20 aprile 2010

Pelle


E quando ti penso tu non ci sei… Non ci sei mai quando la mia mente cerca la tua e le mie mani cercano te. Così, un po per caso oggi mi trastullo girovagando per casa ed ogni passo è famelico desiderio che prende fuoco dentro me. E’ voglia che sale e si trasforma in immagini vivide del mio corpo sul tuo, delle tue mani su di me, del tuo sesso nella mia bocca accarezzato con la lingua come un rossetto su labbra vermiglie. E poi ingoiato come dolce prelibato. Così il desiderio aumenta, lo sento pulsare come sento i capezzoli inturgidirsi. Mi libero di tutto. Lentamente mi porto verso la mia stanza, un grande letto bianco mi attende, il sole filtra attraverso le tende candide e sottili. Qualcuno potrebbe vedermi... chissà. Il pensarlo mi eccita ancor di più. Ma si... Apro di poco la finestra, quel tanto da permettere al vento leggero di spostare a tratti la tenda.

Si, questo gioco mi piace, mi prende, mi intriga, mi accalora e già mi sento fuoco tra le fiamme. Mi spoglio con la stessa lentezza di prima. Tolgo la camicetta bianca, il reggiseno di pizzo, sbottono la gonna nera, sfilo le scarpe rosse con il tacco alto. Un vezzo che mi sono voluta togliere come ora mi sto togliendo tutto il resto. Faccio scivolare gli slip a terra, poi mi siedo sul letto e tolgo le calze. Sbottono uno a uno i bottoncini del reggicalze e poi… poi più nulla. Mi lascio andare indietro sdraiata sul letto che mi accoglie come se già sapesse. Perché in effetti già sa. Conosce la mia intimità solitaria e la sua esplosione, a volte penso sia mio complice perché trattiene parte dei miei sospiri.

Così, ancora una volta, mi lascio rotolare sul letto. Nuda. Ed è bello sentire sulla pelle il fresco delle lenzuola, come una carezza di seta. Poi lascio che le mie mani seguano il mio corpo, lo delineano come matita sulla carta. Mi tocco il collo lungo e sensuale, sento le vene pulsare, scendo giù per prendermi con le mani il seno e già so che i capezzoli duri mi chiedono altro. Aumenta il battito del cuore, si accelera il respiro mentre scendo e faccio ruotare un dito attorno all'ombelico. La mia pelle ora è diventata particolarmente sensibile. Tutto è fremito indomabile. Poi, poi... scendo ancora a toccarmi la vagina. E’ calda e bagnata. Scende come cera un filo di miele tiepido. Conosco il suo sapore e mi piace perché sono io, io senza tabù, senza limiti o vergogne.

Con un dito entro dentro di me, raccolgo la mia essenza, mi sembra incandescente. La porto alla bocca e mi lecco la mano. Adesso sento che sto per superare l’ultima barriera che mi porterà a gridare, sussurrare, respirare affannosamente. Ancora la mia mano lì mentre vola la fantasia e mille immagini scorrono nei miei occhi aperti. Aperti si. Non li chiudo gli occhi perché voglio toccare, sentire e vedere. Nessun senso deve essere imbrigliato. Mi inarco al piacere e sempre con la mano tra le gambe mi rotolo sul letto, a pancia sotto mi muovo con un ritmo che aumenta, si impenna. Il letto fa rumore ma non basterà questo a coprire il grido con cui esploderà il mio godimento. Pausa. Come dopo una lotta che porta allo sfinimento. Torno a girarmi sul letto, guardo il soffitto e sorrido. Sorrido perché le tende si sono aperte e non so se qualcuno mi ha vista. Chissà... Sarebbe bello scoprirlo ma forse, forse è più eccitante solo pensarlo.

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Storydream
photo dal web

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