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14 novembre 2014

Ma solo pensare a te


Non è una figura che viene 
una nitida traccia. 
È come cadere in un posto 
con un po’ di dolore. 
Tu sei il mio tu più esteso 
deposto sul fondo mio. 
Tu. 
Non c’è un’altra forma del mondo 
che si appoggi al mio cuore 
con quel tocco, quell'orma. 
Tu. 
Tu sei del mondo la più cara 
forma, figura, tu sei il mio essere a casa 
sei casa, letto dove 
questo mio corpo inquieto riposa. 
E senza di te io sono lontana 
non so dire da cosa ma 
lontana, scomoda un poco 
perduta, come malata. 
Un po sporco il mondo lontano da te, 
più nemico, che punge, che 
graffia, sta fuori misura. 
Mio vero tu, mio altro corpo 
mio corpo fra tutti mio 
più vicino corpo, mio corpo destino 
ch'eri fatto 
per l’incastro con questo mio 
essere qui in forma di femmina umana. 
Mio tu. 
Antico suono 
riverberante, antico 
sentirti destino intrecciato 
sentire che sei sempre stato, 
promesso da ere lontane 
da distanze così spaventose 
così avventurose distanze da 
lontananze sacre. 
Tu sei sacro al mio cuore. 
Il mio fuoco 
brucia da sempre col tuo 
il mio fiato. 
Io parlo delle forze — 
di correnti sul fondo del mio lago 
sul fondo del tuo, oscure e potenti, 
più del tempo dure più dello 
spazio larghe, ma sottili 
al nostro sentire, 
afferrate appena 
e poi perdute, nel loro gioco. 
Che cosa siamo io e te? Che cosa eravamo 
prima di questo nome? E ancora 
saremo qualcosa, lo sappiamo e non 
lo sappiamo, con un sentire 
che non è intelligente lavorio cerebrale. 
Nessuna parte di corpo che muore 
nessun pezzo umano, nessun arto, 
nessun flusso di sangue, nessun 
cuore, nessuno, niente che sia 
stretto nel giro del sole, niente 
che sia solo terrestre umano muove 
il tuo cuore al mio, il mio al tuo, 
come fossero due parti di un uno. 
Allora tu sei la mia lezione più grande 
l’insegnamento supremo. 
Esiste solo l’uno, solo l’uno esiste 
l’uno solamente, senza il due”. 


*
Mariangela Gualtieri
fotografia: Rosie Robinson model