Non mi torna, dirti Ti amo.
Mi ritorna il suono sordo di una campana incrinata, o di una vaso di coccio crepato. Mi sembra di costringere l’imprevisto divenire di Noi in una cornice pre confezionata da milioni di altri cuori, di altre voci, di altre anime e di corpi in autentici o illusori deliri che soffiano parole di circostanza, una cornice, o un lacciolo, che pretenda di contenere qualcosa di molto di più vasto. Mi sembra di sminuire un Noi ben più stupefacente e complesso, con l’uso di una convenzione verbale così abusata.
È come se la locuzione Ti amo mettesse in qualche modo la parola fine, ponendo un sigillo che definisce un compimento acquisito. E poi ci si può permettere distrazione dall’ordito sul quale si è principiato ad intessere trama comune.
Parole che entrambi abbiamo pronunciato ad altri, e sinceri, fino in fondo sinceri, o quasi sempre, talvolta illusi nella propria sincerità, e che ho provato a dirti, e che certo ripeterò, con la sensazione subito dopo di averti banalizzato. Non mi torna, non mi basta.
Non mi sono innamorata di Te. Non ne ho avuto il tempo.
Subito mi sei fluito dentro, scivolato in meandri di me a me stessa sconosciuti. Non abbandoni di pervadermi di meravigliosa naturalezza, la stessa con stupita cui mi osservo accoglierti.
Diretto, Tu, ad esercitarlo l’Amore, non a definirlo.
Semplicemente, con tutta la meraviglia che questo comporta, sei giunto a corrispondermi, come un mitico medaglione che emana luce quando si insedia nel castone a lui destinato, in quello soltanto generando significato nuovo e originale, pure predestinato e imprescindibile.
Non è rilevante conoscere la durata di tale destino. Il tempo non è parametro che significhi nel compiersi di una cosiffatta magia. Ne quali ne siano le strade.
Solo è scritta l’ineluttabilità della forza che scatena, simbolo narrante dell’essenza di ciò che è unione autentica tra Due. E la dimostra, portando finalmente pace e conferma a una ricerca lunga una vita.
Tu.
Mi scomponi e ricomponi, mi inquieti e mi calmi, mi percorri e disegni una mappa di me, pronto ad aggiungere dettagli, con la curiosità di una scoperta che si rinnova. Non c’è confine tra anima e corpo, medesima contrada dove prendere dimora di cui prendersi cura. Tu mi possiedi, ed è tuo diritto solo perché non trascuri di restituirmi a me stessa. Perciò mi hai.
Ti adoro, sì.
Perché anche se questa pure è convenzione verbale mantiene intatta, almeno nella pronuncia della mia anima, tutta la sacralità che c’è nell'intendere il Due, da alimentare instancabilmente e da accudire amorevolmente proprio come un fuoco sacro. Complice intimità da onorare. Tu, mia sacra devozione profana.
*
Evaultim@
photo dal web

Nessun commento:
Posta un commento