16 settembre 2007

Serenità


Moltissimi uomini hanno posto la massima cura nello ammobiliare la loro casa esteriore senza occuparsi mai della casa interiore. E quando un fatto qualsiasi li pone nella necessità di abbandonare la bella casa, fatta per gli occhi corporali, e rifugiarsi in quella interiore, si trovano di fronte uno sconosciuto: se stesso. Certo, al primo momento, ci si sente smarriti come per un inatteso naufragio. Poi, a poco a poco, a tentoni, brancolando nel buio, ci si accorge che questa solitudine non è assoluta. E che in questa casa interiore, più o meno ammobiliata a seconda della sensibilità di ognuno, vive già un ben strano inquilino, capace di divenir il nostro tirannico padrone o il migliore nostro amico. Purtroppo gli uomini hanno perduto la buona abitudine di rimanere soli senza distrazioni e ad occhi chiusi. Dieci minuti quotidiani di colloquio intimo insegnerebbero, forse una più umana filosofia di quella contenuta in molti libri. Questo “io” timidamente nascosto in noi stessi e che per lo più è in aperto contrasto con l’altro “io” esteriore, possiede la sola, vera, filosofia che ci abbisogna per accordi o per contrasti, per consonanze o dissonanze, a formare l’esatto equilibrio della nostra vita e a donarci la virtù dal nome più bello: “serenità”!


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Nino Salvaneschi
fotografia: Formento & Formento

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