26 dicembre 2010

Un sogno in dono


Avevo invitato anche mia sorella all'appuntamento preso con Luca... volevo fargli una sorpresa e regalargli un sogno, una serata speciale! Lui si libera di qualche impegno e dopo il lavoro passa a prenderci. La sua auto si ferma al solito posto e lui rimane assai interdetto nel vedere due figazze che l'aspettano anziché una... prova a chiedere se fosse cambiato circa l'appuntamento ma mentre salgo davanti (ovviamente) e mia sorella Livia dietro, lo esorto a partire e di fretta.


In macchina parliamo del più e del meno poi, con un sorriso angelico ci chiede, stante la magnifica trinità, se ci può farci delle foto. Noi, entusiaste, non ci abbiamo pensato più di tanto accettando subito la proposta. Così Luca cerca di evitare il traffico dirigendosi verso una strada che porta fuori città affermando altresì di aver trovato un bel posticino dove nessuno ci potrà disturbare… un vecchio casale in campagna che dovrà ristrutturare nei prossimi mesi. Dopo mezzora di macchina arriviamo in un luogo splendido, immerso nel verde degli alberi e dei rovi...

Lui scende… mi apre lo sportello e fa lo stesso con mia sorella ancor più frastornata di me. Noto il loro scambio di sguardi ammiccanti e la cosa inizia ad infastidirmi un poco, ma faccio finta di nulla e, con molta cautela, entriamo. La vecchia casa risulta tenuta bene ed è ancora parzialmente arredata… ci accoglie una bella scalinata un patio e l'ingresso. Oltre si staglia un divano di pelle rossa dove Livia si siede timorosa ed imbarazzata. Lei è di poche parole, non ama i posti chiusi e quell'imbarazzo la rende ancora più misteriosa e bella. 
Luca continua a guardarla con interesse... mi piace assai vederlo eccitato, preso tra due fuochi. Anche lui dopo le prime chiacchiere di convenevoli, del tetto da riparare, del pozzo da abbassarre... è abbastanza impacciato. Mi accorgo d'aver lasciato in macchina il cellulare e chiedo le chiavi a Luca per andare a riprenderlo... scendo con non poca difficoltà quei gradini d'ingresso, per via dei tacchi, affrettandomi poiché non volevo lasciarli troppo tempo da soli quei due... La gelosia è sempre in agguato… così, risalendo in casa, non li trovo più in sala dove eravamo poco prima…. in silenzio mi dirigo verso le stanze ed ecco da dietro una porta arrivarmi la presenza di due ombre molto vicine tra loro. Si stavano baciando. Scostando appena la porta scorgo Luca intento a slacciare il vestitino di Livia... tirargli giù la zip dietro la schiena e con la lingua gliela lecca man mano che la stoffa lascia spazio alla pelle. Avrei voluto quella lingua sul mio collo e non sul suo... Lei, apprezzando, ricambiava l’attenzione passandogli la mano sul cazzo che, bello gonfio, non chiedeva altro d'esser liberato dallo slip. Avrei voluto fermarli ma stranamente mi piacque guardarli... vedere fino a che punto sarebbero arrivati. Il cuore mi batteva forte, sarei voluta entrare e urlargli di lasciarlo andare... Ma poi, pensandoci bene, lei era mia sorella ed avevo creato io la situazione. Lei era l'unica che sapeva del feeling che io avevo con quell'uomo. L'unica che sapeva che lui era la cosa più bella che mi fosse mai capitata.
Mi trattengo quindi dall'urlare, soffocando la gelosia dentro la mia lingerie, che inizio a carezzare inconsciamente. Lui fa stendere Livia sul letto e si sbottona la camicia… quella camicia che io adoro, ora la stava appoggiando vicino alle sue scarpe nere… la c'è il suo odore e nessuna donna lo avrebbe dovuto percepire oltre me. Egli incomincia a carezzarle le gambe nere e setose sedendosi affianco a lei sul bordo del letto. 
Non c'è la faccio più… sono arrabbiata, furiosa… tutto questo mi manda in bestia. Mi meraviglio di me e della mia non reazione che mi tiene inchiodata ancora. Basta è troppo! Da lì dietro mi sbottono la camicetta. Decido… entro… e mi fermo sulla porta. Loro due non si meravigliano affatto della mio arrivo anzi, Luca mi guarda e mi dice... stavamo aspettandoti, vieni qua e distenditi vicino a Livia. Destabilizzata da quella frase finisco di sfilarmi la camicetta e sciolgo i capelli… butto giù un respiro profondo per non fargli vedere che stavo scoppiando di gelosia… avrei però voluto sapere, a quel punto, quale delle due preferiva. Così, mi avvicino a Luca e gli passo la lingua sulle labbra, lui risponde compiaciuto riempiendo di baci e saliva i miei capezzoli duri che s'affacciavano dal balconcino di pizzo nero. Detto fatto la sua mano si dirige verso Livia andandosi ad infilare dentro le mutandine. Anche la prima battaglia era già vinta… in tre a godere di quell'atmosfera calda ed avvolgente che si era creata senza avere progettato nulla… nata solo da un pensiero, ma cosi meravigliosamente eccitante e unico!
Quindi mi passa le dita all'interno delle cosce, e con esse s'avvicina alla mia fica. Ora possono trovare le piccole labbra, sento che si fanno spazio in me, sento che mi sto bagnando di piacere.  Trova il mio buchetto e mi penetra delicatamente con un dito, poi sento che ne infila un'altro prima di spingere a fondo. Penso di avere urlato quando ho sentito la sua lingua umida dentro me. Mi sono appoggiata sui gomiti e con le mani ho tentato di tirare ancora più su la gonna, poi l'ho lasciato fare. Mentre questo accade noto che Livia, sdraiata accanto a me, si sta eccitando nel vedere Luca leccarmi dappertutto!
Quella lingua mi stava facendo veramente godere, mi trasmetteva passione, desiderio e piacere. Una mano mi accarezzava il basso ventre fin dove poteva arrivare e l’altra univa le sue dita al gioco della lingua, stavo per perdere il controllo del mio corpo così l’ho fermato, ho preso la sua testa per i capelli e l’ho tirata su sino alla mia bocca. L’ho baciato e quando la mia lingua ha trovato la sua ho sentito il mio sapore. 
Livia, che nel frattempo si era goduta le attenzioni di Luca verso me, allunga una mano in direzione del suo cazzo e lo accarezza da sopra i pantaloni. Poi con una mano lo libera ed allora Luca l'aiuta porgendolo!
Lo passa sulla bocca di Livia, poi sulla mia... è duro e vellutato al tempo stesso, Livia gli mette le mani dappertutto e appena io mi distraggo approfitta per ingoiarlo con piacere.
Cosi, decido di lasciarglielo quel piacere, scivolo davanti a lei ai suoi piedi. Le tiro un po’ su la gonna, lei mi aiuta, e mi tuffo in mezzo alle sue gambe affondando la mia lingua nella fica di mia sorella. Mi eccito a dismisura.  Sento il mio corpo nuovamente pronto all'amplesso, mi stupisco di me, delle mie reazioni e comprendo il valore di un rapporto trasgressivo. Voglio trasmettere anche a Luca la mia eccitazione e la voglia che mi prende. Io e Livia c'è lo stiamo cucinando ben bene, non senza le coccole che merita e credo riusciremo a portarlo all'orgasmo.
Lui si inginocchia, e potrebbe spingerci con dolcezza il membro in gola, potrebbe costringerci a succhiarlo sino a farlo venire, ma sta al gioco, ha capito cosa vogliamo e per questo c'è tempo.
Rimani cosi dice Livia, in questa posizione, e si gira verso di lui con il culo fasciato da un meraviglioso reggicalze,in attesa della sua mossa.
Luca si avvicina e se la scopa da dietro con grande dolcezza mentre io, da dietro, gli bacio la schiena... dopo una decina di minuti tocca a me, prima che i suoi umori arrivassero a bagnarla s'infila dentro la mia fica caldo e prepotente allo stesso tempo.
Solo in quel momento noto lo specchio di fronte che ci riflette tutti... un magico insieme d'umori e di sapori che stanno esplodendo di desiderio.
Livia lo allontana da me,  lo prende per mano e lo porta in cucina. Quindi sale sul tavolo allarga le gambe, vi punta i suoi tacchi e incomincia a masturbarsi...
Ci guarda e sorridendo dice "fatelo qua, vicino a me su questo tavolo, voglio vedervi scopare fatelo vicino me"
Luca sorridendo mi fissa negli occhi. E’ eccitatissimo mi appoggia al tavolo mi allarga al limite le gambe. Mi penetra da dietro... mi da dei colpetti decisi e poi si ferma dentro un attimo facendomi gustare ogni sfumatura di quella penetrazione.
Poi lo lascio andare verso Livia, mi piace vederlo intento sui suoi capezzoli che sbucano dal balconcino e a quella libidine voglio partecipare anche io, non voglio perdermi nulla sono ingorda e infame, e lui lo sa che se anche lo sto dividendo con mia sorella rimarrà solo mio.
Mi piace guardarlo,  sento dal suo respiro affannato che sta per arrivare all'orgasmo. Il dono che gli stiamo dando è noi stesse, in quanto sorelle, e ciò rende noi due partecipi della nostra stessa pelle... 
Luca non riesce più a trattenersi e vorrebbe venirci addosso. Ci passa nuovamente cazzo sulla bocca... leccare in due la stessa asta era meraviglioso... ci dividevamo quel lecca lecca avide e ingorde... un lecca lecca dal sapore molto afrodisiaco anche perché mentre lo gustavamo, ci guardavamo nei occhi gelose l'una dell'altra!
Lui godeva compiaciuto pensando forse che la cosa si sarebbe potuta ripetere più frequentemente... ma arrivò quel suo orgasmo immediatamente seguito dal nostro.  Lui si lascia leccare io sento i suoi muscoli che saltellano al ritmo del suo orgasmo. Al termine si reclina verso di noi mi afferra la testa e poi quella di mia sorella, ci bacia con passione dicendo ringraziandoci di quel dono... mi guarda e mi sorride senza dire nulla. Livia ora la vedevo finalmente serena.
Dai vi dò dieci minuti per sistemarvi e farvi belle... ci attende un book fotografico. Vi voglio cosi, come vi ho possedute ora, reggicalze e tacchi! Siamo venuti qui per lavorare mica per divertirci...
Sicuri che siamo già venuti, dice Livia... sbottiamo tutti a ridere???


*


photo dal web

18 dicembre 2010

[ed@]19


Ci sarebbero infiniti argomenti da mettere all'ordine del giorno... ma così splendidi "punti di vista" richiedono la massima attenzione e dedizione... non so quando riuscirò a soddisfarli tutti!

eneadarrigo
photo dal web

03 dicembre 2010

29 novembre 2010

[ed@]18


Parole destinate a perdersi
tra la parete dei sogni e quella del tempo...
la marea ti aiuterà a cancellare ogni traccia d'amore
rimasta intrappolata nella sabbia.
Scrivimi "quando"!

eneadarrigo
photo dal web

13 novembre 2010

Acque




Pensavo un sogno… invece è notte, pennellata di un silenzio inverosimile… pulito, quando ti ritrovi a guidare maree di colore verso ciò che solo l'immaginazione conosce e cela ai propri occhi. E beve, di gustoso e pieno calice, anche sotto la luna divaricata delle tue gambe mentre monda ogni possibile e muto disequilibrio dai cunei di rossa lacca alla punta della lingua. Sei tela... pelle bianca d’arginare, percettibile fibra aperta a tamponare eiaculati pieni d'arcobaleni ove disegnarvi sopra un sogno pennellato di desiderio, d’acque immote e di ambiziosi quanto inutili silenzi!

Un giorno solo di tregua, scavato dagli umori di ciò che deve ancora piovere, lontano dal troppo vento, e dal mugolare che coltivi nei vuoti di questo tempo che ci divide. 
L'isola non ha mare a sufficienza per bagnare d’altro sapore entrambi i desideri… né terra idonea per sterile semenza!

*
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21 ottobre 2010

Il volto di una persona


“Ci sono due modi per guardare il volto di una persona. 

Uno, è guardare gli occhi come parte del volto,
 l’altro, è guardare gli occhi e basta... 
come se fossero il volto.”

*

Alessandro D'avenia
photo dal web

Sotto la mia gonna




Vienimi dentro,
insinuati sotto la mia gonna
resta con me tutto il tempo che ti basta...
vienimi dentro...
di quel seme che forse dovrò ancora aspettare,
di quell'odore che mi scompiglia l'anima 
ogni volta che ti penso.
Percorrimi
dove il calore si serba e gode
goloso delle tue mani.
Vienimi ovunque
non farmi morire cosi'
senza l'odore della tua pelle.

*

NeRa
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08 ottobre 2010

[ed@]17



Una traccia d'ombra sul confine dei tuoi occhi. 
Luce che vola nel cuore... ed è un altro giorno!

eneadarrigo
photo dal web

21 settembre 2010

Ti sorprenderò



Maura era una ragazza comune, non appariscente, ma talmente normale che non capiva perché non fosse oggetto di interesse da parte dei maschietti così come le sue amiche. Per questo aveva maturato nel tempo un sogno semplice ma sempre riposto nel profondo del cassetto… farsi fotografare da un fotografo professionista, per vedere come la vedevano gli altri… con occhi benevoli ovviamente, ma capire come apparisse. Avere un book fotografico di immagini fatte ad arte, e non dal primo che poteva capitare, le sarebbero servite per capirsi, per guardarsi e potersi ritrovare in esse… magari nei momenti grigi per far tornare a splendere il sole interiore. Aveva cresciuto in animo la necessità assoluta di sapere come era vista da altri occhi e come quegli occhi, posandosi su di lei, l’avrebbero fatta sentire… 
Con questo desiderio in mente si mise alla ricerca su internet di fotografi professionisti nella città. 
Fu una lunga ricerca ma poi vide una serie di foto che la intrigarono molto, le modelle avevano pose e look molto sensuali, audaci ma raffinate.
Cercò il nome del fotografo perché lei, voleva anche che fosse un uomo che l’attirasse, un maschio che le facesse scorrere brividi sulla schiena al solo vederlo. Dunque non bastava la tipologia di foto a farla scegliere, era necessario selezionare il fotografo.
Vide questo tizio, era un uomo alto, occhi verdi ammalianti, un bel tipo decisamente. Cercò altre foto, le guardò con avidità, ogni particolare poteva essere decisivo. Si vedeva che sapeva farci e si domandò con quante di quelle modelle fosse andato anche oltre.
Così decise di chiamare, per avere informazioni su come si sarebbe svolto il tutto, sul prezzo, sulle cose da indossare, il posto in cui vedersi.
La voce che sentì all'altro capo del telefono la fece sussultare, era un voce calda, profonda, intensa. Un tono che portava con sé immagini di sesso.
La sua fantasia già era andata oltre.
Le disse di presentarsi nel suo studio, di portare alcuni capi di lingerie che le piacevano particolarmente e a quel punto anche lui le chiese di vedere qualche sua foto, per decidere, orientarsi.
Si scambiarono così i numeri dei cellulari.
Lei aveva già fatto da sola delle foto con raffinati capi di lingerie, foto che mettevano in bella mostra il suo corpo sodo e ben proporzionato. 
Si piaceva, questo era innegabile e le piaceva piacere.
Scelse le foto più belle ma non gli mandò quelle più audaci o di nudo integrale.
In fondo aveva a che fare con uno sconosciuto.
Aspettò una reazione. Poco dopo il bip bip del telefono le annunciava l’arrivo di un messaggio:
Con una modella così potrei cominciare anche subito. Ce la fai a stare qui tra mezz’ora?
Cavolo, non se l’aspettava ma scrisse un SI e velocemente lo inviò.
Quando suonò alla porta dello studio lui andò ad aprire. Si guardarono con un interesse imbarazzante. 
Prego accomodati Sonia, posso darti del tu vero?” – disse lui facendola entrare.
“Si certo”.
Lei lo scrutò e lui sorrise. 
Lui aveva un jeans e una camicia bianca sbottonata davanti e arrotolata sulle maniche. 

Era decisamente bello, aitante, muscoloso. Ancora una volta pensò che la voce non l’aveva tradita. Il suo aspetto e il suo odore facevano pensare al sesso.

Anche lui la guardò, mentre le offriva da bere un cocktail, si sedette su un divano bianco e le chiese di muoversi, di camminare per vedere la sua dimestichezza davanti poi alla telecamera. 
Le sembrò una sfida, le piacevano le sfide.
Aveva indossato un mini tailleur nero, scarpe nere con tacco 12 e cinturino, suola rossa, calze nere con riga dietro, gonna corta, camicetta rossa trasparente che nulla lasciava all'immaginazione e faceva intravedere il pizzo di un raffinato reggiseno nero. 
Si mosse con naturalezza ma poi scoppiò a ridere.
“Scusa è che non sono abituata”.
“Sembra esattamente il contrario, vieni a bere il tuo drink qui accanto a me, parliamo un po’, serve per stemperare la tensione e poi essere più rilassati quando faremo le foto”.
Con una mano toccò il divano nel posto accanto al suo.
Lei prese il bicchiere e si sedette.
La gonna si alzò lasciando intravedere un striscia di pizzo nero delle calze.
Sapeva che lui stava guardando e non fece nulla per tirare giù la gonna. Quella situazione la intrigava molto.
“Allora come mai questa scelta di farti fotografare? Mi sembra che tu lo sappia far bene anche da sola!”.
“Non so, mi piace e volevo qualcosa di diverso, foto vere, fatte con tecnica non so se puoi capire…”
“Mi è tutto molto chiaro. Allora che ne dici di iniziare?”
Le fece vedere lo studio, c’era tanta luce, divani, tendaggi di ogni tipo e colore, un letto, sedie, una vasca, tappeti…
“Cosa mi devo mettere?”
“Forse è meglio chiedere cosa ti devi togliere, per ora rimani con la lingerie che hai addosso che da quello che vedo non è niente male, proviamo a fare qualche scatto.”
Così lei si spogliò con calma.
Si tolse la giacca, sbottonò uno ad uno i bottoni della camicetta e la lanciò su una sedia. Poi fece scorrere la zip della gonna, ancheggiò per farla scendere e quando toccò terra, vide nei suoi occhi una voglia che stentava a tenere a bada.
Era rimasta con un completino reggiseno e tanga di pizzo, reggicalze e calze, scarpe alte nere.
Lui senza dire nulla cominciò a scattare foto a raffica, le dava a volte delle indicazioni su come posare.
“Non mi hai detto che te ne pare, se secondo te può venire un bel servizio fotografico!”
Allora lui si avvicinò e le disse:
“Ti sorprenderò”.
Continuò a scattare, lei si sdraiò sul letto, lui si avvicinò per fare foto su vari particolari, le chiese di slacciarsi il reggiseno e di giocarci.
Quando la vide a seno nudo trasalì… neanche su modelle di diciotto anni aveva mai visto un seno così ben tornito e sodo ma fece finta di nulla.
Continuò a fare foto poi decisero di fare una pausa.
Lui si sdraio sul letto accanto a lei, la guardò e le disse che aveva un corpo perfetto, avrebbe davvero potuto fare la modella.
Lei cercò di rimettersi il reggiseno ma lui glielo prese dalle mani.
“Ti vergogni?”
“No ma siamo in pausa hai detto”
“Appunto meglio stare in libertà”. Annusò il reggiseno e disse:
“Ora con questo ci gioco io”.
Si avvicinò e le leccò un seno, lei non aspettava altro. Forse non aveva mai aspettato altro. 
Gli toccò la nuca e spinse la sua bocca sul suo capezzolo e quello era più di un si. Per lui fu il segnale che poteva osare.
In un attimo fu sopra di lei, le morse avidamente i capezzoli e la sentì gemere sotto il suo corpo. Le strinse il seno con le mani, poi le fece scivolare verso il perizoma e lo scostò.
Le toccò il clitoride mentre i suoi occhi erano puntati sul volto di lei, le piaceva vedere le smorfie di piacere e dolore. Con un dito le fu dentro e la sentì calda, molto calda e bagnata. Questo lo eccitò ancora di più, con impeto infilò tre dita e spinse forte, lei gridò e sussultò, si inarcò per il piacere e divaricò ancora di più le gambe. Era eccitatissima.
Lui giocò ancora con le dita nella sua fica, si portò le mani alla bocca e l’assaporò. 
Poi le strappò il tanga, la camicia bianca volò a terra in un attimo, si tolse i pantaloni facendo intravedere dagli slip un cazzo già duro e voglioso.
Lei si alzò sulle ginocchia, si avvicinò e gli toccò il cazzo attraverso gli slip, era duro e caldo, lo sentì pulsare. 
Sempre attraverso gli slip lo annusò portandosi avanti con il naso. Alzò lo sguardo per vedere la sua espressione.
Lui era fuori di sé dal desiderio di scopare.
“Prendilo, è tuo!” – le disse.
“Lo so che è mio” – rispose lei con aria di sfida.
Gli abbassò di colpo gli slip, si abbassò mostrando il suo culo perfetto e sodo, prese in mano quel cazzo che aveva desiderato dall'inizio, lo leccò e se lo mise in bocca. Lo sentì vibrare di piacere.
Ci giocò come sapeva fare lei, gli arrotolò attorno la lingua per poi succhiarglielo mentre lui lo spingeva nella sua gola.

Era molto eccitato ma lei non voleva che tutto finisse così. 
In fondo si sentiva padrona del gioco e quel gioco lo avrebbe condotto lei.

Quando lo sentì gemere lei si ritrasse, lo fece scivolare dalla sua bocca, si sdraiò aprendo le gambe e mostrandogli altre labbra in attesa di giocare con il suo attrezzo.
Lui rimase spiazzato.
Aveva pensato ad altro ma lei si stava toccando e un liquido incolore faceva brillare la sua fica.

La penetrò con impeto e furore, si baciarono, lei sorridendo lo bloccò dentro se stessa con le gambe mentre lui ansimava e ritmicamente si muoveva su quel corpo marmoreo.
Era una lotta di corpi nudi e sudati, di umori assaporati, di desiderio focoso.
Era godimento totale.
Lei si inarcò e gridò. Stava venendo, il suo respiro si fece sempre più affannoso mentre il seno si sollevava e si abbassava.
Di colpo lui si ritrasse e la rigirò come un fuscello, ora aveva il suo culo a portata di mano, le leccò l’ano, ci infilò un dito, la sentì ancora gemere e dimenarsi, con le dita trasportò il suo liquido dalla vagina all'ano, ci giocò ancora un po’ e poi le fu dentro prima con delicatezza e poi con voglia rabbiosa.
La sentì urlare di piacere e dolore, la sentì spingere il suo culo affinché il cazzo entrasse fino in fondo e lui le venne dentro. 

Un fiume di un intenso liquido biancastro era dentro quel culo perfetto.
Lui le avvicinò la bocca all'orecchio e le sussurrò:
“Avresti mai pensato che questa giornata sarebbe finita così?”
La sua languida risposta fu:
“Si, esattamente così”.

*
Storydream
fotografia: Petr Sojka

05 settembre 2010

In treno



Siamo in partenza io e mia sorella, abbiamo preso un treno che ci porterà qualche giorno a Roma. Siamo invitate al matrimonio di nostra cugina per il sabato successivo. Prendiamo posto, Livia si sistema al lato del finestrino ed io al suo fianco. Sistemiamo le valige e aspettiamo la partenza del treno. Quando vado per sistemare la borsetta ecco che vedo una rivista ripiegata, curiosa la apro e vedo che è un manuale di sesso, tipo kamasutra con tante foto esplicative. La faccio vedere a mia sorella e visto che lo scompartimento è vuoto, ci ridiamo e scherziamo su ma poi le chiedo... "questo l'hai mai fatto?"
"smettila dai... non essere sempre la solita!"
Non parla di buona voglia sull'argomento, è una ragazza molto molto riservata.
Mentre sfoglia la rivista arriva al capitolo lesbo, imbarazzata chiude la rivista e la piega sul portaoggetti che ha di fronte... Una voce maschile alle nostre spalle taglia quell'imbarazzo...
"Buongiorno signore, scusate il disturbo, devo prendere posto. Il numero 19 è il mio..."
Prego rispondo io! Ritiro le gambe sotto al tavolinetto per farlo passare.
Uffa... sbuffo infastidita, finita la pacchia penso! Non si potrà più chiacchierare in santa pace...
Lui mi si siede di fronte, un bell'uomo però! Avrà 50/55 anni, sguardo intelligente, capelli brizzolati e morbidi... un uomo composto e molto educato. Insomma mostra un'aria interessante che mi inizia ad incuriosire non poco... 
Ecco fatto! dice sorridendo... mentre piega la giacca sullo schienale, purtroppo dovrete sopportarmi, vado fino a Roma quindi fate come se io non ci fossi...
E te pare poco, penso...
Sta qua di fronte ha una camicia bianca che lo rende meravigliosamente accattivante... dovrei far finta che non c'è... ?(pazzo!)
In quel momento la sua gamba sfiora la mia, e sulla pelle mi passa una scossa. Per caso o l'avrà fatto apposta? mi chiedo
Ada nasconde la rivista sotto il maglioncino, ma l'uomo con la coda dell'occhio l'ha notata già da un bel pezzo.
Come vi chiamate ci chiede? E si arrotola la camicia ai gomiti, quel gesto per me è micidiale le camice ai gomiti arrotolate cosi m'ammazzano... non so ne il motivo ne il perché ma le braccia di un uomo e le sue mani che fanno quel gesto mi fanno impazzire.
Lo guardo e lui se ne rende conto subito...
Io sono Laura, lei è mia sorella Livia !Piacere mio risponde...
Io sono Giulio!... e tu cara Livia cosa stavi leggendo di bello?
Nulla risponde lei! 
T'imbarazza il contenuto della rivista?
No... risponde lei mentendo spudoratamente
Vedo che è interessata al capitolo lesbo? ribatte lui con un sorriso malizioso
Ma no! risponde Livia l'ho trovato qua anzi... stavo per metterlo nel cestino...
No, e perché mai annuì Giulio... fammi dare un 'occhiata! 

Lei gli passa la rivista, e Giulio senza il minimo imbarazzo la sfoglia e dice... Siamo tutti grandi e vaccinati… ti scandalizza vedere due donne che fanno all'amore?
Lei è diventata viola dalla vergogna! chi ci dice che l'amore etero sia quello perfetto? Quello che ci soddisfa a pieno?
Ti dirò... anzi, vi dirò... vedere due donne che si baciano e s'accarezzano intimamente per me è la cosa più bella che possa esistere.
Io sono senza parole, siamo qui con uno sconosciuto a parlare di un argomento imbarazzante ma al dir il vero molto intrigante.
Mentre sfoglia la rivista sembra eccitarsi, allunga la gamba e si strofina alla mia abbiamo le ginocchia vicine ed io in silenzio lo lascio fare. Mi piace pensare che magari sta avendo un erezione, e che osservando quelle due donne che si strofinano si sia eccitato a tal punto da volere il mio contatto.
Stringo le gambe sento le mie calze che sfregano la pelle, tolgo le scarpe sotto al tavolino e gli metto il piede sul suo cazzo. Lui avverte il mio tocco, il suo cazzo è gonfio e duro eccitato da tutto ciò che stava succedendo... Finisco di toccarlo perché il controllore è in arrivo. Giulio per togliersi dall'imbarazzo chiede? Siete sorelle? Si... rispondo io, sorelle e profondamente amiche... qualcosa che va oltre il legame di sangue. Sai, quel legame che si rafforza e rende speciale un rapporto scontato.
Giulio ci guarda, si passa la mano tra i capelli e si allenta la cravatta.
Fa un po' caldo dice sorridendo... l'argomento toccato da me sotto al tavolino gli stava accendeva lo sguardo...
Siamo solo noi tre nel vagone... Incominciamo a parlare di svariati argomenti e il viaggio diventa interessante. Le ore volano in fretta tra gli sguardi complici di noi due.


Verso le 21 arriviamo a Termini...
Posso domandarvi dove passerete la notte ragazze? Non sappiamo rispondo io siamo partite senza una meta precisa troveremo qualche B&B a poco prezzo nei paraggi...
Ma no, dice Giulio... vi ospito io, sono solo ed i miei sono alla casetta al mare. Per questa notte sono libero.
Livia guarda e mi fa cenno di no con gli occhi... io invece sento che mi posso fidare, anzi, volevo pazzamente andare da lui.
Emmh... dai su accettiamo! Siamo stanche e dove andiamo da sole in questa grande città a quest'ora??
Prendiamo un taxi che ci porta a casa sua, saliamo e sistemiamo la valige in camera... Ha una casa molto accogliente... sorridendo dice "fate come foste a casa vostra"...
Come chiudiamo la porta alle spalle, Livia inizia la ramanzina... lo sapevo! Ma possibile che non cambi mai?... uffffaaaaa quando fa cosi non la sopporto, la solita pippa, la solita prudente e malfidata.
Smettila! Possibile che non ti lasci mai andare a nulla di nuovo... le urlo arrabbiata! Mica ci mangia? Eppoi sembra una bravissima persona.
Innervosita faccio la doccia e dopo la fa anche lei, abbiamo indossato i nostri accappatoi e fatto qualche telefonata.
Dai andiamo a ringraziarlo... Livia dai andiamo da Giulio, lo salutiamo gli diamo la buona notte e poi a nanna!
Avevo una gran voglia di rivederlo anche solo un minuto ...
La prendo e la trascino nel corridoio. Giulio? toc toc? Giulio dormi? Di gia?
Nessuna risposta... ad un tratto la porta si apre e lui ci dice entrate su!
Non è ancora in pigiama ha solo sbottonato la camicia, è bellissimo la maglietta bianca lo fascia e lo rende virile e maschio.
I miei occhi incontrano i suoi e senza parlare si avvicina e mi bacia di colpo inaspettatamente, quel bacio era quello che con gli occhi mi aveva dato in treno mentre lo toccavo... 
Livia rimane allibita muta senza parole, imbarazzata al mille x mille, non capiva cosa stesse succedendo

Lui invece aveva già capito che solo io potevo coinvolgerla, solo io avevo il potere di farla sciogliere del tutto... così la prendo per mano e la trascino lentamente verso di noi.

Finisce con la mia bocca e dolcemente passa alla sua, scende con la lingua sul suo collo e con la mano mi tocca i capezzoli dentro l'accappatoio.

L'atmosfera si riscalda.
Ci prende per mano e ci porta sul letto… ci slega l'accappatoio e si mette in mezzo a noi due, ci bacia le spalle e con le dita ci disegna carezze. Sulla pelle… arida di tante cose che nessuno mai ci dona... Quell'uomo ha una tenerezza nel baciare che ti spiazza l'anima ed ha un sapore di buono che mi fa ricordare i lecca lecca che di nascosto rubavamo al nostro papà quando faceva il droghiere.
Livia mi guarda meravigliata ma non si allontana, ha bisogno anche lei di quell'uomo che ci vuole entrambe in modo cosi intenso...
Colta da raptus improvviso, comincia ad armeggiare con i suoi pantaloni fino a farli scivolare a terra… gli accarezza le gambe vellutate e li segna il profilo con le unghie dolcemente
Lui con le dita gli tocca lievemente la figa saggiandola e affonda le dita nel grondante calore, girando attorno al clitoride lentamente delicatamente beandosi dei mugolii di lei che ansima.
Io aspetto eccitata e li guardo, allargo le gambe e mi tocco, più forte, mi masturbo accovacciata sul letto. E' meraviglioso vedere Giulio che tocca la figa di Livia. Gli piace stare al centro di noi, se la prende comoda, la stende sul letto e la scopa davanti, più volte. Si toccano si leccano, mordono la carne l'uno dell'altro, e l'odore di sesso si sente in tutta la stanza.
Non potendo più stare a guardare ecco che la mia bocca cercare quella di Livia… Lei mi passa la lingua e poi la cede ancora Giulio.
Lui la tiene a gambe divaricate mentre lei si tortura i capezzoli continuando a cavalcarlo con un ritmo costante ad occhi chiusi e testa reclinata indietro.
Mentre sono sul letto vedo un paio di scarpe nere di vernice scivolo giù e le indosso, mi calzano a pennello, forse sono della sua donna...
Mi distendo sul letto e allargo le gambe aspettando Giulio che era ancora a stantuffare Livia.
Eccitato dalla cosa mi vede e mi porta sullo scrittoio che sta di fronte toglie i fogli e mi mette a carponi. M'afferra i fianchi e mi porta verso il suo cazzo duro che è li caldo ancora degli umori di Livia.
Mi allarga le gambe e me lo infila dolcemente, lo sento schizzarmi dentro morbido e umido.
Mi scopa, mi fotte con un ritmo che mi fa smaniare... Livia s'avvicina e gli bacia la schiena da dietro… gli struscia le tette sulla schiena…
Falle indossare un pò anche a lei ora - mi dice mentre mi sta scopando - ... io adoro le scarpe, e voglio vedere come le indossa.
Le sfilo e le passo a mia sorella.
A quel punto lui si inginocchia e gli lecca le gambe con la lingua, gli massaggia le cosce, lei si contorce, io m'avvicino di lato e la bacio sui seni.
Un incontro magico, fatto di voglie e di cose nuove da scoprire, di umori che si fondono ognuno nei desideri dell'altro... quei desideri che mai nessuno dei nostri compagni ha saputo, mai e poi mai, soddisfare.
Tra poco vengo dice Lui... sdraiatevi qua, voglio venirvi sopra! E lui eccitato dalle nostre lingue che lo leccano ci viene sopra le tette, e sopra la fica, le nostre dita toccano il suo seme caldo e ce lo spalmiamo addosso come nettare prelibato... gli stessi gesti quasi fossero stati predefiniti prima.
Tutto finisce, Livia abbraccia Giulio da dietro e io davanti, le mie mani e le sue s'incontrano e lei felice mi fa l'occhiolino.
Giulio ci lecca la bocca ripetutamente succhiandoci la lingua... dormite qua con me questa notte non andate in camera vostra...
E chi si muove, rispondo io, non ci penso nemmeno :)))))

*
photo dal web

18 giugno 2010

[ed@]16



Lascia che io prolunghi il mio piacere di altri dodici centimetri oltre le tue gambe... non mi basti mai... mi aggrapperò al tuo reggicalze per fermare il tempo quando saremo al bivio ove arrivare assieme!

eneadarrigo
fotografia: fallennaughtygirl

03 giugno 2010

I cinque sensi

     


Da sempre uso i cinque “sensi”.
Fin da piccola, ma per l'olfatto è come se avessi una percezione in più.
Mi sono sempre piaciuti gli odori e i profumi delle cose.
Ricordo da bambina l’odore della cera che la nonna stendeva sul pavimento di marmo, l’odore di benzina, il profumo fresco che aveva il bucato steso in terrazzo e che entrava dalle finestre aperte, il dopobarba di papà quando di sera si chinava a darmi il bacio della buonanotte, il profumo di mamma, e chi se lo dimentica più?
E ora sono qui, quasi nuda, con indosso un asciugamano di spugna morbido in questa camera nella penombra di un pomeriggio primaverile cittadino.
La luce filtra dalle persiane socchiuse.
Il letto è grande e profuma di pulito, le lenzuola sono bianche e i cuscini sono morbidi, di piuma leggera giusto quanto basta per affondarci dentro.
Vicino trovo una benda nera di seta.
Al telefono mi ha chiesto di bendarmi. So che è arrivato, non lo vedo ma sento i suoi passi, è nell’altra stanza.
Le pareti sono chiare, di un leggero color pesca.
Sfioro le lenzuola, prendo la benda, faccio un grande respiro e l’appoggio sulle palpebre che involontariamente si chiudono.
Arriva.
Riconosco il suo odore. Deve essersi rasato da poco perché ha messo qualche goccia del dopobarba che gli ho regalato.
Sento che appoggia qualcosa sulla poltroncina, forse la sua borsa di pelle.
C’è silenzio.
Stiamo in silenzio ed è strano per me, appoggiare quella fascia nera sugli occhi. Ma poi capisco il gioco: fare l’amore principalmente con uno dei cinque sensi, usare il mio olfatto per rendere più intenso il piacere.
Ha voluto allacciarmi lui la benda e mentre lo faceva mi ha baciato le spalle e l’incavo del collo, piccoli baci che sembravano un soffio di vento caldo.
Mi ha spogliato lentamente e io ho sentito liberarsi nell’aria l’odore del mio corpo, del mio profumo e del suo quando si è spogliato a sua volta.
L’asciugamano è sceso ai miei piedi, per un attimo il mio corpo è stato percorso da brividi leggeri ma poi lui mi ha preso, si è appoggiato a me, ha baciato la mia bocca e io ho accolto il suo sapore, la mia lingua l’ha gustato come lui avrebbe fatto con un dolce al cioccolato.
Ho raccolto il caldo della sua pelle fra le mie mani, il mio viso è vicino al suo ed io lo respiro.
Mi stende sul letto e lentamente lo sento scivolare verso il basso, mi copre di baci il seno, lo prende fra le mani; è un seno grande, morbido, bianco.
Poi la sua bocca prosegue, scivola giù sull’ombelico per poi fermarsi li sul monte di Venere.
Mi accorgo che il mio corpo si è messo in movimento, afferro un nuovo odore, un aroma, è il mio. Una traccia acida e dolce. E’ l’odore del mio sesso.
Non stacca le mani dal mio seno ma scende affondando la sua bocca in me. Mi assaggia con la lingua, emette un suono. Sa essere lieve e calmo. Ho un fremito.
Con le mani gli accarezzo il collo, le sfioro i lobi, la nuca e sento di aprirmi sempre più.
Sono in apnea.
Improvvisamente si stacca ma non è più calmo, lo capisco da come mi bacia.
La sua lingua danza con la mia. Mi morde il labbro inferiore e lo succhia e il sapore del mio sesso s’infila nelle narici di entrambi.
Mi accelera il cuore.
Si stende e rimane supino. Io sono al buio.
Non mi sta più toccando e così mi metto in ginocchio, uso l’olfatto come guida e lo trovo.
Sembrerà strano, ma da questa percezione posso sapere in che stato è: sento il suo testosterone, quell’odore caldo e umido del sesso maschile prima del sesso.
Risalgo con la lingua lungo le sue gambe ma non è per baciarlo.
Arrivo a lui e voglio sentire le diverse sfumature. Più denso verso il basso, più acre in punta.
Ma sempre lui. Un profumo che sa di gola, di uomo, di voglia di me.
Poi, lo assaggio.
E lui si lascia fare. E’ mio. Completamente mio.
All'improvviso mi distende e mi passa le mani prima sul viso, poi mi sfiora le labbra e con l’indice mi apre la bocca.
Scende sul seno, sul ventre e finisce per poi appoggiarle sui fianchi e con un movimento fluido mi entra dentro e inizia a muoversi e a danzare con me.
Capisco che il suo corpo sta cambiando odore.
Ora è più carico, più selvaggio. Mi sorprende scoprire quante informazioni mi arrivano dagli altri organi, ora che la vista non può vedere.
Avverto che i miei sensi si sono affinati, come esploratori nel buio. Ogni fragranza mi esorta a lasciarmi andare.
Non bado alle posizioni, a come si muove su di me, a come prende il mio corpo, in questo momento non m’importa dei dettagli ma sono gli odori a prendermi, come se fossi in un vortice.
Tutto è progressivamente più intenso.
La pelle lucida e umida, il mio sesso sempre più dolce, il suo desiderio che diventa più aspro.

Sento che sto per avere un orgasmo senza suono, come sott’acqua.
Lo sperimento come una cosa nuova che il corpo mi regala.
Lui è al culmine dell’eccitazione. Lo sento fremere, irrigidirsi. Io uso l’olfatto, lui usa le mani come se fossero una morsa. Ho il suo viso sul collo, lo sento respirare, ansimare. Io sono in apnea e lui mi sta divorando con il respiro.
E l’aria si riempie di un odore leggermente pungente, quasi aspro; sento quello, prima del suo grido. Dalla sua bocca esce un urlo rauco.
E anche se non lo vedo capisco che mi sta guardando, sta guardando il mio viso, non si sta perdendo nulla.

Nulla, e solo allora ci lasciamo andare e godiamo, insieme.
Rimaniamo così, non so per quanto, ma lui rimane sopra di me, rimane dentro di me. Dice che vorrebbe stare così, immobile fino a quando mi prenderà un'altra volta e un'altra volta ancora.
Odoriamo di sesso, profumiamo d’amore.
Solo poi mi toglie la benda.
Contempla il mio volto trasformato, mutato dall’orgasmo ma io non apro gli occhi nemmeno un istante.

Sa che se lo guardo adesso, poi non potrà più fare a meno di me.



pa.oletta
foto dal web













18 maggio 2010

L'ascensore



Era un noiosissimo venerdì sera. La aspettava una serata decisamente piacevole prima al ristorante e poi a casa sua con il suo compagno. Sperava di uscire presto dall'ufficio ma come sempre il suo capo le aveva dato un ulteriore lavoro da finire in giornata ed erano già le sette del pomeriggio.
Lei dalla mattina si era già preparata immaginando che non avrebbe fatto in tempo a tornare a casa per cambiarsi.
Così sotto un rigoroso tailleur nero aveva indossato un elegantissimo corpetto di pizzo e seta chiuso dietro da lacci color antracite che, in una sorta di percorso segreto e peccaminoso, finiva la sua strada proprio sulle natiche.
Sembrava un invito ad essere slacciato per scoprire altri sentieri in cui inoltrarsi e perdersi. All'estremità del corpetto facevano capolino i lacci del reggicalze a sostenere raffinate calze nere, con filo sul retro delle gambe e balze accuratamente ricamate a stringere le gambe tornite e sode.
Anni e anni di palestra avevano modellato un corpo da sempre ai limiti della perfezione e dell’armonia.
Il tutto finiva con un tocco di colore, scarpe rosse. 
Rosse come le sue labbra e lo smalto laccato sulle lunghe unghie curatissime.
Era consapevole del fatto che la sua elegante bellezza era oggetto di invidia delle colleghe e motivo di fantasia per i colleghi. Ma lei si piaceva così. Tutte queste attenzioni, anche se nessuno le credeva, erano per lei, neanche per il suo uomo. 
Si sentiva bene così e desiderava prendersi cura del suo corpo. 
Si affrettò verso gli ascensori per uscire da quell'ufficio che ultimamente considerava una gabbia e godersi la tanto attesa serata.
I corridoi erano deserti, poche persone rimanevano fino a quell'ora.
Quando arrivò l’ascensore al piano entrò e trovò Luca. 
Luca non era solo un collega che lavorava nel reparto commerciale ma era stato, molto tempo addietro, anche l’uomo che aveva amato e con il quale aveva avuto una storia durata circa tre anni. Allora lui era sposato, venne a sapere qualche mese prima che si era separato. 
Ma non lo aveva più visto se non saltuariamente a mensa. 
Sguardi rapidi da parte di lui, freddi e distaccati da parte di lei.

Finita la loro storia aveva deciso di chiudere definitivamente. In fondo lui, pur dicendo di amarla, non aveva mai avuto il coraggio di fare una scelta e nulla, neppure l’assenza di figli, gli aveva dato il coraggio di separarsi da una moglie che non amava più da tempo.
Si era rassegnato alla sua vita priva di emozioni. Ecco perché passava sempre più tempo in ufficio.
Si salutarono civilmente ma con un imbarazzo che non sfuggì a nessuno dei due.
Lui tentò di limare la tensione e quell'attrazione per lei che non era mai venuta meno. Anche adesso, mentre osservava il suo sguardo fermo sulla pulsantiera, si chiese come facesse ad essere sempre più bella e attraente. 
E lo sapeva che non era solo una bellezza fisica, lei era bella in tutto. Emanava entusiasmo e vitalità, era colta, divertente, brillante. 
- Non è tardi per te? – gli chiese lui.
Rebecca si voltò e sorrise appena.
- Si, in effetti si ma come sempre sono stata trattenuta e vado anche di fretta.
- Già, si direbbe che tu sia stata invitata ad una cerimonia o forse no, sei sempre elegante e raffinata.
Era una domanda, si chiese Luca? Stava forse cercando di sapere qualcosa della sua vita che le era ormai sfuggita di mano?
Ad un certo punto si sentì un rumore, una lieve oscillazione del vano ascensore e di colpo l’ascensore si bloccò.
Rebecca esclamò:
- Nooooooo, non dirmi che si è bloccato!
- Aspetta basta premere il tasto…
- Lo so cosa devo fare – rispose lei alzando la voce.
Già sentiva mancarle il respiro. Questa non ci voleva.
Premette il tasto con il simbolo del campanello, sollevò la cornetta di una sorta di citofono per mettersi in contatto con la portineria ed avvertire che erano rimasti bloccati. Nulla.
Nessun suono, nessuna risposta.
Si girò verso di lui:
- E se non ci fosse più nessuno?
- Ma no dai che dici… il palazzo è grande, magari i vigilanti staranno facendo il giro di perlustrazione.
Riprovarono a turno ripetutamente, urlarono per farsi sentire. Nulla.
- E ora che facciamo? – chiese lei cercando di nascondere il terrore del protrarsi dell’attesa.
- Direi che non ci rimane che aspettare e riprovare a chiedere aiuto.
Lei si appoggiò alla parete aggrappandosi con entrambe le mani al corrimano, chiuse gli occhi e reclinò il volto. Fece un profondo respiro. La giacca si aprì leggermente facendo vedere parte del corpetto.
Luca non poté fare a meno di osservarla e desiderarla. 
- Vedrai che andrà tutto bene, purtroppo qui i cellulari non prendono ma prima o poi ci tireranno fuori.
- Già – bofonchiò lei – prima o poi!
Passò altro tempo, calcolarono che erano lì da circa 40 minuti, il panico cominciava ad impadronirsi di Rebecca.
- No, io non ce la faccio.
Cominciò a dare colpi alla porta, ad urlare e chiedere aiuto, a suonare e tentare un ulteriore contatto con la portineria.
Nulla.
Luca le si avvicinò e da dietro la abbracciò cercando di serrarle le mani e frenare quella reazione isterica.
- Calma Rebecca, non ci succederà nulla. Stai tranquilla, ci sono io qui. Pensa se fossi stata da sola. Aspettiamo con calma, l’ansia non ci aiuterà.
Rebecca cercò prima di divincolarsi, poi, forse un po’ per rassegnazione e un po’ perché quella forma di abbraccio le riportò alla memoria tempi passati in cui tra quelle braccia aveva davvero conosciuto la felicità, si lasciò andare.

Restò così, a respirare il suo profumo e scie di un tempo ormai andato e che mai più sarebbe tornato.
Quando si staccò da lui gli sorrise timidamente chiedendogli scusa per la sua reazione.
Disse che sentiva mancarle il respiro e faceva caldo.
- Ti puoi togliere la giacca – la invitò lui.
- No, meglio di no, ho solo un corpetto, non potevo immaginare questo inconveniente.
- E allora? Ti vergogni di me? 
- Non è questo ma non mi sembra il caso.
- Fai come vuoi.
Erano quasi le otto. Era passata esattamente un’ora.
Lui cercò di parlare.
- Allora mi vuoi raccontare un po’ di te? Hai qualcuno?
La donna lo guardò, in quella circostanza tutto stava assumendo un valore diverso. A quella domanda fatta in un corridoio dell’ufficio avrebbe risposto diversamente ma ora, ora sentiva che aveva bisogno di lasciarsi andare ad una sorta di confidenza che forse, prima che a lui, stava facendo a se stessa.
- Si, sono fidanzata. Cioè no, fidanzata è un termine che non si usa più, diciamo che ho un compagno da circa due anni ma non conviviamo. Ognuno ha la sua casa. Oggi dovevamo festeggiare ecco perché sono vestita così.
Luca la guardò ed ascoltò con un misto di gelosia e rimpianto.
- Festeggiare cosa? – le chiese
- Nulla. Ogni tanto festeggiamo senza un’apparente ragione.
- Ah, interessante – disse lui.
- Tu invece come te la passi?
- Immagino tu lo sappia, mi sono separato da mia moglie.
Rebecca fece un sorrisino mentre si sventolava con un giornale.
- E come mai questa decisione che anni fa era impensabile? Ti ha lasciato lei suppongo, almeno da quello che ricordo di te, tu non lo avresti mai fatto.
Luca si accasciò sul pavimento.
- Hai ragione. Hai sempre avuto ragione. Si. E’ stata lei. Mi vedeva infelice e privo di iniziative, sempre più assente, sempre più desideroso di tuffarmi nel lavoro pur di non pensare al fallimento della mia vita e al fatto di aver rinunciato a ciò a cui tenevo di più. Sai, è difficile quando hai già trovato la cosa più importante della tua vita e tu stesso hai deciso di lasciarla andare.


Rebecca lo guardò con un misto di comprensione e pietà. Sapeva che stava parlando di lei.
Sembrava davvero un uomo finito.
- E ora non hai nessuna?
- No, assolutamente no. Sono solo e credo di voler stare solo.
- Capisco. Senti qui rischiamo di morire per mancanza di ossigeno, fa sempre più caldo, riproviamo a chiedere aiuto.
Ancora una volta ogni tentativo fu vano.
- Ok mi tolgo la giacca, sto morendo dal caldo.
Così dicendo si sbottonò la giacca e lentamente se la sfilò.
Quel corpetto perfettamente aderente al suo corpo, metteva in risalto il suo seno perfetto coperto appena fin sopra i capezzoli.
Luca si lasciò andare ad un’esclamazione di apprezzamento.
- Sei sempre più bella – le disse.
Lei sorrise imbarazzata, quella situazione stava diventando difficile da gestire in tutti i sensi. Sentì che un altro attacco di panico stava prendendo il sopravvento.
- Luca non ce la faccio… dobbiamo uscire da qui o divento matta. E se nessuno ci sentisse fino a domani mattina? Oddio…
Luca le si avvicinò e la rassicurò. 
- Non succederà, tranquilla, ci sono io.
L’abbracciò questa volta in modo diverso, la strinse tra le sue braccia e con le mani seguì il percorso di quel laccio di seta a stringere il corpetto. Le diede un tenero bacio sul collo e la sentì sospirare. Aveva lo stesso profumo di allora, una pelle vellutata che lo faceva impazzire.
Poi la baciò prima delicatamente temendo di essere respinto ma quando vide che lei rispose al suo bacio allora osò farlo con maggiore veemenza ed intensità.
Le sue mani la stavano toccando e lei non opponeva resistenza.
Scostò il corpetto per prendere in mano il suo seno e da quel momento per entrambi il tempo tornò indietro, a quegli anni in cui erano un tutt'uno, a quella complicità che c’era sempre stata tra loro.
Lui le sbottonò la gonna e la fece scivolare a terra.
La guardò, si guardarono. Non c’era bisogno di parole. Le parole a volte sono solo suoni che fendono un silenzio carico di forti emozioni.
Con impeto le slacciò il corpetto, le sue dita allentarono quei lacci delicati, poi sganciò il reggicalze.
Continuava a baciarla senza sosta, si abbassò e le baciò il seno mentre i suoi sospiri lo eccitavano come non mai. Scese sempre più. 
Con la lingua assaporò i suoi capezzoli turgidi, li leccò, li mordicchiò poi arrivò all'ombelico, lo baciò e sempre con la lingua ne delineò il confine e la profondità.
A quel punto continuò a scendere, le tolse gli slip mentre Rebecca continuava a gemere e a tenersi aggrappata al corrimano, quasi temesse di perdere totalmente un controllo che già aveva perso.
Lui le mise la mano tra le gambe, le allargò altre labbra e con le dita le fu dentro. La sentì subito calda e umida, un liquido trasparente rimase sulle sue mani. Allora si alzò, le mise le sue dita nella bocca e lei si assaggiò. Leccando le sue dita assaggiava una parte di sé.
Poi le alzò una gamba e con furore le fu dentro. La penetrò mentre sentiva i suoi sospiri e la sua voglia. Non riusciva credere che dopo tanti anni era ora tra le sue mani e che ancora una volta stavano facendo l’amore.
In un ritmo sempre più incalzante entrambi stentavano a non far emergere un desiderio che forse, mai aveva avuto una fine.
Al culmine del piacere si lasciarono scivolare sul pavimento dell’ascensore, ancora abbracciati, mani a cercare il corpo dell’altro, ad esplorare sentieri percorsi in passato come a voler ricordare. Respiro nel respiro e ancora voglia di stare insieme, ancora sfrenato desiderio di possedersi.
Rimasero così per un po’ consapevoli del fatto che nulla sarebbe più tornato come prima, che quello era un inizio, un nuovo inizio per la loro storia.
L’ascensore continuava a non dare segni di vita ma loro non cercarono più aiuto.
Tornarono a fare l’amore per tutto il tempo necessario a placare quella sete di piacere che entrambi avevano insabbiato fingendo di non provare più nulla.
Erano le 10 di sera e nessuno venne a salvarli.
Solo dopo, si dissero tra loro, che senza saperlo si erano salvati entrambi da una vita che rischiava di diventare gabbia dorata di finte emozioni.

*
Storydream
photo dal web

14 maggio 2010

Aforisma


“Terribile è il gioco dell'amore, dove è necessario che uno 
dei due giocatori perda la padronanza di sé stesso.”

*
Charles Pierre Baudelaire
photo dal web

12 maggio 2010

Cerimonia solitaria in compagnia del tuo corpo


Penetro il tuo corpo il tuo corpo
Di carne penetro sprofondo
Fra la tua lingua e il tuo sguardo puro
Prima con i miei occhi
Il mio cuore le mie labbra
Dopo con la mia solitudine
Con le mie ossa il mio glande
Entro ed esco dal tuo corpo
Come se fosse uno specchio
Passo tra peli e gemiti
Non so quale è la tua pelle o la mia
Quale il mio scheletro o il tuo
Il tuo sangue brilla nelle mie arterie
Simile a una stella
Le mie braccia e le tue braccia sono quelle
Di un astro che si moltiplica
E ci riempie di dolcezza
Siamo un animale che si innamora
Metà cenere e metà battito
Una manciata di terra che respira
Di materie incandescenti
Che ansimano e godono
Senza riposarsi mai 

*
Jorge Eduardo Eielson
photo dal web

02 maggio 2010

[ed@]15


Mettiamo subito le cose in chiaro...
ti piace o no la mia nuova lingerie?

eneadarrigo
photo dal web

29 aprile 2010

[ed@]14


Cerco la felicità dentro la pelle
perché ad abbracciarla tutta non sono più capace!

eneadarrigo
photo dal web

20 aprile 2010

Pelle


E quando ti penso tu non ci sei… Non ci sei mai quando la mia mente cerca la tua e le mie mani cercano te. Così, un po per caso oggi mi trastullo girovagando per casa ed ogni passo è famelico desiderio che prende fuoco dentro me. E’ voglia che sale e si trasforma in immagini vivide del mio corpo sul tuo, delle tue mani su di me, del tuo sesso nella mia bocca accarezzato con la lingua come un rossetto su labbra vermiglie. E poi ingoiato come dolce prelibato. Così il desiderio aumenta, lo sento pulsare come sento i capezzoli inturgidirsi. Mi libero di tutto. Lentamente mi porto verso la mia stanza, un grande letto bianco mi attende, il sole filtra attraverso le tende candide e sottili. Qualcuno potrebbe vedermi... chissà. Il pensarlo mi eccita ancor di più. Ma si... Apro di poco la finestra, quel tanto da permettere al vento leggero di spostare a tratti la tenda.

Si, questo gioco mi piace, mi prende, mi intriga, mi accalora e già mi sento fuoco tra le fiamme. Mi spoglio con la stessa lentezza di prima. Tolgo la camicetta bianca, il reggiseno di pizzo, sbottono la gonna nera, sfilo le scarpe rosse con il tacco alto. Un vezzo che mi sono voluta togliere come ora mi sto togliendo tutto il resto. Faccio scivolare gli slip a terra, poi mi siedo sul letto e tolgo le calze. Sbottono uno a uno i bottoncini del reggicalze e poi… poi più nulla. Mi lascio andare indietro sdraiata sul letto che mi accoglie come se già sapesse. Perché in effetti già sa. Conosce la mia intimità solitaria e la sua esplosione, a volte penso sia mio complice perché trattiene parte dei miei sospiri.

Così, ancora una volta, mi lascio rotolare sul letto. Nuda. Ed è bello sentire sulla pelle il fresco delle lenzuola, come una carezza di seta. Poi lascio che le mie mani seguano il mio corpo, lo delineano come matita sulla carta. Mi tocco il collo lungo e sensuale, sento le vene pulsare, scendo giù per prendermi con le mani il seno e già so che i capezzoli duri mi chiedono altro. Aumenta il battito del cuore, si accelera il respiro mentre scendo e faccio ruotare un dito attorno all'ombelico. La mia pelle ora è diventata particolarmente sensibile. Tutto è fremito indomabile. Poi, poi... scendo ancora a toccarmi la vagina. E’ calda e bagnata. Scende come cera un filo di miele tiepido. Conosco il suo sapore e mi piace perché sono io, io senza tabù, senza limiti o vergogne.

Con un dito entro dentro di me, raccolgo la mia essenza, mi sembra incandescente. La porto alla bocca e mi lecco la mano. Adesso sento che sto per superare l’ultima barriera che mi porterà a gridare, sussurrare, respirare affannosamente. Ancora la mia mano lì mentre vola la fantasia e mille immagini scorrono nei miei occhi aperti. Aperti si. Non li chiudo gli occhi perché voglio toccare, sentire e vedere. Nessun senso deve essere imbrigliato. Mi inarco al piacere e sempre con la mano tra le gambe mi rotolo sul letto, a pancia sotto mi muovo con un ritmo che aumenta, si impenna. Il letto fa rumore ma non basterà questo a coprire il grido con cui esploderà il mio godimento. Pausa. Come dopo una lotta che porta allo sfinimento. Torno a girarmi sul letto, guardo il soffitto e sorrido. Sorrido perché le tende si sono aperte e non so se qualcuno mi ha vista. Chissà... Sarebbe bello scoprirlo ma forse, forse è più eccitante solo pensarlo.

*

Storydream
photo dal web

12 aprile 2010

Allegria


Graffiami il collo con la tua allegria
ara le mie nude spalle
forti di vita solitaria,
rivolta le zolle scure
irrigale con acqua pura
che sono terra pregna di malinconia
nutrita da stagioni ingenerose.
Tu contadino abile
con la furbizia antica
di una bambina freschezza
liberami dalla maceria
brucia il roveto
e sfronda i miei desideri
per incidere solchi
profondi e simmetrici
sulla terra della mia pelle polverosa.

*
Guido Mazzolini
photo dal web

07 aprile 2010

A tu per tu

I nostri universi
si potrebbero toccare.
Invece scelgo la tua bocca
come punto di riferimento
come
per incendiare il mio mondo
a poco a poco.
Altrimenti
Esploderemmo.

*
Carmen Yanez
photo dal web

02 aprile 2010

Certe parole nascono di notte


Certe parole nascono di notte,
quando i fantasmi della mente
si muovono con celerità
col favore delle tenebre,
accompagnando i tuoi stessi pensieri,
in un girovagare turbinoso.
Ti chiamo piano, per immaginare voltarti
lentamente verso me.
Lo sguardo mi entrerebbe dalle carni.
Come un robusto raggio di sole,
fuori dalle nubi,
attraverso le fronde del ciliegio.
Non si dovrebbe sopravvivere a un amore.
Bisognerebbe piuttosto prima soccombervi,
fino a farsi di nuovo terra o cenere,
per poi rinascere sommessamente e
silenziosamente.
Come una crisalide.
Dimenticando tutto.

*
Vincenzo Zoda
fotografia: Andrew Ivaskiv