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15 maggio 2020

Miele



Lo vidi arrivare da dietro le tendine della cucina... scesi di corsa il vialetto per aprire il cancello... sapevo del suo arrivo e non vedevo l'ora di stringerlo. Il cuore a mille e la pelle che fremeva come non mai era in pieno tumulto... gioia vera!
Lui si ferma davanti alla basculante del garage senza entrarvi... in silenzio scende dalla vettura, mi prende per mano senza rivolgermi parola e mi trascini dentro casa... posate le chiavi sul tavolo mi abbraccia forte. Era eccitato... ed io non trattenni molto la mia le lingue trovatesi all'unisono erano già intrecciate... mi bacia mi succhia, si strofina col suo cazzo già pressante sul vestito...
"Paolo calmati" - gli dico - 
"Questo è niente" - risponde concitato -
Nel mentre mi spingi sul muro vicino la finestra facendoti largo nelle mutandine con le tue dita rovesciandomi una quantità imperiale di baci sul collo.
"Dai Paolo, calmati... abbiamo tutto il tempo che vogliamo, perché questa fretta?"
"Ti ho pensata tutto il viaggio, i tuoi messaggini mi hanno eccitato tantissimo è questo è il risultato... cosa ti aspettavi? Non è fretta, è desiderio portato allo spasmo e ringrazia che non mi sono fermato da Gina a comprare le sigarette..." disse canzonandomi!
"Sei bellissima vestita così! Belle le scarpe rosse, e questo reggicalze nero che ho intravisto appena nelle foto brutte che mi hai mandato ieri, bello anche senza calze"...
Riesco per due minuti a calmarti un poco, così ci sediamo al tavolino e quasi sfinita dalla lotta accavallo le gambe per rilassarmi i muscoli... ma vedo che tu segui le linee delle mie gambe con gli occhi, studi quei tacchi sinuosi con vitale piacere... non ti avevo mai visto cosi eccitato, preso da questa impazienza.
"Vuoi mangiare qualche cosa? Hai sete? Hai voglia di dormire... dai, allora saliamo in camera?"
"No - rispose di getto - voglio star qui in questo angolo di casa vicino al caminetto... è caldo, accogliente, è il posto che ho sognato quando ti vedevo mentre mi chiedevi di scoparti... proprio qui... su questo tavolo".

Senza battere ciglio mi alzai dalla sedia lasciando che dalle mutandine s'alzasse un refolo profumato dei miei umori già in ebollizione alla sola vista di lui... capii così che anche io stavo perdendo il controllo, appoggiai le mani sul tavolo tondo della cucina e vi salii sotto lo sguardo attento di Paolo.
Lasciai cadere i capelli fuori dal tavolo sistemandomi sdraiata proprio davanti ai suoi occhi. Spiandolo di traverso, divaricai appena le cosce, per consentire al suo sguardo un maggiore interesse nella spasmodica ricerca della micia... Paolo era di fronte a me... seduto in fremente attesa degli eventi... si sporse appena dalla sedia allungando la sua mano verso me. Iniziò col a mettermi dentro le sue dita... una per volta, sino ad essere tre, sei... persi il conto. La mia figa era bagnata e calda, sbocciata in bella mostra sulla tavola apparecchiata solo per lui!
Subito dopo, non bastando più le dita a disposizione, si alza e mi sposta lo slip. Con la lingua incomincia a leccarmi la figa sale su fino all'ombelico per poi scendere a succhiare avido i miei umori. Gli afferro la testa portandola verso me mentre lui prima mi succhia il clito poi mi apre le piccole labbra con le dita e ci gioca seguendone i contorni sempre con la lingua.
Gli avvolgo il busto con le gambe stringendogli i tacchi sulla schiena... le scarpe di vernice rossa spiccano sulla sua schiena, sulla camicia bianca che porta ancora addosso appena sbottonata. Urlo appena per il piacere... Paolo ci sa fare, è un maestro nei preliminari sa cosa voglio, sa quello che più mi piace... e si diverte a torturarmi così,
"Aspetta, fammi spogliare, ti prego...
Lui si scosta appena, scendo dal tavolo ed apro lentamente la cerniera la gonna che si sfila, rimango in mutandine e reggicalze... lo prendo per mano e lo porto verso il camino, sul divanetto. Dolcemente mi gira di schiena per avere il mio culo alla sua mercé sollevandomi poi una gamba che appoggia sul cuscino.
"Girati ora e appoggia le tue mani su questo camino... fammi vedere le tue belle unghie rosse sul bianco di questo pietra"
Mi giro sui tacchi e mi metto di culo, di seguito mi slacci il balconcino e con i denti mi mordi il collo. 

"Voglio scoparti cosi... con addosso queste scarpe rosse... rosse come la tua figa che sta esplodendo di umori ed impaziente palpita di desiderio..." - si spoglia anche lui -
"Lasciati la camicia - gli dico - togli solo la cravatta, fallo per me... ora dai fottimi non aspettavo altro" - mugolai con un fil di voce.
Ubbidiente si avvicina con il cazzo che mi punta come un dirigibile dritto e nodoso. Lo strofinò prima nella figa per inumidirlo un poco... già calda e accogliente... poi lo puntò sull'altro buco e pian pianino si fece strada delle mie viscere fino a quando con un colpo secco me lo risucchiai interamente dentro il culo... ora sentivo anche il suo ansimare... 
Iniziò così la danza senza freni, ritmica, aggressiva ma non violenta... entrò ed uscì dentro me molte volte, cambi ritmo ma la spinta rimase sempre quella giusta. Ad un certo punto si fila da dietro e mi prende la figa, cosi bagnata che i miei umori iniziano a colare giù lungo le gambe, poi sulle calze... mi iniziava a piacere assai. Cercai quindi di girarmi per guardarlo negli occhi nel momento del coito, ma lui per nulla turbato mi trattenne..
"Rimani così - mi disse - ti piace vero? ora ti punisco per quanto sei stata monella a farmi arrapare oggi in ufficio".
Mi baci il collo mi mordi continuando a fottermi in quella splendida posizione. 
"Piegata sui tacchi ti arrivo proprio al cazzo, vedi come ti agevolo!?"
"Che troia sei" - fu la sola risposta 
Così continuò ad entrare ed uscire vigoroso... le sue palle mi sbatterono come una bambina da punire... dopo incominciò a strisciarmi le dita sulla schiena ed a mordermi il collo. 
"Mordimi forte Paolo, forte ti prego"... 
"No basta... altrimenti vengono i segni e tuo marito se ne potrebbe accorgere"
"Mi piace invece, su fallo, ti prego..."
Ma continuò perverso a scoparmi da dietro alternando i due buchetti con maestria lasciandomi solo il tempo di un'altro dei miei orgasmi. Uno dei tanti che solo lui riesci a farmi arrivare. Si inginocchiò e mi cominciò a baciare il culo, infilandomi la lingua dentro tutti i buchi, scendendo poi giù fino alle caviglie. A quel punto ero già sprofondata con i gomiti sullo schienale del divano, tenendo la testa riversa dallo sfinire del godimento... si aggrappò con le dita ai miei tacchi portandoli a svettare al lato dei suoi fianchi... inarcai la schiena per agevolare le manovre del suo cazzo oramai irrefrenabile. Il rumore che ascoltai fu quel piacevole sciabordio delle carni senza più vizi ne pudore mentre si sfregano di piacere ed umori alla deriva.
"Ora vieni qua voglio venirti dentro" - disse rigirandomi a sedere.
"Manca poco perché i tuoi umori raggiungano i miei".
"E chi lo dice?" accennò con tono di sfida...
Lo sentivo dal suo ansimare e dal movimento sempre più veloce che ora stava avendo tra le mie gambe... Aprii bene puntando i tacchi sul divano e spingendo il bacino più avanti possibile. Tu entrasti ancora di più, tutto... nella speranza di sentire ogni millimetro di piacere. Con le dita cercai di allargare un poco ancora la mia fica spalancando meglio le labbra mute, oramai quasi allo stremo. Tu ne approfittasti subito per trovare ancora un piccolo posto... Mi penetrò con un desiderio enorme ma dopo un attimo mi sfilò il cazzo dalle gambe per inchinarsi... mi prese il clito ed iniziò a segarlo con le sue labbra... era diventato duro, rosso come un tizzo ed io continuavo a contorcermi sempre più cercando con la mano di scostargli la testa per farlo smettere altrimenti sarei venuta prima. Capì la situazione e si rialzò... in ginocchio prese il suo attrezzo turgido e pulsante tra le mani quasi a farmi vedere l'arma del colpo di grazia... splendido... un cazzo splendido per me... il suo. 
Dopo pochi colpi ancora sentii inondarmi della sua sborra calda... stava venendo... aveva tutti i muscoli del collo tesi. L'abbronzatura della recente vacanza gli donava un qualcosa di ancora più appagante. Mi distrassi un attimo in queste considerazioni quando iniziai a sentire tutto quel seme scivolarmi giù, tracimante sul cuscino, sulla biancheria... 
Non vedendomi venire all'unisono (ero già venuta tre volte), ritrasse il membro continuandomi a scopare con le dita. Vi aggiunsi le mie per raccogliere il liquido suo e portarmelo alle labbra, ma lui continuò ad entrarmi con la sua mano grande e devastante... mi frugò qualche istante appena prima di riuscire a farmi squirtare addosso a lui con le cosce all'aria come una vera troia. Si inginocchiò quindi ad assaggiare anch'egli il mio piacere. Ci baciammo lungamente sfiniti, al tepore del camino acceso...
"Hai un sapore dolce come miele fruttato"
Tu ti chini e prendi un po’ della mia acqua dalle scarpe rosse di vernice... 
"Niente male questo cocktail" - dicesti sorridendo.
Mi lavò in seguito anche le tette con il suo piacere... i capezzoli mi facevano male per quanto mi si erano inturgiditi. Questa dedizione e costanza per i particolari del mio corpo che Paolo aveva, sapeva portarmi in Paradiso... lui era l'unica chiave che riusciva a farmelo spalancare senza troppi bigottismi.
"Hai un sapore buono - fece lui - peccato che mi sento stanco adesso, altrimenti ti scoperei qui, in questo momento, prima di cena"!

*
photo dal web

08 gennaio 2012

In ascensore


E' una settimana che andando al lavoro incontro un signore che prende l'ascensore con me. Un uomo sulla cinquantina, molto interessante. Ogni volta lo fa apposta o è una coincidenza non capisco, sta di fatto che per sette giorni le nostre risalite in ascensore diventano un po' imbarazzanti. Mi hanno offerto questo lavoro di pulizie da un mese ed io ho accettato anche se non sarà per molto tempo ma serve sempre da arrotondare....

Ogni sera quando ritorno a casa ci penso a quell'incontro casuale e anche se voglio distrarmi il cervello mi fa' vedere quell'uomo che mi guarda con interesse e curiosità.
Questa mattina decido che gli debbo parlare, voglio sapere come si chiama almeno quello! Ed eccomi...arrivo mi avvicino al portone è schiaccio il numero 6 per prendere l'ascensore
Ma da dietro sento delle dita sulle mie... ops! mi scusi anche io vado al sesto... Eccolo ancora lui oggi ha una camicia azzurra e dei pantaloni  scuri, è molto bello ha i capelli brizzolati e una bocca che fa da filo conduttore a tutto...
Ok! rispondo leggermente imbarazzata saliamo
La porta si chiude alle mie spalle e io per smorzare il tono d'imbarazzo gli chiedo
Come si chiama? E' una settimana che facciamo lo stesso tragitto ma non conosco il suo nome
Enrico risponde lui, tendendomi la mano... Io Anna!
Uhmm... bel nome, semplice come il pane, - già, ha ragione penso tra me e me - semplice come il pane ha proprio ragione.. .Sorrido al complimento, e abbasso lo sguardo. Sono attratta da lui, è una calamita che mi pompa sangue.
Ci guardiamo ancora e lui s'avvicina e mi scosta i capelli "sono come il cielo stellato neri neri.."
Mi toglie l'elastico e lo lascia cadere... come sei bella mi dice... e blocca l'ascensore.
Cosa fai ? gli chiedo, potrebbe vederci qualcuno... Non ti preoccupare oggi c'è sciopero generale qua, oggi non verranno nemmeno i portieri tranquilla!
Si avvicina e mi bacia la bocca, la sua lingua calda m'invade di sapore
Io rispondo alla sua voglia e gli prendo la mano
La porto sotto il mio grembiulino bianco da cameriera e lui mi apre la fica con le dita dolcemente
Ci infila le dita e io incomincio a bagnarmi... poi si inginocchia e mi scosta le mutandine ci appoggia la bocca e la sua lingua inizia a penetrarmi, passa al mio clito per farmi eccitare maggiormente mentre succhia i miei umori con un avidità a me nuova.

Sento il tuo odore mi dice, hai un odore particolare e questo mi fa indurire il cazzo...
Mi prende la mano e me la porta sul suo pacco, sembra scoppiare.
Girati mi dice
Ed eccolo li... con in mano l'arma del mio piacere
Sollevo la gonnellina nera e lui s'appoggia a me
Me lo struscia nella fica me lo passa tra le cosce morbido e caldo, ormai sono la sua preda ed io mi apro di più per lasciarlo entrare dentro me.
Iniza a fottermi con passione ed esperienza, sento la sua asta che mi apre e mi denuda l'anima
Continua su e giù ed a ogni spinta lo sento mugolare
Ha le mani sui miei fianchi e mi conduce il ritmo e le spinte
Ti piace ? mi chiede... Si rispondo io, fottimi Enrico! Fa finta che io sia la tua amante la tua donna... ciò che più ti fa venire di piacere.
Vengo basta... inginocchiati...
Apro la mia camicetta lascio uscire il mio seno che turgido abbraccia il suo cazzo
Lo avvolgo con le tette e gli lecco con la lingua le palle.
Sollevo la testa lo voglio vedere in viso, è meraviglioso eccitato, il suo cazzo visto dal basso è ancora più eccitante.
Continuo a succhiarlo con una dolcezza che non avevo mai provato... me lo passo sulla lingua come una bimba che si succhia il suo ciuccio soddisfatta.
Lui ora è il mio lecca lecca, il mio gelatino alla panna e mirtillo.
Il mio reggicalze si sbottona e quel clic lui risponde con la bocca, s'inginocchia anche lui e incomincia a succhiarmi i capezzoli, me li morde, me li lecca, li tocca con le dita come a volerli ricordare, ci gira intorno poi lo stringe tra due dita.
Mmmmmhhh... lo sento far cosi e sorrido
La sua valigetta è li per terra, mi siedo sopra e allargo le gambe.
Poggio i miei tacchi sulle sue spalle e lui incomincia a fottermi cosi
Il suo cazzo mi sfonda, le sue palle sbattono contro le piccole labbra
Si si... gli dico spingilo fino a che puoi e vienimi dentro
Enrico continua e le mie mani nei suoi capelli il mio clito nel suo cazzo
Spinge, esce, poi lecca poi mi bacia le gambe, fino ad arrivare al reggicalze fradicio dei miei umori
Ora voglio finire da dietro girati.. l'ascensore è piccolo e sembra stringerci insieme, mi giro a pecora e lui mi monta da dietro.
Anche nel culo Enrico... ti prego!
Lui non si fa pregare e me lo infila tutto nel buchino, lubrificato dai miei umori, è solo goduria nessun dolore nessun attrito.
Il mio Enrico mi monta... io sono la sua tana calda
Lo sento venirmi dentro, caldo e cremoso!
Il suo seme profuma le mie cosce, io mi volto e lo bacio sugli occhi

Cosa abbiamo fatto Enrico? Lui mi guarda e dice Nulla! Ho visto che eri calda ed ho voluto seguire quel calore che ti trasudava dagli abiti ...
Ora sorride e mi soffia sul viso !! Raffreddati su...!!!!
Non facciamoci notare sarebbe imbarazzante... Andiamo!
L'ascensore riprende la sua corsa, la mia uniforme da inserviente delle pulizie è sgualcita o meglio... sudata, quanto si lavora in questi uffici!!!


*
NeRa
photo dal web

15 ottobre 2011

Inkù-Cina



Sapevo che eri brava cuoca ma mai, eddico “m'hai”, mi sarei aspettato, entrando in cucina di trovare apparecchiato come una volta si faceva... come sapevi fare quando volevi. Ogni oggetto al proprio posto... tu, posata sopra i mobili... tu piatto prelibato... tu coppa di nettari delicati... tu gustoso cibo e piccante condimento... tu ed i tuoi contorni raffinati.... indiscutibile regina della casa, t'eri tramutata in desco e cibo e voglia per qualsivoglia fame... per qualsivoglia appetitoso desiderio. Ancor di più il profumo che permeava in transumanza da quell'esser pronta tra il lavandino e la macchina del gas... un sughetto bollente d’assaggiare, intingendo un bel pezzo di pane dentro cotanta salsa. Avevi fame... ed io non mangiavo più da tanto... forse è proprio questo il vero senso del “prendere qualcuno per la gola”... ma avevi indiscutibilmente fame e si vedeva dalla pelle che cantava ribollendo sopra il sacro fuoco... avevi fame ed erano appena le nove di sera... lo scandivano le tue tornite gambe asserragliate dentro un nero di seppia velato sulle cosce ed agganciato sulla vita da altrettanto adorno. Le tue gambe visibilmente divaricate sull'orario anzidetto, fluivano danzanti da affidabili tacchi ben piantati e che indubbiamente raffinavano la "culi-in-aria" visione. M’avvicinai lentamente per non interrompere quel fremito che ti correva addosso come una corrente a basso voltaggio che ti faceva vibrare in modo appena percettibile ma assai appetibile… e quando finalmente ormeggiai la volitiva mano sul molo morbido della coscia sinistra, la barca mia affondò… nel piacere di quella carne ben frollata… carne stagionata in modo così inimitabile… Doc, Dop, Dopcg... insomma uno bel taglio di scottona della Tolfa o d’altri luoghi… dove ancora pascolano le femmine allo stato brado che più dell’esser munte, amano mungere il maschio loro fino a far uscire “alloro” il latte santo del piacere! Le mani quindi voltarono alla deriva come ragazzini scalmanati all'uscita della scuola riversandosi sopra il campo giochi… avevano bisogno di provare tutto non tanto per divertimento ma quanto per giungere allo sfinimento. La campanella suonava logorroica ed impazzita l’inizio di quella ricreazione che non ti vide mai svestita… il bello era anche mantenerti addosso tutti gli ornamenti che regalavano il gusto pervertito di un sapore indecifrabile... dimenticato o mai assaporato. Mi chinai a bere alla tua fonte calorosa il nettare che naturalmente ti scorreva addosso e che afferiva profumo acre a quell'odore quasi sanguigno di macelleria… le mani mie ora ti stringevano le caviglie mentre le tue s’erano piantate come ventose sopra il mobile per non cascar di sotto… estratta l’arma acuminata che nascondevo sotto la fame, ti ci feci scivolare sopra lentamente… sino a farti trovare in braccio a me… conficcata perfettamente sull'albero della cuccagna... le tue gambe mi cingevano come fa un polipo con il suo scoglio… sentivo la morbida seta delle calze strusciarmi addosso e, carne contro carne, pulsare d’immobile contrazione. Girandomi su me stesso ti lasciai andare sopra al tavolo di altezza più consona a favorire il desco… lì, cominciai come un apri bottiglie, a rigirarti l’arma dentro nella vana speranza di stappare il nodo che mi costringeva da troppo tempo. Sapevo che eri una brava cuoca, ora di più apprezzavo la scottona [altro che cucina esotica o novel cusìn…] il piacere di ricevere piacere… il desiderio d’esser desiderio… la voglia d’esser fame senza mai saziare… “essempre” senza mai dimenticare bon ton e galateo… perché a tavola non si parla con la bocca piena… e tu di me eri ricolma… stemmo in silenzio tutta la serata!
photo dal web

08 ottobre 2011

Fine d'anno


Era la sera di capodanno, feste, cenoni, botti, fuochi d’artificio. L’ultimo giorno di un anno come tanti. Aveva già preparato la tavola con largo anticipo perché poi avrebbe dedicato del tempo a se stessa, un bagno rilassante, la schiuma che le avrebbe coperto la pelle, il suo profumo, le candele ai bordi della vasca. Ah… quanto amava questi momenti in cui si prendeva cura di se stessa. Relax assoluto e benessere. 

Ed ora era proprio nella sua vasca, musica, occhi chiusi, ogni tanto si insaponava una gamba facendola emergere dalla nuvola di schiuma. Sarebbe rimasta lì per sempre. All'improvviso sentì suonare alla porta. Cavolo! Si irrigidì… erano appena le sei… gli ospiti non sarebbero arrivati prima delle nove. Chi poteva essere? Sentì suonare nuovamente con insistenza e la sua collera aumentò. Si sciacquò velocemente, si avvolse nell'accappatoio bianco e andò a controllare. Attraverso lo spioncino lo vide. 
Che ci faceva lì a quell'ora? Era uno degli invitati, erano stati insieme ma pur continuando ad avere una forte attrazione sessuale, erano rimasti solo amici. La vita a volte va così. Ti impone delle scelte e lui aveva scelto. Continuò a suonare e non le andava di aprire così, una vera violazione del suo momento di relax ma i vicini si sarebbero inalberati da tanto fracasso. Aprì la porta e lo fece entrare. 
Gli gridò addosso tutto quello che in anni non gli aveva detto, gli intimò di andare via anzi di non presentarsi neanche per la cena, non era questo il modo di fare irruzione dentro casa sua.  Lui la ascoltò ma più che altro la guardava immaginando e ricordando il suo corpo sotto quell'accappatoio. 


- Ti voglio – furono le sue uniche parole.
Senza spiegazioni, senza cercare di farle capire cosa era successo in quegli anni e a lui , in quel momento. Lei cercò solo di replicare con una determinazione che sentì vacillare. 
In un attimo lui si avvicinò, la baciò prima dolcemente mentre lei cercava falsamente di divincolarsi. Poi i baci divennero sempre più focosi, arditi, pressanti. Sentì che stava slacciando la cinta dell’accappatoio. Fu un attimo e lei lo lasciò fare. 
Nuda si sentì presa tra le sue braccia e portata in camera da letto mentre lui, convulsamente si spogliava. C’era una sorta di urgenza in tutto quello che stava accadendo, come la necessità di recuperare anni di vuoto, di assenza, di voglie represse. 
Le fu addosso in un attimo e cominciò ad accarezzarle i seni, poi scese giù con la bocca, passò la lingua nell'ombelico. Si fermò. La guardò, sembrava in estasi e questo gli piacque.
Continuò a scendere, le allargò le gambe, la leccò, le entrò dentro con la lingua. La sentì pulsare di piacere, era calda, bagnata, ansimante. Poi risalì verso di lei e le fu dentro all'improvviso. 
La cavalcò come se fosse solo istinto, voglia di recuperare il tempo perduto in un ritmo sempre più incalzante. 
Era così piccola tra le sue mani che la certezza di poter disporre di quel corpo a suo piacimento lo eccitò ancor di più. Lo sapeva che questo la mandava in estasi.
Erano passati anni ma la memoria, i ricordi, gli odori, le sensazioni non erano mai stati messi da parte. 
La sentì gemere e poi urlare mentre con le mani afferrava la sua schiena muscolosa. 
La sollevò e con un solo gesto la rivoltò sopra di lui.
Ora era lei che si muoveva sopra, si chinò per fargli prendere in bocca un suo seno e sentì che gli stava mordendo il capezzolo.
Poi si avvicinò all'orecchio, gli sussurrò di chiudere gli occhi.
Lui obbedì. 
Ora era lei a comandare, a condurre il gioco. 
La sentì scendere verso il suo sesso, lo leccò, lo mise in bocca fino a trascinarselo in gola. Continuò a girargli intorno con la lingua mentre con la mano seguiva un ritmo molto conosciuto.
Quando lo sentì ansimare e dire che stava venendo, affondò la bocca seguendo quello stesso ritmo. Bevve tutto il suo sperma, lo degustò come si può fare con un vino pregiato, lo ingoiò fino all'ultima goccia e si leccò le labbra.
Poi sfinita si sdraiò accanto a lui. 
Non sarebbe stato un capodanno come tanti pensò… e rise immaginando gli ospiti che poi sarebbero arrivati… Rise insieme a lui e ancora su di lui. C’era tempo prima della cena e un nuovo anno li stava aspettando.

*
Storydream
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06 settembre 2011

Le frasi spezzate


Voglio restare così tra le tue braccia, nelle assonanze di tempo dove il profondo è dentro i tuoi occhi. Respirare dalla tua bocca, in giochi di lingua dove scende l'umore... farsi sapore per acquietare la sete e rubarti il silenzio per farne gemiti di chiaro piacere, mentre mi stringi e mostri ardore. Voglio stare seduta sulle tue gambe in un ritaglio di sogno, dove vorrei che tu oltrepassassi il segno; aspettare il passaggio delle tue mani dove la mia pelle freme di lussuria domata, nell'orgoglio di essere affamata dei tuoi sospiri.

Risalire per prendere fiato mentre tu mi rimandi ancora più in basso, dove miele riempe e trabocca per prenderne a piccole dosi e gustarne il sapore.

Voglio restare così, finché non si acquieta tempesta dopo l'orgasmo, ad ascoltare i battiti forti per poi risalire di nuovo a frugare nella tua bocca. E poi catturare le frasi spezzate mentre apro le gambe e mi pongo poi sulle tue... per farti viaggiare dentro il piacere nella voglia confusa di sbattermi nell'umido ingresso la tua forza di essere maschio.

*
NeRa
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24 agosto 2011

Senza una forma


Prendi il mio culo, fammi sentire che sono tua.
controlla tra le mie gambe con le tue dita, bagnale di me e poi prendimi tutta teneramente perché sono già pronta, per te, e tu lo sai.
Piegami sulle tue ginocchia, prenditi cura di me, toccami, fruga la mia fica come se volessi afferrare la mia anima da lì dentro, poi riempimi, lasciami vuota, poi dimmi tutte le cose che stai per farmi e tutte quelle che vuoi che ti faccia.
Fammi diventare senza una forma, solo carne desiderosa e umida.

*
NeRa

photo dal web

19 agosto 2011

Come se nulla fosse


Quell'uomo... Il suo odore non travisato dal bagnoschiuma, la trafigge... Quell'uomo è il capolinea d'un percorso di cui lei stessa era all'oscuro, verso il quale non sapeva di dirigersi. Avverte, Maura, la necessità d'un baluardo di difesa, proprio perché sa d'aver già deciso di lasciarsi così totalmente andare come ad inevitabile stupefacente deriva. È così che mette tra lei e lui un “marito” inesistente, per inventarsi una collocazione, per non svelarsi sola, per non mettere nelle mani di lui una nudità ben oltre il proprio corpo di cui lui potrebbe appropriarsi. S'inventa pratiche praticate con un uomo a cui si dichiara appartenere, abili massaggi che invece sta imparando giusto ora dal contatto col corpo dello sconosciuto, spaventata dal sentirlo come suo da sempre, questo improvviso famigliare lui catapultato nelle sue voglie dimenticate da una dimenticanza.
Si trovavano entrambi su un crinale, in equilibrio tra reale e surreale, ostaggi solamente di se stessi, conniventi a null'altro che ai loro istinti. Lui conosceva il nome di lei. L'aveva letto sul cartellino che ogni elemento del personale dell'albergo portava per obbligo sul petto. Così l'occhio di lui aveva indugiato sul suo seno, non foss'altro che per conferirle un nome. Lei invece non conosceva il suo. Ma aveva immediata mappa della sua schiena, del collo, dei capelli di cui le sue dita andavano a dirimere ineffabili riccioli argentati.
Ancora distante mille miglia dal suo sesso, ad occhi chiusi aveva la certezza che quel suo lui le stava rispondendo con un'erezione ch'era un'aspettativa, un invito, una promessa, un fronte d'attraversare: seguitando ad accarezzarlo, doveva solo prendere una decisione o non prenderne nessuna e lasciar fare alla se stessa che, zitta da tempo, era approdata lì per cantare la propria inedita canzone.
Si lasci andare – disse lei – lasci che sia io ad allentare le sue tensioni… mi lasci godere di questo piacere nuovo assieme a lei…” 
Si sorprese per la propria perentoria sicurezza, che sortì l'effetto che lui su di sé la lasciasse fare.
Maura non fu consapevole di stare esercitando piacere su sé stessa se non quando colse lo sguardo di lui puntato tra le cosce e avvertì un ulteriore guizzo feroce di piacere, una contrazione violenta delle sue carni e si sentì trionfalmente e finalmente viva. Gli occhi avidi di lui sopraffacevano le sue proprie dita con cui si masturbava con un ritmo che era lui ad imporle senza sfiorarla ancora. Era la prima volta che sentiva il proprio piacere dipendente dagli occhi di un uomo che assistevano al suo toccarsi vorticosamente. Lei era i suoi occhi, lui soggiaceva alla cattura. Maura esigeva e basta, senza ritegno alcuno, che lui stesse ad assistere allo spettacolo della sua figa lucida del liquido che la voglia produceva, felice d'esser prolifica d'umori, di constatare di contenerne per quanto a lungo sopiti esageratamente ancora. Già esausta dell'attesa d'essere penetrata in ogni possibile suo dove, a sgomberare limiti, a sfidare checcazzo di confini... Sicuro dell'accesso che a tutta lei avrebbe esercitato a sua volontà. Lei lo voleva solo ingordo.
Porca, aperta, felice, femmina completa, per una porca maledetta volta, per se stessa e per lo sconosciuto la cui fame che veniva da un misterioso lontano voleva solamente per una porca volta soddisfare...
Così, le mani di lei impazzivano sul corpo allibito di lui. Lui rispondeva mansueto, tanto le bastava e tanto fomentava insaziabilmente. 
Ma forte, imperioso s'imponeva il desiderio che lui, meraviglioso maschio fieramente infoiato, finalmente la sopraffacesse...
Si declinò sulla meraviglia della sua erezione, sfregandosi il cazzo ritto tra le tette, concentrata che ad ogni movimento corrispondesse un oceano di piacere conferito a lui e che diventava per osmosi il suo di lei infinito... avanti e indietro, scappellandolo sapientemente senza tregua alcuna e seguendo con la lingua lo sbigottimento del suo glande imperiosamente teso, in sospeso tra l'esigenza d'esploderle sul viso e la voglia di sfondarla introducendolo in tutti gli orifizi pronti e in attesa che lei gli profferiva. 
Lo ebbe, tanto quanto lui fu convinto di possedere lei. S'industriò d'averlo dappertutto, in ogni ingresso, avido ed a farlo avido di monta, istigandolo al prevaricarla, succhiandolo sino all'appropriazione indebita, dandogli la figa, il culo, la bocca da sfamare... Lo fece stupefacente maschio solo suo... 
Come se non dovesse più lasciarlo andare, proprio come di lì a ben poco se ne sarebbe andato.
Ma lei lo ebbe, eccome, tutto suo, così come in questa inaspettata notte è stato per colpa o merito d'un accappatoio dimenticato, per la sapida bugia d'un marito inesistente, algebrica alchimia per cui lei, di questa unica notte possa farne riserva così da viverne per tutti i suoi deserti anni a venire...
I passi di maura lungo il corridoio si stanno allontanando ticchettando un dignitoso cacofonico ritmo orgoglioso, slippini fracichi a momentaneo memento cui domani dedicherà stoico sorriso... Divisa intatta, meraviglia del sintetico: come se nulla fosse, manco la vaga idea d'uno stropiccio.
Lei ce l'ha dentro e addosso, quell'improvviso meraviglioso lui, per un provvisorio unico per sempre. Lui che, tronfio d'aver scippato un tradimento inesistente, ha dato il meglio della mascolinità.
Lei, per parte sua, gli è molto grata ma è sola esattamente come prima.
Com'è che si chiamava, lui?

*
Evaultim@
photo dal web


29 giugno 2011

Monello



Sei il mio corpo quando mi tocco
sei la mia mano
quando ti trovo su di me
Sei l'apice del mio piacere
quando chiudo gli occhi
e ricordo il tuo sapore
E ti desidero...
Nella mia mente sei la curva,
che mi rigira e mi inginocchia
trovi l'angolo più' bello
e ti nascondi
nel merletto del mio cuore
Poi mi urli dentro
e scendi giù'
fai tremare i miei tacchi
di quel brivido, che le tue dita hanno trovato.
Inutile negarlo
sei la teoria pura del piacere,
curioso monello,
sai diventare
passione e carne viva.


*
NeRa
photo dal web

05 febbraio 2011

Il pianoforte a coda


C’era un pianoforte a coda, nero, lucido come uno specchio a riflettere gli affreschi di quel palazzo d’epoca. Solo quella stanza era immensa quanto una piazza.

Rebecca si aggirò in un misto di meraviglia e stupore mentre il rumore dei suoi tacchi a spillo echeggiava nella sala.
L’avevano mandata a chiamare perché cercavano una professoressa di pianoforte per dare lezioni private al nipote della contessa. Si sarebbe aspettata un’accoglienza diversa, non solo un freddo maggiordomo ad aprirle la porta ma anche qualcuno di casa a darle il benvenuto.
Aveva indossato un tailleur con gonna e giacca gessata, camicetta bianca trasparente, scollatura generosa, calze velate nere con un filo a delineare l’armonica muscolatura delle sue gambe. Scarpe rigorosamente nere lucide. Quasi come quel pianoforte. 
Ci si immaginò sopra ad improvvisare una danza sensuale mentre già una musica che solo lei poteva sentire, accompagnava i suoi gesti. 
Chiuse gli occhi, poggiò le mani sul pianoforte e mentre sognava lasciò reclinare il capo all'indietro mentre una cascata di riccioli mori ondeggiava sulla sua schiena.
- Benvenuta.
Una voce maschile la fece sussultare, si girò verso la porta e vide un uomo. Alto, ben vestito, occhi color del mare, una voce che le rimase impressa nella mente. Era appoggiato allo stipite della porta, mani in tasca ed un sorriso sornione. L’aveva vista, chissà da quanto tempo la stava spiando!
Si sentì improvvisamente arrabbiata e imbarazzata. 
- Mi scusi non l’avevo sentita entrare.
L’uomo non si scompose, rimase in quella posa come se avessero avuto tutto il tempo del mondo per parlare del suo eventuale ruolo in quella casa.
- Oh, sembrava presa da una fantasia o da un sogno, pagherei per sapere a cosa stava pensando.
Rebecca si imbronciò.
- Non si può comprare tutto ma forse lei non lo sa. Piuttosto non ci siamo presentati.
Fu in quell'istante che l’uomo si diresse verso di lei.
E più si avvicinava più Rebecca sentiva batterle il cuore in un’emozione che forse non aveva mai provato prima per uno sconosciuto. Quando le fu vicino abbastanza respirò il suo profumo e per un attimo pensò di svenire.
- Piacere io sono Carlo, il figlio della contessa e il padre di Mattia, il ragazzino cui lei, forse, dovrà insegnare musica.
Allungò la sua mano e Rebecca la strinse. Sentì un fremito correrle lungo la schiena. Ma cosa le stava succedendo? Gli occhi di quell'uomo ora, che era ad un passo da lei, erano terribilmente intriganti... il suo sguardo enigmatico e scaltro.
- Le posso dare del tu Rebecca?
- Si certo.
- Ecco io ho un figlio di 11 anni ed era mia intenzione farlo seguire da un’insegnante di pianoforte. Il suo nome mi è stato fatto da un nostro comune amico.
- Chi?
- Adolfo De Filippis, avete studiato insieme a quanto pare.
- Adolfo le ha fatto il mio nome? Non mi ha detto nulla!
- Ah… Rebecca se io posso darti del tu anche tu devi darmi del tu.
La donna sorrise, reclinò il volto, un boccolo ribelle si nascose proprio nel solco della sua scollatura. Gli occhi dell’uomo seguirono quel cammino discreto e invogliante.
- Vorrei sentirti suonare qualcosa se non ti dispiace.
- Certo.
La donna si sedette e lo spacco della sua gonna lasciò intravedere la balza in pizzo della calza nera e il bottoncino vellutato di un raffinato reggicalze. 
Se ne accorse e compiaciuta lasciò perdere, senza minimamente fare il gesto di ricomporsi, in quello che sarebbe stato finto pudore, così come non le sfuggì lo sguardo di lui che si era appoggiato a braccia conserte sul pianoforte, molto vicino a lei.
- Potrei cominciare con un assaggio della “Toccata e fuga in re minore" di J.S.Bach!”
- Ottima scelta direi…
Rebecca cominciò a suonare ed il suo volto si trasformò. Si capiva che la musica era la sua passione, sembrava in estasi, presa dalle note e da ciò che per lei rappresentavano. Non avrebbe mai smesso se Carlo ad un certo punto non le si fosse seduto accanto. Allora lei si fermò e si irrigidì, era come svegliarsi di colpo da un sonno profondo ma in quel caso sembrava aver trovato al suo fianco un sogno ancora mai fatto.
- Scusa Rebecca, eri talmente assorta che non ho potuto fare a meno di sedermi accanto a te… Se vuoi vado via…
La donna cercò di apparire serena e padrona di se stessa ma dubitò della riuscita del suo intento.
- Continua pure Rebecca.
Lei riprese a suonare ma ora c’era qualcosa che la distoglieva dalla sua musica, era un’altra sinfonia che aveva a che fare con il desiderio, con le fantasie, con la voglia che quelle mani sfiorassero le sue, che si insinuassero sotto la sua gonna, che le prendessero il viso per fermarle il respiro in un bacio e che a poco a poco le togliessero i vestiti… Folle pensò! Sono semplicemente folle, cosa mi sta prendendo oggi?

Si interruppe di colpo.

- Scusa Carlo ma credo sia meglio che io vada via, non penso di poter essere l’insegnante di tuo figlio, ecco, io credo che non sia opportuno…
La mano di Carlo strinse forte la sua, poi le prese entrambe e la fece lievemente girare verso di lui.
- Cosa c’è che non va? A me sembri perfetta! Forse troppo perfetta…

Poi, lentamente le si avvicinò e la baciò. Dapprima fu un bacio tenero, dolce. Era come se si stessero assaggiando, assaporando. Poi lui, come se avesse letto nei suoi pensieri, allungò la mano sullo spacco della gonna, prima sfiorò la balza in pizzo della calza, risalì lungo il gancio del reggicalze e quando la sentì fremere del suo stesso piacere, con le dita scostò gli slip e le toccò il clitoride.

In quell'enorme stanza ogni sospiro, ogni urlo sia pur sommesso, veniva amplificato.
E non c’era più bisogno di parole, di cose da dire o da non dire. C’erano i loro corpi che parlavano.
Rebecca rispose con fremente frenesia a quel gesto, mise la mano sulla sua come a voler condividere quel percorso segreto. 
Fu un attimo e lui la sollevo per adagiarla sul pianoforte. 
Lei sorrise. Ora le sue scarpe laccate di nero e con tacco a spillo erano davvero su quel pianoforte ma mai, mai avrebbe potuto immaginare un simile epilogo.
Si arrese completamente a lui, si lasciò sfilare la gonna gessata e ancora sentì quelle mani invadere la sua intimità sempre con maggiore voracità.
Le tolse gli slip e la leccò mentre i suoi rantoli di piacere echeggiavano nella sala. La gustò come un cibo mai provato, lei inarcò la schiena e in un filo di voce gli disse:
- Ti voglio.

Solo un attimo di sorpresa sfiorò i suoi occhi color del mare. La giacca di lei volò a terra, la camicetta velata lasciò intravedere capezzoli già turgidi che sembravano voler bucare la stoffa del reggiseno. Lui la raggiunse sul pianoforte che rifletteva quei due corpi calamitati da un desiderio improvviso e irrefrenabile. 
Lentamente le sbottonò la camicetta e lei stessa la lasciò volteggiare nell'aria con evidente desiderio di volere altro. Si respirava urgenza di godere, di viversi quel piacere, quell'impeto che apparteneva ad entrambi. Ogni forma di autocontrollo era svanita, nessuna razionalità, solo istinto e passione che li portava a cercarsi, trovarsi, aggrapparsi all'altro, toccarsi per esplorare nuovi territori. 
Rebecca si sfilò anche il reggiseno mentre lui a poco a poco si spogliava. Voleva sentire il calore della pelle sulla sua, il suo odore ad imprimersi come tatuaggio sul suo corpo. 
Si aggrovigliarono senza mai staccarsi e quando lui la penetrò le sembrò di aver aspettato quel momento da sempre.
Forse i loro destini si stavano scrivendo in quell'amplesso.
Il ritmo si fece sempre più incalzante, veloce, audace. 
Le sue unghie curate gli lasciarono segni vermigli sulla schiena, come strade mai percorse fino ad allora. Quando lei gridò la sua voce raggiunse ogni angolo della casa, eco di un piacere nuovo che le fece risvegliare il suo vero istinto. Perché sapeva perfettamente che era proprio nell'intimità che riusciva ad essere se stessa, solo allora si lasciava andare completamente, senza vincoli né tabù, senza vergogne ma quasi con la sfrontatezza di mostrare la sua voglia di sentirsi appagata.
E mentre giacevano ancora lì, con respiri affannosi su quel pianoforte, abbracciati e persi ognuno nello sguardo dell’altra, Rebecca sorrise perché pensò che mai nella sua vita aveva suonato una sinfonia più bella e appagante di quella. 
Tradurla in musica sarebbe stato interessante ma avrebbe dovuto inventare nuove note e arpeggi mai provati da nessuno. 

*

Storydream
photo dal web

26 dicembre 2010

Un sogno in dono


Avevo invitato anche mia sorella all'appuntamento preso con Luca... volevo fargli una sorpresa e regalargli un sogno, una serata speciale! Lui si libera di qualche impegno e dopo il lavoro passa a prenderci. La sua auto si ferma al solito posto e lui rimane assai interdetto nel vedere due figazze che l'aspettano anziché una... prova a chiedere se fosse cambiato circa l'appuntamento ma mentre salgo davanti (ovviamente) e mia sorella Livia dietro, lo esorto a partire e di fretta.


In macchina parliamo del più e del meno poi, con un sorriso angelico ci chiede, stante la magnifica trinità, se ci può farci delle foto. Noi, entusiaste, non ci abbiamo pensato più di tanto accettando subito la proposta. Così Luca cerca di evitare il traffico dirigendosi verso una strada che porta fuori città affermando altresì di aver trovato un bel posticino dove nessuno ci potrà disturbare… un vecchio casale in campagna che dovrà ristrutturare nei prossimi mesi. Dopo mezzora di macchina arriviamo in un luogo splendido, immerso nel verde degli alberi e dei rovi...

Lui scende… mi apre lo sportello e fa lo stesso con mia sorella ancor più frastornata di me. Noto il loro scambio di sguardi ammiccanti e la cosa inizia ad infastidirmi un poco, ma faccio finta di nulla e, con molta cautela, entriamo. La vecchia casa risulta tenuta bene ed è ancora parzialmente arredata… ci accoglie una bella scalinata un patio e l'ingresso. Oltre si staglia un divano di pelle rossa dove Livia si siede timorosa ed imbarazzata. Lei è di poche parole, non ama i posti chiusi e quell'imbarazzo la rende ancora più misteriosa e bella. 
Luca continua a guardarla con interesse... mi piace assai vederlo eccitato, preso tra due fuochi. Anche lui dopo le prime chiacchiere di convenevoli, del tetto da riparare, del pozzo da abbassarre... è abbastanza impacciato. Mi accorgo d'aver lasciato in macchina il cellulare e chiedo le chiavi a Luca per andare a riprenderlo... scendo con non poca difficoltà quei gradini d'ingresso, per via dei tacchi, affrettandomi poiché non volevo lasciarli troppo tempo da soli quei due... La gelosia è sempre in agguato… così, risalendo in casa, non li trovo più in sala dove eravamo poco prima…. in silenzio mi dirigo verso le stanze ed ecco da dietro una porta arrivarmi la presenza di due ombre molto vicine tra loro. Si stavano baciando. Scostando appena la porta scorgo Luca intento a slacciare il vestitino di Livia... tirargli giù la zip dietro la schiena e con la lingua gliela lecca man mano che la stoffa lascia spazio alla pelle. Avrei voluto quella lingua sul mio collo e non sul suo... Lei, apprezzando, ricambiava l’attenzione passandogli la mano sul cazzo che, bello gonfio, non chiedeva altro d'esser liberato dallo slip. Avrei voluto fermarli ma stranamente mi piacque guardarli... vedere fino a che punto sarebbero arrivati. Il cuore mi batteva forte, sarei voluta entrare e urlargli di lasciarlo andare... Ma poi, pensandoci bene, lei era mia sorella ed avevo creato io la situazione. Lei era l'unica che sapeva del feeling che io avevo con quell'uomo. L'unica che sapeva che lui era la cosa più bella che mi fosse mai capitata.
Mi trattengo quindi dall'urlare, soffocando la gelosia dentro la mia lingerie, che inizio a carezzare inconsciamente. Lui fa stendere Livia sul letto e si sbottona la camicia… quella camicia che io adoro, ora la stava appoggiando vicino alle sue scarpe nere… la c'è il suo odore e nessuna donna lo avrebbe dovuto percepire oltre me. Egli incomincia a carezzarle le gambe nere e setose sedendosi affianco a lei sul bordo del letto. 
Non c'è la faccio più… sono arrabbiata, furiosa… tutto questo mi manda in bestia. Mi meraviglio di me e della mia non reazione che mi tiene inchiodata ancora. Basta è troppo! Da lì dietro mi sbottono la camicetta. Decido… entro… e mi fermo sulla porta. Loro due non si meravigliano affatto della mio arrivo anzi, Luca mi guarda e mi dice... stavamo aspettandoti, vieni qua e distenditi vicino a Livia. Destabilizzata da quella frase finisco di sfilarmi la camicetta e sciolgo i capelli… butto giù un respiro profondo per non fargli vedere che stavo scoppiando di gelosia… avrei però voluto sapere, a quel punto, quale delle due preferiva. Così, mi avvicino a Luca e gli passo la lingua sulle labbra, lui risponde compiaciuto riempiendo di baci e saliva i miei capezzoli duri che s'affacciavano dal balconcino di pizzo nero. Detto fatto la sua mano si dirige verso Livia andandosi ad infilare dentro le mutandine. Anche la prima battaglia era già vinta… in tre a godere di quell'atmosfera calda ed avvolgente che si era creata senza avere progettato nulla… nata solo da un pensiero, ma cosi meravigliosamente eccitante e unico!
Quindi mi passa le dita all'interno delle cosce, e con esse s'avvicina alla mia fica. Ora possono trovare le piccole labbra, sento che si fanno spazio in me, sento che mi sto bagnando di piacere.  Trova il mio buchetto e mi penetra delicatamente con un dito, poi sento che ne infila un'altro prima di spingere a fondo. Penso di avere urlato quando ho sentito la sua lingua umida dentro me. Mi sono appoggiata sui gomiti e con le mani ho tentato di tirare ancora più su la gonna, poi l'ho lasciato fare. Mentre questo accade noto che Livia, sdraiata accanto a me, si sta eccitando nel vedere Luca leccarmi dappertutto!
Quella lingua mi stava facendo veramente godere, mi trasmetteva passione, desiderio e piacere. Una mano mi accarezzava il basso ventre fin dove poteva arrivare e l’altra univa le sue dita al gioco della lingua, stavo per perdere il controllo del mio corpo così l’ho fermato, ho preso la sua testa per i capelli e l’ho tirata su sino alla mia bocca. L’ho baciato e quando la mia lingua ha trovato la sua ho sentito il mio sapore. 
Livia, che nel frattempo si era goduta le attenzioni di Luca verso me, allunga una mano in direzione del suo cazzo e lo accarezza da sopra i pantaloni. Poi con una mano lo libera ed allora Luca l'aiuta porgendolo!
Lo passa sulla bocca di Livia, poi sulla mia... è duro e vellutato al tempo stesso, Livia gli mette le mani dappertutto e appena io mi distraggo approfitta per ingoiarlo con piacere.
Cosi, decido di lasciarglielo quel piacere, scivolo davanti a lei ai suoi piedi. Le tiro un po’ su la gonna, lei mi aiuta, e mi tuffo in mezzo alle sue gambe affondando la mia lingua nella fica di mia sorella. Mi eccito a dismisura.  Sento il mio corpo nuovamente pronto all'amplesso, mi stupisco di me, delle mie reazioni e comprendo il valore di un rapporto trasgressivo. Voglio trasmettere anche a Luca la mia eccitazione e la voglia che mi prende. Io e Livia c'è lo stiamo cucinando ben bene, non senza le coccole che merita e credo riusciremo a portarlo all'orgasmo.
Lui si inginocchia, e potrebbe spingerci con dolcezza il membro in gola, potrebbe costringerci a succhiarlo sino a farlo venire, ma sta al gioco, ha capito cosa vogliamo e per questo c'è tempo.
Rimani cosi dice Livia, in questa posizione, e si gira verso di lui con il culo fasciato da un meraviglioso reggicalze,in attesa della sua mossa.
Luca si avvicina e se la scopa da dietro con grande dolcezza mentre io, da dietro, gli bacio la schiena... dopo una decina di minuti tocca a me, prima che i suoi umori arrivassero a bagnarla s'infila dentro la mia fica caldo e prepotente allo stesso tempo.
Solo in quel momento noto lo specchio di fronte che ci riflette tutti... un magico insieme d'umori e di sapori che stanno esplodendo di desiderio.
Livia lo allontana da me,  lo prende per mano e lo porta in cucina. Quindi sale sul tavolo allarga le gambe, vi punta i suoi tacchi e incomincia a masturbarsi...
Ci guarda e sorridendo dice "fatelo qua, vicino a me su questo tavolo, voglio vedervi scopare fatelo vicino me"
Luca sorridendo mi fissa negli occhi. E’ eccitatissimo mi appoggia al tavolo mi allarga al limite le gambe. Mi penetra da dietro... mi da dei colpetti decisi e poi si ferma dentro un attimo facendomi gustare ogni sfumatura di quella penetrazione.
Poi lo lascio andare verso Livia, mi piace vederlo intento sui suoi capezzoli che sbucano dal balconcino e a quella libidine voglio partecipare anche io, non voglio perdermi nulla sono ingorda e infame, e lui lo sa che se anche lo sto dividendo con mia sorella rimarrà solo mio.
Mi piace guardarlo,  sento dal suo respiro affannato che sta per arrivare all'orgasmo. Il dono che gli stiamo dando è noi stesse, in quanto sorelle, e ciò rende noi due partecipi della nostra stessa pelle... 
Luca non riesce più a trattenersi e vorrebbe venirci addosso. Ci passa nuovamente cazzo sulla bocca... leccare in due la stessa asta era meraviglioso... ci dividevamo quel lecca lecca avide e ingorde... un lecca lecca dal sapore molto afrodisiaco anche perché mentre lo gustavamo, ci guardavamo nei occhi gelose l'una dell'altra!
Lui godeva compiaciuto pensando forse che la cosa si sarebbe potuta ripetere più frequentemente... ma arrivò quel suo orgasmo immediatamente seguito dal nostro.  Lui si lascia leccare io sento i suoi muscoli che saltellano al ritmo del suo orgasmo. Al termine si reclina verso di noi mi afferra la testa e poi quella di mia sorella, ci bacia con passione dicendo ringraziandoci di quel dono... mi guarda e mi sorride senza dire nulla. Livia ora la vedevo finalmente serena.
Dai vi dò dieci minuti per sistemarvi e farvi belle... ci attende un book fotografico. Vi voglio cosi, come vi ho possedute ora, reggicalze e tacchi! Siamo venuti qui per lavorare mica per divertirci...
Sicuri che siamo già venuti, dice Livia... sbottiamo tutti a ridere???


*


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18 dicembre 2010

[ed@]19


Ci sarebbero infiniti argomenti da mettere all'ordine del giorno... ma così splendidi "punti di vista" richiedono la massima attenzione e dedizione... non so quando riuscirò a soddisfarli tutti!

eneadarrigo
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29 novembre 2010

[ed@]18


Parole destinate a perdersi
tra la parete dei sogni e quella del tempo...
la marea ti aiuterà a cancellare ogni traccia d'amore
rimasta intrappolata nella sabbia.
Scrivimi "quando"!

eneadarrigo
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13 novembre 2010

Acque




Pensavo un sogno… invece è notte, pennellata di un silenzio inverosimile… pulito, quando ti ritrovi a guidare maree di colore verso ciò che solo l'immaginazione conosce e cela ai propri occhi. E beve, di gustoso e pieno calice, anche sotto la luna divaricata delle tue gambe mentre monda ogni possibile e muto disequilibrio dai cunei di rossa lacca alla punta della lingua. Sei tela... pelle bianca d’arginare, percettibile fibra aperta a tamponare eiaculati pieni d'arcobaleni ove disegnarvi sopra un sogno pennellato di desiderio, d’acque immote e di ambiziosi quanto inutili silenzi!

Un giorno solo di tregua, scavato dagli umori di ciò che deve ancora piovere, lontano dal troppo vento, e dal mugolare che coltivi nei vuoti di questo tempo che ci divide. 
L'isola non ha mare a sufficienza per bagnare d’altro sapore entrambi i desideri… né terra idonea per sterile semenza!

*
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21 ottobre 2010

Il volto di una persona


“Ci sono due modi per guardare il volto di una persona. 

Uno, è guardare gli occhi come parte del volto,
 l’altro, è guardare gli occhi e basta... 
come se fossero il volto.”

*

Alessandro D'avenia
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Sotto la mia gonna




Vienimi dentro,
insinuati sotto la mia gonna
resta con me tutto il tempo che ti basta...
vienimi dentro...
di quel seme che forse dovrò ancora aspettare,
di quell'odore che mi scompiglia l'anima 
ogni volta che ti penso.
Percorrimi
dove il calore si serba e gode
goloso delle tue mani.
Vienimi ovunque
non farmi morire cosi'
senza l'odore della tua pelle.

*

NeRa
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08 ottobre 2010

[ed@]17



Una traccia d'ombra sul confine dei tuoi occhi. 
Luce che vola nel cuore... ed è un altro giorno!

eneadarrigo
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05 settembre 2010

In treno



Siamo in partenza io e mia sorella, abbiamo preso un treno che ci porterà qualche giorno a Roma. Siamo invitate al matrimonio di nostra cugina per il sabato successivo. Prendiamo posto, Livia si sistema al lato del finestrino ed io al suo fianco. Sistemiamo le valige e aspettiamo la partenza del treno. Quando vado per sistemare la borsetta ecco che vedo una rivista ripiegata, curiosa la apro e vedo che è un manuale di sesso, tipo kamasutra con tante foto esplicative. La faccio vedere a mia sorella e visto che lo scompartimento è vuoto, ci ridiamo e scherziamo su ma poi le chiedo... "questo l'hai mai fatto?"
"smettila dai... non essere sempre la solita!"
Non parla di buona voglia sull'argomento, è una ragazza molto molto riservata.
Mentre sfoglia la rivista arriva al capitolo lesbo, imbarazzata chiude la rivista e la piega sul portaoggetti che ha di fronte... Una voce maschile alle nostre spalle taglia quell'imbarazzo...
"Buongiorno signore, scusate il disturbo, devo prendere posto. Il numero 19 è il mio..."
Prego rispondo io! Ritiro le gambe sotto al tavolinetto per farlo passare.
Uffa... sbuffo infastidita, finita la pacchia penso! Non si potrà più chiacchierare in santa pace...
Lui mi si siede di fronte, un bell'uomo però! Avrà 50/55 anni, sguardo intelligente, capelli brizzolati e morbidi... un uomo composto e molto educato. Insomma mostra un'aria interessante che mi inizia ad incuriosire non poco... 
Ecco fatto! dice sorridendo... mentre piega la giacca sullo schienale, purtroppo dovrete sopportarmi, vado fino a Roma quindi fate come se io non ci fossi...
E te pare poco, penso...
Sta qua di fronte ha una camicia bianca che lo rende meravigliosamente accattivante... dovrei far finta che non c'è... ?(pazzo!)
In quel momento la sua gamba sfiora la mia, e sulla pelle mi passa una scossa. Per caso o l'avrà fatto apposta? mi chiedo
Ada nasconde la rivista sotto il maglioncino, ma l'uomo con la coda dell'occhio l'ha notata già da un bel pezzo.
Come vi chiamate ci chiede? E si arrotola la camicia ai gomiti, quel gesto per me è micidiale le camice ai gomiti arrotolate cosi m'ammazzano... non so ne il motivo ne il perché ma le braccia di un uomo e le sue mani che fanno quel gesto mi fanno impazzire.
Lo guardo e lui se ne rende conto subito...
Io sono Laura, lei è mia sorella Livia !Piacere mio risponde...
Io sono Giulio!... e tu cara Livia cosa stavi leggendo di bello?
Nulla risponde lei! 
T'imbarazza il contenuto della rivista?
No... risponde lei mentendo spudoratamente
Vedo che è interessata al capitolo lesbo? ribatte lui con un sorriso malizioso
Ma no! risponde Livia l'ho trovato qua anzi... stavo per metterlo nel cestino...
No, e perché mai annuì Giulio... fammi dare un 'occhiata! 

Lei gli passa la rivista, e Giulio senza il minimo imbarazzo la sfoglia e dice... Siamo tutti grandi e vaccinati… ti scandalizza vedere due donne che fanno all'amore?
Lei è diventata viola dalla vergogna! chi ci dice che l'amore etero sia quello perfetto? Quello che ci soddisfa a pieno?
Ti dirò... anzi, vi dirò... vedere due donne che si baciano e s'accarezzano intimamente per me è la cosa più bella che possa esistere.
Io sono senza parole, siamo qui con uno sconosciuto a parlare di un argomento imbarazzante ma al dir il vero molto intrigante.
Mentre sfoglia la rivista sembra eccitarsi, allunga la gamba e si strofina alla mia abbiamo le ginocchia vicine ed io in silenzio lo lascio fare. Mi piace pensare che magari sta avendo un erezione, e che osservando quelle due donne che si strofinano si sia eccitato a tal punto da volere il mio contatto.
Stringo le gambe sento le mie calze che sfregano la pelle, tolgo le scarpe sotto al tavolino e gli metto il piede sul suo cazzo. Lui avverte il mio tocco, il suo cazzo è gonfio e duro eccitato da tutto ciò che stava succedendo... Finisco di toccarlo perché il controllore è in arrivo. Giulio per togliersi dall'imbarazzo chiede? Siete sorelle? Si... rispondo io, sorelle e profondamente amiche... qualcosa che va oltre il legame di sangue. Sai, quel legame che si rafforza e rende speciale un rapporto scontato.
Giulio ci guarda, si passa la mano tra i capelli e si allenta la cravatta.
Fa un po' caldo dice sorridendo... l'argomento toccato da me sotto al tavolino gli stava accendeva lo sguardo...
Siamo solo noi tre nel vagone... Incominciamo a parlare di svariati argomenti e il viaggio diventa interessante. Le ore volano in fretta tra gli sguardi complici di noi due.


Verso le 21 arriviamo a Termini...
Posso domandarvi dove passerete la notte ragazze? Non sappiamo rispondo io siamo partite senza una meta precisa troveremo qualche B&B a poco prezzo nei paraggi...
Ma no, dice Giulio... vi ospito io, sono solo ed i miei sono alla casetta al mare. Per questa notte sono libero.
Livia guarda e mi fa cenno di no con gli occhi... io invece sento che mi posso fidare, anzi, volevo pazzamente andare da lui.
Emmh... dai su accettiamo! Siamo stanche e dove andiamo da sole in questa grande città a quest'ora??
Prendiamo un taxi che ci porta a casa sua, saliamo e sistemiamo la valige in camera... Ha una casa molto accogliente... sorridendo dice "fate come foste a casa vostra"...
Come chiudiamo la porta alle spalle, Livia inizia la ramanzina... lo sapevo! Ma possibile che non cambi mai?... uffffaaaaa quando fa cosi non la sopporto, la solita pippa, la solita prudente e malfidata.
Smettila! Possibile che non ti lasci mai andare a nulla di nuovo... le urlo arrabbiata! Mica ci mangia? Eppoi sembra una bravissima persona.
Innervosita faccio la doccia e dopo la fa anche lei, abbiamo indossato i nostri accappatoi e fatto qualche telefonata.
Dai andiamo a ringraziarlo... Livia dai andiamo da Giulio, lo salutiamo gli diamo la buona notte e poi a nanna!
Avevo una gran voglia di rivederlo anche solo un minuto ...
La prendo e la trascino nel corridoio. Giulio? toc toc? Giulio dormi? Di gia?
Nessuna risposta... ad un tratto la porta si apre e lui ci dice entrate su!
Non è ancora in pigiama ha solo sbottonato la camicia, è bellissimo la maglietta bianca lo fascia e lo rende virile e maschio.
I miei occhi incontrano i suoi e senza parlare si avvicina e mi bacia di colpo inaspettatamente, quel bacio era quello che con gli occhi mi aveva dato in treno mentre lo toccavo... 
Livia rimane allibita muta senza parole, imbarazzata al mille x mille, non capiva cosa stesse succedendo

Lui invece aveva già capito che solo io potevo coinvolgerla, solo io avevo il potere di farla sciogliere del tutto... così la prendo per mano e la trascino lentamente verso di noi.

Finisce con la mia bocca e dolcemente passa alla sua, scende con la lingua sul suo collo e con la mano mi tocca i capezzoli dentro l'accappatoio.

L'atmosfera si riscalda.
Ci prende per mano e ci porta sul letto… ci slega l'accappatoio e si mette in mezzo a noi due, ci bacia le spalle e con le dita ci disegna carezze. Sulla pelle… arida di tante cose che nessuno mai ci dona... Quell'uomo ha una tenerezza nel baciare che ti spiazza l'anima ed ha un sapore di buono che mi fa ricordare i lecca lecca che di nascosto rubavamo al nostro papà quando faceva il droghiere.
Livia mi guarda meravigliata ma non si allontana, ha bisogno anche lei di quell'uomo che ci vuole entrambe in modo cosi intenso...
Colta da raptus improvviso, comincia ad armeggiare con i suoi pantaloni fino a farli scivolare a terra… gli accarezza le gambe vellutate e li segna il profilo con le unghie dolcemente
Lui con le dita gli tocca lievemente la figa saggiandola e affonda le dita nel grondante calore, girando attorno al clitoride lentamente delicatamente beandosi dei mugolii di lei che ansima.
Io aspetto eccitata e li guardo, allargo le gambe e mi tocco, più forte, mi masturbo accovacciata sul letto. E' meraviglioso vedere Giulio che tocca la figa di Livia. Gli piace stare al centro di noi, se la prende comoda, la stende sul letto e la scopa davanti, più volte. Si toccano si leccano, mordono la carne l'uno dell'altro, e l'odore di sesso si sente in tutta la stanza.
Non potendo più stare a guardare ecco che la mia bocca cercare quella di Livia… Lei mi passa la lingua e poi la cede ancora Giulio.
Lui la tiene a gambe divaricate mentre lei si tortura i capezzoli continuando a cavalcarlo con un ritmo costante ad occhi chiusi e testa reclinata indietro.
Mentre sono sul letto vedo un paio di scarpe nere di vernice scivolo giù e le indosso, mi calzano a pennello, forse sono della sua donna...
Mi distendo sul letto e allargo le gambe aspettando Giulio che era ancora a stantuffare Livia.
Eccitato dalla cosa mi vede e mi porta sullo scrittoio che sta di fronte toglie i fogli e mi mette a carponi. M'afferra i fianchi e mi porta verso il suo cazzo duro che è li caldo ancora degli umori di Livia.
Mi allarga le gambe e me lo infila dolcemente, lo sento schizzarmi dentro morbido e umido.
Mi scopa, mi fotte con un ritmo che mi fa smaniare... Livia s'avvicina e gli bacia la schiena da dietro… gli struscia le tette sulla schiena…
Falle indossare un pò anche a lei ora - mi dice mentre mi sta scopando - ... io adoro le scarpe, e voglio vedere come le indossa.
Le sfilo e le passo a mia sorella.
A quel punto lui si inginocchia e gli lecca le gambe con la lingua, gli massaggia le cosce, lei si contorce, io m'avvicino di lato e la bacio sui seni.
Un incontro magico, fatto di voglie e di cose nuove da scoprire, di umori che si fondono ognuno nei desideri dell'altro... quei desideri che mai nessuno dei nostri compagni ha saputo, mai e poi mai, soddisfare.
Tra poco vengo dice Lui... sdraiatevi qua, voglio venirvi sopra! E lui eccitato dalle nostre lingue che lo leccano ci viene sopra le tette, e sopra la fica, le nostre dita toccano il suo seme caldo e ce lo spalmiamo addosso come nettare prelibato... gli stessi gesti quasi fossero stati predefiniti prima.
Tutto finisce, Livia abbraccia Giulio da dietro e io davanti, le mie mani e le sue s'incontrano e lei felice mi fa l'occhiolino.
Giulio ci lecca la bocca ripetutamente succhiandoci la lingua... dormite qua con me questa notte non andate in camera vostra...
E chi si muove, rispondo io, non ci penso nemmeno :)))))

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photo dal web