24 agosto 2008

Attrazione sessuale


Forte sensazione di essere attratti da un'altra persona per le sue caratteristiche fisiche e sessuali; è uno degli elementi centrali dell'amore passionale; rappresenta uno dei catalizzatori principali dell'innamoramento ma non necessariamente è la molla iniziale del coinvolgimento affettivo. Ciò che è attraente fisicamente non è universale e soprattutto ciò che viene considerato attraente è diverso per gli uomini e per le donne. Molti studi hanno mostrato come nella valutazione della bellezza entrino in gioco fattori biologici ma ancor più culturali e psicologici. L'attrazione fisica tra le persone viene segnalata attraverso una serie di messaggi linguistici non verbali: cosa si dice è meno importante di come lo si dice. 

Barbara Palaia
photo dal web

20 agosto 2008

Profilo


Vorrei abitare tutti i tuoi peccati
con la mia anima nuda senza vergogna...
disegnare sulla tua bocca una parola
dal sapore di me...

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photo dal web 




03 agosto 2008

Anna


Anna era il suo nome, un po' banale forse, comune sicuramente; e quel nome le andava stretto, come tutta la sua vita del resto. Aveva vagato nella sua esistenza tra una mossa di viltà e una di invidia. Anna aveva fatto scelte convenienti, quelle che salvano le apparenze e la faccia. Quelle con cui ti sistemi e fai la bella vita, ma non vivi. Si era ritrovata abbastanza anonima e per questo inventava. Scriveva e raccontava interminabili file di parole ad effetto, e ne aveva pronte per ognuno, e le scriveva e le diceva così bene da convincere anche se stessa. Bella casa, buon partito di marito, acculturata, ma se ad Anna toglievi la maschera vedevi una donna sola, con un marito estraneo, che tutto il giorno tagliava e cuciva immagini distorte di sé. Anna andava al mercato, al banco del baratto, al banco più frequentato. Non era uno scambio equo quello che cercava, ma era abile a non confessarlo. Offriva tanta falsa dedizione, la cui falsità era ben nascosta da altisonanti parole, si dichiarava schiava, vera schiava che non cerca amore ed è pronta a dare, vera schiava che risponde a comando, pronta ad eseguire come marionetta, lei ti prometteva i suoi fili e molti erano gli avventori del banco del baratto interessati a quell'articolo. L'articolo marionetta è un articolo che incanta e lei sapeva incantare e promettere. 
Eh sì… perché le persone danno significati diversi alle parole, si riempiono la bocca di espressioni come amore, rispetto, appartenenza, fedeltà, donarsi, che sono parole che fanno tremare le vene al solo pronunciarle, ma per chi non le conosce pronunciarle non è poi tanto più difficile che raccontarsi menzogne ogni giorno. Al banco del baratto di quelle come Anna ce ne sono parecchie e fanno buoni affari. Per esse “darsi” è necessità, necessità di riempire la loro vuota vita di qualcosa, non certo di dare se stesse. Anna al banco del baratto fa il suo affare… - spogliati! Anna si spogliò in un istante, colui che chiamava Signore, la guardava compiaciuto e già le vene si gonfiavano al pensiero di aver trovato una schiava così brava e diligente, ad ogni ordine essa obbediva all'istante. 
Agli occhi di quel padrone Anna era quasi la schiava perfetta, ora capiva cosa lei intendeva quando diceva che essere schiava era la sua natura e non poteva sottrarvisi. Finché si trattava di eseguire qualcosa o di essere presa e scopata tra loro tutto filava liscio, in fondo quell'eseguire ordini riempiva la vita di Anna, aveva finalmente qualcosa da fare e qualcuno che finalmente la faceva sentire donna… Ma cos'è questa riscoperta dell'essere donna? Una scopata in più, una scopata diversa, un sentirsi chiamare cagna? Ma in che senso? Per scopare a quattrozampe? Per sentirsi avvolgere il collo da un collare? Al momento di introdurre il dolore nel loro gioco in Anna scattava qualcosa che lei non comprendeva, il suo corpo rifiutava il dolore reagiva e la faceva reagire in modo strano, la faceva allontanare. Eppure Anna diceva di volerlo, ed in parte era vero, una schiava perfetta deve accettare anche il dolore, e dicendo di volerlo ella accresceva quella sua scala di perfezione, e soprattutto si poteva tener stretto quest'uomo che finalmente le riempiva la vita e la scopava. Quell'uomo innalzato al rango di Dio non è che ci capisse poi molto, si sentiva investito da tante nuove emozioni, finalmente anche lui aveva una donna da scopare come nei giornaletti e da poter eccitare con parole che se avesse ripetuto a sua moglie probabilmente avrebbe capito qualcosa di più sul senso del dolore. 
Non c'era scambio di emozioni e di fiducia tra loro due, ma c'era ciò che loro cercavano. Né più, né meno. Ma essi si appartenevano… nelle ore libere dagli impegni familiari, nelle pause di lavoro, e quando non avevano doveri da assolvere con altri. Essi si appartenevano in una cintata sul culo, in un orgasmo che sembrava far sparire il tempo, orgasmi a volte ortofrutticoli, in quei 5 minuti in cui vivevano la loro seconda vita. Ed Anna era schiava perfetta per chi non conosce il sapore delle spezie, e quell'anonimo Dio era il migliore che esistesse, il migliore finché non ne fosse capitato un altro più vicino più libero, più accondiscendente, e che scopasse meglio.

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Legamilanima
photo dal web

01 agosto 2008

Lo chalet


…ancora pochi mesi, e lo Chalet di zia Elga sarebbe stato venduto, decisi così di trascorrerci un mese da sola. Entusiasta scesi dal treno e trascinandomi due pesanti valigie giunsi a destinazione, era rimasto tutto come quando da ragazzina ci trascorrevo con mia sorella Sofia il periodo estivo - mille ricordi riaffiorarono nella mia mente. Entrando non mi persi d’animo, igienizzai i servizi e la cucina, diedi aria alle camere, aspirai la polvere e preparai il letto con le lenzuola profumate di gelsomino di mia zia, anche se stanca, mi sentivo bene dentro e quell'aria pulita era un vera toccasana per me che ero giunta stressatissima dalla vita di città. Ad un tratto sentì il tintinnio della campana posta sulla porta d’ingresso, mentre una voce di donna mi chiedeva il permesso d’entrare … “avanti!” risposi chiedendomi chi potesse essere, ero del resto arrivata da sole poche ore e rimasi sorpresa nel vedere Miranda, una ragazzina che spesso giocava con noi davanti a casa. 
“Ti ho vista arrivare ed ero più che certa che fossi tu!” mi disse “ho così pensato di preparati una cosa che adoravi per poi portartela insieme al mio saluto” Ci abbracciamo allungo, per poi scambiarci davanti a quelle deliziose fette di strudel una serie di chiacchiere veloci, con la premessa che ci saremmo viste il più possibile. Miranda, non aveva figli, da alcuni anni era separata e da quanto potevo capire non amava parlare del suo ex marito, era però sempre la solita burlona, sempre con la battuta pronta e mille cose da fare. Insieme ogni giorno andavamo in paese e a turno mangiavamo in casa mia o sua, ricordando mia zia, sua nonna e le situazioni vissute insieme, era bello rivivere quelle emozioni, era piacevole stare in sua compagnia, rivedere vecchie foto e parlare ore ed ore di noi. Una sera però, mentre ero a cena da lei, prese a piovere come non mai, la vidi farsi seria, e immediatamente mi ricordai che era sempre stata terrorizzata dai temporali, “mica avrai ancora paura dei tuoni?” chiesi sghignazzando e scherzando aggiunsi, “vuoi che resto a dormire qui?” “mi faresti un vero regalo!” “la paura dei temporali è qualcosa di inspiegabile …” poco dopo eravamo sul letto a parlare ancora di noi, e il vederla più serena, mi fece sentire importante, parlando parlando lei prese finalmente sonno ed io notando che il temporale si era allontanato, decisi di salire in mansarda e godermi come quando ero bambina dalla finestrella il cielo … Era proprio bello il mondo da lassù, mi faceva sentire leggera e spensierata, fumai qualche sigaretta, dicendomi che pure io avrei dovuto coricarmi e dormire qualche ora, mi alzai così per tornare a letto, ma il mio sguardo cadde, su un vecchio baule socchiuso, mi avvicinai, e aprendolo mi ritrovai davanti a foto, pagine di giornali, libri e lettere … Sapevo che non avrei dovuto, ma la mia curiosità mi impedì di comportarmi correttamente, aprì così una lettera a caso … “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” la lessi tutta di un fiato, rimanendo di pietra nel vedere che portava la firma di Rebecca, presi allora un'altra lettera, e poi un'altra ancora, iniziavano tutte allo stesso modo e si concludevano con il solito “un bacio sulle tue labbra, tua Rebecca” lettere affettuose, piene di sentimento, che facevano intendere qualcosa, ma che lasciavano in me diversi dubbi, sino a quando in una lessi … “non riesco a dimenticare le tue mani su di me, le tue dita che mi penetrano, il profumo della tua pelle, i nostri orgasmi, se solo loro sapessero di noi, sarebbe la fine …” ora tutto mi era finalmente chiaro, Rebecca la nostra amichetta di allora era stata l’amante del marito di Miranda, continuai incuriosita a leggere, chiedendomi quanto male avesse fatto a Miranda scoprire che la sua migliore amica la stava tradendo con il suo uomo, dicendomi che se fosse capitato a me, l’avrei strangolata. 
Ecco perché non voleva parlarmi di lui, ecco perché non mi aveva menzionato Rebecca, decisi così che avrei letto un'altra lettera per poi richiudere quel baule senza mai più riaprirlo, ancora una volta iniziava con la solita “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” qualcosa però questa volta, era diverso e proseguendo la lettura, mi accorsi che avevo frainteso, non era il marito di Miranda il destinatario di quelle passionali lettere, ma lei! Sorrisi, mai e poi mai avrei creduto fosse omosessuale e scendendo silenziosamente le scale, pensai che entrare in quel letto ora mi sarebbe suonato diverso, non che mi scandalizzasse, ma i miei occhi di certo sino allora non l’avevano certo mai guardata in quel modo. Alzai le coperte, mi misi sotto, ma i miei pensieri non riuscirono ad arrestarsi, la osservavo dormire e allo stesso tempo la immaginavo mentre faceva all'amore con Rebecca, decisi di sbirciare il suo corpo sotto le lenzuola, e ritirando la mia mano più volte a pochi centimetri dalla sua pelle. 
“Cosa mi sta succedendo?” pensai tra me e me, ma nel vederla darmi la schiena, decisi di sfiorarla, non fece una piega, dormiva come un ghiro, lenta allora sollevai la camicia da notte, scoprendo le sue gambe, le accarezzai, ritraendo la mano velocemente nel sentirla muovere … ma poi pochi istanti dopo, mi ritrovai ad alzare ancora di più quel tessuto di cotone, sfiorai le sue natiche, erano sode, lisce come quelle di una bambina, e pensai che aveva veramente un bel culo, la tentazione di continuare fu tanta, ma la paura di essere scoperta prese il sopravvento, decisi così di girarmi dall'altra parte e provare a dormire, consapevole che tutto quello mi aveva eccitata tantissimo. La mia mano intanto aveva preso a sfiorarmi il seno, mentre mordicchiavo nervosamente le mie labbra, la voglia, il desiderio avevano preso strada dentro di me, iniziai così a toccarmi lentamente tra le gambe, quando ad un tratto lei si girò e si appoggiò di peso sul mio corpo. Cercai di scrollarmela da sopra, quando ad un tratto, mi sussurrò “Hai letto le mie lettere vero?” girai il mio viso verso di lei, dicendole “non dovevo lo so, ma è stato più forte di me, perdonami!”con tono malinconico mi disse “fa nulla!” poi si avvicinò al mio viso baciandomi delicatamente sulla fronte, baci per poi fece scendere lentamente, sino a raggiungere le mie labbra, bacio su bacio, la sua lingua prese ad intrecciarsi con la mia, mentre le mie mani presero a slacciarle i laccetti intrecciati sul suo petto, presto mi ritrovai con il suo seno tra le mani, mentre le sue mani accarezzavano energicamente i miei fianchi, le sfilai la camicia da notte, mentre lei sollevò la mia oltre il pelo, ponendo una sua gamba tra le mie, “lasciati andare!” “sarò bello vedrai” mi disse dirigendosi con il viso tra i miei peli, le sue dita raggiunsero le mie umide labbra per poi penetrarmi con un paio di dita mentre passava la sua lingua tra la mia fessura eccitata, la sua lingua, la sua bocca erano decisamente sublimi sul mio sesso e nel vedermi inarcare prese con più forza a fottermi con le dita, aggiungendone non contenta una terza, succhiò la mia clitoride sino a farmi godere, per poi girarsi e offrirmi la sua natura depilata sul viso. “ti prego, fammi godere, leccami …” la mia lingua prese a percorrerla, sfiorai il suo cazzino con la punta della mia ruvida lingua, percorsi le sue labbra aperte e ricolme di umori, per poi proseguire e soffermarmi sul suo buchetto, mentre con le unghie graffiavo le sue natiche. Le piaceva, lo sentivo, percepivo, vedevo. “manca qualcosa vero?” mi disse con voce guduriosa … rovistò sotto il materasso, prese un vibratore non piccolissimo, lo leccò, me lo fece succhiare per poi con decisione infilarmelo dentro. 
“Ti sembra più normale così?” mi chiese con una voce tremolante e ricolma di godimento e nel sentirmi mugolare, lo affondò ancor di più aumentandone la velocità, venni più volte, ripetutamente – Era giunto il momento che fossi io ad occuparmi delle sue voglie, raggiunsi le sue mani sfilandomi il fallo … “Girati Miranda, offriti a me” - lei allora si inginocchiò, porgendo il suo corpo contro la testata del letto, lasciando che i miei seni sfiorassero la sua schiena, le mie mani pizzicassero i suoi seni, le scostai i capelli sul collo e la mordicchiai delicatamente, mentre la mia mano prese a farsi strada tra le sue gambe, la mia lingua percorse la sua schiena, il suo culo, ritrovandomi ancora una volta tra le sue labbra vissute e insaziabili, le mordicchiai, tirai con i denti, notando che ogni mio gesto era da lei apprezzato, per poi senza fermarmi, iniziare a fotterla con lo stesso vibratore che poco prima aveva scopato me, era aperta, bagnatissima e sentirla godere, mi eccitava spaventosamente, continuai facendola godere numerose volte, per poi fermarmi e posizionarmi sotto di lei, il mio pelo ora sfiorava e strofinava il suo pube depilato, le nostre clitoridi duellavano una contro l’altra come se fossero da sempre abituate a muoversi così, godemmo ancora una volta, ed una volta ancora, sino ad abbandonarci stremate tra quelle lenzuola che odoravano dei nostri odori e sapori, dormimmo abbracciate come se fossimo le migliori delle amanti per poi riprendere al nostro risveglio, e continuare così sino al giorno della mia partenza… partenza che poi risultò l’inizio di molteplici nostri incontri, fatti certe volte di sole poche ore, ore che però ci permettevano di continuare a desiderarci, volerci, cercarci … e amarci. 


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