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03 giugno 2010

I cinque sensi

     


Da sempre uso i cinque “sensi”.
Fin da piccola, ma per l'olfatto è come se avessi una percezione in più.
Mi sono sempre piaciuti gli odori e i profumi delle cose.
Ricordo da bambina l’odore della cera che la nonna stendeva sul pavimento di marmo, l’odore di benzina, il profumo fresco che aveva il bucato steso in terrazzo e che entrava dalle finestre aperte, il dopobarba di papà quando di sera si chinava a darmi il bacio della buonanotte, il profumo di mamma, e chi se lo dimentica più?
E ora sono qui, quasi nuda, con indosso un asciugamano di spugna morbido in questa camera nella penombra di un pomeriggio primaverile cittadino.
La luce filtra dalle persiane socchiuse.
Il letto è grande e profuma di pulito, le lenzuola sono bianche e i cuscini sono morbidi, di piuma leggera giusto quanto basta per affondarci dentro.
Vicino trovo una benda nera di seta.
Al telefono mi ha chiesto di bendarmi. So che è arrivato, non lo vedo ma sento i suoi passi, è nell’altra stanza.
Le pareti sono chiare, di un leggero color pesca.
Sfioro le lenzuola, prendo la benda, faccio un grande respiro e l’appoggio sulle palpebre che involontariamente si chiudono.
Arriva.
Riconosco il suo odore. Deve essersi rasato da poco perché ha messo qualche goccia del dopobarba che gli ho regalato.
Sento che appoggia qualcosa sulla poltroncina, forse la sua borsa di pelle.
C’è silenzio.
Stiamo in silenzio ed è strano per me, appoggiare quella fascia nera sugli occhi. Ma poi capisco il gioco: fare l’amore principalmente con uno dei cinque sensi, usare il mio olfatto per rendere più intenso il piacere.
Ha voluto allacciarmi lui la benda e mentre lo faceva mi ha baciato le spalle e l’incavo del collo, piccoli baci che sembravano un soffio di vento caldo.
Mi ha spogliato lentamente e io ho sentito liberarsi nell’aria l’odore del mio corpo, del mio profumo e del suo quando si è spogliato a sua volta.
L’asciugamano è sceso ai miei piedi, per un attimo il mio corpo è stato percorso da brividi leggeri ma poi lui mi ha preso, si è appoggiato a me, ha baciato la mia bocca e io ho accolto il suo sapore, la mia lingua l’ha gustato come lui avrebbe fatto con un dolce al cioccolato.
Ho raccolto il caldo della sua pelle fra le mie mani, il mio viso è vicino al suo ed io lo respiro.
Mi stende sul letto e lentamente lo sento scivolare verso il basso, mi copre di baci il seno, lo prende fra le mani; è un seno grande, morbido, bianco.
Poi la sua bocca prosegue, scivola giù sull’ombelico per poi fermarsi li sul monte di Venere.
Mi accorgo che il mio corpo si è messo in movimento, afferro un nuovo odore, un aroma, è il mio. Una traccia acida e dolce. E’ l’odore del mio sesso.
Non stacca le mani dal mio seno ma scende affondando la sua bocca in me. Mi assaggia con la lingua, emette un suono. Sa essere lieve e calmo. Ho un fremito.
Con le mani gli accarezzo il collo, le sfioro i lobi, la nuca e sento di aprirmi sempre più.
Sono in apnea.
Improvvisamente si stacca ma non è più calmo, lo capisco da come mi bacia.
La sua lingua danza con la mia. Mi morde il labbro inferiore e lo succhia e il sapore del mio sesso s’infila nelle narici di entrambi.
Mi accelera il cuore.
Si stende e rimane supino. Io sono al buio.
Non mi sta più toccando e così mi metto in ginocchio, uso l’olfatto come guida e lo trovo.
Sembrerà strano, ma da questa percezione posso sapere in che stato è: sento il suo testosterone, quell’odore caldo e umido del sesso maschile prima del sesso.
Risalgo con la lingua lungo le sue gambe ma non è per baciarlo.
Arrivo a lui e voglio sentire le diverse sfumature. Più denso verso il basso, più acre in punta.
Ma sempre lui. Un profumo che sa di gola, di uomo, di voglia di me.
Poi, lo assaggio.
E lui si lascia fare. E’ mio. Completamente mio.
All'improvviso mi distende e mi passa le mani prima sul viso, poi mi sfiora le labbra e con l’indice mi apre la bocca.
Scende sul seno, sul ventre e finisce per poi appoggiarle sui fianchi e con un movimento fluido mi entra dentro e inizia a muoversi e a danzare con me.
Capisco che il suo corpo sta cambiando odore.
Ora è più carico, più selvaggio. Mi sorprende scoprire quante informazioni mi arrivano dagli altri organi, ora che la vista non può vedere.
Avverto che i miei sensi si sono affinati, come esploratori nel buio. Ogni fragranza mi esorta a lasciarmi andare.
Non bado alle posizioni, a come si muove su di me, a come prende il mio corpo, in questo momento non m’importa dei dettagli ma sono gli odori a prendermi, come se fossi in un vortice.
Tutto è progressivamente più intenso.
La pelle lucida e umida, il mio sesso sempre più dolce, il suo desiderio che diventa più aspro.

Sento che sto per avere un orgasmo senza suono, come sott’acqua.
Lo sperimento come una cosa nuova che il corpo mi regala.
Lui è al culmine dell’eccitazione. Lo sento fremere, irrigidirsi. Io uso l’olfatto, lui usa le mani come se fossero una morsa. Ho il suo viso sul collo, lo sento respirare, ansimare. Io sono in apnea e lui mi sta divorando con il respiro.
E l’aria si riempie di un odore leggermente pungente, quasi aspro; sento quello, prima del suo grido. Dalla sua bocca esce un urlo rauco.
E anche se non lo vedo capisco che mi sta guardando, sta guardando il mio viso, non si sta perdendo nulla.

Nulla, e solo allora ci lasciamo andare e godiamo, insieme.
Rimaniamo così, non so per quanto, ma lui rimane sopra di me, rimane dentro di me. Dice che vorrebbe stare così, immobile fino a quando mi prenderà un'altra volta e un'altra volta ancora.
Odoriamo di sesso, profumiamo d’amore.
Solo poi mi toglie la benda.
Contempla il mio volto trasformato, mutato dall’orgasmo ma io non apro gli occhi nemmeno un istante.

Sa che se lo guardo adesso, poi non potrà più fare a meno di me.



pa.oletta
foto dal web













10 novembre 2009

Tocco la tua bocca


Tocco la tua bocca.
Con un dito tocco il contorno della tua bocca.
La disegno come se uscisse dalla mia mano, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare.
Faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna sul viso, una bocca scelta tra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo viso e che per un caso che non arrivo a comprendere coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.
Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre più da vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo man mano sempre più da vicino e i nostri occhi si fanno grandi, si avvicinano, si sovrappongono e i ciclopi si guardano respirando confusi.
Le bocche si incontrano e lottano tiepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando nel loro recinto dove un'aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio.
Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, di accarezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranze oscure.
E se ci mordiamo il dolore è dolce e se affoghiamo in un breve e terribile assorbersi simultaneo del fiato, questa istantanea morte è bella.
E c'è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura e io ti sento tremare contro di me, come una luna nell'acqua.

*

pa.oletta
fotografia: Sigrid Kleinecke



20 dicembre 2008

Se esisti


Sei nudo in piedi nella penombra, ti giro intorno e mi fermo dietro te. 

Non c’è bisogno di parole dopo che ho slacciato le tue preoccupazioni.
Tu ora avverti il mio sguardo e il mio respiro silenzioso.

Teso.
Il mio imbarazzo ti appartiene.
Ti annuso ovunque e il tuo odore mutevole mi esplode dentro, incancellabile.
Mi porterai via dal mio vivere appena ti toccherò.
Le tue mani forti e delicate si occuperanno di me 
ed io non capirò da dove arrivano e quante sono.

Non potrò che lasciarle fare.

Mi scriverai addosso, mi sfoglierai lentamente 

fino ad arrivare a un lungo orgasmo e alla fine non ricorderò 
nemmeno se ero io, la donna di sempre.
In un orgasmo c'è tutto l'universo.
Stelle, pianeti, costellazioni, apostoli, discepoli, 
santi, peccatori e persino un coro d'angeli.
Poi, alla fine, ma solo alla fine di noi, ti lascerò andare via.
Ti resterà fra le mani il mio odore, il mio profumo 
e i sensi, senza tempo.
E se mi vorrai ancora dovrai cercare il mio sguardo tra i molti.
Ma se sei tu, mi troverai.

*

pa.oletta
photo dal web