13 aprile 2011

La danza della vita


Ci sono passi preparatori per avvicinarsi al punto di potersi aprire alla trasformazione, ma questo non è un processo sequenziale, non è un rituale complicato. Può succedere in un batter d'occhio. Richiede un solo passo, una sola decisione, un solo evento. Quando questo ha luogo, è facile come respirare, semplice come un sorriso; all'improvviso, semplicemente sapete; all'improvviso, sapete ad un livello di certezza che rende impossibile ogni diverso tipo di conoscenza.
I vostri occhi si aprono... per la prima volta vedete cosa c'è oltre la parete della prigione, fate un salto. Saltate nell'ignoto: vivi, svegli, per la prima volta consapevoli di chi veramente siete. Quando sarete pronti a fare questo balzo, lo saprete. Non ci sarà altra scelta. Improvvisamente realizzerete che tutte le paure, i problemi, tutti i dilemmi razionali facevano solamente parte di un sogno, di una finzione che avete ostinatamente continuato a tenere in vita.

*
Barbara K. Carey
fotografia: Stefan Beutler


28 febbraio 2011

Funamboli di vita


Uno dopo l’altro. 
Piccoli passi allineati a seguire un’immaginaria traiettoria, linea di demarcazione salvifica tra il bene e il male, tra se stessa e l’altra se. Si sentiva così. Scissa, divisa, riflessa in uno specchio d’acqua che non la ritraeva. Un passo dopo l’altro lungo il filo di un equilibrio vacillante ed oscillante. Uno dopo l’altro, piedi allineati con cura meticolosa, braccia tese e testa bassa a fissare quel filo, la mente protesa a non perdere la concentrazione per non cadere a terra e forse morire.
Sentiva il cuore pulsarle velocemente nel petto a scandire il ritmo dei suoi passi incerti e poi, poi perdere improvvisamente l’equilibrio e volare giù.
Nessun appiglio a cui sorreggersi, nessuno ad attutire il colpo della caduta, vento tra i capelli e nei vestiti, immagini sconnesse, suoni distanti, il suo corpo che prende velocità e diventa pesante, il suolo che si avvicina, lo schianto lo sente ancora prima di toccare il fondo.
Grida o pensa di farlo ma è un urlo senza voce, bocca aperta a catturare l’ultimo respiro, aria da rubare per sopravvivere. Furto di vita.
Si alza da terra. Il cuore batte all'impazzata, si tocca la fronte madida di sudore e si avvicina allo specchio. Chi è la donna che la sta osservando? 
Gli occhi sono indagatori, accusatori, giudicanti. Spenti come la sua vita, persi come la sua mente. Ansima, perle di sudore le incorniciano un viso emaciato, pallido, arreso, segnato da quel male che non può estirpare, che non riesce a gestire, che non sa controllare. Sta impazzendo? 
Di scatto si gira verso la cucina, apre il cassetto, prende un coltello. La lama d’acciaio le rimanda il bagliore incerto della luna. Inclina il volto per osservare quel luccichio che viene e va, quasi ad ipnotizzarla. Rimane così per tanto tempo, forse per sempre. Ha paura del “sempre”, di tutto ciò che non ha una durata, una data di scadenza perché tutto ha un inizio e una fine. Tutto. Il sempre la spaventa. Il sempre non ha tempo. L’eternità non esiste.

Un rumore la scuote. Si guarda le mani tremanti. Cosa ci fa con un coltello in mano?
Non ricorda. Torna verso la sua camera. Un passo dopo l’altro, funambola sul filo del destino. Il coltello nella mano, lo specchio davanti a se e di nuovo quella donna che la osserva. Ne ha paura, trema, suda, si sente svenire. Poi ecco che la sua rabbia viene improvvisamente fuori, solleva il braccio e con la lama del coltello colpisce lo specchio. Una, due, tre volte. Urla e colpisce. Colpisce ed urla. Vetri in mille pezzi per la stanza, schegge che le si conficcano nella pelle, sangue e lacrime sul corpo. Continua a colpire con veemenza ignara del dolore e delle ferite. E ancora affonda il coltello per uccidere, per uccidersi. Poi si accascia al suolo. Una sottile striscia di sangue traccia il percorso della sua resa sulla parete bianca. Da fuori sente un gran vociare, i vicini hanno chiamato i soccorsi, sente i colpi sulla porta d’ingresso, il suo nome ripetuto all'infinito, un tonfo, la porta che cede, passi veloci nella casa, poi più cauti. Li sente rallentare ad ogni angolo perché ogni angolo nasconde un pericolo. Anche loro hanno paura. Pensa. Velocemente pensa che ha ucciso. Si guarda attorno ma non vede il corpo di quella donna. Eppure l’ha uccisa, il sangue sulle mani non è suo. Afferra di nuovo il coltello, dalla finestra aperta una leggera brezza le scompiglia i capelli, sale sul davanzale.

Strana la città che dorme, il silenzio che la avvolge le fa quasi tenerezza. Immagina che dietro ogni piccola finestra di quell'immensa città c’è una vita, una persona che sogna o forse lotta con i suoi fantasmi. Qualche luce ancora accesa. Sarà una vita insonne. La luna torna ad illuminare il suo coltello.
Eccoli. Sente i passi giungere nella sua stanza. Passi che calpestano mille vetri in frantumi. Uomini che si fermano, la osservano, si guardano.
Hanno paura, lo sente. Hanno paura di non riuscire a salvarla e non sanno che nessuno potrà mai salvarla.  Sente altri uomini scendere di corsa le scale, vogliono cercare di aprire ali sintetiche per attutire la fine del suo volo. Non è stupida lei, forse un po’ folle ma non stupida. Guarda giù. Luci lampeggianti e grande concitazione. Vede illuminarsi piccole finestre, qualcuno si affaccia, qualcuno grida. Qualcuno non sa. Quante vite sta disturbando! Tornate a dormire, voglio dormire anch'io. Poi apre le braccia, passi che avanzano su vetri frantumati, si sente afferrare per una gamba ma è troppo tardi. E’ già in volo. Vento tra i capelli e nei vestiti, immagini sconnesse, suoni distanti, il suolo che si avvicina. Stavolta si che ha perso l’equilibrio, troppo fragile il filo del destino per resistere ai suoi passi incerti. Le ultime immagini che il suo inconscio le regala sono di lei bambina mentre gioca a fare la funambola nel circo del suo piccolo mondo fantastico.

Una linea di gesso sull'asfalto e lei che passo dopo passo cerca di mantenere l’equilibrio. 
Uno dopo l’altro, piedi allineati con cura meticolosa, braccia tese e testa bassa a fissare quel filo, la mente protesa a non perdere la concentrazione per non cadere a terra e forse morire. Uno dopo l’altro rivede tutti i passi della sua vita. Poi nulla più, per sempre.

*
Storydream
fotografia: Guillaume9999

05 febbraio 2011

Il pianoforte a coda


C’era un pianoforte a coda, nero, lucido come uno specchio a riflettere gli affreschi di quel palazzo d’epoca. Solo quella stanza era immensa quanto una piazza.

Rebecca si aggirò in un misto di meraviglia e stupore mentre il rumore dei suoi tacchi a spillo echeggiava nella sala.
L’avevano mandata a chiamare perché cercavano una professoressa di pianoforte per dare lezioni private al nipote della contessa. Si sarebbe aspettata un’accoglienza diversa, non solo un freddo maggiordomo ad aprirle la porta ma anche qualcuno di casa a darle il benvenuto.
Aveva indossato un tailleur con gonna e giacca gessata, camicetta bianca trasparente, scollatura generosa, calze velate nere con un filo a delineare l’armonica muscolatura delle sue gambe. Scarpe rigorosamente nere lucide. Quasi come quel pianoforte. 
Ci si immaginò sopra ad improvvisare una danza sensuale mentre già una musica che solo lei poteva sentire, accompagnava i suoi gesti. 
Chiuse gli occhi, poggiò le mani sul pianoforte e mentre sognava lasciò reclinare il capo all'indietro mentre una cascata di riccioli mori ondeggiava sulla sua schiena.
- Benvenuta.
Una voce maschile la fece sussultare, si girò verso la porta e vide un uomo. Alto, ben vestito, occhi color del mare, una voce che le rimase impressa nella mente. Era appoggiato allo stipite della porta, mani in tasca ed un sorriso sornione. L’aveva vista, chissà da quanto tempo la stava spiando!
Si sentì improvvisamente arrabbiata e imbarazzata. 
- Mi scusi non l’avevo sentita entrare.
L’uomo non si scompose, rimase in quella posa come se avessero avuto tutto il tempo del mondo per parlare del suo eventuale ruolo in quella casa.
- Oh, sembrava presa da una fantasia o da un sogno, pagherei per sapere a cosa stava pensando.
Rebecca si imbronciò.
- Non si può comprare tutto ma forse lei non lo sa. Piuttosto non ci siamo presentati.
Fu in quell'istante che l’uomo si diresse verso di lei.
E più si avvicinava più Rebecca sentiva batterle il cuore in un’emozione che forse non aveva mai provato prima per uno sconosciuto. Quando le fu vicino abbastanza respirò il suo profumo e per un attimo pensò di svenire.
- Piacere io sono Carlo, il figlio della contessa e il padre di Mattia, il ragazzino cui lei, forse, dovrà insegnare musica.
Allungò la sua mano e Rebecca la strinse. Sentì un fremito correrle lungo la schiena. Ma cosa le stava succedendo? Gli occhi di quell'uomo ora, che era ad un passo da lei, erano terribilmente intriganti... il suo sguardo enigmatico e scaltro.
- Le posso dare del tu Rebecca?
- Si certo.
- Ecco io ho un figlio di 11 anni ed era mia intenzione farlo seguire da un’insegnante di pianoforte. Il suo nome mi è stato fatto da un nostro comune amico.
- Chi?
- Adolfo De Filippis, avete studiato insieme a quanto pare.
- Adolfo le ha fatto il mio nome? Non mi ha detto nulla!
- Ah… Rebecca se io posso darti del tu anche tu devi darmi del tu.
La donna sorrise, reclinò il volto, un boccolo ribelle si nascose proprio nel solco della sua scollatura. Gli occhi dell’uomo seguirono quel cammino discreto e invogliante.
- Vorrei sentirti suonare qualcosa se non ti dispiace.
- Certo.
La donna si sedette e lo spacco della sua gonna lasciò intravedere la balza in pizzo della calza nera e il bottoncino vellutato di un raffinato reggicalze. 
Se ne accorse e compiaciuta lasciò perdere, senza minimamente fare il gesto di ricomporsi, in quello che sarebbe stato finto pudore, così come non le sfuggì lo sguardo di lui che si era appoggiato a braccia conserte sul pianoforte, molto vicino a lei.
- Potrei cominciare con un assaggio della “Toccata e fuga in re minore" di J.S.Bach!”
- Ottima scelta direi…
Rebecca cominciò a suonare ed il suo volto si trasformò. Si capiva che la musica era la sua passione, sembrava in estasi, presa dalle note e da ciò che per lei rappresentavano. Non avrebbe mai smesso se Carlo ad un certo punto non le si fosse seduto accanto. Allora lei si fermò e si irrigidì, era come svegliarsi di colpo da un sonno profondo ma in quel caso sembrava aver trovato al suo fianco un sogno ancora mai fatto.
- Scusa Rebecca, eri talmente assorta che non ho potuto fare a meno di sedermi accanto a te… Se vuoi vado via…
La donna cercò di apparire serena e padrona di se stessa ma dubitò della riuscita del suo intento.
- Continua pure Rebecca.
Lei riprese a suonare ma ora c’era qualcosa che la distoglieva dalla sua musica, era un’altra sinfonia che aveva a che fare con il desiderio, con le fantasie, con la voglia che quelle mani sfiorassero le sue, che si insinuassero sotto la sua gonna, che le prendessero il viso per fermarle il respiro in un bacio e che a poco a poco le togliessero i vestiti… Folle pensò! Sono semplicemente folle, cosa mi sta prendendo oggi?

Si interruppe di colpo.

- Scusa Carlo ma credo sia meglio che io vada via, non penso di poter essere l’insegnante di tuo figlio, ecco, io credo che non sia opportuno…
La mano di Carlo strinse forte la sua, poi le prese entrambe e la fece lievemente girare verso di lui.
- Cosa c’è che non va? A me sembri perfetta! Forse troppo perfetta…

Poi, lentamente le si avvicinò e la baciò. Dapprima fu un bacio tenero, dolce. Era come se si stessero assaggiando, assaporando. Poi lui, come se avesse letto nei suoi pensieri, allungò la mano sullo spacco della gonna, prima sfiorò la balza in pizzo della calza, risalì lungo il gancio del reggicalze e quando la sentì fremere del suo stesso piacere, con le dita scostò gli slip e le toccò il clitoride.

In quell'enorme stanza ogni sospiro, ogni urlo sia pur sommesso, veniva amplificato.
E non c’era più bisogno di parole, di cose da dire o da non dire. C’erano i loro corpi che parlavano.
Rebecca rispose con fremente frenesia a quel gesto, mise la mano sulla sua come a voler condividere quel percorso segreto. 
Fu un attimo e lui la sollevo per adagiarla sul pianoforte. 
Lei sorrise. Ora le sue scarpe laccate di nero e con tacco a spillo erano davvero su quel pianoforte ma mai, mai avrebbe potuto immaginare un simile epilogo.
Si arrese completamente a lui, si lasciò sfilare la gonna gessata e ancora sentì quelle mani invadere la sua intimità sempre con maggiore voracità.
Le tolse gli slip e la leccò mentre i suoi rantoli di piacere echeggiavano nella sala. La gustò come un cibo mai provato, lei inarcò la schiena e in un filo di voce gli disse:
- Ti voglio.

Solo un attimo di sorpresa sfiorò i suoi occhi color del mare. La giacca di lei volò a terra, la camicetta velata lasciò intravedere capezzoli già turgidi che sembravano voler bucare la stoffa del reggiseno. Lui la raggiunse sul pianoforte che rifletteva quei due corpi calamitati da un desiderio improvviso e irrefrenabile. 
Lentamente le sbottonò la camicetta e lei stessa la lasciò volteggiare nell'aria con evidente desiderio di volere altro. Si respirava urgenza di godere, di viversi quel piacere, quell'impeto che apparteneva ad entrambi. Ogni forma di autocontrollo era svanita, nessuna razionalità, solo istinto e passione che li portava a cercarsi, trovarsi, aggrapparsi all'altro, toccarsi per esplorare nuovi territori. 
Rebecca si sfilò anche il reggiseno mentre lui a poco a poco si spogliava. Voleva sentire il calore della pelle sulla sua, il suo odore ad imprimersi come tatuaggio sul suo corpo. 
Si aggrovigliarono senza mai staccarsi e quando lui la penetrò le sembrò di aver aspettato quel momento da sempre.
Forse i loro destini si stavano scrivendo in quell'amplesso.
Il ritmo si fece sempre più incalzante, veloce, audace. 
Le sue unghie curate gli lasciarono segni vermigli sulla schiena, come strade mai percorse fino ad allora. Quando lei gridò la sua voce raggiunse ogni angolo della casa, eco di un piacere nuovo che le fece risvegliare il suo vero istinto. Perché sapeva perfettamente che era proprio nell'intimità che riusciva ad essere se stessa, solo allora si lasciava andare completamente, senza vincoli né tabù, senza vergogne ma quasi con la sfrontatezza di mostrare la sua voglia di sentirsi appagata.
E mentre giacevano ancora lì, con respiri affannosi su quel pianoforte, abbracciati e persi ognuno nello sguardo dell’altra, Rebecca sorrise perché pensò che mai nella sua vita aveva suonato una sinfonia più bella e appagante di quella. 
Tradurla in musica sarebbe stato interessante ma avrebbe dovuto inventare nuove note e arpeggi mai provati da nessuno. 

*

Storydream
photo dal web

26 dicembre 2010

Un sogno in dono


Avevo invitato anche mia sorella all'appuntamento preso con Luca... volevo fargli una sorpresa e regalargli un sogno, una serata speciale! Lui si libera di qualche impegno e dopo il lavoro passa a prenderci. La sua auto si ferma al solito posto e lui rimane assai interdetto nel vedere due figazze che l'aspettano anziché una... prova a chiedere se fosse cambiato circa l'appuntamento ma mentre salgo davanti (ovviamente) e mia sorella Livia dietro, lo esorto a partire e di fretta.


In macchina parliamo del più e del meno poi, con un sorriso angelico ci chiede, stante la magnifica trinità, se ci può farci delle foto. Noi, entusiaste, non ci abbiamo pensato più di tanto accettando subito la proposta. Così Luca cerca di evitare il traffico dirigendosi verso una strada che porta fuori città affermando altresì di aver trovato un bel posticino dove nessuno ci potrà disturbare… un vecchio casale in campagna che dovrà ristrutturare nei prossimi mesi. Dopo mezzora di macchina arriviamo in un luogo splendido, immerso nel verde degli alberi e dei rovi...

Lui scende… mi apre lo sportello e fa lo stesso con mia sorella ancor più frastornata di me. Noto il loro scambio di sguardi ammiccanti e la cosa inizia ad infastidirmi un poco, ma faccio finta di nulla e, con molta cautela, entriamo. La vecchia casa risulta tenuta bene ed è ancora parzialmente arredata… ci accoglie una bella scalinata un patio e l'ingresso. Oltre si staglia un divano di pelle rossa dove Livia si siede timorosa ed imbarazzata. Lei è di poche parole, non ama i posti chiusi e quell'imbarazzo la rende ancora più misteriosa e bella. 
Luca continua a guardarla con interesse... mi piace assai vederlo eccitato, preso tra due fuochi. Anche lui dopo le prime chiacchiere di convenevoli, del tetto da riparare, del pozzo da abbassarre... è abbastanza impacciato. Mi accorgo d'aver lasciato in macchina il cellulare e chiedo le chiavi a Luca per andare a riprenderlo... scendo con non poca difficoltà quei gradini d'ingresso, per via dei tacchi, affrettandomi poiché non volevo lasciarli troppo tempo da soli quei due... La gelosia è sempre in agguato… così, risalendo in casa, non li trovo più in sala dove eravamo poco prima…. in silenzio mi dirigo verso le stanze ed ecco da dietro una porta arrivarmi la presenza di due ombre molto vicine tra loro. Si stavano baciando. Scostando appena la porta scorgo Luca intento a slacciare il vestitino di Livia... tirargli giù la zip dietro la schiena e con la lingua gliela lecca man mano che la stoffa lascia spazio alla pelle. Avrei voluto quella lingua sul mio collo e non sul suo... Lei, apprezzando, ricambiava l’attenzione passandogli la mano sul cazzo che, bello gonfio, non chiedeva altro d'esser liberato dallo slip. Avrei voluto fermarli ma stranamente mi piacque guardarli... vedere fino a che punto sarebbero arrivati. Il cuore mi batteva forte, sarei voluta entrare e urlargli di lasciarlo andare... Ma poi, pensandoci bene, lei era mia sorella ed avevo creato io la situazione. Lei era l'unica che sapeva del feeling che io avevo con quell'uomo. L'unica che sapeva che lui era la cosa più bella che mi fosse mai capitata.
Mi trattengo quindi dall'urlare, soffocando la gelosia dentro la mia lingerie, che inizio a carezzare inconsciamente. Lui fa stendere Livia sul letto e si sbottona la camicia… quella camicia che io adoro, ora la stava appoggiando vicino alle sue scarpe nere… la c'è il suo odore e nessuna donna lo avrebbe dovuto percepire oltre me. Egli incomincia a carezzarle le gambe nere e setose sedendosi affianco a lei sul bordo del letto. 
Non c'è la faccio più… sono arrabbiata, furiosa… tutto questo mi manda in bestia. Mi meraviglio di me e della mia non reazione che mi tiene inchiodata ancora. Basta è troppo! Da lì dietro mi sbottono la camicetta. Decido… entro… e mi fermo sulla porta. Loro due non si meravigliano affatto della mio arrivo anzi, Luca mi guarda e mi dice... stavamo aspettandoti, vieni qua e distenditi vicino a Livia. Destabilizzata da quella frase finisco di sfilarmi la camicetta e sciolgo i capelli… butto giù un respiro profondo per non fargli vedere che stavo scoppiando di gelosia… avrei però voluto sapere, a quel punto, quale delle due preferiva. Così, mi avvicino a Luca e gli passo la lingua sulle labbra, lui risponde compiaciuto riempiendo di baci e saliva i miei capezzoli duri che s'affacciavano dal balconcino di pizzo nero. Detto fatto la sua mano si dirige verso Livia andandosi ad infilare dentro le mutandine. Anche la prima battaglia era già vinta… in tre a godere di quell'atmosfera calda ed avvolgente che si era creata senza avere progettato nulla… nata solo da un pensiero, ma cosi meravigliosamente eccitante e unico!
Quindi mi passa le dita all'interno delle cosce, e con esse s'avvicina alla mia fica. Ora possono trovare le piccole labbra, sento che si fanno spazio in me, sento che mi sto bagnando di piacere.  Trova il mio buchetto e mi penetra delicatamente con un dito, poi sento che ne infila un'altro prima di spingere a fondo. Penso di avere urlato quando ho sentito la sua lingua umida dentro me. Mi sono appoggiata sui gomiti e con le mani ho tentato di tirare ancora più su la gonna, poi l'ho lasciato fare. Mentre questo accade noto che Livia, sdraiata accanto a me, si sta eccitando nel vedere Luca leccarmi dappertutto!
Quella lingua mi stava facendo veramente godere, mi trasmetteva passione, desiderio e piacere. Una mano mi accarezzava il basso ventre fin dove poteva arrivare e l’altra univa le sue dita al gioco della lingua, stavo per perdere il controllo del mio corpo così l’ho fermato, ho preso la sua testa per i capelli e l’ho tirata su sino alla mia bocca. L’ho baciato e quando la mia lingua ha trovato la sua ho sentito il mio sapore. 
Livia, che nel frattempo si era goduta le attenzioni di Luca verso me, allunga una mano in direzione del suo cazzo e lo accarezza da sopra i pantaloni. Poi con una mano lo libera ed allora Luca l'aiuta porgendolo!
Lo passa sulla bocca di Livia, poi sulla mia... è duro e vellutato al tempo stesso, Livia gli mette le mani dappertutto e appena io mi distraggo approfitta per ingoiarlo con piacere.
Cosi, decido di lasciarglielo quel piacere, scivolo davanti a lei ai suoi piedi. Le tiro un po’ su la gonna, lei mi aiuta, e mi tuffo in mezzo alle sue gambe affondando la mia lingua nella fica di mia sorella. Mi eccito a dismisura.  Sento il mio corpo nuovamente pronto all'amplesso, mi stupisco di me, delle mie reazioni e comprendo il valore di un rapporto trasgressivo. Voglio trasmettere anche a Luca la mia eccitazione e la voglia che mi prende. Io e Livia c'è lo stiamo cucinando ben bene, non senza le coccole che merita e credo riusciremo a portarlo all'orgasmo.
Lui si inginocchia, e potrebbe spingerci con dolcezza il membro in gola, potrebbe costringerci a succhiarlo sino a farlo venire, ma sta al gioco, ha capito cosa vogliamo e per questo c'è tempo.
Rimani cosi dice Livia, in questa posizione, e si gira verso di lui con il culo fasciato da un meraviglioso reggicalze,in attesa della sua mossa.
Luca si avvicina e se la scopa da dietro con grande dolcezza mentre io, da dietro, gli bacio la schiena... dopo una decina di minuti tocca a me, prima che i suoi umori arrivassero a bagnarla s'infila dentro la mia fica caldo e prepotente allo stesso tempo.
Solo in quel momento noto lo specchio di fronte che ci riflette tutti... un magico insieme d'umori e di sapori che stanno esplodendo di desiderio.
Livia lo allontana da me,  lo prende per mano e lo porta in cucina. Quindi sale sul tavolo allarga le gambe, vi punta i suoi tacchi e incomincia a masturbarsi...
Ci guarda e sorridendo dice "fatelo qua, vicino a me su questo tavolo, voglio vedervi scopare fatelo vicino me"
Luca sorridendo mi fissa negli occhi. E’ eccitatissimo mi appoggia al tavolo mi allarga al limite le gambe. Mi penetra da dietro... mi da dei colpetti decisi e poi si ferma dentro un attimo facendomi gustare ogni sfumatura di quella penetrazione.
Poi lo lascio andare verso Livia, mi piace vederlo intento sui suoi capezzoli che sbucano dal balconcino e a quella libidine voglio partecipare anche io, non voglio perdermi nulla sono ingorda e infame, e lui lo sa che se anche lo sto dividendo con mia sorella rimarrà solo mio.
Mi piace guardarlo,  sento dal suo respiro affannato che sta per arrivare all'orgasmo. Il dono che gli stiamo dando è noi stesse, in quanto sorelle, e ciò rende noi due partecipi della nostra stessa pelle... 
Luca non riesce più a trattenersi e vorrebbe venirci addosso. Ci passa nuovamente cazzo sulla bocca... leccare in due la stessa asta era meraviglioso... ci dividevamo quel lecca lecca avide e ingorde... un lecca lecca dal sapore molto afrodisiaco anche perché mentre lo gustavamo, ci guardavamo nei occhi gelose l'una dell'altra!
Lui godeva compiaciuto pensando forse che la cosa si sarebbe potuta ripetere più frequentemente... ma arrivò quel suo orgasmo immediatamente seguito dal nostro.  Lui si lascia leccare io sento i suoi muscoli che saltellano al ritmo del suo orgasmo. Al termine si reclina verso di noi mi afferra la testa e poi quella di mia sorella, ci bacia con passione dicendo ringraziandoci di quel dono... mi guarda e mi sorride senza dire nulla. Livia ora la vedevo finalmente serena.
Dai vi dò dieci minuti per sistemarvi e farvi belle... ci attende un book fotografico. Vi voglio cosi, come vi ho possedute ora, reggicalze e tacchi! Siamo venuti qui per lavorare mica per divertirci...
Sicuri che siamo già venuti, dice Livia... sbottiamo tutti a ridere???


*


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18 dicembre 2010

[ed@]19


Ci sarebbero infiniti argomenti da mettere all'ordine del giorno... ma così splendidi "punti di vista" richiedono la massima attenzione e dedizione... non so quando riuscirò a soddisfarli tutti!

eneadarrigo
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03 dicembre 2010

29 novembre 2010

[ed@]18


Parole destinate a perdersi
tra la parete dei sogni e quella del tempo...
la marea ti aiuterà a cancellare ogni traccia d'amore
rimasta intrappolata nella sabbia.
Scrivimi "quando"!

eneadarrigo
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13 novembre 2010

Acque




Pensavo un sogno… invece è notte, pennellata di un silenzio inverosimile… pulito, quando ti ritrovi a guidare maree di colore verso ciò che solo l'immaginazione conosce e cela ai propri occhi. E beve, di gustoso e pieno calice, anche sotto la luna divaricata delle tue gambe mentre monda ogni possibile e muto disequilibrio dai cunei di rossa lacca alla punta della lingua. Sei tela... pelle bianca d’arginare, percettibile fibra aperta a tamponare eiaculati pieni d'arcobaleni ove disegnarvi sopra un sogno pennellato di desiderio, d’acque immote e di ambiziosi quanto inutili silenzi!

Un giorno solo di tregua, scavato dagli umori di ciò che deve ancora piovere, lontano dal troppo vento, e dal mugolare che coltivi nei vuoti di questo tempo che ci divide. 
L'isola non ha mare a sufficienza per bagnare d’altro sapore entrambi i desideri… né terra idonea per sterile semenza!

*
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21 ottobre 2010

Il volto di una persona


“Ci sono due modi per guardare il volto di una persona. 

Uno, è guardare gli occhi come parte del volto,
 l’altro, è guardare gli occhi e basta... 
come se fossero il volto.”

*

Alessandro D'avenia
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Sotto la mia gonna




Vienimi dentro,
insinuati sotto la mia gonna
resta con me tutto il tempo che ti basta...
vienimi dentro...
di quel seme che forse dovrò ancora aspettare,
di quell'odore che mi scompiglia l'anima 
ogni volta che ti penso.
Percorrimi
dove il calore si serba e gode
goloso delle tue mani.
Vienimi ovunque
non farmi morire cosi'
senza l'odore della tua pelle.

*

NeRa
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08 ottobre 2010

[ed@]17



Una traccia d'ombra sul confine dei tuoi occhi. 
Luce che vola nel cuore... ed è un altro giorno!

eneadarrigo
photo dal web

21 settembre 2010

Ti sorprenderò



Maura era una ragazza comune, non appariscente, ma talmente normale che non capiva perché non fosse oggetto di interesse da parte dei maschietti così come le sue amiche. Per questo aveva maturato nel tempo un sogno semplice ma sempre riposto nel profondo del cassetto… farsi fotografare da un fotografo professionista, per vedere come la vedevano gli altri… con occhi benevoli ovviamente, ma capire come apparisse. Avere un book fotografico di immagini fatte ad arte, e non dal primo che poteva capitare, le sarebbero servite per capirsi, per guardarsi e potersi ritrovare in esse… magari nei momenti grigi per far tornare a splendere il sole interiore. Aveva cresciuto in animo la necessità assoluta di sapere come era vista da altri occhi e come quegli occhi, posandosi su di lei, l’avrebbero fatta sentire… 
Con questo desiderio in mente si mise alla ricerca su internet di fotografi professionisti nella città. 
Fu una lunga ricerca ma poi vide una serie di foto che la intrigarono molto, le modelle avevano pose e look molto sensuali, audaci ma raffinate.
Cercò il nome del fotografo perché lei, voleva anche che fosse un uomo che l’attirasse, un maschio che le facesse scorrere brividi sulla schiena al solo vederlo. Dunque non bastava la tipologia di foto a farla scegliere, era necessario selezionare il fotografo.
Vide questo tizio, era un uomo alto, occhi verdi ammalianti, un bel tipo decisamente. Cercò altre foto, le guardò con avidità, ogni particolare poteva essere decisivo. Si vedeva che sapeva farci e si domandò con quante di quelle modelle fosse andato anche oltre.
Così decise di chiamare, per avere informazioni su come si sarebbe svolto il tutto, sul prezzo, sulle cose da indossare, il posto in cui vedersi.
La voce che sentì all'altro capo del telefono la fece sussultare, era un voce calda, profonda, intensa. Un tono che portava con sé immagini di sesso.
La sua fantasia già era andata oltre.
Le disse di presentarsi nel suo studio, di portare alcuni capi di lingerie che le piacevano particolarmente e a quel punto anche lui le chiese di vedere qualche sua foto, per decidere, orientarsi.
Si scambiarono così i numeri dei cellulari.
Lei aveva già fatto da sola delle foto con raffinati capi di lingerie, foto che mettevano in bella mostra il suo corpo sodo e ben proporzionato. 
Si piaceva, questo era innegabile e le piaceva piacere.
Scelse le foto più belle ma non gli mandò quelle più audaci o di nudo integrale.
In fondo aveva a che fare con uno sconosciuto.
Aspettò una reazione. Poco dopo il bip bip del telefono le annunciava l’arrivo di un messaggio:
Con una modella così potrei cominciare anche subito. Ce la fai a stare qui tra mezz’ora?
Cavolo, non se l’aspettava ma scrisse un SI e velocemente lo inviò.
Quando suonò alla porta dello studio lui andò ad aprire. Si guardarono con un interesse imbarazzante. 
Prego accomodati Sonia, posso darti del tu vero?” – disse lui facendola entrare.
“Si certo”.
Lei lo scrutò e lui sorrise. 
Lui aveva un jeans e una camicia bianca sbottonata davanti e arrotolata sulle maniche. 

Era decisamente bello, aitante, muscoloso. Ancora una volta pensò che la voce non l’aveva tradita. Il suo aspetto e il suo odore facevano pensare al sesso.

Anche lui la guardò, mentre le offriva da bere un cocktail, si sedette su un divano bianco e le chiese di muoversi, di camminare per vedere la sua dimestichezza davanti poi alla telecamera. 
Le sembrò una sfida, le piacevano le sfide.
Aveva indossato un mini tailleur nero, scarpe nere con tacco 12 e cinturino, suola rossa, calze nere con riga dietro, gonna corta, camicetta rossa trasparente che nulla lasciava all'immaginazione e faceva intravedere il pizzo di un raffinato reggiseno nero. 
Si mosse con naturalezza ma poi scoppiò a ridere.
“Scusa è che non sono abituata”.
“Sembra esattamente il contrario, vieni a bere il tuo drink qui accanto a me, parliamo un po’, serve per stemperare la tensione e poi essere più rilassati quando faremo le foto”.
Con una mano toccò il divano nel posto accanto al suo.
Lei prese il bicchiere e si sedette.
La gonna si alzò lasciando intravedere un striscia di pizzo nero delle calze.
Sapeva che lui stava guardando e non fece nulla per tirare giù la gonna. Quella situazione la intrigava molto.
“Allora come mai questa scelta di farti fotografare? Mi sembra che tu lo sappia far bene anche da sola!”.
“Non so, mi piace e volevo qualcosa di diverso, foto vere, fatte con tecnica non so se puoi capire…”
“Mi è tutto molto chiaro. Allora che ne dici di iniziare?”
Le fece vedere lo studio, c’era tanta luce, divani, tendaggi di ogni tipo e colore, un letto, sedie, una vasca, tappeti…
“Cosa mi devo mettere?”
“Forse è meglio chiedere cosa ti devi togliere, per ora rimani con la lingerie che hai addosso che da quello che vedo non è niente male, proviamo a fare qualche scatto.”
Così lei si spogliò con calma.
Si tolse la giacca, sbottonò uno ad uno i bottoni della camicetta e la lanciò su una sedia. Poi fece scorrere la zip della gonna, ancheggiò per farla scendere e quando toccò terra, vide nei suoi occhi una voglia che stentava a tenere a bada.
Era rimasta con un completino reggiseno e tanga di pizzo, reggicalze e calze, scarpe alte nere.
Lui senza dire nulla cominciò a scattare foto a raffica, le dava a volte delle indicazioni su come posare.
“Non mi hai detto che te ne pare, se secondo te può venire un bel servizio fotografico!”
Allora lui si avvicinò e le disse:
“Ti sorprenderò”.
Continuò a scattare, lei si sdraiò sul letto, lui si avvicinò per fare foto su vari particolari, le chiese di slacciarsi il reggiseno e di giocarci.
Quando la vide a seno nudo trasalì… neanche su modelle di diciotto anni aveva mai visto un seno così ben tornito e sodo ma fece finta di nulla.
Continuò a fare foto poi decisero di fare una pausa.
Lui si sdraio sul letto accanto a lei, la guardò e le disse che aveva un corpo perfetto, avrebbe davvero potuto fare la modella.
Lei cercò di rimettersi il reggiseno ma lui glielo prese dalle mani.
“Ti vergogni?”
“No ma siamo in pausa hai detto”
“Appunto meglio stare in libertà”. Annusò il reggiseno e disse:
“Ora con questo ci gioco io”.
Si avvicinò e le leccò un seno, lei non aspettava altro. Forse non aveva mai aspettato altro. 
Gli toccò la nuca e spinse la sua bocca sul suo capezzolo e quello era più di un si. Per lui fu il segnale che poteva osare.
In un attimo fu sopra di lei, le morse avidamente i capezzoli e la sentì gemere sotto il suo corpo. Le strinse il seno con le mani, poi le fece scivolare verso il perizoma e lo scostò.
Le toccò il clitoride mentre i suoi occhi erano puntati sul volto di lei, le piaceva vedere le smorfie di piacere e dolore. Con un dito le fu dentro e la sentì calda, molto calda e bagnata. Questo lo eccitò ancora di più, con impeto infilò tre dita e spinse forte, lei gridò e sussultò, si inarcò per il piacere e divaricò ancora di più le gambe. Era eccitatissima.
Lui giocò ancora con le dita nella sua fica, si portò le mani alla bocca e l’assaporò. 
Poi le strappò il tanga, la camicia bianca volò a terra in un attimo, si tolse i pantaloni facendo intravedere dagli slip un cazzo già duro e voglioso.
Lei si alzò sulle ginocchia, si avvicinò e gli toccò il cazzo attraverso gli slip, era duro e caldo, lo sentì pulsare. 
Sempre attraverso gli slip lo annusò portandosi avanti con il naso. Alzò lo sguardo per vedere la sua espressione.
Lui era fuori di sé dal desiderio di scopare.
“Prendilo, è tuo!” – le disse.
“Lo so che è mio” – rispose lei con aria di sfida.
Gli abbassò di colpo gli slip, si abbassò mostrando il suo culo perfetto e sodo, prese in mano quel cazzo che aveva desiderato dall'inizio, lo leccò e se lo mise in bocca. Lo sentì vibrare di piacere.
Ci giocò come sapeva fare lei, gli arrotolò attorno la lingua per poi succhiarglielo mentre lui lo spingeva nella sua gola.

Era molto eccitato ma lei non voleva che tutto finisse così. 
In fondo si sentiva padrona del gioco e quel gioco lo avrebbe condotto lei.

Quando lo sentì gemere lei si ritrasse, lo fece scivolare dalla sua bocca, si sdraiò aprendo le gambe e mostrandogli altre labbra in attesa di giocare con il suo attrezzo.
Lui rimase spiazzato.
Aveva pensato ad altro ma lei si stava toccando e un liquido incolore faceva brillare la sua fica.

La penetrò con impeto e furore, si baciarono, lei sorridendo lo bloccò dentro se stessa con le gambe mentre lui ansimava e ritmicamente si muoveva su quel corpo marmoreo.
Era una lotta di corpi nudi e sudati, di umori assaporati, di desiderio focoso.
Era godimento totale.
Lei si inarcò e gridò. Stava venendo, il suo respiro si fece sempre più affannoso mentre il seno si sollevava e si abbassava.
Di colpo lui si ritrasse e la rigirò come un fuscello, ora aveva il suo culo a portata di mano, le leccò l’ano, ci infilò un dito, la sentì ancora gemere e dimenarsi, con le dita trasportò il suo liquido dalla vagina all'ano, ci giocò ancora un po’ e poi le fu dentro prima con delicatezza e poi con voglia rabbiosa.
La sentì urlare di piacere e dolore, la sentì spingere il suo culo affinché il cazzo entrasse fino in fondo e lui le venne dentro. 

Un fiume di un intenso liquido biancastro era dentro quel culo perfetto.
Lui le avvicinò la bocca all'orecchio e le sussurrò:
“Avresti mai pensato che questa giornata sarebbe finita così?”
La sua languida risposta fu:
“Si, esattamente così”.

*
Storydream
fotografia: Petr Sojka

05 settembre 2010

In treno



Siamo in partenza io e mia sorella, abbiamo preso un treno che ci porterà qualche giorno a Roma. Siamo invitate al matrimonio di nostra cugina per il sabato successivo. Prendiamo posto, Livia si sistema al lato del finestrino ed io al suo fianco. Sistemiamo le valige e aspettiamo la partenza del treno. Quando vado per sistemare la borsetta ecco che vedo una rivista ripiegata, curiosa la apro e vedo che è un manuale di sesso, tipo kamasutra con tante foto esplicative. La faccio vedere a mia sorella e visto che lo scompartimento è vuoto, ci ridiamo e scherziamo su ma poi le chiedo... "questo l'hai mai fatto?"
"smettila dai... non essere sempre la solita!"
Non parla di buona voglia sull'argomento, è una ragazza molto molto riservata.
Mentre sfoglia la rivista arriva al capitolo lesbo, imbarazzata chiude la rivista e la piega sul portaoggetti che ha di fronte... Una voce maschile alle nostre spalle taglia quell'imbarazzo...
"Buongiorno signore, scusate il disturbo, devo prendere posto. Il numero 19 è il mio..."
Prego rispondo io! Ritiro le gambe sotto al tavolinetto per farlo passare.
Uffa... sbuffo infastidita, finita la pacchia penso! Non si potrà più chiacchierare in santa pace...
Lui mi si siede di fronte, un bell'uomo però! Avrà 50/55 anni, sguardo intelligente, capelli brizzolati e morbidi... un uomo composto e molto educato. Insomma mostra un'aria interessante che mi inizia ad incuriosire non poco... 
Ecco fatto! dice sorridendo... mentre piega la giacca sullo schienale, purtroppo dovrete sopportarmi, vado fino a Roma quindi fate come se io non ci fossi...
E te pare poco, penso...
Sta qua di fronte ha una camicia bianca che lo rende meravigliosamente accattivante... dovrei far finta che non c'è... ?(pazzo!)
In quel momento la sua gamba sfiora la mia, e sulla pelle mi passa una scossa. Per caso o l'avrà fatto apposta? mi chiedo
Ada nasconde la rivista sotto il maglioncino, ma l'uomo con la coda dell'occhio l'ha notata già da un bel pezzo.
Come vi chiamate ci chiede? E si arrotola la camicia ai gomiti, quel gesto per me è micidiale le camice ai gomiti arrotolate cosi m'ammazzano... non so ne il motivo ne il perché ma le braccia di un uomo e le sue mani che fanno quel gesto mi fanno impazzire.
Lo guardo e lui se ne rende conto subito...
Io sono Laura, lei è mia sorella Livia !Piacere mio risponde...
Io sono Giulio!... e tu cara Livia cosa stavi leggendo di bello?
Nulla risponde lei! 
T'imbarazza il contenuto della rivista?
No... risponde lei mentendo spudoratamente
Vedo che è interessata al capitolo lesbo? ribatte lui con un sorriso malizioso
Ma no! risponde Livia l'ho trovato qua anzi... stavo per metterlo nel cestino...
No, e perché mai annuì Giulio... fammi dare un 'occhiata! 

Lei gli passa la rivista, e Giulio senza il minimo imbarazzo la sfoglia e dice... Siamo tutti grandi e vaccinati… ti scandalizza vedere due donne che fanno all'amore?
Lei è diventata viola dalla vergogna! chi ci dice che l'amore etero sia quello perfetto? Quello che ci soddisfa a pieno?
Ti dirò... anzi, vi dirò... vedere due donne che si baciano e s'accarezzano intimamente per me è la cosa più bella che possa esistere.
Io sono senza parole, siamo qui con uno sconosciuto a parlare di un argomento imbarazzante ma al dir il vero molto intrigante.
Mentre sfoglia la rivista sembra eccitarsi, allunga la gamba e si strofina alla mia abbiamo le ginocchia vicine ed io in silenzio lo lascio fare. Mi piace pensare che magari sta avendo un erezione, e che osservando quelle due donne che si strofinano si sia eccitato a tal punto da volere il mio contatto.
Stringo le gambe sento le mie calze che sfregano la pelle, tolgo le scarpe sotto al tavolino e gli metto il piede sul suo cazzo. Lui avverte il mio tocco, il suo cazzo è gonfio e duro eccitato da tutto ciò che stava succedendo... Finisco di toccarlo perché il controllore è in arrivo. Giulio per togliersi dall'imbarazzo chiede? Siete sorelle? Si... rispondo io, sorelle e profondamente amiche... qualcosa che va oltre il legame di sangue. Sai, quel legame che si rafforza e rende speciale un rapporto scontato.
Giulio ci guarda, si passa la mano tra i capelli e si allenta la cravatta.
Fa un po' caldo dice sorridendo... l'argomento toccato da me sotto al tavolino gli stava accendeva lo sguardo...
Siamo solo noi tre nel vagone... Incominciamo a parlare di svariati argomenti e il viaggio diventa interessante. Le ore volano in fretta tra gli sguardi complici di noi due.


Verso le 21 arriviamo a Termini...
Posso domandarvi dove passerete la notte ragazze? Non sappiamo rispondo io siamo partite senza una meta precisa troveremo qualche B&B a poco prezzo nei paraggi...
Ma no, dice Giulio... vi ospito io, sono solo ed i miei sono alla casetta al mare. Per questa notte sono libero.
Livia guarda e mi fa cenno di no con gli occhi... io invece sento che mi posso fidare, anzi, volevo pazzamente andare da lui.
Emmh... dai su accettiamo! Siamo stanche e dove andiamo da sole in questa grande città a quest'ora??
Prendiamo un taxi che ci porta a casa sua, saliamo e sistemiamo la valige in camera... Ha una casa molto accogliente... sorridendo dice "fate come foste a casa vostra"...
Come chiudiamo la porta alle spalle, Livia inizia la ramanzina... lo sapevo! Ma possibile che non cambi mai?... uffffaaaaa quando fa cosi non la sopporto, la solita pippa, la solita prudente e malfidata.
Smettila! Possibile che non ti lasci mai andare a nulla di nuovo... le urlo arrabbiata! Mica ci mangia? Eppoi sembra una bravissima persona.
Innervosita faccio la doccia e dopo la fa anche lei, abbiamo indossato i nostri accappatoi e fatto qualche telefonata.
Dai andiamo a ringraziarlo... Livia dai andiamo da Giulio, lo salutiamo gli diamo la buona notte e poi a nanna!
Avevo una gran voglia di rivederlo anche solo un minuto ...
La prendo e la trascino nel corridoio. Giulio? toc toc? Giulio dormi? Di gia?
Nessuna risposta... ad un tratto la porta si apre e lui ci dice entrate su!
Non è ancora in pigiama ha solo sbottonato la camicia, è bellissimo la maglietta bianca lo fascia e lo rende virile e maschio.
I miei occhi incontrano i suoi e senza parlare si avvicina e mi bacia di colpo inaspettatamente, quel bacio era quello che con gli occhi mi aveva dato in treno mentre lo toccavo... 
Livia rimane allibita muta senza parole, imbarazzata al mille x mille, non capiva cosa stesse succedendo

Lui invece aveva già capito che solo io potevo coinvolgerla, solo io avevo il potere di farla sciogliere del tutto... così la prendo per mano e la trascino lentamente verso di noi.

Finisce con la mia bocca e dolcemente passa alla sua, scende con la lingua sul suo collo e con la mano mi tocca i capezzoli dentro l'accappatoio.

L'atmosfera si riscalda.
Ci prende per mano e ci porta sul letto… ci slega l'accappatoio e si mette in mezzo a noi due, ci bacia le spalle e con le dita ci disegna carezze. Sulla pelle… arida di tante cose che nessuno mai ci dona... Quell'uomo ha una tenerezza nel baciare che ti spiazza l'anima ed ha un sapore di buono che mi fa ricordare i lecca lecca che di nascosto rubavamo al nostro papà quando faceva il droghiere.
Livia mi guarda meravigliata ma non si allontana, ha bisogno anche lei di quell'uomo che ci vuole entrambe in modo cosi intenso...
Colta da raptus improvviso, comincia ad armeggiare con i suoi pantaloni fino a farli scivolare a terra… gli accarezza le gambe vellutate e li segna il profilo con le unghie dolcemente
Lui con le dita gli tocca lievemente la figa saggiandola e affonda le dita nel grondante calore, girando attorno al clitoride lentamente delicatamente beandosi dei mugolii di lei che ansima.
Io aspetto eccitata e li guardo, allargo le gambe e mi tocco, più forte, mi masturbo accovacciata sul letto. E' meraviglioso vedere Giulio che tocca la figa di Livia. Gli piace stare al centro di noi, se la prende comoda, la stende sul letto e la scopa davanti, più volte. Si toccano si leccano, mordono la carne l'uno dell'altro, e l'odore di sesso si sente in tutta la stanza.
Non potendo più stare a guardare ecco che la mia bocca cercare quella di Livia… Lei mi passa la lingua e poi la cede ancora Giulio.
Lui la tiene a gambe divaricate mentre lei si tortura i capezzoli continuando a cavalcarlo con un ritmo costante ad occhi chiusi e testa reclinata indietro.
Mentre sono sul letto vedo un paio di scarpe nere di vernice scivolo giù e le indosso, mi calzano a pennello, forse sono della sua donna...
Mi distendo sul letto e allargo le gambe aspettando Giulio che era ancora a stantuffare Livia.
Eccitato dalla cosa mi vede e mi porta sullo scrittoio che sta di fronte toglie i fogli e mi mette a carponi. M'afferra i fianchi e mi porta verso il suo cazzo duro che è li caldo ancora degli umori di Livia.
Mi allarga le gambe e me lo infila dolcemente, lo sento schizzarmi dentro morbido e umido.
Mi scopa, mi fotte con un ritmo che mi fa smaniare... Livia s'avvicina e gli bacia la schiena da dietro… gli struscia le tette sulla schiena…
Falle indossare un pò anche a lei ora - mi dice mentre mi sta scopando - ... io adoro le scarpe, e voglio vedere come le indossa.
Le sfilo e le passo a mia sorella.
A quel punto lui si inginocchia e gli lecca le gambe con la lingua, gli massaggia le cosce, lei si contorce, io m'avvicino di lato e la bacio sui seni.
Un incontro magico, fatto di voglie e di cose nuove da scoprire, di umori che si fondono ognuno nei desideri dell'altro... quei desideri che mai nessuno dei nostri compagni ha saputo, mai e poi mai, soddisfare.
Tra poco vengo dice Lui... sdraiatevi qua, voglio venirvi sopra! E lui eccitato dalle nostre lingue che lo leccano ci viene sopra le tette, e sopra la fica, le nostre dita toccano il suo seme caldo e ce lo spalmiamo addosso come nettare prelibato... gli stessi gesti quasi fossero stati predefiniti prima.
Tutto finisce, Livia abbraccia Giulio da dietro e io davanti, le mie mani e le sue s'incontrano e lei felice mi fa l'occhiolino.
Giulio ci lecca la bocca ripetutamente succhiandoci la lingua... dormite qua con me questa notte non andate in camera vostra...
E chi si muove, rispondo io, non ci penso nemmeno :)))))

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photo dal web