fotografia: Yura Ionov

Il cielo di città



Il cielo di città mi piace perché puzza di basso, di uomini. Il cielo di campagna invece mi fa paura. C'è solo roba del Signore, lassù: stelle, stelloni, nuvole al galoppo. E poi che mi mettevo a fare in campagna? A litigare con gli alberi? Quelli sono tranquilli, beati, ti fanno sentire uno sputo. La natura è tutta arrogante, è roba diretta del Signore e, giustamente, un po' di strafottenza ce l'ha. 

*
Margaret Mazzantini

Miraggio d'amore


Secondi interminabili che si sommano lungo una linea retta senza fine, decidere senza esitazione si può? Chi riesce a farlo? Un colpo di spugna dove si accumulano pulviscoli, minuscoli ma infiniti… frammenti di vita. Spugna che assorbe, facendolo proprio, il tuo mondo: gioie e dolori, sorrisi e lacrime, cammini e soste improvvise. “Sosta, fermati ancora un po’, prima di entrare, prima di oltrepassare quella nuova soglia! La soglia di una realtà completamente nuova è lì di fronte a te”. Cosa poteva mai esserci oltre? Ci si può addentrare nell'oltre, cominciando un nuovo viaggio, restando immutati? Portando con sé sempre e solo quel solito bagaglio di convinzioni, schemi mentali, giudizi confezionati su misura, radicati profondamente come le radici di un vecchio albero secolare? Si girò e guardò l’altra porta, quella a destra. 

Luminosa l’insegna che avvisava: “RESET”. Un lampo improvviso nella sua mente e l’impulso di cambiare porta…la voglia di voler provare una volta per tutte a resettare, cancellarsi per poi rinascere dal nulla e finalmente ricominciare davvero. Rinascere e vedere il sole per la prima volta, la pioggia con occhi nuovi. Imparare nuovamente a respirare in modo autonomo, come dopo il viaggio che conduce fuori dal grembo materno, la creatura piange di un pianto di vita…deve far male,forse, il primo respiro autonomo. Un respiro profondo e il suo vagito, aprì la porta a destra e vi entrò. Davanti a lei una stanza completamente bianca, asettica, incontaminata e al centro una sedia. Non vi erano finestre, solo due porte: quella che aveva aperto per entrare e l’altra lì davanti, l’uscita.

Sapeva che prima di poter uscire avrebbe dovuto accomodarsi su quella sedia, che troneggiava nella stanza. Sedersi, aspettare, pazientare ancora un po’ senza sapere cosa in realtà le sarebbe accaduto. Un sospiro per cercare il coraggio, perso solo per qualche frazione di secondo, poi si diresse decisa verso la sedia, la guardò, ne toccò la consistenza e la stabilità. Non appena il suo corpo morbido sfiorò la rigidità del metallo,(era una sedia di ferro), una luce bianca e luminosissima pervase la stanza. Adesso lei era seduta con la schiena dritta, lo sguardo fiero. 

La luce per niente timida cominciò a invaderla totalmente, colpendola dapprima sul viso, costringendo ,in questo modo, i suoi occhi a cedere a quella forza con un movimento di difesa: chiudere le palpebre. I raggi bianchi, ma freddi come le mani forti e sicure di un uomo che ha deciso, senza chiedere permesso, di forzare le cosce tese, serrate di una donna che inizialmente pone resistenza, ma poi a poco a poco comincia a cedere, a lasciarsi andare al dio piacere e spalancando le gambe desidera accogliere pienamente e totalmente il suo dio, così ogni poro della pelle che vestiva il suo corpo si dilatava in una pronta accoglienza dei raggi bianchi. Completamente persa nel mare del piacere, inghiottita da questa strana energia in un dove senza spazio e senza tempo. Solo calore, freddo, dolore, piacere in un viaggio nuovo verso il centro dell’essere, fino a quando l’energia smise di pulsare, fino a quando in questo perdersi di amplessi multipli e magici non si trovò più. Chi sono? Cosa voglio? Dove vado? Era riuscita finalmente a cancellarsi e a rinascere. Aprì gli occhi e si diresse verso l’uscita.


*
Fantasia972
fotografia: MissLegsfr