18 settembre 2008

Tutto



Ci sono storie che raccontate a te, 
avrebbero avuto un altro significato, amore mio. 
Ci sono sogni che pensati con te 
sarebbero stati più belli.
Ci sono certi abbracci che vorrei dare solo a te, 
ci sono parole che vorrei esistessero solo per te, 
ci sono notti in cui vorrei che ci fossi soltanto tu.
Ci sono coccole che vorrei soltanto date, 
ci sono i tuoi sorrisi, che vorrei fossero un po' anche i miei, 
ci sono quei colori tuoi che vorrei tu sapessi 
che sono anche i miei adesso, perché sono diventata brava sai,
non puoi immaginare quanto.
Sono più brava di te, perché nella vita si impara. 

Come vorrei raccontarti tutto quello che ho imparato,amore mio. 
Come vorrei poterti chiamare così ancora. 
Come vorrei sotterrarmi pur di ammettere che io ti amo. 
Come vorrei tante cose. Tu sai quanto mi sento stupida adesso? 
Sì che lo sai. Ma te lo giuro, io ti dimenticherò prima o poi.
Te lo prometto. Perché le promesse tra di noi 
non sono mai state mantenute. 

Come vorrei poterti dire senza di te non ce la faccio più 
e poi scappare via, non farmi più vedere, ma almeno dirtelo. 
Come vorrei "regalarti quel che ancora tu non hai" 
ed "esaudire tutti i sogni tuoi". 
Quanto vorrei piangere insieme a te e dirti tutto, ma davvero
tutto quello che mi passa per la testa, o meglio per il cuore.
Quel cuore che ancora ti appartiene. Io ti amo.
E per me è già averti detto tutto.

*
Erika Moon
fotografia: Polina Rabtseva



Sogno


Per nessun altro, amore, avrei spezzato questo beato sogno.
Buon tema per la ragione, troppo forte per la fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi.
E tuttavia tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta per fare veri i sogni
e storia le favole.
Entra tra queste braccia.
Se ti sembrò più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora viviamo il resto.
Come un lampo o un bagliore di candela i tuoi occhi,
non già il rumore, mi destarono.
Così (poiché tu ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno,
sapendo che la troppa gioia mi avrebbe destato e venisti,
devo confessare che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.
Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora che ti allontani dubito che tu non sia più tu.
Debole quell'amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce sono prima accese e poi spente,
così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire.
E io sognerò nuovamente quella speranza,
ma per non morire.

*
John Donne
photo dal web

La felicità


La felicità è un battito più forte del cuore. E’ ciò che proviamo quando doniamo una parte di noi agli altri, è il tempo trascorso fra persone piacevoli, la capacità di mantenere il pensiero elevato anche se circondati da avvenimenti scadenti. E’ scoprire in noi stessi la parte migliore e non dover mai dire mi dispiace. E’ non lasciarci vincere dallo sconforto e cercare di ricucire gli strappi anche se il costo è molto alto. La vera felicità non si conquista con una formula matematica ma arriva all'improvviso, gratuitamente. Si può essere felici di fronte alla bellezza, alla verità, all'amore, ma anche all'incanto di una notte stellata o al rumore della pioggia che batte sulle tegole del tetto. La felicità non si compra, si vive. Per vivere sereni dovremmo saper cogliere i fiori del grande giardino mentre percorriamo i sentieri di questa terra e fare come gli alberi che rinnovano la loro vita ad ogni stagione generando nuovi rami carichi di frutti. Fra le pene e gli affanni dell’esistenza c’è sempre un poeta che canta per noi cancellando la tristezza dal nostro cuore. Il mistero della vita con tutte le sue passioni è simile al buio della notte... i due misteri si chiamano dalle opposte rive di un fiume, ma è difficile capire quello che si dicono. La felicità non si ascolta... si impara!


*
Romano Battaglia
fotografia: Firooz Zahedi

17 settembre 2008

L'ultima nuvola



Quando l'ultima nuvola scivolò via dalla luna,
l'ombra dell'uomo si allungò
come se sgorgasse dalla terra.
Un filo d'acqua scorreva tenace
nel greto screpolato del fiume,
e non faceva più rumore di un respiro.

*
Stefano Benni
fotografia: Yulia Gorodinski



Donna


Dimmi donna dove nascondi il tuo mistero
donna acqua pesante volume trasparente
più segreta quanto più ti spogli
quale è la forza del tuo splendore inerme
la tua abbagliante armatura di bellezza
dimmi non posso più con tante armi
donna seduta sdraiata abbandonata
insegnami il riposo il sonno e l'oblio
insegnami la lentezza del tempo
donna tu che convivi con la tua carne ignominiosa
come accanto ad un animale buono e calmo
donna nuda di fronte all'uomo armato
togli dalla mia testa questo casco d'ira
calmami guariscimi stendimi sulla fresca terra
toglimi questi vestiti di febbre che mi asfissiano
sommergimi indeboliscimi avvelena il mio pigro sangue
donna roccia della tribù sbandata
discingimi queste maglie e cinture di rigidezza e paura
con cui mi atterrisco e ti atterrisco e ci separo
donna oscura e umida pantano edenico
voglio la tua larga fragrante robusta sapienza,
voglio tornare alla terra e ai suoi succhi nutritivi
che corrono sul tuo ventre e i tuoi seni e irrigano la tua carne
voglio recuperare il peso e la completezza
voglio che tu m'inumidisca, m'ammolli, m'effemini
per capire la femminilità, la morbidezza umida del mondo
voglio appoggiata la fronte nel tuo grembo materno tradire
il ferreo esercito degli uomini
donna complice unica terribile sorella
dammi la mano torniamo ad inventare il mondo noi due soli
voglio non distaccare mai gli occhi da te
donna statua fatta di frutta colomba cresciuta
lasciami sempre vedere la tua misteriosa presenza
il tuo sguardo di ala e seta e lago nero
il tuo corpo tenebroso e raggiante plasmato di slancio senza incertezze
il tuo corpo infinitamente più tuo che per me quello mio e che
dai di slancio senza incertezze senza tenerti niente il tuo
corpo pieno e uno illuminato tutto di generosità donna mendicante
prodiga porto del pazzo Ulisse non permettere che io
dimentichi mai la tua voce di uccello memorioso
la parola calamitata che nel tuo intimo pronunci sempre nuda
la parola sempre giusta di folgorante ignoranza
la selvaggia purezza del tuo amore insensato
delirante senza freno abbrutito invidiato
il gemito nettissimo della tenerezza
lo sguardo pensieroso della prostituzione
la cruda chiara verità dell'amore che assorbe e divora e
si alimenta l'invisibile zampata della divinazione
l'accettazione la comprensione la sapienza senza strade
la spugnosa maternità terreno di radici
donna casa del doloroso vagabondo
dammi da mordere la frutta della vita
la stabile frutta di luce del tuo corpo abitato
lasciami reclinare la mia fronte funesta
sul tuo grave grembo di paradiso boscoso
spogliami acquietami guariscimi di questa colpa acre
di non essere sempre armato ma soltanto io stesso.

*
Tomàs Segovia
photo dal web

15 settembre 2008

M'innamorerò


Mi innamorerò di un donna silenziosa e senza ormeggi, una di quelle che mettono le dita tra le reti come tra i capelli, con delicata cura. Non sarà una nave da traversata ma una sosta volontaria, un tronco naufrago di terra incerta e ritorni violenti. Mi innamorerò nella sera, mentre raccolgo le mie ultime parole dalla bocca, mentre le sistemo lungo il molo in bella mostra, sarà una donna col mare nello sguardo, il deserto nelle vene, muta di malinconia e bellezza, una donna semplice – una disubbidiente come anemone, meno ricca del corallo, più crudele. Accadrà che mi accorgerò del suo sguardo mentre svesto le mie bambole di panno, solleverà una mano sul mio viso notturno, mi farò bianco come risacca, la avvertirò d'essere vascello e non lampara e non consentirò che lei si muova, almeno fino a quando avrà smesso di piovermi nel petto l'ultima goccia d'ambrosia. Non si direbbe di me che sono schivo, eppure è raro che mi scopra, che parli di me stesso in maniera chiara, tendo a celare la mia parte controversa, a non dichiarare le mie sillabe più vere, sono silenzioso come l'acqua .. rumoroso nello scorrere, muto nella foce .. ma lei saprà anche questo, la notte buona che verrà a sottrarre i panfili dagli ormeggi, sotto il bene placido della luna, bianca e remissiva. 

*
Jacqueline Miu
fotografia: Star

12 settembre 2008

Vento nel vento


Mi son svegliato solo
poi ho incontrato te
l’esistenza un volo
diventò per me…
E la stagione nuova 
dietro il vetro che appannava sfiorì 
tra le tue braccia calde 
anche l’ultima paura morì…
Io e te… vento nel vento,
io e te… nodo nell'anima…
stesso desiderio di morire
e poi rivivere, io e te!!!

*
Lucio Battisti
photo dal web

08 settembre 2008

Tutto è un miracolo


Amo camminare in solitudine per i sentieri di campagna, tra campi di riso e erbe selvatiche che si stendono su entrambi i lati. Metto giù un piede dopo l'altro con presenza mentale, cosciente del fatto che sto camminando sulla terra meravigliosa. In quei momenti l'esistenza e' una realtà miracolosa e misteriosa. La gente, di solito, considera un miracolo camminare sull'acqua o per aria, ma io credo che il vero miracolo sia camminare sulla terra. Tutti i giorni ci imbattiamo in miracoli che non riconosciamo come tali: un cielo azzurro, nuvole bianche, foglie verdi, gli occhi, neri e curiosi di un bambino... i nostri stessi occhi. Tutto e' un miracolo!

*
Thich Nhat Hanh 
photo dal web



04 settembre 2008

Oltre la collina


La mia verginità se la prese il mare,
le mie lacrime durarono tanto a lungo
che finirono per seccarsi.
La mia fede la persi e poi la ritrovai,
e poi la persi ancora, un milione di volte.
La mia speranza diventò ben presto un’abitudine,
i miei sogni furono le mie ossessioni,
la mia prigione fu la mia casa,
le mie fughe arrivarono solo dietro l’angolo,
i miei baci vennero insudiciati dal primo venuto.
La mia vita e la mia morte si sposarono
e insieme mi uccisero.
Ora tutto questo è là dietro la collina,
tutto rimane là pronto a risucchiarmi indietro,
a trascinarmi con sé nel buio,
nel silenzio, nel marmo.
E io fuggo, correndo, camminando, zoppicando,
strisciando per terra,
io fuggo per cercare disperatamente un amore.
Un amore mio, un amore magari felice oppure,
oppure infelice, ma sì, tanto è lo stesso.
Mi basta solo che sia un amore.”

*
Mia Martini
photo dal web

24 agosto 2008

Attrazione sessuale


Forte sensazione di essere attratti da un'altra persona per le sue caratteristiche fisiche e sessuali; è uno degli elementi centrali dell'amore passionale; rappresenta uno dei catalizzatori principali dell'innamoramento ma non necessariamente è la molla iniziale del coinvolgimento affettivo. Ciò che è attraente fisicamente non è universale e soprattutto ciò che viene considerato attraente è diverso per gli uomini e per le donne. Molti studi hanno mostrato come nella valutazione della bellezza entrino in gioco fattori biologici ma ancor più culturali e psicologici. L'attrazione fisica tra le persone viene segnalata attraverso una serie di messaggi linguistici non verbali: cosa si dice è meno importante di come lo si dice. 

Barbara Palaia
photo dal web

20 agosto 2008

Profilo


Vorrei abitare tutti i tuoi peccati
con la mia anima nuda senza vergogna...
disegnare sulla tua bocca una parola
dal sapore di me...

*
photo dal web 




03 agosto 2008

Anna


Anna era il suo nome, un po' banale forse, comune sicuramente; e quel nome le andava stretto, come tutta la sua vita del resto. Aveva vagato nella sua esistenza tra una mossa di viltà e una di invidia. Anna aveva fatto scelte convenienti, quelle che salvano le apparenze e la faccia. Quelle con cui ti sistemi e fai la bella vita, ma non vivi. Si era ritrovata abbastanza anonima e per questo inventava. Scriveva e raccontava interminabili file di parole ad effetto, e ne aveva pronte per ognuno, e le scriveva e le diceva così bene da convincere anche se stessa. Bella casa, buon partito di marito, acculturata, ma se ad Anna toglievi la maschera vedevi una donna sola, con un marito estraneo, che tutto il giorno tagliava e cuciva immagini distorte di sé. Anna andava al mercato, al banco del baratto, al banco più frequentato. Non era uno scambio equo quello che cercava, ma era abile a non confessarlo. Offriva tanta falsa dedizione, la cui falsità era ben nascosta da altisonanti parole, si dichiarava schiava, vera schiava che non cerca amore ed è pronta a dare, vera schiava che risponde a comando, pronta ad eseguire come marionetta, lei ti prometteva i suoi fili e molti erano gli avventori del banco del baratto interessati a quell'articolo. L'articolo marionetta è un articolo che incanta e lei sapeva incantare e promettere. 
Eh sì… perché le persone danno significati diversi alle parole, si riempiono la bocca di espressioni come amore, rispetto, appartenenza, fedeltà, donarsi, che sono parole che fanno tremare le vene al solo pronunciarle, ma per chi non le conosce pronunciarle non è poi tanto più difficile che raccontarsi menzogne ogni giorno. Al banco del baratto di quelle come Anna ce ne sono parecchie e fanno buoni affari. Per esse “darsi” è necessità, necessità di riempire la loro vuota vita di qualcosa, non certo di dare se stesse. Anna al banco del baratto fa il suo affare… - spogliati! Anna si spogliò in un istante, colui che chiamava Signore, la guardava compiaciuto e già le vene si gonfiavano al pensiero di aver trovato una schiava così brava e diligente, ad ogni ordine essa obbediva all'istante. 
Agli occhi di quel padrone Anna era quasi la schiava perfetta, ora capiva cosa lei intendeva quando diceva che essere schiava era la sua natura e non poteva sottrarvisi. Finché si trattava di eseguire qualcosa o di essere presa e scopata tra loro tutto filava liscio, in fondo quell'eseguire ordini riempiva la vita di Anna, aveva finalmente qualcosa da fare e qualcuno che finalmente la faceva sentire donna… Ma cos'è questa riscoperta dell'essere donna? Una scopata in più, una scopata diversa, un sentirsi chiamare cagna? Ma in che senso? Per scopare a quattrozampe? Per sentirsi avvolgere il collo da un collare? Al momento di introdurre il dolore nel loro gioco in Anna scattava qualcosa che lei non comprendeva, il suo corpo rifiutava il dolore reagiva e la faceva reagire in modo strano, la faceva allontanare. Eppure Anna diceva di volerlo, ed in parte era vero, una schiava perfetta deve accettare anche il dolore, e dicendo di volerlo ella accresceva quella sua scala di perfezione, e soprattutto si poteva tener stretto quest'uomo che finalmente le riempiva la vita e la scopava. Quell'uomo innalzato al rango di Dio non è che ci capisse poi molto, si sentiva investito da tante nuove emozioni, finalmente anche lui aveva una donna da scopare come nei giornaletti e da poter eccitare con parole che se avesse ripetuto a sua moglie probabilmente avrebbe capito qualcosa di più sul senso del dolore. 
Non c'era scambio di emozioni e di fiducia tra loro due, ma c'era ciò che loro cercavano. Né più, né meno. Ma essi si appartenevano… nelle ore libere dagli impegni familiari, nelle pause di lavoro, e quando non avevano doveri da assolvere con altri. Essi si appartenevano in una cintata sul culo, in un orgasmo che sembrava far sparire il tempo, orgasmi a volte ortofrutticoli, in quei 5 minuti in cui vivevano la loro seconda vita. Ed Anna era schiava perfetta per chi non conosce il sapore delle spezie, e quell'anonimo Dio era il migliore che esistesse, il migliore finché non ne fosse capitato un altro più vicino più libero, più accondiscendente, e che scopasse meglio.

*
Legamilanima
photo dal web

01 agosto 2008

Lo chalet


…ancora pochi mesi, e lo Chalet di zia Elga sarebbe stato venduto, decisi così di trascorrerci un mese da sola. Entusiasta scesi dal treno e trascinandomi due pesanti valigie giunsi a destinazione, era rimasto tutto come quando da ragazzina ci trascorrevo con mia sorella Sofia il periodo estivo - mille ricordi riaffiorarono nella mia mente. Entrando non mi persi d’animo, igienizzai i servizi e la cucina, diedi aria alle camere, aspirai la polvere e preparai il letto con le lenzuola profumate di gelsomino di mia zia, anche se stanca, mi sentivo bene dentro e quell'aria pulita era un vera toccasana per me che ero giunta stressatissima dalla vita di città. Ad un tratto sentì il tintinnio della campana posta sulla porta d’ingresso, mentre una voce di donna mi chiedeva il permesso d’entrare … “avanti!” risposi chiedendomi chi potesse essere, ero del resto arrivata da sole poche ore e rimasi sorpresa nel vedere Miranda, una ragazzina che spesso giocava con noi davanti a casa. 
“Ti ho vista arrivare ed ero più che certa che fossi tu!” mi disse “ho così pensato di preparati una cosa che adoravi per poi portartela insieme al mio saluto” Ci abbracciamo allungo, per poi scambiarci davanti a quelle deliziose fette di strudel una serie di chiacchiere veloci, con la premessa che ci saremmo viste il più possibile. Miranda, non aveva figli, da alcuni anni era separata e da quanto potevo capire non amava parlare del suo ex marito, era però sempre la solita burlona, sempre con la battuta pronta e mille cose da fare. Insieme ogni giorno andavamo in paese e a turno mangiavamo in casa mia o sua, ricordando mia zia, sua nonna e le situazioni vissute insieme, era bello rivivere quelle emozioni, era piacevole stare in sua compagnia, rivedere vecchie foto e parlare ore ed ore di noi. Una sera però, mentre ero a cena da lei, prese a piovere come non mai, la vidi farsi seria, e immediatamente mi ricordai che era sempre stata terrorizzata dai temporali, “mica avrai ancora paura dei tuoni?” chiesi sghignazzando e scherzando aggiunsi, “vuoi che resto a dormire qui?” “mi faresti un vero regalo!” “la paura dei temporali è qualcosa di inspiegabile …” poco dopo eravamo sul letto a parlare ancora di noi, e il vederla più serena, mi fece sentire importante, parlando parlando lei prese finalmente sonno ed io notando che il temporale si era allontanato, decisi di salire in mansarda e godermi come quando ero bambina dalla finestrella il cielo … Era proprio bello il mondo da lassù, mi faceva sentire leggera e spensierata, fumai qualche sigaretta, dicendomi che pure io avrei dovuto coricarmi e dormire qualche ora, mi alzai così per tornare a letto, ma il mio sguardo cadde, su un vecchio baule socchiuso, mi avvicinai, e aprendolo mi ritrovai davanti a foto, pagine di giornali, libri e lettere … Sapevo che non avrei dovuto, ma la mia curiosità mi impedì di comportarmi correttamente, aprì così una lettera a caso … “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” la lessi tutta di un fiato, rimanendo di pietra nel vedere che portava la firma di Rebecca, presi allora un'altra lettera, e poi un'altra ancora, iniziavano tutte allo stesso modo e si concludevano con il solito “un bacio sulle tue labbra, tua Rebecca” lettere affettuose, piene di sentimento, che facevano intendere qualcosa, ma che lasciavano in me diversi dubbi, sino a quando in una lessi … “non riesco a dimenticare le tue mani su di me, le tue dita che mi penetrano, il profumo della tua pelle, i nostri orgasmi, se solo loro sapessero di noi, sarebbe la fine …” ora tutto mi era finalmente chiaro, Rebecca la nostra amichetta di allora era stata l’amante del marito di Miranda, continuai incuriosita a leggere, chiedendomi quanto male avesse fatto a Miranda scoprire che la sua migliore amica la stava tradendo con il suo uomo, dicendomi che se fosse capitato a me, l’avrei strangolata. 
Ecco perché non voleva parlarmi di lui, ecco perché non mi aveva menzionato Rebecca, decisi così che avrei letto un'altra lettera per poi richiudere quel baule senza mai più riaprirlo, ancora una volta iniziava con la solita “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” qualcosa però questa volta, era diverso e proseguendo la lettura, mi accorsi che avevo frainteso, non era il marito di Miranda il destinatario di quelle passionali lettere, ma lei! Sorrisi, mai e poi mai avrei creduto fosse omosessuale e scendendo silenziosamente le scale, pensai che entrare in quel letto ora mi sarebbe suonato diverso, non che mi scandalizzasse, ma i miei occhi di certo sino allora non l’avevano certo mai guardata in quel modo. Alzai le coperte, mi misi sotto, ma i miei pensieri non riuscirono ad arrestarsi, la osservavo dormire e allo stesso tempo la immaginavo mentre faceva all'amore con Rebecca, decisi di sbirciare il suo corpo sotto le lenzuola, e ritirando la mia mano più volte a pochi centimetri dalla sua pelle. 
“Cosa mi sta succedendo?” pensai tra me e me, ma nel vederla darmi la schiena, decisi di sfiorarla, non fece una piega, dormiva come un ghiro, lenta allora sollevai la camicia da notte, scoprendo le sue gambe, le accarezzai, ritraendo la mano velocemente nel sentirla muovere … ma poi pochi istanti dopo, mi ritrovai ad alzare ancora di più quel tessuto di cotone, sfiorai le sue natiche, erano sode, lisce come quelle di una bambina, e pensai che aveva veramente un bel culo, la tentazione di continuare fu tanta, ma la paura di essere scoperta prese il sopravvento, decisi così di girarmi dall'altra parte e provare a dormire, consapevole che tutto quello mi aveva eccitata tantissimo. La mia mano intanto aveva preso a sfiorarmi il seno, mentre mordicchiavo nervosamente le mie labbra, la voglia, il desiderio avevano preso strada dentro di me, iniziai così a toccarmi lentamente tra le gambe, quando ad un tratto lei si girò e si appoggiò di peso sul mio corpo. Cercai di scrollarmela da sopra, quando ad un tratto, mi sussurrò “Hai letto le mie lettere vero?” girai il mio viso verso di lei, dicendole “non dovevo lo so, ma è stato più forte di me, perdonami!”con tono malinconico mi disse “fa nulla!” poi si avvicinò al mio viso baciandomi delicatamente sulla fronte, baci per poi fece scendere lentamente, sino a raggiungere le mie labbra, bacio su bacio, la sua lingua prese ad intrecciarsi con la mia, mentre le mie mani presero a slacciarle i laccetti intrecciati sul suo petto, presto mi ritrovai con il suo seno tra le mani, mentre le sue mani accarezzavano energicamente i miei fianchi, le sfilai la camicia da notte, mentre lei sollevò la mia oltre il pelo, ponendo una sua gamba tra le mie, “lasciati andare!” “sarò bello vedrai” mi disse dirigendosi con il viso tra i miei peli, le sue dita raggiunsero le mie umide labbra per poi penetrarmi con un paio di dita mentre passava la sua lingua tra la mia fessura eccitata, la sua lingua, la sua bocca erano decisamente sublimi sul mio sesso e nel vedermi inarcare prese con più forza a fottermi con le dita, aggiungendone non contenta una terza, succhiò la mia clitoride sino a farmi godere, per poi girarsi e offrirmi la sua natura depilata sul viso. “ti prego, fammi godere, leccami …” la mia lingua prese a percorrerla, sfiorai il suo cazzino con la punta della mia ruvida lingua, percorsi le sue labbra aperte e ricolme di umori, per poi proseguire e soffermarmi sul suo buchetto, mentre con le unghie graffiavo le sue natiche. Le piaceva, lo sentivo, percepivo, vedevo. “manca qualcosa vero?” mi disse con voce guduriosa … rovistò sotto il materasso, prese un vibratore non piccolissimo, lo leccò, me lo fece succhiare per poi con decisione infilarmelo dentro. 
“Ti sembra più normale così?” mi chiese con una voce tremolante e ricolma di godimento e nel sentirmi mugolare, lo affondò ancor di più aumentandone la velocità, venni più volte, ripetutamente – Era giunto il momento che fossi io ad occuparmi delle sue voglie, raggiunsi le sue mani sfilandomi il fallo … “Girati Miranda, offriti a me” - lei allora si inginocchiò, porgendo il suo corpo contro la testata del letto, lasciando che i miei seni sfiorassero la sua schiena, le mie mani pizzicassero i suoi seni, le scostai i capelli sul collo e la mordicchiai delicatamente, mentre la mia mano prese a farsi strada tra le sue gambe, la mia lingua percorse la sua schiena, il suo culo, ritrovandomi ancora una volta tra le sue labbra vissute e insaziabili, le mordicchiai, tirai con i denti, notando che ogni mio gesto era da lei apprezzato, per poi senza fermarmi, iniziare a fotterla con lo stesso vibratore che poco prima aveva scopato me, era aperta, bagnatissima e sentirla godere, mi eccitava spaventosamente, continuai facendola godere numerose volte, per poi fermarmi e posizionarmi sotto di lei, il mio pelo ora sfiorava e strofinava il suo pube depilato, le nostre clitoridi duellavano una contro l’altra come se fossero da sempre abituate a muoversi così, godemmo ancora una volta, ed una volta ancora, sino ad abbandonarci stremate tra quelle lenzuola che odoravano dei nostri odori e sapori, dormimmo abbracciate come se fossimo le migliori delle amanti per poi riprendere al nostro risveglio, e continuare così sino al giorno della mia partenza… partenza che poi risultò l’inizio di molteplici nostri incontri, fatti certe volte di sole poche ore, ore che però ci permettevano di continuare a desiderarci, volerci, cercarci … e amarci. 


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