Secondi interminabili che si sommano lungo una linea retta senza fine, decidere senza esitazione si può? Chi riesce a farlo? Un colpo di spugna dove si accumulano pulviscoli, minuscoli ma infiniti… frammenti di vita. Spugna che assorbe, facendolo proprio, il tuo mondo: gioie e dolori, sorrisi e lacrime, cammini e soste improvvise. “Sosta, fermati ancora un po’, prima di entrare, prima di oltrepassare quella nuova soglia! La soglia di una realtà completamente nuova è lì di fronte a te”. Cosa poteva mai esserci oltre? Ci si può addentrare nell'oltre, cominciando un nuovo viaggio, restando immutati? Portando con sé sempre e solo quel solito bagaglio di convinzioni, schemi mentali, giudizi confezionati su misura, radicati profondamente come le radici di un vecchio albero secolare? Si girò e guardò l’altra porta, quella a destra.
Luminosa l’insegna che avvisava: “RESET”. Un lampo improvviso nella sua mente e l’impulso di cambiare porta…la voglia di voler provare una volta per tutte a resettare, cancellarsi per poi rinascere dal nulla e finalmente ricominciare davvero. Rinascere e vedere il sole per la prima volta, la pioggia con occhi nuovi. Imparare nuovamente a respirare in modo autonomo, come dopo il viaggio che conduce fuori dal grembo materno, la creatura piange di un pianto di vita…deve far male,forse, il primo respiro autonomo. Un respiro profondo e il suo vagito, aprì la porta a destra e vi entrò. Davanti a lei una stanza completamente bianca, asettica, incontaminata e al centro una sedia. Non vi erano finestre, solo due porte: quella che aveva aperto per entrare e l’altra lì davanti, l’uscita.
Sapeva che prima di poter uscire avrebbe dovuto accomodarsi su quella sedia, che troneggiava nella stanza. Sedersi, aspettare, pazientare ancora un po’ senza sapere cosa in realtà le sarebbe accaduto. Un sospiro per cercare il coraggio, perso solo per qualche frazione di secondo, poi si diresse decisa verso la sedia, la guardò, ne toccò la consistenza e la stabilità. Non appena il suo corpo morbido sfiorò la rigidità del metallo,(era una sedia di ferro), una luce bianca e luminosissima pervase la stanza. Adesso lei era seduta con la schiena dritta, lo sguardo fiero.
La luce per niente timida cominciò a invaderla totalmente, colpendola dapprima sul viso, costringendo ,in questo modo, i suoi occhi a cedere a quella forza con un movimento di difesa: chiudere le palpebre. I raggi bianchi, ma freddi come le mani forti e sicure di un uomo che ha deciso, senza chiedere permesso, di forzare le cosce tese, serrate di una donna che inizialmente pone resistenza, ma poi a poco a poco comincia a cedere, a lasciarsi andare al dio piacere e spalancando le gambe desidera accogliere pienamente e totalmente il suo dio, così ogni poro della pelle che vestiva il suo corpo si dilatava in una pronta accoglienza dei raggi bianchi. Completamente persa nel mare del piacere, inghiottita da questa strana energia in un dove senza spazio e senza tempo. Solo calore, freddo, dolore, piacere in un viaggio nuovo verso il centro dell’essere, fino a quando l’energia smise di pulsare, fino a quando in questo perdersi di amplessi multipli e magici non si trovò più. Chi sono? Cosa voglio? Dove vado? Era riuscita finalmente a cancellarsi e a rinascere. Aprì gli occhi e si diresse verso l’uscita.
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Fantasia972
fotografia: MissLegsfr

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