23 ottobre 2009

Femmine


Succede che tra sorelle ci si confidi a volte,e quando poi si lavora insieme di tempo c'è ne a disposizione. Livia parla del suo matrimonio vicinissimo alla rottura definitiva, perché lei ha il sospetto che suo marito abbia un 'amante. La vedo triste e giù di morale, ed in certi giorni non so cosa darei per farla sentire più serena. Mentre stiro, lei riordina la cucina e da una stanza all'altra cerco di farla sorridere con delle battute... ma invano oggi non è giornata. Mi distrae il suono del videocitofono e lei mi dice di rispondiiii! Spengo il ferro da stiro e vedo una macchina bianca parcheggiata fuori la cancellata nera.
Apro? gli chiedo!? Visto che lavoriamo ogni mercoledì in una villetta in campagna è meglio assicurarsi chi entra e chi esce. Apro! la macchina costeggia la strada e raggiunge l'entrata. Mi avvicino e vedo scendere un uomo sui 55 anni, alto dai capelli brizzolati con una valigetta in mano. Mi guarda e sorridendo mi dice...."Buongiorno signora c'è suo marito? mi ha chiamato perché devo vedere il lavoro che debbo svolgere al piano di sopra. Mentre parla io gli guardo le labbra, carnose e disponibili alla parola e quant'altro si possa immaginare, sono in estasi ha una camicia aperta sui primi 3 bottoni che lascia intravedere la pelle, un paio di pantaloni blu, e al braccio sinistro un braccialetto di perline rosse. Ummmhh.... particolare il tipo penso... ora toglie gli occhiali come per dire "ma questa che guarda a fare"?.
hem... mi scusi, si chiama? per togliermi dall'imbarazzo e lui... Sergio!
Ok Sergio, mi sa che oggi ha sbagliato giornata il padrone non c'è e noi siamo le ragazze che vengono a fare le pulizie ogni mercoledì.
Uffa! sbuffa infastidito e pensare che mi son fatto un bel poco di km e con questo caldo che avete qua non è stata proprio una passeggiata per trovarvi poi ho dovuto cercare non poco.
Comunque gli rispondo non posso farci nulla... se vuole entrare, le posso offrire un caffè e poi magari ritornerà un'altro giorno
Acconsente un po' infastidito.
Entra posa la valigetta sul tavolo di legno della sala e si siede.
Però dice guardandosi intorno... mica male qua!
Beh si rispondo io il vedovo non se la passa male, lui ride alla mia battuta...
Vado a prepararle il caffè... ok risponde Sergio, faccia pure.

Accendo la macchinetta e prendo le tazze dalla vetrina mia sorella era nella stanza accanto e mi raggiunge subito chiedendomi "Laura chi è il Tizio?" mah... un geometra venuto qua per un lavoro, ma lo sai... qua è difficile trovare qualcuno che ti dia retta. Bello però dice Livia, sorridendo lo guardiamo ma hai visto che classe dico io... lei si hai ragione!! e quanti capelli ricci... ammazza che macchina che ha...zitta che ti sente, dai su smettiamola non diamo una brutta impressione, portiamogli il caffè. Prendo il vassoio e insieme andiamo da lui. Ah finalmente, non arrivava mai questo caffè dice scherzando....
Si zucchera il caffè e porta la tazzina alle labbra e cosa ho provato in quel momento non so spiegarlo, quella bocca mi stava creando un certo travaglio mentale lui finisce il caffè e guarda Livia e poi me...
Ma siete sorelle? ci chiede, si vede tanto rispondo io...?
Si! siete uguali a parte gli occhi vi somigliate moltissimo!
Comunque io sono Livia... ed io Laura... piacere ragazze siete la cosa più bella oltre al mare che ho visto nel mio viaggio
Ci da la mano e s'avvia verso la porta .Ok vado grazie del caffè!
Ma in quell'istante mentre siamo vicini all'uscita a Sergio cadono dei foglietti che aveva nella cartelletta, Livia si china per raccoglierli e lui malizioso la guarda sotto la gonna. Nel sollevarsi si sfiorano e qualcosa accade... Sergio la prende e l'appoggia al muro, le da un bacio, poi prende anche la mia mano e se la porta sul cazzo.
"Andiamo sul divano... chiudo bene la porta e tiro la tenda della sala... " Sergio si siede sul divano giallo di pelle e noi due incominciamo a spogliarlo. Livia gli sbottona la camicia, ed io i pantaloni... Mani bocche,unghie sul suo corpo su quello sconosciuto così meravigliosamente attraente

E’ nudo, il suo pene diritto è grosso. Ora tocca a me, voglio sentire il suo odore, il suo sapore mi inginocchio davanti a lui e inizio a succhiarglielo. Lui urla di piacere, tirandomi la testa verso di lui, per farlo entrare più in profondità nella mia bocca mi metto di lato in modo tale che Livia possa guardare. Dopo lei toglie le mutandine e si siede sul suo cazzo dritto che aspetta d'esser cavalcato a dovere, lui con le dita lo sistema in modo che possa entrare tutto fino in fondo.
Livia è felice, gli noto nello sguardo una rivincita, una felicità che da molto tempo non aveva negli occhi, la fiamma del piacere si era riaccesa anche per lei. Poi non immaginavo mai quanto potesse attrarmi mia sorella... a saperlo, me la sarei già scopata da un pezzo... proprio una gran figa!!
Sergio ansima e con le mani gli tortura i capezzoli poi passa al culo bello sodo... gli da il giusto ritmo e l'affonda a dovere. Livia apre le gambe per farsi scopare tutta. Dopo avergli dato un bel po' di spinte si solleva e mi da la mano, vieni mettiti con le gambe aperte qua... distenditi voglio scopare anche te. Mi stendo allargo le gambe metto i tacchi intorno ai suoi fianchi e lo spingo dentro me. Il suo cazzo è caldo e la sua cappella mi sfrega deliziosamente il clito, poi s'abbassa con la lingua e me lo succhia e me lo lecca da su a giù con la lingua come se volesse cercare l'inizio di me.
L'eccitazione è indescrivibile. Preso da noi due, non vuole smettere e noi due pretendiamo le sue attenzioni, i nostri odori si mischiano, e ognuna di noi vuole essere scopata all'infinito. Giratevi dice Sergio... mettetevi tutte e due a pecora sul divano, lasciate le scarpe mi eccitate da morire
Prima si dispone Livia ed io vicino a lei.
Sergio si strofina il cazzo e lo dirige verso Livia che aspetta vogliosa, "hai la figa umida dice... umida da leccarla all'infinito".
S'abbassa alla sua altezza e la scopa, gli da dei colpi continui e lei si torce sulla schiena... si tiene ferma allo schienale del divano, Sergio irrefrenabile passa a scopargli il culo.
Io non c'è la faccio più... lo voglio anche io... lo tiro verso di me aprendo anche la mia figa, s'abbassa e incomincia a leccarmi nuovamente. Lo sento entrare dentro più volte ed io mi apro ad ogni sua spinta carnale. Sto per venire dice Sergio... e s'avvicina al seno di Livia che, pronta, glielo accoglie in mezzo poi lo passa anche a me. La sua sborra calda c'invade ci gratifica ci rende femmine.
Ma non smette vuole guardarci ancora... siete bellissime ci dice, sedetevi a gambe larghe mentre mi vesto e masturbatevi per me!
Sergio prende i pantaloni dalla sedia e gli slip e si incomincia a rivestire, non è uno spogliarello io lo chiamerei "vestirello" perché quando un uomo si riveste è sensualmente meraviglioso e masturbarsi non è affatto difficile.
Sono i suoi dettagli che m'accendono nel guardarlo, il modo che ha di sistemarsi l'orologio o tirarsi su la lampo dei pantaloni che mi fa sditalinare ancora....
Si riavvicina lecca Livia e poi me dicendo:
"voglio portarmi via questo sapore oltre a quello del vostro caffè...!"

*
photo dal web

16 ottobre 2009

Ballata della masturbatrice solitaria


La fine della cosa è sempre morte.
Fuori da me stessa il mio respiro 
scopre che te ne sei andato via.
Matto terrore. Mi nutro di me stessa.
Io da sola ogni notte scopo il letto.
Un dito dopo l´altro mi fotto la mia figa.
Non è così lontana. Basta allungare la mano.
La scuoto e la scrollo come una campana. Scivolo
nel nido d´amore dove la montavi
tu che sul letto mi prendevi.
Io da sola ogni notte scopo il letto.

Prendi ad esempio questa notte, amore:
ogni coppia si unisce,
su e giù si capovolge solidale,
si inginocchia spingendo, testa a testa.
Io da sola ogni notte scopo il letto.
Mi distendo, mi penetro.
Mia piccola susina chiamavi la mia passera.
Poi venne la mia rivale, occhi neri,
signora delle acque si leva sulla spiaggia,
ha dita vellutate da pianista,
belle turgide labbra per succhiare,
voce come flauto che seduce.
Io da sola ogni notte scopo il letto

Mi spacco in due come si spacca una pietra.
I ragazzi stanotte e le ragazze
si uniscono e si chiavano, 
aprono le camicie, abbassano
le cerniere, si tolgono le scarpe
spengono la luce – le scintillanti
creature sono piene
di bugie e godimento, brillano
di sudore e di sperma,
si mangiano l´un l´altra, sono sazie.
Io da sola ogni notte scopo il letto.


Anne Sexton
fotografia: Roj Smith

03 ottobre 2009

[ed@]8

 

Provo ad unire con un bacio
la lunga strada dei tuoi piccoli nei.
Esplorato il corpo tutto, da cima a fondo,
avrò una soluzione a pelle
e sarà quel sorriso che ti manca!


eneadarrigo
photo dal web

15 settembre 2009

[ed@]7


Per leggere un buon libro bisogna avere la testa sgombra da pressanti problemi ed occhi in astinenza da morbose emozioni. Per scrivere un buon libro bisogna avere la testa formicolante di grandi pensieri, ispirata da impossibili intrecci, di fervida grammatica ed appetibile punteggiatura. Ci deve essere poi qualcosa di criminale nell’odore della carta così come nel sapore della storia. Dimenticavo... un bacio ed un buon caffè sono d’aiuto!

eneadarrigo
photo dal web

29 agosto 2009

[ed@]6


Anche i sogni 
hanno diritto ad un lembo di terra, in carne ed ossa, 
dove potersi sentire finalmente a casa!

eneadarrigo
photo dal web

20 agosto 2009

Trattato di baci


Mi baciavi con tutta la bocca.

Tanto da pensare che nulla avresti lasciato per te.
Con la robusta freschezza della frutta turgida, le tue labbra.
La tua lingua, un mollusco abile e sorridente.
Il tuo alito mi baciava nelle orecchie
e il rumore sibilante, oscuro,
dei tuoi inviti.
Talvolta mi baciasti nella distanza del corpo.
Sono stata nella tua bocca, nelle tue labbra, nella tua saliva,
nella breve pressione dei tuoi denti,
nel saggio percorso del tuo olfatto.
Mille volte sono stata nei tuoi sorsi di idromele,
fino a quando restò soltanto
un tocco di addio
sulle guance.

*
Magda Zavala
fotografia: Albert Watson



14 agosto 2009

La vetta del piacere



… ancora pochi mesi, e lo chalet di zia Elga sarebbe stato venduto, decisi così di trascorrerci un mese da sola. Entusiasta scesi dal treno e trascinandomi due pesanti valigie giunsi a destinazione, era rimasto tutto come quando da ragazzina ci trascorrevo con mia sorella Sofia il periodo estivo - mille ricordi riaffiorarono nella mia mente. Entrando non mi persi d’animo. Igienizzai i servizi e la cucina, diedi aria alle camere, aspirai la polvere e preparai il letto con lenzuola profumate di gelsomino. Anche se stanca, mi sentivo bene dentro e quell'aria pulita era un vera toccasana per me che ero giunta stressatissima dalla vita di città. Ad un tratto sentì il tintinnio della campana posta sulla porta d’ingresso, mentre una voce di donna mi chiedeva il permesso d’entrare … “avanti!” risposi chiedendomi chi potesse essere, ero del resto arrivata da sole poche ore e rimasi sorpresa nel vedere Miranda, una ragazzina che spesso giocava con noi davanti a casa. 
“Ti ho vista arrivare ed ero più che certa che fossi tu!” mi disse “ho così pensato di preparati una cosa che adoravi per poi portartela insieme al mio saluto”. Ci abbracciamo a lungo, per poi scambiarci davanti a quelle deliziose fette di strudel una serie di chiacchiere veloci, con la premessa che ci saremmo viste il più possibile. Miranda, non aveva figli, da alcuni anni era separata e da quanto potevo capire non amava parlare del suo ex marito, era però sempre la solita burlona, sempre con la battuta pronta e mille cose da fare. Insieme ogni giorno andavamo in paese e a turno mangiavamo in casa mia o sua, ricordando mia zia, sua nonna e le situazioni vissute insieme, era bello rivivere quelle emozioni, era piacevole stare in sua compagnia, rivedere vecchie foto e parlare ore ed ore di noi. Una sera però, mentre ero a cena da lei, prese a piovere come non mai, la vidi farsi seria, e immediatamente mi ricordai che era sempre stata terrorizzata dai temporali, “mica avrai ancora paura dei tuoni?” chiesi sghignazzando e scherzando aggiunsi, “vuoi che resto a dormire qui?” ... “mi faresti un vero regalo!”... “la paura dei temporali è qualcosa di inspiegabile …” 
Poco dopo eravamo sul letto a parlare ancora di noi, e il vederla più serena, mi fece sentire importante, parlando parlando lei prese finalmente sonno ed io notando che il temporale si era allontanato, decisi di salire in mansarda e godermi come quando ero bambina dalla finestrella il cielo … Era proprio bello il mondo da lassù, mi faceva sentire leggera e spensierata, fumai qualche sigaretta, dicendomi che pure io avrei dovuto coricarmi e dormire qualche ora, mi alzai così per tornare a letto, ma il mio sguardo cadde, su un vecchio baule socchiuso, mi avvicinai, e aprendolo mi ritrovai davanti a foto, pagine di giornali, libri e lettere … Sapevo che non avrei dovuto, ma la mia curiosità mi impedì di comportarmi correttamente, aprì così una lettera a caso … “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” la lessi tutta di un fiato, rimanendo di pietra nel vedere che portava la firma di Rebecca, presi allora un'altra lettera, e poi un'altra ancora, iniziavano tutte allo stesso modo e si concludevano con il solito “un bacio sulle tue labbra, tua Rebecca” lettere affettuose, piene di sentimento, che facevano intendere qualcosa, ma che lasciavano in me diversi dubbi, sino a quando in una lessi… “non riesco a dimenticare le tue mani su di me, le tue dita che mi penetrano, il profumo della tua pelle, i nostri orgasmi, se solo loro sapessero di noi, sarebbe la fine …” ora tutto mi era finalmente chiaro, Rebecca la nostra amichetta di allora era stata l’amante del marito di Miranda, continuai incuriosita a leggere, chiedendomi quanto male avesse fatto a Miranda scoprire che la sua migliore amica la stava tradendo con il suo uomo, dicendomi che se fosse capitato a me, l’avrei strangolata. 
Ecco perché non voleva parlarmi di lui, ecco perché non mi aveva menzionato Rebecca, decisi così che avrei letto un'altra lettera per poi richiudere quel baule senza mai più riaprirlo, ancora una volta iniziava con la solita “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” qualcosa però questa volta, era diverso e proseguendo la lettura, mi accorsi che avevo frainteso, non era il marito di Miranda il destinatario di quelle passionali lettere, ma lei! 
Sorrisi, mai e poi mai avrei creduto fosse omosessuale e scendendo silenziosamente le scale, pensai che entrare in quel letto ora mi sarebbe suonato diverso, non che mi scandalizzasse, ma i miei occhi di certo sino allora non l’avevano certo mai guardata in quel modo. Alzai le coperte, mi misi sotto, ma i miei pensieri non riuscirono ad arrestarsi, la osservavo dormire e allo stesso tempo la immaginavo mentre faceva all'amore con Rebecca, decisi di sbirciare il suo corpo sotto le lenzuola, spostando la mia mano più volte a pochi centimetri dalla sua pelle. “Cosa mi sta succedendo?” pensai tra me e me, ma nel vederla darmi la schiena, decisi di sfiorarla, non fece una piega, dormiva come un ghiro, lenta allora sollevai la camicia da notte, scoprendo le sue gambe, le accarezzai, ritraendo la mano velocemente nel sentirla muovere… ma poi pochi istanti dopo, mi ritrovai ad alzare ancora di più quel tessuto di cotone, sfiorai le sue natiche, erano sode, lisce come quelle di una bambina, e pensai che aveva veramente un bel culo, la tentazione di continuare fu tanta, ma la paura di essere scoperta prese il sopravvento, decisi così di girarmi dall'altra parte e provare a dormire, consapevole che tutto quello mi aveva eccitata tantissimo. 
La mia mano intanto aveva preso a sfiorarmi il seno, mentre mordicchiavo nervosamente le mie labbra, la voglia, il desiderio avevano preso strada dentro di me, iniziai così a toccarmi lentamente tra le gambe, quando ad un tratto lei si girò e si appoggiò di peso sul mio corpo. Cercai di scrollarmela da sopra, quando ad un tratto, mi sussurrò “Hai letto le mie lettere vero?” girai il mio viso verso di lei, dicendole “non dovevo lo so, ma è stato più forte di me, perdonami!” con tono malinconico mi disse “fa nulla!” poi si avvicinò al mio viso baciandomi delicatamente sulla fronte, baci per poi fece scendere lentamente, sino a raggiungere le mie labbra, bacio su bacio, la sua lingua prese ad intrecciarsi con la mia, mentre le mie mani presero a slacciarle i laccetti intrecciati sul suo petto, presto mi ritrovai con il suo seno tra le mani, mentre le sue mani accarezzavano energicamente i miei fianchi, le sfilai la camicia da notte, mentre lei sollevò la mia oltre il pelo, ponendo una sua gamba tra le mie, “lasciati andare!” “sarà bello vedrai” mi disse dirigendosi con il viso tra i miei peli, le sue dita raggiunsero le mie umide labbra per poi penetrarmi con un paio di dita mentre passava la sua lingua tra la mia fessura eccitata, la sua lingua, la sua bocca erano decisamente sublimi sul mio sesso e nel vedermi inarcare prese con più forza a fottermi con le dita, aggiungendone non contenta una terza, succhiò la mia clitoride sino a farmi godere, per poi girarsi e offrirmi la sua natura depilata sul viso. 
“Ti prego, fammi godere, leccami …” la mia lingua prese a percorrerla, sfiorai il suo cazzino con la punta della mia ruvida lingua, percorsi le sue labbra aperte e ricolme di umori, per poi proseguire e soffermarmi sul suo buchetto, mentre con le unghie graffiavo le sue natiche. Le piaceva, lo sentivo, percepivo, vedevo. “manca qualcosa vero?” mi disse con voce guduriosa… rovistò sotto il materasso, prese un vibratore non piccolissimo, lo leccò, me lo vece succhiare per poi con decisione infilarmelo dentro. 
“Ti sembra più normale così?” mi chiese con una voce tremolante e ricolma di godimento e nel sentirmi mugolare, lo affondò ancor di più aumentandone la velocità, venni più volte, ripetutamente – Era giunto il momento che fossi io ad occuparmi delle sue voglie, raggiunsi le sue mani sfilandomi il fallo … “Girati Miranda, offriti a me” - lei allora si inginocchiò, porgendo il suo corpo contro la testata del letto, lasciando che i miei seni sfiorassero la sua schiena, le mie mani pizzicassero i suoi seni, le scostai i capelli sul collo e la mordicchiai delicatamente, mentre la mia mano prese a farsi strada tra le sue gambe, la mia lingua percorse la sua schiena, il suo culo, ritrovandomi ancora una volta tra le sue labbra vissute e insaziabili, le mordicchiai, tirai con i denti, notando che ogni mio gesto era da lei apprezzato, per poi senza fermarmi, iniziare a fotterla con lo stesso vibratore che poco prima aveva scopato me, era aperta, bagnatissima e sentirla godere, mi eccitava spaventosamente, continuai facendola godere numerose volte, per poi fermarmi e posizionarmi sotto di lei, il mio pelo ora sfiorava e strofinava il suo pube depilato, le nostre clitoridi duellavano una contro l’altra come se fossero da sempre abituate a muoversi così, godemmo ancora una volta, ed una volta ancora, sino ad abbandonarci stremate tra quelle lenzuola che odoravano dei nostri odori e sapori, dormimmo abbracciate come se fossimo le migliori delle amanti per poi riprendere al nostro risveglio, e continuare così sino al giorno della mia partenza, partenza che poi risultò l’inizio di molteplici nostri incontri, fatti certe volte di sole poche ore, ore che però ci permettevano di continuare a desiderarci, volerci, cercarci … e amarci.

*
photo dal web

01 agosto 2009

Il luogo


Il filo del silenzio si mescola alla mia pelle
mi manca la piega morbida delle tue labbra
il respiro affanna tra molecole di nostalgia
tu sei il luogo, il mare, il sogno...
dove io posso respirare!


*

NeRa
fotografia: Aleksandra88




24 luglio 2009

[ed@]5


“Posizione ed imposizione...

ne scaturisce un gioco da far vibrare i sensi...

puoi metterci la mano sul “fuoco”!

eneadarrigo
photo: lady-m-and-bello

20 luglio 2009

Il mondo altrove



Lo aveva aspettato per un tempo ragionevole, troppo lungo rispetto alle sue fantasie che andavano domate, assecondate, sfamate di un cibo che solo lui sapeva darle. Come qualcosa di raro perché rara era la loro affinità. Non avevano bisogno di parole quando il fuoco cominciava ad ardere dentro e quella sera era una sera organizzata sin dalla mattina. Lunga l’attesa quando ciò che aspetti è ciò che vuoi più di ogni altra cosa al mondo. In quel preciso istante, non un secondo prima, non un secondo dopo. 
Nei tempi si erano sempre ritrovati, in tutti i tempi del mondo, in tutti i tempi scanditi dagli orologi, sincronia perfetta anche nel piacere. Quella sera quando lui arrivò, il fuoco cominciò ad ardere e subito... bastò uno sguardo, parole mute che passarono dall'uno all'altra. Non ci fu posto per un saluto. 
Sentì le sue forti braccia sollevarla da terra come fosse un fuscello mentre le loro lingue si esploravano senza tregua, in un’avidità che le piaceva e che gli piaceva. La portò in bagno e la fece voltare verso il lavabo in pietra, stava ansimando, già sapevano cosa sarebbe successo e non era mai abbastanza. Avidi di loro. Le sollevò il vestito e le sfilò gli slip, con un gesto tanto brutale quanto colmo di quella passionalità che appagava entrambi. Volle possederla da dietro mentre lei gemeva ed era esattamente ciò che desiderava. Attraverso lo specchio poteva vedere il sudore lambirle la fronte e la sua espressione di piacere che non lasciava adito a dubbi sulla sua totale soddisfazione. In un urlo finale, all'apice della sua voglia di godere, in un gesto rapido le tolse il vestito mentre lei lo aiutava a liberarsi degli ultimi abiti che ancora aveva addosso. 
Si annusarono come animali dopo una battaglia, profumo di pelle e di sesso, odore che sapeva di loro. Per lungo tempo dopo che erano stati insieme, lei continuava a sentire il suo odore sulla sua pelle. Era come portarsi dentro una parte di lui, sempre.

Si ritrovarono l’una di fronte all'altro, si baciarono adesso con una delicatezza impensabile, mani tra i capelli e lungo il corpo. Per non perdere nulla, ogni centimetro di bellezza, di follia, di istinto, d’amore, di passione. Tutto. Tutto nelle loro mani ma prima ancora, nella loro mente. Il tempo di assaporarsi con dolcezza, di riprendere fiato, di perdersi negli occhi dell’altro. Poi, all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno lui la prese in braccio da dietro, le afferrò con le mani entrambe le gambe allargandole e così la portò verso l’ampio salone. Le finestre ed il balcone avevano le lunghe tende bianche aperte, la luce era accesa, chiunque avrebbe potuto vedere dal palazzo di fronte. Lei si divincolò un po, era come sempre combattuta tra la paura, la vergogna che qualcuno li vedesse, li spiasse, invadesse la loro intimità e al tempo stesso quel rischio che era trasgressione e dunque fonte di brividi, di piacere a cui non sapeva resistere. Disse un flebile no... ma entrambi sapevano che era ciò che volevano. Era un gioco che già avevano giocato e mai nessuno ne era uscito perdente, solo privo di forze e di energie da recuperare per ricominciare.

La adagiò sul tavolo di rovere e le stuzzicò le parti intime con la lingua, sapeva che questo le avrebbe fatto inturgidire i capezzoli e subito li accarezzò. Li prese tra le mani mentre continuava ad assaporare il frutto del piacere. Quando sentì che stava godendo e che la sua schiena si inarcò, allora le fu dentro in un movimento ritmico sempre più pressante. Non avrebbero voluto nulla di più in quel momento e nulla chiesero se non se stessi. Quando il ritmo decelerò, lei scivolò leggera lungo il tavolo e gli si inginocchiò davanti. Lui chiuse gli occhi, sapeva ma ogni volta era diverso perché ogni volta era diversa lei. Simile forse ma diversa a saperla scrutare con i giusti occhi.

Gli prese il sesso in bocca, lo leccò prima con dolcezza poi con maggiore intensità mentre con la mano lo stimolava in un ritmo che sapeva. Ogni tanto lo guardava, i suoi occhi sognanti e la sua espressione piena di piacere la eccitava ancor di più. Gli prese tutto il suo sesso in bocca fino alla gola, era duro, caldo e pulsava di lei. Quando lo sentì gemere non dovette far altro che aspettare e bere il suo sperma, fino all'ultima goccia. Tutto dentro di lei. Lo gustò come vino pregiato fino a leccarsi le labbra e poi baciarlo sulla bocca, perché sapeva che anche lui voleva assaporare una parte di sé tramite lei.

Una volta le disse che mai nessuna aveva osato tanto e che per lui era forse uno dei gesti intimi che più di tutti gli faceva capire la totale condivisione e accettazione. Le spiegò che spesso altre donne si allontanano al momento giusto e non arrivano a tanto. E lei gli disse che non lo aveva fatto con molti ma solo nelle storie importanti, perché tutto quello era naturale dal suo punto di vista e un piacere da condividere. Poi si sdraiarono a terra, nudi, abbracciati a guardare il soffitto e a parlare. Della vita e di come questa possa riservare sorprese inimmaginabili. Il destino li aveva fatti incontrare e insieme, avevano scoperto parti di se stessi che non conoscevano. Nessun progetto, solo la voglia di vivere quel presente, senza domande, senza perché, senza un luogo... altrove. Il domani non lo conoscevano ma oggi si erano ancora una volta scoperti diversi, si erano regalati attimi di piacere intenso a cui non volevano rinunciare.

*
Strorydream
photo dal web

04 luglio 2009

Tra parentesi


Se solo si potesse vivere tra parentesi
si potrebbe prendere chi vuoi dentro con te,
e il resto del mondo aspetterebbe fuori
a guardare educatamente dall'altra parte.
Se si sbucasse fuori dalla parentesi,
la vita continuerebbe come prima. 
Non ci sarebbero conseguenze 
e per una volta i muri si troverebbero dove vuoi tu. 
Se solo fosse possibile. 
Ma le parentesi esistono solo nei libri. 
E il mondo gira di conseguenza. 

Anna Fienberg
photo dal web

01 luglio 2009

L'attesa



Sono salita come ogni mattina al secondo piano, fa un caldo tremendo e mi sono svegliata con un poco di malessere generale. Cerco le chiavi nella borsa... apro la porta, la casa è sempre vuota, tutti sono al lavoro anche Paolo dovrebbe esser già uscito. Invece con meraviglia noto che la sua giacca è li sul divano. Non ci penso più... mi reco in cucina, cerco i detersivi e l'aspirapolvere per iniziare a lavorare
Riempio un secchio d'acqua dal lavandino, apro le persiane, esco sul balconcino della sala per pulirle le accosto dal di fuori e lascio lo spazio tra una e l'altra per facilitarne la pulizia. Mentre sono quasi a meta' del lavoro sento un rumore provenire dalla camera da letto, guardo bene e dalla persiana semichiusa vedo Paolo... è sceso a prendere qualcosa, senza scarpe, con addosso solo un paio di boxer che addosso gli stanno una meraviglia.
Non mi ha vista, e non sa d'esser osservato. Nel guardarlo mi mordo le labbra e spiarlo mi eccita da pazzi... non l'avevo mai visto cosi'. Lui sempre ben vestito sempre in giacca e cravatta... cosi è più sensuale, più intimo. Di certo una situazione informale di uno che non sa di essere spiato.
Il mio respiro si fa silenzioso e, un po imbarazzata, mi rendo conto di non riuscire a togliergli gli occhi da dosso... qualcosa dentro me mi sta dando un gran calore. Mi scopro con le mutandine bagnate. Lui, nel frattempo, prende un bicchiere e si versa un liquore da bere. Poi, si passa una mano tra i capelli...
Dio! quant'è bello....Voglio ricominciare a respirare, voglio farmi notare... mi piace però tanto anche star li a guardarlo.
Va in bagno togliendosi la camicia nel corridoio, suppongo quindi che stia per farsi una doccia. Lascia la porta socchiusa... sento l'acqua che scorre e decido d 'avvicinarmi di nascosto. Mi decido... entro!
Le vetrate sono appannate e lui non mi vede... è di schiena. Apro lentamente il box della doccia e inizio a toccarlo da dietro, gli carezzo il collo… le spalle ha tutti i capelli bagnati... stranamente non ha una reazione, non si muove, non parla... non mi aspettavo questo ma, è segno che stesse aspettando le mie mani. 
Percorrono ogni centimetro di lui tra la schiuma ed il getto d'acqua... scendo sui glutei e poi, senza più ritegno, cerco le sue palle ora cariche di schiuma profumata.

Ed ecco che si gira e mi sorride, ora ho la certezza che mi stesse aspettando... chiude l'acqua e mi fa inginocchiare tra le sue gambe... il suo cazzo è duro ed umido... lo catturo tra labbra e lingua. Lo assaggio, lo lecco e lui con le mani mi trattiene verso di lui... me lo infila oltre le tonsille. Poi, sfilandolo, mi gira di schiena, io appoggio le mani sulle piastrelle per non scivolare, mi sbottona la divisa e mi trova i capezzoli nel balconcino nero, incomincia a leccarmi la schiena ed il collo. Un turbinio di vibrazioni. Ora stavo in doccia anche io... mi sussurra "ti voglio"... e da un poco che ci pensavo...
"son rimasto a casa apposta ho finto di star male oggi, sapevo che dovevi venire"... così dicendo mi spoglia di ogni mio abito e di ogni ritegno.
Inizia quindi ad accarezzarmi le cosce a mano piena, infila le dita dentro la mia vagina e con la bocca mi succhia la lingua. La sua saliva è crema per il mio cuore! E miele per la mia pelle assetata... un pezzo di un desiderio che si stava realizzando.
La sua carnagione chiara sembra emettere una luce propria, è cosi che mi domina. Non è lui a entrare, ma io a introdurlo in me. Non è lui dentro di me, ma io che avvolgo lui. Il suo movimento è avvincente, una lusinga una promessa, un offrirsi e un immolarsi. 
Lo sento caldo dentro, gonfio, sento che sta per esplodere... lo lascio fare fino all'ultima goccia. Ora è la sua bocca, i suoi denti a lambirmi la pelle, cosi' come l'avevo sempre immaginato e con una punta d'invidia solo osservato.
Mi rimane dentro, il suo seme mi cola tra le gambe.
Esce dolcemente ed io l'abbraccio e lo trattengo a me
Gli chiedo..."ci sara' una prossima volta?" 
Lui e mi bacia sugli occhi mi sussurra "mi hai fatto godere come nessuna… pensiamo ad oggi. Ora rivestiti che ho davvero fatto tardi..."
"Subito, ma prima ti preparo il caffè!"


*
photo dal web



28 giugno 2009

Aforisma



Quando la mano di un uomo tocca la mano di una donna,
entrambi toccano il cuore dell’eternità.

*
Kahlil Gibran
photo dal web