24 luglio 2009

[ed@]5


“Posizione ed imposizione...

ne scaturisce un gioco da far vibrare i sensi...

puoi metterci la mano sul “fuoco”!

eneadarrigo
photo: lady-m-and-bello

20 luglio 2009

Il mondo altrove



Lo aveva aspettato per un tempo ragionevole, troppo lungo rispetto alle sue fantasie che andavano domate, assecondate, sfamate di un cibo che solo lui sapeva darle. Come qualcosa di raro perché rara era la loro affinità. Non avevano bisogno di parole quando il fuoco cominciava ad ardere dentro e quella sera era una sera organizzata sin dalla mattina. Lunga l’attesa quando ciò che aspetti è ciò che vuoi più di ogni altra cosa al mondo. In quel preciso istante, non un secondo prima, non un secondo dopo. 
Nei tempi si erano sempre ritrovati, in tutti i tempi del mondo, in tutti i tempi scanditi dagli orologi, sincronia perfetta anche nel piacere. Quella sera quando lui arrivò, il fuoco cominciò ad ardere e subito... bastò uno sguardo, parole mute che passarono dall'uno all'altra. Non ci fu posto per un saluto. 
Sentì le sue forti braccia sollevarla da terra come fosse un fuscello mentre le loro lingue si esploravano senza tregua, in un’avidità che le piaceva e che gli piaceva. La portò in bagno e la fece voltare verso il lavabo in pietra, stava ansimando, già sapevano cosa sarebbe successo e non era mai abbastanza. Avidi di loro. Le sollevò il vestito e le sfilò gli slip, con un gesto tanto brutale quanto colmo di quella passionalità che appagava entrambi. Volle possederla da dietro mentre lei gemeva ed era esattamente ciò che desiderava. Attraverso lo specchio poteva vedere il sudore lambirle la fronte e la sua espressione di piacere che non lasciava adito a dubbi sulla sua totale soddisfazione. In un urlo finale, all'apice della sua voglia di godere, in un gesto rapido le tolse il vestito mentre lei lo aiutava a liberarsi degli ultimi abiti che ancora aveva addosso. 
Si annusarono come animali dopo una battaglia, profumo di pelle e di sesso, odore che sapeva di loro. Per lungo tempo dopo che erano stati insieme, lei continuava a sentire il suo odore sulla sua pelle. Era come portarsi dentro una parte di lui, sempre.

Si ritrovarono l’una di fronte all'altro, si baciarono adesso con una delicatezza impensabile, mani tra i capelli e lungo il corpo. Per non perdere nulla, ogni centimetro di bellezza, di follia, di istinto, d’amore, di passione. Tutto. Tutto nelle loro mani ma prima ancora, nella loro mente. Il tempo di assaporarsi con dolcezza, di riprendere fiato, di perdersi negli occhi dell’altro. Poi, all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno lui la prese in braccio da dietro, le afferrò con le mani entrambe le gambe allargandole e così la portò verso l’ampio salone. Le finestre ed il balcone avevano le lunghe tende bianche aperte, la luce era accesa, chiunque avrebbe potuto vedere dal palazzo di fronte. Lei si divincolò un po, era come sempre combattuta tra la paura, la vergogna che qualcuno li vedesse, li spiasse, invadesse la loro intimità e al tempo stesso quel rischio che era trasgressione e dunque fonte di brividi, di piacere a cui non sapeva resistere. Disse un flebile no... ma entrambi sapevano che era ciò che volevano. Era un gioco che già avevano giocato e mai nessuno ne era uscito perdente, solo privo di forze e di energie da recuperare per ricominciare.

La adagiò sul tavolo di rovere e le stuzzicò le parti intime con la lingua, sapeva che questo le avrebbe fatto inturgidire i capezzoli e subito li accarezzò. Li prese tra le mani mentre continuava ad assaporare il frutto del piacere. Quando sentì che stava godendo e che la sua schiena si inarcò, allora le fu dentro in un movimento ritmico sempre più pressante. Non avrebbero voluto nulla di più in quel momento e nulla chiesero se non se stessi. Quando il ritmo decelerò, lei scivolò leggera lungo il tavolo e gli si inginocchiò davanti. Lui chiuse gli occhi, sapeva ma ogni volta era diverso perché ogni volta era diversa lei. Simile forse ma diversa a saperla scrutare con i giusti occhi.

Gli prese il sesso in bocca, lo leccò prima con dolcezza poi con maggiore intensità mentre con la mano lo stimolava in un ritmo che sapeva. Ogni tanto lo guardava, i suoi occhi sognanti e la sua espressione piena di piacere la eccitava ancor di più. Gli prese tutto il suo sesso in bocca fino alla gola, era duro, caldo e pulsava di lei. Quando lo sentì gemere non dovette far altro che aspettare e bere il suo sperma, fino all'ultima goccia. Tutto dentro di lei. Lo gustò come vino pregiato fino a leccarsi le labbra e poi baciarlo sulla bocca, perché sapeva che anche lui voleva assaporare una parte di sé tramite lei.

Una volta le disse che mai nessuna aveva osato tanto e che per lui era forse uno dei gesti intimi che più di tutti gli faceva capire la totale condivisione e accettazione. Le spiegò che spesso altre donne si allontanano al momento giusto e non arrivano a tanto. E lei gli disse che non lo aveva fatto con molti ma solo nelle storie importanti, perché tutto quello era naturale dal suo punto di vista e un piacere da condividere. Poi si sdraiarono a terra, nudi, abbracciati a guardare il soffitto e a parlare. Della vita e di come questa possa riservare sorprese inimmaginabili. Il destino li aveva fatti incontrare e insieme, avevano scoperto parti di se stessi che non conoscevano. Nessun progetto, solo la voglia di vivere quel presente, senza domande, senza perché, senza un luogo... altrove. Il domani non lo conoscevano ma oggi si erano ancora una volta scoperti diversi, si erano regalati attimi di piacere intenso a cui non volevano rinunciare.

*
Strorydream
photo dal web

04 luglio 2009

Tra parentesi


Se solo si potesse vivere tra parentesi
si potrebbe prendere chi vuoi dentro con te,
e il resto del mondo aspetterebbe fuori
a guardare educatamente dall'altra parte.
Se si sbucasse fuori dalla parentesi,
la vita continuerebbe come prima. 
Non ci sarebbero conseguenze 
e per una volta i muri si troverebbero dove vuoi tu. 
Se solo fosse possibile. 
Ma le parentesi esistono solo nei libri. 
E il mondo gira di conseguenza. 

Anna Fienberg
photo dal web

01 luglio 2009

L'attesa



Sono salita come ogni mattina al secondo piano, fa un caldo tremendo e mi sono svegliata con un poco di malessere generale. Cerco le chiavi nella borsa... apro la porta, la casa è sempre vuota, tutti sono al lavoro anche Paolo dovrebbe esser già uscito. Invece con meraviglia noto che la sua giacca è li sul divano. Non ci penso più... mi reco in cucina, cerco i detersivi e l'aspirapolvere per iniziare a lavorare
Riempio un secchio d'acqua dal lavandino, apro le persiane, esco sul balconcino della sala per pulirle le accosto dal di fuori e lascio lo spazio tra una e l'altra per facilitarne la pulizia. Mentre sono quasi a meta' del lavoro sento un rumore provenire dalla camera da letto, guardo bene e dalla persiana semichiusa vedo Paolo... è sceso a prendere qualcosa, senza scarpe, con addosso solo un paio di boxer che addosso gli stanno una meraviglia.
Non mi ha vista, e non sa d'esser osservato. Nel guardarlo mi mordo le labbra e spiarlo mi eccita da pazzi... non l'avevo mai visto cosi'. Lui sempre ben vestito sempre in giacca e cravatta... cosi è più sensuale, più intimo. Di certo una situazione informale di uno che non sa di essere spiato.
Il mio respiro si fa silenzioso e, un po imbarazzata, mi rendo conto di non riuscire a togliergli gli occhi da dosso... qualcosa dentro me mi sta dando un gran calore. Mi scopro con le mutandine bagnate. Lui, nel frattempo, prende un bicchiere e si versa un liquore da bere. Poi, si passa una mano tra i capelli...
Dio! quant'è bello....Voglio ricominciare a respirare, voglio farmi notare... mi piace però tanto anche star li a guardarlo.
Va in bagno togliendosi la camicia nel corridoio, suppongo quindi che stia per farsi una doccia. Lascia la porta socchiusa... sento l'acqua che scorre e decido d 'avvicinarmi di nascosto. Mi decido... entro!
Le vetrate sono appannate e lui non mi vede... è di schiena. Apro lentamente il box della doccia e inizio a toccarlo da dietro, gli carezzo il collo… le spalle ha tutti i capelli bagnati... stranamente non ha una reazione, non si muove, non parla... non mi aspettavo questo ma, è segno che stesse aspettando le mie mani. 
Percorrono ogni centimetro di lui tra la schiuma ed il getto d'acqua... scendo sui glutei e poi, senza più ritegno, cerco le sue palle ora cariche di schiuma profumata.

Ed ecco che si gira e mi sorride, ora ho la certezza che mi stesse aspettando... chiude l'acqua e mi fa inginocchiare tra le sue gambe... il suo cazzo è duro ed umido... lo catturo tra labbra e lingua. Lo assaggio, lo lecco e lui con le mani mi trattiene verso di lui... me lo infila oltre le tonsille. Poi, sfilandolo, mi gira di schiena, io appoggio le mani sulle piastrelle per non scivolare, mi sbottona la divisa e mi trova i capezzoli nel balconcino nero, incomincia a leccarmi la schiena ed il collo. Un turbinio di vibrazioni. Ora stavo in doccia anche io... mi sussurra "ti voglio"... e da un poco che ci pensavo...
"son rimasto a casa apposta ho finto di star male oggi, sapevo che dovevi venire"... così dicendo mi spoglia di ogni mio abito e di ogni ritegno.
Inizia quindi ad accarezzarmi le cosce a mano piena, infila le dita dentro la mia vagina e con la bocca mi succhia la lingua. La sua saliva è crema per il mio cuore! E miele per la mia pelle assetata... un pezzo di un desiderio che si stava realizzando.
La sua carnagione chiara sembra emettere una luce propria, è cosi che mi domina. Non è lui a entrare, ma io a introdurlo in me. Non è lui dentro di me, ma io che avvolgo lui. Il suo movimento è avvincente, una lusinga una promessa, un offrirsi e un immolarsi. 
Lo sento caldo dentro, gonfio, sento che sta per esplodere... lo lascio fare fino all'ultima goccia. Ora è la sua bocca, i suoi denti a lambirmi la pelle, cosi' come l'avevo sempre immaginato e con una punta d'invidia solo osservato.
Mi rimane dentro, il suo seme mi cola tra le gambe.
Esce dolcemente ed io l'abbraccio e lo trattengo a me
Gli chiedo..."ci sara' una prossima volta?" 
Lui e mi bacia sugli occhi mi sussurra "mi hai fatto godere come nessuna… pensiamo ad oggi. Ora rivestiti che ho davvero fatto tardi..."
"Subito, ma prima ti preparo il caffè!"


*
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28 giugno 2009

Aforisma



Quando la mano di un uomo tocca la mano di una donna,
entrambi toccano il cuore dell’eternità.

*
Kahlil Gibran
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21 giugno 2009

[ed@]4


Dimmi dov’è l’inganno... tra l’avere ed il possedere 
permea il tuo tepore di femmina. 
I tuoi desideri si fanno voglia 
e vestono a festa i centimetri del piacere. 
Neri o bianchi, tacchi impreziositi dalla tua sensualità... 
e piccoli orpelli di seta 
per far di te il piacere della pelle. 
Dimmi dov’è l’inganno... sei mia o solo fotografia?

eneadarrigo
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15 giugno 2009

E' quasi amore


Guarda che se ti chiamo "amore" mentre scopiamo non è un dramma, non vuol mica dire che voglio sposarti domani. E' che quando ti guardo negli occhi mentre mi fai venire, non posso fare a meno di amarti per un breve, intensissimo istante. E ti sorrido mentre lo faccio - venire e amarti - perché nemmeno di questo posso fare a meno.

Sorrido tutta, anche dentro, quando ti vedo. E per un secondo - un secondo solo - mi diventano molli le ginocchia mentre mi passi accanto e mi sfiori come per caso tra la gente che ci circonda. Gli attimi in cui ci salutiamo fra gli altri che non sanno e mi stringi la mano quel paio di secondi in più, mentre lasciamo che le dita scivolino via le une dalle altre in un contatto appena più prolungato di quello consentito da un saluto formale, anonimo, tra mille.

Aspetto il prossimo incontro soli tu ed io, nella penombra della tua casa, le tue mani dalle dita lunghe - una fantasia divenuta realtà - che mi toccano e mi fanno impazzire, i tuoi occhi neri e profondissimi, inscrutabili e caldi, ironici e dolci al tempo stesso, pieni di qualcosa che ancora non so definire ma che sento immenso e che mi fa venire voglia di perdermici dentro.

E' quasi amore.



La Cortigiana scrive
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12 giugno 2009

Lasciai cadere il tempo sul tuo nome


Lasciai cadere il tempo sul tuo nome, come si adagia il marmo sulla terra e l’acqua si sparge sulle braci. Mi vestii di lutto come le donne che disfano le culle vuote da tanto le guardano; e vidi il sangue scendere finalmente sulla ferita, come la cera che si rapprende sul palmo della mano prima di perdersi nelle dita in polvere. Se ti dimenticai, fu perché volli qualcuno che mi chiamasse, un corpo che fosse un altro sul mio corpo, una voce offerta per la mattina. Ma niente, ma nessuno. Se il tempo non si fosse abbattuto sul tuo nome, avrei potuto almeno ora ricordarti – poiché non c’è lapide senza corpo né cenere che non abbia arso. E la casa è oggi più fredda che mai: lasciai passare il tempo sul tuo nome, e non c’è focolare, non c’è nido, non ci sono figli che si possano perdere da me, né candele per riempire di memoria questo silenzio. 

*
Maria do Rosario Pedreira
(Traduzione di Mirella Abriati)
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03 giugno 2009

Aforisma


Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione
che non è né sicura, né conveniente, né popolare;
ma bisogna prenderla, perché è giusta.

*
Martin Luther King
fotografia: Stanley Kubrick

21 maggio 2009

Il nodo


Quando l’uomo entra nella donna come l’onda scava la riva, ripetutamente, e la donna, godendo, apre la bocca e i denti le luccicano come un alfabeto, il Logos appare mungendo una stella, e l’uomo dentro la donna stringe un nodo perché mai più loro due si separino e la donna si fa fiore che inghiotte il suo gambo e il Logos appare e sguinzaglia i loro fiumi. Quest’uomo e questa donna con la loro duplice fame hanno cercato di spingersi oltre la cortina di Dio, e ci sono riusciti per un momento, anche se poi Dio nella sua perversione scioglie il nodo.

*
Anne Sexton 
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19 maggio 2009

[ed@]3


Mi piace l'odore di te che aleggia su tutta Piazza Panama
quando ti siedi al LuxyCafė per far riposare i tacchi!
Attrazione vivente...
monumento pulsante alla tua sensuale femminilità!

eneadarrigo
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14 maggio 2009

O.Fallaci


Parlo della gelosia che svuota le vene all'idea che l'essere amato penetri un corpo altrui, la gelosia che piega le gambe, toglie il sonno, distrugge il fegato, arrovella i pensieri, la gelosia che avvelena l'intelligenza con interrogativi sospetti, paure, e mortifica la dignità con indagini, lamenti, tranelli facendoti sentire derubato, ridicolo, trasformandoti in poliziotto inquisitore carceriere dell'essere amato.

*

Oriana Fallaci

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13 maggio 2009

Signora, io ti toccherò con la mia mente


Signora, io ti toccherò con la mia mente. 
Ti toccherò e toccherò e toccherò 
finché tu non mi farai di colpo un sorriso, 
timidamente osceno 
(signora io ti toccherò con la mia mente.) 
Toccherò e, tutto qui, 
lievemente e tutta te stessa sarai 
con infinito agio la poesia che io non so scrivere. 

*
Edward Estlin Cummings