Sono il tuo albero,
quello con cui da piccolo giocavi a nascondino,
quello sotto cui hai detto per la prima volta ti amo.
Sono il tuo albero,
quello che ascoltava le vostre canzoni,
gridate nelle voci di un adolescenza sognatrice
e suonate nelle corde di una chitarra che porta il mio nome;
le stesse canzoni che ora vuoi rubare all'Umanità,
accecato dal potere del mio peggior prodotto, il denaro.
Sono il tuo albero,
quello che ti ha cresciuto con i suoi frutti
di cui ora apprezzi solo il potere che ti possono dare
brevettando ciò che non è tuo
e distruggendo tutto ciò che è futile al mercato.
Sono il tuo albero,
quello che ti curò con le sue tenere foglie quando ti ammalasti;
le stesse cure che ora vuoi negare ai tuoi fratelli
solo perché non possono compiacere la tua avidità.
Sono il tuo albero,
quello che a scuola ti ha dato le sue matite
e la sua carta per disegnare le tue idee e il tuo sapere;
le stesse idee e lo stesso sapere che ora vuoi legare
per quelle cose che tu chiami affari.
Sono il tuo albero,
e visto che oramai ci conosciamo da molto tempo
mi permetto di insegnarti una cosa:
ciò che ha un valore inestimabile
non può avere mai un prezzo.
Sono il tuo albero,
e anche se continuerai ad umiliare le mie e le tue radici
e ad uccidere i miei compagni quando potresti farne a meno,
io fin quando sarò qui
continuerò a regalarti la mia ombra e il mio calore
chiedendoti in cambio solo la gioia del tuo respiro.
*
Alessandro Bonfanti
photo dal web

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