30 gennaio 2007

Canzone d'amore & desiderio


So di non essere io a sognare
"La vita sogna me"...
è la vita che sogna di me
le foglie respirano
le colline respirano
c'è un salice in fiamme con il sole
c'è una serie di bocche impermeabili
e le mie parole sono me stesso...

*
Lawrence Ferlinghetti
photo dal web

17 gennaio 2007

Errore e sogno


Il mondo è tutto intessuto di errore e di sogno
ma una certezza può star nella nostra verità,
che quando rimiriamo qualcosa nel nostro pensiero,
nulla apprendiamo di quanto andiam lì ad apprendere.
Ché lo specchio conosce un lato solo delle cose,
e fredde le conosce nella loro solidità.
La sua verità è una doppia menzogna;
del vero mostra il falso e del non luogo mostra il vero.
Il pensiero annebbia la nostra vita con stranezza,
ma mai con una stranezza maggiore dello strano
ricerca il nostro perplesso pensare, perché dalle
parole trae il loro senso... scienza, verità, scambio.
Conosciamo il falso del mondo, non quello che è vero.
eppure a quel pensiamo, sapendo che mai sapremo.

*
Fernando Pessoa
fotografia: Jacob Sutton

16 gennaio 2007

Robert Doisneau


"Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere."







*
Robert Doisneau

04 gennaio 2007

Aforisma



Bisogna essere seri almeno riguardo a qualcosa,
se si vuole avere divertimenti nella vita! 

*
Oscar Wild 

La gente giusta...



Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontreremo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo. Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi. La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via, senti come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta. E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi. Dare a qualcuno tutto il tuo amore non è un'assicurazione che sarai amato a tua volta! Non ti aspettare amore indietro; aspetta solo che cresca nei loro cuori, ma se non succede, accontentati che cresca nel tuo. 


*
Martin Luther King
fotografia: Elliot Erwitt

30 dicembre 2006

Se cerchi…


Se cerchi la felicità preparati a far piovere felicità su chiunque incontri. Il mondo è solo un'eco: qualsiasi cosa fai ti torna indietro. Non aspettarti mai amore da coloro a cui tiri delle pietre, e se conficchi spine negli altri non aspettarti niente di più che una ricca messe di ortiche. E' un'eterna legge, che l'odio genera l'odio e l'amore genera amore!

*
Osho Rajneesh
fotografia: Jaroslav Monchak

28 dicembre 2006

Il domani


Non avessi sperato in te

e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore tu che continui a dirmi
che verrai domani e non capisci che per me
il domani è già passato...

*
Alda Merini
fotografia: Steven Meisel

23 dicembre 2006

Alla luce del sole


Lei non temeva pericoli
perché non conosceva peccato!

*
Anonimo
fotografia: Lisa Laqua

Il Mago di Natale!


Se io fossi il mago di Natale farei spuntare un albero di Natale in ogni casa, in ogni appartamento dalle piastrelle del pavimento, ma non l’alberello finto, di plastica, dipinto che vendono adesso alla Upim: un vero abete, un pino di montagna, con un po’ di vento vero impigliato tra i rami, che mandi profumo di resina in tutte le camere, e sui rami i magici frutti: regali per tutti. Poi con la mia bacchetta me ne andrei a fare magie per tutte le vie. In via Nazionale farei crescere un albero di Natale carico di bambole d’ogni qualità, che chiudono gli occhi e chiamano papà, camminano da sole ballano il rock ‘n roll e fanno le capriole. Chi le vuole, le prende: gratis, si intende. In piazza San Cosimato faccio crescere l’albero del cioccolato; in via del Tritone l’albero del panettone; in viale Bruno Buozzi l’albero dei maritozzi, e in Largo Santa Susanna quello dei maritozzi con la panna. Continuiamo la passeggiata? La magia è appena cominciata: dobbiamo scegliere il posto all'albero dei trenini: va bene Piazza Mazzini? Quello degli aeroplani lo faccio in via dei Campani. Ogni strada avrà un albero speciale e il giorno di Natale i bimbi faranno il giro di Roma a prendersi quel che vorranno. Per ogni giocattolo colto dal suo ramo ne spunterà un altro dello stesso modello o anche più bello. Per i grandi invece ci sarà magari in via dei Condotti l’albero delle scarpe e dei cappotti. Tutto questo farei se fossi un mago. Però non lo sono, che posso fare? Non ho che auguri da regalare: di auguri ne ho tanti, scegliete quelli che volete, prendeteli tutti quanti.



*
Gianni Rodari
fotografia: Krysta Marie

20 dicembre 2006

La Fantasima



 
Ogni vecchio marito di moglie giovane vivrebbe d'angoscia senza il conforto della religione; e messer Tonio degli Albizeni pregava molto e consumava molto tempo in esercizi spirituali, sí che, nelle ore che gli rimanevano da star con la moglie, il giorno non s'avvedeva di nulla e la notte non si risentiva di nulla. Il mondo diceva che madonna Lisa non era guardinga e che le fiammeggiavano negli occhi le voglie non sazie; ch'essa tutta cascante di vezzi trescava con questo o con quello e che poco schifiltosa variava troppo gli amori; ma messer Tonio bandiva i sospetti con le orazioni e raccomandava al Cielo la virtù di madonna: giorno e notte, nella sua camera, egli manteneva accesa una piccola lampada dinanzi un’immagine sacra; e, mallevadore il prete cui talvolta aveva espressi i suoi dubbi, quella luce valeva a garantirgli l'incolumità del talamo. Infatti nella stanza nuziale madonna Lisa non aveva peccato mai: a pianterreno c'era una camera da dormire, una camera in cui messer Tonio ospitava gli amici e in cui egli non aveva messo più piede da quando s'era sparsa la voce che ci si vedevano gli spiriti maligni. Madonna Lisa non temeva gli spiriti, anzi non di rado li chiamava lei là dentro; pure come il marito s'impauriva leggendo nelle vite de' santi padri le descrizioni delle orride forme assunte dal demonio per spaventare gli anacoreti e vincerne la resistenza in Dio, e recitava spesso delle giaculatorie che lo difendessero dagli spettri, madonna Lisa biascicava con lui senza ridere le giaculatorie contro gli spettri.
In quel tempo era tornato a Forlì un giovane di nome Guido Morlaffi, il quale allo studio in Bologna più tosto che a discutere il giure aveva appreso a donneare e a burlare i mariti gelosi.
Di persona bella e gagliarda e di cervello balzano e sagace, in tali arti era divenuto maestro con poca fatica; e con meno fatica raccontando ai compagni le sue gaie vicende, che i compagni narravano di qua e di là, agli occhi delle donne di Forlí diveniva più celebre che s'avesse avuta in testa tutta la glossa d'Irnerio.
Ora, madonna Lisa degli Albizeni voleva esser delle prime a esaminare come messer Guido si fosse addottrinato in Bologna; né il suo era desiderio difficile da esaudire. Già egli la vagheggiava; ed ella incontrandolo per via lo guardava come persona a cui si è pensato piú volte: alla finestra l'attendeva mostrando d'attenderlo e gli sorrideva con gli occhi. Poi al sorriso degli occhi accompagnò il sorriso delle labbra; poi rispose con segni: ella vedeva, ella capiva; e sospirava.
Guido Morlaffi cominciò dunque a scriverle delle lettere tutte miele e tutte fiori, quali s'imparavano solo a Bologna; e le gettava per la finestra; senza fallare. A cui, per bocca d'una servicina, la quale aveva istruita meglio a queste che alle altre faccende, madonna Lisa rispose che essa non aveva pace, tanto ardeva di lui, ma che il marito le stava sempre tra i piedi: ciò perché le donne perbene debbono far parere gelosi e feroci i mariti anche quando sono com'era messer Tonio.
- Appena potrà, mi manderà a chiamarvi - assicurava la servicina. E un giorno venne a dire a messer Guido: - Messer Tonio ha paura degli spiriti, e voi?
- Dove sono? - domandò il Morlaffi.
Rispose l'altra: - In una stanza dove il sere non entra mai e dove madonna vi farà entrare questa notte a pena che il sere dormirà.
Messer Guido sospettò un inganno e chiese:
- Oh!, e madonna non ha paura lei?
- Non l'avrà con voi.


E il giovane promise che v'andrebbe. Né mancò all'ora convenuta; e madonna Lisa, che pareva angustiata e timorosa, quasi senza fiatare l'introdusse nella camera buia degli spiriti; e disse: - Non dorme ancora e bisogna aspettare.
Così messer Guido rimase un pezzo ad aspettare al buio; e la donna non veniva mai, e neppure gli spiriti. Egli sbuffava e imprecava a tutti i mariti che non dormono e a tutte le mogli che non sanno addormentarli, quando finalmente udì dei passi: i passi della servicina che con in mano una lucerna veniva a dire come messer Tonio non aveva sonno. Onde messer Guido, stucco e ristucco, fece per andarsene. Ma non andò.
La serva di madonna Lisa era piccoletta e rotondetta; era fresca e colorita, e a guardarla dava l'idea d'una pera già matura quando è lí che par che dica coglimi. A messer Guido, che era stucco, bisognava attendere dell'altro; e nessuna maggior noia che un'attesa prolungata per chi fra tanto non faccia qualche cosa.
Che cosa fece messer Guido?
Talora accade che un ragazzo nel passare presso un orto scorga una pera già matura la quale in vista da uno dei rami più carichi e più bassi par che dica coglimi; e il ragazzo s'arresta, guata, si delibera, salta la siepe ed allunga la mano: allunga la mano, ed ecco che il padrone gli esce addosso infuriando e tempestando.


Ed ecco aprirsi la porta e comparire madonna Lisa, la quale fermatasi di botto - Buon pro', messere - , disse.
La servicina aveva messo un grido e s'era coperto il viso con le mani. E la padrona aggiunse, piena d'ira:
- Ma dell'ingiuria vi pentirete tutt'e due! - E tornò indietro; e allora fuggì anche la servicina; di guisa che messer Guido rimase così, senz'aver còlto nulla.
Della serva non gli rincresceva molto; ma molto gli rincresceva di madonna Lisa, e del bene perduto prima che goduto. A ricuperarlo - giacché voleva ricuperarlo ad ogni costo e in quella notte stessa - , egli chiese consiglio alla sua matta testa, la quale gli ricordò che messer Tonio temeva degli spiriti: indi l'idea. Subito dal letto, che là era preparato, trasse via un lenzuolo, vi s'avvolse da capo a piedi, e salite le scale brancicando ed inciampando, piano piano si diresse ove di sotto un uscio appariva un po' di luce. L'uscio cedette all'impeto.
- Uh la fantasima! - urlò, balzando, messer Tonio, il quale vegliava in orazione. A che la Lisa si rivolse, e nello scorgere il Morlaffi in tale foggia, co 'l viso deforme e gli occhiacci spiritati, quasi scoppiava per non ridere. Pure disse seria:
- Io non vedo nulla - e richiuse le palpebre.
- È là! È là! - ripeteva messer Tonio, e si faceva di gran croci. Nella stanza, davanti all’immagine sacra, ardeva la lucerna, ma con lume cosí tenue e fosco che tra quel lume e il buio dell'altra camera il mostro bianco, immoto e diritto su la soglia, appariva immateriale e vano al pari d'una larva.
Messer Tonio guardava con terrore, ma preso dal fascino della visione sovrumana non poteva distorre gli occhi da quegli occhi mostruosi; e mentre si segnava con la destra, con la sinistra scoteva madonna Lisa perché partecipasse al suo terrore.
- Vuol parlare! Parla! - egli gemeva.
Lo spettro infatti allargava la bocca senza dir nulla, quasi attingesse ed aspettasse la voce di sottoterra; e con una voce che veniva da sottoterra finalmente ululò: - Ohimè, messer Tonio, ohimè! In purgatorio si sta male!
A messer Tonio pareva d'essere in purgatorio; e - Odi tu? - egli gemette.
- Io non odo nulla - rispose la donna - . Voi sognate. Lasciatemi dormire.
- Non sei in grazia di Dio tu, e non odi nulla! - mormorò il marito; e lo spettro ululando proseguì: - Non per voi, messer Tonio, vo attorno la notte; non per voi: cent'anni andrò attorno la notte se la vostra donna non perdonerà a chi l'offese.
- Perdona, perdona! - scongiurava messer Tonio. E la moglie: - Ma voi siete ammattito a leggere le storie dei Santi! Che cosa andate dicendo?
- Mala femmina! - gridò l'altro vinto, nell'angoscia, dalla rabbia; e la fantasima con voce di lamentosa divenuta terribile, e con le braccia tese, terribile, comandò: - Madonna Lisa, perdonate agli offensori vostri!
- Perdona, perdona! - ripeté disperato e piangente messer Tonio.
- A chi?
- Agli offensori tuoi!
- Bene - disse madonna Lisa - , io che faccio sempre quello che volete e quel che non volete, se volete, perdonerò. Siete contento? E pareva che ella interrogasse la fantasima invece che il marito. Ma la fantasima, dopo avere aperta e chiusa la bocca senza ringraziare, perché la sua voce era tornata sottoterra, scosse le braccia come due ali e lenta e lieve, lenta e lieve sparì nel buio.
Né ricomparve mai più: madonna Lisa aveva perdonato - anche alla servicina.


Adolfo Albertazzi

18 dicembre 2006

La poesia



La poesia non è un modo di esprimere un'opinione.

E' un canto che sale da una ferita sanguinante
o da labbra sorridenti.

*

Khalil Gibran
fotografia: Brené Brown

08 dicembre 2006

Amami così...


Amami per un’ora soltanto, come se fosse la prima di tante che non sappiamo se arriveranno o come se fosse l’ultima di tante ore già conosciute. Amami per un’ora con l’intensità di un anno o amami per un anno mettendoci dentro la pienezza di ogni ora del tuo essere.

Amami ogni giorno come se non dovessi vedermi mai più, e poi svegliati la mattina al mio fianco, sorridendo perché vedi che ci sono ancora.

Accarezzami con la delicatezza con cui sfioreresti un sogno e prendimi con la forza che useresti per tenerti aggrappato ad una corda che ti tiene appeso sopra al vuoto di un burrone.

Amami nell'intensità di uno sguardo, nel calore di un respiro, nella luce delle parole e nell'ombra di un silenzio e amami perdutamente come se dalla mia presenza dipendesse la tua essenza di vita.

Amami come se fossi la prima e l’ultima, la madre e la prostituta, ama con dolcezza la bambina che ho dentro e ama con passione la donna che sono fuori.

Amami senza chiederti il perché… ma domandati sempre se io ti amo altrettanto, non darlo per scontato. Amami con rabbia e con fatica quando non riesci a capire ciò che ho dentro e amami senza freni e limiti quando te lo dimostro.

Amami proteggendomi quando cerco un rifugio tra le tue braccia e amami liberando il mio volo d’ali quando ho bisogno di scoprire cosa c’è fuori dal nido.

Amami anche con la tua assenza, riempimi l’anima col tuo pensarmi ogni volta che sei lontano, fammi sentire la tua presenza all'angolo della bocca, dove la mia lingua indugia ricordando l’ultimo bacio. Amami pensandomi con un’intensità tale da farmi sentire, solo immaginandole, le tue mani sulla mia pelle.

Amami come un’ombra che mi perseguita ma che non m’imprigiona, come una dolce promessa che si rinnova e come un’eccitante minaccia alla tranquillità del mio quotidiano. Fammi avere paura di tanto amore e fammela passare facendomelo vivere. Fammi sentire incapace di poterlo contenere tutto in una sola esistenza, questo amore, e dimostrami che invece ci sono sempre spazi e tempi per il "troppo" amore. Dammi tanto quando non ti chiedo niente e dammi poco quando vedi che pretendo senza dare.

Per una volta, una volta soltanto, lasciami dire liberamente come vorrei essere amata… e poi amami per come sei capace… e se non ne sei capace almeno non farmi del male.

Non voglio amore eterno, a quello non credo, voglio amore "vero"… un anno, un mese, un’ora… perdutamente… come dice una certa canzone.


LadyOscar743


fotografia: Edita Vilkeviciute - Anja Rubik model

06 dicembre 2006

Aforisma


Se vuoi,

sarò irreprensibilmente tenero

non un uomo, ma una nuvola in calzoni.

Vladimir Majakovskij


fotografia: Andrew Lucas