09 marzo 2010

La lama del piacere


Quella sera, decise che il gioco si sarebbe giocato a modo suo. 
Una sorta di vera istigazione a guardare soltanto, un vedere e non toccare. 
Non ci doveva essere altro, nessun contatto, nessuna parola. Solo occhi per vedere ed eventualmente lui poteva giocare con se stesso. Sufficientemente intrigante nelle sue fantasie.
Così, quando arrivò dopo aver accettato le regole, lo fece sedere sul divano. Lei indossava un abito di seta rosso, con una sola lampo sul fianco. Scarpe rosse ed intimo rosso con pennellate di nero. 
Sarebbe stato facile con un solo, rapido gesto, far scivolare il vestito sulla sua pelle e farlo cadere a terra. Ma aspettò. 
Sapeva che l’attesa può uccidere... come un piacere portato all'eccesso o le aspettative che si dilungano. Lo vide infatti muoversi e irrigidirsi sul divano. Le regole erano regole e lui le aveva accettate. 
Gli si avvicinò fin quando il suo seno era a pochi centimetri dalla sua bocca, gli fece respirare il suo profumo ma subito si ritrasse. Cominciò a camminare per casa, davanti a lui… ogni passo doveva essere una lama trafitta nel piacere. Andò avanti così per un poco. Poi, lentamente, abbassò la lampo e senza indugi l’abito si adagiò per terra. Il suo corpo impreziosito da un capo di splendida lingerie, venne messo in risalto dalla luce della finestra. 
Lei poi prese una sedia, di quelle trasparenti, ci salì sopra e da lì si sedette sul tavolo della cucina. Lo vedeva fremere, incapace di trattenersi. 
Allora si sdraiò sul tavolo mentre, sempre con gesti lenti, si toglieva reggiseno e tanga. Allargò leggermente le gambe prima di tornare a sedersi in bilico sul tavolo stesso e gli lanciò la sua biancheria. Lui la prese al volo, la portò alle labbra, voleva sentire il suo profumo, i suoi umori, il suo odore. Sulla sua faccia si dipinse un sorriso avido di avere altro. Chiese se quel gioco poteva finire lì e cambiare le regole. Lei disse di no. 
Tornò a sdraiarsi sul tavolo e si accarezzò. 
Lui era esattamente di fronte a lei, la guardava mentre le sue mani indugiavano sul suo seno e mentre entravano dentro di lei… poi la sentì gemere… sempre più. 
I tacchi rossi ben piantati sul tavolo la aiutarono ad inarcarsi. Si girò. Ora lui aveva il suo magnifico sedere a pochi passi, sarebbe stato un attimo raggiungerla ma non poteva. Non erano questi i patti… Lei si girò e si rigirò con le mani dentro se stessa e poi esplose in un piacere unico che la lasciò senza fiato. Si leccò una ad una le dita piene dei propri umori. Si lasciò andare sul tavolo, con il respiro affannoso. 
Non importava cosa lui stesse facendo, lo poteva immaginare. 
E immaginarlo era già così tanto! 
Sentiva il suo respiro affannoso provenire dal divano ma non lo guardò… 
Era lui, solo lui, che nelle regole del gioco doveva guardare lei ed eccitarsi. 
Sapeva che ci era riuscita, sentiva i suoi sospiri… le bastò questo. Avrebbe avuto tutto il tempo per ricomporsi, tutto il tempo. 

*

Storydream
fotografia: Andrea Seekircher

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