16 gennaio 2007
Robert Doisneau
04 gennaio 2007
Aforisma
La gente giusta...
30 dicembre 2006
Se cerchi…
28 dicembre 2006
Il domani
23 dicembre 2006
Il Mago di Natale!
20 dicembre 2006
La Fantasima
In quel tempo era tornato a Forlì un giovane di nome Guido Morlaffi, il quale allo studio in Bologna più tosto che a discutere il giure aveva appreso a donneare e a burlare i mariti gelosi.
Di persona bella e gagliarda e di cervello balzano e sagace, in tali arti era divenuto maestro con poca fatica; e con meno fatica raccontando ai compagni le sue gaie vicende, che i compagni narravano di qua e di là, agli occhi delle donne di Forlí diveniva più celebre che s'avesse avuta in testa tutta la glossa d'Irnerio.
Ora, madonna Lisa degli Albizeni voleva esser delle prime a esaminare come messer Guido si fosse addottrinato in Bologna; né il suo era desiderio difficile da esaudire. Già egli la vagheggiava; ed ella incontrandolo per via lo guardava come persona a cui si è pensato piú volte: alla finestra l'attendeva mostrando d'attenderlo e gli sorrideva con gli occhi. Poi al sorriso degli occhi accompagnò il sorriso delle labbra; poi rispose con segni: ella vedeva, ella capiva; e sospirava.
Guido Morlaffi cominciò dunque a scriverle delle lettere tutte miele e tutte fiori, quali s'imparavano solo a Bologna; e le gettava per la finestra; senza fallare. A cui, per bocca d'una servicina, la quale aveva istruita meglio a queste che alle altre faccende, madonna Lisa rispose che essa non aveva pace, tanto ardeva di lui, ma che il marito le stava sempre tra i piedi: ciò perché le donne perbene debbono far parere gelosi e feroci i mariti anche quando sono com'era messer Tonio.
- Appena potrà, mi manderà a chiamarvi - assicurava la servicina. E un giorno venne a dire a messer Guido: - Messer Tonio ha paura degli spiriti, e voi?
- Dove sono? - domandò il Morlaffi.
Rispose l'altra: - In una stanza dove il sere non entra mai e dove madonna vi farà entrare questa notte a pena che il sere dormirà.
Messer Guido sospettò un inganno e chiese:
- Oh!, e madonna non ha paura lei?
- Non l'avrà con voi.
E il giovane promise che v'andrebbe. Né mancò all'ora convenuta; e madonna Lisa, che pareva angustiata e timorosa, quasi senza fiatare l'introdusse nella camera buia degli spiriti; e disse: - Non dorme ancora e bisogna aspettare.
Così messer Guido rimase un pezzo ad aspettare al buio; e la donna non veniva mai, e neppure gli spiriti. Egli sbuffava e imprecava a tutti i mariti che non dormono e a tutte le mogli che non sanno addormentarli, quando finalmente udì dei passi: i passi della servicina che con in mano una lucerna veniva a dire come messer Tonio non aveva sonno. Onde messer Guido, stucco e ristucco, fece per andarsene. Ma non andò.
La serva di madonna Lisa era piccoletta e rotondetta; era fresca e colorita, e a guardarla dava l'idea d'una pera già matura quando è lí che par che dica coglimi. A messer Guido, che era stucco, bisognava attendere dell'altro; e nessuna maggior noia che un'attesa prolungata per chi fra tanto non faccia qualche cosa.
Che cosa fece messer Guido?
Talora accade che un ragazzo nel passare presso un orto scorga una pera già matura la quale in vista da uno dei rami più carichi e più bassi par che dica coglimi; e il ragazzo s'arresta, guata, si delibera, salta la siepe ed allunga la mano: allunga la mano, ed ecco che il padrone gli esce addosso infuriando e tempestando.
Ed ecco aprirsi la porta e comparire madonna Lisa, la quale fermatasi di botto - Buon pro', messere - , disse.
La servicina aveva messo un grido e s'era coperto il viso con le mani. E la padrona aggiunse, piena d'ira:
- Ma dell'ingiuria vi pentirete tutt'e due! - E tornò indietro; e allora fuggì anche la servicina; di guisa che messer Guido rimase così, senz'aver còlto nulla.
Della serva non gli rincresceva molto; ma molto gli rincresceva di madonna Lisa, e del bene perduto prima che goduto. A ricuperarlo - giacché voleva ricuperarlo ad ogni costo e in quella notte stessa - , egli chiese consiglio alla sua matta testa, la quale gli ricordò che messer Tonio temeva degli spiriti: indi l'idea. Subito dal letto, che là era preparato, trasse via un lenzuolo, vi s'avvolse da capo a piedi, e salite le scale brancicando ed inciampando, piano piano si diresse ove di sotto un uscio appariva un po' di luce. L'uscio cedette all'impeto.
- Uh la fantasima! - urlò, balzando, messer Tonio, il quale vegliava in orazione. A che la Lisa si rivolse, e nello scorgere il Morlaffi in tale foggia, co 'l viso deforme e gli occhiacci spiritati, quasi scoppiava per non ridere. Pure disse seria:
- Io non vedo nulla - e richiuse le palpebre.
- È là! È là! - ripeteva messer Tonio, e si faceva di gran croci. Nella stanza, davanti all’immagine sacra, ardeva la lucerna, ma con lume cosí tenue e fosco che tra quel lume e il buio dell'altra camera il mostro bianco, immoto e diritto su la soglia, appariva immateriale e vano al pari d'una larva.
Messer Tonio guardava con terrore, ma preso dal fascino della visione sovrumana non poteva distorre gli occhi da quegli occhi mostruosi; e mentre si segnava con la destra, con la sinistra scoteva madonna Lisa perché partecipasse al suo terrore.
- Vuol parlare! Parla! - egli gemeva.
Lo spettro infatti allargava la bocca senza dir nulla, quasi attingesse ed aspettasse la voce di sottoterra; e con una voce che veniva da sottoterra finalmente ululò: - Ohimè, messer Tonio, ohimè! In purgatorio si sta male!
A messer Tonio pareva d'essere in purgatorio; e - Odi tu? - egli gemette.
- Io non odo nulla - rispose la donna - . Voi sognate. Lasciatemi dormire.
- Non sei in grazia di Dio tu, e non odi nulla! - mormorò il marito; e lo spettro ululando proseguì: - Non per voi, messer Tonio, vo attorno la notte; non per voi: cent'anni andrò attorno la notte se la vostra donna non perdonerà a chi l'offese.
- Perdona, perdona! - scongiurava messer Tonio. E la moglie: - Ma voi siete ammattito a leggere le storie dei Santi! Che cosa andate dicendo?
- Mala femmina! - gridò l'altro vinto, nell'angoscia, dalla rabbia; e la fantasima con voce di lamentosa divenuta terribile, e con le braccia tese, terribile, comandò: - Madonna Lisa, perdonate agli offensori vostri!
- Perdona, perdona! - ripeté disperato e piangente messer Tonio.
- A chi?
- Agli offensori tuoi!
- Bene - disse madonna Lisa - , io che faccio sempre quello che volete e quel che non volete, se volete, perdonerò. Siete contento? E pareva che ella interrogasse la fantasima invece che il marito. Ma la fantasima, dopo avere aperta e chiusa la bocca senza ringraziare, perché la sua voce era tornata sottoterra, scosse le braccia come due ali e lenta e lieve, lenta e lieve sparì nel buio.
Né ricomparve mai più: madonna Lisa aveva perdonato - anche alla servicina.
18 dicembre 2006
La poesia
08 dicembre 2006
Amami così...
Amami per un’ora
soltanto, come se fosse la prima di tante che non sappiamo se arriveranno o
come se fosse l’ultima di tante ore già conosciute. Amami per un’ora con
l’intensità di un anno o amami per un anno mettendoci dentro la pienezza di
ogni ora del tuo essere.
Amami ogni giorno come
se non dovessi vedermi mai più, e poi svegliati la mattina al mio fianco,
sorridendo perché vedi che ci sono ancora.
Accarezzami con la
delicatezza con cui sfioreresti un sogno e prendimi con la forza che useresti
per tenerti aggrappato ad una corda che ti tiene appeso sopra al vuoto di un
burrone.
Amami
nell'intensità di uno sguardo, nel calore di un respiro, nella luce delle
parole e nell'ombra di un silenzio e amami perdutamente come se dalla mia
presenza dipendesse la tua essenza di vita.
Amami come se fossi la
prima e l’ultima, la madre e la prostituta, ama con dolcezza la bambina che ho
dentro e ama con passione la donna che sono fuori.
Amami senza chiederti il
perché… ma domandati sempre se io ti amo altrettanto, non darlo per scontato.
Amami con rabbia e con fatica quando non riesci a capire ciò che ho dentro e
amami senza freni e limiti quando te lo dimostro.
Amami proteggendomi
quando cerco un rifugio tra le tue braccia e amami liberando il mio volo d’ali
quando ho bisogno di scoprire cosa c’è fuori dal nido.
Amami anche con la tua assenza, riempimi l’anima col tuo pensarmi ogni volta che sei lontano, fammi sentire la tua presenza all'angolo della bocca, dove la mia lingua indugia ricordando l’ultimo bacio. Amami pensandomi con un’intensità tale da farmi sentire, solo immaginandole, le tue mani sulla mia pelle.
Amami come un’ombra che mi perseguita ma che non m’imprigiona, come una dolce promessa che si rinnova e come un’eccitante minaccia alla tranquillità del mio quotidiano. Fammi avere paura di tanto amore e fammela passare facendomelo vivere. Fammi sentire incapace di poterlo contenere tutto in una sola esistenza, questo amore, e dimostrami che invece ci sono sempre spazi e tempi per il "troppo" amore. Dammi tanto quando non ti chiedo niente e dammi poco quando vedi che pretendo senza dare.
Per una volta, una volta
soltanto, lasciami dire liberamente come vorrei essere amata… e poi amami per
come sei capace… e se non ne sei capace almeno non farmi del male.
Non voglio amore eterno,
a quello non credo, voglio amore "vero"… un anno, un mese, un’ora…
perdutamente… come dice una certa canzone.
06 dicembre 2006
Aforisma
Se vuoi,
sarò irreprensibilmente tenero
non un uomo, ma una nuvola in calzoni.
Vladimir Majakovskij
02 dicembre 2006
Noi sognatori...
Jack in
the wind
30 novembre 2006
Una lettera d'amore
Ho visto la tua bellezza
triste amore mio... Tu sei un velo finissimo tessuto da un telaio magico che
poteva intrecciare fili di seta ricavati da ragnatele d'oro, nelle tue trame
sono incastonate le più' belle gemme dell'universo... La vita, strega cattiva,
gelosa della tua bellezza, ha fatto scendere su di te polvere di dolore e
lacrime di solitudine, la tua seta non diffonde più' la sua aurea dorata e le
tue gemme non risplendono più' dei colori dell'iride... L'incantesimo potrà'
essere rotto solo da un uomo che ti ama, un uomo che dovrà' essere sensibile,
delicato e dolce, un uomo che, come te, ha sofferto le pene inflettigli dalla
strega della vita... Quell'uomo dovrà' togliere, ad uno ad uno, i granelli di
polvere di dolore, dovrà' asciugare, con le sue labbra, le lacrime di
solitudine, solo così potrai tornare la stupenda tela che eri... Ci vorrà'
tempo, l'uomo dovrà' stare molto attento a non rovinare la tua trama delicata,
dovrà' capire, da un tuo sguardo, da un tuo fremito, da un tuo sospiro, dalle
tue labbra mute, quando togliere un granello o quando asciugare una lacrima...
A volte sbaglierà', ma non rovinerà' la tela, non toglierà' splendore alle tue
gemme, perché' sarà delicato e saprà' fermarsi in tempo... Dovrai fidarti di
quell'uomo, dovrai affidarti al suo amore, piano piano ti accorgerai di amarlo
come lui ti ama, ti accorgerai che anche tu stai togliendo il dolore e le
lacrime dal suo cuore, capirai il suo amore e sarai pronta a donargli il tuo...
Un giorno sarai come prima, un giorno quell'uomo potrà' ammirarti in tutta la
tua bellezza, potrà' vedere la tua aurea dorata, l'iride delle tue gemme... Non
vorrà' nulla da te, l'amore lo ripagherà', non chiederà' nulla per se,
accetterà' solo i tuoi doni, anche un sorriso potrà' ripagarlo delle sue
fatiche... Mi permetterai di essere quell'uomo amore mio ???
Anonimo















