14 maggio 2010

Aforisma


“Terribile è il gioco dell'amore, dove è necessario che uno 
dei due giocatori perda la padronanza di sé stesso.”

*
Charles Pierre Baudelaire
photo dal web

12 maggio 2010

Cerimonia solitaria in compagnia del tuo corpo


Penetro il tuo corpo il tuo corpo
Di carne penetro sprofondo
Fra la tua lingua e il tuo sguardo puro
Prima con i miei occhi
Il mio cuore le mie labbra
Dopo con la mia solitudine
Con le mie ossa il mio glande
Entro ed esco dal tuo corpo
Come se fosse uno specchio
Passo tra peli e gemiti
Non so quale è la tua pelle o la mia
Quale il mio scheletro o il tuo
Il tuo sangue brilla nelle mie arterie
Simile a una stella
Le mie braccia e le tue braccia sono quelle
Di un astro che si moltiplica
E ci riempie di dolcezza
Siamo un animale che si innamora
Metà cenere e metà battito
Una manciata di terra che respira
Di materie incandescenti
Che ansimano e godono
Senza riposarsi mai 

*
Jorge Eduardo Eielson
photo dal web

02 maggio 2010

[ed@]15


Mettiamo subito le cose in chiaro...
ti piace o no la mia nuova lingerie?

eneadarrigo
photo dal web

29 aprile 2010

[ed@]14


Cerco la felicità dentro la pelle
perché ad abbracciarla tutta non sono più capace!

eneadarrigo
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20 aprile 2010

Pelle


E quando ti penso tu non ci sei… Non ci sei mai quando la mia mente cerca la tua e le mie mani cercano te. Così, un po per caso oggi mi trastullo girovagando per casa ed ogni passo è famelico desiderio che prende fuoco dentro me. E’ voglia che sale e si trasforma in immagini vivide del mio corpo sul tuo, delle tue mani su di me, del tuo sesso nella mia bocca accarezzato con la lingua come un rossetto su labbra vermiglie. E poi ingoiato come dolce prelibato. Così il desiderio aumenta, lo sento pulsare come sento i capezzoli inturgidirsi. Mi libero di tutto. Lentamente mi porto verso la mia stanza, un grande letto bianco mi attende, il sole filtra attraverso le tende candide e sottili. Qualcuno potrebbe vedermi... chissà. Il pensarlo mi eccita ancor di più. Ma si... Apro di poco la finestra, quel tanto da permettere al vento leggero di spostare a tratti la tenda.

Si, questo gioco mi piace, mi prende, mi intriga, mi accalora e già mi sento fuoco tra le fiamme. Mi spoglio con la stessa lentezza di prima. Tolgo la camicetta bianca, il reggiseno di pizzo, sbottono la gonna nera, sfilo le scarpe rosse con il tacco alto. Un vezzo che mi sono voluta togliere come ora mi sto togliendo tutto il resto. Faccio scivolare gli slip a terra, poi mi siedo sul letto e tolgo le calze. Sbottono uno a uno i bottoncini del reggicalze e poi… poi più nulla. Mi lascio andare indietro sdraiata sul letto che mi accoglie come se già sapesse. Perché in effetti già sa. Conosce la mia intimità solitaria e la sua esplosione, a volte penso sia mio complice perché trattiene parte dei miei sospiri.

Così, ancora una volta, mi lascio rotolare sul letto. Nuda. Ed è bello sentire sulla pelle il fresco delle lenzuola, come una carezza di seta. Poi lascio che le mie mani seguano il mio corpo, lo delineano come matita sulla carta. Mi tocco il collo lungo e sensuale, sento le vene pulsare, scendo giù per prendermi con le mani il seno e già so che i capezzoli duri mi chiedono altro. Aumenta il battito del cuore, si accelera il respiro mentre scendo e faccio ruotare un dito attorno all'ombelico. La mia pelle ora è diventata particolarmente sensibile. Tutto è fremito indomabile. Poi, poi... scendo ancora a toccarmi la vagina. E’ calda e bagnata. Scende come cera un filo di miele tiepido. Conosco il suo sapore e mi piace perché sono io, io senza tabù, senza limiti o vergogne.

Con un dito entro dentro di me, raccolgo la mia essenza, mi sembra incandescente. La porto alla bocca e mi lecco la mano. Adesso sento che sto per superare l’ultima barriera che mi porterà a gridare, sussurrare, respirare affannosamente. Ancora la mia mano lì mentre vola la fantasia e mille immagini scorrono nei miei occhi aperti. Aperti si. Non li chiudo gli occhi perché voglio toccare, sentire e vedere. Nessun senso deve essere imbrigliato. Mi inarco al piacere e sempre con la mano tra le gambe mi rotolo sul letto, a pancia sotto mi muovo con un ritmo che aumenta, si impenna. Il letto fa rumore ma non basterà questo a coprire il grido con cui esploderà il mio godimento. Pausa. Come dopo una lotta che porta allo sfinimento. Torno a girarmi sul letto, guardo il soffitto e sorrido. Sorrido perché le tende si sono aperte e non so se qualcuno mi ha vista. Chissà... Sarebbe bello scoprirlo ma forse, forse è più eccitante solo pensarlo.

*

Storydream
photo dal web

12 aprile 2010

Allegria


Graffiami il collo con la tua allegria
ara le mie nude spalle
forti di vita solitaria,
rivolta le zolle scure
irrigale con acqua pura
che sono terra pregna di malinconia
nutrita da stagioni ingenerose.
Tu contadino abile
con la furbizia antica
di una bambina freschezza
liberami dalla maceria
brucia il roveto
e sfronda i miei desideri
per incidere solchi
profondi e simmetrici
sulla terra della mia pelle polverosa.

*
Guido Mazzolini
photo dal web

07 aprile 2010

A tu per tu

I nostri universi
si potrebbero toccare.
Invece scelgo la tua bocca
come punto di riferimento
come
per incendiare il mio mondo
a poco a poco.
Altrimenti
Esploderemmo.

*
Carmen Yanez
photo dal web

02 aprile 2010

Certe parole nascono di notte


Certe parole nascono di notte,
quando i fantasmi della mente
si muovono con celerità
col favore delle tenebre,
accompagnando i tuoi stessi pensieri,
in un girovagare turbinoso.
Ti chiamo piano, per immaginare voltarti
lentamente verso me.
Lo sguardo mi entrerebbe dalle carni.
Come un robusto raggio di sole,
fuori dalle nubi,
attraverso le fronde del ciliegio.
Non si dovrebbe sopravvivere a un amore.
Bisognerebbe piuttosto prima soccombervi,
fino a farsi di nuovo terra o cenere,
per poi rinascere sommessamente e
silenziosamente.
Come una crisalide.
Dimenticando tutto.

*
Vincenzo Zoda
fotografia: Andrew Ivaskiv

23 marzo 2010

[ed@]13


Chiarori lontani da ombre mai appartenute, 
pensieri tra volo ed altalena, 
tra l’essere presenti e l’averli sognati. 
Domani sarà vacanza e vagheranno fino a sera!

eneadarrigo
photo dal web

09 marzo 2010

La lama del piacere


Quella sera, decise che il gioco si sarebbe giocato a modo suo. 
Una sorta di vera istigazione a guardare soltanto, un vedere e non toccare. 
Non ci doveva essere altro, nessun contatto, nessuna parola. Solo occhi per vedere ed eventualmente lui poteva giocare con se stesso. Sufficientemente intrigante nelle sue fantasie.
Così, quando arrivò dopo aver accettato le regole, lo fece sedere sul divano. Lei indossava un abito di seta rosso, con una sola lampo sul fianco. Scarpe rosse ed intimo rosso con pennellate di nero. 
Sarebbe stato facile con un solo, rapido gesto, far scivolare il vestito sulla sua pelle e farlo cadere a terra. Ma aspettò. 
Sapeva che l’attesa può uccidere... come un piacere portato all'eccesso o le aspettative che si dilungano. Lo vide infatti muoversi e irrigidirsi sul divano. Le regole erano regole e lui le aveva accettate. 
Gli si avvicinò fin quando il suo seno era a pochi centimetri dalla sua bocca, gli fece respirare il suo profumo ma subito si ritrasse. Cominciò a camminare per casa, davanti a lui… ogni passo doveva essere una lama trafitta nel piacere. Andò avanti così per un poco. Poi, lentamente, abbassò la lampo e senza indugi l’abito si adagiò per terra. Il suo corpo impreziosito da un capo di splendida lingerie, venne messo in risalto dalla luce della finestra. 
Lei poi prese una sedia, di quelle trasparenti, ci salì sopra e da lì si sedette sul tavolo della cucina. Lo vedeva fremere, incapace di trattenersi. 
Allora si sdraiò sul tavolo mentre, sempre con gesti lenti, si toglieva reggiseno e tanga. Allargò leggermente le gambe prima di tornare a sedersi in bilico sul tavolo stesso e gli lanciò la sua biancheria. Lui la prese al volo, la portò alle labbra, voleva sentire il suo profumo, i suoi umori, il suo odore. Sulla sua faccia si dipinse un sorriso avido di avere altro. Chiese se quel gioco poteva finire lì e cambiare le regole. Lei disse di no. 
Tornò a sdraiarsi sul tavolo e si accarezzò. 
Lui era esattamente di fronte a lei, la guardava mentre le sue mani indugiavano sul suo seno e mentre entravano dentro di lei… poi la sentì gemere… sempre più. 
I tacchi rossi ben piantati sul tavolo la aiutarono ad inarcarsi. Si girò. Ora lui aveva il suo magnifico sedere a pochi passi, sarebbe stato un attimo raggiungerla ma non poteva. Non erano questi i patti… Lei si girò e si rigirò con le mani dentro se stessa e poi esplose in un piacere unico che la lasciò senza fiato. Si leccò una ad una le dita piene dei propri umori. Si lasciò andare sul tavolo, con il respiro affannoso. 
Non importava cosa lui stesse facendo, lo poteva immaginare. 
E immaginarlo era già così tanto! 
Sentiva il suo respiro affannoso provenire dal divano ma non lo guardò… 
Era lui, solo lui, che nelle regole del gioco doveva guardare lei ed eccitarsi. 
Sapeva che ci era riuscita, sentiva i suoi sospiri… le bastò questo. Avrebbe avuto tutto il tempo per ricomporsi, tutto il tempo. 

*

Storydream
fotografia: Andrea Seekircher

07 marzo 2010

Due



Non mi torna, dirti Ti amo.

Mi ritorna il suono sordo di una campana incrinata, o di una vaso di coccio crepato. Mi sembra di costringere l’imprevisto divenire di Noi in una cornice pre confezionata da milioni di altri cuori, di altre voci, di altre anime e di corpi in autentici o illusori deliri che soffiano parole di circostanza, una cornice, o un lacciolo, che pretenda di contenere qualcosa di molto di più vasto. Mi sembra di sminuire un Noi ben più stupefacente e complesso, con l’uso di una convenzione verbale così abusata.
È come se la locuzione Ti amo mettesse in qualche modo la parola fine, ponendo un sigillo che definisce un compimento acquisito. E poi ci si può permettere distrazione dall’ordito sul quale si è principiato ad intessere trama comune.
Parole che entrambi abbiamo pronunciato ad altri, e sinceri, fino in fondo sinceri, o quasi sempre, talvolta illusi nella propria sincerità, e che ho provato a dirti, e che certo ripeterò, con la sensazione subito dopo di averti banalizzato. Non mi torna, non mi basta.
Non mi sono innamorata di Te. Non ne ho avuto il tempo.
Subito mi sei fluito dentro, scivolato in meandri di me a me stessa sconosciuti. Non abbandoni di pervadermi di meravigliosa naturalezza, la stessa con stupita cui mi osservo accoglierti.
Diretto, Tu, ad esercitarlo l’Amore, non a definirlo.

Semplicemente, con tutta la meraviglia che questo comporta, sei giunto a corrispondermi, come un mitico medaglione che emana luce quando si insedia nel castone a lui destinato, in quello soltanto generando significato nuovo e originale, pure predestinato e imprescindibile.
Non è rilevante conoscere la durata di tale destino. Il tempo non è parametro che significhi nel compiersi di una cosiffatta magia. Ne quali ne siano le strade.
Solo è scritta l’ineluttabilità della forza che scatena, simbolo narrante dell’essenza di ciò che è unione autentica tra Due. E la dimostra, portando finalmente pace e conferma a una ricerca lunga una vita.
Tu.
Mi scomponi e ricomponi, mi inquieti e mi calmi, mi percorri e disegni una mappa di me, pronto ad aggiungere dettagli, con la curiosità di una scoperta che si rinnova. Non c’è confine tra anima e corpo, medesima contrada dove prendere dimora di cui prendersi cura. Tu mi possiedi, ed è tuo diritto solo perché non trascuri di restituirmi a me stessa. Perciò mi hai.
Ti adoro, sì.
Perché anche se questa pure è convenzione verbale mantiene intatta, almeno nella pronuncia della mia anima, tutta la sacralità che c’è nell'intendere il Due, da alimentare instancabilmente e da accudire amorevolmente proprio come un fuoco sacro. Complice intimità da onorare. Tu, mia sacra devozione profana.

*
Evaultim@
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26 febbraio 2010

[ed@]12


Una tira l’altra… 
ma pensa quanto tira a me 
avere te colle ciliege!

eneadarrigo
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22 febbraio 2010

Andata... venuta e ritorno!


Anna non resisteva più alla tentazione di rivedere Andrea, non riusciva a dimenticarlo. Era impossibile dopo l’incontro al vecchio casale abbandonato. Così decise che gli avrebbe mandato un messaggio... "sono a Pisa ho voglia di vederti... ci vediamo a casa tua…" Prese un taxi che la portò proprio sotto casa sua, sua moglie era fuori città' con i ragazzi… avevano il pomeriggio tutto per loro! Arrivata, scese dall'auto e rimase sola davanti ad un'inferriata rossa, un piccolo cancello, un albero d'abete un numero... il 23! Il 23 si era proprio quello… suona il campanello insieme al cuore che nel petto incomincia a galoppare, una voce dall'altra parte chiede... “chi e?” sono io Anna… ed il click della serratura diede il consenso. Sale in fretta le scale, si sistema i capelli, si bagna la bocca per sembrare calma, ma non lo era affatto, era eccitata e felice. Andrea apre la porta, la guarda, gli dice… “come sei bella, entra… t'aspettavo!” Nessuna parola… tra di loro solo silenzio, solo voglia, solo pelle. La bacia, la sua lingua è sul collo, la lecca, la vuole! Si allenta la cravatta e si siede sulla poltrona di fronte al letto, e gli dice… “spogliati per me”. La mano di Anna scivola nella scollatura, inizia a giocare con un seno, soffermandosi sul capezzolo che man mano si indurisce sempre di più, sollevandosi insolente verso l'alto e contagiando anche l'altro che non sta ricevendo attenzioni. Lui percepisce ogni movimento, ogni tocco, attraverso la stoffa. I loro sguardi giocano, mentre restano in silenzio. Ed è proprio il suo sguardo, dolce e ammiccante, che la eccita. Sbottona la camicetta nera continuando ad accarezzarsi il seno. Anche lui è eccitato, lo vede dallo sguardo e dall'evidente mascolinità che preme dentro i pantaloni, desiderosa di emergere… S'inginocchia tra le sue gambe divaricate, lo accarezza e lentamente sbottona i suoi jeans... Finalmente il suo sesso costretto può emergere, eretto, e lei comincia a giocarci, con le mani prima, con la lingua e le labbra poi. Lui gli preme la testa per dargli il giusto ritmo, poi si ferma e fa sedere Anna sulla poltrona, affonda la faccia tra le sue cosce e inizia a leccarla sullo slip le bacia il reggicalze e lei avvinghia i suoi tacchi sulle sue spalle. La penetra con la lingua, gli spalanca le labbra con le dita e fruga in ogni più piccolo punto, senza sfiorare il clitoride, tortura e piacere si mischiano alla sua carne come a volergli dare solo un assaggio di quanto accadrà... La lascia un attimo… prende una sciarpa di seta e gli benda gli occhi, passa dietro la poltroncina e incomincia a carezzargli il seno, lei spiazzata non capisce dove arriverà il prossimo morso, il prossimo bacio.... Tutto è eccitante, tutto nuovo per Anna… mai nessun uomo l'aveva fatta sentire così. A lei piaceva esser presa da dietro così si voltò… lui capì… la fece appoggiare con le mani ai braccioli della poltrona e incominciò a scoparla…”così ti piace è…?” gli chiedeva... “si …si!” ripeteva lei, “non ti fermare”! Il respiro di Andrea si faceva sempre più irregolare… un brivido sulla schiena di lei, erano l'uno dentro l'altra incastrati fino all'ultimo centimetro di pelle. Ancora due colpi e lui gli lasciò dentro il seme riversandola esausta sulla poltroncina. Gli baciò la schiena e la voltò verso di lui. Rivestiti ora, potrebbe arrivare qualcuno... Non voglio andare via rispose lei... ma devo! Lo baciò ancora e senza che lui se ne rendesse conto prese la sua sciarpa e la nascose nella borsa… gli sarebbe servita a ricordare quell'odore d'uomo che l'aveva scopata come nessuno mai.....

*
NeRa
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