24 ottobre 2006

Ricorda...


Ricorda che l'uomo autentico è quello che vive la vita in ogni istante, a volte cadendo, ma rialzandosi sempre. Perde solo chi ha paura di sbagliare e cadere. Sii utile e verrai servito, aiuta gli altri e sarai aiutato, insegna agli altri e starai imparando. L'uomo perfetto non esiste nella vita. La perfezione è morte. Qui sulla terra noi non cerchiamo la perfezione ma piuttosto l'equilibrio tra la luce e le tenebre che sono in tutti noi...

Hernán Huarache Mamani

photo dal web


16 ottobre 2006

In punta di dita



In punta di dita
percorro il tuo mondo
indugio
esplorando
lambendo
anfratti e confini.
In punta di labbra
fremendo rispondi
mi sfiori
assaggiando
ogni singolo poro.
In punta di cuore
planando
accordiamo i respiri
smarriti
annegando in profondo.
Al tempo la danza
in armonico effetto
ristora e ci sfianca
arresi vibranti
entrambi vincenti
uniti
in un unico
battito d'ali.


photo Kristina Tripkovic

15 ottobre 2006

Aprile


Vorrei ballare nuda
sotto la fresca pioggia primaverile
lasciarmi travolgere dalle gocce
che bagnano il mio corpo,
farmi inondare da ciò che il cielo mi manda
così precipitosamente
senza lasciarmi nessun tempo
senza accorgermi di niente
così semplicemente libera
in mezzo alla natura
così profondamente
dentro di me.
Vorrei annullare il tempo
per godere infinitamente
di queste gocce
che scendono sul mio viso leggere
che lavano d'ogni angoscia
che mi rendono semplicemente
libera di amare,
perché io amo la pioggia.
Amo il vento
che spettina i prati verdi
sperduti nel mondo,
che crea grandi onde
nel mare della mia vita,
che abbassa timidamente gli alberi
ed i miei occhi.
Mi lascio trasportare dal vento
che mi spinge inconsapevolmente
verso qualcosa
che non sa nemmeno lui
e che mi confonde
di emozioni provate.

Monica De Steinkuel

fotografia Roman Tkachenko

11 ottobre 2006

Ti vengo a cercare




Ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un sentimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te...
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come l'eremita che rinuncia a sé...
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici...
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore con più volontà...
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere l'immagine divina di questa realtà...
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza...

*
Franco Battiato
photo dal web

10 ottobre 2006

Amare...


Amare una persona è...

averla senza possederla.

Dare il meglio di sé

senza pensare di ricevere.

Voler stare spesso con lei,

ma senza essere mossi dal bisogno

di alleviare la propria solitudine.

Temere di perderla,

ma senza essere gelosi.

Aver bisogno di lei,

ma senza dipendere.

Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.

Essere legati a lei,

pur essendo liberi.

Essere un tutt'uno con lei,

pur essendo se stessi.

Ma per riuscire in tutto ciò,

la cosa più importante da fare è...

accettarla così com'è,

senza pretendere che sia come si vorrebbe.

Omar Falworth


photo Vlad Gansovsky


06 ottobre 2006

Donna


Nel tuo esserci, l'incanto dell'essere.
La vita, la tua storia,
segnata dal desiderio d'essere semplicemente donna!
Nel tuo corpo ti porti, come nessun altro,
il segreto della vita!
Nella tua storia la macchia dell'indifferenza,
della discriminazione, dell'oppressione…
in te l'amore più bello,
la bellezza più trasparente,
l'affetto più puro che mi fa uomo!


*

Eliomar Ribeiro de Souza
photo dal web

Donna


Nel tuo esserci, l'incanto dell'essere.

La vita, la tua storia,

segnata dal desiderio d'essere semplicemente donna!

Nel tuo corpo ti porti, come nessun altro,

il segreto della vita!

Nella tua storia la macchia dell'indifferenza,

della discriminazione, dell'oppressione…

in te l'amore più bello,

la bellezza più trasparente,

l'affetto più puro che mi fa uomo!

Eliomar Ribeiro de Souza


fotografia Helmut Newton
model Joanne Whalley Kilmer

02 ottobre 2006

Lo specchio


Uno specchio diceva alla credenza:
Quant'era mejo se restavo un vetro
limpido e puro, senza
'sta vernice de dietro!

Uno de quelli vetri, fatte conto,
incorniciati in certe finestrelle,
che vanno a foco all'ora der tramonto
per aspettà le stelle,
e fanno da vetrina
ar Sole che rinasce ogni mattina.
Invece, èccheme qua! De tanta gente,
sia giovene sia vecchia,
che me passa davanti e me se specchia,
che ce rimane? Gnente!

La vita mia nun è che un'illusione:
rifletto ma nun penso: e se me tocca
de dì la verità senza aprì bocca
nun trovo un cane che me dà ragione.


*
Carlo Alberto Salustri (Trilussa)

fotografia Franco Vaccari 





26 settembre 2006

Epitaffio


Qui giace il Sole che creò l'aurora e diede la luce al giorno 
e nutrì la sera il magico pastore dalle mani luminose 
che fecondò le rose e le sfogliò. 
Qui giace il Sole l'androgino tenero e violento, 
che possedette la forma di tutte le donne e morì nel mare.

Vinicius De Moraes

18 agosto 2006

La cucina nuova

L'avevo visto per la prima volta quella mattina che mi recai in ufficio da lui, mio marito mi aveva dato l'indirizzo perché volevamo ristrutturare la cucina. Quando entrai nel negozio in centro, mi fece accomodare, mi scostò la sedia per farmi accomodare… proprio come si fa con una signora!!!

Un uomo di circa 55 anni, sul cartellino appeso al collo con un laccetto arancione c'era scritto Lorenzo. Incominciammo a discutere del progetto… mi illustrò minuziosamente le sue idee a riguardo le soluzioni tecnologiche ma anche il proprio pensiero in materia di risparmio energetico, bioarchitettura, eco compatibilità e ogni risvolto teso ad un ciclo biodinamico dei momenti operativi di qualsiasi lavoro cui è chiamata in causa qualsiasi cucina. Alla fine, stordita da quella montagna di grandi verità, teorie e soluzioni inaspettate, ci demmo la mano… aveva una stretta decisa di uno che, certamente, sapeva ciò che voleva ed io, stordita, e non poco affascinata da tanta competenza e capacità di espressione, lo salutai con l’impegno di un sopralluogo di verifica delle idee, per il giorno dopo… Non so il perché, ma gli occhi di quel commesso mi avevano messo a disagio, il suo modo di esprimersi con proprietà di linguaggio unito a quel modo di fissarmi durante il corso dell’incontro mi aveva messo sulle spine… 

Allora? Signora Luisa, mi ha capito???

Si, si... risposi mentendo spudoratamente!

Facciamo una cosa, gli dissi, riparliamone direttamente domani a casa mia, le ho lasciato l'indirizzo, in modo che mi potrà spiegare meglio i particolari che cerca di descrivermi ma che non afferro… sul posto son sicura che riuscirò ad afferrare la soluzione tecnologica che mi propone…poi decideremo sul posto!

OK, rispose… ci vediamo domani!

Tutta la notte non chiusi occhio… rivedevo come un film quelle mani, quella bocca, quelle movenze, quel suo modo di parlare, quella sapiente sicurezza che nascondeva, con mia somma certezza, l’anima di un uomo molto diverso da ciò che mi era apparso e che sentivo divorarmi fino in fondo…. dolce tormento, mischiato all’impazienza dell'indomani.

La mattina dopo mi dedicai la giusta attenzione, doccia, creme per il corpo, trucco leggero e sotto il mio vestitino a fiorellini, un intimo bianco traforato con scarpe nere. Tacco alto per essere al suo livello. Ansia e angoscia per quello stupido appuntamento di cui stavo creandomi un film inesistente ma che sentivo danzarmi sulla pelle come una pellicola di Dario Argento…. spiavo dalla tendina in continuazione aspettando che arrivasse, era in ritardo già di mezzora… ero tutta un fremito perché avevo paura di un improvviso rientro inaspettato di mio marito… ipotesi da scartare… non doveva succedere e difatti mi sbagliavo… eccolo li… cappotto nero, sciarpa avvolgente, con passo elegante s'avvicinò al cancello dopo aver tranquillamente parcheggiato una autovettura straniera che neanche conoscevo. 

Mi affrettai verso il citofono e lo feci entrate.

Scusi il ritardo, disse con tono un po’ nervoso, ma Roma la mattina è un caos vergognoso…. Non si scusi, non c’è problema… venga le faccio strada, le mostro il locale da ristrutturare così nel frattempo le preparo un buon caffè… lo gradisce???

Volentieri… non rinuncio mai ad un buon caffè anche se è il terzo di questa mattina rispose lui, poggiando la valigetta sul tavolo della cucina.

Gli voltai le spalle per prendere la macchinetta… istintivamente sentii i suoi occhi puntati su di me. Accesi il gas e, messa su la caffettiera, presi le tazzine. Se non le dispiace ne frattempo do un occhiata in giro, disse Lorenzo togliendosi il cappotto.

Fu l'attimo giusto per scrutarlo da capo a piedi… indossava un vestito grigio con camicia azzurra e cravatta blu, una notevole eleganza sfoggiata con disinvoltura. Così mi è sempre piaciuto guardare l’uomo, spogliandolo con gli occhi e pregustando con l’immaginazione un piacere del tutto femminile!

Un fuoco mi stava divampando nello stomaco… non riuscivo a togliere gli occhi da dosso a quell'abito… era calamita per me… il suo contenuto!

Lorenzo aveva una mano nella tasca e l'altra poggiata al davanzale della finestra… guardava fuori in giardino… e di profilo notai che nei pantaloni un certo languorino ribolliva anche lì. Fu in quel momento che, voltatosi d’istinto, i suoi occhi trovarono i miei, entrambi stavamo percependo stimoli molto simili.

L’istinto mi fece abbassare gli occhi e, slacciato il mio vestito a fiorellini legato dietro al collo, lo lasciai scivolare ai miei piedi proprio mentre l’indole mi fece voltare a porgergli le spalle ma anche altro… lo sentii avvicinarsi piano, mi spostò delicatamente i capelli con una mano mentre l’altra era approdata sui miei fianchi… mi baciò lungamente e avidamente sul collo.

Aveva un respiro profondamente caldo, mentre il suo pizzetto mi creava giusti effetti per un lungo brivido, pungente, mischiando al calore della sua lingua la tenerezza di quell'effusione così docile, così libidinosa. 

Si fredda il caffè dissi io non ricordandomi d’aver già superato i convenevoli ed anche ogni sorta di mitigante imbarazzo... lui non rispose nulla… mi prese per le spalle e mi fece girare per cercare la mia bocca, sempre facendo percorrere alle sue mani ogni centimetro della mia pelle, certamente abbondante!

Fu un bacio lungo e intenso… come affondare lingua e labbra in un vasetto di marmellata di mele, tanto era dolce, o quanto meno così mi sembrava di essere. In qualsiasi altra parte che non fosse stata casa mia, senza il pensiero del rientro di mio marito… senza ristrettezze mentali… senza troppe reticenze fisiche o di timida pudicizia.

Mi spinse verso il basso e mi fece inginocchiare dinanzi lui. Mi sedetti sopra i tacchi aprendogli la zip dei pantaloni…  il fruscio delle calze aveva provocato in lui un duro contraccolpo e visto che mi trovavo proprio tra le sue gambe, con gli occhi dritti sul suo cazzo, infilai la mano nella patta e lo estrassi con caparbia tranquillità. Prima di ricoverarlo definitivamente tra le labbra me lo strofinai su tutta la faccia, sulle guance e poi ancora giù tra le tette per un tuffo nel piacere sopraffino di una donna ben dotata come me!

Nel mentre lui mi guidava con entrambe le mani… spostando a suo piacere la mia testa, quasi fossi il joystick di un gioco tridimensionale perversamente reale… nel contempo mi infilava le dita nella bocca, ed io le alternavo al suo cazzo… adoro le dita di un uomo e mi piace succhiarle contemporaneamente magari anche dopo essere uscite dalla mia fica calda perché ci sono cose che si fanno senza troppo pensare, nell'attimo stesso che il desiderio ti spunta dallo stomaco… questo era il mio modo d’assaggiare l’uomo proprio mentre risalivo verticalmente con la lingua, dalla base alla sua punta, quel cazzo gonfio di piacere pronto a restituire qualsiasi cortesia nel modo più discreto e piacevole.

Mi alzai in piedi e lui mi prese per mano portandomi verso il tavolo della cucina. M’aiutò a sollevare le cosce piene e calde lasciando che i tacchi si piantassero sul piano di marmo…. divaricai le gambe… tremavo incomprensibilmente. Lui se ne accorse. Sentivo le labbra di Lorenzo schiudersi intorno alle grandi labbra mie, divagare intorno al grilletto e giocarci intorno con grande foga… carezzarlo, spronarlo, succhiarlo. Un brivido di godimento mi scosse provocando l’automatico inarcamento del bacino, ora stavo offrendomi, a lui nel mio aspetto più totale ed osceno… aperta a lui come a nessuno mai!

Anche la punta del suo naso contribuiva a rendere estremamente piacevole questa sensazione premendo con la giusta forza sul mio clitoride ogni volta che la lingua sua scendeva più verso il basso ad esplorarmi tutta. Non si sentivano rumori, solo il suo leggero ansimare di piacere… c’era un’aria immota, some dopo una nevicata… quasi sapesse non lesinava con le carezze usando sempre quella lingua meravigliosa anche per leccarmi intorno… sul reggicalze e sulle balze tra stoffa e pelle per poi andare verso l'interno delle cosce… e poi fino alle caviglie a carezzare i tacchi ed strofinarli sul suo petto per poi voglioso, inarrestabile, risalire… e gli piaceva anche guardarmi mentre godevo di quel suo tocco, gli piaceva guadare me, seduta su quel tavolo mentre col dito cercavo pace tra le pieghe di una carne ormai alla brace.

A quel punto gli sbottonai la camicia iniziando a leccargli il petto. Lo spinsi verso me… verso i miei capezzoli duri, verso un corpo caldo ed ansimante…. lo volevo sentire dentro così, con una mano, gli presi il cazzo e lo portai tra le mie cosce, lo sentii premermi sulla fica… entrare in punta di piedi e poi di seguito farsi già adulto… lo sentii forte farsi strada nella carne, entrare e uscire, deciso… nerboruto e gonfio e poi ancora spingere e spingersi dentro verso l’oltre senza confine. Lo sentivo mugolare di piacere mentre m’allargavo tutta per non perderne neanche un frammento… volevo solo sentirmi inondata, presa, scopata e desiderata. Lui mi stantuffava col suo cazzo ormai quasi senza tregua ed io non ero ancora sazia di lui... ad un certo punto mi fece scendere dal tavolo e mi girò di spalle… mi appoggiai quindi a pancia sotto sopra il tavolo cercando di sistemare al meglio le mie tette… m'infilo un dito in bocca che portò direttamente nel mio buchetto inumidendolo un pochino. Poi prese il suo cazzo con una mano e cominciò a segarsi un poco prima di dargli strada nel mio di dietro… doveva trovare posto e calore. Sentii il suo cazzo che mi penetrava, e cercai d’assecondarlo con una serie di movimenti della schiena e, più aprivo le gambe, più i miei tacchi stridevano sul pavimento della cucina. Lo sentivo al massimo dell'eccitazione, mi stava sopra con il corpo caldo e le mani cercavano tutta la mia carne ancora disponibile poi si sollevò mettendosi in ginocchio a leccare nuovamente i miei buchi caldi e accoglienti… tane di fuoco a cui stava dando solo un attimo di tregua, raffreddando la tensione. 

Quanto mi piaceva essere il suo oggetto di piacere, mugolavo con in testa una parola sola "ancora... ancora... ancora… non smettere mai, ti prego!” mentre sentivo quella sua lingua percorrere nuovamente le mie gambe verso il basso mentre con le mani mi teneva ferma per le caviglie… nel mentre il culo si dimenava ad urlare tutta la mia fame, ad invitarlo a nuovo banchetto. Non ci fu molto da attendere… sentivo che stava per venire, mi sentii quindi il suo cazzo entrare di prepotenza nella fica e farsi strada con inquieta determinazione. Qualche istante e lo tirò via dalle mie cosce ancora zampillante di latte caldo… mi voltai inginocchiandomi dinanzi a lui… lo detersi con le labbra e con la mano in modo da strofinarlo dappertutto. 

Lui era ancora contratto ma aveva la pelle del viso distesa, mi guardava mentre passavo il suo sperma sulle mie tette… era un messaggio subdolo di appartenenza, devozione mia al suo padrone, lui! Mi rialzai per sedermi nuovamente sopra il tavolo… lo presi per la camicia e lo strattonai forte a me, con i tacchi avvinghiati sulle sue spalle lo baciai ancora e ancora, dandogli la mia lingua... leccandogli le guance come una cagna in calore! Lui non parlava, mi stringeva le tette ed io guaivo!

Forse è per questo che, anche a distanza di tempo, mi piace usare questa cucina per i miei momenti intimi… mi piace agghindarmi di tutto punto e poi, seduta sopra al tavolo o sulla lavastoviglie, smanettare con le dita la mia calda figa per appagarla di mai sazie voglie!


photo dal web

30 luglio 2006

Ancora...


È un viaggio in un'altra dimensione
fuori dal tempo ed oltre ogni ragione.

Onda di fuoco che stritola e travolge
e il cuore allaga colmandolo di vuoto
e in gola trema in cerca di respiro e scampo e luce,
alta dilaga e affanna in urlo muto,
sorda ed attenta ad ogni mutamento
tracimando dagli occhi in baglio cieco,
distrugge e crea e stanca e nutre e spera,
rigenera di gioia e un poco uccide...
e ancora chiede... e ancora... e ancora...

Sempre con me, oltre ogni ragionevole follia
Sempre con te, oltre ogni apparente realtà.

Straniera 

photo dal web

06 giugno 2006

Senza un perchè


Camminare accanto senza un perché,
"il perché si trova oltre l’essenza tra il ROSSO concavo delle labbra
e la piega AZZURRA dei desideri”.
Densa di immagini e colori.
Evocazione ed invocazione a cui non si può resistere…


photo Kaiser ph.

05 maggio 2006

E impari...


Dopo un po' impari
la sottile differenza tra tenere una mano
e incatenare un'anima.
E impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi ad imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E incominci ad accettare le tue sconfitte
a testa alta e con gli occhi aperti 
con la grazia di un adulto,
non con il dolore di un bimbo.
E impari a costruire tutte le strade oggi
perché il terreno di domani 
è troppo incerto per fare piani.

Dopo un po' impari che anche il sole scotta,
se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei davvero forte, e che vali davvero...


Veronica Shoffstall

photo Elena Orlova