Accarezzami dove fioriscono i capelli, sopra le macerie fumanti dei miei sudori, fammi distinguere il verso d’una passera che cova, da una merla che canta ed avverte il suo maschio, lo stesso che negli anni non sono riuscita a farti sentire.
Non dire nulla che non sappia d’amore, ascolta il silenzio di questa trama di seta, di questa foglia che lenta danza e si posa, e cade e m’avvolge come regalo che offro, e tu slacci e lo sciogli e ti meravigli di farlo. Ripeti il mio nome come se non m’avessi mai chiamata, come se non m’avessi mai toccata e le tue dita ancora ignorano al tatto la spugna e il velluto che incarta i miei seni.
Chiamami, perché il paradiso non può essere altrove. Sono queste le mani che disegnano esatte il profilo dei fianchi, il ventre del sesso dove intingi le dita e poi come un bimbo le avvicini alla bocca, tiri fuori la lingua e ne gusti il sapore. M’avvicini in un gioco dove non capisco regole e ruoli, e i tuoi occhi sanno già che perdo, che il pegno che trattengo tra le gambe sarà disponibile come una sposa, come una madre che brama dalla voglia di esserlo.
Fa che l’odore di terra che sento mi salga dal cuore, che la pioggia che batte si faccia leggera e rimanga a scintillare contro il sole al tramonto e componga un alone sopra i capelli, perché io sia santa, perché io sia donna, sia identica al mare quando solo galleggi, sia vento e poi cielo quando di notte ti culli e spicchi quel volo al solo agitare di mani.
Non parlare. Qualsiasi parola, che non sia il mio nome, qualsiasi verso che non sappia d’amore, righerebbe il silenzio, striderebbe nell'aria, come spine di rose sul mio seno proteso, che mi cerchi e pretendi e te ne fai sorgente in un orizzonte di cielo, di sabbia e d’arsura.
Dissetati dentro questa natura. Ingozzati di questo mistero che mi fa regina ogni volta che scopro, e ti fa suddito a branchi come file mansuete di cani che docili e buoni aspettano il turno. Vorrei dare un nome ad ogni foglia che calpesto, impararlo a memoria e ripeterlo piano, così come ad ogni passo, un suono ed un tono, per ricordarlo domani e chiamarlo per nome.
Vorrei che questo corpo non avesse più pelle, e tu possa dissetarti del sangue del cuore, di tutti gli uomini che hanno goduto prendendolo a calci, di quelli onesti che m’hanno insegnato, a schivare per strada lo sterco dei cani, a truccarmi la faccia di porpora e pepe.
Ti prego non chiedermi perché ora mi offro, se nei miei anni c’è un uomo con gli stessi tuoi occhi, se c’è una folla di ricordi a forma di maschi, che m’hanno educato a sentire la colpa, per quello che sento, per come mi dono.
Guardami, come se m’avessi scovata dentro un guscio di noce, tra le spine dei rovi come more e lamponi. Accecati al rosso delle mie labbra perfette, abbagliati e pretendi rispetto per ogni goccia di sangue che s’addensa e s’aggruma, per ogni goccia di seme che mi sfama e disseta, i canali prosciugati dove non ristagna che melma.
Lascia che le mie gambe diventino foce di tutte le piogge che corrono al mare, di rami, di trote e bottiglie di mare, che riparano gelose invocazioni d’amore. Ascolta il rumore di questo seno che dondola e selvaggio ti sfida ad esser fedele ad un’unica bocca, ad un’unica donna.
Prendimi, prima che le tue mani esitino all'angoscia di non farmi godere, prima che le tue dita ritornino esili e riprendano forma. Prendimi, saprò di nulla e bugia se proprio vuoi che rimanga nel sogno, se proprio non vuoi che sia fatta di carne e dolori. Sarò eterea e fragile come una rosa in inverno, come un bimbo racchiuso dentro la mano di un padre.
Se questo fosse il paradiso vorrei già essere morta, ma se per caso fosse l’inferno peccherei ogni giorno per guadagnarmi questo oblio di spirito e carne che addensi e rimescoli, perché se t’amo non posso avere una forma, se non quella che foggi e modelli per darti piacere.
Ora le sento, queste mani scellerate che continuano a toccarmi, a sfiorarmi come se conoscessero ogni istante che segue, come se alba e tramonto non avessero un giorno di mezzo e continuassero a girare in un vortice di brama e passione. Mi fai sentire incompleta perché ti desidero, convinta che il mio corpo sia imperfetto da quando son nata, difettoso d’amore ad ogni angolo di strada.
Ora ti sento! Impaziente come qualsiasi uomo, mi cerchi dove l’anima si scompone al piacere. Mi volti e mi rivolti per riempirmi di maschio in ogni dove natura m’ha fatto capiente. Incredula tremo e t’imploro di urlare, di chiamare il mio nome perché di null'altro ho bisogno.
Amore, infinito amore, dimmi che esisti, che queste mani non sono le mie, e il vapore che alita il ventre sono parole che non potrei mai ridire. Dimmi che ci sei, che sei ragione ed istinto, natura che torna, corpo che viene, come l’aprile che sboccia le rose, come l’estate che matura il suo grano, prima che la falce non lo recida dal gambo.
Amore, infinito amore, dimmi che esisti, che svuoti i miei anni e mi riempi di istanti, ma se mi dicessi amore sarebbe pazzia, se mi dicessi che m’ami sarebbe un sogno soltanto. Allora taci, ti prego taci, perché se l’amore esiste, non ci sono parole dentro questo silenzio.
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fotografia: Paulina Porizkova model
