L'avevo visto per la prima volta quella mattina che mi recai in ufficio
da lui, mio marito mi aveva dato l'indirizzo perché volevamo ristrutturare la
cucina. Quando entrai nel negozio in centro, mi fece accomodare, mi scostò la
sedia per farmi accomodare… proprio come si fa con una signora!!!
Un uomo di circa 55 anni, sul cartellino appeso al collo con un
laccetto arancione c'era scritto Lorenzo. Incominciammo a discutere del
progetto… mi illustrò minuziosamente le sue idee a riguardo le soluzioni
tecnologiche ma anche il proprio pensiero in materia di risparmio energetico,
bioarchitettura, eco compatibilità e ogni risvolto teso ad un ciclo biodinamico
dei momenti operativi di qualsiasi lavoro cui è chiamata in causa qualsiasi
cucina. Alla fine, stordita da quella montagna di grandi verità, teorie e
soluzioni inaspettate, ci demmo la mano… aveva una stretta decisa di uno che,
certamente, sapeva ciò che voleva ed io, stordita, e non poco affascinata da
tanta competenza e capacità di espressione, lo salutai con l’impegno di un
sopralluogo di verifica delle idee, per il giorno dopo… Non so il perché, ma
gli occhi di quel commesso mi avevano messo a disagio, il suo modo di
esprimersi con proprietà di linguaggio unito a quel modo di fissarmi durante il
corso dell’incontro mi aveva messo sulle spine…
Allora? Signora Luisa, mi ha capito???
Si, si... risposi mentendo spudoratamente!
Facciamo una cosa, gli dissi, riparliamone direttamente domani a casa
mia, le ho lasciato l'indirizzo, in modo che mi potrà spiegare meglio i
particolari che cerca di descrivermi ma che non afferro… sul posto son sicura
che riuscirò ad afferrare la soluzione tecnologica che mi propone…poi
decideremo sul posto!
OK, rispose… ci vediamo domani!
Tutta la notte non chiusi occhio… rivedevo come un film quelle mani,
quella bocca, quelle movenze, quel suo modo di parlare, quella sapiente
sicurezza che nascondeva, con mia somma certezza, l’anima di un uomo molto
diverso da ciò che mi era apparso e che sentivo divorarmi fino in fondo…. dolce
tormento, mischiato all’impazienza dell'indomani.
La mattina dopo mi dedicai la giusta attenzione, doccia, creme per il
corpo, trucco leggero e sotto il mio vestitino a fiorellini, un intimo bianco
traforato con scarpe nere. Tacco alto per essere al suo livello. Ansia e
angoscia per quello stupido appuntamento di cui stavo creandomi un film
inesistente ma che sentivo danzarmi sulla pelle come una pellicola di Dario
Argento…. spiavo dalla tendina in continuazione aspettando che arrivasse, era
in ritardo già di mezzora… ero tutta un fremito perché avevo paura di un
improvviso rientro inaspettato di mio marito… ipotesi da scartare… non doveva
succedere e difatti mi sbagliavo… eccolo li… cappotto nero, sciarpa avvolgente,
con passo elegante s'avvicinò al cancello dopo aver tranquillamente
parcheggiato una autovettura straniera che neanche conoscevo.
Mi affrettai verso il citofono e lo feci entrate.
Scusi il ritardo, disse con tono un po’ nervoso, ma Roma la mattina è
un caos vergognoso…. Non si scusi, non c’è problema… venga le faccio strada, le
mostro il locale da ristrutturare così nel frattempo le preparo un buon caffè…
lo gradisce???
Volentieri… non rinuncio mai ad un buon caffè anche se è il terzo di
questa mattina rispose lui, poggiando la valigetta sul tavolo della cucina.
Gli voltai le spalle per prendere la macchinetta… istintivamente sentii
i suoi occhi puntati su di me. Accesi il gas e, messa su la caffettiera, presi
le tazzine. Se non le dispiace ne frattempo do un occhiata in giro, disse
Lorenzo togliendosi il cappotto.
Fu l'attimo giusto per scrutarlo da capo a piedi… indossava un vestito
grigio con camicia azzurra e cravatta blu, una notevole eleganza sfoggiata con
disinvoltura. Così mi è sempre piaciuto guardare l’uomo, spogliandolo con gli
occhi e pregustando con l’immaginazione un piacere del tutto femminile!
Un fuoco mi stava divampando nello stomaco… non riuscivo a togliere gli
occhi da dosso a quell'abito… era calamita per me… il suo contenuto!
Lorenzo aveva una mano nella tasca e l'altra poggiata al davanzale
della finestra… guardava fuori in giardino… e di profilo notai che nei
pantaloni un certo languorino ribolliva anche lì. Fu in quel momento che,
voltatosi d’istinto, i suoi occhi trovarono i miei, entrambi stavamo percependo
stimoli molto simili.
L’istinto mi fece abbassare gli occhi e, slacciato il mio vestito a
fiorellini legato dietro al collo, lo lasciai scivolare ai miei piedi proprio
mentre l’indole mi fece voltare a porgergli le spalle ma anche altro… lo sentii
avvicinarsi piano, mi spostò delicatamente i capelli con una mano mentre
l’altra era approdata sui miei fianchi… mi baciò lungamente e avidamente sul
collo.
Aveva un respiro profondamente caldo, mentre il suo pizzetto mi creava
giusti effetti per un lungo brivido, pungente, mischiando al calore della sua
lingua la tenerezza di quell'effusione così docile, così libidinosa.
Si fredda il caffè dissi io non ricordandomi d’aver già superato i
convenevoli ed anche ogni sorta di mitigante imbarazzo... lui non rispose
nulla… mi prese per le spalle e mi fece girare per cercare la mia bocca, sempre
facendo percorrere alle sue mani ogni centimetro della mia pelle, certamente
abbondante!
Fu un bacio lungo e intenso… come affondare lingua e labbra in un
vasetto di marmellata di mele, tanto era dolce, o quanto meno così mi sembrava
di essere. In qualsiasi altra parte che non fosse stata casa mia, senza il
pensiero del rientro di mio marito… senza ristrettezze mentali… senza troppe
reticenze fisiche o di timida pudicizia.
Mi spinse verso il basso e mi fece inginocchiare dinanzi lui. Mi
sedetti sopra i tacchi aprendogli la zip dei pantaloni… il fruscio delle calze aveva provocato in lui
un duro contraccolpo e visto che mi trovavo proprio tra le sue gambe, con gli
occhi dritti sul suo cazzo, infilai la mano nella patta e lo estrassi con
caparbia tranquillità. Prima di ricoverarlo definitivamente tra le labbra me lo
strofinai su tutta la faccia, sulle guance e poi ancora giù tra le tette per un
tuffo nel piacere sopraffino di una donna ben dotata come me!
Nel mentre lui mi guidava con entrambe le mani… spostando a suo piacere
la mia testa, quasi fossi il joystick di un gioco tridimensionale perversamente
reale… nel contempo mi infilava le dita nella bocca, ed io le alternavo al suo
cazzo… adoro le dita di un uomo e mi piace succhiarle contemporaneamente magari
anche dopo essere uscite dalla mia fica calda perché ci sono cose che si fanno
senza troppo pensare, nell'attimo stesso che il desiderio ti spunta dallo
stomaco… questo era il mio modo d’assaggiare l’uomo proprio mentre risalivo
verticalmente con la lingua, dalla base alla sua punta, quel cazzo gonfio di
piacere pronto a restituire qualsiasi cortesia nel modo più discreto e
piacevole.
Mi alzai in piedi e lui mi prese per mano portandomi verso il tavolo
della cucina. M’aiutò a sollevare le cosce piene e calde lasciando che i tacchi
si piantassero sul piano di marmo…. divaricai le gambe… tremavo
incomprensibilmente. Lui se ne accorse. Sentivo le labbra di Lorenzo schiudersi
intorno alle grandi labbra mie, divagare intorno al grilletto e giocarci
intorno con grande foga… carezzarlo, spronarlo, succhiarlo. Un brivido di
godimento mi scosse provocando l’automatico inarcamento del bacino, ora stavo
offrendomi, a lui nel mio aspetto più totale ed osceno… aperta a lui come a
nessuno mai!
Anche la punta del suo naso contribuiva a rendere estremamente
piacevole questa sensazione premendo con la giusta forza sul mio clitoride ogni
volta che la lingua sua scendeva più verso il basso ad esplorarmi tutta. Non si
sentivano rumori, solo il suo leggero ansimare di piacere… c’era un’aria
immota, some dopo una nevicata… quasi sapesse non lesinava con le carezze
usando sempre quella lingua meravigliosa anche per leccarmi intorno… sul
reggicalze e sulle balze tra stoffa e pelle per poi andare verso l'interno
delle cosce… e poi fino alle caviglie a carezzare i tacchi ed strofinarli sul
suo petto per poi voglioso, inarrestabile, risalire… e gli piaceva anche
guardarmi mentre godevo di quel suo tocco, gli piaceva guadare me, seduta su
quel tavolo mentre col dito cercavo pace tra le pieghe di una carne ormai alla
brace.
A quel punto gli sbottonai la camicia iniziando a leccargli il petto.
Lo spinsi verso me… verso i miei capezzoli duri, verso un corpo caldo ed
ansimante…. lo volevo sentire dentro così, con una mano, gli presi il cazzo e
lo portai tra le mie cosce, lo sentii premermi sulla fica… entrare in punta di
piedi e poi di seguito farsi già adulto… lo sentii forte farsi strada nella
carne, entrare e uscire, deciso… nerboruto e gonfio e poi ancora spingere e
spingersi dentro verso l’oltre senza confine. Lo sentivo mugolare di piacere
mentre m’allargavo tutta per non perderne neanche un frammento… volevo solo
sentirmi inondata, presa, scopata e desiderata. Lui mi stantuffava col suo
cazzo ormai quasi senza tregua ed io non ero ancora sazia di lui... ad un certo
punto mi fece scendere dal tavolo e mi girò di spalle… mi appoggiai quindi a
pancia sotto sopra il tavolo cercando di sistemare al meglio le mie tette…
m'infilo un dito in bocca che portò direttamente nel mio buchetto inumidendolo
un pochino. Poi prese il suo cazzo con una mano e cominciò a segarsi un poco
prima di dargli strada nel mio di dietro… doveva trovare posto e calore. Sentii
il suo cazzo che mi penetrava, e cercai d’assecondarlo con una serie di
movimenti della schiena e, più aprivo le gambe, più i miei tacchi stridevano
sul pavimento della cucina. Lo sentivo al massimo dell'eccitazione, mi stava
sopra con il corpo caldo e le mani cercavano tutta la mia carne ancora
disponibile poi si sollevò mettendosi in ginocchio a leccare nuovamente i miei
buchi caldi e accoglienti… tane di fuoco a cui stava dando solo un attimo di
tregua, raffreddando la tensione.
Quanto mi piaceva essere il suo oggetto di piacere, mugolavo con in
testa una parola sola "ancora... ancora... ancora… non smettere mai, ti
prego!” mentre sentivo quella sua lingua percorrere nuovamente le mie gambe
verso il basso mentre con le mani mi teneva ferma per le caviglie… nel mentre
il culo si dimenava ad urlare tutta la mia fame, ad invitarlo a nuovo
banchetto. Non ci fu molto da attendere… sentivo che stava per venire, mi
sentii quindi il suo cazzo entrare di prepotenza nella fica e farsi strada con
inquieta determinazione. Qualche istante e lo tirò via dalle mie cosce ancora
zampillante di latte caldo… mi voltai inginocchiandomi dinanzi a lui… lo
detersi con le labbra e con la mano in modo da strofinarlo dappertutto.
Lui era ancora contratto ma aveva la pelle del viso distesa, mi
guardava mentre passavo il suo sperma sulle mie tette… era un messaggio subdolo
di appartenenza, devozione mia al suo padrone, lui! Mi rialzai per sedermi
nuovamente sopra il tavolo… lo presi per la camicia e lo strattonai forte a me,
con i tacchi avvinghiati sulle sue spalle lo baciai ancora e ancora, dandogli
la mia lingua... leccandogli le guance come una cagna in calore! Lui non
parlava, mi stringeva le tette ed io guaivo!
Forse è per questo che, anche a distanza di tempo, mi piace usare
questa cucina per i miei momenti intimi… mi piace agghindarmi di tutto punto e
poi, seduta sopra al tavolo o sulla lavastoviglie, smanettare con le dita la
mia calda figa per appagarla di mai sazie voglie!