25 settembre 2008

La ricerca della tana perduta



Questa forma di illusione nasce dall'idea che sia possibile ripristinare un grembo materno, dove si è esonerati anche dai bisogni elementari, quali il respirare ed il nutrirsi, perché lo fa la mamma al posto del feto. Se ci pensate per un istante, è una condizione “paradisiaca”, in quanto non occorre fare altro che rilassarsi in un caldo liquido al buio e in un insieme di suoni ovattati. La ricerca della tana perduta è un’illusione che colpisce una percentuale elevatissima di persone, in quanto, visto che si basa su di un’esperienza che tutti gli esseri viventi sperimentano, ci sono 2 possibilità: o la si elabora e la si utilizza consapevolmente, oppure la si agisce, come una cronica tentazione di ripristinare illusoriamente quella condizione. I modi per agire l’illusione di ritrovare la tana perduta sono infiniti: il meccanismo comune è quello di illudersi di aver trovato, finalmente, uno spazio dove restare tranquilli, senza poter essere mai espulsi o maltrattati. Se guardiamo ai rapporti tra le persone, ci accorgiamo di vari esempi di questa illusione. Ad esempio, nelle coppie c’è la dolce illusione di dirsi “staremo per sempre insieme e non ci lasceremo più”. E’ un’illusione dolcissima, se ci pensate.
 E, se ci pensate ancora un po’, vi accorgete di quanto sia falsa: se le cose vanno bene per la coppia, ci si lascerà alla morte di uno dei due. Non tutte le illusioni sono da combattere, perché alcune hanno una funzione evolutiva insostituibile. Ad esempio, quando si è innamorati, oltre a dirsi “non ci lasceremo più”, i due partner si idealizzano reciprocamente, perdendo la testa. Metaforicamente, “perdere la testa” significa porre il cuore al comando della propria vita: infatti, gli innamorati compiono azioni “folli”, dettate dal cuore, che solo i pazzi e i bambini generalmente possono realizzare. Senza quella idealizzazione, difficilmente si incamminerebbero in quel sentiero meraviglioso, complesso e doloroso, che è la coppia. 
Allora, l’illusione dell’innamoramento rende, inizialmente, le cose più semplici, nascondendo momentaneamente i punti di attrito. L’illusione, poi, fisiologicamente, svanisce, lasciando il posto ad un rapporto più maturo, nel quale è possibile affrontare e sostenere quell'utilissimo attrito, che porta alla crescita di entrambi. A questo punto, possono comparire alcune distorsioni. Ad esempio, uno dei due partner, che ha un’idea romantica ed immatura dell’amore, legge la dissolvenza dell’illusione da innamoramento come la fine dell’amore, tronca la relazione e va a cercarsi un altro “innamorato/a”. Questo comportamento è paragonabile a quello di un contadino folle, che, dopo la semina, taglia i germogli appena spuntati per andare a seminare da un’altra parte. Un’altra distorsione, ancora più praticata, per non uscire mai da questa illusione, consiste nel dare per scontata la relazione di coppia, così da strutturare un sistema di pretese nei confronti dell’altro: si può andare dalla pretesa rabbiosa di trovare il pranzo sempre pronto e caldo al proprio ritorno a casa, a quella di essere compresi telepaticamente dal partner. 
Fare del rapporto di coppia la propria tana, dove il partner diventa scontato, quasi come un soprammobile, significa interrompere il fluire della vita proprio laddove andrebbe alimentata, visto che dal rapporto di coppia nascono altre vite. Un ulteriore effetto di ciò è la diminuzione del desiderio sessuale, che in seguito può condurre ad un equilibrio pienamente basato sulla scissione: cercarsi un’amante, con cui vivere la dimensione avventurosa che si comprime nel rapporto di coppia. I divorzi sono in aumento rispetto al passato e questo è un dato, paradossalmente, confortante, nel senso che i rapporti di coppia sono, nella maggioranza dei casi, solo dei ricettacoli di illusione e dei contenitori dove perpetuare i meccanismi trasmessi inconsapevolmente da una generazione all'altra. Almeno, in questo modo, ci si può fermare a riflettere che i conti non tornano. Certo che se i divorzi e le separazioni proseguono in una infinita catena, occorre chiedersi che cos'è che non sta funzionando. Se vediamo la ricerca della tana nella dimensione lavorativa, incontriamo immediatamente la tentazione del “posto fisso”. 
Se ci riflettiamo in termini più sottili, il “posto fisso” altro non è che una tana che assicura il nutrimento a vita, la non espulsione (ci sono, del resto, anche i sindacati che proteggono) e la garanzia che, finalmente, possiamo stare “tranquilli” (addormentati). L’effetto principale di questo tipo di organizzazione, infatti, è l’addormentamento: piano piano l’impiegato assunto nel posto fisso si adatta al sistema di lavoro, fatto di lamentele, di pettegolezzi, di totocalcio, di invidie, di tossine continue da mandare giù. L’ultimo gioco che gira negli uffici da posto fisso è il “toto-morto”, che consiste nello scommettere quale personaggio famoso morirà entro l’anno. Capite quali sono i frutti dell’energia da posto fisso? Lentamente, si apprende a divenire rassegnati, cinici, cioè ad ammalarsi dentro e, in parecchi casi, ad ammalarsi anche fisicamente. Un siffatto sistema non può condurre ad altro. L’illusione della ricerca della tana va nella direzione opposta a quella che caratterizza un ricercatore che comincia ad aprire gli occhi: cercare la pace profonda e definitiva, rilassandosi nel conflitto e nel fluire degli eventi, senza cercare di controllare. Un ricercatore deve chiedersi continuamente se e come sta cadendo nell'illusione di una tana da cercare.

*
ItaliaDonna
photo dal web

Aforisma


Se ti senti solo nella tua vita...
è perché hai costruito muri invece che ponti!

*
Denis Lopez
photo dal web




24 settembre 2008

La mia solitudine



Non so mai perchè ti dico sempre si...
testardo io che ti sento più di così
e intanto porto i segni dentro me...
delle tue strane follie per la mia gelosia.
La mia solitudine sei tu
la mia rabbia vera sei sempre tu
ora non mi chiedere perché
se a testa bassa vado via
per ripicca senza te!

*

Iva Zanicchi
fotografia: Elena Torresani

20 settembre 2008

Aforisma


Raramente si dicono verità che meritano di essere dette...
bisognerebbe scegliere le verità 
con la stessa cura con cui si scelgono le menzogne.
Datemi una maschera e vi dirò la verità! 

*
Anonimo
fotografia: Adriana Lima e Irina Shayk

18 settembre 2008

Tutto



Ci sono storie che raccontate a te, 
avrebbero avuto un altro significato, amore mio. 
Ci sono sogni che pensati con te 
sarebbero stati più belli.
Ci sono certi abbracci che vorrei dare solo a te, 
ci sono parole che vorrei esistessero solo per te, 
ci sono notti in cui vorrei che ci fossi soltanto tu.
Ci sono coccole che vorrei soltanto date, 
ci sono i tuoi sorrisi, che vorrei fossero un po' anche i miei, 
ci sono quei colori tuoi che vorrei tu sapessi 
che sono anche i miei adesso, perché sono diventata brava sai,
non puoi immaginare quanto.
Sono più brava di te, perché nella vita si impara. 

Come vorrei raccontarti tutto quello che ho imparato,amore mio. 
Come vorrei poterti chiamare così ancora. 
Come vorrei sotterrarmi pur di ammettere che io ti amo. 
Come vorrei tante cose. Tu sai quanto mi sento stupida adesso? 
Sì che lo sai. Ma te lo giuro, io ti dimenticherò prima o poi.
Te lo prometto. Perché le promesse tra di noi 
non sono mai state mantenute. 

Come vorrei poterti dire senza di te non ce la faccio più 
e poi scappare via, non farmi più vedere, ma almeno dirtelo. 
Come vorrei "regalarti quel che ancora tu non hai" 
ed "esaudire tutti i sogni tuoi". 
Quanto vorrei piangere insieme a te e dirti tutto, ma davvero
tutto quello che mi passa per la testa, o meglio per il cuore.
Quel cuore che ancora ti appartiene. Io ti amo.
E per me è già averti detto tutto.

*
Erika Moon
fotografia: Polina Rabtseva



Sogno


Per nessun altro, amore, avrei spezzato questo beato sogno.
Buon tema per la ragione, troppo forte per la fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi.
E tuttavia tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta per fare veri i sogni
e storia le favole.
Entra tra queste braccia.
Se ti sembrò più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora viviamo il resto.
Come un lampo o un bagliore di candela i tuoi occhi,
non già il rumore, mi destarono.
Così (poiché tu ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno,
sapendo che la troppa gioia mi avrebbe destato e venisti,
devo confessare che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.
Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora che ti allontani dubito che tu non sia più tu.
Debole quell'amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce sono prima accese e poi spente,
così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire.
E io sognerò nuovamente quella speranza,
ma per non morire.

*
John Donne
photo dal web

La felicità


La felicità è un battito più forte del cuore. E’ ciò che proviamo quando doniamo una parte di noi agli altri, è il tempo trascorso fra persone piacevoli, la capacità di mantenere il pensiero elevato anche se circondati da avvenimenti scadenti. E’ scoprire in noi stessi la parte migliore e non dover mai dire mi dispiace. E’ non lasciarci vincere dallo sconforto e cercare di ricucire gli strappi anche se il costo è molto alto. La vera felicità non si conquista con una formula matematica ma arriva all'improvviso, gratuitamente. Si può essere felici di fronte alla bellezza, alla verità, all'amore, ma anche all'incanto di una notte stellata o al rumore della pioggia che batte sulle tegole del tetto. La felicità non si compra, si vive. Per vivere sereni dovremmo saper cogliere i fiori del grande giardino mentre percorriamo i sentieri di questa terra e fare come gli alberi che rinnovano la loro vita ad ogni stagione generando nuovi rami carichi di frutti. Fra le pene e gli affanni dell’esistenza c’è sempre un poeta che canta per noi cancellando la tristezza dal nostro cuore. Il mistero della vita con tutte le sue passioni è simile al buio della notte... i due misteri si chiamano dalle opposte rive di un fiume, ma è difficile capire quello che si dicono. La felicità non si ascolta... si impara!


*
Romano Battaglia
fotografia: Firooz Zahedi

17 settembre 2008

L'ultima nuvola



Quando l'ultima nuvola scivolò via dalla luna,
l'ombra dell'uomo si allungò
come se sgorgasse dalla terra.
Un filo d'acqua scorreva tenace
nel greto screpolato del fiume,
e non faceva più rumore di un respiro.

*
Stefano Benni
fotografia: Yulia Gorodinski



Donna


Dimmi donna dove nascondi il tuo mistero
donna acqua pesante volume trasparente
più segreta quanto più ti spogli
quale è la forza del tuo splendore inerme
la tua abbagliante armatura di bellezza
dimmi non posso più con tante armi
donna seduta sdraiata abbandonata
insegnami il riposo il sonno e l'oblio
insegnami la lentezza del tempo
donna tu che convivi con la tua carne ignominiosa
come accanto ad un animale buono e calmo
donna nuda di fronte all'uomo armato
togli dalla mia testa questo casco d'ira
calmami guariscimi stendimi sulla fresca terra
toglimi questi vestiti di febbre che mi asfissiano
sommergimi indeboliscimi avvelena il mio pigro sangue
donna roccia della tribù sbandata
discingimi queste maglie e cinture di rigidezza e paura
con cui mi atterrisco e ti atterrisco e ci separo
donna oscura e umida pantano edenico
voglio la tua larga fragrante robusta sapienza,
voglio tornare alla terra e ai suoi succhi nutritivi
che corrono sul tuo ventre e i tuoi seni e irrigano la tua carne
voglio recuperare il peso e la completezza
voglio che tu m'inumidisca, m'ammolli, m'effemini
per capire la femminilità, la morbidezza umida del mondo
voglio appoggiata la fronte nel tuo grembo materno tradire
il ferreo esercito degli uomini
donna complice unica terribile sorella
dammi la mano torniamo ad inventare il mondo noi due soli
voglio non distaccare mai gli occhi da te
donna statua fatta di frutta colomba cresciuta
lasciami sempre vedere la tua misteriosa presenza
il tuo sguardo di ala e seta e lago nero
il tuo corpo tenebroso e raggiante plasmato di slancio senza incertezze
il tuo corpo infinitamente più tuo che per me quello mio e che
dai di slancio senza incertezze senza tenerti niente il tuo
corpo pieno e uno illuminato tutto di generosità donna mendicante
prodiga porto del pazzo Ulisse non permettere che io
dimentichi mai la tua voce di uccello memorioso
la parola calamitata che nel tuo intimo pronunci sempre nuda
la parola sempre giusta di folgorante ignoranza
la selvaggia purezza del tuo amore insensato
delirante senza freno abbrutito invidiato
il gemito nettissimo della tenerezza
lo sguardo pensieroso della prostituzione
la cruda chiara verità dell'amore che assorbe e divora e
si alimenta l'invisibile zampata della divinazione
l'accettazione la comprensione la sapienza senza strade
la spugnosa maternità terreno di radici
donna casa del doloroso vagabondo
dammi da mordere la frutta della vita
la stabile frutta di luce del tuo corpo abitato
lasciami reclinare la mia fronte funesta
sul tuo grave grembo di paradiso boscoso
spogliami acquietami guariscimi di questa colpa acre
di non essere sempre armato ma soltanto io stesso.

*
Tomàs Segovia
photo dal web

15 settembre 2008

M'innamorerò


Mi innamorerò di un donna silenziosa e senza ormeggi, una di quelle che mettono le dita tra le reti come tra i capelli, con delicata cura. Non sarà una nave da traversata ma una sosta volontaria, un tronco naufrago di terra incerta e ritorni violenti. Mi innamorerò nella sera, mentre raccolgo le mie ultime parole dalla bocca, mentre le sistemo lungo il molo in bella mostra, sarà una donna col mare nello sguardo, il deserto nelle vene, muta di malinconia e bellezza, una donna semplice – una disubbidiente come anemone, meno ricca del corallo, più crudele. Accadrà che mi accorgerò del suo sguardo mentre svesto le mie bambole di panno, solleverà una mano sul mio viso notturno, mi farò bianco come risacca, la avvertirò d'essere vascello e non lampara e non consentirò che lei si muova, almeno fino a quando avrà smesso di piovermi nel petto l'ultima goccia d'ambrosia. Non si direbbe di me che sono schivo, eppure è raro che mi scopra, che parli di me stesso in maniera chiara, tendo a celare la mia parte controversa, a non dichiarare le mie sillabe più vere, sono silenzioso come l'acqua .. rumoroso nello scorrere, muto nella foce .. ma lei saprà anche questo, la notte buona che verrà a sottrarre i panfili dagli ormeggi, sotto il bene placido della luna, bianca e remissiva. 

*
Jacqueline Miu
fotografia: Star

12 settembre 2008

Vento nel vento


Mi son svegliato solo
poi ho incontrato te
l’esistenza un volo
diventò per me…
E la stagione nuova 
dietro il vetro che appannava sfiorì 
tra le tue braccia calde 
anche l’ultima paura morì…
Io e te… vento nel vento,
io e te… nodo nell'anima…
stesso desiderio di morire
e poi rivivere, io e te!!!

*
Lucio Battisti
photo dal web

08 settembre 2008

Tutto è un miracolo


Amo camminare in solitudine per i sentieri di campagna, tra campi di riso e erbe selvatiche che si stendono su entrambi i lati. Metto giù un piede dopo l'altro con presenza mentale, cosciente del fatto che sto camminando sulla terra meravigliosa. In quei momenti l'esistenza e' una realtà miracolosa e misteriosa. La gente, di solito, considera un miracolo camminare sull'acqua o per aria, ma io credo che il vero miracolo sia camminare sulla terra. Tutti i giorni ci imbattiamo in miracoli che non riconosciamo come tali: un cielo azzurro, nuvole bianche, foglie verdi, gli occhi, neri e curiosi di un bambino... i nostri stessi occhi. Tutto e' un miracolo!

*
Thich Nhat Hanh 
photo dal web



04 settembre 2008

Oltre la collina


La mia verginità se la prese il mare,
le mie lacrime durarono tanto a lungo
che finirono per seccarsi.
La mia fede la persi e poi la ritrovai,
e poi la persi ancora, un milione di volte.
La mia speranza diventò ben presto un’abitudine,
i miei sogni furono le mie ossessioni,
la mia prigione fu la mia casa,
le mie fughe arrivarono solo dietro l’angolo,
i miei baci vennero insudiciati dal primo venuto.
La mia vita e la mia morte si sposarono
e insieme mi uccisero.
Ora tutto questo è là dietro la collina,
tutto rimane là pronto a risucchiarmi indietro,
a trascinarmi con sé nel buio,
nel silenzio, nel marmo.
E io fuggo, correndo, camminando, zoppicando,
strisciando per terra,
io fuggo per cercare disperatamente un amore.
Un amore mio, un amore magari felice oppure,
oppure infelice, ma sì, tanto è lo stesso.
Mi basta solo che sia un amore.”

*
Mia Martini
photo dal web