03 agosto 2008

Anna


Anna era il suo nome, un po' banale forse, comune sicuramente; e quel nome le andava stretto, come tutta la sua vita del resto. Aveva vagato nella sua esistenza tra una mossa di viltà e una di invidia. Anna aveva fatto scelte convenienti, quelle che salvano le apparenze e la faccia. Quelle con cui ti sistemi e fai la bella vita, ma non vivi. Si era ritrovata abbastanza anonima e per questo inventava. Scriveva e raccontava interminabili file di parole ad effetto, e ne aveva pronte per ognuno, e le scriveva e le diceva così bene da convincere anche se stessa. Bella casa, buon partito di marito, acculturata, ma se ad Anna toglievi la maschera vedevi una donna sola, con un marito estraneo, che tutto il giorno tagliava e cuciva immagini distorte di sé. Anna andava al mercato, al banco del baratto, al banco più frequentato. Non era uno scambio equo quello che cercava, ma era abile a non confessarlo. Offriva tanta falsa dedizione, la cui falsità era ben nascosta da altisonanti parole, si dichiarava schiava, vera schiava che non cerca amore ed è pronta a dare, vera schiava che risponde a comando, pronta ad eseguire come marionetta, lei ti prometteva i suoi fili e molti erano gli avventori del banco del baratto interessati a quell'articolo. L'articolo marionetta è un articolo che incanta e lei sapeva incantare e promettere. 
Eh sì… perché le persone danno significati diversi alle parole, si riempiono la bocca di espressioni come amore, rispetto, appartenenza, fedeltà, donarsi, che sono parole che fanno tremare le vene al solo pronunciarle, ma per chi non le conosce pronunciarle non è poi tanto più difficile che raccontarsi menzogne ogni giorno. Al banco del baratto di quelle come Anna ce ne sono parecchie e fanno buoni affari. Per esse “darsi” è necessità, necessità di riempire la loro vuota vita di qualcosa, non certo di dare se stesse. Anna al banco del baratto fa il suo affare… - spogliati! Anna si spogliò in un istante, colui che chiamava Signore, la guardava compiaciuto e già le vene si gonfiavano al pensiero di aver trovato una schiava così brava e diligente, ad ogni ordine essa obbediva all'istante. 
Agli occhi di quel padrone Anna era quasi la schiava perfetta, ora capiva cosa lei intendeva quando diceva che essere schiava era la sua natura e non poteva sottrarvisi. Finché si trattava di eseguire qualcosa o di essere presa e scopata tra loro tutto filava liscio, in fondo quell'eseguire ordini riempiva la vita di Anna, aveva finalmente qualcosa da fare e qualcuno che finalmente la faceva sentire donna… Ma cos'è questa riscoperta dell'essere donna? Una scopata in più, una scopata diversa, un sentirsi chiamare cagna? Ma in che senso? Per scopare a quattrozampe? Per sentirsi avvolgere il collo da un collare? Al momento di introdurre il dolore nel loro gioco in Anna scattava qualcosa che lei non comprendeva, il suo corpo rifiutava il dolore reagiva e la faceva reagire in modo strano, la faceva allontanare. Eppure Anna diceva di volerlo, ed in parte era vero, una schiava perfetta deve accettare anche il dolore, e dicendo di volerlo ella accresceva quella sua scala di perfezione, e soprattutto si poteva tener stretto quest'uomo che finalmente le riempiva la vita e la scopava. Quell'uomo innalzato al rango di Dio non è che ci capisse poi molto, si sentiva investito da tante nuove emozioni, finalmente anche lui aveva una donna da scopare come nei giornaletti e da poter eccitare con parole che se avesse ripetuto a sua moglie probabilmente avrebbe capito qualcosa di più sul senso del dolore. 
Non c'era scambio di emozioni e di fiducia tra loro due, ma c'era ciò che loro cercavano. Né più, né meno. Ma essi si appartenevano… nelle ore libere dagli impegni familiari, nelle pause di lavoro, e quando non avevano doveri da assolvere con altri. Essi si appartenevano in una cintata sul culo, in un orgasmo che sembrava far sparire il tempo, orgasmi a volte ortofrutticoli, in quei 5 minuti in cui vivevano la loro seconda vita. Ed Anna era schiava perfetta per chi non conosce il sapore delle spezie, e quell'anonimo Dio era il migliore che esistesse, il migliore finché non ne fosse capitato un altro più vicino più libero, più accondiscendente, e che scopasse meglio.

*
Legamilanima
photo dal web

01 agosto 2008

Lo chalet


…ancora pochi mesi, e lo Chalet di zia Elga sarebbe stato venduto, decisi così di trascorrerci un mese da sola. Entusiasta scesi dal treno e trascinandomi due pesanti valigie giunsi a destinazione, era rimasto tutto come quando da ragazzina ci trascorrevo con mia sorella Sofia il periodo estivo - mille ricordi riaffiorarono nella mia mente. Entrando non mi persi d’animo, igienizzai i servizi e la cucina, diedi aria alle camere, aspirai la polvere e preparai il letto con le lenzuola profumate di gelsomino di mia zia, anche se stanca, mi sentivo bene dentro e quell'aria pulita era un vera toccasana per me che ero giunta stressatissima dalla vita di città. Ad un tratto sentì il tintinnio della campana posta sulla porta d’ingresso, mentre una voce di donna mi chiedeva il permesso d’entrare … “avanti!” risposi chiedendomi chi potesse essere, ero del resto arrivata da sole poche ore e rimasi sorpresa nel vedere Miranda, una ragazzina che spesso giocava con noi davanti a casa. 
“Ti ho vista arrivare ed ero più che certa che fossi tu!” mi disse “ho così pensato di preparati una cosa che adoravi per poi portartela insieme al mio saluto” Ci abbracciamo allungo, per poi scambiarci davanti a quelle deliziose fette di strudel una serie di chiacchiere veloci, con la premessa che ci saremmo viste il più possibile. Miranda, non aveva figli, da alcuni anni era separata e da quanto potevo capire non amava parlare del suo ex marito, era però sempre la solita burlona, sempre con la battuta pronta e mille cose da fare. Insieme ogni giorno andavamo in paese e a turno mangiavamo in casa mia o sua, ricordando mia zia, sua nonna e le situazioni vissute insieme, era bello rivivere quelle emozioni, era piacevole stare in sua compagnia, rivedere vecchie foto e parlare ore ed ore di noi. Una sera però, mentre ero a cena da lei, prese a piovere come non mai, la vidi farsi seria, e immediatamente mi ricordai che era sempre stata terrorizzata dai temporali, “mica avrai ancora paura dei tuoni?” chiesi sghignazzando e scherzando aggiunsi, “vuoi che resto a dormire qui?” “mi faresti un vero regalo!” “la paura dei temporali è qualcosa di inspiegabile …” poco dopo eravamo sul letto a parlare ancora di noi, e il vederla più serena, mi fece sentire importante, parlando parlando lei prese finalmente sonno ed io notando che il temporale si era allontanato, decisi di salire in mansarda e godermi come quando ero bambina dalla finestrella il cielo … Era proprio bello il mondo da lassù, mi faceva sentire leggera e spensierata, fumai qualche sigaretta, dicendomi che pure io avrei dovuto coricarmi e dormire qualche ora, mi alzai così per tornare a letto, ma il mio sguardo cadde, su un vecchio baule socchiuso, mi avvicinai, e aprendolo mi ritrovai davanti a foto, pagine di giornali, libri e lettere … Sapevo che non avrei dovuto, ma la mia curiosità mi impedì di comportarmi correttamente, aprì così una lettera a caso … “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” la lessi tutta di un fiato, rimanendo di pietra nel vedere che portava la firma di Rebecca, presi allora un'altra lettera, e poi un'altra ancora, iniziavano tutte allo stesso modo e si concludevano con il solito “un bacio sulle tue labbra, tua Rebecca” lettere affettuose, piene di sentimento, che facevano intendere qualcosa, ma che lasciavano in me diversi dubbi, sino a quando in una lessi … “non riesco a dimenticare le tue mani su di me, le tue dita che mi penetrano, il profumo della tua pelle, i nostri orgasmi, se solo loro sapessero di noi, sarebbe la fine …” ora tutto mi era finalmente chiaro, Rebecca la nostra amichetta di allora era stata l’amante del marito di Miranda, continuai incuriosita a leggere, chiedendomi quanto male avesse fatto a Miranda scoprire che la sua migliore amica la stava tradendo con il suo uomo, dicendomi che se fosse capitato a me, l’avrei strangolata. 
Ecco perché non voleva parlarmi di lui, ecco perché non mi aveva menzionato Rebecca, decisi così che avrei letto un'altra lettera per poi richiudere quel baule senza mai più riaprirlo, ancora una volta iniziava con la solita “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” qualcosa però questa volta, era diverso e proseguendo la lettura, mi accorsi che avevo frainteso, non era il marito di Miranda il destinatario di quelle passionali lettere, ma lei! Sorrisi, mai e poi mai avrei creduto fosse omosessuale e scendendo silenziosamente le scale, pensai che entrare in quel letto ora mi sarebbe suonato diverso, non che mi scandalizzasse, ma i miei occhi di certo sino allora non l’avevano certo mai guardata in quel modo. Alzai le coperte, mi misi sotto, ma i miei pensieri non riuscirono ad arrestarsi, la osservavo dormire e allo stesso tempo la immaginavo mentre faceva all'amore con Rebecca, decisi di sbirciare il suo corpo sotto le lenzuola, e ritirando la mia mano più volte a pochi centimetri dalla sua pelle. 
“Cosa mi sta succedendo?” pensai tra me e me, ma nel vederla darmi la schiena, decisi di sfiorarla, non fece una piega, dormiva come un ghiro, lenta allora sollevai la camicia da notte, scoprendo le sue gambe, le accarezzai, ritraendo la mano velocemente nel sentirla muovere … ma poi pochi istanti dopo, mi ritrovai ad alzare ancora di più quel tessuto di cotone, sfiorai le sue natiche, erano sode, lisce come quelle di una bambina, e pensai che aveva veramente un bel culo, la tentazione di continuare fu tanta, ma la paura di essere scoperta prese il sopravvento, decisi così di girarmi dall'altra parte e provare a dormire, consapevole che tutto quello mi aveva eccitata tantissimo. La mia mano intanto aveva preso a sfiorarmi il seno, mentre mordicchiavo nervosamente le mie labbra, la voglia, il desiderio avevano preso strada dentro di me, iniziai così a toccarmi lentamente tra le gambe, quando ad un tratto lei si girò e si appoggiò di peso sul mio corpo. Cercai di scrollarmela da sopra, quando ad un tratto, mi sussurrò “Hai letto le mie lettere vero?” girai il mio viso verso di lei, dicendole “non dovevo lo so, ma è stato più forte di me, perdonami!”con tono malinconico mi disse “fa nulla!” poi si avvicinò al mio viso baciandomi delicatamente sulla fronte, baci per poi fece scendere lentamente, sino a raggiungere le mie labbra, bacio su bacio, la sua lingua prese ad intrecciarsi con la mia, mentre le mie mani presero a slacciarle i laccetti intrecciati sul suo petto, presto mi ritrovai con il suo seno tra le mani, mentre le sue mani accarezzavano energicamente i miei fianchi, le sfilai la camicia da notte, mentre lei sollevò la mia oltre il pelo, ponendo una sua gamba tra le mie, “lasciati andare!” “sarò bello vedrai” mi disse dirigendosi con il viso tra i miei peli, le sue dita raggiunsero le mie umide labbra per poi penetrarmi con un paio di dita mentre passava la sua lingua tra la mia fessura eccitata, la sua lingua, la sua bocca erano decisamente sublimi sul mio sesso e nel vedermi inarcare prese con più forza a fottermi con le dita, aggiungendone non contenta una terza, succhiò la mia clitoride sino a farmi godere, per poi girarsi e offrirmi la sua natura depilata sul viso. “ti prego, fammi godere, leccami …” la mia lingua prese a percorrerla, sfiorai il suo cazzino con la punta della mia ruvida lingua, percorsi le sue labbra aperte e ricolme di umori, per poi proseguire e soffermarmi sul suo buchetto, mentre con le unghie graffiavo le sue natiche. Le piaceva, lo sentivo, percepivo, vedevo. “manca qualcosa vero?” mi disse con voce guduriosa … rovistò sotto il materasso, prese un vibratore non piccolissimo, lo leccò, me lo fece succhiare per poi con decisione infilarmelo dentro. 
“Ti sembra più normale così?” mi chiese con una voce tremolante e ricolma di godimento e nel sentirmi mugolare, lo affondò ancor di più aumentandone la velocità, venni più volte, ripetutamente – Era giunto il momento che fossi io ad occuparmi delle sue voglie, raggiunsi le sue mani sfilandomi il fallo … “Girati Miranda, offriti a me” - lei allora si inginocchiò, porgendo il suo corpo contro la testata del letto, lasciando che i miei seni sfiorassero la sua schiena, le mie mani pizzicassero i suoi seni, le scostai i capelli sul collo e la mordicchiai delicatamente, mentre la mia mano prese a farsi strada tra le sue gambe, la mia lingua percorse la sua schiena, il suo culo, ritrovandomi ancora una volta tra le sue labbra vissute e insaziabili, le mordicchiai, tirai con i denti, notando che ogni mio gesto era da lei apprezzato, per poi senza fermarmi, iniziare a fotterla con lo stesso vibratore che poco prima aveva scopato me, era aperta, bagnatissima e sentirla godere, mi eccitava spaventosamente, continuai facendola godere numerose volte, per poi fermarmi e posizionarmi sotto di lei, il mio pelo ora sfiorava e strofinava il suo pube depilato, le nostre clitoridi duellavano una contro l’altra come se fossero da sempre abituate a muoversi così, godemmo ancora una volta, ed una volta ancora, sino ad abbandonarci stremate tra quelle lenzuola che odoravano dei nostri odori e sapori, dormimmo abbracciate come se fossimo le migliori delle amanti per poi riprendere al nostro risveglio, e continuare così sino al giorno della mia partenza… partenza che poi risultò l’inizio di molteplici nostri incontri, fatti certe volte di sole poche ore, ore che però ci permettevano di continuare a desiderarci, volerci, cercarci … e amarci. 


photo dal web

20 luglio 2008

Aforisma


"Descrivere un'artista è come cercare 
di mettere una nuvola in una bottiglia."

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Luigi Bonamoneta
fotografia: Ashot Gevorkyan

Deduzioni...




Un gufo mi guarda, la luna mi sorride, 
le stelle mi parlano 
e le nuvole creano disegni di ogni tipo... 
la devo smettere di farmi le canne!!!

*
Anonimo
photo dal web

Dubbi epistolari



Nati sotto cieli diversi, non abbiamo ne' gli stessi pensieri ne' lo stesso linguaggio - abbiamo, forse, cuori che si somigliano? ll clima mite e nuvoloso dal quale provengo mi ha lasciato impressioni gentili e malinconiche; quali passioni ha infuso in voi il sole generoso che ha abbronzato la vostra fonte? Io so come amare e soffrire, e voi, cosa conoscete dell'amore? L'ardore dei vostri sguardi, la violenta stretta delle vostre braccia, il fervore del vostro desiderio, mi tentano e mi spaventano. Non so se combattere la vostra passione o se condividerla. Non si ama così nel mio paese; Accanto a voi io non sono niente altro che una pallida statua che vi guarda con desiderio, preoccupazione e stupore. Non so se mi amate sinceramente, non lo saprò mai. Riuscite appena a dire qualche parola nella mia lingua e io non conosco abbastanza la vostra per penetrare simili misteriose questione. Forse, anche se conoscessi perfettamente la lingua che parlate, non riuscirei a farmi capire. Il luogo dove abbiamo vissuto, la gente ci ha istruito, sono indubbiamente le ragioni per le quali abbiamo idee, sentimenti e bisogni reciprocamente inspiegabili. La mia natura debole e il vostro temperamento ardente devono produrre pensieri molto diversi. Voi dovete ignorare, o disprezzare, le migliaia di sofferenze insignificanti che mi turbano; dovete ridere di ciò che mi fa piangere. Forse non sapete neanche che cosa sono le lacrime. Che cosa sareste per me: un sostegno o un padrone? Mi consolereste dei mali che ho patito prima di incontrarvi? 

Capite perché sono triste? Capite la compassione, la pazienza e l'amicizia? Forse siete stato allevato con l'idea che le donne non hanno anima. Pensate che ce l'abbiamo? Non siete ne' un cristiano ne' un musulmano, non siete un uomo civilizzato ne' un barbaro - siete dunque un uomo? Che cosa si nasconde in quel petto mascolino, dietro quella fronte superba, quegli occhi leonini? Avete mai un pensiero nobile, fine, un sentimento fraterno e pio? Quando dormite, Sognate di volare verso il paradiso? Quando gli uomini vi feriscono, credete ancora in Dio? Sarò la vostra compagna o la vostra schiava? Mi desiderate o mi amate? Quando la vostra passione sarà soddisfatta, mi ringrazierete? Quando vi avrò fatto felice, saprete come dirmelo? Sapete cosa sono io e vi angoscia il non saperlo? Per voi io sono un essere sconosciuto cui aspirare e di cui sognare, o ai vostri occhi sono una di quelle donne che ingrassano negli harem? Nei vostri occhi, ove credo di scorgere una scintilla divina, c'è forse solo la lussuria che quelle donne ispirano? Conoscete quel desiderio dell'animo che il tempo non spegne, che nessun eccesso attutisce o logora? 

Quando la vostra amante dorme tra le vostre braccia rimanete deste per vegliare su di lei, per pregare Dio e piangere? I piaceri dell'amore vi lasciano esausto e abbrutito, o vi trasportano in un'estasi divina? la vostra anima sopraffà il vostro corpo quando lasciate il seno di colei che amate? Ah, quando vi osserverò trattenuto e quieto, capirò se siete pensieroso o se invece riposate? Quando i vostri sguardi si attenueranno, sarà per tenerezza o per spossatezza? Forse vi renderete conto che io non vi conosco e che voi non conoscete me. Non conosco ne' la vostra vita passata ne' il vostro carattere, ne' ciò che gli uomini che vi conoscono pensano di voi. Forse tra loro voi siete il primo, o forse l'ultimo. Vi amo senza sapere se posso stimarvi, vi amo perché mi piacete, e forse un giorno o l'altro sarò costretta a odiarvi. Se foste un uomo del mio paese, vi farei delle domande e voi mi capireste. 

Forse sarei ancora più infelice perché m'ingannereste, cosi almeno non m'illuderete, non mi farete vane promesse e fasi voti. Mi amerete per quello che capite dell'amore, per quello che potete amare. Ciò che ho cercato invano in altri probabilmente non lo troverò in voi, ma posso sempre credere che lo possediate. Quegli sguardi, quelle carezze d'amore che in altri mi hanno sempre mentito, lascerete che le interpreti come desiderio, senza aggiungervi parole ingannevoli. Potrò interpretare le vostre arie sognanti e colmare i vostri silenzi di eloquenza. Attribuirò alle vostre azioni le intenzioni che io desidero. Quando mi guarderete con tenerezza, penserò che la vostra anima sta osservando la mia, quando lancerete occhiate al cielo crederò che la vostra mente si rivolge all'eternità da cui sorse. Lasciate che rimaniamo così, non imparate la mia lingua e io non cercherò nella vostra, parole per cui esprimere i miei dubbi e timori. Voglio ignorare ciò che fate della vostra vita e quale parte giocate fra i vostri compagni uomini. Non voglio nemmeno sapere il vostro nome. Nascondetemi il vostro animo onde io possa sempre pensare che sia bello.

*
George Sand
photo dal web

19 luglio 2008

Le ragazze sono come mele sugli alberi



Le ragazze sono come le mele sugli alberi. 
Le migliori sono sulla cima dell’albero. 
Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori, 
perché hanno paura di cadere e ferirsi. 
In cambio, prendono le mele marce 
che sono cadute a terra, e che, 
pur non essendo così buone, 
sono facili da raggiungere. 
Perciò le mele che stanno sulla cima dell’albero, 
pensano che qualcosa non vada in loro, 
mentre in realtà “Esse sono grandiose”. 
Semplicemente devono essere pazienti e aspettare
che l’uomo giusto arrivi, 
colui che sia cosi coraggioso da arrampicarsi
fino alla cima dell’albero per esse.
Non dobbiamo cadere per essere raggiunte, 
chi avrà bisogno di noi e ci ama 
farà di tutto per raggiungerci. 
La donna uscì dalla costola dell’uomo, 
non dai piedi per essere calpestata, 
né dalla testa per essere superiore. 
Ma dal lato per essere uguale, 
sotto il braccio per essere protetta 
e accanto al cuore per essere amata.


Saffo
fotografia: Nino Migliori (1953)

18 luglio 2008

Mothel



“Posso dedicarti solo un’ora oggi 
tu sai dove...
se quella stanza potesse parlare 
chissà cosa direbbe di noi 
ma ha solo occhi, ci guarda muta 
ed ha sempre tende chiuse 
per imprigionare fumo e segreti… 
posso dedicarti un po’ del mio tempo oggi 
Nelle tristi quattro mura Blu come il cielo 
che insieme non possiamo vedere 
con quel letto comune diventato anche il nostro… 
Ho solo un po’ di tempo da dedicarti oggi 
tu sai dove… vieni presto Amore”.


*
Sometimes I Feel
photo dal web

Un quadro colorato


Mi perdo tra i colori del quadro dei miei ricordi 
ancora vivi nella mente 
osservo tutte le sfumature 
che hanno pennellato i miei sogni 
Ho volato sulle ali del vento 
assaporando gioie e dolore 
scivolando su un letto di miele 
pieno di baci e calore 
Mi sono persa nella mia fantasia 
sprizzando gioia come per magia 
di un incontro incantato 
che mi ha portato via sulle
alte vette dell’armonia.
Ora sono qui ad osservare un sogno 
rinchiuso nel mio quadro colorato 
lontano da me ma vivo nel cuore 
per la gioia e l’amore
che mi ha fatto provare 
tra sogno e realtà mi lascio cullare…


*
Art Passion
photo dal web

17 luglio 2008

Facciamo un gioco


Le calze sono di seta purissima, sottili come un velo, preziose, introvabili. Scivolano sulla mano e l’avambraccio come una carezza , una promessa, una parola bisbigliata, un brivido caldo; la pelle si increspa, al contatto. Le porto a sfiorare il viso, per imprimervi i contorni delle labbra, annusarne lo strano profumo e avvolgerle infine sul polso per lisciarle, godendo al serico contatto . Poi, con attenzione, come se maneggiassi l’oggetto più fragile e prezioso del mondo, poggio il piede destro sul divano e ne infilo una: riflessi nero-dorati sul rosso cupo delle unghie. Risalgo lungo la caviglia e il movimento lento delle dita è accompagnato dalla morbidezza della seta, sensazione fresca di una pelle sconosciuta contro la mia, simile alla carezze di mille mani dalle lunghe dita affusolate. La calza arriva alla coscia: lì rimane, con il suo bordo spesso, finemente ricamato, tesa perfettamente sulla gamba. Eppure non posso fare a meno di aggiustarla e così facendo continuo ad accarezzarmi dove la pelle è più sensibile insistendo nel piacere sottile che mi dà questa carezza. Guardo e ammiro quella lunga gamba risplendente, modellata con perfezione dalla calza. Alzo il ginocchio, dove la seta risplende e lo bacio, in uno slancio di amore sconfinato per me stessa. 

E intanto si fa strada nella mente eccitata un pensiero, un’idea di un nuovo gioco amoroso, di una sorpresa per te, che stai per arrivare; dovremmo uscire, ma forse tarderemo, chissà... Ora sono quasi pronta: sotto l’abito nero le preziose calze autoreggenti continuano in silenzio a intrigarmi, quasi a voler salire più su, dove non c’è slip, perché solo la loro pelle di seta potrebbe, in un continuo irreale, ricoprire il pube depilato e liscio. Tu arrivi e come sempre ti sistemi sul divano; io sono ancora in camera a prepararti la sorpresa che ti piacerà, vedrai. Esco. Come previsto ti sei seduto dove pensavo, la lunga mano avvolta nel fumo di una sigaretta. Sei così bello con quella camicia blu e la cravatta azzurra lenta sul collo che ti da un’aria scanzonata e irresistibile. Guardi fisso in un punto pensando a chissà che, siamo fantasiosi noi due. Amo il tuo scontroso pudore camuffato da imperturbabilità quasi anglosassone che mi diverto a scalfire con la mia sensualità mediterranea e capricciosa pronta a inventarsi ogni giorno nuovo giochi. Ti vengo di fronte, mi guardi con aria interrogativa; sollevo piano piano il vestito, le gambe unite splendono nelle calze nuove, fino a scoprire il nudo delta. 

Sei sorpreso e affascinato: dopo aver seguito il lento movimento della gonna in salita fino all'intima fessura spegni la sigaretta, mi guardi diritto negli occhi, e ti appoggi indietro sul divano in attesa. Sei pronto a scoprire che ho in serbo oggi per te. Allungo una gamba, la premo sul tuo grembo e : -Toglimi la calza- mormoro- ma fa piano, lentamente, hai delle mani così belle- e intanto con le dita del piede ti massaggio l’inguine con dolcezza, salgo e scendo, in movimenti circolari del tutto intrigata. Ora le tue dita sono sulla mia coscia dove, con lentezza estenuante, come se stessero per disinnescare una bomba, fanno scivolare verso il basso la calza, soffermandosi sulla pelle in carezze leggere mentre il mio piede è instancabile su di te. L’eccitazione si trasmette alle mani: ti tremano leggermente. 

Arrivi al ginocchio, dove la pelle sotto l’articolazione è particolarmente sensibile, lì indugi ad accarezzarmi più a lungo, mentre premi il grembo contro il mio piede, muovendoti appena. Poi con la bocca ti avvicini alla rotula rotonda, alla fossetta laterale, per riempirla con labbra avide mentre le mani tentano di far scivolare la calza fino in fondo rapidamente. Ma io ti fermo. - Piano - mormoro - fai piano... Sento le pulsazioni del tuo sesso attraverso il piede arrivarmi tra le cosce umide, il nostro respiro farsi affrettato in sintonia; la calza è alla caviglia e tu lentamente la sfili, stringendomi il piede e usandolo contro di te, come fosse la mia mano. Lentamente la sfili, stringendomi il piede e usandolo contro di te, come fosse la mia mano.
-No, aspetta - mormoro- toccami ...
-Sì - mormori - sì- e le tue dita mi penetrano con violenza.
-Basta, ora sfilami anche l’altra, lentamente, ti prego- e solo io so quanto mi costa pronunciare queste parole.
Il piede su di te cambia, ma non i miei movimenti, che si fanno ora più torpidi, quasi svogliati, per frenare l’eccitazione. Le tue mani tremano visibilmente, anche la calza sinistra scende con febbrile lentezza lungo la gamba; la pelle eccitata brilla di luce propria mentre balbettiamo parole deliranti di lussuria...
- Fammi vedere- ordino con voce ansante. E il tuo sesso prepotente, stranamente ricurvo verso l’alto, palpitante di vene in cui il sangue scorre affrettato è per me un richiamo irresistibile.Con una mossa veloce sfili del tutto la calza. Mi chino, ti bacio sfiorandoti leggermente le labbra, poi mi inginocchio di colpo e ti prendo in bocca, mentre tu mi sciogli i capelli e li afferri forte con le mani... 



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mOrgause
photo dal web

14 luglio 2008

Piccoli sogni


Il camionista accende la radio e cala la notte, le luci sulla strada sono come i sogni, si avvicinano adagio e quando arrivano tornano ad andarsene. Nella cabina c’è il poster della ragazza di Playboy, lei lo guarda fisso, non lo lascia dormire, lui sa che queste non sono grandi cose, ma sono i suoi sogni, quei piccoli sogni che aiutano anche loro a vivere. Lei ha appeso una foto mia sopra il letto, io so che a suo padre non piace, ma resto lì, crocifisso sulla parete senza poter far nulla, mi limito a guardarla fisso quando va a dormire. Lei sa molto bene che queste non sono le grandi cose, ma sono i suoi sogni, quei piccoli sogni che aiutano anche loro a vivere. 
Mia madre metteva fiori alla foto di papà e lo guardava fissamente prima di dormire, lei sapeva che quelle non erano grandi cose, ma era il suo sogno, quei piccoli sogni che aiutano anche loro a vivere. Ho un cappello, una paio di stivali, il mio amore e la mia chitarra, lei mi guarda fisso e non voglio dormire, so che non sono grandi cose, ma sono i miei sogni, quei piccoli sogni che mi aiutano anche loro a vivere. E così mi perdo camminando quando cala la notte, le luci della strada sono come i sogni, si avvicinano lentamente e quando arrivano ritornano via sono i piccoli sogni che aiutano anche loro a vivere, aiutano a vivere.

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Carlos Varela
fotografia: Albert Finch

13 luglio 2008

Olfatto


Quale suggestione ha un potere più evocativo e al contempo più misterioso dell’olfatto? L’elaborazione delle sensazioni olfattive e la loro associazione a situazioni ed eventi del passato si caratterizzano per il fatto di avvenire per lo più a livello inconscio, quando invece la percezione legata ad altri sensi come la vista e l’udito comporta processi di analisi e rielaborazione più razionale ed “evidenti”. Un messaggio odoroso può causare reazioni di diverso tipo (piacere, ribrezzo, eccitazione, noia, rifiuto) senza che il nostro cervello sia cosciente di ciò. Perciò un odore è sempre carico di emotività, facilmente rimanda ad esperienze vissute. Da questo punto di vista, si parla spesso di memoria olfattiva per indicare come i ricordi legati all'olfatto che risalgono all'infanzia così come quelli legati a vicende emotivamente molto coinvolgenti siano i più potenti nella loro capacità di suscitare sensazioni gradevoli, oltre che i più facili da riattivare poiché la loro forza dipende dall'importanza che ha avuto la situazione in cui l'odore è stato percepito nel processo d'apprendimento delle persone. Il fascino, il mistero e le grandissime potenzialità di questo straordinario talento, di cui qualcuno di superiore ci ha dotato, ha stimolato e scatenato genialità e artisti del passato e presente, generando, soprattutto in ambito letterario, capolavori e contributi di altissimo valore, dove alla percezione degli odori è associato un significato palese o nascosto ma sempre suggestivo. Si pensi a “La Montagna Incantata” di Thomas Mann, dove l'odore del sanatorio di Davos è talmente ben descritto che sembra di poterlo percepire nelle narici, oppure a “Madame Bovary” di Flaubert, dove i dolci ricordi di Emma sono evocati dai profumi del vento e dei lillas, passando per Theophyle Gautier, che si affida agli antichi odori e allo loro solidità perché lo aiutino “a trasporre la sua anima” aiutandolo nell'elaborazione di ricordi pesanti, senza infine dimenticare l’abilità letteraria di Harris Joanne, nel deliziare il lettore attraverso le descrizioni delle vetrine imbandite di peccati al cioccolato che spopolano nel best-seller “Chocolat”. Il panorama, ça va sans dire, non è tutto qui, essendo riccamente variopinto dai contributi di Marcel Proust, Pierre Loti, Oscar Wilde, per citarne alcuni, ma anche dei nostri Gabriele D'Annunzio, Umberto Eco, Italo Calvino – che tra l’altro nel racconto “Il Nome, il Naso”, immaginava un uomo futuro senza naso, privo della capacità di distinguere odori e profumi – sino ad arrivare al contemporaneo Andrea Camilleri. Non è infine possibile non citare l’immancabile Freud e la sua scuola, autori di un cult in materia di feticismo olfattivo.L’evoluzione storica in generale e soprattutto le credenze dell'uomo sono da sempre legate al profumo. Per i Romani, i Greci e ancora prima gli nell'antico Egitto odori e fragranze servivano a svolgere molteplici funzioni rituali grazie alla loro natura diafana, quasi inconsistente ed evocatrice di presenze spirituali. Non è casuale che nelle religioni orientali e in certe discipline come lo Yoga il profumo sia sinonimo di perfezione, di espressione, di componente virtuosa. Così come molto più semplicemente, nella mente umana il buon odore è associato nelle diverse sfere reali (fisica, psichica e morale) alla nozione stessa di "buono". Nella lingua araba, addirittura, la parola "tayyib" è usata indifferentemente per dire "profumato" e "buono". A ben vedere si tratta di uno dei pochi argomenti che trova d’accordo, senza che entrino in collisione fra loro, le diverse culture. Questo straordinario senso è oggetto costante di studi legati al marketing, basti pensare ai punti vendita che rilasciano particolari profumi che rievochino sensazioni che spingano il consumatore ad acquistare un determinato prodotto. 

*
Carpediem
photo dal web

12 luglio 2008

Uomini occasionali


Gli uomini occasionali non mi derubano. Anche se rovistano con dita accanite nelle pieghe del corpo mio giovane... come in portafoglio da qualcuno perso. Gli uomini occasionali non mi tradiscono, dimenticano sia il nome sia il viso mio. Arrivano, poco prendono, e poco danno. Si vestono e... semplicemente se ne vanno. Gli uomini occasionali non chiedono fedeltà... nel loro viaggio verso le stazioni prossime, gli occasionali restano occasionali. Si toccano, si infiammano e bruciano.


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Elka Vassileva
photo dal web

L'importanza dei piedi


L'importanza dei piedi: simbolo sessuale, religioso, di potere. E un mezzo per comunicare.

Cenerentola diventa regina perché ha i piedi molto piccoli. Al principe non importa affatto se sia bella o brutta, intelligente o stupida: per sposarla basta che riesca ad indossare una scarpina (nella leggenda che ha ispirato la celebre fiaba, infatti, le sorellastre non erano né brutte né cattive: avevano solo i piedi più lunghi).
Stranezze dei secoli passati? Niente affatto: anche oggi il piede piccolo è una caratteristica sexy. Tant'è vero che milioni di donne stringono i propri piedi in scarpe a punta dal tacco altissimo, così sembrano più corti e stretti.
E questo è solo un esempio di come i piedi, pur così lontani dalla parte più nobile del nostro corpo (il cervello), sono molto più importanti nella nostra vita di quanto abbiamo mai pensato. Non solo perché ci permettono di camminare (cosa che ci distingue dagli altri animali). Sono l'ultima parte del corpo umano ad essersi perfezionata nel corso dell'evoluzione . Sono il fulcro di riti importanti per molte religioni (fra cui quella cattolica) e popolazioni. E sono fonte di imbarazzi (c'è chi si vergogna a mostrarli), esibizioni (c'è chi ha la mania delle scarpe), perfino feticismi a sfondo sessuale.
Proprio il valore sessuale dei piedi è, secondo gli psicologi, molto grande. Almeno come il seno nelle donne, o la presenza di peli sul viso nell'uomo. I piedi sono infatti un elemento di distinzione tra i sessi: per capire se una persona è maschio o femmina basta guardarle i piedi: quelli femminili sono sottili e mediamente più corti (circa 22-23 centimetri) di quelli maschili (26-28 centimetri), che sono anche più pelosi (sul dorso). Ma c'è di più: il piede è una zona molto sensibile al corpo. Le carezze, gli sfioramenti e i massaggi a queste estremità provocano eccitazione. Non a caso bere champagne dalla scarpa dell'amata è considerato un gesto erotico. E lo è anche sfilare le scarpe agli altri.

Un'altra prova? I contatti fisici interpersonali con i piedi sono rarissimi: solo gli amanti si toccano l'un l'altro con queste estremità. Ecco perché fare "piedino" è un gesto estremamente eccitante, un inequivocabile segno di disponibilità sessuale. Sentirsi toccare i piedi dà brividi lungo tutta la gamba, fino al bacino. Di conseguenza, rende consapevoli dell'esistenza degli organi sessuali. Non a caso è stata la foto di un bacio sull'alluce a provocare il divorzio tra Sarah Ferguson e il principe Andrea d'Inghilterra: è bastato quello a "provare" il tradimento della principessa.
Bisogna distinguere tra coloro che apprezzano il piede del partner dal punto di vista estetico, così come potrebbero appassionarsi al seno oppure alle gambe, e coloro che hanno una vera e propria venerazione per tutti i piedi, compresi i propri. In questo caso si parla di "parafilia", una forma di feticismo, rivolta anziché verso un oggetto, verso una zona del corpo. Spesso sono uomini che adorano annusare scarpe usate o piedi non troppo puliti. Forse perché il loro sudore ha una composizione chimica simile a quello degli organi sessuali.
Questa ambivalenza del piede (eccitante ma a volte disgustosa a causa dell'odore) è stata sfruttata più volte dai pubblicitari per inventare campagne-shock, come quella del cuoio, che proponeva primi piani di piedi alla griglia o spellati come patate. Talvolta il significato sessuale del piede è avvertito inconsciamente. Come succede a molte mamme che coprono con calzine o scarpette i piedi dei loro neonati, anche in estate, quasi provassero disagio per la loro carica sessuale. Del resto anche tra adulti ci sono ottime ragioni per nascondere i piedi: non sanno mentire. Sono la parte più sincera del corpo: per capire se una persona è a proprio agio basta osservarli. Se tamburellano il suolo significa che la persona vorrebbe andarsene.

Il valore simbolico del piede non si ferma qui: rappresenta il legame tra l'uomo e la terra. Per questo motivo alcuni sovrani della regione dei Grandi laghi, in Africa, non toccano il terreno: vengono portati sulle spalle oppure camminano su stuoie. Si dice che la loro potenza di re, attraverso i piedi, inaridirebbe la terra.
Per ragioni simili le danzatrici indiane ricoprono la pianta dei piedi con una tintura rossa: una protezione contro i demoni che i passi di danza potrebbero evocare. In altri casi il piede è decorato per indicare uno "status": per le donne dell'arcipelago di Tahiti, un bracciale tatuato sulla caviglia indica l'appartenenza a una famiglia nobile. E le ragazze dello Yemen, prima di sposarsi, si decorano i piedi con l'henné.


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Anonimo
fotografia: MissLegsfr