02 aprile 2009

Aforisma


La donna sarebbe più affascinante 
se si potesse cadere tra le sue braccia 
senza cadere nelle sue mani.

*
Ambrose Bierce
photo dal web

25 marzo 2009

La doccia



... finalmente la lezione finisce, sono stanca morta... sono già due ore che sono in attività e... quasi per tutto il tempo ripenso a quello che ci siamo detti qualche giorno fa .... e finalmente il momento della doccia arriva !!!! Ci precipitiamo tutte nello spogliatoio siamo forse una decina.... chi si spoglia a destra e chi si spoglia a sinistra, c'è un forte odore di corpi in quel momento... nulla di disgustoso... solo odore di corpi che hanno faticato... comincio anche io a togliermi tutto quello che ho, sono sudata ma mi piace... i muscoli ancora pulsanti per lo sforzo... stanca... ma già un po' eccitata per quello che mi aspettava.. ormai nuda prendo accappatoio, bagnoschiuma e mi dirigo verso le docce... è una grande stanza, le docce sono aperte e disposte a "U" per cui è inevitabile guardarsi... siamo praticamente una di fronte all'altra... apro il getto... l'acqua arriva gelatissima e a quel contatto i miei capezzoli diventano talmente duri quasi da farmi male... mi allontano un po' aspettando l'acqua calda e intanto li massaggio cercando di farli ritornare in un stato di normalità! Finalmente l'acqua comincia a scaldarsi mi avvicino... la sento sempre più calda... giro la manopola per averla ancora più calda mi piace ... sembra una grande mano che avvolge tutto il mio corpo un po' come d'estate i raggi caldi del sole, sentirmeli addosso è una sensazione stupenda ed eccitante... prendo un po' di bagnoschiuma nelle mani e comincio a spargerlo ovunque... comincio in mezzo alle gambe... la trovo bagnata, bagnatissima... ma non solo d'acqua... salgo su verso i seni li massaggio... i capezzoli nonostante il calore erano rimasti turgidi... passo le mani sulle gambe e poi in mezzo alle natiche... ma torno li...quel caldo insieme alla mia mano che faceva quasi un tentativo di entrare... era bellissimo, chiudo gli occhi e immagino te... in quel momento credo che qualche compagna si sia accorta di quello che mi stava succedendo... mi sono sentita diversi occhi addosso... non ho provato vergogna... mi piaceva che qualcuna si fosse accorta ... ma forse solo per un senso di rispetto per i miei pensieri mi sono girata, anche per poter continuare a toccarmi ancora... ho continuato a massaggiare il mio corpo... ma le mani tornavano sempre li .... a quel punto avevo voglia di farlo!!! L'ho aperta più che potevo... lasciando che quell'acqua calda entrasse... ed è stato come sentire la tua calda mano in me.... il getto che batteva sul clitoride, stavo quasi per venire.... ma mi sono trattenuta.... non sarei potuta rimanere in piedi... non ce l'avrei fatta!!!! Credo proprio che molte abbiano invidiato i miei pensieri in quel momento!!! 

*
X^
photo dal web

20 marzo 2009

Impetuoso, il tuo corpo è come un fiume


Impetuoso, il tuo corpo è come un fiume 
in cui il mio si perde. 

Se ascolto, sento solo il tuo rumore. 
Di me, neanche il segno più breve. 
Immagine dei gesti che tracciai, irrompe puro e completo. 
Per questo, fiume fu il nome che gli diedi. 
E in esso il cielo diventa più vicino. 

*
Eugenio De Andrade

photo dal web

12 marzo 2009

Squirt


Invece è notte. 
Pennellata di un silenzio inverosimile… pulito, quando ti ritrovi a guidare maree di colore verso ciò che solo l'immaginazione conosce e cela ai propri occhi. E beve, di gustoso e pieno calice, anche sotto la luna divaricata delle tue gambe mentre monda ogni possibile e muto disequilibrio dai cunei di lacca alla punta della lingua. Sei tela... pelle bianca d’arginare, percettibile fibra aperta a tamponare un’eiaculatio d'arcobaleno per disegnarvi sopra un sogno pennellato di desiderio… d’acque immote e di ambiziosi quanto inutili silenzi!!! Un giorno di tregua pieno degli umori di ciò che deve ancora piovere, lontano dal troppo vento, e dal mugolare che coltivi nei vuoti tuoi di tempo, che ci dividono su quest’ isola che non ha mare a sufficienza per bagnare d’altro sapore entrambi i desideri… ne terra idonea per matura semenza!

*
fotografia: Igor Ribka




06 marzo 2009

[ed@]1

 

Nessuna mai

mi ha desiderato quanto Te…

Nessuna mai

ha goduto di me, con me, quanto Te…

Nessuna mai, frivola schiava,

ha spalancato suo paradiso

in una danza di lezioso languore

ed umori sul tumido pomo,

sacro graal del piacere.

Nessuna mai, unica…“UltimaE”!


eneadarrigo

foto dal web

25 febbraio 2009

Aforisma


C’è sempre un angolo di silenzio 
nelle più sincere confessioni delle donne.

*
Paul Bourget
photo dal web

14 febbraio 2009

Titoli di coda


Siamo a casa sua, sul divano, stiamo guardando la tv. Fa tanto freddo fuori e piove, piove tantissimo. Siamo accoccolati sotto alla coperta, io sul lato destro del divano, con la schiena contro il bracciolo, lui seduto al centro attaccato a me. Le mie gambe sono sulle sue gambe un suo braccio attorno alle mie spalle e l'altro sotto la coperta, le mie braccia lo stringono, e così siamo vicinissimi. Ogni tanto mi bacia fra i capelli o passa la mano sulla mia guancia. A volte alzo la testa e ci baciamo ma, non maliziosamente, solo piccoli bacini... a volte casti a volte umidi.Come sempre quando stiamo così, il solo sfiorarci e stare abbracciati non dura per molto. I baci si fanno sempre più frequenti, più intensi, più lunghi, più bagnati e più voraci. Mi stringe di più e io mi avvinghio. Passo un braccio dietro al suo collo e la mano che mi cingeva una spalla va a posizionarsi dietro alla mia testa. Con l'altro braccio mi tira verso di se e facendomi forza con le gambe finisco per sedermi sulle sue ginocchia. La sua mano libera comincia a farsi spazio sotto alla mia maglietta, sulla mia schiena e disegna piccoli cerchietti immaginari... con i polpastrelli percorre la colonna vertebrale, e questo mi fa impazzire così continua senza sosta. Sposta la mano davanti, a toccarmi il seno, lo strizza un po' e poi mi sfila la maglietta leggera. Comincia a mordere e succhiare i capezzoli ed a strizzare i seni fra le mani, passa una mano sul mio ventre che scende verso l'inguine. Infila una mano nelle mutandine per vedere quanto sia bagnata. Mi guarda, mi sorride e poi estrae le dita. Mette entrambe le mani sul bordo delle mutandine e le sfila io alzo il bacino per aiutarlo. Le butta per terra, poi si mette davanti a me, prende una mia gamba e se la mette sulla spalla mentre divarica l'altra. Prima tocca il clitoride con le dita e lo stringi forte per farmi sussultare, poi mi penetra con due dita. Le estrae e me le porge da leccare. Io le succhio e le mordo e lui le muove avanti e indietro nella mia bocca, le sfila e si abbassa con la testa fra le mie gambe. Comincia a leccarmi, a mordere ed a succhiare e mi fa impazzire il modo in cui lo fa. Sente che mi piace e continua a farlo. Ad un certo punto gli dico che lo voglio dentro di me, così si inginocchia davanti ed io mi tiro su e mi metto seduta. Gli sbottono i pantaloni, tiro fuori il cazzo già visibilmente eccitato e lo accarezzo un po' con la mano, ci gioco un po' lo sfioro con le labbra, con il naso e lo faccio passare sulla mia guancia prima di prenderlo in bocca. Lecco, succhio, a tratti mordo, ingoio l'asta più che posso... lo sento crescere nella mia bocca. Mi accarezza la guancia e i capelli ma dopo un po' mi tira indietro, mi guarda negli occhi, mi dice di stendermi. Mi tira per le gambe e me le divarica, appoggia la cappella sul clitoride e lo sfrega un po' contro. Mi piace da impazzire ed anche a lui. Avvicina il cazzo alle labbra, si fa spazio finché mi penetra. Comincia ad entrare piano, me lo fa sentire tutto fino alla fine. E' dentro di me, prima comincia a muoversi piano, poi il ritmo aumenta e anche la potenza e i colpi sono più veloci e profondi, tanto profondi che sembra che voglia entrarmi completamente dentro. Lo sento fremere e fremo a mia volta, vorrei che mi venisse dentro per riuscire a sentire tutto il suo calore che mi pervade ma non ho il coraggio di chiederglielo. Sto per venire, lo sento, manca poco e credo lui mi seguirà a breve, gemo e ansimo, rabbrividisco e vengo spasmodicamente... sembra che lui capisca la mia tacita richiesta perché non si sposta, non esce, mi viene dentro, e geme. Lo sento ansimante sopra di me, e sento tutto il calore del suo orgasmo pervadermi come non era mai successo prima. Continua a starmi dentro per un bel pò .. restiamo così e i titoli di coda del film ci fanno compagnia. 

*
NeRa
photo dal web

12 febbraio 2009

Imprigionami


Imprigionami
ai bordi frastagliati delle tue fantasie
e fammi navigare lungo i segreti della tua anima,
oltre le onde di un altro mare,
oltre l'azzurro di un altro cielo.
Toccherò la riva con un bacio,
sfiorandoti accenderò i tuoi sogni e,
silenziosamente, scivolerò in te!

*
Stefy71
fotografia: Nicholas Dahmane

Ti meriti un amore


Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.


Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,

in grado di mangiarsi il mondo
quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci sono
perfetti per la sua pelle.


Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che
guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai la ridicola,
che rispetti il tuo essere libera,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie
che ti porti il sogno, il caffè e la poesia.

*
Frida Kahlo
photo dal web

03 febbraio 2009

Non ho chiuso le tendine


Non ho chiuso le tendine, 
guarda dritto nella stanza. 
Perché non puoi fuggire 
oggi sono così allegra. 
Dimmi pure svergognata, 
scagliami i tuoi sarcasmi: 
sono stata la tua insonnia, 
la tua angoscia sono stata. 

*
Anna Andreevna Achmatova
photo dal web

14 gennaio 2009

La regola numero uno


Sono gli ultimi giorni di un Luglio apocalittico, il primo che passo lontano dal mare : quanto mi manca... L’unica consolazione è questa terrazza, vero gioiello del mio appartamentino all'ultimo piano di un vecchio palazzotto situato nel centro storico. Per tutto l’inverno, la nebbia ha nascosto il sole facendomi rischiare congelamenti vari. Ora, invece, mi pare di soffocare avvolta da un lenzuolo di perenne umida calura…… Il sottile vestito che indosso è bagnato di sudore: lo tolgo e rimango nuda , tanto so che i miei vicini, che occupano la terrazza confinante con la mia, sono fuori per una vacanza. I miei vicini… Paolo e Laura; Paolo… Mi alzo, per andarmi a bagnare alla piccola fontana che uso per innaffiare i fiori. Mentre tengo sospesa la gomma sopra la testa guardo il panorama oltre l’antica ringhiera di ferro: la cupola del Battistero e l’imponente sagoma del Duomo, accerchiate dai tetti rossastri delle case offrono una magica scenografia alla luce dei lampioni rossastri; più lontane spuntano le sagome delle antiche mura, e oltre, luccica il fiume, ormai ridotto a un quasi-rigagnolo. Si, è una gran bella vista, ma non si muove un filo d’aria… Quando anche i capelli sono fradici torno alla sdraio e mi abbandono, perdendomi nella contemplazione della buganvillea rosso-lacca che sono riuscita a trasportare qui e che mi ha invaso il terrazzo, sovrastando con il suo acceso colore gli altri fiori: pare di stare in mezzo a una fiamma che per fortuna non riscalda. Chiudo gli occhi e mi prende improvvisa e violenta la voglia di fare l’amore. Dopotutto sono a digiuno da 28 giorni e per me che considero il sesso un bisogno primario come mangiare e bere, questo tempo è un’eternità. Ma ti ho fatto una promessa, prima che partissi: ti sarei stata fedele per due mesi, a qualunque costo, per tutto il periodo della tua assenza. Solo che improvvisamente l’appartamento vicino al mio, sfitto da secoli, è stato occupato; da una coppia, Paolo e Laura appunto. Tu eri appena partito quando li ho conosciuti; comunque con Paolo non c’è stato ancora niente, per ora.. Ed è pensando a lui, alle sue mani come le ho sentite prima che se ne andasse, che inizio ad accarezzarmi il seno, a torcermi i capezzoli, poi è la tua testa tra le cosce, amore mio, che mi fa strofinare con forza il clitoride eccitato, mentre con lingua sapiente esplori la mia fichetta bollente.

Paolo intanto cerca di prendermi da dietro… In una girandola di immagini licenziose nelle quali i visi dei due uomini si sovrappongono e si confondono mi perdo in un rapidissimo e violento orgasmo, che mi regala un’effimera pace dei sensi. Chiudo gli occhi, braccia e gambe abbandonate, come una bambola di pezza. E ripenso a questo ultimo torrido mese, a quello che è successo, su questa terrazza. Mi accarezzo con dolcezza il ginocchio sinistro ancora malandato e il livido bluastro sulla coscia mentre i pensieri vanno e vengono, forse tra poco mi addormenterò, intanto mi perdo nel ricordo. Tu eri appena partito e il caldo già imperversava, quando mi dissero che l’appartamento vicino al mio, sfitto da secoli, era stato affittato ad una coppia, che però l’avrebbe occupato non prima di settembre. Ne fui felice, pensando che avrei potuto godermi il mio ampio balcone per tutta l’estate, senza il timore di essere spiata: infatti le ringhiere unite delle due terrazze formano un grande angolo ottuso, mandando a farsi benedire la libertà cui tengo tanto. Appena arrivata nel nuovo appartamento, ho collocato sul basso muretto che divide i due spazi contigui degli enormi vasi di fiori, in modo da avere un po’ di privacy, anche se minima ed evitare al mio adorato gattone troppi giri sui tetti vicini. Così quella sera dei primi del mese, già afosissima, me ne stavo sdraiata come ora, nuda e bagnata d’acqua e di sudore ad aspettare un alito di vento che mi rinfrescasse; l’ultima cosa che ricordo, prima di addormentarmi, fu la coda del micione che spariva tra i due grossi vasi di ortensie. 

Il miagolio del felino mi svegliò: aprii gli occhi e vidi il viso sorridente di un uomo spuntare tra i vasi. Stringendo tra le braccia la belva, con assoluta noncuranza per le mie nudità chiedeva: “E’ suo questo?” Balzai in piedi e afferrai un asciugamano, ma il viso del mio nuovo vicino (perché era lui) rimase imperturbabile: neppure un’occhiata alle tette o alle gambe, continuava a guardarmi in viso, porgendomi il gattone miagolante. “Ma lei chi è?” chiesi, domanda pleonastica. “Il suo nuovo vicino, tra poco arriva anche mia moglie, abbiamo deciso di anticipare i tempi, domani facciamo trasloco…” “Bene, quando è così, venga” dico io, porgendogli una sedia” mi metto un vestito e facciamo conoscenza, visto che le nostre terrazze sono confinanti…” Chiacchierammo un po’; mi accorsi che era meno giovane di quanto mi era sembrato tra le ortensie, sulla quarantina, molto alto e robusto, aveva un aspetto solido; nel viso segnato da qualche ruga spiccavano gli occhi, azzurri e mobilissimi; parlava pacatamente, con gesti misurati , disse anche , mentre io mi stavo liquefacendo, che quella era la sua città , e che tutte le estati erano così, lui non sentiva poi tutto questo caldo. Mentre parlava accarezzava il gattone che beatamente dormiva sul suo grembo. Nulla di sessuale scattò tra di noi, nessun mistero biochimico attirò i nostri corpi; di lì a poco conobbi anche la moglie, una ragazza sui trentacinque, piccola (faceva un certo effetto vicino a lui così alto), mora e carina, gentilissima. Comunque, anche se un certo interesse l’avessi provato, l’avrei soffocato a tutti i costi, fedele al principio: “gli uomini sposati sono off-limits, mai essere sleali verso un’altra donna, costi quel che costi.” 

Ma questo era un mese fa, il digiuno sessuale era appena iniziato, e poi… i nostri rapporti divennero più stretti, spesso ci trasferivamo sulle rispettive terrazze per chiacchierare fino a tarda notte, cenavamo insieme, ci scambiavamo gli amici. Naturalmente dovetti imparare a girare per la terrazza vestita, perché alcuni dei loro ospiti erano visibilmente intenzionati ad alleviare la mia solitudine (sapevano che ero temporaneamente libera e forse intuivano anche affamata), mentre lui non pareva affatto accorgersi del mio corpo. Galeotto fu Prada, parafrasando il Poeta. La settimana scorsa decisi di farmi un super regalo, un paio di sandali color turchese di Prada; ho una vera passione per i sandali allacciati alla caviglia, con il tacco alto e sottile, possibilmente di marca prestigiosa e di conseguenza costosissimi. Concluso l’acquisto li volli indossare subito, ma andavo di fretta tanto per cambiare, e il mio equilibrio su quei trampoli era alquanto instabile. Arrivata nel portone di casa quasi di corsa, scivolai sul pavimento lucido; mi ritrovai a terra, con un gran dolore al ginocchio sinistro e il palmo delle mani rovinato e sanguinante. Mi sentii sollevare come fossi una ragazzina gracile da due braccia robuste e mi trovai di fronte il viso preoccupato di Paolo che, arrivato nell'atrio per uscire, mi aveva trovata gemente stesa a pelle di leone. 

“Ma come hai fatto a cadere, sono questi tacchi, magari correvi, andiamo, ti accompagno a casa…” E mi prese in braccio come se pesassi venti chili, invece dei miei cinquantasei. Tranne mio padre quando ero piccola, nessuno l’aveva mai fatto, anche perché non sono proprio …una bambolina. Mi piacque da morire starmene al sicuro tra quelle braccia maschili, avrei voluto che le scale non finissero più. Come fummo in casa mi fece accomodare sul divano, poi chiese dove fossero disinfettante e garze e con una delicatezza infinita cominciò a ripulirmi, prima le mani, poi il ginocchio; si accorse che a mezza coscia mi si stava formando un grosso livido e ci passò sopra la mano, come per farlo sparire. Stava con il capo chino e io mi accorsi di quanto fossero fitti i suoi capelli, che avevano qualche striatura bianca e mi sorpresi a desiderare di infilarci dentro le dita. Sospirai piano, quando la mano mi accarezzò la coscia; anche lui si accorse che qualche cosa era improvvisamente cambiato tra noi. Alzò lo sguardo dritto nei miei occhi, poi mi toccò con dolcezza il viso e i capelli, e… suonò il suo cellulare. Il momento magico era passato; si alzò: “Ciao,Laura, si, sto arrivando; comincia tu, ho aiutato Fede che è caduta, si, anche io, a presto…” E poi: “Fede, allora noi domani partiamo per l’Elba, torniamo tra una settimana”… la voce era incerta mentre io pensavo che ero una maledetta stupida, mi ero scordata che era sposato? Non avevo mai infranto la regola numero uno, prima d’ora; poco prima avevo appena rischiato di farlo. “Ciao, Paolo, saluta anche Laura, io me ne vado a letto presto, mi fa male il ginocchio; anzi telefono a Fabiana che venga a dormire da me”. Ci salutammo così…. oh, finalmente un poco d’aria, mmmm… che sonno!! 

Un odore penetrante di tabacco mi fa starnutire, mi sveglio, apro gli occhi e lui è qui, appoggiato alla ringhiera, Marlboro tra le dita, che mi guarda dormire. “Che ci fai qui, Paolo?” chiedo “non dovevate tornare domenica?” “Infatti sono solo, ho dovuto far una salto in studio, Giacomo (il socio), non trovava dei documenti…” (bugia, bugia, bugia...) Ora lo guarda, eccome, il mio corpo nudo: non si muove, ma mi accarezza tutta con gli occhi; anche io resto immobile, trattenendo il respiro, mentre l’eccitazione mi sale dentro, in onde concentriche , sempre più ampie. Poi spegne la sigaretta, mi prende per le spalle e mi fa alzare: rimaniamo uno di fronte all'altro per un attimo, io, per una volta, con il viso alzato verso il suo. Gli getto le braccia al collo e mi alzo in punta di piedi per baciarlo: lui mi stringe contro di sè e mentre ci azzanniamo le labbra, solleva con forza il mio sedere verso il suo grembo; io gli stringo i fianchi con le gambe in una mossa a tenaglia e sento contro il mio sesso aperto il duro della sua erezione. Mi spinge contro il muro, sempre tenendomi contro di sé, mentre io gli apro i pantaloni liberandolo e strusciandomi contro la sua voglia. Sento il rosso caldo del desiderio scorrere tumultuoso nelle arterie. Lui geme, mentre all'orecchio gli soffio quanto lo voglio. Con un colpo mi entra dentro, inchiodandomi al muro: “Sapessi quant'è che mi immagino di scoparti, dalla prima volta che ti ho visto sul terrazzo, ti ricordi? Fede, ti ricordi?” Non posso rispondere, sto per venire, lo voglio, tu non esisti più e neppure sua moglie, ci sono solo la mia fica affamata e il suo cazzo che vuole riempirmi, una femmina e un maschio che si accoppiano con violenza contro una parete. Grido, a lungo, mentre Paolo si spinge sempre più a fondo dentro di me, per finire con un rantolo, svuotandosi del seme. Sono sconvolta, scivolo sotto di lui, entro in casa e mi butto sul letto: dalla vagina aperta, come fosse una bocca che ha ben mangiato, cola il suo seme. Resta ancora appoggiato al muro per un attimo, poi mi segue, e si spoglia, allungandosi al mio fianco. Nessuno dei due parla, a che servirebbe? Mi accarezza il seno, si china a baciarlo, poi ritorna alla bocca: e il desiderio di lui mi riprende. Se ne accorge e la sua mano comincia a vagare tra il ventre, il sesso bagnato e i capezzoli dolenti. 

Poi, all’improvviso si siede sul bordo del letto e: “...qui, vieni qui, Fede”. Ubbidisco, scendo e mi inginocchio tra le sue gambe, poi delicatamente lo prendo in bocca, è ancora morbido, tenero; lo accarezzo, mentre lo lecco, e poi mi trovo la bocca piena di lui. Paolo mi scioglie i capelli e ci ficca le mani dentro, provocandomi un dolore che aumenta la mia eccitazione. Il movimento delle mie labbra e della lingua si fa più convulso, mentre con una mano scendo tra le cosce a darmi piacere. Poi lui viene, lasciandosi cadere all'indietro e riempiendomi la bocca di denso, caldo liquido, che ingoio avidamente. Poggio la mia guancia sul suo sesso che sta perdendo la rigidità e lo copro di baci fitti fitti. Mi fa alzare e sdraiare vicino a lui : ci guardiamo negli occhi e poi mi abbraccia stretto, la mia mano dentro i suoi capelli ; che bello stare tra queste braccia forti, al riparo da tutto. Riesco a sentirmi piccina, contro di lui. E’una sensazione bellissima e non mi importa più che faccia tanto caldo… Non so per quanto tempo restiamo così, in silenzio. Quando la sete si fa sentire io mi alzo per andare in cucina a preparare da bere. Mentre traffico, perlustrando il frigo, approfitto dello sportello aperto per rinfrescarmi; mi chino in avanti e: “hai un sedere che parla, noi emiliani abbiamo un debole per le chiappe sode come queste”. Mi è arrivato alle spalle, senza che me ne accorgessi; mi struscio contro il suo sesso, e lo sento di nuovo rigido. Mi fa appoggiare al tavolo, mi stringe i fianchi tra le mani e mi prende da dietro… “Pare di entrare in un bagno di olio caldo” mormora. E ricomincia a spingersi dentro di me, con sempre maggior violenza: raramente ho “sentito” dentro un uomo come “sento” lui in questo momento. E’ proprio questo “sentirsi” che sublima l’eros… Glielo dico, in frantumi di parole, e poi mi pare di svenire dal piacere, mi gira la testa, mi appiglio al bordo del tavolo per non cadere. Lui mi riempie di nuovo, con un lungo gemito. Siamo ansimanti, stravolti, i nostri corpi lucidi di sudore emanano l’odore dolceaspro del sesso goduto appieno. 

“Paolo, facciamo una doccia” dico io “Si, credo proprio sia necessaria, sono a tappeto, non ho più l’età per queste maratone… colpa tua, erano anni che una donna non m’intrigava così” Entriamo sotto la doccia, insieme: che meraviglia, l’acqua fresca sulla pelle infuocata, Paolo mi lava i seni, con lenti movimenti circolari; lo guardo negli occhi e lui: “No, fai la brava, no, Fede” Ma io sono già in ginocchio, a baciargli il sesso, sotto l’acqua che scorre e intanto penso che mi sono sforzata davvero di esserti fedele, lo sono stata per un mese intero… poi… sì, Paolo è sposato, ho infranto la mia regola numero uno, ma non succederà mai più, è stata una eccezione. E non è proprio l’eccezione che conferma la regola? 

*
m0rgouse
fotografia: Valeria Lazareva

05 gennaio 2009

Io vorrei stare sopra le tue labbra


Io vorrei stare sopra le tue labbra
per spegnermi alla neve dei tuoi denti.
Io vorrei stare dentro il tuo petto
per sciogliermi al tuo sangue.
Fra i tuoi capelli d’oro
vorrei eternamente sognare.
E che diventasse il tuo cuore
la tomba al mio che duole.
Che la tua carne fosse la mia carne,
che la mia fronte fosse la tua fronte.
Tutta l’anima mia vorrei che entrasse
nel tuo piccolo corpo.
Essere io il tuo pensiero, io
il tuo vestito bianco,
perché tu t’innamori
di me d’una passione così forte
che ti consumi cercandomi
senza trovarmi mai.
E perché tu il mio nome
vada gridando ai tramonti,
chiedendo di me all'acqua,
bevendo, triste, tutte le amarezze
che sulla strada ho lasciato,
desiderandoti, il cuore.
E intanto io penetrerò nel tuo
tenero corpo dolce
essendo io te stessa
e dimorando in te, donna, per sempre,
mentre tu ancora mi cerchi invano
da Oriente ad Occidente,
fin che alla fine saremo bruciati
dalla livida fiamma della morte.

*
Federico Garcia Lorca
fotografia: Valerie Van Der Graaf

20 dicembre 2008

Se esisti


Sei nudo in piedi nella penombra, ti giro intorno e mi fermo dietro te. 

Non c’è bisogno di parole dopo che ho slacciato le tue preoccupazioni.
Tu ora avverti il mio sguardo e il mio respiro silenzioso.

Teso.
Il mio imbarazzo ti appartiene.
Ti annuso ovunque e il tuo odore mutevole mi esplode dentro, incancellabile.
Mi porterai via dal mio vivere appena ti toccherò.
Le tue mani forti e delicate si occuperanno di me 
ed io non capirò da dove arrivano e quante sono.

Non potrò che lasciarle fare.

Mi scriverai addosso, mi sfoglierai lentamente 

fino ad arrivare a un lungo orgasmo e alla fine non ricorderò 
nemmeno se ero io, la donna di sempre.
In un orgasmo c'è tutto l'universo.
Stelle, pianeti, costellazioni, apostoli, discepoli, 
santi, peccatori e persino un coro d'angeli.
Poi, alla fine, ma solo alla fine di noi, ti lascerò andare via.
Ti resterà fra le mani il mio odore, il mio profumo 
e i sensi, senza tempo.
E se mi vorrai ancora dovrai cercare il mio sguardo tra i molti.
Ma se sei tu, mi troverai.

*

pa.oletta
photo dal web