21 giugno 2009

[ed@]4


Dimmi dov’è l’inganno... tra l’avere ed il possedere 
permea il tuo tepore di femmina. 
I tuoi desideri si fanno voglia 
e vestono a festa i centimetri del piacere. 
Neri o bianchi, tacchi impreziositi dalla tua sensualità... 
e piccoli orpelli di seta 
per far di te il piacere della pelle. 
Dimmi dov’è l’inganno... sei mia o solo fotografia?

eneadarrigo
photo dal web

15 giugno 2009

E' quasi amore


Guarda che se ti chiamo "amore" mentre scopiamo non è un dramma, non vuol mica dire che voglio sposarti domani. E' che quando ti guardo negli occhi mentre mi fai venire, non posso fare a meno di amarti per un breve, intensissimo istante. E ti sorrido mentre lo faccio - venire e amarti - perché nemmeno di questo posso fare a meno.

Sorrido tutta, anche dentro, quando ti vedo. E per un secondo - un secondo solo - mi diventano molli le ginocchia mentre mi passi accanto e mi sfiori come per caso tra la gente che ci circonda. Gli attimi in cui ci salutiamo fra gli altri che non sanno e mi stringi la mano quel paio di secondi in più, mentre lasciamo che le dita scivolino via le une dalle altre in un contatto appena più prolungato di quello consentito da un saluto formale, anonimo, tra mille.

Aspetto il prossimo incontro soli tu ed io, nella penombra della tua casa, le tue mani dalle dita lunghe - una fantasia divenuta realtà - che mi toccano e mi fanno impazzire, i tuoi occhi neri e profondissimi, inscrutabili e caldi, ironici e dolci al tempo stesso, pieni di qualcosa che ancora non so definire ma che sento immenso e che mi fa venire voglia di perdermici dentro.

E' quasi amore.



La Cortigiana scrive
photo dal web

12 giugno 2009

Lasciai cadere il tempo sul tuo nome


Lasciai cadere il tempo sul tuo nome, come si adagia il marmo sulla terra e l’acqua si sparge sulle braci. Mi vestii di lutto come le donne che disfano le culle vuote da tanto le guardano; e vidi il sangue scendere finalmente sulla ferita, come la cera che si rapprende sul palmo della mano prima di perdersi nelle dita in polvere. Se ti dimenticai, fu perché volli qualcuno che mi chiamasse, un corpo che fosse un altro sul mio corpo, una voce offerta per la mattina. Ma niente, ma nessuno. Se il tempo non si fosse abbattuto sul tuo nome, avrei potuto almeno ora ricordarti – poiché non c’è lapide senza corpo né cenere che non abbia arso. E la casa è oggi più fredda che mai: lasciai passare il tempo sul tuo nome, e non c’è focolare, non c’è nido, non ci sono figli che si possano perdere da me, né candele per riempire di memoria questo silenzio. 

*
Maria do Rosario Pedreira
(Traduzione di Mirella Abriati)
photo dal web 

03 giugno 2009

Aforisma


Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione
che non è né sicura, né conveniente, né popolare;
ma bisogna prenderla, perché è giusta.

*
Martin Luther King
fotografia: Stanley Kubrick

21 maggio 2009

Il nodo


Quando l’uomo entra nella donna come l’onda scava la riva, ripetutamente, e la donna, godendo, apre la bocca e i denti le luccicano come un alfabeto, il Logos appare mungendo una stella, e l’uomo dentro la donna stringe un nodo perché mai più loro due si separino e la donna si fa fiore che inghiotte il suo gambo e il Logos appare e sguinzaglia i loro fiumi. Quest’uomo e questa donna con la loro duplice fame hanno cercato di spingersi oltre la cortina di Dio, e ci sono riusciti per un momento, anche se poi Dio nella sua perversione scioglie il nodo.

*
Anne Sexton 
photo dal web

19 maggio 2009

[ed@]3


Mi piace l'odore di te che aleggia su tutta Piazza Panama
quando ti siedi al LuxyCafė per far riposare i tacchi!
Attrazione vivente...
monumento pulsante alla tua sensuale femminilità!

eneadarrigo
photo dal web

14 maggio 2009

O.Fallaci


Parlo della gelosia che svuota le vene all'idea che l'essere amato penetri un corpo altrui, la gelosia che piega le gambe, toglie il sonno, distrugge il fegato, arrovella i pensieri, la gelosia che avvelena l'intelligenza con interrogativi sospetti, paure, e mortifica la dignità con indagini, lamenti, tranelli facendoti sentire derubato, ridicolo, trasformandoti in poliziotto inquisitore carceriere dell'essere amato.

*

Oriana Fallaci

photo dal web

13 maggio 2009

Signora, io ti toccherò con la mia mente


Signora, io ti toccherò con la mia mente. 
Ti toccherò e toccherò e toccherò 
finché tu non mi farai di colpo un sorriso, 
timidamente osceno 
(signora io ti toccherò con la mia mente.) 
Toccherò e, tutto qui, 
lievemente e tutta te stessa sarai 
con infinito agio la poesia che io non so scrivere. 

*
Edward Estlin Cummings

12 maggio 2009

Legami


Non importa quanto tu sia lontano.
I legami tra le anime esistono perché creati dal pensiero.
Fili invisibili che legano ricamando sull'anima
tutto ciò che gli occhi non possono vedere,
e lo trasformano in emozione, in gioia, in dolore.
Anche in ricordo.
In sorriso o in lacrima.
Avviene tutto dentro.
Nei meandri del cuore, nei nascondigli della mente.
E vivono come tatuaggio sulla pelle dell’Anima.
E arrivano Ovunque.
E toccano l’Oltre.
Un pensiero mi lega a Te.
Un pensiero che gli altri chiamano Amore.
Io invece lo chiamo con il Tuo Nome.

*
Catherine Morena Ramos
fotografia: Jiri Ruzek

10 maggio 2009

Il peccato




Mi ero preparata esattamente come lui mi aveva chiesto, no, forse come mi aveva ordinato. Perché il suo era un ordine travestito da invito, una richiesta a metà tra il peccaminoso ed il trasgressivo. E io avevo detto di si. Solo un si che aveva il gusto dell’ubbidienza e della sottomissione, un gioco che avevo scoperto con lui e che, mio malgrado, mi attirava ed eccitava. Gli piaceva farsi vedere con me e far vedere sia pur furtivamente, parti di me agli altri che potevano solo guardare, immaginare, sognare ma non toccare. Ero una sua proprietà e questo lo faceva impazzire specie se si pensa che eravamo in una piccola cittadina toscana, quei posti in cui il tempo sembra essersi fermato in attesa di qualcosa che scuotesse il torpore dei vecchietti che giocavano a carte al bar o delle signore noiosamente affacciate alle finestre. Gradiva quel sottile mormorio che accompagnava il rumore dei miei tacchi sull'asfalto e sentire gli occhi puntati su di me o su di lui, come uomo da invidiare. Era certo, lui, di avermi in pugno.
Così, mi ero vestita esattamente come aveva ordinato: scarpe bianche, calze e reggicalze dello stesso colore, tailleur grigio chiaro, gonna corta con spacco inguinale da cui fuoriusciva il pizzo bianco della calza. Sotto la giacca chiusa da un solo bottone, un raffinato reggiseno bianco e nulla più. Il luogo dell’appuntamento era uno dei bar più frequentati della zona. Mentre mi incamminavo sentivo tutti gli sguardi puntati su di me. Ad ogni passo lo spacco si apriva leggermente facendo intravedere per un secondo il pizzo della calza bianca. Occhi… occhi che parlavano di sesso e peccato si stampavano sul mio corpo e sapevo che lui stava guardando, nascosto da qualche parte. Alcuni di quegli occhi erano i suoi. Arrivata al bar mi sedetti fuori, tavolino di ferro battuto nero e sedia di uguale fattura. 

Ordinai un caffè e rimasi in attesa che lui arrivasse. A nessuno avrebbe permesso di avvicinarsi. Sapevo che da qualche parte si stava gustando la scena arrapato. Appena vide un uomo che mi stava avvicinando, sbucò da dietro l'angolo del palazzo, mi si avvicinò, mi scostò i lunghi capelli neri e mordendomi il lobo dell’orecchio lo sentii sussurrare: 
- Brava la mia bambina... 
Poi mi accarezzò la guancia e con un dito percorse le mie labbra leggermente aperte, come se mi stesse mettendo un rossetto. 
L’uomo tornò sui suoi passi. Tutto era prevedibile e tutti stavano parlando di noi. Si sedette di fronte a me. Era vestito come sempre in modo impeccabile, ordinò anche lui un caffè e si accese una sigaretta. Poi si sporse verso di me e lasciò la sua mano percorrere la mia gamba fino a fermarsi e giocare con il reggicalze ormai visibile a tutti. Il mormorio divenne sempre più insistente ma sapevo che era musica per le sue orecchie. Giocherellò con il bottone della giacca fino ad aprirlo. Il seno sembrò esplodere insieme all'eccitazione, non solo sua, ma dei molti attenti osservatori. 
Lentamente e con finto pudore, mi riabbottonai la giacca.
Pagò il conto, mi prese per mano e insieme ci incamminammo per la strada. 
Ancora una volta tutti gli sguardi erano puntati su di noi. Mi era ignota la destinazione ma non il seguito della giornata, non ciò che sarebbe successo, non l’intensità del piacere che avremmo provato. 
Mi condusse dentro un casale abbandonato, appena fuori dal paese. Parte del soffitto era crollato e una luce a tratti assente ed a tratti accecante illuminava quel luogo che sapeva di un tempo morto, perso per sempre. Un luogo che sembrava aspettare noi per tornare a vivere. Su di una vecchia cassapanca impolverata mi fece sedere mentre sempre molto lentamente mi toglieva la giacca. Non ero certa che fossimo soli. Molto probabilmente qualcuno ci aveva seguiti perché fin troppo ovvie erano le nostre intenzioni ed era questo che lui voleva. Mi sollevò la gonna con una lentezza snervante ma eccitante al tempo stesso, mi slacciò il reggicalze. Fece scivolare le sue dita dentro il mio perizoma e poi dentro me, con un movimento prima lento e poi sempre più veloce. Ogni mio sospiro, ogni gemito, ogni parola echeggiava tra quelle quattro mura abbandonate. Mi allargò le gambe e attraverso la stoffa dei pantaloni mi fece sentire il suo sesso duro, voglioso, gonfio di desiderio. Lo sfregò a lungo su di me simulando un vero rapporto. Voleva sentirmi gridare e voleva farmi venire prima ancora che tutto iniziasse veramente. Quando sentì il mio grido di piacere e mi vide aggrapparmi a lui allora con la mano mi fu dentro di nuovo. Solo un attimo per poi portarsi le dita alla bocca e leccarle, gustarle come qualcosa di prelibato. Era un modo di portare me dentro lui, di assaggiarmi, di sentire il mio odore e farlo suo, come qualcosa che gli apparteneva e che per sempre avrebbe fiutato e riconosciuto. Solo allora si slacciò i pantaloni con un gesto rapido quanto urgente. Mi fu dentro e mi penetrò con irruenza. Giocava con la mia eccitazione, si ritraeva e poi tornava sapendo quanto tutto questo fosse snervante ed eccitante al tempo stesso, come un giocattolo che si fa vedere ad un bambino e poi gli si sottrae. E io mi sentivo esattamente così, un giocattolo nelle sue mani. Venni più e più volte, tanto da poter dire che non sentivo l’eco dei miei gemiti ed ero certa che il tempo si fosse fermato per sempre. 
Continuò così con un ritmo sempre più incalzante, era dentro di me, ad ogni spinta lo sentivo sempre più in profondità mentre mi abbandonavo completamente a lui, ormai senza più forze ma paga di un desiderio che ogni volta si rinnovava in evoluzioni mai pensate prima. Rimanemmo così per un po’, aggrappati l’uno all'altra, madidi di sudore mentre il sole dal soffitto diroccato, illuminava i nostri volti persi nel piacere. Poi sentii da fuori il rumore di qualcuno che si allontanava correndo via. Non eravamo stati soli e lui sicuramente lo sapeva. Sapeva che qualcuno ci avrebbe seguito e che lo avrebbe guardato con invidia. Anche questo faceva parte di quel gioco che gli altri avrebbero chiamato “peccato” e che solo noi potevamo gestire. 

*
Storydream
photo dal web


05 maggio 2009

Aforisma


Certe donne amano talmente il proprio marito
che per non sciuparlo prendono quello delle loro amiche.

*
Alexandre Dumas (padre)
fotografia: Douglas Kirkland & Brigitte Bardot model

11 aprile 2009

[ed@] 02


Vederti fare sesso con il cuscino del divano, 

è una pagina di letteratura erotica mai scritta... 

continua quindi a regalarmi altre mille di queste segrete favole. 

Quel cuscino ha impresso in se l'umore della tua carne... 

milioni di scatti emozionali 

capaci di trasferirti addosso tutto il piacere che cerchi!



enedarrigo
fotografia dal web

10 aprile 2009

Il posto delle mele


Francesca ed io ci conosciamo da due anni... la nostra amicizia è nata per questioni di lavoro e ogni tanto ci scambiamo anche delle confidenze. Lei è molto al passo con i tempi, un passato burrascoso alle spalle, due figli ed un divorzio imminente, si mantiene facendo la segretaria all'Università qui in puglia. Mi capita spesso di portargli della frutta a casa oppure, insieme, ci piace andare a raccoglierla dall'orto di un mio amico passando così qualche pomeriggio in campagna. Capita così una domenica che Francesca passa a prendermi con la sua auto per andare a raccogliere. Prendo due cesti di vimini, li carico in macchina e via... si parte. Dopo una ventina di minuti arriviamo, io ho le chiavi scendo... apro il cancello scorrevole e la faccio entrare, perché la strada poderale è stretta e non ci si può parcheggiare. Scendo le ceste e ci avviamo verso gli alberi da frutta, in questo periodo maturano le mele, e lei ne è ghiotta assai. Prendo la scala di legno a pioli e l'appoggio all'albero. Francesca soffre un poco di vertigini così salgo io per prima. Fatti quei pochi gradini, la mia visuale assume contorni inaspettati. Oltre il muretto a secco di confine, poco più avanti, c'è un uomo che dipinge nel proprio giardino... è di spalle e quindi non riesco a distinguerlo bene. Non ha però l’aria d’essere uno del luogo, poi che dipinge... figurati!! 

"Ehi... - dice Francesca - cosa guardi?" 

“Zitta - rispondo - non urlare c'è un uomo qua di fronte che dipinge...” 

Lei di rimando, da buongustaia... "com'è il tipo, è bono?" 
"Dai Fra'... smettila, sempre agli uomini pensi? E' di spalle e non riesco a vederlo." 
"Ok - replica lei - sbrigati allora, raccogli questa frutta e scendi!" 
Incomincio a raccogliere la frutta ma lo sguardo mi va sempre li, su quelle spalle che mi stanno distraendo assai. 
"Uffa, ma ti sbrighi? - grida Francesca - mi sto stancando a tenerti questa scala... Ho capito vado a vedere chi è!" 
"Sarà di sicuro qualcuno che è venuto in ferie". La curiosità stava prendendo anche lei, eppure tanto. Si avvia quindi verso il cancello e mi lascia sulla scala da sola. Io sono sfacciata, l'ammetto, ma una faccia di bronzo come Francesca, in vita mia, non l'avevo mai vista...


"Scusi signore... ehi dico a lei?... Signore? ...Si dico a lei... cosa dipinge???..." 
Ed eccoci arrivate, come due sceme, davanti ad uno sconosciuto che dipinge. Gran bella figura! Quel signore, girandosi verso di noi, si alza e ci viene incontro. E' molto alto, ha un viso disteso e da l'idea d'essere una persona a modo. 

"Buongiorno ragazze, siete del posto??? MA che belle siete! Qual buon vento vi ha portato in questo luogo solitario? Pensavo di passare tutto il pomeriggi tra pennelli e questi bei alberi ma mi sbagliavo, ora ho altro d'ammirare." 

"Maledetta... lo sapevo - gli sussurro -... ehm grazie si, siamo di qui io mi chiamo Anna e lei è Francesca. Siamo qui a raccogliere la frutta quando dall'alto della pianta l'abbiamo intravista, sa… ci ha incuriosito perché un pittore da queste parti non s'era mai visto... e così eccoci qua..." 
"Piacere mio, visto che ora ci siete potete farmi compagnia sempre vi aggrada, anzi... potreste farmi da modelle, sono due giorni che dipingo natura morta. Qualcosa di splendidamente vivo non mi dispiace affatto!" 
Francesca mi guarda basita e mi strizza l'occhio... io gli do un pizzicotto sul braccio, ma inutilmente... lei acconsente per entrambe - "ne saremmo liete, con piacere, e quando ci ricapita di essere modelle"! 
L'avrei ammazzata giuro ma ormai la frittata era fatta. 
"Ehm... lei si chiama?" 
"Sergio, scusatemi non mi sono presentato... sono di Ancona. Qui solo per rilassare la mente in santa pace... potrei io venire dal lato vostro? Gli alberi sono più belli e carichi di frutta. Facciamo così, voi continuate a raccogliere la frutta mentre io vi ritraggo." 

"E lo sapevo... questo ci vuole modellare o scopare? Ma sei tutta scema tu?... bisbiglio nell'orecchio di Francesca. Dai lasciati andare è un'esperienza nuova, chissà che non sia piacevole alla fine..."! 
Così, di nuovo sotto la pianta, riprendo il cesto e molto stizzita mi avvicino all'albero. Sergio si siede, sistema la sua tela e i pennelli e incomincia a dipingere, prima di salire sulla scala mi volto e, per un attimo, i suoi occhi incontrano i miei. Sicuramente, vedendomi alterata, si rende conto che la cosa non mi garbava molto... 
Si alza e viene verso di me chiedendomi "posso?" - "Cosa?" - rispondo io- 
"Posso scioglierle i capelli?" ma senza avere risposta già l'aveva fatto togliendomi la forcina dai capelli. Non pago, con estrema confidenza, mi sbottona un poco la camicetta e poi si avvicina a Francesca... le toglie la collana dal collo e le solleva leggermente la gonna sopra al ginocchio... "in campagna non si va con le collane!" - asserisce. Ci guardavamo esterrefatte... mai visto un tipo così sicuro di se... quelle sue mani di un caldo accogliente, che era bastato sfiorarmi e quel piccolo tocco per avermi quasi rilassata... 
"Dai, fate finta che io non ci sia... raccogliete la frutta come facevate prima..." 
Mentre io salgo sulla scaletta però lui si riavvicina, incomincia a carezzarmi le gambe sulle calze nere... 
"voglio stare un po' qui, fatti guardare..." 
Non c'era un perché a tale disarmante richiesta. Quindi non gli dissi nulla che assomigliasse ad un "no". Sentivo quelle mani calde salirmi addosso, su fino al reggicalze... Francesca, li vicino, mi guardò ed io non trovai una parola, non c'era una valida, ne motivo, ne una giustificazione... così la vidi avvicinarsi all'uomo e, d'istinto, chiedergli: "c'è qualche carezza anche per me?" 
Sergio sempre preso dall'esplorazione, si piega a porgerle la bocca... si baciano, si leccano, avidi, mentre con le dita lui è già dentro la mia figa... me la esplora con delicata perizia come se fossi sua proprietà, come volesse esplorarmi i desideri... l'atmosfera si surriscaldata. 
Bacia lei e contemporaneamente masturba me con le dita. 
"Scendi di qualche gradino, dice, voglio annusarti e tu, rivolto a Francesca, inginocchiati qua tra le mie gambe"! Obbediamo entrambe come fossimo in trance possedute da una foga inconsueta. Dall'alto lo guardo, la guardo... lui ha le dita sporche di colore, sporche di quel blu orizzonte che vuole farmi sentire. Scendo ancora due gradini mentre lui, con il viso, si sposta sotto alla mia gonna. Sposta con sapienza lo slip e la sua lingua mi arriva per direttissima nella figa. Francesca, ai suoi piedi, gli ha aperto i pantaloni, e tiratogli fuori il cazzo, lo sta spompinando di gran gusto. Sergio gode da pazzi e lo spettacolo è davvero eccitante... la sua lingua entra ed esce dalle mie mutandine, la posizione non è delle più comode ma riesco a gustarmi bene anche i loro movimenti e la cosa amplifica il piacere oltre ogni immaginazione. E' un piacere intenso, completo, mai avuto prima. Le sue mani mi vanno dentro ovunque, sono eccitata da morire e lui non è da meno in quanto Francesca, da sotto, gli lecca le palle come una cagna in calore... sale e scende da quell'asta con una fame feroce. Non me la sarei mai aspettata così porca... nel frattempo Sergio gode, alla grande... ha la sua mano sulla testa di Fra' per dargli il giusto ritmo. "Venite qui da me belle ragazze... ora voglio scoparvi entrambe!" 
Scendo definitivamente dal quel mio strapuntino e ci spostiamo vicino al capanno... mi metto al lato di Francesca che ha già divaricato le sue cosce, senza ritegno, la guardo e decido di regalargli un'alternativa, così mi giro e gli porgo il mio gran bel culo... lei è di fronte Sergio, lui ha il cazzo dritto e duro, se lo fa succhiare ancora un poco da lei ma poi mi raggiunge e lo poggia sulle mie natiche... lo struscia bene bene poi si mette le dita in bocca, e le bagna per lubrificare per bene il suo cazzo. 
"Cosi ti scivola bene dentro, sai Anna, vedrai ti piacerà!" 
Fu proprio vero... il suo cazzo entrò dentro al mio culetto in un attimo... ci sono vie del piacere che hanno bisogno di umori per dare il massimo... entrava e usciva con il giusto ritmo della passione... l'asta mi scivolava dentro e fuori. Ad ogni affondo era un sussulto di piacere... 
"Ora a te Francesca, allarga bene bene, ti porto il mio regalino li nella tua tana regale" Francesca appoggia così una gamba sulla scaletta permettendo a lui di penetrarla facilmente sotto ai miei occhi... la scena è molto erotica... vederli scopare sotto ai miei occhi mi fa sbavare dall'eccitazione. La scopa, la allarga, la morde sul collo, la strizza, poi lo estrae e gli passa il cazzo sulle tette e via di nuovo tra le cosce a pettinarle la bionda conciatura della figa. Dopo un poco, torna a corteggiare le mie tette, mi catapulta il seno fuori dal balconcino e incomincia a succhiarmi i capezzoli, poi prende una mela dal cesto e la porge a Francesca... "Mordila gli dice! Mordila... fammi vedere come lasci i segni." 

Francesca anch'essa eccitata, morde la mela tenendola con una mano mentre con l'altra gli carezza le palle. Era un insieme di sospiri di tette che si sfioravano... le mie e quelle di Francesca... ci ritrovammo a limonare come cagne infojate mentre lui entrava ed usciva dai nostri buchi come fosse il padrone, con le sue mille mani. Tutto si stava mischiando e tutti ci leccavamo a vicenda senza ritegno. Quasi esauste ci stendiamo vicine sul prato, poi Francesca prende la mela e me la mette tra le cosce incominciando ad accarezzarmi mentre Sergio è intento ad esplorarmi la figa... si stende anche lui su di noi e ci scopa entrambe, una attende l'altra... una gode del piacere dell'altra... vedo il reggicalze di Francesca sul prato mischiato alle mele, il mio reggiseno impigliato sulla scala... siamo nude, a disposizione di quest'uomo che ci sta scopando. 
"Dai vi voglio insieme... ora leccatevi a vicenda"! Eravamo talmente eccitate che Fra’ non se lo fa ripetere, incomincia a succhiarmi alla grande un clito bollente. Sergio, visto l'andazzo, comincia a leccare la sua di fica, poi si alza e la penetra di gusto da dietro. Il piacere al massimo ed i nostri orgasmi sempre pronti a fioccare
"Dai Anna, invertitevi così mentre Francesca ti lecca, tu mi succhi l'uccello... ho voglia di regalarti tanta bella panna da spalmarti ovunque. 
La mia lingua è ora sull'asta di Sergio mentre, tra le mie gambe, Francesca succhia come ape regina il mio miele. Poi ci volle assieme sulla sua asta a gustarci il proprio latte. Lui ora godeva violentemente e mentre si teneva le due bocche sul pezzo, ci carezzava i capelli spronandoci a non smettere... a continuare. Eravamo lì, ai suoi piedi, pronte a gustarci quello che la natura ci stava offrendo... Il suo cazzo non tardò dal riempirci la faccia di sborra mentre continuavamo a leccarlo fino a quando la sua mano non lo portò per un giro d'onore tra le nostre tette, sui capezzoli induriti dal piacere... 
Dopo l'inaspettata scorpacciata di cazzo che facemmo, io e Francesca potemmo constatare sulla nostra pelle che, le mele, vantano inaspettate proprietà per favorire la digestione. Il giorno dopo eravamo nuovamente sul posto, pronte a raccogliere nuove ceste di frutti ma... non trovammo più alcun pennello! 


*

Cioccolatanera
fotografia: Irina Nekeldicova