18 ottobre 2008

Fare l'amore


Fare l’amore… Una meravigliosa esperienza. Ogni volta. Non è solo sesso, certo che no! Non è solo tenerezza, affatto. Non è solo comunione, neanche semplice comunicazione. E’ un po’ di tutte queste cose insieme in una ricetta dal dosaggio perfetto. E’ un piacere che si distende sul letto del tempo. Inizia ed è subito impeto, voglia, fame alchemica e si protrae fino allo sfinimento, allo stordimento dei sensi. Sintetizzarsi nell'altro diventa un gioco in cui la percezione della somma stabilisce l’equilibrio funambolico di quegli attimi intensi. E il ritmo del respiro diventa una voce assordante che sovrasta la folla di tutto il resto. E i gemiti… note sinfoniche che colano dal pentagramma dell’anima. Fare l’amore è dirsi tutto quanto con le mani. Fare l’amore è dare modo ai sussulti di divenire linguaggio e le parole carne e il tempo un semplice dettaglio Fare l’amore è una gioia che riesce anche a far male tanto è intensa… quando è intensa. Fare l’amore è averti negli occhi e nella bocca. E sopra. E dentro.

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photo dal web


14 ottobre 2008

Fammi volare



Fammi volare come sai fare solo tu. Con le tue dita belle, mobili e forti che sfiorano la mia pelle. Dita da scrittore. Dita da cuoco. Dita da navigatore. Dita avvezze a maneggiare tastiera, ingredienti e ruvide cime consumate dagli elementi. Non mi piacciono le mani da pianista, troppo curate ed effeminate. Preferisco le tue, che odorano dei fiori di cui ti prendi cura in giardino, del succo verde delle piante che hai appena potato, della terra umida e profumata di humus in cui le affondi con piacere e in modo estremamente sensuale, incurante dei piccoli millepiedi che fuggono quando sconvolgi il loro habitat naturale come un improvviso terremoto in miniatura. Si vede che ami farlo, che adori toccare la terra con le mani. E amo sapere che con lo stesso identico piacere affondi le dita in me, nella carne morbida dei miei fianchi, nell'umidore segreto e privato che sai sempre trovare tra le mie cosce quando le apri con le carezze decise delle tue mani da esploratore, nei miei capelli sparsi sul cuscino quando mi sei sopra e mi scopi lentamente guardandomi negli occhi senza dire una parola. 


Mi esplori come fossi territorio di conquista, una conquista sempre rinnovata in quanto sempre nuova. Sai trovarmi e prendermi ogni volta come se fosse la prima, senza essere mai scontato, senza mai ripeterti, ogni volta un altro Uomo che ha di fronte a sé un’altra Donna e la saggia, la tenta, la scopre e trova sempre modi diversi per farla volare. E’ sempre un volo nuovo, di un’intensità che mi mozza il respiro. Le tue mani mi posseggono, sono ovunque, non mi oppongo al tuo tocco a volte delicato e altre volte padrone, ovunque tu voglia dirigerlo. Mi lascio aprire da te come un frutto maturo e succoso. Mi lecchi, mi assapori, mi penetri, mi mordi, facendomi gemere di dolore e di piacere insieme, mi lecchi di nuovo, il mio respiro accelera, mi porti al limite e quando sai che sto quasi per venire sposti la tua attenzione sul mio ombelico, sul seno, sulle labbra. Bastardo, ti adoro. Mi baci e provo il mio sapore. Mi porgi un bacio lungo, lento, sensuale, incurante del mio corpo che freme e vuol essere soddisfatto a un ritmo ben più rapido di questo. Mentre ci baciamo le tue belle dita scivolano tra le mie gambe. Sono aperta, bagnata, sospiro, mi illudo che sia arrivato il momento... Un dito che mi penetra, poi un altro ancora. Non ti muovi, ti godi il mio pulsare intorno alle dita e il movimento del mio bacino che cerca soddisfazione. Mi dici “non ancora, stronzetta” e le estrai piano. Me le fai succhiare e lo faccio con voluttà, guardandoti negli occhi. Adoro succhiarti le dita mentre le spingi lentamente dentro e fuori della mia bocca. 

“Ti prego”, ti dico, ma tu sorridi sornione e mi chiudi di nuovo la bocca con un bacio. Mi fai impazzire e lo sai. Ne godi. Ti piace vedere i miei occhi, di solito così fieri, che implorano il tocco delle tue mani. Le mie labbra aperte, pronte per un altro bacio. Mi dici di tirare fuori un po’ la lingua e poi la lecchi, ci giri intorno con la tua, la succhi piano, torni a leccarla. Ti lascio fare, lo sai che mi fai morire quando fai così, quando ritardi il mio piacere e mi torturi con i tuoi baci e le tue mani che mi toccano ma non mi fanno ancora godere. Ormai sto lasciando andare qualsiasi resistenza, mi ammorbidisco sempre più ad ogni tuo tocco, la tensione che provavo sotto pelle sta lasciando posto alla resa più totale. Il mio respiro è meno affannoso e mi godo tutto ciò che mi dai, ogni più piccolo sfioramento, ogni carezza appena accennata. Adoro questa sensazione, essere nelle tue mani e affidarmi a loro completamente, sapere che mi porteranno al piacere ma non sapere quando e godermi l’attesa con tutto quello che essa porta. Questo è il momento che aspettavi, è la tua vittoria. 

Sapere che sei riuscito a portarmi al punto in cui mi arrendo completamente ai ritmi che mi imponi ti fa sentire vincitore e ti eccita. Ti sdrai sopra di me e mi penetri col tuo sesso duro. Sono del tutto aperta, lo accolgo e lo avvolgo, lo sento dentro con ogni terminazione nervosa e mi accorgo di non avere più fretta, di godere della sua presenza e del suo lento spingere dentro di me. Poggio le mani sulle tue natiche e sollevo le gambe fino ad avvolgerle intorno a te. Sei in me, in profondità, non hai alcuna urgenza e ti muovi con maestria. La mia eccitazione sale, stavolta più lentamente, questo tuo ritmo tranquillo e al tempo stesso deciso mi fa impazzire. Non accenni ad accelerare e sento il piacere montare dentro di me. Seguo i tuoi movimenti coi fianchi, assecondandoli e cercando di mantenere il tuo tempo senza affrettarmi troppo, però la tentazione di muovermi più veloce contro di te è forte. Tu lo senti e ti fermi, godendo delle mie pulsazioni intorno al tuo membro duro. “Ti prego, ti prego....” ti dico ancora, quasi supplicandoti. Riprendi a muoverti un po’ più rapidamente, adesso, assecondando il mio movimento sotto di te. Accelero sempre più, è così bello sentirti dentro e stringerti mentre mi scopi e muovere i fianchi per spronarti ad andare più veloce. Sempre più veloce. Ora te lo chiedo, “più veloce, scopami più veloce, fammi godere” e tu ti adatti al mio desiderio, ti muovi sempre più rapidamente e profondamente osservando le mie reazioni, il piacere che sale in un crescendo che sembra quasi senza fine.... Poi, improvvisamente, esci da me e riprendi a circumnavigare il mio ventre e il mio seno con quelle mani da "scrittorecuoconavigatore" che hai mentre mi dici “non ancora, stronzetta, non ancora” col sorriso sornione di sempre stampato sulle labbra. Ti sorrido anch'io, poi scoppio a ridere. Ora ridiamo insieme. Bastardo, ti adoro! 


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La Cortigiana Scrive
photo dal web


13 ottobre 2008

L'albero


Sono il tuo albero, 
quello con cui da piccolo giocavi a nascondino, 
quello sotto cui hai detto per la prima volta ti amo. 
Sono il tuo albero, 
quello che ascoltava le vostre canzoni, 
gridate nelle voci di un adolescenza sognatrice 
e suonate nelle corde di una chitarra che porta il mio nome; 
le stesse canzoni che ora vuoi rubare all'Umanità, 
accecato dal potere del mio peggior prodotto, il denaro. 

Sono il tuo albero, 
quello che ti ha cresciuto con i suoi frutti 
di cui ora apprezzi solo il potere che ti possono dare 
brevettando ciò che non è tuo 
e distruggendo tutto ciò che è futile al mercato. 

Sono il tuo albero, 
quello che ti curò con le sue tenere foglie quando ti ammalasti; 
le stesse cure che ora vuoi negare ai tuoi fratelli 
solo perché non possono compiacere la tua avidità. 

Sono il tuo albero,
quello che a scuola ti ha dato le sue matite 
e la sua carta per disegnare le tue idee e il tuo sapere; 
le stesse idee e lo stesso sapere che ora vuoi legare 
per quelle cose che tu chiami affari. 

Sono il tuo albero,
e visto che oramai ci conosciamo da molto tempo 
mi permetto di insegnarti una cosa: 
ciò che ha un valore inestimabile 
non può avere mai un prezzo. 

Sono il tuo albero, 
e anche se continuerai ad umiliare le mie e le tue radici 
e ad uccidere i miei compagni quando potresti farne a meno, 
io fin quando sarò qui 
continuerò a regalarti la mia ombra e il mio calore 
chiedendoti in cambio solo la gioia del tuo respiro.


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Alessandro Bonfanti
photo dal web



12 ottobre 2008

Daniele Luttazzi


Con le donne, fin da bambino, sono sempre stato un disastro ...
quando si giocava al dottore, a me facevano guidare l'ambulanza!!

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Daniele Luttazzi
photo dal web

L'unità organica


Radicati di più nel corpo. Ravviva di più i tuoi sensi. Guarda con più amore, assapora con più amore, tocca con più amore, annusa con più amore. Lascia che i tuoi sensi siano sempre più attivi e, all'improvviso, vedrai che l’energia in eccesso nella tua testa si equilibrerà meglio nel corpo. La testa è dittatoriale: continua a prendere energia da tutte le parti, monopolizzandola. Ha praticamente ucciso i sensi: assorbe in pratica l’ottanta per cento della tua energia, lasciandone solo il venti per cento al resto del corpo. Ovviamente, tutto il corpo ne soffrirà, di conseguenza tu ne patirai; infatti, puoi essere felice sono quando funzioni in quanto unità organica, un insieme in cui ogni parte del corpo e dell’essere ottiene la propria porzione di vitalità, né in più né in meno. In quel caso operi con un ritmo, hai un’armonia. Armonia, felicità, salute: sono tutte parti dello stesso fenomeno. E’ l’integrità. Se sei integro, sei felice, sei sano, sei armonioso. Ma la testa crea un disturbo.

La gente ha perso molte parti del proprio essere: per esempio, non è più capace di annusare, ha perso questa capacità. Ha perso il senso del gusto, riesce ad ascoltare solo alcuni suoni, ha perso l’uso delle proprie orecchie. In realtà pochi sanno cosa sia realmente il tatto: la loro pelle è come morta, ha perso sofficità e ricettività. Ebbene, la testa opera come un Hitler, opprimendo tutto il corpo e diventando sempre più predominante. La situazione è veramente ridicola: l’uomo è diventato una caricatura, ha una testa enorme e il resto del corpo piccolissimo e privo di vitalità. Dunque, riporta in vita i tuoi sensi. Fa’ qualsiasi cosa con le mani, con la terra, con gli alberi, con le pietre, con i corpi, con la gente. Fa’ qualsiasi cosa non richieda un gran pensare, un uso eccessivo dell’intelletto, e divertiti... in questo modo, pian piano, la testa si alleggerirà. Sarà ottimo anche per la testa, poiché quando è eccessivamente appesantita, tenta di pensare, ma non riesce a farlo. Come potrebbe pensare, una mente preoccupata?

Per pensare hai bisogno di chiarezza, devi avere una mente che non sia tesa. Sembrerà un paradosso, ma per pensare hai bisogno una mente spensierata, priva di pensieri. In quel caso puoi pensare facilmente, direttamente, intensamente. In quel caso, puoi semplicemente porti di fronte a un qualsiasi problema e la tua mente libera da pensieri inizierà a risolverlo: avrai intuizioni, pure e semplici intuizioni. Quando la mente è eccessivamente gravata da pensieri, pensi troppo, senza scopo alcuno. Non concludi mai nulla, la testa si perde: continui a girare intorno alle questioni, con un gran frastuono di pensieri, ma alla fine non arrivi a niente. Pertanto diffondere l’energia a tutti i sensi non è contro la testa; è a suo favore, poiché quando la testa è equilibrata, quando si trova al suo posto, funziona meglio; altrimenti è troppo affollata, è vittima di un traffico congestionato di pensieri: è sempre l’ora di punta, ventiquattrore su ventiquattro. E ricorda: il corpo è qualcosa di meraviglioso, qualsiasi cosa abbia a che fare con il corpo è semplicemente splendida.

Essere sensuali vuoi dire essere aperti: le tue porte sono aperte e tu sei pronto a pulsare con l’esistenza. Se un uccello inizia a cantare, la persona sensuale sente subito echeggiare quel canto nell'intimità del proprio essere. Una persona non sensuale non lo sentirà affatto, oppure percepirà solo un rumore da qualche parte; quel suono non penetrerà nel suo cuore. Un cuculo lancia il suo richiamo: la persona sensuale avrà la sensazione che non si trovi in un remoto boschetto di manghi, è li’, nelle profondità della sua anima. Diventerà il suo stesso richiamo, la sua segreta aspirazione al Divino, il suo spasimare per l’amato. In quel momento colui che osserva e la cosa osservata sono un tutt'uno. Vedendo un fiore meraviglioso, la persona sensuale fiorisce con esso, diventa un fiore a sua volta. La persona sensuale è liquida, scorre, è fluida. Con ogni esperienza, diventa quell'esperienza. Vedendo un tramonto, è il tramonto. Vedendo una notte buia, immersa in un’incredibile oscurità silente, diventa l’oscurità. Al mattino, diventa la luce. Quella persona è tutto ciò che la vita è: l’assapora in tutte le sue sfaccettature. Di conseguenza si arricchisce, questa è vera ricchezza! Ascoltando la musica, è musica; ascoltando il suono dell’acqua, diventa quel suono. E quando il vento fruscia in un boschetto di bambù e le canne scricchiolano non è lontano da loro, è in mezzo a loro, ne è parte: è una canna di bambù!

La parte bassa del corpo è uno dei principali problemi per la maggior parte delle persone: è praticamente morta, poiché per secoli il sesso è stato represso. La gente ha paura a muoversi al di sotto del centro sessuale. Si limita a irrigidirsi al di sopra del centro del sesso. In realtà, la maggior parte delle persone vive nella propria testa oppure, se ha un po’ di coraggio, vive nel torace. Al massimo, la gente raggiunge l’ombelico, ma non va mai oltre, quindi metà del suo corpo è praticamente paralizzata, per cui metà della vita delle persone è paralizzata In questo caso possono verificarsi molte complicazioni, in quanto la parte inferiore del corpo è simile alle radici: queste sono le radici dell’essere umano. Le gambe sono radici che ti uniscono alla Terra. A causa di questa mancanza di connessione, le persone vagano come fantasmi, del tutto separate dalla Terra. È fondamentale tornare a riappropriarsi dei propri piedi! Lao Tzu era solito dire ai suoi discepoli: “Se non iniziate a respirare dalla pianta dei piedi, non siete miei discepoli”. Respirare dalla pianta dei piedi... ha perfettamente ragione! Più scendi in profondità, più in profondità scende il tuo respiro.

E’ praticamente vero che il confine del tuo essere, corrisponde al confine del tuo respiro: quando si espande fino a toccare la pianta dei piedi, il tuo respiro arriva in pratica fino lì; non in senso fisiologico ma in un senso psicologico. In questo caso, hai riconquistato tutto il tuo corpo: per la prima volta sei integro, un’unità organica, un tutto unico. Dunque, continua a percepire sempre di più i tuoi piedi. A volte, stai semplicemente in piedi a contatto con la terra, senza scarpe; senti il calore, la sofficità, la frescura. Qualsiasi cosa la terra sia pronta a dare in quel momento, percepiscila semplicemente e lascia che scorra dentro di te. Inoltre, permetti alla tua energia di scorrere nella terra, sii totalmente connesso con il suolo. Se sei connesso alla terra, sei connesso alla vita. E se sei connesso alla terra, sei connesso al tuo corpo: diventi molto sensibile e centrato, ed è qualcosa di fondamentale. Nel momento in cui lo percepirai, potrai evolvere, dunque, immergiti sempre di più in questa connessione.

Il senso dell’umorismo infine riunirà le parti che in te sono dissociate. Il senso dell’umorismo fonderà insieme i tuoi frammenti in un tutto organico. Non l’hai notato? Quando esplodi in una risata fragorosa, all'improvviso tutte le parti frammentarie di te scompaiono e tu diventi un tutt'uno. Quando ridi, la tua anima e il tuo corpo diventano un’unità: ridono insieme. Quando pensi, il tuo corpo e la tua anima sono separati. Quando piangi, il tuo corpo e la tua anima sono uniti, funzionano in armonia. Ricorda sempre: sono buone tutte quelle cose che ti rendono un tutt'uno, tutto ciò che ti rende un’unità organica ti fa bene. Ridere, piangere. danzare, cantare: tutto ciò che ti rende integro, in cui tu operi come un’unica armonia, non in quanto entità separata, ti fa bene.


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Osho Rajneesh
fotografia: Jiri Ruzek


La preda


Uscendo dalla ferramenta del paese mi scontrai, proprio prima della tendina in plastica dell'ingresso, con gli occhi di Irene, con il suo portamento, con il suo odore... e la sua aria di sfida stampata sul volto. Scostai quei fastidiosi fili di perline per farla passare. Lei, senza neanche guardarmi, entrò decisa strusciando appositamente il suo corpo sulla mia mano. Da quel giorno non vi fu più un angolo di pace in paese. Venni a sapere poi, sempre da Costantino il proprietario della ferramenta, che suoi occhi mi davano caccia già da parecchio. Non so nemmeno come fu che lei gli chiese conto di me. Tanto sta che, in estrema confidenza, mi spifferò quello che doveva rimanere un segreto tra i due. Tale situazione, dopo avermi smosso i nervi, iniziò anche a smuovere la curiosità in quanto, superato il fatto di per sé (ed avendo stabilito che non potevo interpretare tale atteggiamento come provocatorio) la signora Irene, sposata con due figli, sicuramente non più giovane ma fisicamente ancora molto prestante, era davvero una gran bella donna. Longilinea, intelligente, educata e sempre ben vestita. La conoscevo di vista solo perché mia cugina Chiara, sparlando (come suo carattere) del più e del meno una domenica, vedendola uscire dalla messa, mi raccontò che quella signora andava spesso nella sua merceria a far spese, specialmente a comprare lingerie raffinata... per lei era ovvio che poi andasse a confessarsi!!! Dopo un poco di tempo queste costanti coincidenze, si fecero pressanti.

Capitava che per il quartiere ci si incontrasse di sfuggita svariate volte la settimana ed, in ognuna, mi scoprivo sempre di più interessato a quella sfacciata attenzione che mi riservava e che aveva il potere di condurre i miei pensieri in alcove inimmaginate… luoghi creati ad arte per soddisfare l’onirica vanità di preda desiderata… braccata. Me la vidi sin anche nei pressi del tennis dove almeno il sabato sera andavo a scaricare un po' di tensioni. Poi, un giorno d'autunno la intravidi, da sola, sulla panchina dei giardini pubblici… stava massaggiandosi le caviglie, forse doloranti per via dei tacchi che era solita indossare… o forse solo per aggiustarsi la riga delle calze. Sta di fatto che quell'anima apparentemente sorniona, non appena si accorse della mia presenza, rimarcò quelle movenze caricandole di una non velata sensualità provocando in me un repentino quanto ragguardevole groppo, difficile da deglutire dinanzi a certe incoraggianti stimolazioni. Dalla sua panchina arrivavano occhiate e piccoli mugolati lamenti, quasi una indiretta ricerca d'aiuto, d'attenzione sicuramente... non smetteva di massaggiarsi quelle splendide caviglie, che sapeva di possedere, chinandosi ripetutamente in avanti… lasciando poi che una idea di gonna si ritirasse come esperto sipario… caviglie sottili, polpacci tonici… la sua mano carezzevole pareva essere voce piena di un cicerone nell'intento di elogiare le bellezze naturali di quella splendida riserva naturale.

Gambe appena tornite che andavano a perdersi in un paio di décolleté dal tacco molto sfilato… anch'esse oggetto di mostra… le caviglie roteavano apposite quasi per illustrare il prodotto… la voluta mossa di una stanchezza falsamente evidenziata andava a mescolarsi con il gioco di sguardi che s’era venuto a creare. Mi trovai preso all'amo e per quanto psicologicamente mi divincolassi non riuscivo a liberarmi da quelle attenzioni… non volevo!! Il sangue pulsava sbuffando affannosamente come una pentola a pressione... ogni muscolo era in allerta, così come i cinque sensi tutti tesi sull'obiettivo… Irene! Capii che era padrona di quel gioco sottilmente erotico e provocatorio, e che il filo che lo manteneva in vita era sottile assai… un limite impalpabile. Nel modo più assoluto, avrei rischiato di perderlo. D'improvviso, la vidi sollevarsi e senza destare segno d'alcuno fastidio, scomparì con passo determinato e veloce. Restai a guardare quelle caviglie cercando di scorgere un cenno di tentennamento... nulla!

Continuammo per mesi in una sorta d’improvvisate, involontarie, “caccia al tesoro” attraverso i luoghi più disparati della città e le situazioni della vita quotidiana. Lei non andava mai oltre l'appostamento... io evitavo di braccarla per non trovarmi braccato. C'era sempre il fatto che lei era sposata e quindi sconveniente ogni mossa "pubblica" ma anche quando ci incontravamo e lei stava con i figli, non perdeva occasione per lanciare un cenno sottile, un invito velato... uno sciabordare di ciglia. Aveva la capacità d’assalirmi con la sua prorompente sensualità sempre nel momento meno prevedibile, nei posti più impensabili... cosicché, senza accorgermene, quell'iniziale gioco si era dichiaratamente tramutato in una vera e propria battuta di “caccia" ed io oramai ne ero la preda... consapevole... alla fine quasi onorato d'esserlo! Conosceva i miei spostamenti, i miei impegni settimanali… le abitudini lavorative, il relax… la ritrovavo a pranzo o in mezzo ai tavolini della piazza… appariva ogni volta solo per farsi osservare... dovevo sapere che c’era anch'ella. Ogni volta che la vedevo era estremamente curata, indossava sempre scarpe diverse ed io lo annotai perché avevo un debole per quel peccato di vanità femminile… ed ella, aveva capito anche quello!

Apparizioni quasi fulminee ma devastanti per il mio immaginario… le stavo relegando un posto stabile nel monotono trascorrere di una vita normale di provincia, forse troppo piatta e banale. Forse anche per Irene. Un sabato mattina mi fermai in un bar che aveva una verandina all'esterno ed il sole, appena stiepidito dai primi veri venti autunnali, dava ancora sollievo… un posto appena fuori città lungo la strada provinciale che costeggiava il lago. Mi ordinai un tè caldo decidendo di sorseggiarlo fuori, prima di recarmi ad un appuntamento di lavoro. Volevo gustarmi la visione di quell'azzurro prepotente che cercava di salire al cielo per confondersi non visto… l’acqua leggermente increspata del lago ribolliva di riflessi dorati… piccolissimi diamanti ad intermittenza. Presi quindi la digitale dall'auto deciso a fare qualche scatto… con l’obiettivo alla ricerca dell’inquadratura perfetta mi spostavo da un lato all'altro della veranda senza accorgermi che, nel mentre, non ero più solo. Come mi aveva trovato??? Stava seduta ad uno dei primi tavolini dalla parte opposta alla staccionata. Il barista le aveva appena portato un vassoio con un aperitivo… la guardai e lei per la prima volte mi sorrise, diretta.

Ci volle un attimo per capire che non la stavo guardando, ma “inquadrando” attraverso la digitale… scattai… per tutta risposta si accostò allo schienale della sedia ed accavallò le gambe facendo scivolare via il soprabito in modo da lasciare scoperte le gambe sin sopra il ginocchio… si aggiustava senza mai staccare gli occhi dal mio obiettivo… io continuavo a scattare a scattare… il seno era bene in evidenza, ben modellato sotto un giacchino beige… muoveva la testa per scostar via i capelli dal volto cercando la posa più naturale… mi stava offrendo il proprio corpo, nel modo più professionale… indossava anche le scarpe più belle che le avessi visto sino a quel momento. Preso dalla strana situazione fotografica, senza rendermene conto, mi ero avvicinato a lei, accorciando sempre più la focale della macchina… quella splendida femmina, sembrava avere l’esperienza di una fotomodella. Il sorriso malizioso s’era fatto “esperto” atteggiamento… le piaceva essere fotografata… e le piaceva sapere che dietro l’obiettivo io me la stessi già scopando con gli occhi… se ne compiaceva… divaricò le gambe senza darmi il tempo di coglierne qualche frutto, poi si massaggiò le caviglie con dita affusolate che sembravano languide carezze e questo fino quando mi regalò un complice ed intimo delicato scorrere delle sue curate unghie rosse sulla balza bianca delle calze da sistemare.

Scesi quindi ad ad inquadrare quei suoi polpacci ben affusolati che si andavano a perdere in scarpe deliziose... malauguratamente ne ripresi solo il volo repentino. Stava andando via... tutto questo era avvenuto senza che si librasse una sola parola tra noi nell'aria... si girò per lasciarmi in regalo il sole del suo sguardo, la luce di quel sorriso. Quell'istante, fu la fine ad un sottile e raffinato gioco, a modo suo di un inerpicato amore. Non la vidi più in paese... la prima cosa che mi venne in mente fu di andare da Costantino e, con misera scusa, gli chiesi se avesse visto più in negozio la signora Irene... "si son trasferiti in un paese più grande.. sai, continuò, lo dovevan fare per la scuola dei ragazzi.. qui da noi non c'è manco il liceo.. pensa in che paese siamo"! Uscito dal negozio feci in silenzio quattro passi verso i giardinetti, scalciavo via tutto quanto incontravano i miei occhi fissi per terra ... cercai quella panchina, era ormai sommersa di foglie gialle... in realtà mi mancava il suo odore, la sua sfacciata ironia, la sua femminilità, il suo possesso di me... e poi dicono che studiare non ti cambia la vita, eccome se te la cambia!!!


*
photo dal web

10 ottobre 2008

Aforisma


La musica lava via dall'anima
la polvere della vita di ogni giorno! 

*
Berthold Auerbach
photo dal web










08 ottobre 2008

Aforisma


Nessuno esce vivo dalla vita! 

Paul Newman
photo dal web

07 ottobre 2008

Cammina leggera


Se avessi il drappo ricamato del cielo,
intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
Invece, essendo povero, ho soltanto sogni,
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi...
cammina leggera, perché cammini sui miei sogni!
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William Butler Yeats
fotografia: Britt Maren model

06 ottobre 2008

Rossetto e cioccolato



Ci vuole passione molta pazienza sciroppo di lampone 
e un filo di incoscienza ci vuole farina del proprio sacco
sensualità latina e un minimo distacco 
si fa così 
rossetto e cioccolato 
che non mangiarli
sarebbe un peccato 
si fa così 
si cuoce a fuoco lento mescolando con sentimento
le calze nere il latte bianco 
e già si può vedere 
che piano sta montando é quasi fatta 
zucchero a velo 
la gola soddisfatta e nella stanza il cielo 
si fa così per cominciare il gioco e ci si mastica
poco a poco si fa così è tutto apparecchiato 
per il cuore e per il palato 
sarà bello
bellissimo travolgente lasciarsi vivere totalmente 
dolce dolcissimo e sconveniente 
coi bei peccati succede sempre 
ci vuole fortuna perché funzioni 
i brividi alla schiena e gli ingredienti buoni è quasi fatta 
zucchero a velo la gola soddisfatta 
e nella stanza il cielo si fa così per cominciare il gioco 
e ci si mastica poco a poco si fa così è tutto apparecchiato 
per il cuore e per il palato 
sarà bello bellissimo travolgente 
lasciarsi vivere totalmente dolce dolcissimo e sconveniente 
coi bei peccati succede sempre! 

Ornella Vanoni



28 settembre 2008

Questa palla d'amore


Un amore rotondo senza spigoli
un amore bizzarro senza regole
un amore dolce senza riserve
un amore inventato, giorno dopo giorno, 
senza ipocrisia...
un amore che si nutre d’amore.

*
Monica Marghetti
photo dal web

27 settembre 2008

Aforisma


Amore il tuo viso mi ricorda la bellezza scultorea di Poppea...
amore la tua tenacia mi ricorda la forza eburnea di Cleopatra...
amore la tua astuzia mi ricorda l'efebica astuzia di Messalina…
amore, c'hai fatto caso che mi ricordi solo delle grandi puttane! 

*
Anonimo
photo dal web

26 settembre 2008

Aforisma


Non cercare mai di cambiare qualcuno per renderlo uguale a te.
Dovresti sapere che uno basta!!!!

*

Ralph Waldo Emerson
fotografia: Ewa Adriana Szumowska