23 marzo 2010

[ed@]13


Chiarori lontani da ombre mai appartenute, 
pensieri tra volo ed altalena, 
tra l’essere presenti e l’averli sognati. 
Domani sarà vacanza e vagheranno fino a sera!

eneadarrigo
photo dal web

09 marzo 2010

La lama del piacere


Quella sera, decise che il gioco si sarebbe giocato a modo suo. 
Una sorta di vera istigazione a guardare soltanto, un vedere e non toccare. 
Non ci doveva essere altro, nessun contatto, nessuna parola. Solo occhi per vedere ed eventualmente lui poteva giocare con se stesso. Sufficientemente intrigante nelle sue fantasie.
Così, quando arrivò dopo aver accettato le regole, lo fece sedere sul divano. Lei indossava un abito di seta rosso, con una sola lampo sul fianco. Scarpe rosse ed intimo rosso con pennellate di nero. 
Sarebbe stato facile con un solo, rapido gesto, far scivolare il vestito sulla sua pelle e farlo cadere a terra. Ma aspettò. 
Sapeva che l’attesa può uccidere... come un piacere portato all'eccesso o le aspettative che si dilungano. Lo vide infatti muoversi e irrigidirsi sul divano. Le regole erano regole e lui le aveva accettate. 
Gli si avvicinò fin quando il suo seno era a pochi centimetri dalla sua bocca, gli fece respirare il suo profumo ma subito si ritrasse. Cominciò a camminare per casa, davanti a lui… ogni passo doveva essere una lama trafitta nel piacere. Andò avanti così per un poco. Poi, lentamente, abbassò la lampo e senza indugi l’abito si adagiò per terra. Il suo corpo impreziosito da un capo di splendida lingerie, venne messo in risalto dalla luce della finestra. 
Lei poi prese una sedia, di quelle trasparenti, ci salì sopra e da lì si sedette sul tavolo della cucina. Lo vedeva fremere, incapace di trattenersi. 
Allora si sdraiò sul tavolo mentre, sempre con gesti lenti, si toglieva reggiseno e tanga. Allargò leggermente le gambe prima di tornare a sedersi in bilico sul tavolo stesso e gli lanciò la sua biancheria. Lui la prese al volo, la portò alle labbra, voleva sentire il suo profumo, i suoi umori, il suo odore. Sulla sua faccia si dipinse un sorriso avido di avere altro. Chiese se quel gioco poteva finire lì e cambiare le regole. Lei disse di no. 
Tornò a sdraiarsi sul tavolo e si accarezzò. 
Lui era esattamente di fronte a lei, la guardava mentre le sue mani indugiavano sul suo seno e mentre entravano dentro di lei… poi la sentì gemere… sempre più. 
I tacchi rossi ben piantati sul tavolo la aiutarono ad inarcarsi. Si girò. Ora lui aveva il suo magnifico sedere a pochi passi, sarebbe stato un attimo raggiungerla ma non poteva. Non erano questi i patti… Lei si girò e si rigirò con le mani dentro se stessa e poi esplose in un piacere unico che la lasciò senza fiato. Si leccò una ad una le dita piene dei propri umori. Si lasciò andare sul tavolo, con il respiro affannoso. 
Non importava cosa lui stesse facendo, lo poteva immaginare. 
E immaginarlo era già così tanto! 
Sentiva il suo respiro affannoso provenire dal divano ma non lo guardò… 
Era lui, solo lui, che nelle regole del gioco doveva guardare lei ed eccitarsi. 
Sapeva che ci era riuscita, sentiva i suoi sospiri… le bastò questo. Avrebbe avuto tutto il tempo per ricomporsi, tutto il tempo. 

*

Storydream
fotografia: Andrea Seekircher

07 marzo 2010

Due



Non mi torna, dirti Ti amo.

Mi ritorna il suono sordo di una campana incrinata, o di una vaso di coccio crepato. Mi sembra di costringere l’imprevisto divenire di Noi in una cornice pre confezionata da milioni di altri cuori, di altre voci, di altre anime e di corpi in autentici o illusori deliri che soffiano parole di circostanza, una cornice, o un lacciolo, che pretenda di contenere qualcosa di molto di più vasto. Mi sembra di sminuire un Noi ben più stupefacente e complesso, con l’uso di una convenzione verbale così abusata.
È come se la locuzione Ti amo mettesse in qualche modo la parola fine, ponendo un sigillo che definisce un compimento acquisito. E poi ci si può permettere distrazione dall’ordito sul quale si è principiato ad intessere trama comune.
Parole che entrambi abbiamo pronunciato ad altri, e sinceri, fino in fondo sinceri, o quasi sempre, talvolta illusi nella propria sincerità, e che ho provato a dirti, e che certo ripeterò, con la sensazione subito dopo di averti banalizzato. Non mi torna, non mi basta.
Non mi sono innamorata di Te. Non ne ho avuto il tempo.
Subito mi sei fluito dentro, scivolato in meandri di me a me stessa sconosciuti. Non abbandoni di pervadermi di meravigliosa naturalezza, la stessa con stupita cui mi osservo accoglierti.
Diretto, Tu, ad esercitarlo l’Amore, non a definirlo.

Semplicemente, con tutta la meraviglia che questo comporta, sei giunto a corrispondermi, come un mitico medaglione che emana luce quando si insedia nel castone a lui destinato, in quello soltanto generando significato nuovo e originale, pure predestinato e imprescindibile.
Non è rilevante conoscere la durata di tale destino. Il tempo non è parametro che significhi nel compiersi di una cosiffatta magia. Ne quali ne siano le strade.
Solo è scritta l’ineluttabilità della forza che scatena, simbolo narrante dell’essenza di ciò che è unione autentica tra Due. E la dimostra, portando finalmente pace e conferma a una ricerca lunga una vita.
Tu.
Mi scomponi e ricomponi, mi inquieti e mi calmi, mi percorri e disegni una mappa di me, pronto ad aggiungere dettagli, con la curiosità di una scoperta che si rinnova. Non c’è confine tra anima e corpo, medesima contrada dove prendere dimora di cui prendersi cura. Tu mi possiedi, ed è tuo diritto solo perché non trascuri di restituirmi a me stessa. Perciò mi hai.
Ti adoro, sì.
Perché anche se questa pure è convenzione verbale mantiene intatta, almeno nella pronuncia della mia anima, tutta la sacralità che c’è nell'intendere il Due, da alimentare instancabilmente e da accudire amorevolmente proprio come un fuoco sacro. Complice intimità da onorare. Tu, mia sacra devozione profana.

*
Evaultim@
photo dal web

26 febbraio 2010

[ed@]12


Una tira l’altra… 
ma pensa quanto tira a me 
avere te colle ciliege!

eneadarrigo
photo dal web

22 febbraio 2010

Andata... venuta e ritorno!


Anna non resisteva più alla tentazione di rivedere Andrea, non riusciva a dimenticarlo. Era impossibile dopo l’incontro al vecchio casale abbandonato. Così decise che gli avrebbe mandato un messaggio... "sono a Pisa ho voglia di vederti... ci vediamo a casa tua…" Prese un taxi che la portò proprio sotto casa sua, sua moglie era fuori città' con i ragazzi… avevano il pomeriggio tutto per loro! Arrivata, scese dall'auto e rimase sola davanti ad un'inferriata rossa, un piccolo cancello, un albero d'abete un numero... il 23! Il 23 si era proprio quello… suona il campanello insieme al cuore che nel petto incomincia a galoppare, una voce dall'altra parte chiede... “chi e?” sono io Anna… ed il click della serratura diede il consenso. Sale in fretta le scale, si sistema i capelli, si bagna la bocca per sembrare calma, ma non lo era affatto, era eccitata e felice. Andrea apre la porta, la guarda, gli dice… “come sei bella, entra… t'aspettavo!” Nessuna parola… tra di loro solo silenzio, solo voglia, solo pelle. La bacia, la sua lingua è sul collo, la lecca, la vuole! Si allenta la cravatta e si siede sulla poltrona di fronte al letto, e gli dice… “spogliati per me”. La mano di Anna scivola nella scollatura, inizia a giocare con un seno, soffermandosi sul capezzolo che man mano si indurisce sempre di più, sollevandosi insolente verso l'alto e contagiando anche l'altro che non sta ricevendo attenzioni. Lui percepisce ogni movimento, ogni tocco, attraverso la stoffa. I loro sguardi giocano, mentre restano in silenzio. Ed è proprio il suo sguardo, dolce e ammiccante, che la eccita. Sbottona la camicetta nera continuando ad accarezzarsi il seno. Anche lui è eccitato, lo vede dallo sguardo e dall'evidente mascolinità che preme dentro i pantaloni, desiderosa di emergere… S'inginocchia tra le sue gambe divaricate, lo accarezza e lentamente sbottona i suoi jeans... Finalmente il suo sesso costretto può emergere, eretto, e lei comincia a giocarci, con le mani prima, con la lingua e le labbra poi. Lui gli preme la testa per dargli il giusto ritmo, poi si ferma e fa sedere Anna sulla poltrona, affonda la faccia tra le sue cosce e inizia a leccarla sullo slip le bacia il reggicalze e lei avvinghia i suoi tacchi sulle sue spalle. La penetra con la lingua, gli spalanca le labbra con le dita e fruga in ogni più piccolo punto, senza sfiorare il clitoride, tortura e piacere si mischiano alla sua carne come a volergli dare solo un assaggio di quanto accadrà... La lascia un attimo… prende una sciarpa di seta e gli benda gli occhi, passa dietro la poltroncina e incomincia a carezzargli il seno, lei spiazzata non capisce dove arriverà il prossimo morso, il prossimo bacio.... Tutto è eccitante, tutto nuovo per Anna… mai nessun uomo l'aveva fatta sentire così. A lei piaceva esser presa da dietro così si voltò… lui capì… la fece appoggiare con le mani ai braccioli della poltrona e incominciò a scoparla…”così ti piace è…?” gli chiedeva... “si …si!” ripeteva lei, “non ti fermare”! Il respiro di Andrea si faceva sempre più irregolare… un brivido sulla schiena di lei, erano l'uno dentro l'altra incastrati fino all'ultimo centimetro di pelle. Ancora due colpi e lui gli lasciò dentro il seme riversandola esausta sulla poltroncina. Gli baciò la schiena e la voltò verso di lui. Rivestiti ora, potrebbe arrivare qualcuno... Non voglio andare via rispose lei... ma devo! Lo baciò ancora e senza che lui se ne rendesse conto prese la sua sciarpa e la nascose nella borsa… gli sarebbe servita a ricordare quell'odore d'uomo che l'aveva scopata come nessuno mai.....

*
NeRa
photo dal web


12 gennaio 2010

[ed@]11


Non c'è riparo all'esigenza di una donna e della sua intimità... 

quando la pelle chiama, nessun luogo è al sicuro da pensieri indiscreti!



enea darrigo
fotografia dal web

07 gennaio 2010

T’amo



T’amo per tutte le donne che non ho conosciuto
T’amo per tutte le stagioni che non ho vissuto
Per l’odore d'altomare e l'odore del pane fresco
Per la neve che si scioglie per i primi fiori
Per gli animali puri che l’uomo non spaventa
T’amo per amare
T’amo per tutte le donne che non amo

Sei tu stessa a riflettermi io mi vedo così poco
Senza di te non vedo che un deserto
Tra il passato e il presente
Ci sono state tutte queste morti superate senza far rumore
Non ho potuto rompere il muro del mio specchio
Ho dovuto imparare parola per parola la vita
Come si dimentica

T’amo per la tua saggezza che non è la mia
Per la salute
T’amo contro tutto quello che ci illude
Per questo cuore immortale che io non posseggo
Tu credi di essere il dubbio e non sei che ragione
Tu sei il sole forte che mi inebria
Quando sono sicuro di me.


Paul Éluard
fotografia: Brigitte Bardot model

13 dicembre 2009

[ed@]10

Withlove

Distesa sul tavolaccio come sfoglia di pasta fresca ancora da impastare, da lavorare con le mani affondandovi pensieri ed emozioni... con lentezza, pazienza... carezzando quella forma profumata di amore... cibo antico da condire solo con qualche goccia di sensualità e poco altro perché l'aroma vero sei tu. Per chi ama il piccante, due tocchi di eros, non potranno che accelerarne la degustazione... withlove!



eneadarrigo
fotografa: lady m and bello

10 novembre 2009

Tocco la tua bocca


Tocco la tua bocca.
Con un dito tocco il contorno della tua bocca.
La disegno come se uscisse dalla mia mano, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare.
Faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna sul viso, una bocca scelta tra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo viso e che per un caso che non arrivo a comprendere coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.
Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre più da vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo man mano sempre più da vicino e i nostri occhi si fanno grandi, si avvicinano, si sovrappongono e i ciclopi si guardano respirando confusi.
Le bocche si incontrano e lottano tiepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando nel loro recinto dove un'aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio.
Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, di accarezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranze oscure.
E se ci mordiamo il dolore è dolce e se affoghiamo in un breve e terribile assorbersi simultaneo del fiato, questa istantanea morte è bella.
E c'è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura e io ti sento tremare contro di me, come una luna nell'acqua.

*

pa.oletta
fotografia: Sigrid Kleinecke



03 novembre 2009

[ed@]9

 

Una Verità

Ero un pensiero in lista d’attesa

poco prima che il sospetto

togliesse la tenda al palcoscenico

costruito attorno ad una possibilità.

 Ero un pensiero plausibile

frustrato e nero, schiuso d’ali

tra vento e bizze d’aria tra i capelli,

ipotesi possibile da considerare.

 Eppure

tutto portava ad un sospetto che,

preso di petto, non s’aspetterebbe

d’essere pensiero altrui...

carne da cerebro intercluso.

 Ero dappertutto

ad occhi chiusi  e ciechi

mi sentivo dappertutto,

pensato o meno, proprio lì,

tra le tue dita ed una verità!


eneadarrigo

fotografia: Siyah Beyaz Bayan Avatarları

23 ottobre 2009

Femmine


Succede che tra sorelle ci si confidi a volte,e quando poi si lavora insieme di tempo c'è ne a disposizione. Livia parla del suo matrimonio vicinissimo alla rottura definitiva, perché lei ha il sospetto che suo marito abbia un 'amante. La vedo triste e giù di morale, ed in certi giorni non so cosa darei per farla sentire più serena. Mentre stiro, lei riordina la cucina e da una stanza all'altra cerco di farla sorridere con delle battute... ma invano oggi non è giornata. Mi distrae il suono del videocitofono e lei mi dice di rispondiiii! Spengo il ferro da stiro e vedo una macchina bianca parcheggiata fuori la cancellata nera.
Apro? gli chiedo!? Visto che lavoriamo ogni mercoledì in una villetta in campagna è meglio assicurarsi chi entra e chi esce. Apro! la macchina costeggia la strada e raggiunge l'entrata. Mi avvicino e vedo scendere un uomo sui 55 anni, alto dai capelli brizzolati con una valigetta in mano. Mi guarda e sorridendo mi dice...."Buongiorno signora c'è suo marito? mi ha chiamato perché devo vedere il lavoro che debbo svolgere al piano di sopra. Mentre parla io gli guardo le labbra, carnose e disponibili alla parola e quant'altro si possa immaginare, sono in estasi ha una camicia aperta sui primi 3 bottoni che lascia intravedere la pelle, un paio di pantaloni blu, e al braccio sinistro un braccialetto di perline rosse. Ummmhh.... particolare il tipo penso... ora toglie gli occhiali come per dire "ma questa che guarda a fare"?.
hem... mi scusi, si chiama? per togliermi dall'imbarazzo e lui... Sergio!
Ok Sergio, mi sa che oggi ha sbagliato giornata il padrone non c'è e noi siamo le ragazze che vengono a fare le pulizie ogni mercoledì.
Uffa! sbuffa infastidito e pensare che mi son fatto un bel poco di km e con questo caldo che avete qua non è stata proprio una passeggiata per trovarvi poi ho dovuto cercare non poco.
Comunque gli rispondo non posso farci nulla... se vuole entrare, le posso offrire un caffè e poi magari ritornerà un'altro giorno
Acconsente un po' infastidito.
Entra posa la valigetta sul tavolo di legno della sala e si siede.
Però dice guardandosi intorno... mica male qua!
Beh si rispondo io il vedovo non se la passa male, lui ride alla mia battuta...
Vado a prepararle il caffè... ok risponde Sergio, faccia pure.

Accendo la macchinetta e prendo le tazze dalla vetrina mia sorella era nella stanza accanto e mi raggiunge subito chiedendomi "Laura chi è il Tizio?" mah... un geometra venuto qua per un lavoro, ma lo sai... qua è difficile trovare qualcuno che ti dia retta. Bello però dice Livia, sorridendo lo guardiamo ma hai visto che classe dico io... lei si hai ragione!! e quanti capelli ricci... ammazza che macchina che ha...zitta che ti sente, dai su smettiamola non diamo una brutta impressione, portiamogli il caffè. Prendo il vassoio e insieme andiamo da lui. Ah finalmente, non arrivava mai questo caffè dice scherzando....
Si zucchera il caffè e porta la tazzina alle labbra e cosa ho provato in quel momento non so spiegarlo, quella bocca mi stava creando un certo travaglio mentale lui finisce il caffè e guarda Livia e poi me...
Ma siete sorelle? ci chiede, si vede tanto rispondo io...?
Si! siete uguali a parte gli occhi vi somigliate moltissimo!
Comunque io sono Livia... ed io Laura... piacere ragazze siete la cosa più bella oltre al mare che ho visto nel mio viaggio
Ci da la mano e s'avvia verso la porta .Ok vado grazie del caffè!
Ma in quell'istante mentre siamo vicini all'uscita a Sergio cadono dei foglietti che aveva nella cartelletta, Livia si china per raccoglierli e lui malizioso la guarda sotto la gonna. Nel sollevarsi si sfiorano e qualcosa accade... Sergio la prende e l'appoggia al muro, le da un bacio, poi prende anche la mia mano e se la porta sul cazzo.
"Andiamo sul divano... chiudo bene la porta e tiro la tenda della sala... " Sergio si siede sul divano giallo di pelle e noi due incominciamo a spogliarlo. Livia gli sbottona la camicia, ed io i pantaloni... Mani bocche,unghie sul suo corpo su quello sconosciuto così meravigliosamente attraente

E’ nudo, il suo pene diritto è grosso. Ora tocca a me, voglio sentire il suo odore, il suo sapore mi inginocchio davanti a lui e inizio a succhiarglielo. Lui urla di piacere, tirandomi la testa verso di lui, per farlo entrare più in profondità nella mia bocca mi metto di lato in modo tale che Livia possa guardare. Dopo lei toglie le mutandine e si siede sul suo cazzo dritto che aspetta d'esser cavalcato a dovere, lui con le dita lo sistema in modo che possa entrare tutto fino in fondo.
Livia è felice, gli noto nello sguardo una rivincita, una felicità che da molto tempo non aveva negli occhi, la fiamma del piacere si era riaccesa anche per lei. Poi non immaginavo mai quanto potesse attrarmi mia sorella... a saperlo, me la sarei già scopata da un pezzo... proprio una gran figa!!
Sergio ansima e con le mani gli tortura i capezzoli poi passa al culo bello sodo... gli da il giusto ritmo e l'affonda a dovere. Livia apre le gambe per farsi scopare tutta. Dopo avergli dato un bel po' di spinte si solleva e mi da la mano, vieni mettiti con le gambe aperte qua... distenditi voglio scopare anche te. Mi stendo allargo le gambe metto i tacchi intorno ai suoi fianchi e lo spingo dentro me. Il suo cazzo è caldo e la sua cappella mi sfrega deliziosamente il clito, poi s'abbassa con la lingua e me lo succhia e me lo lecca da su a giù con la lingua come se volesse cercare l'inizio di me.
L'eccitazione è indescrivibile. Preso da noi due, non vuole smettere e noi due pretendiamo le sue attenzioni, i nostri odori si mischiano, e ognuna di noi vuole essere scopata all'infinito. Giratevi dice Sergio... mettetevi tutte e due a pecora sul divano, lasciate le scarpe mi eccitate da morire
Prima si dispone Livia ed io vicino a lei.
Sergio si strofina il cazzo e lo dirige verso Livia che aspetta vogliosa, "hai la figa umida dice... umida da leccarla all'infinito".
S'abbassa alla sua altezza e la scopa, gli da dei colpi continui e lei si torce sulla schiena... si tiene ferma allo schienale del divano, Sergio irrefrenabile passa a scopargli il culo.
Io non c'è la faccio più... lo voglio anche io... lo tiro verso di me aprendo anche la mia figa, s'abbassa e incomincia a leccarmi nuovamente. Lo sento entrare dentro più volte ed io mi apro ad ogni sua spinta carnale. Sto per venire dice Sergio... e s'avvicina al seno di Livia che, pronta, glielo accoglie in mezzo poi lo passa anche a me. La sua sborra calda c'invade ci gratifica ci rende femmine.
Ma non smette vuole guardarci ancora... siete bellissime ci dice, sedetevi a gambe larghe mentre mi vesto e masturbatevi per me!
Sergio prende i pantaloni dalla sedia e gli slip e si incomincia a rivestire, non è uno spogliarello io lo chiamerei "vestirello" perché quando un uomo si riveste è sensualmente meraviglioso e masturbarsi non è affatto difficile.
Sono i suoi dettagli che m'accendono nel guardarlo, il modo che ha di sistemarsi l'orologio o tirarsi su la lampo dei pantaloni che mi fa sditalinare ancora....
Si riavvicina lecca Livia e poi me dicendo:
"voglio portarmi via questo sapore oltre a quello del vostro caffè...!"

*
photo dal web

16 ottobre 2009

Ballata della masturbatrice solitaria


La fine della cosa è sempre morte.
Fuori da me stessa il mio respiro 
scopre che te ne sei andato via.
Matto terrore. Mi nutro di me stessa.
Io da sola ogni notte scopo il letto.
Un dito dopo l´altro mi fotto la mia figa.
Non è così lontana. Basta allungare la mano.
La scuoto e la scrollo come una campana. Scivolo
nel nido d´amore dove la montavi
tu che sul letto mi prendevi.
Io da sola ogni notte scopo il letto.

Prendi ad esempio questa notte, amore:
ogni coppia si unisce,
su e giù si capovolge solidale,
si inginocchia spingendo, testa a testa.
Io da sola ogni notte scopo il letto.
Mi distendo, mi penetro.
Mia piccola susina chiamavi la mia passera.
Poi venne la mia rivale, occhi neri,
signora delle acque si leva sulla spiaggia,
ha dita vellutate da pianista,
belle turgide labbra per succhiare,
voce come flauto che seduce.
Io da sola ogni notte scopo il letto

Mi spacco in due come si spacca una pietra.
I ragazzi stanotte e le ragazze
si uniscono e si chiavano, 
aprono le camicie, abbassano
le cerniere, si tolgono le scarpe
spengono la luce – le scintillanti
creature sono piene
di bugie e godimento, brillano
di sudore e di sperma,
si mangiano l´un l´altra, sono sazie.
Io da sola ogni notte scopo il letto.


Anne Sexton
fotografia: Roj Smith

03 ottobre 2009

[ed@]8

 

Provo ad unire con un bacio
la lunga strada dei tuoi piccoli nei.
Esplorato il corpo tutto, da cima a fondo,
avrò una soluzione a pelle
e sarà quel sorriso che ti manca!


eneadarrigo
photo dal web