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05 luglio 2008

La mia strada


Amico mio, io non sono ciò che sembro. L'apparenza è come un abito che indosso, un abito che protegge me dai tuoi interrogativi e te dalle mie negligenze. Amico mio, l'"io" dimora in me nella casa del silenzio e lì rimarrà per sempre, impercettibile e inavvicinabile. Non voglio che tu creda ciecamente in ciò che dico o faccio, le mie parole e le mie azioni infatti non sono altro che i tuoi pensieri e le tue speranze resi tangibili. Quando tu dici "Il vento spira verso est", io confermo "Sì, spira proprio in quella direzione"; perché non voglio che tu sappia che la mia mente non dimora nel vento ma nel mare. Tu non puoi capire i miei pensieri trasportati dalle onde, ne voglio che tu lo faccia. Preferisco navigare da solo. Quando da te è giorno, da me è notte; e pure descrivo il mezzogiorno che danza sulle colline e la furtiva ombra purpurea che attraversa la valle; perché tu non puoi udire il canto della mia oscurità ne vedere il battito delle mie ali contro le stelle; del resto, meglio così. Rimarrò solo con la mia notte. 
Quando tu ascendi al Paradiso, io scendo dall'inferno; e quando, dalla riva opposta del golfo che ci separa, mi chiami: "compagno, amico”, a mia volta ti chiamo "compagno, amico” poiché non voglio che tu veda il mio Inferno. La fiamma ti brucerebbe gli occhi e il fumo ti invaderebbe le narici. E io amo troppo il mio Inferno per fartelo visitare. Resterò all'Inferno da solo. Tu ami la Verità, la Bellezza, la Giustizia e io per amor tuo dico che amare è giusto e decoroso, anche se dentro di me rido del tuo amore. Ma non voglio che tu lo veda. Riderò da solo. Amico mio, tu sei buono, cauto e saggio, certo, sei perfetto. Anch'io, benché sia pazzo, quando parlo con te lo faccio con saggezza e con cautela, mascherando la mia pazzia. Sarò pazzo da solo. Amico o nemico che tu sia, come posso farti capire? Anche se camminiamo insieme, mano nella mano, la mia strada non è la tua. 


Khalil Gibran
fotografia: Dasha & Mari

01 febbraio 2008

Gli innamorati


Quelli che amano tacciono.
L'amore è il silenzio più fine,
il più tremante, il più insopportabile.
Quelli che amano cercano,
sono quelli che lasciano perdere
sono quelli che cambiano, 
quelli che dimenticano.
Il cuore dice loro che mai troveranno,
non trovano, cercano.
Quelli che amano vanno come pazzi
perché stanno soli, soli, soli,
consegnandosi, offrendosi ogni momento.
Quelli che amano vivono alla giornata, 
non possono fare di più, non sanno.
Sempre stanno andando,
sempre, da qualche parte.
Aspettano,
non aspettano nulla, ma aspettano.
Quelli che amano sono l'idra del racconto.
Quelli che amano sono pazzi. 
Quelli che amano giocano ad afferrare l'acqua,
a tatuare il fumo, a non andarsene.
Giocano al lungo, al gioco dell'amore.
Nessuno si può rassegnare.
Dicono che nessuno si può rassegnare.
Quelli che amano 
si vergognano di qualsiasi conformismo.
Quelli che amano cantano tra le labbra
una canzone mai appresa,
e se ne vanno piangendo, piangendo,
la bellissima vita.

*
Jaime Sabines
fotografia: Dasha & Mari

08 novembre 2007

Certe donne


Certe donne è meglio immaginarsele
che confrontarle con le contingenze.
Certe donne è meglio non conoscerle,
oppure assaporarne le partenze. 
Non così tu, che non accampi mai pretese,
tu che quando dai non badi a spese,
tu, che riesci a ridere e aspettare,
tu, che riesci a farmi chiacchierare
quando dovrei stare male. 
Certe donne è meglio conquistarsele
per raccontare tutto ai propri amici,
o riuscire poi a liberarsene
fino a sradicarne le radici. 
Non così tu che non ti metti a protestare,
tu che non sai "farti consolare",
tu che ancora sai cos'è il perdono,
tu, che lo consideri un bel dono
da portare qui al tuo uomo. 
E a te che non fai guerre qui in quest'epoca nervosa,
io voglio regalare questo ramo di mimosa.
Lascia che continuino a parlare,
questo mondo così uguale non meriterebbe te.
Non cambiar la regola, se regola già c'è. 
Certe donne è meglio averle subito
e poi dimenticarle molto in fretta.
Con certe donne è meglio essere lucido
per non bruciare come sigaretta. 
Ma non con te che non hai mai aperto il fuoco,
tu, che chiedi sempre molto poco,
Non con te, che non confondi nessun ruolo,
tu, che lasci che io prenda il volo
ma ci sei se resto solo. 
E a te, che non fai guerre qui in quest'epoca feroce,
regalo una mimosa e canto con un po’ di voce.
Goditi l'invidia della gente
o le parole di un perdente che vorrebbe avere te.
Non si cambia regola, se regola già c'è!


*
Sofia Tantalo
fotografia: Dasha & Mari

13 febbraio 2007

Di buon grado!


Sii sempre te stesso.
Specialmente non fingere di amare.
E non essere cinico riguardo all'amore,
perché a dispetto di ogni aridità e disillusione
esso e' perenne come l'erba.
Accetta di buon grado
l'insegnamento degli anni,
abbandonando riconoscente
le cose della giovinezza!

*
Anthony de Mello
fotografia: Dasha & Mari