12 gennaio 2010

[ed@]11


Non c'è riparo all'esigenza di una donna e della sua intimità... 

quando la pelle chiama, nessun luogo è al sicuro da pensieri indiscreti!



enea darrigo
fotografia dal web

07 gennaio 2010

T’amo



T’amo per tutte le donne che non ho conosciuto
T’amo per tutte le stagioni che non ho vissuto
Per l’odore d'altomare e l'odore del pane fresco
Per la neve che si scioglie per i primi fiori
Per gli animali puri che l’uomo non spaventa
T’amo per amare
T’amo per tutte le donne che non amo

Sei tu stessa a riflettermi io mi vedo così poco
Senza di te non vedo che un deserto
Tra il passato e il presente
Ci sono state tutte queste morti superate senza far rumore
Non ho potuto rompere il muro del mio specchio
Ho dovuto imparare parola per parola la vita
Come si dimentica

T’amo per la tua saggezza che non è la mia
Per la salute
T’amo contro tutto quello che ci illude
Per questo cuore immortale che io non posseggo
Tu credi di essere il dubbio e non sei che ragione
Tu sei il sole forte che mi inebria
Quando sono sicuro di me.


Paul Éluard
fotografia: Brigitte Bardot model

13 dicembre 2009

[ed@]10

Withlove

Distesa sul tavolaccio come sfoglia di pasta fresca ancora da impastare, da lavorare con le mani affondandovi pensieri ed emozioni... con lentezza, pazienza... carezzando quella forma profumata di amore... cibo antico da condire solo con qualche goccia di sensualità e poco altro perché l'aroma vero sei tu. Per chi ama il piccante, due tocchi di eros, non potranno che accelerarne la degustazione... withlove!



eneadarrigo
fotografa: lady m and bello

10 novembre 2009

Tocco la tua bocca


Tocco la tua bocca.
Con un dito tocco il contorno della tua bocca.
La disegno come se uscisse dalla mia mano, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare.
Faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna sul viso, una bocca scelta tra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo viso e che per un caso che non arrivo a comprendere coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.
Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre più da vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo man mano sempre più da vicino e i nostri occhi si fanno grandi, si avvicinano, si sovrappongono e i ciclopi si guardano respirando confusi.
Le bocche si incontrano e lottano tiepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando nel loro recinto dove un'aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio.
Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, di accarezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranze oscure.
E se ci mordiamo il dolore è dolce e se affoghiamo in un breve e terribile assorbersi simultaneo del fiato, questa istantanea morte è bella.
E c'è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura e io ti sento tremare contro di me, come una luna nell'acqua.

*

pa.oletta
fotografia: Sigrid Kleinecke



03 novembre 2009

[ed@]9

 

Una Verità

Ero un pensiero in lista d’attesa

poco prima che il sospetto

togliesse la tenda al palcoscenico

costruito attorno ad una possibilità.

 Ero un pensiero plausibile

frustrato e nero, schiuso d’ali

tra vento e bizze d’aria tra i capelli,

ipotesi possibile da considerare.

 Eppure

tutto portava ad un sospetto che,

preso di petto, non s’aspetterebbe

d’essere pensiero altrui...

carne da cerebro intercluso.

 Ero dappertutto

ad occhi chiusi  e ciechi

mi sentivo dappertutto,

pensato o meno, proprio lì,

tra le tue dita ed una verità!


eneadarrigo

fotografia: Siyah Beyaz Bayan Avatarları

23 ottobre 2009

Femmine


Succede che tra sorelle ci si confidi a volte,e quando poi si lavora insieme di tempo c'è ne a disposizione. Livia parla del suo matrimonio vicinissimo alla rottura definitiva, perché lei ha il sospetto che suo marito abbia un 'amante. La vedo triste e giù di morale, ed in certi giorni non so cosa darei per farla sentire più serena. Mentre stiro, lei riordina la cucina e da una stanza all'altra cerco di farla sorridere con delle battute... ma invano oggi non è giornata. Mi distrae il suono del videocitofono e lei mi dice di rispondiiii! Spengo il ferro da stiro e vedo una macchina bianca parcheggiata fuori la cancellata nera.
Apro? gli chiedo!? Visto che lavoriamo ogni mercoledì in una villetta in campagna è meglio assicurarsi chi entra e chi esce. Apro! la macchina costeggia la strada e raggiunge l'entrata. Mi avvicino e vedo scendere un uomo sui 55 anni, alto dai capelli brizzolati con una valigetta in mano. Mi guarda e sorridendo mi dice...."Buongiorno signora c'è suo marito? mi ha chiamato perché devo vedere il lavoro che debbo svolgere al piano di sopra. Mentre parla io gli guardo le labbra, carnose e disponibili alla parola e quant'altro si possa immaginare, sono in estasi ha una camicia aperta sui primi 3 bottoni che lascia intravedere la pelle, un paio di pantaloni blu, e al braccio sinistro un braccialetto di perline rosse. Ummmhh.... particolare il tipo penso... ora toglie gli occhiali come per dire "ma questa che guarda a fare"?.
hem... mi scusi, si chiama? per togliermi dall'imbarazzo e lui... Sergio!
Ok Sergio, mi sa che oggi ha sbagliato giornata il padrone non c'è e noi siamo le ragazze che vengono a fare le pulizie ogni mercoledì.
Uffa! sbuffa infastidito e pensare che mi son fatto un bel poco di km e con questo caldo che avete qua non è stata proprio una passeggiata per trovarvi poi ho dovuto cercare non poco.
Comunque gli rispondo non posso farci nulla... se vuole entrare, le posso offrire un caffè e poi magari ritornerà un'altro giorno
Acconsente un po' infastidito.
Entra posa la valigetta sul tavolo di legno della sala e si siede.
Però dice guardandosi intorno... mica male qua!
Beh si rispondo io il vedovo non se la passa male, lui ride alla mia battuta...
Vado a prepararle il caffè... ok risponde Sergio, faccia pure.

Accendo la macchinetta e prendo le tazze dalla vetrina mia sorella era nella stanza accanto e mi raggiunge subito chiedendomi "Laura chi è il Tizio?" mah... un geometra venuto qua per un lavoro, ma lo sai... qua è difficile trovare qualcuno che ti dia retta. Bello però dice Livia, sorridendo lo guardiamo ma hai visto che classe dico io... lei si hai ragione!! e quanti capelli ricci... ammazza che macchina che ha...zitta che ti sente, dai su smettiamola non diamo una brutta impressione, portiamogli il caffè. Prendo il vassoio e insieme andiamo da lui. Ah finalmente, non arrivava mai questo caffè dice scherzando....
Si zucchera il caffè e porta la tazzina alle labbra e cosa ho provato in quel momento non so spiegarlo, quella bocca mi stava creando un certo travaglio mentale lui finisce il caffè e guarda Livia e poi me...
Ma siete sorelle? ci chiede, si vede tanto rispondo io...?
Si! siete uguali a parte gli occhi vi somigliate moltissimo!
Comunque io sono Livia... ed io Laura... piacere ragazze siete la cosa più bella oltre al mare che ho visto nel mio viaggio
Ci da la mano e s'avvia verso la porta .Ok vado grazie del caffè!
Ma in quell'istante mentre siamo vicini all'uscita a Sergio cadono dei foglietti che aveva nella cartelletta, Livia si china per raccoglierli e lui malizioso la guarda sotto la gonna. Nel sollevarsi si sfiorano e qualcosa accade... Sergio la prende e l'appoggia al muro, le da un bacio, poi prende anche la mia mano e se la porta sul cazzo.
"Andiamo sul divano... chiudo bene la porta e tiro la tenda della sala... " Sergio si siede sul divano giallo di pelle e noi due incominciamo a spogliarlo. Livia gli sbottona la camicia, ed io i pantaloni... Mani bocche,unghie sul suo corpo su quello sconosciuto così meravigliosamente attraente

E’ nudo, il suo pene diritto è grosso. Ora tocca a me, voglio sentire il suo odore, il suo sapore mi inginocchio davanti a lui e inizio a succhiarglielo. Lui urla di piacere, tirandomi la testa verso di lui, per farlo entrare più in profondità nella mia bocca mi metto di lato in modo tale che Livia possa guardare. Dopo lei toglie le mutandine e si siede sul suo cazzo dritto che aspetta d'esser cavalcato a dovere, lui con le dita lo sistema in modo che possa entrare tutto fino in fondo.
Livia è felice, gli noto nello sguardo una rivincita, una felicità che da molto tempo non aveva negli occhi, la fiamma del piacere si era riaccesa anche per lei. Poi non immaginavo mai quanto potesse attrarmi mia sorella... a saperlo, me la sarei già scopata da un pezzo... proprio una gran figa!!
Sergio ansima e con le mani gli tortura i capezzoli poi passa al culo bello sodo... gli da il giusto ritmo e l'affonda a dovere. Livia apre le gambe per farsi scopare tutta. Dopo avergli dato un bel po' di spinte si solleva e mi da la mano, vieni mettiti con le gambe aperte qua... distenditi voglio scopare anche te. Mi stendo allargo le gambe metto i tacchi intorno ai suoi fianchi e lo spingo dentro me. Il suo cazzo è caldo e la sua cappella mi sfrega deliziosamente il clito, poi s'abbassa con la lingua e me lo succhia e me lo lecca da su a giù con la lingua come se volesse cercare l'inizio di me.
L'eccitazione è indescrivibile. Preso da noi due, non vuole smettere e noi due pretendiamo le sue attenzioni, i nostri odori si mischiano, e ognuna di noi vuole essere scopata all'infinito. Giratevi dice Sergio... mettetevi tutte e due a pecora sul divano, lasciate le scarpe mi eccitate da morire
Prima si dispone Livia ed io vicino a lei.
Sergio si strofina il cazzo e lo dirige verso Livia che aspetta vogliosa, "hai la figa umida dice... umida da leccarla all'infinito".
S'abbassa alla sua altezza e la scopa, gli da dei colpi continui e lei si torce sulla schiena... si tiene ferma allo schienale del divano, Sergio irrefrenabile passa a scopargli il culo.
Io non c'è la faccio più... lo voglio anche io... lo tiro verso di me aprendo anche la mia figa, s'abbassa e incomincia a leccarmi nuovamente. Lo sento entrare dentro più volte ed io mi apro ad ogni sua spinta carnale. Sto per venire dice Sergio... e s'avvicina al seno di Livia che, pronta, glielo accoglie in mezzo poi lo passa anche a me. La sua sborra calda c'invade ci gratifica ci rende femmine.
Ma non smette vuole guardarci ancora... siete bellissime ci dice, sedetevi a gambe larghe mentre mi vesto e masturbatevi per me!
Sergio prende i pantaloni dalla sedia e gli slip e si incomincia a rivestire, non è uno spogliarello io lo chiamerei "vestirello" perché quando un uomo si riveste è sensualmente meraviglioso e masturbarsi non è affatto difficile.
Sono i suoi dettagli che m'accendono nel guardarlo, il modo che ha di sistemarsi l'orologio o tirarsi su la lampo dei pantaloni che mi fa sditalinare ancora....
Si riavvicina lecca Livia e poi me dicendo:
"voglio portarmi via questo sapore oltre a quello del vostro caffè...!"

*
photo dal web

16 ottobre 2009

Ballata della masturbatrice solitaria


La fine della cosa è sempre morte.
Fuori da me stessa il mio respiro 
scopre che te ne sei andato via.
Matto terrore. Mi nutro di me stessa.
Io da sola ogni notte scopo il letto.
Un dito dopo l´altro mi fotto la mia figa.
Non è così lontana. Basta allungare la mano.
La scuoto e la scrollo come una campana. Scivolo
nel nido d´amore dove la montavi
tu che sul letto mi prendevi.
Io da sola ogni notte scopo il letto.

Prendi ad esempio questa notte, amore:
ogni coppia si unisce,
su e giù si capovolge solidale,
si inginocchia spingendo, testa a testa.
Io da sola ogni notte scopo il letto.
Mi distendo, mi penetro.
Mia piccola susina chiamavi la mia passera.
Poi venne la mia rivale, occhi neri,
signora delle acque si leva sulla spiaggia,
ha dita vellutate da pianista,
belle turgide labbra per succhiare,
voce come flauto che seduce.
Io da sola ogni notte scopo il letto

Mi spacco in due come si spacca una pietra.
I ragazzi stanotte e le ragazze
si uniscono e si chiavano, 
aprono le camicie, abbassano
le cerniere, si tolgono le scarpe
spengono la luce – le scintillanti
creature sono piene
di bugie e godimento, brillano
di sudore e di sperma,
si mangiano l´un l´altra, sono sazie.
Io da sola ogni notte scopo il letto.


Anne Sexton
fotografia: Roj Smith

03 ottobre 2009

[ed@]8

 

Provo ad unire con un bacio
la lunga strada dei tuoi piccoli nei.
Esplorato il corpo tutto, da cima a fondo,
avrò una soluzione a pelle
e sarà quel sorriso che ti manca!


eneadarrigo
photo dal web

15 settembre 2009

[ed@]7


Per leggere un buon libro bisogna avere la testa sgombra da pressanti problemi ed occhi in astinenza da morbose emozioni. Per scrivere un buon libro bisogna avere la testa formicolante di grandi pensieri, ispirata da impossibili intrecci, di fervida grammatica ed appetibile punteggiatura. Ci deve essere poi qualcosa di criminale nell’odore della carta così come nel sapore della storia. Dimenticavo... un bacio ed un buon caffè sono d’aiuto!

eneadarrigo
photo dal web

29 agosto 2009

[ed@]6


Anche i sogni 
hanno diritto ad un lembo di terra, in carne ed ossa, 
dove potersi sentire finalmente a casa!

eneadarrigo
photo dal web

20 agosto 2009

Trattato di baci


Mi baciavi con tutta la bocca.

Tanto da pensare che nulla avresti lasciato per te.
Con la robusta freschezza della frutta turgida, le tue labbra.
La tua lingua, un mollusco abile e sorridente.
Il tuo alito mi baciava nelle orecchie
e il rumore sibilante, oscuro,
dei tuoi inviti.
Talvolta mi baciasti nella distanza del corpo.
Sono stata nella tua bocca, nelle tue labbra, nella tua saliva,
nella breve pressione dei tuoi denti,
nel saggio percorso del tuo olfatto.
Mille volte sono stata nei tuoi sorsi di idromele,
fino a quando restò soltanto
un tocco di addio
sulle guance.

*
Magda Zavala
fotografia: Albert Watson



14 agosto 2009

La vetta del piacere



… ancora pochi mesi, e lo chalet di zia Elga sarebbe stato venduto, decisi così di trascorrerci un mese da sola. Entusiasta scesi dal treno e trascinandomi due pesanti valigie giunsi a destinazione, era rimasto tutto come quando da ragazzina ci trascorrevo con mia sorella Sofia il periodo estivo - mille ricordi riaffiorarono nella mia mente. Entrando non mi persi d’animo. Igienizzai i servizi e la cucina, diedi aria alle camere, aspirai la polvere e preparai il letto con lenzuola profumate di gelsomino. Anche se stanca, mi sentivo bene dentro e quell'aria pulita era un vera toccasana per me che ero giunta stressatissima dalla vita di città. Ad un tratto sentì il tintinnio della campana posta sulla porta d’ingresso, mentre una voce di donna mi chiedeva il permesso d’entrare … “avanti!” risposi chiedendomi chi potesse essere, ero del resto arrivata da sole poche ore e rimasi sorpresa nel vedere Miranda, una ragazzina che spesso giocava con noi davanti a casa. 
“Ti ho vista arrivare ed ero più che certa che fossi tu!” mi disse “ho così pensato di preparati una cosa che adoravi per poi portartela insieme al mio saluto”. Ci abbracciamo a lungo, per poi scambiarci davanti a quelle deliziose fette di strudel una serie di chiacchiere veloci, con la premessa che ci saremmo viste il più possibile. Miranda, non aveva figli, da alcuni anni era separata e da quanto potevo capire non amava parlare del suo ex marito, era però sempre la solita burlona, sempre con la battuta pronta e mille cose da fare. Insieme ogni giorno andavamo in paese e a turno mangiavamo in casa mia o sua, ricordando mia zia, sua nonna e le situazioni vissute insieme, era bello rivivere quelle emozioni, era piacevole stare in sua compagnia, rivedere vecchie foto e parlare ore ed ore di noi. Una sera però, mentre ero a cena da lei, prese a piovere come non mai, la vidi farsi seria, e immediatamente mi ricordai che era sempre stata terrorizzata dai temporali, “mica avrai ancora paura dei tuoni?” chiesi sghignazzando e scherzando aggiunsi, “vuoi che resto a dormire qui?” ... “mi faresti un vero regalo!”... “la paura dei temporali è qualcosa di inspiegabile …” 
Poco dopo eravamo sul letto a parlare ancora di noi, e il vederla più serena, mi fece sentire importante, parlando parlando lei prese finalmente sonno ed io notando che il temporale si era allontanato, decisi di salire in mansarda e godermi come quando ero bambina dalla finestrella il cielo … Era proprio bello il mondo da lassù, mi faceva sentire leggera e spensierata, fumai qualche sigaretta, dicendomi che pure io avrei dovuto coricarmi e dormire qualche ora, mi alzai così per tornare a letto, ma il mio sguardo cadde, su un vecchio baule socchiuso, mi avvicinai, e aprendolo mi ritrovai davanti a foto, pagine di giornali, libri e lettere … Sapevo che non avrei dovuto, ma la mia curiosità mi impedì di comportarmi correttamente, aprì così una lettera a caso … “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” la lessi tutta di un fiato, rimanendo di pietra nel vedere che portava la firma di Rebecca, presi allora un'altra lettera, e poi un'altra ancora, iniziavano tutte allo stesso modo e si concludevano con il solito “un bacio sulle tue labbra, tua Rebecca” lettere affettuose, piene di sentimento, che facevano intendere qualcosa, ma che lasciavano in me diversi dubbi, sino a quando in una lessi… “non riesco a dimenticare le tue mani su di me, le tue dita che mi penetrano, il profumo della tua pelle, i nostri orgasmi, se solo loro sapessero di noi, sarebbe la fine …” ora tutto mi era finalmente chiaro, Rebecca la nostra amichetta di allora era stata l’amante del marito di Miranda, continuai incuriosita a leggere, chiedendomi quanto male avesse fatto a Miranda scoprire che la sua migliore amica la stava tradendo con il suo uomo, dicendomi che se fosse capitato a me, l’avrei strangolata. 
Ecco perché non voleva parlarmi di lui, ecco perché non mi aveva menzionato Rebecca, decisi così che avrei letto un'altra lettera per poi richiudere quel baule senza mai più riaprirlo, ancora una volta iniziava con la solita “Luce dei miei occhi, mio unico e vero amore …” qualcosa però questa volta, era diverso e proseguendo la lettura, mi accorsi che avevo frainteso, non era il marito di Miranda il destinatario di quelle passionali lettere, ma lei! 
Sorrisi, mai e poi mai avrei creduto fosse omosessuale e scendendo silenziosamente le scale, pensai che entrare in quel letto ora mi sarebbe suonato diverso, non che mi scandalizzasse, ma i miei occhi di certo sino allora non l’avevano certo mai guardata in quel modo. Alzai le coperte, mi misi sotto, ma i miei pensieri non riuscirono ad arrestarsi, la osservavo dormire e allo stesso tempo la immaginavo mentre faceva all'amore con Rebecca, decisi di sbirciare il suo corpo sotto le lenzuola, spostando la mia mano più volte a pochi centimetri dalla sua pelle. “Cosa mi sta succedendo?” pensai tra me e me, ma nel vederla darmi la schiena, decisi di sfiorarla, non fece una piega, dormiva come un ghiro, lenta allora sollevai la camicia da notte, scoprendo le sue gambe, le accarezzai, ritraendo la mano velocemente nel sentirla muovere… ma poi pochi istanti dopo, mi ritrovai ad alzare ancora di più quel tessuto di cotone, sfiorai le sue natiche, erano sode, lisce come quelle di una bambina, e pensai che aveva veramente un bel culo, la tentazione di continuare fu tanta, ma la paura di essere scoperta prese il sopravvento, decisi così di girarmi dall'altra parte e provare a dormire, consapevole che tutto quello mi aveva eccitata tantissimo. 
La mia mano intanto aveva preso a sfiorarmi il seno, mentre mordicchiavo nervosamente le mie labbra, la voglia, il desiderio avevano preso strada dentro di me, iniziai così a toccarmi lentamente tra le gambe, quando ad un tratto lei si girò e si appoggiò di peso sul mio corpo. Cercai di scrollarmela da sopra, quando ad un tratto, mi sussurrò “Hai letto le mie lettere vero?” girai il mio viso verso di lei, dicendole “non dovevo lo so, ma è stato più forte di me, perdonami!” con tono malinconico mi disse “fa nulla!” poi si avvicinò al mio viso baciandomi delicatamente sulla fronte, baci per poi fece scendere lentamente, sino a raggiungere le mie labbra, bacio su bacio, la sua lingua prese ad intrecciarsi con la mia, mentre le mie mani presero a slacciarle i laccetti intrecciati sul suo petto, presto mi ritrovai con il suo seno tra le mani, mentre le sue mani accarezzavano energicamente i miei fianchi, le sfilai la camicia da notte, mentre lei sollevò la mia oltre il pelo, ponendo una sua gamba tra le mie, “lasciati andare!” “sarà bello vedrai” mi disse dirigendosi con il viso tra i miei peli, le sue dita raggiunsero le mie umide labbra per poi penetrarmi con un paio di dita mentre passava la sua lingua tra la mia fessura eccitata, la sua lingua, la sua bocca erano decisamente sublimi sul mio sesso e nel vedermi inarcare prese con più forza a fottermi con le dita, aggiungendone non contenta una terza, succhiò la mia clitoride sino a farmi godere, per poi girarsi e offrirmi la sua natura depilata sul viso. 
“Ti prego, fammi godere, leccami …” la mia lingua prese a percorrerla, sfiorai il suo cazzino con la punta della mia ruvida lingua, percorsi le sue labbra aperte e ricolme di umori, per poi proseguire e soffermarmi sul suo buchetto, mentre con le unghie graffiavo le sue natiche. Le piaceva, lo sentivo, percepivo, vedevo. “manca qualcosa vero?” mi disse con voce guduriosa… rovistò sotto il materasso, prese un vibratore non piccolissimo, lo leccò, me lo vece succhiare per poi con decisione infilarmelo dentro. 
“Ti sembra più normale così?” mi chiese con una voce tremolante e ricolma di godimento e nel sentirmi mugolare, lo affondò ancor di più aumentandone la velocità, venni più volte, ripetutamente – Era giunto il momento che fossi io ad occuparmi delle sue voglie, raggiunsi le sue mani sfilandomi il fallo … “Girati Miranda, offriti a me” - lei allora si inginocchiò, porgendo il suo corpo contro la testata del letto, lasciando che i miei seni sfiorassero la sua schiena, le mie mani pizzicassero i suoi seni, le scostai i capelli sul collo e la mordicchiai delicatamente, mentre la mia mano prese a farsi strada tra le sue gambe, la mia lingua percorse la sua schiena, il suo culo, ritrovandomi ancora una volta tra le sue labbra vissute e insaziabili, le mordicchiai, tirai con i denti, notando che ogni mio gesto era da lei apprezzato, per poi senza fermarmi, iniziare a fotterla con lo stesso vibratore che poco prima aveva scopato me, era aperta, bagnatissima e sentirla godere, mi eccitava spaventosamente, continuai facendola godere numerose volte, per poi fermarmi e posizionarmi sotto di lei, il mio pelo ora sfiorava e strofinava il suo pube depilato, le nostre clitoridi duellavano una contro l’altra come se fossero da sempre abituate a muoversi così, godemmo ancora una volta, ed una volta ancora, sino ad abbandonarci stremate tra quelle lenzuola che odoravano dei nostri odori e sapori, dormimmo abbracciate come se fossimo le migliori delle amanti per poi riprendere al nostro risveglio, e continuare così sino al giorno della mia partenza, partenza che poi risultò l’inizio di molteplici nostri incontri, fatti certe volte di sole poche ore, ore che però ci permettevano di continuare a desiderarci, volerci, cercarci … e amarci.

*
photo dal web

01 agosto 2009

Il luogo


Il filo del silenzio si mescola alla mia pelle
mi manca la piega morbida delle tue labbra
il respiro affanna tra molecole di nostalgia
tu sei il luogo, il mare, il sogno...
dove io posso respirare!


*

NeRa
fotografia: Aleksandra88