Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post

12 ottobre 2008

L'unità organica


Radicati di più nel corpo. Ravviva di più i tuoi sensi. Guarda con più amore, assapora con più amore, tocca con più amore, annusa con più amore. Lascia che i tuoi sensi siano sempre più attivi e, all'improvviso, vedrai che l’energia in eccesso nella tua testa si equilibrerà meglio nel corpo. La testa è dittatoriale: continua a prendere energia da tutte le parti, monopolizzandola. Ha praticamente ucciso i sensi: assorbe in pratica l’ottanta per cento della tua energia, lasciandone solo il venti per cento al resto del corpo. Ovviamente, tutto il corpo ne soffrirà, di conseguenza tu ne patirai; infatti, puoi essere felice sono quando funzioni in quanto unità organica, un insieme in cui ogni parte del corpo e dell’essere ottiene la propria porzione di vitalità, né in più né in meno. In quel caso operi con un ritmo, hai un’armonia. Armonia, felicità, salute: sono tutte parti dello stesso fenomeno. E’ l’integrità. Se sei integro, sei felice, sei sano, sei armonioso. Ma la testa crea un disturbo.

La gente ha perso molte parti del proprio essere: per esempio, non è più capace di annusare, ha perso questa capacità. Ha perso il senso del gusto, riesce ad ascoltare solo alcuni suoni, ha perso l’uso delle proprie orecchie. In realtà pochi sanno cosa sia realmente il tatto: la loro pelle è come morta, ha perso sofficità e ricettività. Ebbene, la testa opera come un Hitler, opprimendo tutto il corpo e diventando sempre più predominante. La situazione è veramente ridicola: l’uomo è diventato una caricatura, ha una testa enorme e il resto del corpo piccolissimo e privo di vitalità. Dunque, riporta in vita i tuoi sensi. Fa’ qualsiasi cosa con le mani, con la terra, con gli alberi, con le pietre, con i corpi, con la gente. Fa’ qualsiasi cosa non richieda un gran pensare, un uso eccessivo dell’intelletto, e divertiti... in questo modo, pian piano, la testa si alleggerirà. Sarà ottimo anche per la testa, poiché quando è eccessivamente appesantita, tenta di pensare, ma non riesce a farlo. Come potrebbe pensare, una mente preoccupata?

Per pensare hai bisogno di chiarezza, devi avere una mente che non sia tesa. Sembrerà un paradosso, ma per pensare hai bisogno una mente spensierata, priva di pensieri. In quel caso puoi pensare facilmente, direttamente, intensamente. In quel caso, puoi semplicemente porti di fronte a un qualsiasi problema e la tua mente libera da pensieri inizierà a risolverlo: avrai intuizioni, pure e semplici intuizioni. Quando la mente è eccessivamente gravata da pensieri, pensi troppo, senza scopo alcuno. Non concludi mai nulla, la testa si perde: continui a girare intorno alle questioni, con un gran frastuono di pensieri, ma alla fine non arrivi a niente. Pertanto diffondere l’energia a tutti i sensi non è contro la testa; è a suo favore, poiché quando la testa è equilibrata, quando si trova al suo posto, funziona meglio; altrimenti è troppo affollata, è vittima di un traffico congestionato di pensieri: è sempre l’ora di punta, ventiquattrore su ventiquattro. E ricorda: il corpo è qualcosa di meraviglioso, qualsiasi cosa abbia a che fare con il corpo è semplicemente splendida.

Essere sensuali vuoi dire essere aperti: le tue porte sono aperte e tu sei pronto a pulsare con l’esistenza. Se un uccello inizia a cantare, la persona sensuale sente subito echeggiare quel canto nell'intimità del proprio essere. Una persona non sensuale non lo sentirà affatto, oppure percepirà solo un rumore da qualche parte; quel suono non penetrerà nel suo cuore. Un cuculo lancia il suo richiamo: la persona sensuale avrà la sensazione che non si trovi in un remoto boschetto di manghi, è li’, nelle profondità della sua anima. Diventerà il suo stesso richiamo, la sua segreta aspirazione al Divino, il suo spasimare per l’amato. In quel momento colui che osserva e la cosa osservata sono un tutt'uno. Vedendo un fiore meraviglioso, la persona sensuale fiorisce con esso, diventa un fiore a sua volta. La persona sensuale è liquida, scorre, è fluida. Con ogni esperienza, diventa quell'esperienza. Vedendo un tramonto, è il tramonto. Vedendo una notte buia, immersa in un’incredibile oscurità silente, diventa l’oscurità. Al mattino, diventa la luce. Quella persona è tutto ciò che la vita è: l’assapora in tutte le sue sfaccettature. Di conseguenza si arricchisce, questa è vera ricchezza! Ascoltando la musica, è musica; ascoltando il suono dell’acqua, diventa quel suono. E quando il vento fruscia in un boschetto di bambù e le canne scricchiolano non è lontano da loro, è in mezzo a loro, ne è parte: è una canna di bambù!

La parte bassa del corpo è uno dei principali problemi per la maggior parte delle persone: è praticamente morta, poiché per secoli il sesso è stato represso. La gente ha paura a muoversi al di sotto del centro sessuale. Si limita a irrigidirsi al di sopra del centro del sesso. In realtà, la maggior parte delle persone vive nella propria testa oppure, se ha un po’ di coraggio, vive nel torace. Al massimo, la gente raggiunge l’ombelico, ma non va mai oltre, quindi metà del suo corpo è praticamente paralizzata, per cui metà della vita delle persone è paralizzata In questo caso possono verificarsi molte complicazioni, in quanto la parte inferiore del corpo è simile alle radici: queste sono le radici dell’essere umano. Le gambe sono radici che ti uniscono alla Terra. A causa di questa mancanza di connessione, le persone vagano come fantasmi, del tutto separate dalla Terra. È fondamentale tornare a riappropriarsi dei propri piedi! Lao Tzu era solito dire ai suoi discepoli: “Se non iniziate a respirare dalla pianta dei piedi, non siete miei discepoli”. Respirare dalla pianta dei piedi... ha perfettamente ragione! Più scendi in profondità, più in profondità scende il tuo respiro.

E’ praticamente vero che il confine del tuo essere, corrisponde al confine del tuo respiro: quando si espande fino a toccare la pianta dei piedi, il tuo respiro arriva in pratica fino lì; non in senso fisiologico ma in un senso psicologico. In questo caso, hai riconquistato tutto il tuo corpo: per la prima volta sei integro, un’unità organica, un tutto unico. Dunque, continua a percepire sempre di più i tuoi piedi. A volte, stai semplicemente in piedi a contatto con la terra, senza scarpe; senti il calore, la sofficità, la frescura. Qualsiasi cosa la terra sia pronta a dare in quel momento, percepiscila semplicemente e lascia che scorra dentro di te. Inoltre, permetti alla tua energia di scorrere nella terra, sii totalmente connesso con il suolo. Se sei connesso alla terra, sei connesso alla vita. E se sei connesso alla terra, sei connesso al tuo corpo: diventi molto sensibile e centrato, ed è qualcosa di fondamentale. Nel momento in cui lo percepirai, potrai evolvere, dunque, immergiti sempre di più in questa connessione.

Il senso dell’umorismo infine riunirà le parti che in te sono dissociate. Il senso dell’umorismo fonderà insieme i tuoi frammenti in un tutto organico. Non l’hai notato? Quando esplodi in una risata fragorosa, all'improvviso tutte le parti frammentarie di te scompaiono e tu diventi un tutt'uno. Quando ridi, la tua anima e il tuo corpo diventano un’unità: ridono insieme. Quando pensi, il tuo corpo e la tua anima sono separati. Quando piangi, il tuo corpo e la tua anima sono uniti, funzionano in armonia. Ricorda sempre: sono buone tutte quelle cose che ti rendono un tutt'uno, tutto ciò che ti rende un’unità organica ti fa bene. Ridere, piangere. danzare, cantare: tutto ciò che ti rende integro, in cui tu operi come un’unica armonia, non in quanto entità separata, ti fa bene.


*
Osho Rajneesh
fotografia: Jiri Ruzek


25 settembre 2008

La ricerca della tana perduta



Questa forma di illusione nasce dall'idea che sia possibile ripristinare un grembo materno, dove si è esonerati anche dai bisogni elementari, quali il respirare ed il nutrirsi, perché lo fa la mamma al posto del feto. Se ci pensate per un istante, è una condizione “paradisiaca”, in quanto non occorre fare altro che rilassarsi in un caldo liquido al buio e in un insieme di suoni ovattati. La ricerca della tana perduta è un’illusione che colpisce una percentuale elevatissima di persone, in quanto, visto che si basa su di un’esperienza che tutti gli esseri viventi sperimentano, ci sono 2 possibilità: o la si elabora e la si utilizza consapevolmente, oppure la si agisce, come una cronica tentazione di ripristinare illusoriamente quella condizione. I modi per agire l’illusione di ritrovare la tana perduta sono infiniti: il meccanismo comune è quello di illudersi di aver trovato, finalmente, uno spazio dove restare tranquilli, senza poter essere mai espulsi o maltrattati. Se guardiamo ai rapporti tra le persone, ci accorgiamo di vari esempi di questa illusione. Ad esempio, nelle coppie c’è la dolce illusione di dirsi “staremo per sempre insieme e non ci lasceremo più”. E’ un’illusione dolcissima, se ci pensate.
 E, se ci pensate ancora un po’, vi accorgete di quanto sia falsa: se le cose vanno bene per la coppia, ci si lascerà alla morte di uno dei due. Non tutte le illusioni sono da combattere, perché alcune hanno una funzione evolutiva insostituibile. Ad esempio, quando si è innamorati, oltre a dirsi “non ci lasceremo più”, i due partner si idealizzano reciprocamente, perdendo la testa. Metaforicamente, “perdere la testa” significa porre il cuore al comando della propria vita: infatti, gli innamorati compiono azioni “folli”, dettate dal cuore, che solo i pazzi e i bambini generalmente possono realizzare. Senza quella idealizzazione, difficilmente si incamminerebbero in quel sentiero meraviglioso, complesso e doloroso, che è la coppia. 
Allora, l’illusione dell’innamoramento rende, inizialmente, le cose più semplici, nascondendo momentaneamente i punti di attrito. L’illusione, poi, fisiologicamente, svanisce, lasciando il posto ad un rapporto più maturo, nel quale è possibile affrontare e sostenere quell'utilissimo attrito, che porta alla crescita di entrambi. A questo punto, possono comparire alcune distorsioni. Ad esempio, uno dei due partner, che ha un’idea romantica ed immatura dell’amore, legge la dissolvenza dell’illusione da innamoramento come la fine dell’amore, tronca la relazione e va a cercarsi un altro “innamorato/a”. Questo comportamento è paragonabile a quello di un contadino folle, che, dopo la semina, taglia i germogli appena spuntati per andare a seminare da un’altra parte. Un’altra distorsione, ancora più praticata, per non uscire mai da questa illusione, consiste nel dare per scontata la relazione di coppia, così da strutturare un sistema di pretese nei confronti dell’altro: si può andare dalla pretesa rabbiosa di trovare il pranzo sempre pronto e caldo al proprio ritorno a casa, a quella di essere compresi telepaticamente dal partner. 
Fare del rapporto di coppia la propria tana, dove il partner diventa scontato, quasi come un soprammobile, significa interrompere il fluire della vita proprio laddove andrebbe alimentata, visto che dal rapporto di coppia nascono altre vite. Un ulteriore effetto di ciò è la diminuzione del desiderio sessuale, che in seguito può condurre ad un equilibrio pienamente basato sulla scissione: cercarsi un’amante, con cui vivere la dimensione avventurosa che si comprime nel rapporto di coppia. I divorzi sono in aumento rispetto al passato e questo è un dato, paradossalmente, confortante, nel senso che i rapporti di coppia sono, nella maggioranza dei casi, solo dei ricettacoli di illusione e dei contenitori dove perpetuare i meccanismi trasmessi inconsapevolmente da una generazione all'altra. Almeno, in questo modo, ci si può fermare a riflettere che i conti non tornano. Certo che se i divorzi e le separazioni proseguono in una infinita catena, occorre chiedersi che cos'è che non sta funzionando. Se vediamo la ricerca della tana nella dimensione lavorativa, incontriamo immediatamente la tentazione del “posto fisso”. 
Se ci riflettiamo in termini più sottili, il “posto fisso” altro non è che una tana che assicura il nutrimento a vita, la non espulsione (ci sono, del resto, anche i sindacati che proteggono) e la garanzia che, finalmente, possiamo stare “tranquilli” (addormentati). L’effetto principale di questo tipo di organizzazione, infatti, è l’addormentamento: piano piano l’impiegato assunto nel posto fisso si adatta al sistema di lavoro, fatto di lamentele, di pettegolezzi, di totocalcio, di invidie, di tossine continue da mandare giù. L’ultimo gioco che gira negli uffici da posto fisso è il “toto-morto”, che consiste nello scommettere quale personaggio famoso morirà entro l’anno. Capite quali sono i frutti dell’energia da posto fisso? Lentamente, si apprende a divenire rassegnati, cinici, cioè ad ammalarsi dentro e, in parecchi casi, ad ammalarsi anche fisicamente. Un siffatto sistema non può condurre ad altro. L’illusione della ricerca della tana va nella direzione opposta a quella che caratterizza un ricercatore che comincia ad aprire gli occhi: cercare la pace profonda e definitiva, rilassandosi nel conflitto e nel fluire degli eventi, senza cercare di controllare. Un ricercatore deve chiedersi continuamente se e come sta cadendo nell'illusione di una tana da cercare.

*
ItaliaDonna
photo dal web

08 settembre 2008

Tutto è un miracolo


Amo camminare in solitudine per i sentieri di campagna, tra campi di riso e erbe selvatiche che si stendono su entrambi i lati. Metto giù un piede dopo l'altro con presenza mentale, cosciente del fatto che sto camminando sulla terra meravigliosa. In quei momenti l'esistenza e' una realtà miracolosa e misteriosa. La gente, di solito, considera un miracolo camminare sull'acqua o per aria, ma io credo che il vero miracolo sia camminare sulla terra. Tutti i giorni ci imbattiamo in miracoli che non riconosciamo come tali: un cielo azzurro, nuvole bianche, foglie verdi, gli occhi, neri e curiosi di un bambino... i nostri stessi occhi. Tutto e' un miracolo!

*
Thich Nhat Hanh 
photo dal web



24 agosto 2008

Attrazione sessuale


Forte sensazione di essere attratti da un'altra persona per le sue caratteristiche fisiche e sessuali; è uno degli elementi centrali dell'amore passionale; rappresenta uno dei catalizzatori principali dell'innamoramento ma non necessariamente è la molla iniziale del coinvolgimento affettivo. Ciò che è attraente fisicamente non è universale e soprattutto ciò che viene considerato attraente è diverso per gli uomini e per le donne. Molti studi hanno mostrato come nella valutazione della bellezza entrino in gioco fattori biologici ma ancor più culturali e psicologici. L'attrazione fisica tra le persone viene segnalata attraverso una serie di messaggi linguistici non verbali: cosa si dice è meno importante di come lo si dice. 

Barbara Palaia
photo dal web

20 luglio 2008

Dubbi epistolari



Nati sotto cieli diversi, non abbiamo ne' gli stessi pensieri ne' lo stesso linguaggio - abbiamo, forse, cuori che si somigliano? ll clima mite e nuvoloso dal quale provengo mi ha lasciato impressioni gentili e malinconiche; quali passioni ha infuso in voi il sole generoso che ha abbronzato la vostra fonte? Io so come amare e soffrire, e voi, cosa conoscete dell'amore? L'ardore dei vostri sguardi, la violenta stretta delle vostre braccia, il fervore del vostro desiderio, mi tentano e mi spaventano. Non so se combattere la vostra passione o se condividerla. Non si ama così nel mio paese; Accanto a voi io non sono niente altro che una pallida statua che vi guarda con desiderio, preoccupazione e stupore. Non so se mi amate sinceramente, non lo saprò mai. Riuscite appena a dire qualche parola nella mia lingua e io non conosco abbastanza la vostra per penetrare simili misteriose questione. Forse, anche se conoscessi perfettamente la lingua che parlate, non riuscirei a farmi capire. Il luogo dove abbiamo vissuto, la gente ci ha istruito, sono indubbiamente le ragioni per le quali abbiamo idee, sentimenti e bisogni reciprocamente inspiegabili. La mia natura debole e il vostro temperamento ardente devono produrre pensieri molto diversi. Voi dovete ignorare, o disprezzare, le migliaia di sofferenze insignificanti che mi turbano; dovete ridere di ciò che mi fa piangere. Forse non sapete neanche che cosa sono le lacrime. Che cosa sareste per me: un sostegno o un padrone? Mi consolereste dei mali che ho patito prima di incontrarvi? 

Capite perché sono triste? Capite la compassione, la pazienza e l'amicizia? Forse siete stato allevato con l'idea che le donne non hanno anima. Pensate che ce l'abbiamo? Non siete ne' un cristiano ne' un musulmano, non siete un uomo civilizzato ne' un barbaro - siete dunque un uomo? Che cosa si nasconde in quel petto mascolino, dietro quella fronte superba, quegli occhi leonini? Avete mai un pensiero nobile, fine, un sentimento fraterno e pio? Quando dormite, Sognate di volare verso il paradiso? Quando gli uomini vi feriscono, credete ancora in Dio? Sarò la vostra compagna o la vostra schiava? Mi desiderate o mi amate? Quando la vostra passione sarà soddisfatta, mi ringrazierete? Quando vi avrò fatto felice, saprete come dirmelo? Sapete cosa sono io e vi angoscia il non saperlo? Per voi io sono un essere sconosciuto cui aspirare e di cui sognare, o ai vostri occhi sono una di quelle donne che ingrassano negli harem? Nei vostri occhi, ove credo di scorgere una scintilla divina, c'è forse solo la lussuria che quelle donne ispirano? Conoscete quel desiderio dell'animo che il tempo non spegne, che nessun eccesso attutisce o logora? 

Quando la vostra amante dorme tra le vostre braccia rimanete deste per vegliare su di lei, per pregare Dio e piangere? I piaceri dell'amore vi lasciano esausto e abbrutito, o vi trasportano in un'estasi divina? la vostra anima sopraffà il vostro corpo quando lasciate il seno di colei che amate? Ah, quando vi osserverò trattenuto e quieto, capirò se siete pensieroso o se invece riposate? Quando i vostri sguardi si attenueranno, sarà per tenerezza o per spossatezza? Forse vi renderete conto che io non vi conosco e che voi non conoscete me. Non conosco ne' la vostra vita passata ne' il vostro carattere, ne' ciò che gli uomini che vi conoscono pensano di voi. Forse tra loro voi siete il primo, o forse l'ultimo. Vi amo senza sapere se posso stimarvi, vi amo perché mi piacete, e forse un giorno o l'altro sarò costretta a odiarvi. Se foste un uomo del mio paese, vi farei delle domande e voi mi capireste. 

Forse sarei ancora più infelice perché m'ingannereste, cosi almeno non m'illuderete, non mi farete vane promesse e fasi voti. Mi amerete per quello che capite dell'amore, per quello che potete amare. Ciò che ho cercato invano in altri probabilmente non lo troverò in voi, ma posso sempre credere che lo possediate. Quegli sguardi, quelle carezze d'amore che in altri mi hanno sempre mentito, lascerete che le interpreti come desiderio, senza aggiungervi parole ingannevoli. Potrò interpretare le vostre arie sognanti e colmare i vostri silenzi di eloquenza. Attribuirò alle vostre azioni le intenzioni che io desidero. Quando mi guarderete con tenerezza, penserò che la vostra anima sta osservando la mia, quando lancerete occhiate al cielo crederò che la vostra mente si rivolge all'eternità da cui sorse. Lasciate che rimaniamo così, non imparate la mia lingua e io non cercherò nella vostra, parole per cui esprimere i miei dubbi e timori. Voglio ignorare ciò che fate della vostra vita e quale parte giocate fra i vostri compagni uomini. Non voglio nemmeno sapere il vostro nome. Nascondetemi il vostro animo onde io possa sempre pensare che sia bello.

*
George Sand
photo dal web

19 luglio 2008

Le ragazze sono come mele sugli alberi



Le ragazze sono come le mele sugli alberi. 
Le migliori sono sulla cima dell’albero. 
Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori, 
perché hanno paura di cadere e ferirsi. 
In cambio, prendono le mele marce 
che sono cadute a terra, e che, 
pur non essendo così buone, 
sono facili da raggiungere. 
Perciò le mele che stanno sulla cima dell’albero, 
pensano che qualcosa non vada in loro, 
mentre in realtà “Esse sono grandiose”. 
Semplicemente devono essere pazienti e aspettare
che l’uomo giusto arrivi, 
colui che sia cosi coraggioso da arrampicarsi
fino alla cima dell’albero per esse.
Non dobbiamo cadere per essere raggiunte, 
chi avrà bisogno di noi e ci ama 
farà di tutto per raggiungerci. 
La donna uscì dalla costola dell’uomo, 
non dai piedi per essere calpestata, 
né dalla testa per essere superiore. 
Ma dal lato per essere uguale, 
sotto il braccio per essere protetta 
e accanto al cuore per essere amata.


Saffo
fotografia: Nino Migliori (1953)

12 luglio 2008

L'importanza dei piedi


L'importanza dei piedi: simbolo sessuale, religioso, di potere. E un mezzo per comunicare.

Cenerentola diventa regina perché ha i piedi molto piccoli. Al principe non importa affatto se sia bella o brutta, intelligente o stupida: per sposarla basta che riesca ad indossare una scarpina (nella leggenda che ha ispirato la celebre fiaba, infatti, le sorellastre non erano né brutte né cattive: avevano solo i piedi più lunghi).
Stranezze dei secoli passati? Niente affatto: anche oggi il piede piccolo è una caratteristica sexy. Tant'è vero che milioni di donne stringono i propri piedi in scarpe a punta dal tacco altissimo, così sembrano più corti e stretti.
E questo è solo un esempio di come i piedi, pur così lontani dalla parte più nobile del nostro corpo (il cervello), sono molto più importanti nella nostra vita di quanto abbiamo mai pensato. Non solo perché ci permettono di camminare (cosa che ci distingue dagli altri animali). Sono l'ultima parte del corpo umano ad essersi perfezionata nel corso dell'evoluzione . Sono il fulcro di riti importanti per molte religioni (fra cui quella cattolica) e popolazioni. E sono fonte di imbarazzi (c'è chi si vergogna a mostrarli), esibizioni (c'è chi ha la mania delle scarpe), perfino feticismi a sfondo sessuale.
Proprio il valore sessuale dei piedi è, secondo gli psicologi, molto grande. Almeno come il seno nelle donne, o la presenza di peli sul viso nell'uomo. I piedi sono infatti un elemento di distinzione tra i sessi: per capire se una persona è maschio o femmina basta guardarle i piedi: quelli femminili sono sottili e mediamente più corti (circa 22-23 centimetri) di quelli maschili (26-28 centimetri), che sono anche più pelosi (sul dorso). Ma c'è di più: il piede è una zona molto sensibile al corpo. Le carezze, gli sfioramenti e i massaggi a queste estremità provocano eccitazione. Non a caso bere champagne dalla scarpa dell'amata è considerato un gesto erotico. E lo è anche sfilare le scarpe agli altri.

Un'altra prova? I contatti fisici interpersonali con i piedi sono rarissimi: solo gli amanti si toccano l'un l'altro con queste estremità. Ecco perché fare "piedino" è un gesto estremamente eccitante, un inequivocabile segno di disponibilità sessuale. Sentirsi toccare i piedi dà brividi lungo tutta la gamba, fino al bacino. Di conseguenza, rende consapevoli dell'esistenza degli organi sessuali. Non a caso è stata la foto di un bacio sull'alluce a provocare il divorzio tra Sarah Ferguson e il principe Andrea d'Inghilterra: è bastato quello a "provare" il tradimento della principessa.
Bisogna distinguere tra coloro che apprezzano il piede del partner dal punto di vista estetico, così come potrebbero appassionarsi al seno oppure alle gambe, e coloro che hanno una vera e propria venerazione per tutti i piedi, compresi i propri. In questo caso si parla di "parafilia", una forma di feticismo, rivolta anziché verso un oggetto, verso una zona del corpo. Spesso sono uomini che adorano annusare scarpe usate o piedi non troppo puliti. Forse perché il loro sudore ha una composizione chimica simile a quello degli organi sessuali.
Questa ambivalenza del piede (eccitante ma a volte disgustosa a causa dell'odore) è stata sfruttata più volte dai pubblicitari per inventare campagne-shock, come quella del cuoio, che proponeva primi piani di piedi alla griglia o spellati come patate. Talvolta il significato sessuale del piede è avvertito inconsciamente. Come succede a molte mamme che coprono con calzine o scarpette i piedi dei loro neonati, anche in estate, quasi provassero disagio per la loro carica sessuale. Del resto anche tra adulti ci sono ottime ragioni per nascondere i piedi: non sanno mentire. Sono la parte più sincera del corpo: per capire se una persona è a proprio agio basta osservarli. Se tamburellano il suolo significa che la persona vorrebbe andarsene.

Il valore simbolico del piede non si ferma qui: rappresenta il legame tra l'uomo e la terra. Per questo motivo alcuni sovrani della regione dei Grandi laghi, in Africa, non toccano il terreno: vengono portati sulle spalle oppure camminano su stuoie. Si dice che la loro potenza di re, attraverso i piedi, inaridirebbe la terra.
Per ragioni simili le danzatrici indiane ricoprono la pianta dei piedi con una tintura rossa: una protezione contro i demoni che i passi di danza potrebbero evocare. In altri casi il piede è decorato per indicare uno "status": per le donne dell'arcipelago di Tahiti, un bracciale tatuato sulla caviglia indica l'appartenenza a una famiglia nobile. E le ragazze dello Yemen, prima di sposarsi, si decorano i piedi con l'henné.


*
Anonimo
fotografia: MissLegsfr



25 marzo 2008

Manifesto Futurista della Lussuria


"Il Manifesto Futurista della Lussuria"

Fu quando diventò l'amante di Marinetti, a Parigi, nel 1909, dove lui era andato per lanciare il suo manifesto futurista, che lei si scoprì futurista. E allora, per non essere da meno di Marinetti, per controbattergli, o per appoggiarlo, scrisse, nel marzo 1912, il Manifesto della donna futurista e, affinché non ci fossero equivoci, l'anno dopo aggiunse il Manifesto futurista della Lussuria. Marinetti, così, poté cercare di dimostrare l'indimostrabile, cioè che il futurismo non fosse misogino; mentre Valentine de Saint-Point credette di essere riuscita a conquistare a sé e alle donne, all'ombra della rivoluzione futurista, uno spicchio di futuro non immaginando invece che, ancora prima della sua morte, sarebbe caduta nel silenzio dell'oblio. Donna futuristicamente bellissima, incapace di non sedurre e di non farsi sedurre ogni volta che la sua forza vitale la portava da un punto all'altro della fantastica tempesta culturale d'inizio Novecento, nata bene in una famiglia della borghesia provinciale francese illuminata dalla parentela con Alphonse de Lamartine, la vita almeno di Valentine de Saint-Point, se non la sua opera, è una compiuta realizzazione del futurismo: sposata a diciotto anni con un oscuro professore di paese, vedova sei anni dopo, poi un nuovo matrimonio con un politico di provincia che solo la sua spinta porterà a diventare ministro fino a quando, stanca della sua mediocrità, per liberarsene accetta, nel 1904, di far scandalo con un divorzio per colpa, e s'innamora dell'arte, diventando modella e amante di Mucha e di Rodin, e scopre la scrittura, con una serie di romanzi e di poesie che magari non avranno lasciato tracce nella letteratura francese, però, con titoli come La trilogia dell'amore e della morte, Una femmina e il desiderio, e soprattutto L'incesto, riuscivano a far parlare, a scandalizzare. Quindi, l'incontro scontro con Marinetti e il Manifesto della Donna futurista che adesso Il melangolo (pag. 88, euro 8) pubblica per la prima volta in Italia in un volumetto che comprende anche il Manifesto futurista della Lussuria e altri testi, come La Metacorìa che è la teorizzazione di una danza «cerebrale», «al di là del coro», cioè «al di là della danza», da cui discende buona parte della danza moderna e che lei stessa, con sprezzo del ridicolo, portò nelle scene all'epoca dominata da personaggi come Isadora Duncan. «L'Umanità è mediocre. La maggioranza delle donne non è né superiore né inferiore alla maggioranza degli uomini. Sono uguali. Meritano entrambe lo stesso disprezzo»: così, più nietzschianamente che futuristicamente inizia il Manifesto ed è chiaro il tentativo di mettersi al passo con gli uomini nella corsa verso la modernità che il futurismo imponeva ma, a scanso di equivoci, precisa: «Ma niente femminismo. Il femminismo è un errore politico. Il femminismo è un errore cerebrale della donna, un errore che il suo istinto riconoscerà. Non bisogna dare alla donna nessuno dei diritti reclamati dalle femministe». E continua con l'esaltazione della lussuria, «la lussuria è una forza, perché distrugge i deboli ed eccita i forti (...) Ogni popolo eroico è sensuale. La donna è per lui il più esaltante dei trofei», ancora una volta più all'ombra di Nietzsche che di Marinetti, sublimata nel Manifesto della Lussuria che attacca «il sinistro ciarpame romantico» e nel suo delirio post-romantico giunge a cantare lo «stupro per ricreare la vita». Dopo lo scandalo, il futurismo femminile di Valentine de Saint-Point avrà vita breve. Più lunga e ricca la vita di Valentine. Nel 1913 incontra e seduce un altro italiano e un altro straordinario personaggio, Ricciotto Canudo, colui che battezzò il cinema come «settima arte». Intanto Valentine inizia a viaggiare, va in Marocco, scopre l'Islam e si converte prendendo il nome di Rawhiya Nour el dine, che vuole dire Luce spirituale della religione, e, soprattutto dopo la morte «alla Apollinaire» di Canudo, per i postumi di una ferita di guerra, scopre la politica e anticipa generazioni intere di antiimperialisti sostenendo il nazionalismo arabo. Ma la sua luce è ormai sempre più fioca e si spegne in un lento silenzio quando, dopo l'incontro con René Guenon, sprofonda in un misticismo esoterico. Muore, dimenticata da tutti, a tutti sopravvissuta, nel 1953 a Il Cairo.

*
Angelo Ascoli




"Il Futurismo e le donne"

Il futurismo ha l'ambizione di rivoluzionare tutto l'atteggiamento nei confronti della vita. Si dichiara guerra al passato, alla tradizione, e quindi anche alla morale ufficiale. Si vuole osare l'impossibile, senza fermarsi di fronte a nessun ostacolo. Si apprezza tutto ciò che distrugge. Tuttavia in questo furore iconoclasta, i futuristi ostentano un atteggiamento maschilista senza avvedersi di quanto esso sia tradizionale nella sostanza. È un maschilismo che deriva direttamente dalla cultura patriarcale, interpretata però in una chiave anti-romantica e aggressiva, che elimina ogni cavalleria verso il gentil sesso. In questo senso più che altro i futuristi inauguravano, all'interno dell'antichissimo maschilismo, un nuovo stile maschile, caratterizzato da modi più bruschi e disinvolti, di cui successivamente si appropriò il fascismo per costruire la propria immagine dell'uomo dinamico contrapposta al "gentiluomo" borghese: "Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno" ("Manifesto del Futurismo",1909). "Noi vogliamo - proseguiva il primo "Manifesto" - glorificare la guerra, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna." La donna qui rappresenta evidentemente la pusillanimità, l'incapacità di rischiare e di morire per un'idea (la difesa della vita a tutti i costi). L'opportunismo e l'utilitarismo sono sentiti come qualità intrinsecamente femminili; "Noi vogliamo ... combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria." (ibidem). Alcune donne reagirono vivacemente e Valentine de Saint-Point pubblicò nel 1912 il "Manifesto della Donna futurista" che preconizzava la completa emancipazione della donna, cui seguì nel 1913 il "Manifesto futurista della Lussuria", che rivendicava il valore positivo del piacere e della sensualità, per le donne come per gli uomini, come fonte di liberazione

spirituale e comunione con l'universo, contestava le ipocrisie della morale tradizionale, che separa lo spirito dal corpo ed è incapace di distinguere il piacere dal vizio e di vedere la profondità e la bellezza del sesso, sostenendo infine la necessità di fare dell'eros un' opera d'arte, frutto d'istinto e insieme di consapevolezza. Paradossalmente il virile Marinetti diffidava della Lussuria, temendone l'invischiamento (cfr. "Uccidiamo il chiaro di luna!" e "Guerra sola igiene del mondo"). Tuttavia i Manifesti di Valentine de Saint-Pont furono pubblicati dai futuristi, sia per il prestigio che apportava al gruppo l'autrice francese - era una nipote di Victor Hugo, coreografa e danzatrice - sia perché, venendo da una donna, l'elogio della lussuria risultava maledettamente coraggioso e anticonformista, e questo era l'importante. D'altra parte la stessa Valentina, come dimostrano i suoi scritti, non era priva di pregiudizi antifemminili e come donna era ancora più ostile che lo stesso Marinetti verso ogni forma di romanticismo e sentimentalismo, tanto da vedere nella guerra il massimo trionfo della sensualità, un'esplosione liberatrice di energia. Il fatto che Marinetti disprezzasse le donne come incarnazioni del 'sesso debole', della piccineria che tarpa le ali, schiave e schiavizzanti per amore, depositarie del pacifismo e del moralismo, ma apprezzasse le donne audaci che sfidavano gli uomini sul loro stesso terreno, è dimostrato anche dal fatto che la rivista "Italia futurista" ospitò gli scritti di diverse donne, poetesse e scrittrici. Pittrice e scrittrice era anche Benedetta Cappa, moglie di Marinetti, che con gli anni acquistò un certo ruolo nel gruppo. Il punto di vista di Marinetti sulla donna, dove lo esprime in modo più ragionativo e meno provocatorio, in vari scritti politici del periodo 1919-1921, non è diverso da quello di moltissimi uomini 'progressisti' dei suoi tempi, se le donne fossero state sottoposte per generazioni alla stessa educazione fisica e spirituale dei maschi, forse si potrebbe parlare di eguaglianza dei sessi, ma attualmente le donne si trovano in una situazione di schiavitù intellettuale ed erotica. Per questo Marinetti dichiarava di voler abolire non solo la proprietà della terra, ma la proprietà delle donne, cioè il matrimonio; e già nel 1913 rivendicava il fatto che la vita moderna avesse portato a una semi-eguaglianza tra uomini e donne e una riduzione delle loro disuguaglianze nel campo dei diritti sociali. Marinetti tuttavia appoggiava le rivendicazioni delle suffragette in base al principio del tanto peggio tanto meglio, ossia proprio in quanto convinto dell'attuale irrimediabile mediocrità femminile: il diritto di voto era un diritto misero e sorpassato quanto il parlamentarismo, rivendicarlo era puerile, ma comunque se le donne si fossero interessate di politica, tanto meglio: ciò non poteva che minare la loro pericolosa posizione di portatrici del mito e della seduzione femminile, trappola sempre capace di imbrigliare gli uomini.

Le donne avrebbero inevitabilmente portato alla "totale animalizzazione della politica", perché nella donna era ineliminabile l'intima e inconscia convinzione di essere, come madre, moglie e amante, un cerchio ristretto, "puramente animale"; e questo avrebbe portato più rapidamente a una sana reazione di rigetto di tutto ciò che esse rappresentavano. Questo doppio binario, di favore per l'emancipazione e di disprezzo, si collega con l'ambiguità fondamentale del futurismo sul piano sociale e politico che avremo modo di esaminare più da vicino qui di seguito. (Sulla questione femminile e sul modello di uomo sognato dal futurismo, vedi anche la voce "Macchina" nella sezione "Parole chiave"). Forse più originale fu l'intervento del futurismo nell'ambito del costume inteso più modestamente come vita quotidiana.

12 febbraio 2008

Ma le gambe....


Lui e lei preferiscono partner con gambe lunghe. Lo rivela uno studio polacco dell'Universita' di Wroclaw: sottoposte a 218 volontari di entrambi i sessi immagini ritoccate al computer. I ricercatori: "Sono sinonimo di buona salute". 

"...Saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu. Ma le gambe, ma le gambe..." La storica canzone italiana sembra svelare, meglio di tante teorie scientifiche, i meccanismi dell'attrazione. Sia per lui che per lei. Uno studio polacco dell'Universita' di Wroclaw, pubblicato su New Scientist, sembra infatti voler dire la parola definitiva sulle capacità seduttive di un paio di belle gambe lunghe. Non importa se fasciate da sensuali calze autoreggenti o coperte da pantaloni maschili. A riprova del detto "altezza mezza bellezza", i ricercatori polacchi hanno mostrato a 218 volontari di ambo i sessi, le immagini di 7 uomini e 7 donne a cui i "trucchi" del computer avevano donato un surplus extra di gambe del 5%, del 10% o del 15%. E hanno chiesto a ciascuno di esprimere i propri giudizi. Ebbene, alle donne e agli uomini piacciono i rappresentanti dell'altro sesso con le gambe lunghe, ma non lunghissime. Dunque i trampolieri perdono di fascino. I più gettonati sono gli esponenti cui gli scienziati avevano allungato le gambe del 5%. Se il software del computer si era spinto al 10% di allungamento, allora l'effetto sul sesso opposto si annullava equiparando il grado di interesse a quello di due gambe non manipolate al Pc. Messi poi davanti a due gambe allungate del 15% l'effetto registrato è negativo. "Due cosce lunghe, sia per lei che per lui - dicono i ricercatori polacchi - sono sinonimo di buona salute. Un meccanismo inconscio che spinge a scegliere il possibile partner dalle gambe più lunghe".


*
photo dal web

02 febbraio 2008

L'immaginazione dei sensi


La donna è una creatura che non è sempre facile comprendere perché ama, senza darlo a vedere, lasciarsi interpretare, proprio come un’opera d’arte contemporanea che non vuole essere compresa al volo, con un solo semplice sguardo, ma pretende una lunga e appassionata contemplazione.
Ella adora imbrogliare sempre più il gomitolo di pensieri di chi non si limita ad una superficiale occhiata, ma sceglie, forse involontariamente, di oltrepassare quella linea gialla su cui appare imperiosa la scritta “attention!”, in cerca di… cosa? Una verità? Un senso? Una storia? Una ragione? Qualsiasi cosa sappia razionalmente spiegare ciò che, come una calamita, attira, ma a cui neanche si sa dare un nome, forse… E così, con un ingenuo errore d’infantile curiosità, si entra in una realtà surreale interamente femminile da cui è molto difficile, se non impossibile, tornare indietro, perché la crescente curiosità di scoprire quel fascino misterioso che ivi impera induce ad immergersi sempre più in una spirale ipnotizzante che alle spalle inghiotte la sempre più lontana entrata nonché unica via d’uscita. La scritta “attention” sulla linea gialla sfuma sino a divenire invisibile, tutto si fa buio ed un angosciante silenzio gela il luogo in cui si è stati catapultati… Un sobbalzo: è stata accesa una potente luce che pare indicare la via da seguire. Con passo lento e timidamente silenzioso ci si avvia… D’improvviso qualcosa cambia. Lo sgomento è padrone di quello che era un corpo ma che ora non più si percepisce; non esiste movimento seppur lo si comandi, non esiste suono vocale seppur si pensi di spalancare la bocca in un urlo, non esiste vista seppur vi sia il disperato desiderio di vedere!
Terrore… Passi… dei passi cadenzati inondano l’unico senso che pare appartenere al corpo insensibile o forse inesistente. Il terrore d’un tratto sparisce, regnanti assoluti di quell'unica percezione sono quei passi imperiosi e incredibilmente sicuri che attraggono su di sé ogni attenzione. Essi ricordano un po’ la figura di un’anziana e austera direttrice di una scuola femminile, rigida e impettita nelle sue lustrissime scarpe a tacco largo e basso, uno di quei vecchi modelli in cuoio marrone con la punta arrotondata, sì, proprio quelli…
Persi nel gioco di quell'immagine disegnata nella mente si viene richiamati da altri passi: questi, contrariamente ai primi, sono irregolari e incerti, dubbiosi e impauriti, come se si vergognassero di non saper camminare, se potessero arrossirebbero d’imbarazzo… non ricordano forse una bambina che, nel fiore della sua fanciullezza, desidera sentirsi una donna? Furtivamente avrà rubato delle scarpe della madre nascondendole sotto la grande felpa per portarle in camera sua e provarle. Ha puntato in alto scegliendo le scarpe col tacco più alto e più sottile dell’intera scarpiera, magari volendosi sentire una principessa ad un ballo ma riscoprendosi in realtà solo una bambina impacciata e ridicola… Ma anche questi passi si perdono nel vuoto sostituiti, dopo un attimo di silenzioso panico, da passi soavi perfettamente cadenzati non troppo leggeri ma piacevoli all'udito, carezzevoli per quanto la cadenza sia accentata. Forse appartengono ad una giovane donna che cammina decisa, indirizzata dalla bussola dei suoi stivaletti le cui punte la condurranno verso la sua indipendenza e la realizzazione del sogno a cui si avvicina ad ogni singolo passo.
E’ la nuova donna, quella che si teme ma che si ammira per la sua delicata forza e imperturbabile tenacia. Tornano i tre passi, ordinatamente prima, ma dando poi l’impressione di incrociarsi e intrecciarsi in un confuso gioco d’inseguimenti a cui si aggiungono altri passi diversi e sconosciuti, che si cerca di isolare ed ascoltare ma che si mescolano al marasma di suoni crescenti di numero e d’intensità… è una follia che s’instaura in quel corpo insensibile o inesistente e che miracolosamente lo muove in uno spasmo involontario teso al raggiungimento di almeno uno di quei passi, desideroso di tastarne la consistenza, ma che si risolve in una rovinosa caduta su quello che a tatto sembrerebbe un terreno semplicemente liscio… Pare tornare, nel nuovo smarrimento, quel corpo che si temeva aver perso. Si può nuovamente sentire il calore e il gelo, il morbido e il pietroso e… i lisci capelli che scivolano come sabbia tra le dita in un lento percorso di studio appassionato che si esaurisce giungendo alle punte perfettamente curate e allineate; quanto deve adorare i suoi capelli questa donna… ragazza… bambina? Il pensiero viene trascinato in un tempo in cui una fresca fanciulla amava la lenta e sottile carezza della spazzola che le trasmetteva ogni volta un piacevole brivido, rendendola così incapace di smettere di trasmettere il suo affetto ai propri capelli così come loro, ad ogni spazzolata, lo trasmettevano a lei. Va da sé che la mano s’allunghi nuovamente verso di essi per provare ancora quella piacevole sensazione di fine amore, ma non è certo fine ciò che s’arruffa sotto i polpastrelli in un attorcigliamento insolubile di tanti fili di grosso cotone! Sembra che vogliano legare per sempre a loro la mano che per sbaglio, innocentemente, si è avventurata tra le loro confuse trame. L’immagine di una giovane confusionaria persa in sogni e svariati pensieri predomina sulle altre; odia forse i suoi capelli ma essi sono la sua firma ed il gioco infantile in cui s’immerge per trovare conforto. Si ritrae la mano spontaneamente, non per orrore, bensì per paura di risultare indiscreta ed estranea a quel mondo così privatamente complicato, ma è proprio nel ritrarsi che essa sfiora qualcosa che ricorda il primo dolce tocco... Capelli naturalmente morbidi e lasciati liberi nel loro semplice essere: ribelli e sicuri di sé perché non hanno bisogno di apparire, vogliono essere solo liberi.
E’ la donna che non vuole essere nulla di diverso da ciò che è, la donna che non ama artifici e che apprezza la naturalezza delle cose, la donna i cui capelli liberi sono specchio del suo essere donna semplicemente libera. Nel carezzevole desiderio di immergersi in quel morbido velo mosso dalla pura libertà della brezza trasportata dalla giovane, non ci si rende conto di ciò che andato formandosi attorno: un groviglio dalla perfetta geometria, come la tela di un ragno tessuta con ingegnosa e crudele pazienza al fine di intrappolare la preda ignara che passa di lì per caso. Solo quando capelli della più svariata natura iniziano a stringersi in quello che inizialmente poteva sembrare un affettuoso abbraccio, ma che poi diviene cinghia di possessivo controllo ed infine di vendicativo tentativo di morte, ci si accorge di aver desiderato troppo, conosciuto troppo… Il corpo si scompone in particelle sempre più minute ed insignificanti fino a divenire nuovamente nulla, ma ciò solo dopo aver permesso all'indesiderato visitatore di assistere al suo ennesimo annullamento. Qualcuno concesse la vista forse per intimidire o forse per maggiormente incuriosire… Tutto appare come un imperturbabile foglio bianco fermo nel suo sicuro candore senza nulla temere, neanche quello che potrebbe sembrare inchiostro fine e regolare che non indugia su nessuna sinuosa rotondità che disegna, riuscendo ad ammorbidire anche il punto in cui la fredda secchezza di una linea decisa dovrebbe primeggiare imperiosa; è l’ordinata e chiara calligrafia di una donna padrona della propria mano tanto da lasciarla sfiorare appena il biancore di quell'immenso foglio che mugolerebbe di sottile piacere se solo potesse. È un calmo e uniforme tratto che par esprimere immensa tranquillità nel toccare quel bianco uniforme per colorarlo d’un nero sorriso.
È il ritratto d’una donna composta nella sua spensieratezza, canticchiante un motivetto improvvisato che forse segue il filo di quella melodiosa scrittura in tonalità maggiore; la graziosa figuretta di una piccola e anziana maestra elementare, calma e composta, che lascerebbe un sorrisetto intenerito se solo si possedessero delle labbra con cui modellarlo... ma non arriva neanche a delinearsi nella mente la naturale e morbida incurvatura di un sorriso che immediatamente viene sostituita da una linea piatta di sgomento dinanzi all'ondeggiare del mare grosso di una nuova calligrafia, che tende prima verso destra secondo un moto sconosciuto di una mano mal ferma, per poi ripiegare a sinistra stufatasi di quell'eleganza corsiva propria dell’inclinarsi leggero verso il lato destro del biancore ormai turbato. Quale immagine proietta agli occhi se non quella d’una giovane curiosa intenta a gettare velocemente la neonata conoscenza sul quel malcapitato foglio per poi poter proseguire con altro e altro ancora, senza mai saziarsi e senza curarsi minimamente del disegno finale, godendo invece delle sue linee e rotondità: forse una parola, una frase, un contenuto? Eccola, la belva nel suo continuo cambiar di posizione non riuscendo a trovarne una che acquieti la sua fame; si porta appresso il bianco foglio, succube, e il nero inchiostro, spietato braccio destro, in ogni suo minimo spostamento, perché non può separarsene, non può, il bisogno di imprimere ogni pensiero è straziante…
È nello sfumare di quella scrittura così carica d’emozione che appare una leggerezza pacata e razionale, semplice nella sua chiarezza estrema ma in realtà solo maschera di una complessità impenetrabile. Lei, seduta compostamente alla sua modesta scrivania, è la precisa e attenta studiosa di quella che è la sua ragion vitale; disegna la propria strada con piccoli e omogenei tratti curvilinei rispettosi degli spazi altrui, tratti discreti e silenziosi sicuri della loro meta, imperterriti nel raggiungerla. Pazientemente il tratto s’allunga ad indicare quella che sembrerebbe la strada da seguire, perdendosi però, ad un certo punto, nel nulla del bianco assoluto… s’attende fissando lì dove pochi istanti prima un puntino nero è scomparso, come assorbito, aspettando che qualcosa ancora appaia, qualsiasi cosa, ma nulla… D’improvviso però s’innalza una sinuosa curva danzatrice come un serpente incantato che si lascia ammirare nella sua pericolosa bellezza; pare ammiccare ed invitare a qualcosa di più del semplice ammirare da lontano, ma mentre si dispera cercando un modo per raggiungerla questa pian piano perde colore e consistenza… si assottigliano gli occhi per vederne le ultime particelle mescolarsi al nulla fino a quando per il dolore gli occhi si chiudono: ed è proprio allora che la sensazione della medesima sinuosità giunge tramite una dolce brezza alle narici che accolgono quelle particelle scomparse poco prima alla vista. Un sottile ed invitante profumo, carico di irraggiungibile ed ignota sensualità, rimanda ad una danzatrice dalla calda pelle impregnata di quell'impalpabile essenza che porta il suo nome; penetra nel profondo prepotentemente, insolente, arrivando a bussare a porte interiori finora sconosciute, da cui sfuggono sensazioni libere e desiderose di maggiore libertà proprio come quella danzatrice la cui anima e il cui corpo all'assoluta libertà sono consacrati.
L’energica flessuosità dei suoi movimenti viene imitata alla perfezione dalla scia del suo profumo ammaliante e sfuggente persino a quell'odorato così attento perché incredibilmente affascinato, ma inguaribile perché mai potrà conoscere il mistero padrone di tale sensualità… svanisce lentamente il profumo inebriante allontanandosi verso chissà quale meta o venendo semplicemente assorbito, lasciando comunque una piccolissima macchia che conduce ad un altro profumo più o meno percepibile inizialmente, ma che diviene sempre più penetrante man mano che questo pare avvicinarsi: un profumo indefinibile e sconosciuto, forse un miscuglio di forti aromi naturali involontariamente aspirati e spesso seguiti da un piccolo arricciamento del naso. L’imperiosa figura di un’austera signora impellicciata compare all'improvviso nella mente che trattiene il respiro per quell'attimo di paura, lasciandosi poi andare in un gioco di sguardi curiosi in risposta a quelli della signora che studia circospetta, dalla punta dei capelli all'unghia del ditino del piede, chi osa passarle a poca distanza, cercando di non darlo a vedere, naturalmente. L’aroma diviene tanto forte da quasi soffocare, ma non c’è nulla che possa impedire di percepirlo; non resta che attendere che l’ebbrezza si attenui e che tale profumo svanisca come tutti gli altri, prima o poi. Si ricerca disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi per fuggire da quella morsa velenosa fino a quando un aroma tanto sottile da dubitare della sua esistenza sembra farsi strada cortese e delicato… porta primavera, fiori, freschezza, ma v’è in esso anche un risvolto appena percepibile che suggerisce qualcosa di gustoso seppur infantile: latte caldo… Si delinea la figura di una splendida giovane mamma che culla il suo cucciolo intenta a concedergli la sua linfa vitale a cui il piccolo si aggrappa affannosamente come se da un momento all'altro potesse finire, ma non finirà… Ci si aggrappa a quel profumo materno lasciandosi andare al desiderio di assaporare quel caldo latte appena nato dal vellutato seno, lo si immagina carezzare la gola dove lo si lascia scorrere fino al raggiungimento della dimora accogliente… non si è mai stanchi, si vuole sempre più, ancora, ancora… Si beve insaziabilmente fino al blocco di ogni facoltà. La morbida quiete in cui si è dolcemente caduti impedisce inizialmente di mettere in moto anche il più minuscolo e insulso meccanismo mentale, ci si limita a leccarsi appena quelle che dovrebbero essere labbra ma che, privi di tatto, non si riesce a percepire; su di essere è però rimasto ancora un poco di quel dolce sapore che si rincorre fino all'ultimo debolissimo goccio, dopo di che, con rinnovata curiosità, si attende nella certezza che qualcosa giungerà per lasciarsi assaporare e mettendosi quindi in posa per un nuovo dipinto… si attende, ma invano, perché nulla giunge.
L’unica spiegazione è che quel lieve ricordo di latte caldo non vuole andarsene, oppure lo si trattiene involontariamente in quanto inconsciamente impauriti da ciò che potrebbe accadere distaccandosene? … D’un tratto qualcosa di nuovo sovrasta il dolce ricordo del latte e su di esso ci si arrampica come su una scala che porta dritta all'uscita. Dovrebbe essere un sapore avvolgente e caldo, seppur non si sia in grado di confermare questa ipotesi ingenuamente formulata; è certamente sensuale e conduttore d’altri sapori che si diramano tra il dolce e il leggermene amaro… vino, vino rosso... sì, decisamente sì. L’atmosfera sfumata e ovattata in cui si è immersi affascina la mente che si lascia condurre ed ammaliare non accorgendosi di avvicinarsi sempre più alla perdizione… con pensieri malfermi si riesce ad abbozzare l’immagine di labbra carnose appena colorate dal rosso penetrante di quel vino, sorridono maliziose e soddisfatte, ma perché? Inutile porsi domande a cui mancherebbe una certa risposta, meglio abbandonarsi all'immagine che ora si espande mostrando una figura di una donna seducente e fatale adagiata su qualcosa che pare un divanetto, o una poltrona?
Poco importa; la si vede abbandonarsi a pose ardite e intriganti distendendo nel mentre le morbide labbra in un sorrisetto ambiguo rivolto ad un ipotetico osservatore che non dà prova di esistere. Tiene in mano un bicchiere in cui talvolta affoga lo sguardo come rapita da quel denso rosso quasi palpabile. La si immagina, d’un tratto, socchiudere le labbra in un piccolo risolino che pare crescere ad ogni piccolo sorso sino a diventare una grassa e gustosa risata totalmente incontrollata; il riso è contagioso ed il bisogno di ridere si fa sempre più intollerabile nell'impossibilità di aprire le labbra inesistenti e lasciar liberamente vibrare le corde vocali altrettanto assenti, ma tutto d’improvviso svanisce, si spegne… L’accendersi di un pensiero elementare provoca il risveglio della mente intorpidita e smarrita che s’accorge che nulla è cambiato, che ancora qualcosa deve succedere… è necessario che succeda perché tutto abbia fine, forse. Ancora in stato semi-confusionale si attende senza saper quantificare il tempo che pare infinitamente dilatato al fine di condurre alla disperazione che si vede costretta a graffiare, tentare invano di lacerare le pareti della mente in cui è chiusa senza alcuna possibilità d’uscita; scroscerebbe in lacrime pregando perché l’essere ormai inumano possa tornare completo, urlerebbe perché qualsiasi cosa appaia ad indicargli una via d’uscita, si dimenerebbe in preda alla pura follia pur di ritrovare la normalità perduta… ma nulla accade… l’acido gusto di vino rivoltato e non ben digerito sembra farsi sempre più forte come a voler prepararsi a respingere un altro sapore che potrebbe sbaragliarlo da un momento all’altro… ma ancora nulla accade… il sapore d’acidume non s’arrende convincendosi di poter vincere ogni nemico che tenti di invadere il territorio conquistato, ma si sbaglia… un nuovo sapore, tanto aspro e forte da risvegliare la mente dal suo lungo torpore, si fa strada: ogni facoltà mentale immediatamente tenta di analizzare ogni suo minimo rimando ad altri sapori in quanto esso pare essere totalmente sconosciuto e prima d’ora ignorato, ma pur tanto chiamata e ricercata una qualsiasi conclusione tarda a giungere… Si rimane così ancora nella quasi totale immobilità mentale concentrandosi unicamente sul nuovo ritratto che attira a sé ogni singola forza rimasta perché possa almeno vagamente formarsi, ma nulla… la creazione del ritratto è forse l’unica via di ritorno, ma come creare un’immagine di qualcosa di assolutamente indecifrabile e sconosciuto? Si cerca un aiuto, anche minimo, ed esso non tarda a farsi avanti: una voce riecheggia stridendo nell'udito ritrovato, blaterando confusamente qualcosa a proposito di un veleno… il tempo che si lascia alla mente di elaborare un qualsiasi pensiero a riguardo, anche futile, non basta, perché dell’altro giunge ed è un dolore che contorce ogni muscolo in spasmi isterici, seguito immediatamente dalla vista di una figura completamente nera di cui si distinguono unicamente gli occhi lucenti di follia dinanzi al terrificante spettacolo probabilmente da lei stessa creato… Il desiderio dell’assoluto annullamento dell’essere e delle sue percezioni segue il ritrovamento di ogni senso di cui ci si capacita grazie all'acutezza della straziante tortura che sembra non giungere ad una fine, per quanto agognata… si va mescolando tutto ciò che si riversa sui sensi dell’essere, che appena riesce a distinguerne alcuni… forse una risata, più risate!
Il contorcimento incontrollato del corpo e la tensione innaturale di ogni muscolo, l’aspro odore e sapore che impregna gola e narici e poi nero, solo nero, vasto, infinito, non delineabile… nero… Tutto si è spento… È forse giunta la morte? No, non può essere possibile… morire per aver peccato di troppa curiosità? Questa è la punizione di chi si ferma a contemplare, ammirare, studiare…? La troppa curiosità di conoscere, il desiderio di arrivare a dare una spiegazione al fascino provocato da qualcosa di misteriosamente inspiegabile e irraggiungibile razionalmente ma anche umanamente… questo è il peccato di cui si è responsabili: l’ardita ricerca di una maggiore conoscenza, forse di una spiegazione, di qualcosa che è probabilmente destinato a rimanere circondato dal sottile alone di mistero che è la sua natura, lontano dalla logica spiegazione umana ma splendido in tutte le sue sfumature di colore come un arcobaleno dipinto ad acquarelli nel cielo; tale è la donna che ama essere ammirata, contemplata ma forse non vuole essere studiata in quanto scrigno intoccabile di segreti a lei stessa nascosti, o forse no…


*
photo dal web

Tamara de Lempicka


Tamara Rosalia Gurwik- Górska (Varsavia, 16 maggio 1898 – Cuernavaca, 18 marzo 1980) è stata una pittrice polacca appartenente alla corrente dell'Art Déco. A San Pietroburgo conobbe Tadeusz Łempicki, avvocato, che sposò nel 1916. Durante la rivoluzione russa, egli venne arrestato dai bolscevichi e liberato grazie agli sforzi e alle conoscenze della giovane moglie. Nonostante questo Tadeusz si separò da Tamara perché non sopportava la sua vita indipendente e disinibita. Trasferitasi in Francia dopo la rivoluzione comunista, Tamara divenne un personaggio della Parigi "des années folles", come artista e come donna.
In quel senso la sua esistenza fu una perfetta e programmata realizzazione estetica in cui l'arte e la vita vennero declinate secondo istanze di rappresentazione teatrale, quindi artificiali e di pienezza esistenziale, quindi emozionali, che traevanole loro origini sia nell'estetica simbolista e decadente di matrice russa che da quella futurista. I suoi disinvolti amori, maschili e femminili, i suoi atteggiamenti spesso cinici e opportunistici sono la disinibita risposta a quell'incitamento alla ribellione contro le "vecchie e sterili sentimentalità, le gelosie artificiali, il patetico delle separazioni e delle fedeltà eterne".





*
Tamara de Lempicka

09 settembre 2007

Il piacere della scrittura


Scrittura e lettura sono indissolubilmente legate. Si riesce a scrivere solo dopo aver letto molto. L’incontro con altri tipi e stili di scrittura alimenta, per vie misteriose, la possibilità di mettere in moto la propria scrittura. Si “dà corpo di scrittura” a dei pensieri non solo per esprimerli ma a volte per “liberarsene”, per poter dar forma e senso ad una propria trama interna incerta e confusa. Spesso prima di arrivare a un testo definitivo, con una tenuta e un ritmo convincenti, ci sono stesure e ristesure ed è molto più quello che “si lascia perdere” di quanto “viene trattenuto” fino alla fine. Altre volte si scrive “di getto” ma se non c’è il lavoro di trattenere, eliminare, trasformare, credo non si arrivi mai ad uno scritto (tessuto) con una forma unica e personale. Si potrebbe collegare lo scrivere alla “prima fase della vita in cui un individuo diventa consapevole delle proprie potenzialità autonome. Sperimentare la propria capacità creativa di seguire un impulso e di controllarne le conseguenze”.(Paula Heimann).

Roland Barthes chiama: “il grado zero della scrittura” il livello in cui chi scrive attinge alla lingua cui appartiene ma ne fa “un’area di azione”in cui accade altro. Il lessico, le immagini, la costruzione di uno scritto, afferma Barthes, non nascono dalla lingua, ma dal corpo e dal passato dello scrittore. Nello scrivere un interlocutore c’è sempre. Si scrive per un assente. Un assente inafferrabile ma anche tanto presente da fungere da guida, giudice, critico, sostenitore... A volte non ha un volto preciso. Ci si sente ipercritici, non all'altezza. Allora si finisce col stornare, trattenere il pensiero o con lo stordire con parole e citazioni al fine di aggirare l’interlocutore interno. Il vuoto o il troppo. Sarà questa ambivalenza che indica la varietà e l’invenzione di molte forme di scrittura? Calvino ha dei chiodi fissi: “più che dal desiderio di scrivere il mio libro sono sorretto dal desiderio di avere davanti a me il libro che mi piacerebbe leggere e contemporaneamente di pensare che quel libro non esista ancora. Allora provo ad identificarmi con quell'autore immaginario, un autore che potrebbe essere anche molto diverso da me, ma che poi alla fine prende il mio posto o io prendo il suo”.

Borges ricorre ad una finzione per cominciare a scrivere: “penso che il mio compito sia semplicemente quello di esaminare e recensire un ipotetico testo già esistente, di un autore sconosciuto, di un’altra lingua, di un’altra cultura”. Marguerite Duras: “scrivere è tentare di sapere cosa si scriverebbe se si scrivesse. Lo si sa solo dopo. La scrittura è l’ignoto di sé, della propria mente, del proprio corpo, è una facoltà che si ha al di fuori di noi, di un altro che appare e si fa avanti, invisibile, dotato di pensiero, d’ira e che talvolta, per questo stesso motivo, è in pericolo di rimetterci la vita”. Scrive M. Fermine nel suo prezioso piccolo libro “Neve”: “In verità il poeta, il vero poeta, possiede l’arte del funambolo. Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un’opera, di una storia. Il difficile è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura non scendere mai neppure per qualche istante dalla corda dell’immaginazione”.

Dunque scrivere ha a che fare con una passione e con la possibilità di rimanere dentro quella passione. Inoltre scrivere ha a che fare con il “sessuale”: concepire, far crescere, nascere, nutrire fino all'autonomia e alla separazione qualcosa di noi stessi. Il piacere della scrittura, perché di un piacere si tratta. E come tutti i piaceri sfida l’interdizione e allora scriviamo bigliettini, lettere, appunti, racconti, filastrocche, poesie, diari, blog. Non importa il prodotto finale, è il cammino dello scrivere, per arrivare a... (continuate voi)!

*
Liubiza
fotografia: Arno Rafael Minkinnen