24 agosto 2011

Senza una forma


Prendi il mio culo, fammi sentire che sono tua.
controlla tra le mie gambe con le tue dita, bagnale di me e poi prendimi tutta teneramente perché sono già pronta, per te, e tu lo sai.
Piegami sulle tue ginocchia, prenditi cura di me, toccami, fruga la mia fica come se volessi afferrare la mia anima da lì dentro, poi riempimi, lasciami vuota, poi dimmi tutte le cose che stai per farmi e tutte quelle che vuoi che ti faccia.
Fammi diventare senza una forma, solo carne desiderosa e umida.

*
NeRa

photo dal web

19 agosto 2011

Come se nulla fosse


Quell'uomo... Il suo odore non travisato dal bagnoschiuma, la trafigge... Quell'uomo è il capolinea d'un percorso di cui lei stessa era all'oscuro, verso il quale non sapeva di dirigersi. Avverte, Maura, la necessità d'un baluardo di difesa, proprio perché sa d'aver già deciso di lasciarsi così totalmente andare come ad inevitabile stupefacente deriva. È così che mette tra lei e lui un “marito” inesistente, per inventarsi una collocazione, per non svelarsi sola, per non mettere nelle mani di lui una nudità ben oltre il proprio corpo di cui lui potrebbe appropriarsi. S'inventa pratiche praticate con un uomo a cui si dichiara appartenere, abili massaggi che invece sta imparando giusto ora dal contatto col corpo dello sconosciuto, spaventata dal sentirlo come suo da sempre, questo improvviso famigliare lui catapultato nelle sue voglie dimenticate da una dimenticanza.
Si trovavano entrambi su un crinale, in equilibrio tra reale e surreale, ostaggi solamente di se stessi, conniventi a null'altro che ai loro istinti. Lui conosceva il nome di lei. L'aveva letto sul cartellino che ogni elemento del personale dell'albergo portava per obbligo sul petto. Così l'occhio di lui aveva indugiato sul suo seno, non foss'altro che per conferirle un nome. Lei invece non conosceva il suo. Ma aveva immediata mappa della sua schiena, del collo, dei capelli di cui le sue dita andavano a dirimere ineffabili riccioli argentati.
Ancora distante mille miglia dal suo sesso, ad occhi chiusi aveva la certezza che quel suo lui le stava rispondendo con un'erezione ch'era un'aspettativa, un invito, una promessa, un fronte d'attraversare: seguitando ad accarezzarlo, doveva solo prendere una decisione o non prenderne nessuna e lasciar fare alla se stessa che, zitta da tempo, era approdata lì per cantare la propria inedita canzone.
Si lasci andare – disse lei – lasci che sia io ad allentare le sue tensioni… mi lasci godere di questo piacere nuovo assieme a lei…” 
Si sorprese per la propria perentoria sicurezza, che sortì l'effetto che lui su di sé la lasciasse fare.
Maura non fu consapevole di stare esercitando piacere su sé stessa se non quando colse lo sguardo di lui puntato tra le cosce e avvertì un ulteriore guizzo feroce di piacere, una contrazione violenta delle sue carni e si sentì trionfalmente e finalmente viva. Gli occhi avidi di lui sopraffacevano le sue proprie dita con cui si masturbava con un ritmo che era lui ad imporle senza sfiorarla ancora. Era la prima volta che sentiva il proprio piacere dipendente dagli occhi di un uomo che assistevano al suo toccarsi vorticosamente. Lei era i suoi occhi, lui soggiaceva alla cattura. Maura esigeva e basta, senza ritegno alcuno, che lui stesse ad assistere allo spettacolo della sua figa lucida del liquido che la voglia produceva, felice d'esser prolifica d'umori, di constatare di contenerne per quanto a lungo sopiti esageratamente ancora. Già esausta dell'attesa d'essere penetrata in ogni possibile suo dove, a sgomberare limiti, a sfidare checcazzo di confini... Sicuro dell'accesso che a tutta lei avrebbe esercitato a sua volontà. Lei lo voleva solo ingordo.
Porca, aperta, felice, femmina completa, per una porca maledetta volta, per se stessa e per lo sconosciuto la cui fame che veniva da un misterioso lontano voleva solamente per una porca volta soddisfare...
Così, le mani di lei impazzivano sul corpo allibito di lui. Lui rispondeva mansueto, tanto le bastava e tanto fomentava insaziabilmente. 
Ma forte, imperioso s'imponeva il desiderio che lui, meraviglioso maschio fieramente infoiato, finalmente la sopraffacesse...
Si declinò sulla meraviglia della sua erezione, sfregandosi il cazzo ritto tra le tette, concentrata che ad ogni movimento corrispondesse un oceano di piacere conferito a lui e che diventava per osmosi il suo di lei infinito... avanti e indietro, scappellandolo sapientemente senza tregua alcuna e seguendo con la lingua lo sbigottimento del suo glande imperiosamente teso, in sospeso tra l'esigenza d'esploderle sul viso e la voglia di sfondarla introducendolo in tutti gli orifizi pronti e in attesa che lei gli profferiva. 
Lo ebbe, tanto quanto lui fu convinto di possedere lei. S'industriò d'averlo dappertutto, in ogni ingresso, avido ed a farlo avido di monta, istigandolo al prevaricarla, succhiandolo sino all'appropriazione indebita, dandogli la figa, il culo, la bocca da sfamare... Lo fece stupefacente maschio solo suo... 
Come se non dovesse più lasciarlo andare, proprio come di lì a ben poco se ne sarebbe andato.
Ma lei lo ebbe, eccome, tutto suo, così come in questa inaspettata notte è stato per colpa o merito d'un accappatoio dimenticato, per la sapida bugia d'un marito inesistente, algebrica alchimia per cui lei, di questa unica notte possa farne riserva così da viverne per tutti i suoi deserti anni a venire...
I passi di maura lungo il corridoio si stanno allontanando ticchettando un dignitoso cacofonico ritmo orgoglioso, slippini fracichi a momentaneo memento cui domani dedicherà stoico sorriso... Divisa intatta, meraviglia del sintetico: come se nulla fosse, manco la vaga idea d'uno stropiccio.
Lei ce l'ha dentro e addosso, quell'improvviso meraviglioso lui, per un provvisorio unico per sempre. Lui che, tronfio d'aver scippato un tradimento inesistente, ha dato il meglio della mascolinità.
Lei, per parte sua, gli è molto grata ma è sola esattamente come prima.
Com'è che si chiamava, lui?

*
Evaultim@
photo dal web


15 agosto 2011

Continua...


Continua...
a baciarmi cosi' avidamente
affonda la tua lingua in ogni centimetro di me
continua..
soffermati tra le pause delle mie cosce
e saziami la voglia
che di te mi apre.


Continua...
cercami, aspettami, trovami
è così che voglio essere tua
pelle cuore, e fantasia...

*
NeRa
fotografia: Boris Sitnikov